29/09/19

Memoria e verità vilipese dal parlamento europeo

Una risoluzione che non ci piace affatto



La risoluzione del parlamento europeo che equipara comunismo e nazifascismo ci indigna e ci preoccupa profondamente 




  Indignazione e profonda preoccupazione ha suscitato in noi la "Risoluzione sulla importanza dellamemoria europea per il futuro dell’Europa", che è stata approvata dal Parlamento europeo il 19 settembre 2019, col voto convergente delle destre reazionarie, del centro “moderato” e dei liberal-democratici cosiddetti “progressisti” (535 voti a favore, 66 contrari e 52 astenuti). Primo, perché essa costituisce un insidioso e vergognoso tentativo di revisionare e manipolare la storia europea, equiparando il comunismo al nazifascismo, in vista di una legittimazione ed estensione all'intera Unione Europea dell’anticomunismo istituzionale che è già in vigore in alcuni paesi dell’Europa orientale; secondo, perché essa pone inquietanti premesse a possibili ulteriori involuzioni antidemocratiche nella scena politica della Unione europea. Ci pone inquietanti interrogativi, inoltre, il fatto che tale risoluzione sia passata nell'europarlamento sotto la presidenza dell'italiano David Sassoli, del gruppo S&D (Socialisti e Democratici).

Abbiamo diverse e fondate ragioni per condannare e rigettare con forza questa ignobile risoluzione.
Esponiamo quelle per noi più rilevanti.
1.     Essa ha la pretesa di rifondare la memoria dell’Europa, ma è costruita su false premesse storiche ed è infarcita di infondate affermazioni, disoneste omissioni e ipocrite rimozioni. In essa si afferma, infatti, che la causa scatenante della seconda guerra mondiale, che devastò l’Europa, non fu il pangermanismo hitleriano, caposaldo dell’ideologia nazista, bensì il patto di non aggressione fra Germania e Urss, firmato a Monaco il 23 agosto 1939. Con un inaccettabile capovolgimento della verità storica, nella risoluzione si ignora quanto avvenne ben prima di quel patto, e le ragioni che lo determinarono. Nulla viene detto dei piani nazisti di aggressione alla Cecoslovacchia, ben noti fin dal 1937 alle potenze europee occidentali, che però preferirono adottare la colpevole politica dell’appeasement, cioè dell’accomodamento con Hitler. Non si dice che già nel 1938 Francia, Gran Bretagna e Italia fascista avevano concordato a Monaco la cessione dei Sudeti al Terzo Reich, a spese della Cecoslovacchia. Non si dice che in quella occasione e in altre occasioni, Gran Bretagna e Francia respinsero le proposte di alleanza dell’URSS per difendere i territori minacciati dai nazisti e per impedire lo scatenamento della guerra. La colpevole sottovalutazione della minaccia nazifascista da parte dei governi europei e degli Stati Uniti, per tutto il decennio precedente la seconda guerra mondiale, incluse le simpatie diffuse nella monarchia britannica e nelle borghesie europee e nordamericane verso il Terzo Reich, che era considerato “utile” in chiave antisovietica, viene rimossa del tutto. Tutto ciò è invece documentato ampiamente nei libri di storia: gli estensori della risoluzione e coloro che l’hanno votata dovrebbero studiarli!

2.      Equiparando comunismo e nazismo, la risoluzione insulta la memoria dei milioni di donne e uomini (comunisti, socialisti, democratici e progressisti) che lottarono fianco a fianco, nelle file della Resistenza europea contro il nazifascismo. Non solo il ruolo decisivo dell’Unione Sovietica nella sconfitta del nazifascismo viene sottaciuto, ma perfino il protagonismo delle forze comuniste nella Resistenza europea contro il nazifascismo è sottaciuto. Anzi, i governi sono sollecitati a cancellarne ogni traccia dai monumenti e dai programmi didattici e i libri di testo «di tutte le scuole dell'Unione». Una vera damnatio memoriae che ci indigna e ci preoccupa profondamente.

3.      Falsità ideologiche sono disseminate nella risoluzione, ad uso e consumo di una narrazione propagandistica del processo unitario europeo, totalmente in chiave anticomunista. Tra le altre cose, si afferma che, dopo la divisione dell’Europa in blocchi contrapposti, «i paesi soggetti alla influenza sovietica hanno continuato a essere privati della libertà, della sovranità, della dignità, dei diritti umani e dello sviluppo socioeconomico». È una lettura faziosa che ignora, solo per fare un esempio, il fatto che le rivoluzioni socialiste in Unione Sovietica e nei paesi dell’Europa orientale hanno creato le condizioni più avanzate per l’emancipazione delle donne; e che le conquiste sociali delle donne in quei paesi hanno costituito una spinta formidabile alla affermazione dei diritti produttivi e riproduttivi delle donne anche in molti paesi del mondo, compresi quelli europei occidentali. Anche il contributo determinante dato, sul piano internazionale, alle lotte di liberazione dei popoli dal vecchio colonialismo europeo è taciuto, come pure la promozione dei diritti dei popoli e paesi in via di sviluppo, delle classi lavoratrici e delle donne, nel contesto del sistema delle Nazioni Unite. Basta ricordare, sempre come esempio, la proposizione e approvazione della   Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 e della Convenzione internazionale per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne del 1979, che sono state, e sono tuttora, riferimento per le legislazioni europee e mondiali. Basta ricordare il contributo dato alla proposizione e realizzazione delle quattro grandi Conferenze Mondiali per le Donne (l’ultima di esse si è tenuta a Pechino nel 1995), le quali hanno aperto una nuova era negli sforzi globali per promuovere il progresso femminile nel mondo. Se mai, bisogna dire che siamo molto preoccupate per il pesante arretramento che i diritti produttivi e riproduttivi delle donne hanno subito specialmente nei paesi dell’Europa orientale, dopo il 1990.

4.      Nella risoluzione si dice che «per i paesi europei che hanno sofferto a causa dell'occupazione sovietica e delle dittature comuniste, l'allargamento dell'UE, iniziato nel 2004, rappresenta un ritorno alla famiglia europea alla quale appartengono». Questa Unione Europea viene rappresentata come il paradiso della democrazia e delle libertà, dimenticando il prezzo di lacrime e sangue pagato dalle classi lavoratrici nella emigrazione interna; nelle dure repressioni delle lotte sociali e per il lavoro negli anni del dopoguerra; nelle politiche di esclusione e discriminazione verso i partiti e i movimenti sociali comunisti e di sinistra. L’uso deviato dei servizi segreti negli anni del terrorismo è dimenticato; le complicità più o meno sotterranee con la sanguinosa repressione anticomunista nella Grecia dei colonnelli negli anni ’60, coi regimi di Franco in Spagna e di Salazar in Portogallo fino al 1975; le corresponsabilità neo-colonialiste e imperialiste in Africa e America Latina, le complicità con i regimi di Apartheid in Sud Africa fino al 1990 e con quello vigente tutt'oggi in Israele, sono dimenticate. Nella risoluzione si riafferma la fedeltà atlantica di questa Unione Europea, tacendone la mortifera compartecipazione alle guerre di aggressione degli Usa e della NATO in Medio Oriente. Né sembra costituire un problema per questo parlamento europeo la presenza, oggi, di governi come quello di Viktor Orbán in Ungheria, che pratica l’antisemitismo come strumento di propaganda e criminalizza i migranti. E potremmo continuare a lungo. Tutto il male è occultato, neppure l’ombra di un ripensamento compare a riguardo di tutto ciò, in questa risoluzione che radica le sue argomentazioni nella ignoranza e nella faziosità, nella omissione e nel falso ideologico.

5.      Ci chiediamo a questo punto: a chi e a che cosa è funzionale questa risoluzione? Se si voleva soltanto ribadire la “condanna di tutti i totalitarismi”, bastava fare riferimento a precedenti risoluzioni già approvate in abbondanza dallo stesso parlamento europeo. Ma poiché nulla si fa senza una motivazione contingente, è nella situazione presente che bisogna cercare spiegazioni e risposte. Nella risoluzione si afferma che «fin dall'inizio, l’integrazione europea è stata una risposta alla espansione dei regimi comunisti totalitari e antidemocratici nella Europa centrale e orientale». È chiaro, dunque, che questa risoluzione non mira solo alla revisione di eventi del lontano passato – la memoria è solo un pretesto - bensì ad introdurre un elemento nuovo, cioè l’espunzione di ogni riferimento narrativo e simbolico alla partecipazione politica delle forze comuniste ai processi di costruzione europea. L’equiparazione della svastica nazista alla falce e martello ha la finalità immediata di estendere a tutta la Unione Europea la proibizione dei simboli comunisti, proibizione che già è in vigore in alcuni paesi dell’Europa orientale. In quegli stessi paesi la svastica è stata legittimata, invece, in ambito istituzionale, come in Ucraina. Questa risoluzione intende predisporre il terreno ideologico per la messa al bando dei comunisti e di quanti continuano a fare riferimento a quei simboli. Non possiamo permetterlo!
6.      La risoluzione fa una finta a destra per colpire a sinistra. Essa dichiara di condannare anche le ideologie razziste, fasciste, e xenofobe e dice di essere “preoccupata” per la loro diffusione in Europa.  Ma, guarda caso, essa è stata votata dalle destre razziste, misogine e xenofobe che siedono nel parlamento europeo. Ciò conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che le ideologie cosiddette populistiche, "sovraniste", "primatiste", che si finge di voler contrastare (con il loro corredo di idee misogine, razziste, xenofobe e anti-umane), sono perfettamente complementari all'ideologia neo liberista imperante, come le due facce di una sola medaglia.

7.      Colpisce che nella risoluzione dell’Europarlamento non ci sia nessun riferimento alle Nazioni Unite. Se si esclude un unico cenno, in preambolo, alla Dichiarazione universale di diritti umani del 1948, poi non c’è più nulla. Come se questo europarlamento ritenesse inutile o, peggio, estraneo alle sue prospettive future ogni riferimento alla comunità mondiale rappresentata nelle Nazioni Unite. Come se questa Unione Europea prevedesse di seguire l’esempio isolazionista degli Stati Uniti di Trump, che, nella sua dissennata visione di America First, ha aperto le ostilità contro le istituzioni e i trattati internazionali.


8.      Nella risoluzione si dice di volere «costruire la resilienza europea alle moderne minacce esterne».  Chi minaccia l’Europa dall'esterno? La risoluzione non lo dice apertamente, ma il reticolo di affermazioni infondate su cui essa è costruita sottintende la riproposizione del nemico immaginario contro il quale bisogna riarmarsi. Una nuova corsa al riarmo si prospetta già, il ritiro degli Usa dal Trattato INF con la Russia e dal trattato sul nucleare con l’Iran fanno da battistrada. È questa stessa strada che i 535 europarlamentari ci propongono di seguire?  La risoluzione che essi hanno votato mira a scavare un solco invalicabile fra questa Unione europea atlantista e il resto del mondo dove tuttora i simboli del riscatto sociale delle classi oppresse sono riconosciuti e rispettati. Dall'altra parte del solco ci sono interi paesi, grandi come la Cina, o altri meno grandi; e ci sono i popoli che in ciascun paese e in ciascuna regione del pianeta – milioni e milioni di donne e uomini – affidano ai simboli della falce e martello e della bandiera rossa i loro desideri di pace, uguaglianza, giustizia sociale e solidarietà internazionalista. Questa risoluzione è espressione di una visione dell’Europa atlantista più che mai aggressiva che non mira affatto a «una riconciliazione fondata sulla verità e la memoria» – come ipocritamente essa afferma -  ma che, al contrario, apre le ostilità contro le donne e gli uomini che continuano a lottare per la propria emancipazione, autodeterminazione e progresso, per la pace in Europa e nel mondo. Perciò, la condanniamo e la rigettiamo.
Come donne europee, noi vogliamo continuare a costruire la coesistenza pacifica fra i paesi del mondo, il progresso sociale, culturale, umano nei nostri paesi, la solidarietà internazionalista con le donne e gli uomini che costruiscono un mondo libero dallo sfruttamento e dall'oppressione. Tali aspirazioni non possono che essere fondate sul rispetto della verità storica, sulla lealtà d’intenti, sui sentimenti di solidarietà reciproca: ma tutto questo manca in questo ignobile documento votato da 535 europarlamentari a Strasburgo, il 19 settembre del 2019.
Condannandolo e respingendolo con forza, noi chiediamo agli europarlamentari e alle europarlamentari di sinistra, democratici e progressisti che hanno votato contro, o che si sono astenuti, di fare ogni sforzo perché esso sia denunciato e superato.

AWMR Italia - Associazione donne della regione mediterranea
25 settembre 2019

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