23/06/18

USA e Diritti Umani

STATI UNITI FUORI DAL CONSIGLIO PER I DIRITTI UMANI DELLE NAZIONI UNITE

Un altro ritiro unilaterale annunciato da Washington dagli impegni multilaterali, dopo l’uscita dall'UNESCO e dagli accordi sul clima di Parigi e sul nucleare iraniano




Gli Stati Uniti hanno annunciato il loro ritiro dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu accusandolo di "pregiudizi cronici" contro Israele.
La decisione è stata annunciata martedì scorso dalla signora Nikki Haley, ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite.
"Facciamo questo passo perché il nostro impegno non ci consente di rimanere parte di un'organizzazione ipocrita e egoista che si fa beffe dei diritti umani", ha dichiarato boriosamente, da Washington, il segretario di Stato americano Mike Pompeo.
L'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad al-Hussein, l’ha definita “una notizia deludente, se non proprio sorprendente", aggiungendo che  "dato lo stato deplorevole dei diritti umani nel mondo di oggi, gli Stati Uniti dovrebbero fare sforzi per migliorarlo, invece di fare passi indietro".
In verità, l'uscita degli Stati Uniti dal massimo organismo delle Nazioni Unite per i diritti umani, che ha sede a Ginevra, non è una sorpresa, dato che l’ambasciatrice Haley l’aveva minacciata fin dal momento del suo insediamento agli inizi del 2017.
La decisione dell'amministrazione Trump arriva dopo che il consiglio, in una risoluzione del mese scorso sul massacro di manifestanti palestinesi a Gaza, durante la Grande Marcia del Ritorno, ha chiesto che sia aperta un’indagine sui fatti, accusando Israele di “uso eccessivo della forza”. 
La mossa di Washington arriva, inoltre, nel momento in cui piovono da ogni parte le critiche per la vergognosa politica di separazione dei bambini immigrati dai loro genitori al confine tra Stati Uniti e Messico, e dopo che lo stesso alto commissario Zeid Ra'ad al-Hussein ha invitato Washington a smetterla: "Il pensiero che uno stato qualsiasi cerchi di dissuadere i genitori migranti infliggendo tali abusi sui bambini è inconcepibile", ha protestato.
Con arroganza e sprezzo del ridicolo al signora Haley ha giustificato la decisione dichiarando che gli Usa escono dal consiglio perché sarebbe diventato "un pozzo nero di pregiudizi politici e protettore dei violatori dei diritti umani... Basti vedere chi ne fa parte: il Venezuela, la Cina, Cuba, la Repubblica democratica del Congo…”.  Ohibò.
Che dicono gli altri membri? Mentre il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson con britannica spocchia  definisce  "deplorevole" la situazione che ha portato alla mossa di Washington, l'Unione europea ha levato la sua fievole voce per dire che essa "rischia di indebolire il ruolo degli Stati Uniti come campione e sostenitore della democrazia sulla scena mondiale". (!)
Da Israele, ovviamente, Netanyahu ringrazia. E loda Washington per la decisione "coraggiosa". 
In attesa che gli Usa, come già annunciato, lascino anche l'UNESCO (a cui peraltro non versano più la propria quota da diversi anni) entro la fine del 2018, questo è il terzo ritiro di Washington dagli impegni multilaterali, dopo l’uscita dagli accordi sul clima di Parigi e sul nucleare iraniano.

A.D.

30/05/18

WIDF/FDIM

Risoluzione sull'Europa

WE, THE WOMEN,  DEMAND


We, the women of the Women's International Democratic Federation Steering Committee, that convened in Pyongyang on April 19th-23rd, 2018, agreed upon the following: 
The imperialist war is the solution for the exploitative system to increase its profits in case this is not possible by the commercial war and the anti- people measures. From this point of view, contradictions are intensified in areas economically and geo-strategically important for the interests of business groups and for intra-imperialist competitions. Such areas are the South Pacific and the Sea of China, the Artic, Latin American regions and Africa. It seems that South East Mediterranean and Balkans are of strategic importance. 
The imperialists divide the world by spreading death and refugees. That is why they cultivate nationalistic and religious hatred among the people. 
The imperialist war in Syria has been going on for seven years now, costing hundreds of thousands of dead people, pillions of refugees and immigrants. The real causes of the war are Syria’s geographical location and its wealthy resources. Our thought lies with the people of Syria and the people of the region who face the escalation of the imperialist aggression of the United States, United Kingdom, France and their allies NATO and the European Union. We are at risk of a generalized war.

26/05/18

WIDF/PALESTINA

Liberare Ahed Tamimi !

Risoluzione del Comitato Direttivo della Federazione democratica internazionale delle donne (WIDF/FDIM) approvata nella riunione del 23 aprile 2018 a Pyongyang.


La WIDF/FDIM esprime piena solidarietà con Ahed Tamini, la ragazza 17enne palestinese arrestata all'alba del 19 dicembre dall’autorità militare israeliana e tuttora detenuta nel carcere israeliano. Arrestata per avere schiaffeggiato un  soldato israeliano nel cortile della sua casa di Nabi Saleh (villaggio a nord di Ramallah, in territorio palestinese occupato) in cui Ahed vive con la sua famiglia, è ora in attesa di essere giudicata dal tribunale militare isreliano. 
Nelle carceri israeliane siano rinchiusi migliaia di palestinesi, di cui molti minorenni, in “detenzione amministrativa” – cioè in indefinita attesa di processo.

La WIDF/FDIM chiede il  rilascio di Ahed Tamimi e di tutti i prigionieri politici palestinesi – donne e uomini – ed esprime pieno sostegno e solidarietà  al popolo palestinese e alla sua lotta di liberazione. 
La WIDF/FDIM resterà dalla parte delle donne palestinesi e delle loro famiglie in lotta, fino alla fine dell’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi, fino a che la Palestina non sarà libera e indipendente entro i confini anteriori al 1967, con Gerusalemme capitale, nel rispetto delle risoluzioni e secondo il sentire comune internazionale ripetutamente espresso dalle Nazioni Unite nel corso di 50 anni.

16/05/18

Palestina

WIDF/FDIM

Nel 70° anniversario della Nakba palestinese


La Federazione Democratica Internazionale delle donne esprime la più vibrante protesta e condanna per il trasferimento dell'ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme. In occasione del 70° anniversario della Nakba Palestinese, che commemora l'espulsione di circa un milione di palestinesi dalla loro terra, segnato dal lutto per il massacro di oltre 61 civili compiuto dall'esercito israeliano  nella Striscia di Gaza, condanniamo l'aggressione militare contro Gaza e il suo popolo. Chiediamo al Segretario generale delle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza di questo organismo internazionale il ripudio e la condanna delle aggressioni compiute dal governo di Israele contro il popolo palestinese.
Chiediamo il rispetto dell'integrità fisica e morale delle persone, l'assistenza immediata ai feriti causati dalla recente aggressione sionista compiuta nel contesto dell'imposizione della nuova ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme. Chiediamo il rispetto dell'Autorità Palestinese e la liberazione dei territori palestinesi occupati. Esprimiamo alle organizzazioni di donne palestinesi affiliate alla WIDF/FDIM la nostra profonda solidarietà e sostegno permanente. 

10/05/18

USA/IRAN


"Ci scusiamo con il popolo iraniano per la sconsiderata decisione di Trump"


Washington D.C. Sit in di Codepink davanti alla Casa Bianca

L'associazione pacifista statunitense CODEPINK ha manifestato davanti alla Casa Bianca contro la decisione di Trump di ritirarsi dall'accordo nucleare con l'Iran. "E' una decisione temeraria, infondata e pericolosa. Non possiamo permettergli di portarci sulla strada della guerra con l'Iran. Abbiamo già percorso questa strada prima. Il nostro governo ha mentito sull'Iraq e ci ha trascinato in una guerra che è ancora in corso, da 16 anni. Non possiamo permettere che Trump commetta lo stesso errore disastroso con l'Iran." dicono le attiviste di CODEPINK, che hanno indirizzato una pubblica  lettera di scuse al popolo iraniano:
"Cari amici,
Noi  sottoscritte/i  ci scusiamo per la decisione sconsiderata, infondata e pericolosa di Donald Trump di abbandonare l'accordo nucleare con l'Iran e ci impegniamo a fare tutto il possibile per invertire tale decisione ...
Faremo tutto il possibile per impedire a Donald Trump di strangolare la vostra economia e trascinare tutti noi in una guerra con voi. Chiederemo all'ONU di sanzionare gli Stati Uniti per aver violato l'accordo nucleare. Inviteremo gli europei, i russi e i cinesi a mantenere vivo l'accordo e ad aumentare le loro relazioni commerciali. E lavoreremo per sbarazzarci di questo presidente senza scrupoli e sostituirlo con qualcuno che sia degno di fiducia,  dotato di moralità e impegnato nella diplomazia.
Per favore accettate la nostra mano in amicizia. Possano i costruttori di pace prevalere su coloro che seminano odio e discordia.".

27/04/18

WIDF/Corea

"Con le donne e il popolo della Corea"

La delegazione della Federazione democratica internazionale delle donne (WIDF) che ha visitato la Repubblica popolare di Corea dal 17 al 23 aprile 2018,  ha aperto a Pyongyang nella mattinata del 22 aprile la "marcia di solidarietà con la giusta causa della riunificazione indipendente e pacifica della penisola coreana". Alla partenza della marcia, sotto il monumento dedicato alle Tre Carte della Riunificazione, la presidente della WIDF Lorena Peña ha letto la dichiarazione che riportiamo qui. 

La foto della marcia internazionale di solidarietà sui giornali di Pyongyang
La WIDF con le donne e il popolo della Corea

Recentemente nella Penisola Coreana, grazie alle iniziative intraprese dalla Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC), sono stati avviati colloqui di alto livello fra Nord e Sud e si sono assunte misure pratiche per allentare la tensione militare, che favoriscono una prospettiva di pace e di riconciliazione.
Questo cambiamento positivo della situazione della penisola sta ricevendo il sostegno e il plauso dei popoli del mondo, amanti della pace, che coltivano la speranza e l’auspicio che il dialogo e la collaborazione condotti con grande sforzo si compiano senza difficoltà, portando a risultati fruttuosi.
Noi della WIDF, con l’intento di manifestare sostegno e solidarietà totale al popolo e alle donne di Corea, che lottano per la riunificazione del paese contando sulle proprie forze nazionali, senza interventi esterni, abbiamo convocato a Pyongyang, capitale della RPDC, la marcia delle donne progressiste del mondo.
Le delegate delle organizzazioni di vari paesi che partecipano alla Marcia di solidarietà della WIDF 2018 in appoggio alla giusta causa del popolo e delle donne di Corea, con il desiderio e la volontà unanime delle donne e dell’umanità progressista amanti di giustizia e pace, dichiariamo:


Primo. Appoggiamo totalmente le giuste proposte e le iniziative disposte dal governo della RPDC per il miglioramento delle relazioni tra Nord e Sud della Corea.

Affermiamo che il processo di riunificazione della Penisola Coreana deve proseguire attraverso i dialoghi e la collaborazione secondo le dichiarazioni congiunte tra Nord e Sud.
Sosteniamo totalmente la risoluzione dei problemi per la riunificazione della nazione Coreana con le proprie forze, secondo le proprie necessità e i propri interessi.
Manifestiamo il pieno appoggio alle posizioni pacifiche del Partito del Lavoro di Corea che ha dichiarato la cessazione dei test nucleari dal 21 di aprile, la creazione di un ambiente internazionale favorevole alla edificazione economica socialista del paese e all’implementazione di contatti e dialoghi stretti con i paesi vicini e con la comunità internazionale, per raggiungere la pace e la stabilità nella penisola coreana.