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27/02/26

Perché NO significa NO! /Il 28 febbraio a Roma manifestazione nazionale contro il “decreto Bongiorno”

 AWMR Italia-Donne della Regione Mediterranea sarà presente alla manifestazione nazionale convocata da movimenti femministi, centri antiviolenza, sindacati e numerose realtà politiche e associative in risposta al colpo di mano legislativo del governo Meloni in merito alla legge sulla violenza sessuale.


Apparentemente il contrasto è terminologico, giocato su due parole: “consenso” e “dissenso”. Ma dietro la terminologia c’è una questione sostanziale che va esplicitata. Una proposta di modifica della legge sugli stupri era stata esaminata nel novembre scorso dalla Camera dei Deputati e concordata fra maggioranza ed opposizione insieme: il punto di accordo era sull’introduzione del concetto di “consenso libero ed attuale” nei rapporti sessuali, che intendeva far proprie la normativa e le raccomandazioni internazionali esistenti al riguardo.

Sulla base dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale (2000), la violenza sessuale è infatti definita non sono dalla presenza dell’uso della forza, di minacce e coercizione da parte di chi la perpetra, ma anche dall’assenza di “autentico consenso” da parte di chi la subisce. Spostando su chi perpetra la violenza il focus del reato, fino a questo momento centrato nella legislazione italiana sulla resistenza opposta dalla vittima, e introducendo il concetto di “autentico consenso”, oltre a risparmiare alle donne denuncianti interrogatori umilianti in tribunale, si apre la strada alla configurazione dello stupro come crimine contro l’umanità.

  

Ai sensi dell’art. 36 della Convenzione di Istanbul (2011), ratificata dal Consiglio d’Europa nel 2014, gli Stati sono tenuti a perseguire come reati i rapporti sessuali non consensuali e «il consenso deve essere dato volontariamente, quale libera manifestazione della volontà della persona». In tal senso già hanno legiferato paesi come Spagna, Francia, Belgio e Germania. E in questo senso era stato concordato il testo del DDL alla Camera fra maggioranza e forze di opposizione. Doveva essere il completamento di un progresso giurisprudenziale, ma soprattutto di un percorso di civiltà sostenuto internazionalmente dai movimenti di liberazione delle donne.

Ma quando il testo del DDL governativo, lo scorso gennaio, è stato presentato in Commissione Giustizia al Senato, la parola “consenso” era stata sostituita con “dissenso”. Una furbata del governo, di cui si è fatta portatrice l’avvocata Bongiorno, per far tornare indietro la storia e riaprire la strada alla vecchia prassi dell’onere della prova a carico della persona che ha subito la violenza, la quale deve dimostrare in tribunale di aver opposto sufficiente “dissenso” e resistenza.


Un vergognoso sotterfugio per aggirare il testo pattuito e segnare un arretramento rispetto al diritto. Ma soprattutto un altro colpo inferto alla dignità delle donne italiane e all’azione pluridecennale da esse sostenuta per ottenere una modifica dell’art. 609-bis del codice penale, che introduca esplicitamente nella definizione del reato di stupro l’assenza di un “consenso libero e attuale”, oltre che la presenza di minacce e coercizioni, o di abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima.


Una necessità che affonda le radici in una storia antica. La legge n.66 del 1996 aveva infatti riformato il reato di violenza sessuale, spostandolo dai “delitti contro la moralità pubblica” ai delitti contro la persona. Una conquista di civiltà ottenuta dalle donne italiane a prezzo di dure e sofferte lotte. 

Tuttavia la legge non aveva prodotto alcuna modifica dell’articolo in questione riguardo all’esigenza della prova da parte della vittima di violenza: retaggio di una vecchia cultura patriarcale e misogina, che presupponeva l’esistenza di una sorta di “violenza gradita alla vittima”, la cosiddetta vis grata puellae.


Solo più recentemente, e sempre dietro la spinta delle mobilitazioni delle donne, la giurisprudenza ha iniziato a interpretare il reato di violenza sessuale a partire dall’esistenza o meno del consenso esplicito; fino all’affermazione della Corte di cassazione, meno di un anno fa, secondo la quale «nei reati contro la libertà sessuale il dissenso è sempre presunto, salva prova contraria». 

L’indignazione dei movimenti femministi, dei centri antiviolenza, delle organizzazioni sindacali e altre realtà politiche e associative contro l’escamotage delle destre si è espressa subito con forza in numerose e diffuse iniziative convocate per affermare che “senza consenso è stupro”. Un’ondata di protesta che va a convergere nella manifestazione nazionale convocata a Roma per il 28 febbraio e che non si fermerà.

La protervia misogina delle destre al governo nel voler restaurare una mentalità patriarcale e un presunto “ordine naturale e tradizionale” dei rapporti interpersonali e sociali va battuta, costruendo una risposta collettiva da parte delle donne e di tutte le forze progressiste del Paese.

17/12/25

“Con gli occhi di Gaza”. Il cinema delle donne per raccontare il genocidio

 Il 19 dicembre a Lecce il teatro Astràgali ospita “Con gli occhi di Gaza”, un incontro dedicato al genocidio del popolo palestinese raccontato attraverso il cinema e l’esperienza del Gaza International Festival for Women’s Cinema (GIFWC), svoltosi lo scorso ottobre nella Striscia di Gaza.



L'incontro di Lecce costituisce una tappa del progetto internazionale Gaza International Women's Film Festival (GIFWC), promosso in Italia dall'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), con la partnership di diverse realtà associative, fra le quali la Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM/WIDF). Il progetto è realizzato in collaborazione con il Ministero della Cultura palestinese e con l'Associazione Fikra per le Arti e l'Istruzione, per dare la possibilità a donne e ragazze palestinesi di lavorare nel mondo del cinema. 

Per le donne palestinesi, il cinema è un mezzo potente per esprimere la propria identità, le proprie lotte e le proprie esperienze di vita, poiché contribuisce a raccontare le loro storie e a mettere in luce i loro problemi, oltre a consentire loro di svolgere un ruolo attivo nel settore della produzione cinematografica.

All'incontro partecipano Ada Donno docente, giornalista e attivista impegnata da decenni nei movimenti femministi, co-fondatrice dell’Association of Women of the Mediterranean Region (AWMR Italia), e Marisa Manno docente, attivista, fondatrice di “Donne per la Palestina”. Intervengono Milena Fiore, responsabile dell’area tecnica della Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) e nella rete di coordinamento internazionale del Gaza International Festival for Women’s Cinema (GIFWC) e Monica Maurer, regista e ricercatrice, presidente onoraria del Festival. In programma le proiezioni di Born out of death (Monica Maurer), Exception (Ezzaldeen Shalh), Drawing for better dreams (May Odeh, Dia Azzeh), The Orphan (Jordan Karr-Morse) e Un giorno nella tenda (Haneen Koraz).

Il GIFWC ha presentato 79 film da 28 paesi, dando voce alle donne palestinesi e affermando, tra macerie e tende degli sfollati, una tenace volontà di resistenza culturale.


08/12/25

80 anni della FDIM / Un traguardo per una ripartenza

In occasione dell’80° anniversario della FDIM/WIDF, è stata pubblicata a cura dell’Organizzazione delle Donne Lavoratrici del Messico (OMTM), la traduzione in lingua spagnola del libro “La Federazione Democratica Internazionale delle Donne. Capitoli nella storia”, della storica russa Galina Galkina



Il volume, tradotto e stampato ai fini di una diffusione nelle organizzazioni affiliate alla FDIM in America Latina,  riproduce fedelmente l’edizione italiana del testo della Galkina, già pubblicata nel 2017, a cura di Ada Donno, da Il Raggio Verde Edizioni per AWMR Italia. L’edizione italiana è tuttora disponibile in versione e-book al seguente link: https://www.bookrepublic.it/book/9788899679286-la-federazione-democratica-internazionale-delle-donne  

Qui riportiamo il prologo che la curatrice dell'edizione italiana, Ada Donno, ha proposto per la pubblicazione della traduzione spagnola.

Questo libro raccoglie e ci restituisce gli eventi, le date, i documenti e gli esiti che hanno contrassegnato il percorso e l’esperienza collettiva della Federazione Democratica Internazionale delle Donne, iniziati il 1° dicembre 1945 e continuati nel nuovo millennio.

La narrazione degli 80 anni di vita e di lotta della FDIM e delle organizzazioni ad essa affiliate è frutto in massima parte della lunga e accurata ricerca compiuta dalla storica russa Galina Galkina, pubblicata in prima edizione dall’Unione delle donne russe (WUR), organizzazione affiliata alla FDIM, nel dicembre 2015 in occasione del 70° anniversario.

È una ricerca condotta con rigore, riportata nella sua cronologia essenziale e ordinata per capitoli, come dice il titolo ad essa apposto dall’Autrice, alla quale siamo grate per avercela consegnata e averci consentito di ripubblicarla in diverse lingue, in modo che possa essere conosciuta e letta da quante più donne possibile, alle diverse latitudini.

Se è vero che ogni anniversario è un appuntamento con la memoria, della quale ci sentiamo custodi responsabili, perché possa essere consegnata alla storia collettiva globale, la pubblicazione di questo libro risponde al nostro desiderio di consegnare il filo narrativo della grande storia della FDIM, che abbiamo ricevuto dalle nostre madri fondatrici, alle nuove generazioni di donne che - pur nelle mutate condizioni di oggi - devono battersi per i loro diritti e la loro liberazione dalle catene dello sfruttamento e dell’oppressione capitalistica e patriarcale, con la raccomandazione di far sì che esso non si spezzi.

Tanto più oggi, quando l’imperversare nefasto dell’ideologia neoliberalista e l’uso manipolatorio dei grandi mezzi di comunicazione di massa tendono ad agevolare lo “smarrimento della memoria” e ad incoraggiare il senso comune a tagliare ogni legame con un passato giudicato "inutilizzabile" per i bisogni del presente.

È questa una operazione manipolatoria che punta soprattutto ad occultare o mistificare le ragioni di quei soggetti collettivi – donne, classi lavoratrici, popoli oppressi – che si sono affacciati alla ribalta della storia per imprimere ad essa un corso nuovo, grazie alla presa di coscienza collettiva e attraverso durissime lotte di liberazione. E a ricacciare l’esistenza di quei soggetti nelle forme tradizionali di subalternità, tornando ad imporre forme di sfruttamento ancora più pervasive, a tutela esclusiva dei privilegi di vecchie e nuove élite dominanti. E non per caso, tale regresso coincide con il ritorno alla carica, in modalità e a latitudini diverse, di una destra neofascista revanscista e violenta, che pretende di riscrivere la storia a suo modo e di cancellare dalla mappa concettuale delle nuove generazioni di donne l’idea stessa – che guidò le nostre madri costituenti nella fondazione della FDIM ottant’anni fa – di una costruzione differente di futuro.

Nei primi quattro capitoli del libro, il percorso compiuto dalla fondazione fino all’ingresso nel terzo millennio è ricostruito per tematiche: la costituzione della FDIM, le lotte per l’uguaglianza dei diritti e la dignità delle donne, l’impegno per assicurare all’infanzia uscita dalla tragedia della seconda guerra mondiale un futuro felice, le grandi mobilitazioni per la pace e la sicurezza globale.

Il cammino percorso nei decenni riflette le ragioni e le finalità proclamate nella Carta adottata nel congresso costituente del 1945, alla quale la FDIM è rimasta fedele: difendere e promuovere i diritti delle donne in senso più ampio, agire contro ogni forma di discriminazione, razzismo e apartheid, lottare per la pace e il diritto all’autodeterminazione delle persone e dei popoli, come prerequisiti della piena uguaglianza ed emancipazione: nelle sapienti parole di Eugenie Cotton, prima presidente eletta della Federazione, rendere realtà l'ambiziosa promessa di «preparare il mondo intero all’avvento della donna di domani».[1]

14/07/25

Freedom Flotilla / L’Italia interrompa ogni cooperazione militare con il governo di Israele!

AWMR Italia – Donne della RegioneMediterranea, affiliata alla Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM), dà il benvenuto alla nave #Handala, unità della coalizione internazionale #FreedomFlotilla, in sosta in questi giorni nei porti italiani di #Siracusa e #Gallipoli, e diretta a #Gaza per portare aiuti umanitari alla martoriata popolazione palestinese sotto feroce assedio.

Foto Radio Onda d'Urto

Awmr Italia aderisce e partecipa alle iniziative di accoglienza e solidarietà organizzate dalla ampia coalizione di forze e realtà associative italiane ed europee a sostegno della Freedom Flotilla. Il coraggioso equipaggio della nave “Handala” che il 18 luglio salperà alla volta di Gaza è intenzionato a forzare il feroce blocco israeliano e a far giungere il suo carico di aiuti sanitari destinati ai bambini palestinesi.

Mentre la situazione umanitaria in Palestina si fa ogni giorno più drammatica, mentre si susseguono i pronunciamenti di condanna nei confronti delle azioni genocidarie del governo israeliano da parte delle istituzioni giuridiche internazionali, AWMR Italia con l’ampia coalizione di forze italiane che supportano la resistenza del popolo palestinese denunciano con forza i rapporti di collaborazione in atto, in forma diretta o indiretta, tra le istituzioni politiche e militari italiane con le forze armate israeliane.

In particolare, si denunciano le esercitazioni di piloti degli F-35 israeliani che bombardano la Striscia di Gaza ospitati nelle basi militari NATO e gli addestramenti congiunti tra le unità della marina militare italiana e unità dei Depth Corps dell’IDF, ma la condanna è rivolta contro qualsiasi rapporto di collaborazione militare e politica con Israele.  

La sussistenza e il protrarsi di tali rapporti di collaborazione costituiscono un’aperta violazione sia della Costituzione italiana che dei principi del diritto internazionale che vietano di contribuire in qualsiasi modo ad atti di guerra, occupazione militare e colonizzazione violenta di territori altrui, quali sono quelli perpetrati impunemente da Israele nei confronti della Palestina. 

Da decenni lo Stato di Israele procede all’occupazione illegale dei territori palestinesi, attraverso modalità di aggressione violenta e pulizia etnica, fino ai bombardamenti ininterrotti su Gaza degli ultimi venti mesi e l’assedio criminale di terra che impedisce alla popolazione di accedere agli aiuti umanitari internazionali: tutti atti che, secondo i pronunciamenti della Corte internazionale di Giustizia, si configurano come “genocidio”. 

Sia la Corte Internazionale diGiustizia che il Tribunale Penale internazionale si sono pronunciate esplicitamente contro tali atti contrari al diritto internazionale e alla dignità umana, diffidando tutti gli Stati dal supportarli in qualsiasi modo. Il governo italiano di estrema destra, col suo sostegno dichiarato e di fatto alle azioni criminali di Israele, trascina l’Italia in una condizione vergognosa di complicità sul piano giuridico, politico e morale.

AWMR - Donne della RegioneMediterranea, ribadendo il proprio assoluto sostegno alla resistenza del popolo palestinese contro l’aggressione colonialista israeliana fomentata e perpetrata dall’imperialismo Usa e UE, esige che vengano interrotte tutte le attività di cooperazione con le forze armate e con lo Stato di Israele, che lo Stato Italiano riconosca lo Stato di Palestina, che siano condannate e sanzionate le azioni di Israele che si configurano come genocidio, che si agisca in sede diplomatica per il cessate il fuoco e la fine immediata sia dei bombardamenti sulla Striscia di Gaza che della pulizia etnica in atto ad opera dei coloni israeliani supportati dall’esercito di occupazione nei Territori Palestinesi. 

Palestina libera!

Luglio 2025

20/03/25

La barbarie genocida contro il popolo palestinese non si ferma

 Israele ha ripreso la sua guerra genocida contro Gaza, bombardando e uccidendo dalla sera alla mattina almeno 400 persone, tra cui neonati, donne e anziani.


 

Il cessate il fuoco temporaneo non è stato altro per Israele che una pausa tattica. Il nuovo codardo assalto contro i territori palestinesi segna di fatto la ripresa della guerra genocida, che coincide con l’annunciato ritorno ai loro incarichi nel governo israeliano di alcuni esponenti dell’ala della destra sionista più feroce ed oltranzista.

Quanti bambini devono ancora morire a Gaza, prima che la macchina dello sterminio venga fermata? 

Di fronte alla rottura unilaterale della tregua, intensifichiamo le azioni di solidarietà con l’eroica resistenza palestinese contro la barbarie sionista e le vergognose complicità dell’Occidente colonialista.

20 marzo 2025

AWMR Italia – Donne della Regione Mediterranea

31/12/24

Auguri 2025


Awmr Italia vi augura buon anno 2025! Che possiamo attraversare l’anno che viene presentandoci puntuali agli appuntamenti della memoria, le occorrenze del presente e le emozioni delle sfide future, animate da uguale volontà di liberazione, sentimento di solidarietà, sete di giustizia e urgenza di pace!

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¡Awmr Italia os desea un feliz año nuevo 2025! Que atravesemos el año que viene presentándonos puntualmente a las citas de la memoria, a los acontecimientos del presente y a las emociones de los desafíos futuros, animadas igualmente por la voluntad de liberación, los sentimientos de solidaridad, la sed de justicia y la urgencia de paz!

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 Awmr Italia vous souhaite une bonne année 2025 ! Puissions-nous traverser ensemble la nouvelle année en arrivant à l'heure aux rendez-vous de la mémoire, aux événements du présent et aux émotions des défis à venir, également animées par le désir de libération, le sentiment de solidarité, la soif de justice et l’urgence de paix !

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Awmr Italia wishes you a happy new year 2025!  May we go through the coming year by showing up on time for the appointments of memory, the occurrences of the present and the emotions of future challenges, animated by the same desire for liberation, feeling of solidarity, thirst for justice and urgency for peace.

 

30/06/24

“No alla guerra! Solidarietà dei popoli contro l’imperialismo!” / Webinar europeo della FDIM/WIDF

 Si è tenuto sabato 29 giugno 2024, dalle ore 18 (ora della Grecia) alle 21, il webinar organizzato dall’Ufficio regionale europeo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne sul tema: “Mobilitiamoci contro la guerra. Rafforziamo la nostra solidarietà con tutti i popoli che subiscono l’aggressione e l’occupazione imperialista. No alla guerra!”.

"No alla guerra!"/ Webinar europeo della FDIM/WIDF

Hanno partecipato le organizzazioni europee della FDIM/WIDF, la presidente della FDIM/WIDF Lorena Peña, le rappresentanti delle organizzazioni di Europa, America Latina e Caraibi, Paesi arabi, Africa, Asia affiliate alla FDIM/WIDF. Sono stati invitati a portare il loro saluto i rappresentanti del Consiglio Mondiale della Pace (CMP), della Federazione Sindacale Mondiale (FSM), della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD). 

Dopo il benvenuto di Christina Skaloubaka, presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE) e la relazione introduttiva di Mairini Stefanides, co-coordinatrice della regione europea FDIM/WIDF per conto della Federazione delle donne greche (OGE), hanno portato il loro saluto Lorena Peña Mendoza, Presidente della FDIM/WIDF e Iraklis Tsavdaridis, segretario esecutivo del World Peace Council (CMP/WPC).

Sono seguite quindi le relazioni di
- Ada Donno, vicepresidente della FDIM/WIDF per l’Europa, presidente dell'Associazione Donne della Regione Mediterranea (AWMR), Italia.
- Liz Payne presidente dell'Assemblea Nazionale delle Donne in Gran Bretagna (NAW).
- Eleni Evagorou segretaria organizzativa del Movimento delle donne POGO, Cipro.
- Regina Marques, Movimento Democratico delle Donne (MDM), Portogallo.
- Aslıhan Çakaloğlu dei Comitati di Solidarietà delle Donne (UWEF) Turchia.
- Marta Martin del Movimento Democratico delle Donne (MDM), Spagna.
- Nisreen Morqus, Presidente del Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele.
- Azar Sepehr dell'Organizzazione democratica delle donne iraniane in Gran Bretagna (DOIW).
Interventi di saluto:
- Intisar Elwazir vicepresidente della FDIM/WIDF per i Paesi Arabi, presidente dell’Unione Generale delle Donne Palestinesi
- Anahí Arizmendi portavoce del Frente Bicentenario de Mujeres 200, Venezuela
- Fernanda Larrainzar, Presidente della Organizacion de Mujeres Trabajadoras de Mexico (OMTM)

In chiusura, la proposta di un PIANO D’AZIONE da adottare per l’immediato futuro dalle organizzazioni europee della FDIM/WIDF è stata presentata da Christina Skaloubaka, presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE), i cui punti essenziali sono:

1) Di fronte ai piani criminali della NATO che coinvolgono i nostri paesi e i nostri popoli in una sanguinosa guerra imperialista, le organizzazioni della FDIM/WIDF sono chiamate a mobilitarsi con iniziative di lotta. In vista del vertice della NATO che si svolgerà dal 9 all’11 luglio a Washington la WIDF e le sue organizzazioni s’impegnano a promuovere iniziative per informare le donne nei nostri paesi sugli sporchi e pericolosi piani della NATO e segnalare la nostra opposizione ad essi con mobilitazioni di massa.

2) In considerazione del genocidio in corso ai danni del popolo palestinese da parte del sanguinario Stato israeliano, le organizzazioni affiliate alla FDIM/WIDF dovranno organizzare una protesta di massa in ogni paese davanti alle ambasciate di Israele e con una presenza parallela di solidarietà nelle ambasciate palestinesi in ogni paese.

3) Questa azione contro la guerra dovrà essere permanente. Non può avere una data di fine e quindi la nostra campagna avrà un carattere duraturo.

In questa direzione possiamo ad esempio cogliere l’occasione della data del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, per evidenziare il lato violento della guerra e le sue conseguenze sulla vita delle donne, dal momento che i governi e le organizzazioni imperialiste fanno di tutto per nasconderli.

 29 giugno 2024



22/06/24

Webinar europeo della FDIM/WIDF / “No alla guerra! Solidarietà dei popoli contro l’imperialismo!”

 

L’Ufficio regionale europeo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne invita al webinar che si terrà sabato 29 giugno 2024, dalle ore 18 (ora della Grecia) alle 21, sul tema: “Mobilitiamoci contro la guerra. Rafforziamo la nostra solidarietà con tutti i popoli che subiscono l’aggressione e l’occupazione imperialista. No alla guerra!”.



Interverranno: le organizzazioni europee della FDIM/WIDF, la presidente della FDIM/WIDF, rappresentanti di organizzazioni della FDIM/WIDF da America Latina e Caraibi, Paesi arabi, Africa, Asia; del Consiglio Mondiale della Pace (CMP), della Federazione Sindacale Mondiale (FSM), della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD). 

AGENDA (provvisoria):
- Benvenuto di Christina Skaloubaka, presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE).
- Introduzione di Mairini Stefanides, co-coordinatrice della regione europea FDIM/WIDF per conto della Federazione delle donne greche (OGE)
- Intervento di Lorena Peña Mendoza, Presidente della FDIM/WIDF.
- Saluto di Iraklis Tsavdaridis, Segretario Esecutivo del World Peace Council (CMP/WPC).
- Saluto di Cinzia Della Porta, del Segretariato della Federazione Mondiale dei Sindacati (FSM/WFTU) e Coordinatrice del Segretariato delle Donne della FSM.
 
Relatrici:
- Ada Donno, vicepresidente della FDIM/WIDF per l’Europa, presidente dell'Associazione Donne della Regione Mediterranea (AWMR), Italia.
- Liz Payne presidente dell'Assemblea Nazionale delle Donne in Gran Bretagna (NAW).
- Eleni Evagorou segretaria organizzativa del Movimento delle donne POGO, Cipro.
- Regina Marques, Movimento Democratico delle Donne (MDM), Portogallo.
- Aslıhan Çakaloğlu dei Comitati di Solidarietà delle Donne (UWEF) Turchia.
- Marta Martin del Movimento Democratico delle Donne (MDM), Spagna.
- Nisreen Morqus, Presidente del Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele.
- Azar Sepehr dell'Organizzazione democratica delle donne iraniane in Gran Bretagna (DOIW).
Interventi di saluto:
- Intisar Elwazir vicepresidente della FDIM/WIDF per i Paesi Arabi, presidente dell’Unione Generale delle Donne Palestinesi
- Anahí Arizmendi portavoce del Frente Bicentenario de Mujeres 200, Venezuela
- Fernanda Larrainzar, Presidente della Organizacion de Mujeres Trabajadoras de Mexico (OMTM)
- Chiusura e proposta di piano d'azione a cura di Christina Skaloubaka presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE)
 
È prevista inoltre la presenza di:
Marcia Campos, ex-Presidente della WIDF
Skevi Koukouma, vicepresidente FDIM/WIDF e Segretario generale di POGO, Cipro
• Sig.ra Nguyen Phuong Nhung, Unione Donne del Vietnam (VWU)
• Sig.ra Nguyen Hoang Bich, dell’Unione Donne del Vietnam (VWU)
Elena Linarez, presidente del Movimento delle Donne “Clara Zetkin”, Venezuela
Milena Fiore, AWMR Italia
Rita Carole Rojas Farfan, dell'Union Popular de Mujeres Peruanas, Perù
Yoshiko Saeki, Federazione giapponese delle organizzazioni femminili (FUNDAREN)
Pam Flynn – responsabile del lavoro per la pace nella NAW, Gran Bretagna
Bernadette Keaveney - esecutivo della NAW, Gran Bretagna
Mor Stoller, Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele
Omiama abu Ras del Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele
Angela Brandão, Movimento Democratico delle Donne (MDM), Portogallo
Gizem Batı, Comitati di solidarietà femminile (UWEF Turchia)
Serap Emir, Comitati di solidarietà femminile (UWEF Turchia)
 
I lavori si svolgeranno con traduzione simultanea in inglese, spagnolo, arabo.
Per info e richiesta di partecipazione scrivere entro il 25 giugno a: oge.greece@gmail.com

#FDIM/WIDF

13/04/24

Pace e disarmo / Basta favori ai mercanti di armi!

Fermiamo lo svuotamento della Legge 185/90 sul controllo dell’export di armi! Stop gli affari armati irresponsabili che alimentano guerre e insicurezza!


Awmr Italia-Donne della Regione Mediterranea
ha aderito alla petizione popolare lanciata da Rete Italiana Pace Disarmo per fermare lo svuotamento della Legge 185/90 e chiedere un maggiore controllo sull’export di armi italiane.

A seguito dell’approvazione dell’Aula del Senato avvenuta a fine febbraio, sarà a breve in discussione alla Camera dei Deputati il Disegno di Legge di iniziativa governativa che modifica, peggiorandola in maniera rilevante, la normativa italiana sull’esportazione di armi. L’obiettivo vero della modifica della Legge 185/90 è solo quello di favorire affari armati potenzialmente pericolosi e dagli impatti altamente negativi.

La legge 185/90, approvata nel 1990 dopo una campagna di mobilitazione della società civile, prevede il divieto di invio di armi verso Paesi in conflitto o in cui ci siano gravi violazioni dei diritti umani. È vero che essa non sia riuscita a fermare le esportazioni di sistemi militari con impatti negativi, ma se non altro ha permesso al Parlamento e alla società civile di conoscere certi dettagli di un mercato spesso altamente opaco.

Secondo la retorica governativa, la modifica della Legge185/90 assicurerebbe una maggiore sicurezza per l’Italia. Al contrario, aumenterà l’insicurezza globale, e quindi quella di tutti noi, solo per garantire un facile profitto di pochi.  Questa modifica della Legge 185/90 parte da lontano perché da anni la lobby dell’industria militare, i centri di ricerca e di pressione ad essa collegati chiedono a gran voce di poter praticamente liberalizzare l’export di armi. A chi fa affari vendendo nel mondo armi e sistemi militari non fa piacere che ci sia trasparenza e controllo anche da parte della società civile, oltre che allineamento con principi che non prendono in considerazione solo i fatturati., se il Disegno di Legge di iniziativa governativa sarà approvato definitivamente la situazione peggiorerà, agevolando gli intrecci tra finanza e produzione di armamenti.


02/04/24

75 anni di NATO sono abbastanza!

 Dichiariamo il 4 aprile Giornata di mobilitazione contro la NATO e la guerra!


Il 4 aprile del 1949 a Washington, 12 paesi tra i quali l’Italia firmavano il Trattato Nord Atlantico, Patto fondativo della NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord). Awmr Italia – Donne della Regione Mediterranea aderisce e partecipa alla Campagna internazionale di mobilitazione contro le basi Usa/Nato e contro la guerra - in occasione del 75esimo anniversario di fondazione dell'Alleanza atlantica. *

A fronte delle celebrazioni ufficiali previste in occasione del 75° anniversario della fondazione in Italia e negli paesi altri aderenti alla NATO, numerose iniziative diffuse si stanno promuovendo per denunciare la natura aggressiva e guerrafondaia di questa alleanza militare, la cui espansione (i paesi membri dal 1989 ad oggi sono raddoppiati) ha destabilizzato pericolosamente le relazioni internazionali, incentivandone la militarizzazione e alimentando conflitti che sempre più ci pongono a rischio di una catastrofe mondiale. 

Dichiariamo la nostra opposizione alla presenza delle basi USA-NATO nel nostro paese e all’uso del nostro territorio per le operazioni di guerra della NATO, denunciando il ruolo da essa giocato, scopertamente o in maniera occulta, sia nelle crisi interne che in quelle internazionali negli oltre sette decenni trascorsi. 

75 anni di NATO hanno fatto già abbastanza danno, specialmente da quando essa si è riconfigurata nel suo ruolo aggressivo di gendarme a 360°, abbandonando ogni infingimento difensivo, a partire dall’attacco alla ex Jugoslavia nel 1999 fino alle ultime guerre in corso, compresa la guerra di sterminio contro il popolo palestinese. 

La presenza delle basi USA-NATO in Italia ha comportato il pieno coinvolgimento in tutte le operazioni di guerra di cui la NATO è stata propugnatrice e che hanno portato a prefigurare oggi uno scenario di terza guerra mondiale, a cui si aggiungono i danni alle persone e all’ambiente causati dall’inquinamento delle basi NATO, nonché le ricadute delle politiche di militarizzazione sulla società, con la sottrazione di risorse pubbliche a sanità, istruzione, lavoro e tutela dell’ambiente, per favorire le spese militari e di guerra. 

75 anni di NATO sono già troppi! Partecipiamo alla mobilitazione diffusa internazionalmente in molti paesi, aderenti alla NATO e non, per costruire insieme la transizione a un mondo senza guerre in cui si affermi un concetto alternativo e condiviso di sicurezza umana demilitarizzata a 360°.

*AWMRItalia-Donne della Regione Mediterranea fa parte della rete internazionale GlobalWomen for peace United Against NATO (GWUAN) e ha sottoscritto nel 2023 la Dichiarazione per la Pace che puoi trovare tradotta in 26 lingue qui: https://womenagainstnato.org/declaration/

Firma e diffondi la Dichiarazione di Pace!

07/03/24

Fermare le guerre! / Il 9 marzo 2024 manifestazione nazionale a Roma

#AWMR Italia-Donne della Regione Mediterranea condivide le finalità, aderisce e partecipa alla manifestazione convocata dalla coalizione #AssisiPaceGiusta


Dopo la giornata nazionale del 24 febbraio, convocata dalle coalizioni di #AssisiPaceGiusta e #EuropeforPeace, che ha visto più di 120 città e decine di migliaia di cittadine e cittadini mobilitarsi per chiedere di fermare tutte le guerre, per difendere i diritti democratici fondamentali come la libertà di manifestare, il diritto di sciopero, il diritto di associazione e di espressione, oggi messi in discussione, una MANIFESTAZIONE NAZIONALE è indetta per il 9 marzo 2024 a Roma dalla Coalizione AssisiPaceGiusta per:

“difendere il diritto e la libertà di manifestare, cessate il fuoco, impedire il genocidio, garantire assistenza umanitaria alla popolazione di Gaza, liberare gli ostaggi e prigionieri, la fine dell’occupazione, il riconoscimento dello stato di Palestina sulla base delle risoluzioni Onu e l’organizzazione di una conferenza internazionale per pace e giustizia in Medio Oriente.” 


 


06/03/24

AWMR Italia / Un altro 8 marzo di azione e di lotta per la pace

8M 2024 Cominciamo a costruire oggi il mondo in cui vogliamo vivere domani


Facciamo vivere l’8 marzo come giornata di lotta nei luoghi di lavoro, in casa, a scuola, nelle strade, prendendo parte alle azioni e alle manifestazioni delle donne ovunque nel mondo:

-  contro la corsa al riarmo e la militarizzazione che sembrano essere l'unico progetto politico dell'Unione Europea, il frenetico aumento della spesa militare

- per un’altra idea di sicurezza, non militarizzata, declinata dentro il paradigma della cura del mondo e del diritto di ogni essere vivente a un’esistenza dignitosa

- per una transizione all’azzeramento degli arsenali militari e allo scioglimento di alleanze militari come la NATO, che sorreggono mortifere ambizioni di dominio sul mondo

- per l’immediato cessate il fuoco su Gaza, per fermare il genocidio, l’apartheid e l’occupazione coloniale in Palestina, per fermare tutte le guerre

- contro il lavoro sfruttato, sempre più precario, povero e senza tutele; per un salario minimo e un reddito che ci assicuri indipendenza

- contro lo smantellamento e privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, la chiusura dei consultori pubblici, le difficoltà di accesso ai servizi e il sovraccarico del lavoro di cura gratuito e malpagato che pesa soprattutto su donne; per un welfare pubblico e universale, una sanità pubblica accessibile, la redistribuzione del carico di lavoro di cura

-  contro le politiche propagandistiche della destra che pretendono di contrastare la violenza maschile sulle donne con misure di “punizione esemplare” come il Decreto Caivano e l’irrigidimento del Codice Rosso, ma non agiscono sui meccanismi di riproduzione della violenza e dell’oppressione patriarcale  

-  contro le politiche familiste, razziste e nazionaliste che alimentano sfruttamento e violenza, contro l’obiezione di coscienza e l’ingresso di associazioni antiabortiste nei consultori, le politiche sessiste “per la natalità” del governo di destra che spingono le donne "bianche e italiane" a fare figli per la patria; per un aborto sicuro e gratuito, la maternità libera e responsabile, differenti modi di fare ed essere famiglia

- contro la violenza della “scuola del merito” di Valditara che ci vuole più disuguali, più precarie e umiliate; per una scuola che educhi alle differenze e combatta sessismo e discriminazioni

- contro la violenza del razzismo, il moltiplicarsi dei CPR e i decreti Cutro che negano l’accoglienza alle persone attraverso i confini; per un mondo senza colonialismi e senza imperialismi, più uguale, più sano e più giusto. 

AWMR Italia – Donne della Regione Mediterranea

7 marzo 2024

#8M  #8M2024

8 marzo 2024 / Contro la loro economia di guerra, la nostra economia di cura!

 Appello dell’Assemblea Femminista del Forum Europeo delle forze progressiste, ambientaliste e di sinistra

Madrid novembre 2023, Forum Europeo delle forze di sinistra,verdi e progressiste (sessione per la Palestina)

Questo 8 marzo, l’Assemblea femminista del Forum Europeo delle forze progressiste, ambientaliste e di sinistra mette al centro l’economia della cura, che preserva la vita delle persone, degli animali e della natura in un mondo in PACE. Mentre le forze neoliberiste ottusamente patriarcali, in Europa e nel mondo, sostengono l’economia di guerra che uccide, sfrutta e sottomette le persone e il pianeta in un mondo in GUERRA.

Sosteniamo un’Europa femminista che difenda la pace contro le guerre, valorizzi la vita finanziando la cura e non gli armamenti e il militarismo!

Le guerre aggravano il fenomeno della femminilizzazione della povertà perché spostano gli investimenti verso le armi sottraendoli al sociale - di cui soprattutto le donne, in quanto più precarie, hanno bisogno - perché incentivano le migrazioni delle donne, che fuggono dai conflitti e finiscono per essere sfruttate sul lavoro o come vittime delle reti della tratta.

Loro, i signori della guerra, vogliono che siamo sfruttate in casa e sul lavoro. Vogliono che non siamo protette da ogni violenza sessista, quella domestica, quella sessuale fino al femminicidio. Ci vogliono senza diritti fondamentali, a partire dal diritto di decidere sul nostro corpo, sulla nostra maternità, sulla nostra sessualità o sul nostro orientamento sessuale e identità di genere. Ci vogliono schiave e al loro servizio sessuale e riproduttivo.

Noi femministe chiediamo che il lavoro di cura venga riconosciuto affinché smetta di essere un sovraccarico per le donne e che sia distribuito tra amministrazioni, uomini, donne e imprese.

La mancanza di corresponsabilità nel lavoro di cura aggrava la disuguaglianza di genere, perché toglie tempo alle donne che intendono dedicarsi alla propria formazione e ciò rende loro impossibile entrare nel mercato del lavoro a orario pieno, incidendo sulle loro carriere professionali, così che il divario salariale e pensionistico peggiora. Un lavoro di cura che, messo sul mercato, viene svolto in cambio dei bassi salari e di condizioni precarie che generalmente ricadono sulle donne migranti.

Chiediamo il riconoscimento del lavoro di cura e che gli Stati europei sviluppino azioni politiche che favoriscano la corresponsabilità della cura tra uomini, donne e aziende e la promozione di sistemi di assistenza pubblica universali.

Occorre garantire l’accesso ai servizi pubblici universali di sanità e istruzione e l’accesso ai beni naturali, per eliminare la povertà energetica di cui soffrono soprattutto le persone che vivono in nuclei familiari a bassa intensità di lavoro, tra cui soprattutto le donne anziane sole o con minori a loro carico.

Non possiamo parlare di progresso se non c’è pace. La pace è necessaria per garantire i diritti umani fondamentali e riaffermare i diritti umani delle donne. Nelle guerre economiche e militari, i diritti delle donne diventano invisibili.

Perché vogliamo un’Europa femminista che difenda i diritti umani di tutte le donne, perché vogliamo un’Europa che metta fine alla femminilizzazione della povertà, è urgente fermare l’avanzata dei governi fascisti in Europa e impedire l’avanzata dell’estrema destra al Parlamento europeo.

Perché vogliamo un’Europa rispettosa della sovranità dei popoli, perché vogliamo un mondo in Pace, questo 8 marzo dichiariamo lo sciopero femminista per i nostri diritti e in solidarietà con le donne palestinesi che vengono massacrate.

Gridiamo: cessate il fuoco in Palestina e aiuti umanitari urgenti!

#8M #8M2024


24/02/24

Kathmandu (Nepal)/Sedicesimo Forum Sociale Mondiale

 In Nepal dal 15 al 19 febbraio 2024 si è svolto il 16° Forum Sociale Mondiale. AWMR Italia ha partecipato al panel "Femminismo, movimenti delle donne e diversità" svoltosi il 18 febbraio.



18mila partecipanti provenienti da oltre1.100 organizzazioni si sono registrati per prendere parte a circa 400 attività. Gli organizzatori stimano che abbiano partecipato persone provenienti da 98 paesi e che durante le giornate dei lavori in agenda siano transitate per il Forum 50mila persone.

Alla marcia del giorno di apertura a Kathmandu hanno partecipato da 12mila a 15mila persone. I partecipanti provenivano principalmente dal Nepal e dai paesi vicini dell'Asia meridionale, principalmente dall'India ma anche dal Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka e Bhutan. Non molto alta la partecipazione dal resto dell'Asia, Africa, America Latina e Nord, Europa e Oceania. Necessariamente, oltre alle attività in presenza, molte si sono svolte in forma ibrida, cioè con partecipazioni da remoto attraverso i collegamenti internet.

Tutte le informazioni sul programma erano disponibili su un apposito sito Web e su un'app che hanno funzionato bene. Le attività principali si sono svolte nel quartiere Bhrikuti Mandap a Kathmandu. Tende con spazi per un gran numero di appuntamenti aggiuntivi erano allestite in ​​6 campus universitari vicini. 750 guide volontarie hanno assistito i partecipanti. Un gran numero di interpreti online in tutto il mondo hanno aiutato anche durante molte riunioni ibride. È stata fornita anche l'interpretazione in loco per molte lingue locali. Tutta la preparazione internazionale è stata svolta da volontari in spagnolo, portoghese, francese e inglese utilizzando riunioni Zoom e gruppi Whatsapp.

Il budget totale è ammontato a poco meno di 2 milioni di euro. Non c’è stata possibilità di creare un fondo di solidarietà per facilitare i viaggi dei gruppi a basso reddito. Tuttavia, la partecipazione di numerose persone indigene del Nepal e di altri gruppi sociali svantaggiati come gli intoccabili è stata ampia grazie a progetti di organizzazioni non governative (ONG).

I sindacati e le organizzazioni degli agricoltori hanno inviato delegazioni altrettanto ampie. Un’altra presenza importante è stata quella del Consiglio Mondiale delle Chiese, con molti cristiani indiani che si sono uniti ai musulmani e alle forze laiche per sottolineare l’importanza della tolleranza. Molto significativa la partecipazione di gruppi e associazioni femministe e ambientaliste. Tra le organizzazioni internazionali presenti figurano Actionaid, l'Alleanza internazionale degli abitanti, il Comitato per l’Abolizione dei Debiti Illegittimi (CADTM), che lavora per la cancellazione del debito e contro le politiche di austerità, Via Campesina, ATTAC e Friends of the Earth di diversi paesi, l'International Peace Bureau e Focus on the Global South. Con una presenza meno numerosa rispetto a precedenti edizioni, ma comunque con una gamma rappresentativa.

L'appello per una giornata globale di azione in solidarietà con la Palestina il 15 maggio è stato fortemente sostenuto da tutte le componenti del Consiglio Internazionale del FSM.

All’evento è intervenuto anche il segretario generale dell’ONU, António Guterres. Ha sottolineato l'importanza di trovare soluzioni per il cambiamento climatico e di promuovere la solidarietà: «Grazie per esservi riuniti in uno spirito di solidarietà e cooperazione. Unirsi per il bene comune è fondamentale quando infuriano i conflitti e crescono le divisioni geopolitiche. Abbiamo bisogno di solidarietà globale per salvare gli obiettivi di sviluppo sostenibile e di riformare un sistema finanziario globale obsoleto, disfunzionale e ingiusto».

(Tord Björk, WBW)

19/02/24

WSF 2024 Nepal / Donne verso un altro mondo possibile

AWMR Italia ha preso parte al panel su “Femminismi, movimenti delle donne e diversità verso un altro mondo possibile”, che si è tenuto il 18 febbraio a Kathmandu (Nepal), nell’ambito del World Social Forum 2024. Una riflessione in forma di dialogo fra donne provenienti da varie latitudini, sui problemi che ciascuna affronta nel proprio territorio e sulle strategie che mette in atto per risolverli, nonché sulle possibili linee guida per costruire un’agenda globale condivisa. 

Il dialogo è stato coordinato da Rosy Zuñiga (Messico), segretaria generale del Consiglio di Educazione Popolare per l’America Latina e i Caraibi (CEAAL), e Rita Freire (Brasile), componenti del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale. Al panel hanno partecipato, oltre a Ada Donno di Awmr Italia, Ann Wright (Veterans for Peace, USA); Amanda Anderson e Dalila Calisto (Brasile); Lena Meari (Palestina); Lolita Chavez e Maria Marroquìn (Guatemala); Renu Adhikari (Nepal); Tabitha Mulyampiti (Uganda); Cheima el Ajiam (Tunisia).

Claudia Korol (Argentina) ha tratto le conclusioni del dibattito, davvero ricco e articolato. Riportiamo qui l’intervento di Ada Donno.

«Saluto tutte voi, donne del mondo, e ringrazio il World Social Forum 2024 per aver organizzato questo panel. Grazie in particolare a Rosy Zuñiga e a quante hanno partecipato al grande lavoro di coordinamento di questo panel su Femminismi, movimenti e diversità verso la costruzione di altri mondi possibili.

«Intervengo a nome dell'Associazione di Donne della Regione Mediterranea, organizzazione pacifista e femminista italiana fondata circa trent'anni fa, che opera principalmente per costruire rapporti di solidarietà con le donne del Mediterraneo ed è affiliata alla Federazione Democratica Internazionale delle Donne.

«Awmr Italia fa parte anche di una più ampia rete europea di donne, l’Assemblea femminista delle Forze progressiste, verdi e di sinistra. Inoltre, da circa un anno, facciamo parte della rete internazionale Donne per la Pace Unite contro la NATO, (che vedo qui rappresentata in questo panel anche da Ann Wright dagli USA, che saluto cordialmente). Colgo l'occasione per invitarvi a prendere visione e, se siete d'accordo, firmare la Dichiarazione di Pace che abbiamo lanciato a Bruxelles nel giugno 2023, già sottoscritta da migliaia di donne nel mondo.


«Comincio col riferirvi che, nell’ambito dell'Assemblea femminista delle forze ambientaliste e progressiste di sinistra che ho prima citato, stiamo preparando un'azione europea per il prossimo 8 marzo, che sarà contrassegnata dal motto: CONTRO LA VOSTRA ECONOMIA DI GUERRA, LA NOSTRA ECONOMIA DI CURA! E vorrei spiegare brevemente le ragioni del nostro agire: nostra intenzione è incentrare la nostra azione sul tema della difesa di quella che chiamiamo “economia della cura”, che pone in cima ad ogni valore la vita delle persone, la natura e la pace.

«Purtroppo il mondo sta correndo verso la guerra, lo vediamo ogni giorno. Ma, come diciamo da molti anni noi femministe, le guerre non “scoppiano” all'improvviso: le guerre sono lungamente preparate e precedute da segnali preoccupanti e avvertibili in ciascun paese o regione del mondo coinvolti: uno di questi è la graduale e rapida conversione delle economie verso le produzioni di guerra.

«Si comincia col sostenere, più o meno scopertamente, i piani di riarmo, dirottando gradualmente risorse statali dalle spese sociali, sanitarie e educative verso le spese per le attività militari. Questo processo è iniziato in Europa e nei paesi appartenenti alla NATO da diverso tempo, lo andiamo denunciando con forza nelle nostre assemblee femministe europee da più di un decennio.

«Allo stesso tempo, sono stati avviati processi, inizialmente occulti e poi sempre più palesi, di graduale militarizzazione delle società, restrizioni dei diritti civili e sociali, fino a quando il militarismo finirà col permeare i settori dell’educazione e dell’informazione pubblica: già i media mainstream sono impregnati di discorsi che tendono a farci accettare la guerra come qualcosa di “normale”, possibile e inevitabile. Questi sono processi di condizionamento dell’opinione pubblica che già sono sotto i nostri occhi in Europa.

«E quando la parola passa alle armi, le voci delle donne che parlano di cura del mondo non si sentono più nel frastuono bellicista… suonano perfino stonate. Tutti i discorsi di distensione, pacificazione, solidarietà internazionale fatti appena qualche decennio fa sembrano già lontani e irreali: la normalità diventa ancora una volta la guerra e i nostri diritti, quelli che credevamo acquisiti una volta per sempre, diventano invisibili.

«In questo clima di esaltazione bellicista, in molti paesi crescono elettoralmente le forze di destra, i partiti neofascisti e neonazisti riprendono fiato, sembra che ovunque la gente non capisca il precipizio verso cui stiamo andando e presti ascolto solo a chi usa un linguaggio violento e promette record, supremazie, vittorie contro nemici reali o immaginari. Nella “democratica” Europa come in altre parti nel nord del mondo, le forze neofasciste in alleanza con le forze patriarcali neoliberali promuovono la guerra e l'economia di guerra che crea, sfrutta e uccide...

«Vorrei ricordare che la pandemia di Covid negli ultimi anni ci aveva portato una grande illusione: il mondo sembrava aver finalmente capito l'importanza di mettere al centro delle attività umane la cura della vita e del pianeta. Al contrario, la gestione patriarcale e neoliberista della la pandemia si è risolta in una frenetica caccia ai profitti per le grandi aziende farmaceutiche, a detrimento dei bisogni sociali.

«Che fare? Come diciamo, bisogna rendere la cura un “paradigma politico”, che significa ripartire dal rilancio dei sistemi sanitari e educativi pubblici, spostare risorse economiche verso i bisogni sociali invece che verso il riarmo, sostenere le politiche di pace contro le scelte di guerra.

«Non possiamo parlare di progresso per le donne se non c'è pace. La pace è necessaria perché nella guerra, sia economica che militare, i diritti delle donne vengono resi invisibili. Con le guerre perdiamo diritti fondamentali come il diritto di decidere sul nostro corpo, sulla nostra maternità, sulla nostra sessualità, aumenta la femminilizzazione della povertà, le donne sono più indifese di fronte a ogni tipo di violenza sessista, alla violenza domestica, alla violenza sessuale e al femminicidio. Allo stesso modo non possiamo parlare di diritti delle donne se s’instaurano governi fascisti e se va avanti l’occupazione delle istituzioni europee da parte dell'estrema destra.

«Per tutte queste ragioni, e nonostante tutto questo, il prossimo 8 marzo ancora una volta noi europee ci dichiareremo in sciopero femminista, reclamando i nostri diritti e proclamando la nostra solidarietà alle donne del mondo che in questo momento patiscono le peggiori conseguenze della guerra, prime fra tutte le donne, le bambine e i bambini palestinesi che ogni giorno muoiono sotto le bombe a Gaza.

Grazie per la vostra attenzione». 

#WSF2024 #Kathmandu