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10/03/25

WIDF 80° anniversario / Viva la solidarietà e la sorellanza internazionalista!

 Il 2025 è per il movimento delle donne un anno denso di significativi anniversari. Per milioni di donne nel mondo, che lottano per difendere i diritti duramente conquistati, ora purtroppo sotto attacchi concentrici, queste celebrazioni e commemorazioni offrono l’opportunità di esplorare la nostra storia collettiva, rifletterci e trovare da essa ispirazione. Ma più di questo, aiutano a illuminare nuove generazioni di donne e giovani lavoratrici sui compiti che ci attendono nella costruzione di un futuro di pace nel quale prevalgano giustizia e uguaglianza, libere da oppressione, sfruttamento e violenza. In questo articolo la National Assembly of Women getta uno sguardo sulla storia della WIDF nel suo 80° anniversario e su alcune delle iniziative da essa promosse che raggiungeranno il traguardo della cifra tonda nei prossimi mesi.

Foto SISTERS spring 2025

di Liz Payne, presidente della National Assembly of Women, UK *

La WIDF, a cui la National Assembly of Women (NAW) è affiliata, fu fondata in un congresso a Parigi alla fine del 1945. L’impulso alla sua fondazione venne da vari movimenti internazionalisti di donne antifasciste, egualitarie e pacifiste cresciuti tra gli anni 30 e la seconda guerra mondiale. Questi comprendevano l’Unione delle Donne Francesi (UFF), in seguito di venuta Femmes Solidaires, che ospitò il congresso di Parigi. In tutto vi parteciparono 850 delegate da 181 organizzazioni di donne provenienti da 41 paesi. Rappresentavano milioni di donne da tutto il mondo. La rinomata pacifista e femminista francese Gabrielle Duchene vi partecipò in rappresentanza della Women’s International League for Peace and Freedom (WILPF). C’erano anche dalla Gran Bretagna alcune delegate della sezione nazionale dell’International Women’s Day Committee (IWDC), costituita nel 1942 ed essa stessa parte di un coordinamento internazionale.

Fra i principi fondanti della WIDF c’era la lotta contro il fascismo e per la pace, senza la quale non ci può essere l’uguaglianza, per i diritti economici, politici e sociali delle donne ovunque e per tutto ciò che è necessario per la salute e il benessere dei bambini, comprese l’istruzione e l’eliminazione della povertà. Questi divennero, e restano tuttora, gli obiettivi chiave della NAW, fondata a Londra nella Giornata Internazionale delle Donne del 1952.

La WIDF ha collaborato strettamente con il World Peace Council (WPC), costituito nel 1949 per opporsi alla NATO, l’alleanza militare guerrafondaia che persegue gli interessi collettivi delle potenze più reazionarie sulla terra. Nel maggio 1951 la WIDF compì un intervento importante nella guerra di Corea. Inviò in Corea una Commissione Internazionale Investigativa composta da attiviste dell’Africa, America, Asia ed Europa, compresa la britannica Monica Felton, per indagare sulla condotta della guerra sul campo. Il successivo report della Commissione intitolato Noi accusiamo! rivelò al mondo una serie di atrocità americane, compreso il sospetto ricorso alla guerra batteriologica.

Durante la guerra del Vietnam, la WIDF e le sue organizzazioni affiliate collaborarono strettamente con le organizzazioni sorelle in Vietnam e organizzarono proteste e azioni di solidarietà ovunque. Una di queste, in cui la NAW fu strettamente coinvolta, fu la costruzione dell’Ospedale dell’Amicizia per madri e bambini ad Hanoi, che entrò in funzione nel 1979.

La prima presidente della WIDF fu Eugénie Cotton, scienziata francese e partigiana antifascista, che inseguito divenne anche vicepresidente del WPC, mantenendo le due posizioni fino alla fine della sua vita nel 1967. Dolores Ibarruri, nota anche come la Pasionaria, eminente leader politica repubblicana durante la guerra civile spagnola del 1936-1939, fondatrice dell’organizzazione di donne antifasciste e per la pace Mujeres Antifascistas, fu fra le fondatrici della WIDF e ne divenne vicepresidente onoraria.

La WIDF collaborò fin dall’inizio con altre organizzazioni internazionali di massa come la World Federation of Democratic Youth (WFDY), in campagne per la tutela dei bambini, e la World Federation of Trade Unions (WFTU) per i diritti lavorativi delle donne. Molte iniziative innovative per le donne e i bambini negli anni sono state guidate dalla WIDF. Per citarne alcune, la designazione del 1° giugno come Giornata Internazionale del Bambino, segnata come tale per la prima volta nel 1950, e l’organizzazione nel 1952 della Conferenza in difesa dei bambini e nel 1955 il congresso mondiale delle madri a Losanna.

La WIDF affrontò l’enorme questione dell’impatto dell’”impero” sulle donne che vivevano nei territori coloniali e fu dietro il Seminario sulla Madre e il Bambino in Africa tenuto 60 anni fa nell’agosto 1965 in Mali. Da quel momento la WIDF divenne una grande forza da non sottovalutare. Le sue organizzazioni comprendevano oltre 200 milioni di donne in tutto il mondo.

Fu su proposta della WIDF alla Commissione per lo Status delle Donne (CSW) delle Nazioni Unite che cinquant’anni fa l’ONU dichiarò il 1975 Anno Internazionale delle Donne e proclamò i successivi dieci anni Decennio delle Nazioni Unite per le donne al fine di promuovere nel mondo il discorso sull’avanzamento della parità femminile. La prima Conferenza Mondiale per le Donne a Città del Messico nel giugno 1975 è passata come “il più grande evento di presa di coscienza nella storia”.

In tutto, quattro conferenze mondiali furono convocate dalle NU nell’ultimo quarto del ventesimo secolo. La quarta conferenza, alla quale la NAW prese parte, si tenne a Pechino nel 1995. La Dichiarazione di Pechino sul raggiungimento della parità di diritti per le donne, che quest’anno compie 30 anni, fu il risultato più famoso di quell’evento.

Come affiliata alla WIDF, la NAW continua a partecipare alle attività del Comitato direttivo mondiale e del Coordinamento regionale europeo. Uno dei più validi contributi che l’essere affiliata alla WIDF reca alla NAW è la costante interazione con le sorelle delle organizzazioni affiliate, che ci aiuta ad acquisire una comprensione delle esperienze e delle lotte delle donne in tutto il mondo, soprattutto attraverso le riunioni e le dichiarazioni prodotte.

La NAW è stata una delle organizzazioni partecipanti nel luglio 2024 a un workshop online su Donne e Guerra che ha realizzato un ampio ascolto e un insieme unico di contributi. Attraverso la WIDF abbiamo potuto accedere a testimonianze di prima mano e report sulle coraggiose lotte contemporanee delle donne in ogni parte del mondo, comprese le zone di guerra del Medio Oriente e dell’Africa. L’ultima dichiarazione del Movimento delle Donne Democratiche in Israele è pubblicato su queste stesse pagine.

Nell’80° anniversario della WIDF abbiamo molto da celebrare e molto da emulare guardando avanti. La NAW è orgogliosa di far parte di questa organizzazione autenticamente internazionalista!

Solidarietà alla WIDF e alla sua sorellanza mondiale!

*L’articolo è pubblicato in SISTER  rivista trimestrale della NAW, n.1/2025, Coventry (UK). 



31/01/25

OGE (Grecia) / Denunciamo Trump per il reinserimento di Cuba nella “lista dei paesi terroristi”

 Awmr Italia - Donne della Regione Mediterranea si associa alla denuncia della Federazione delle donne greche (OGE) contro la nuova amministrazione Trump negli Stati Uniti e la sua spregevole decisione, fin dal primo giorno del suo mandato, di reinserire Cuba nella lista degli "stati terroristi".

La denuncia delle donne greche prosegue: « Condanniamo inoltre l'atteggiamento ipocrita dell'amministrazione Biden, che ha rimosso Cuba dalla lista appena cinque giorni prima dell'insediamento della nuova amministrazione statunitense. Non dimentichiamo che Biden ha mantenuto Cuba nella lista degli "stati terroristi" durante i suoi quattro anni di mandato e ha attuato le 243 misure punitive adottate dalla prima amministrazione Trump contro Cuba.

«Esprimiamo la nostra piena solidarietà al popolo cubano, in particolare alle donne cubane che subiscono le conseguenze delle barbare decisioni statunitensi e dell'embargo imperialista.

«Intensifichiamo la nostra lotta per la revoca di questa decisione inaccettabile della nuova amministrazione statunitense e per porre fine all'embargo criminale. Continueremo a difendere il diritto del popolo cubano a proseguire sulla strada che ha scelto per sé senza ingerenze straniere.»


01/07/24

FDIM/WIDF- Per una azione permanente contro la guerra

“No alla guerra! Solidarietà dei popoli contro l’imperialismo!” era il tema centrale del webinar europeo della FDIM/WIDF tenutosi il 29 giugno 2024, organizzato dall’Ufficio regionale europeo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne.

Webinar europeo della FDIM/WIDF (29 giugno 2024)


Al webinar hanno partecipato le organizzazioni europee della FDIM/WIDF, la presidente internazionale della FDIM/WIDF Lorena Peña, le rappresentanti delle organizzazioni di Europa, America Latina e Caraibi, Paesi arabi, Africa, Asia affiliate alla FDIM/WIDF: Christina Skaloubaka, presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE) e Mairini Stefanidis, co-coordinatrice della regione europea FDIM/WIDF per conto della stessa Federazione delle donne greche (OGE); Ada Donno, vicepresidente della FDIM/WIDF per l’Europa e presidente dell'Associazione Donne della Regione Mediterranea (AWMR Italia); Liz Payne presidente dell'Assemblea Nazionale delle Donne in Gran Bretagna (NAW); Eleni Evagorou segretaria organizzativa del Movimento delle donne POGO, Cipro; Regina Marques, Movimento Democratico delle Donne (MDM), Portogallo; Aslıhan Çakaloğlu dei Comitati di Solidarietà delle Donne (UWEF) Turchia. Marta Martin del Movimento Democratico delle Donne (MDM), Spagna. Nisreen Morqus, Presidente del Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele. Azar Sepehr dell'Organizzazione democratica delle donne iraniane in Gran Bretagna (DOIW); Intisar Elwazir vicepresidente della FDIM/WIDF per i Paesi Arabi, presidente dell’Unione Generale delle Donne Palestinesi; Anahí Arizmendi portavoce del Frente Bicentenario de Mujeres 200, Venezuela; Fernanda Larrainzar, Presidente della Organizacion de Mujeres Trabajadoras de Mexico (OMTM)
Hanno portato i loro saluti i rappresentanti del Consiglio Mondiale della Pace (CMP), della Federazione Sindacale Mondiale (FSM), della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD).

Riportiamo qui la relazione di Ada Donno (Awmr Italia).

Care amiche e compagne, innanzitutto vorrei ringraziare le nostre compagne della OGE-Federazione delle donne greche, Mairini e Cristina, insieme a tutto l'ufficio regionale europeo della FDIM/WIDF per lo sforzo organizzativo che ci permette di essere qui riunite a discutere e costruire un’agenda comune, che vogliamo attuare nel prossimo futuro.

Perché un’agenda comune incentrata sull'azione permanente contro la guerra? Permettetemi di rispondere a questa domanda semplicemente nominando due motivi di mia grande preoccupazione e angoscia. La prima è che le recenti nomine ai massimi livelli decisionali dell’Ue e della Nato, decise pochi giorni fa dai governi, non ci rassicurano, anzi, ci preoccupano e ci inquietano ancora di più. Il nuovo Segretario generale della NATO è, se possibile, ancora più atlantista e guerrafondaio del precedente, Stoltenberg. Con la crescita dell’estrema destra nel Parlamento europeo e la rielezione della signora Von der Leyen a capo dell’UE, siamo, se possibile, un altro passo avanti verso la guerra.

Il secondo motivo di inquietudine è osservare come l’elezione di donne ai più alti livelli decisionali non è sempre sinonimo o segno di progresso e di pace. Come è nel caso della nomina a capo della politica estera dell’UE della prima ministro estone, la signora Kallas, nota per le sue opinioni guerrafondaie e visceralmente russofobe, a favore del riarmo totale dell’Europa. O come è nel caso della prima ministra italiana Meloni, neofascista e dichiaratamente nemica dei diritti delle donne.

Da un lato, la nomina di tali figure femminili è indice di un completo travisamento e di un uso strumentale dell’uguaglianza delle donne, un espediente che serve ad attenuare agli occhi della gente comune la paura di trovarci sull’orlo del baratro e a distrarci dall’impressione che le istituzioni europee siano nelle mani di pazzi furiosi che non arretrano neppure davanti alla prospettiva di una guerra totale e nucleare.

Purtroppo vediamo come un’ideologia reazionaria e misogina stia guadagnando terreno in paesi come Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Polonia e Slovacchia, e come l’estrema destra stia occupando le istituzioni democratiche, anche quando non è dentro i governi.

Sappiamo che esiste una connessione molto stretta tra il pensiero che si oppone all’avanzamento delle politiche di uguaglianza di genere e quello che considera la guerra come unica soluzione per le controversie internazionali, e quindi sostiene l’escalation del militarismo nelle società e il riarmo totale.

Ecco perché l’Awmr Italia – Donne della Regione Mediterranea ha partecipato attivamente alla recente mobilitazione contro il vertice del G7, che ha avuto luogo a metà giugno nel Sud Italia, dove i cosiddetti "sette grandi" si sono incontrati per confermare la loro volontà di accelerare la transizione delle economie capitaliste verso la "economia di guerra" con programmi di riarmo, di continuare a finanziare piani di guerra che possono avere risultati catastrofici per tutta l'umanità.

In una tavola rotonda su “DONNE CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA” – tenutasi nell’ambito delle attività contro il G7 – abbiamo detto che è vergognoso che si continui a sprecare risorse in un frenetico riarmo, quando solo una parte della spesa militare dei paesi G7 basterebbe a eliminare la fame, le malattie e la mortalità infantile dalla faccia del pianeta, a risolvere i problemi del riscaldamento globale e del drammatico deterioramento ambientale, a promuovere i diritti umani delle donne e delle ragazze ovunque vengano violati.

Noi donne abbiamo denunciato, quale causa principale del disagio della maggioranza delle donne, lo stesso modello di sviluppo capitalistico, sia per la distruttività insita nei processi di supersfruttamento del lavoro, sia per il deterioramento dei beni materiali e umani, l’aumento sistematico delle disuguaglianze e della povertà, e infine la guerra, divenuta un progetto operativo permanente di un sistema economico-politico-militare che cerca di sottomettere il pianeta e l’umanità che lo abita agli interessi lucrativi di pochi dominatori.

Gli slogan che le donne hanno gridato nella marcia contro il G7 a Fasano in Puglia sono stati: Non un soldo, non un soldato per le guerre della NATO! GIÙ LE MANI DAI DIRITTI DELLE DONNE! BASTA escalation militare! Fermare il GENOCIDIO DEL POPOLO PALESTINESE!

Inoltre, come Awmr Italia stiamo partecipando alla campagna di mobilitazione internazionale contro le basi USA/NATO promossa dalla rete Global Women for Peace united against NATO: con l’occasione del 75° anniversario della fondazione dell'Alleanza Atlantica ne andiamo denunciando il carattere sempre più aggressivo e guerrafondaio, l’espansione illimitata che ha destabilizzato pericolosamente le relazioni internazionali e alimentato conflitti che ci mettono sempre più a rischio di una catastrofe globale.

75 anni di NATO sono troppi e hanno già fatto troppi danni! La permanenza delle basi USA/NATO impone ai nostri paesi il coinvolgimento nelle operazioni di guerra della NATO in tutti i continenti che già fanno presagire uno scenario di terza guerra mondiale. A cui si aggiungono le ricadute sulla società delle politiche di riarmo e militarizzazione, con la sottrazione di risorse pubbliche, che dovrebbero invece essere destinate al benessere sociale, alla sanità, all’istruzione, al lavoro e alla tutela dell’ambiente.

Chiediamo un cambiamento radicale nelle politiche europee: noi donne guardiamo a un’altra Europa, dove vigano pace, solidarietà, liberazione per le donne e gli uomini che ci vivono, accoglienza e rispetto verso le donne e gli uomini che vogliono venire a viverci, senza discriminazioni, sfruttamento, nessuna oppressione, nessuna guerra.

Care compagne, nei prossimi mesi e anni dovremo impegnarci per accrescere la presenza della nostra FDIM/WIDF in Europa, per rafforzare l'ufficio di coordinamento europeo, coinvolgere le organizzazioni affiliate attorno all'obiettivo comune di fermare la guerra, fermare l’avanzata del militarismo e del bellicismo, realizzare il progetto di quello che abbiamo chiamato "tribunale di coscienza" internazionale contro i crimini di guerra e il genocidio a Gaza, come proposto dalla nostra presidente Lorena Peña.

Vorrei chiudere questo mio intervento ringraziando ancora una volta l'OGE e l'ufficio regionale europeo per il loro sforzo organizzativo che ci permette di essere qui riunite, per discutere e costruire un'agenda comune delle donne che vogliamo attuare nei prossimi mesi e anni, attraverso un piano d’azione che coinvolga le organizzazioni affiliate alla FDIM/WIDF in tutta la Regione europea, da Ovest a Est, in collaborazione con quelle delle altre aree regionali – in primo luogo la Regione Araba – per la costruzione di un Mar Mediterraneo di pace, giustizia, accoglienza , diritti e solidarietà. Grazie.

 



30/06/24

“No alla guerra! Solidarietà dei popoli contro l’imperialismo!” / Webinar europeo della FDIM/WIDF

 Si è tenuto sabato 29 giugno 2024, dalle ore 18 (ora della Grecia) alle 21, il webinar organizzato dall’Ufficio regionale europeo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne sul tema: “Mobilitiamoci contro la guerra. Rafforziamo la nostra solidarietà con tutti i popoli che subiscono l’aggressione e l’occupazione imperialista. No alla guerra!”.

"No alla guerra!"/ Webinar europeo della FDIM/WIDF

Hanno partecipato le organizzazioni europee della FDIM/WIDF, la presidente della FDIM/WIDF Lorena Peña, le rappresentanti delle organizzazioni di Europa, America Latina e Caraibi, Paesi arabi, Africa, Asia affiliate alla FDIM/WIDF. Sono stati invitati a portare il loro saluto i rappresentanti del Consiglio Mondiale della Pace (CMP), della Federazione Sindacale Mondiale (FSM), della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD). 

Dopo il benvenuto di Christina Skaloubaka, presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE) e la relazione introduttiva di Mairini Stefanides, co-coordinatrice della regione europea FDIM/WIDF per conto della Federazione delle donne greche (OGE), hanno portato il loro saluto Lorena Peña Mendoza, Presidente della FDIM/WIDF e Iraklis Tsavdaridis, segretario esecutivo del World Peace Council (CMP/WPC).

Sono seguite quindi le relazioni di
- Ada Donno, vicepresidente della FDIM/WIDF per l’Europa, presidente dell'Associazione Donne della Regione Mediterranea (AWMR), Italia.
- Liz Payne presidente dell'Assemblea Nazionale delle Donne in Gran Bretagna (NAW).
- Eleni Evagorou segretaria organizzativa del Movimento delle donne POGO, Cipro.
- Regina Marques, Movimento Democratico delle Donne (MDM), Portogallo.
- Aslıhan Çakaloğlu dei Comitati di Solidarietà delle Donne (UWEF) Turchia.
- Marta Martin del Movimento Democratico delle Donne (MDM), Spagna.
- Nisreen Morqus, Presidente del Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele.
- Azar Sepehr dell'Organizzazione democratica delle donne iraniane in Gran Bretagna (DOIW).
Interventi di saluto:
- Intisar Elwazir vicepresidente della FDIM/WIDF per i Paesi Arabi, presidente dell’Unione Generale delle Donne Palestinesi
- Anahí Arizmendi portavoce del Frente Bicentenario de Mujeres 200, Venezuela
- Fernanda Larrainzar, Presidente della Organizacion de Mujeres Trabajadoras de Mexico (OMTM)

In chiusura, la proposta di un PIANO D’AZIONE da adottare per l’immediato futuro dalle organizzazioni europee della FDIM/WIDF è stata presentata da Christina Skaloubaka, presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE), i cui punti essenziali sono:

1) Di fronte ai piani criminali della NATO che coinvolgono i nostri paesi e i nostri popoli in una sanguinosa guerra imperialista, le organizzazioni della FDIM/WIDF sono chiamate a mobilitarsi con iniziative di lotta. In vista del vertice della NATO che si svolgerà dal 9 all’11 luglio a Washington la WIDF e le sue organizzazioni s’impegnano a promuovere iniziative per informare le donne nei nostri paesi sugli sporchi e pericolosi piani della NATO e segnalare la nostra opposizione ad essi con mobilitazioni di massa.

2) In considerazione del genocidio in corso ai danni del popolo palestinese da parte del sanguinario Stato israeliano, le organizzazioni affiliate alla FDIM/WIDF dovranno organizzare una protesta di massa in ogni paese davanti alle ambasciate di Israele e con una presenza parallela di solidarietà nelle ambasciate palestinesi in ogni paese.

3) Questa azione contro la guerra dovrà essere permanente. Non può avere una data di fine e quindi la nostra campagna avrà un carattere duraturo.

In questa direzione possiamo ad esempio cogliere l’occasione della data del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, per evidenziare il lato violento della guerra e le sue conseguenze sulla vita delle donne, dal momento che i governi e le organizzazioni imperialiste fanno di tutto per nasconderli.

 29 giugno 2024



22/06/24

Webinar europeo della FDIM/WIDF / “No alla guerra! Solidarietà dei popoli contro l’imperialismo!”

 

L’Ufficio regionale europeo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne invita al webinar che si terrà sabato 29 giugno 2024, dalle ore 18 (ora della Grecia) alle 21, sul tema: “Mobilitiamoci contro la guerra. Rafforziamo la nostra solidarietà con tutti i popoli che subiscono l’aggressione e l’occupazione imperialista. No alla guerra!”.



Interverranno: le organizzazioni europee della FDIM/WIDF, la presidente della FDIM/WIDF, rappresentanti di organizzazioni della FDIM/WIDF da America Latina e Caraibi, Paesi arabi, Africa, Asia; del Consiglio Mondiale della Pace (CMP), della Federazione Sindacale Mondiale (FSM), della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD). 

AGENDA (provvisoria):
- Benvenuto di Christina Skaloubaka, presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE).
- Introduzione di Mairini Stefanides, co-coordinatrice della regione europea FDIM/WIDF per conto della Federazione delle donne greche (OGE)
- Intervento di Lorena Peña Mendoza, Presidente della FDIM/WIDF.
- Saluto di Iraklis Tsavdaridis, Segretario Esecutivo del World Peace Council (CMP/WPC).
- Saluto di Cinzia Della Porta, del Segretariato della Federazione Mondiale dei Sindacati (FSM/WFTU) e Coordinatrice del Segretariato delle Donne della FSM.
 
Relatrici:
- Ada Donno, vicepresidente della FDIM/WIDF per l’Europa, presidente dell'Associazione Donne della Regione Mediterranea (AWMR), Italia.
- Liz Payne presidente dell'Assemblea Nazionale delle Donne in Gran Bretagna (NAW).
- Eleni Evagorou segretaria organizzativa del Movimento delle donne POGO, Cipro.
- Regina Marques, Movimento Democratico delle Donne (MDM), Portogallo.
- Aslıhan Çakaloğlu dei Comitati di Solidarietà delle Donne (UWEF) Turchia.
- Marta Martin del Movimento Democratico delle Donne (MDM), Spagna.
- Nisreen Morqus, Presidente del Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele.
- Azar Sepehr dell'Organizzazione democratica delle donne iraniane in Gran Bretagna (DOIW).
Interventi di saluto:
- Intisar Elwazir vicepresidente della FDIM/WIDF per i Paesi Arabi, presidente dell’Unione Generale delle Donne Palestinesi
- Anahí Arizmendi portavoce del Frente Bicentenario de Mujeres 200, Venezuela
- Fernanda Larrainzar, Presidente della Organizacion de Mujeres Trabajadoras de Mexico (OMTM)
- Chiusura e proposta di piano d'azione a cura di Christina Skaloubaka presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE)
 
È prevista inoltre la presenza di:
Marcia Campos, ex-Presidente della WIDF
Skevi Koukouma, vicepresidente FDIM/WIDF e Segretario generale di POGO, Cipro
• Sig.ra Nguyen Phuong Nhung, Unione Donne del Vietnam (VWU)
• Sig.ra Nguyen Hoang Bich, dell’Unione Donne del Vietnam (VWU)
Elena Linarez, presidente del Movimento delle Donne “Clara Zetkin”, Venezuela
Milena Fiore, AWMR Italia
Rita Carole Rojas Farfan, dell'Union Popular de Mujeres Peruanas, Perù
Yoshiko Saeki, Federazione giapponese delle organizzazioni femminili (FUNDAREN)
Pam Flynn – responsabile del lavoro per la pace nella NAW, Gran Bretagna
Bernadette Keaveney - esecutivo della NAW, Gran Bretagna
Mor Stoller, Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele
Omiama abu Ras del Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele
Angela Brandão, Movimento Democratico delle Donne (MDM), Portogallo
Gizem Batı, Comitati di solidarietà femminile (UWEF Turchia)
Serap Emir, Comitati di solidarietà femminile (UWEF Turchia)
 
I lavori si svolgeranno con traduzione simultanea in inglese, spagnolo, arabo.
Per info e richiesta di partecipazione scrivere entro il 25 giugno a: oge.greece@gmail.com

#FDIM/WIDF

11/12/21

DIRITTI UMANI / JULIAN ASSANGE LIBERO!

 


La mattina del 10 dicembre sono state diffuse le prime notizie sulla decisione presa dell’Alta Corte inglese in merito al ricorso degli Stati Uniti contro la sentenza dello scorso gennaio, che bloccava l’estradizione dell’editore e giornalista australiano Julian Assange. Smentendo la precedente sentenza, il ricorso degli Usa è stato accolto e ora Assange potrebbe essere estradato negli Usa e lì giudicato per presunti reati di cui viene accusato. Ricordiamo che la sua “colpa” è avere informato il mondo, attraverso Wikileaks, sui crimini commessi dall'imperialismo statunitense e i suoi alleati in luoghi come l'Afghanistan, l'Iraq e la Libia.

Stella Moris, compagna di Julian Assange, nonché avvocata della sua difesa, ha dichiarato: «L’Alta Corte è andata contro Julian, in questa occasione, sulla base di assicurazioni/ “non-assicurazioni” politiche che gli Stati Uniti hanno dato al governo del Regno Unito… Parlo di “non-assicurazioni”, perché tali assicurazioni sono intrinsecamente inaffidabili e mostrano la loro natura fallace nella loro stessa formulazione… Nell’ultimo anno, così come negli ultimi due anni e mezzo, Julian è rimasto nel carcere di Belmarsh. In realtà, subisce pene detentive in una forma o nell’altra, dal 7 dicembre 2010: da 11 anni! Per quanto tempo ancora può andare avanti così?

«Oggi è la Giornata Mondiale dei Diritti Umani. Che vergogna, che cinismo, prendere questa decisione in questo giorno! Tenere uno tra i più importanti editori e giornalisti degli ultimi 50 anni in una prigione del Regno Unito, accusato per aver pubblicato la verità sui crimini di guerra, sui “kill team” della CIA! Ad ogni nuova udienza veniamo a sapere di più sulla natura criminale e violenta di questo caso. Julian ha denunciato i crimini delle torture della CIA, delle uccisioni della CIA e ora sappiamo che quegli assassini della CIA stavano pianificando di uccidere anche lui! Come può questa Corte approvare una richiesta di estradizione in queste condizioni? Come possono accettare un’estradizione nel paese che ha tramato per uccidere Julian, che ha tramato per uccidere un editore a causa di ciò che ha pubblicato?

«Questo caso lede i fondamenti stessi della libertà di stampa e della democrazia! Ma lotteremo! Ogni generazione ha una battaglia epica da combattere e questa è la nostra! Perché Julian rappresenta i fondamenti di cosa significa vivere in una società libera, di cosa significa libertà di stampa, di cosa significa per i giornalisti fare il proprio lavoro senza dover temere di passare il resto della loro vita in prigione. Il Regno Unito incarcera i giornalisti, stanno detenendo Julian per conto di una potenza straniera che sta intraprendendo un’azione violenta, criminale e vendicativa contro un giornalista: è di questo che si tratta! Esorto tutti a unirsi e combattere per Julian! Julian rappresenta tutte le nostre libertà e tutti i nostri diritti.»

Respingiamo con forza la decisione della Corte d'Appello di Londra di autorizzare l'estradizione del giornalista Julian Assange negli Stati Uniti. Se estradato, Assange dovrà affrontare 18 accuse che potrebbero portare fino a 175 anni di carcere.

Leviamo anche la nostra voce per dire: No all'estradizione! Julian Assange libero!

#FreeAssange #FreeAssangeNOW

28/11/21

Federazione delle Donne Greche / Farewell, Calliopi


 
Bruxelles 2008 - Calliopi Boudouroglou (prima da destra, in piedi) con il coordinamento europeo della WIDF/FDIM 

La Federazione delle Donne Greche (OGE) con profondo dolore comunica che il 25 novembre scorso è venuta a mancare Calliopi (“Poupa”) Boudouroglou, attivista di prima linea nel movimento femminile radicale della Grecia, fondatrice dell'OGE, di cui ha tenuto il timone per 24 anni come presidente dal 1988 al 2012. Donna attiva e coraggiosa, personalità di spicco nel cinema, Calliopi sapeva ispirare e mobilitare. Se n’è andata lasciando una grande eredità. Anticipatrice e portatrice di esperienza, si è dedicata con tutto il cuore e senza risparmiarsi alle lotte delle donne lavoratrici fino all’ultimo.

Decisivo è stato il contributo di Calliopi anche alle attività internazionali dell’OGE, nell’ambito della Women's International Democratic Federation.

Calliopi non ha mai smesso di interessarsi alle iniziative dell'OGE: anche nelle ore più difficili, quando i problemi della salute e della vita assorbivano la maggior parte della sua attenzione, non lasciava che spegnessero la sua passione per il movimento, il suo interesse, la sua disponibilità.

Cara Calliopi, ti ricorderemo per il tuo fervore, la tua determinazione e il tuo spirito combattivo. Vivrai nelle lotte delle donne greche e di tutto il mondo.

Bruxelles 2015 - Calliopi Boudouroglou (al centro) durante un seminario europeo della WIDF/FDIM sulla salute



22/11/21

El Salvador/ Solidaridad feminista con Las Mélidas

L'Awmr Italia - donne della regione mediterranea esprime grande preoccupazione per quanto sta accadendo nel Salvador, dove il Movimiento deMujeres Mélida Anaya Montes, organizzazione affiliata alla FDIM/WIDF , impegnata da 29 anni nell'attività sociale a favore delle donne salvadoregne, è vittima di una vera e propria persecuzione giudiziaria dal governo di Nayib Bukele. La sede di @Las_Melidas è stata sottoposta a perquisizione da agenti della procura e della polizia nazionale che vi hanno fatto irruzione col pretesto di verificare una presunta “mancanza di trasparenza” nella contabilità dell’organizzazione.

Invitiamo i movimenti delle donne ad esprimere la loro solidarietà a @Las_Mélidas e le altre ONG salvadoregne sottoposte ad intimidazione e persecuzione politica (in meno di 48 ore, altre 17 Ong che si battono per i diritti civili e sociali nel Salvador sono state perquisite con le stesse modalità).

Sollecitiamo le istituzioni politiche internazionali a vigilare sulle azioni autoritarie e sulla grave escalation di repressione politica attuata dal governo Bukele contro la società civile.

No alla criminalizzazione dei movimenti delle donne!

¡Si tocan una, tocan todas!

#AllAreMelidas  #TodasSomosMelidas  #SolidaridadFeminista



28/09/21

28 settembre 2021 giornata internazionale per i diritti riproduttivi

 

Image: Midhun Puthupattu

Nella Giornata Internazionale per l'Aborto Sicuro, donne di tutto il mondo riflettono sui diversi ostacoli all'esercizio di questo diritto fondamentale e all’autonomia del proprio corpo*

La necessità del capitalismo di riprodurre e allevare la forza lavoro è stata istituzionalizzata con la creazione dello stato moderno, che ha normato per legge il determinismo biologico delle donne verso la casa, la maternità e la sfera privata della riproduzione sociale. Da allora, le donne del mondo si sono organizzate e hanno lottato per un concetto di cittadinanza che non escluda donne, migranti, LGTBQ o persone razzializzate. Con questa lotta, esse hanno allargato il percorso della democrazia e portato avanti delle rivoluzioni, oltre ad ampliare la teoria e la pratica di trasformazione del mondo.

Tale percorso è stato fatto di colpi di scena, barricate e resistenza. In onore del 28 settembre, Giornata mondiale di azione per l'aborto gratuito, sicuro e legale, le donne di diverse regioni del mondo hanno condiviso riflessioni su questo tema cruciale.

Questa giornata internazionale di lotta, come tante altre, arriva dal Sud del mondo. Nel 1990, fu organizzato in Argentina il V Incontro Femminista dell'America Latina e dei Caraibi e fu esteso alla popolazione mondiale l’invito a lavorare su un'agenda internazionale collettiva per l'emancipazione delle donne e dei corpi di genere diverso, per combattere le morti clandestine, la criminalizzazione e la povertà che costringono molti ad avere figli contro la propria volontà. Oggi, 28 settembre, è una giornata globale di azione in tutto il mondo che pone al centro del dibattito internazionale la necessità di autonomia sul proprio corpo e di accesso alle cure necessarie per scegliere liberamente.

A livello globale esiste una significativa disparità per quanto riguarda l'accesso ai diritti sessuali e riproduttivi. Ci sono paesi con legislazioni che consentono l'aborto con una legge sul limite di tempo (fino a 14, 22 settimane ecc.), altri con leggi che consentono la procedura medica in casi specifici (la vitalità del feto, lo stupro o il rischio per la vita della madre); e ci sono altri luoghi in cui le persone che praticano o assistono gli aborti vengono addirittura criminalizzate e possono essere incarcerate. Un terzo dei paesi dell'America Latina e dei Caraibi impone il divieto totale di aborto. In El Salvador, Honduras, Nicaragua, Repubblica Dominicana e Haiti, le donne rischiano il carcere anche quando gli aborti sono spontanei. Il caso di María Teresa Rivera, una donna salvadoregna che vive in Svezia, il primo caso noto di asilo legato al diritto all'aborto, esprime una situazione estrema di persecuzione e di come i corpi delle donne siano criminalizzati.

Ma al di là di tutte le differenze, la realtà che sta al fondo di tutto è che l'aborto e la giustizia riproduttiva sono questioni di classe, che portano con sé un'enorme quantità di stigma sociale e rimangono al centro della lotta contro le tradizioni reazionarie, il conservatorismo religioso e l'estrema destra.

In molti paesi, la lotta per la giustizia riproduttiva si è incentrata sull'approvazione di una legge che legalizza la procedura medica. Tuttavia, le attiviste di tutto il mondo insistono sul fatto che la lotta è più ampia, «non si tratta solo di una legge sull'aborto, c'è un quadro più ampio: l'impatto del neoliberismo sui diritti delle donne», ha sottolineato Nalu Farias della Marcia Mondiale delle Donne.

Questa lotta avviene nello stesso momento in cui l'accesso all'assistenza sanitaria e ai servizi pubblici viene eroso, i programmi per asili nido, occupazione e alloggi dignitosi vengono attaccati quotidianamente e colpiscono direttamente le donne che hanno il compito di garantire la riproduzione quotidiana della vita familiare. Barbara Tassoni di Potere al Popolo, un'organizzazione di sinistra in Italia, spiega che «la legge garantirebbe l'assistenza sanitaria pubblica per tutte, ma la privatizzazione in corso del sistema sanitario rende insostenibile la prestazione di cure di base. Questa situazione condiziona la nostra realtà di giovani donne e ci impedisce di avere una maternità libera e desiderata senza precarietà».

La lotta per l'autonomia

Ogni generazione di donne combatte le istituzioni, fa pressione per ottenere leggi, lotta per introdurre norme che garantiscano l'autonomia delle donne, mira a far avanzare i nostri diritti. Ma nel corso della storia, tutti questi risultati vengono rimessi in discussione da ogni crisi capitalista, come quella accelerata dalla pandemia di COVID che stiamo vivendo, che mostra la fragilità delle nostre vittorie.

L'attacco coordinato a livello internazionale delle destre, dell'estrema destra e dei gruppi religiosi espressamente contrari alla libera scelta, ha colpito e reso vulnerabili diritti precedentemente conquistati. In molti paesi ostacolano l'applicazione delle leggi esistenti, tagliano o limitano l'accesso esistente alla contraccezione e all'aborto e impediscono l'educazione sessuale nelle scuole. In molti paesi, la propaganda della destra usa le donne come strumento dei cambiamenti demografici, alimentando i timori di sovrappopolazione della minoranza indesiderata. Questo argomento è stato usato dalla destra, dalle organizzazioni religiose e dai partiti conservatori in paesi come la Polonia.

La separazione tra Stato e religione è una delle questioni chiave con cui possiamo analizzare i diritti riproduttivi delle donne. Nel 1965, la Tunisia è diventata il primo paese musulmano a legalizzare l'aborto.

Attualmente, in Texas la questione dell’aborto è al centro del dibattito politico per via della legge SB8, che vorrebbe vietare tutti gli aborti dopo le prime 6 settimane. In pratica ciò significa un divieto quasi totale di abortire poiché la maggior parte delle donne non sa di essere incinta prima delle sei settimane. Layan Fuleihan del People's Forum di New York spiega che «la legalizzazione dell'aborto si basa sul concetto di privacy, trattando i diritti delle donne come una questione individuale, quindi in teoria abbiamo il diritto privato di scegliere l'esito della nostra gravidanza». Negli Stati Uniti, l'unica base legale che esiste per convalidare l'accesso all'aborto è la sentenza Roe v Wade del 1973. «Questo è molto problematico, perché consente un'interpretazione aperta da parte dei diversi governi statali, portando a un accesso ampiamente variabile in tutto il paese a seconda del partito al governo», sottolinea Fuleihan. Ad esempio, dove la legge è interpretata in modo conservativo e l'aborto è consentito solo in casi molto specifici o non lo è affatto, le organizzazioni e le cliniche che forniscono servizi sanitari alle comunità emarginate e alle donne vengono de-finanziate o chiuse.

Anche nei paesi in cui esistono leggi che consentono il diritto di scelta, molte donne che chiedono di abortire si scontrano con ostacoli come amministratori locali o medici. Secondo Ada Donno della Women's International Democratic Federation, in Italia «la possibilità di rifiutarsi di praticare l'aborto nelle strutture pubbliche si chiama 'obiezione di coscienza' ed è utilizzata dal 70 al 90% dei ginecologi». La situazione è simile nello Stato spagnolo dove, secondo Nora García, «non abbiamo il numero effettivo di questi medici obiettori nella regione di Madrid, ad esempio, che è stata governata dalla destra per più di 25 anni. Quello che sappiamo è che su 16.330 aborti avvenuti nel 2019, zero sono stati effettuati nel sistema sanitario pubblico».

Questo dimostra che rendere effettivi i nostri diritti è una questione di volontà politica, perché presumibilmente la Spagna ha una delle politiche più avanzate d'Europa. In Germania, la decisione di abortire deve essere autorizzata da un medico dopo un esame mentale.

Gli obiettori all’autonomia delle donne non sono solo ginecologi, governi regionali e psicologi religiosi, ma possono anche essere re. In Marocco, lo stesso re Mohamed VI è l'arbitro di tutti i diritti o le decisioni riguardanti le donne del paese. In molti paesi, i “cittadini preoccupati” e le associazioni locali “pro-vita” esercitano violenze e pressioni facendo picchetti davanti a ospedali e cliniche contro il personale e le pazienti impunemente, mentre allo stesso tempo ricevono finanziamenti pubblici per agire contro la legge.

Quando si applica il termine "gravidanza adolescenziale" alle ragazze di età inferiore ai 14 anni, allora la lotta per l'accesso all'aborto è tardiva. La mancanza di educazione sessuale, l'estremo squilibrio di potere tra i generi (che rende discutibile il concetto di consenso), lo stigma sociale intorno ai corpi delle donne in generale e alla sessualità in particolare; dimostra che la lotta per la nostra autonomia è lotta per fare scelte consapevoli. Questo è molto chiaro nel contesto di molti paesi del continente africano, come spiega Zikhona di Pan African Today: «L'educazione sessuale è una conoscenza basilare e indispensabile per le donne dei ceti popolari. Ad ogni età. Dobbiamo parlare con le adolescenti del ciclo mestruale, con le donne adulte delle malattie sessualmente trasmissibili e anche della menopausa. Il nostro corpo non può essere un mistero di cui non parliamo pubblicamente. Questa dovrebbe essere una priorità del governo con politiche concrete in tutti i paesi africani».

In America Latina, c'è stata una evidente reazione di destra e anti-diritti in tutto il continente in seguito alle conquiste che garantiscono l'aborto sicuro in Uruguay (2012), Cile (2017), Argentina (2020) e Messico (2021). Secondo Laura Capote e Agostina Betes di ALBA Movements essa «fa parte delle strategie messe in campo sul territorio per fermare o cancellare proposte emancipatrici. Nelle Americhe viviamo quotidianamente situazioni come quella della bambina brasiliana di 10 anni, incinta dopo essere stata violentata, alla quale il Ministero per le Donne, la Famiglia e i Diritti Umani del governo Bolsonaro ha cercato di impedire nel 2020 di accedere a un aborto legale».

Questa vasta gamma di obiettori è solo un sintomo dell'idea pervasiva che le menti e i corpi delle donne debbano essere controllati da un capitale e un ordine mondiale neoliberista. Ecco perché i diritti delle donne sono così pericolosi per l'attuale sistema globale. Ecco perché in tante si sono ritrovate in questa lotta e in ogni vittoria in ogni parte del mondo, come in Argentina l'anno scorso o in Messico questo settembre (dove la nuova legislazione sull'aborto include che "l'obiezione di coscienza" non può impedire l’esercizio dei nostri diritti), o il sostegno del 77% al referendum sull'aborto a San Marino, in Italia, che ha dato più forza a questa lotta globale.

Oltre il sistema clandestino

Non legiferare sull'aborto non impedisce che si verifichino aborti. Ad esempio, ogni giorno in Marocco vengono praticati illegalmente tra i 500 e gli 800 aborti clandestini, con tutti i rischi che ciò comporta. Lo slogan argentino “educazione sessuale per decidere, contraccettivi per non abortire e aborto legale per non morire” articola tre delle principali rivendicazioni delle donne di tutto il mondo. Tuttavia, è necessaria un'analisi più approfondita per comprendere e quindi affrontare le radici degli attacchi ai diritti delle donne e delle persone di genere diverso. I movimenti femministi del mondo devono essere parte dell'alleanza globale che lotta per sottrarre al mercato la riproduzione della vita, per l’emancipazione e la libertà.

28 settembre 2021

Donne dell’Assemblea Internazionale dei Popoli (AIP)

Trad. AWMR Italia

*Questo articolo è stato scritto collettivamente da donne di ogni area del mondo che fanno parte del Gruppo femminista dell’Assemblea Internazionale dei Popoli (AIP)


30/07/21

TURCHIA / L’AGENDA DELLE DONNE UNITE PER L’UGUAGLIANZA E LA LIBERTÀ AL TEMPO DELLA PANDEMIA

 


Le donne sono la forza di opposizione più vigorosa contro il governo reazionario di Erdogan da circa 20 anni. Le proteste si sono intensificate ed estese in tutto il paese in seguito alla decisione di ritirare la firma della Turchia dalla Convenzione di Istanbul. I Comitati di solidarietà delle donne per costruire un futuro senza violenza né sfruttamento


di Aslihan Cakaloglu, United Women for Equality and Freedom (UWEF)

Non ci accontentiamo del meno né del male minore!

Come in ogni parte del mondo, la pandemia ha approfondito le disuguaglianze di genere anche in Turchia. Erano disuguaglianze preesistenti alla pandemia, ma ora esse si sono fatte molto più evidenti rispetto a prima.

In Turchia, la disoccupazione in generale, che era del 27,3% tra le donne prima della pandemia, è salita al 34,8% con la pandemia. È stato rilevato un aumento significativo (circa il 30%) della violenza contro le donne. Ma il ministro della Famiglia e dei Servizi Sociali ha affermato che l'aumento della violenza contro le donne nei primi mesi della pandemia è “tollerabile”. Al contrario, “non sono tollerabili” le proteste che ci sono state in alcune città e sui social media.

Un altro problema critico della pandemia in Turchia sono state le prolungate chiusure delle scuole. È ricaduto sulle madri l'onere dello studio da casa dei figli e la responsabilità dell'assistenza all'infanzia, sicché molte donne sono state costrette a lasciare il lavoro o a ripiegare su lavori part-time. Così la povertà delle donne è aumentata insieme al carico di lavoro domestico e di cura.

Il ritiro dalla Convenzione di Istanbul

Tuttavia, argomento principale di mobilitazione delle donne turche durante la pandemia è stato il ritiro dalla Convenzione di Istanbul. Il governo dell'Akp, che da anni si vantava di essere il primo firmatario di questa convenzione internazionale, da mesi propugnava l'idea del ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul, per consolidare l’ala più reazionaria. Alla fine, il 20 marzo, il governo ha pubblicato un decreto presidenziale a mezzanotte col quale si ritirava dalla Convenzione di Istanbul. Il fine di questa manovra dell'Islam politico dominante era sbaragliare il maggiore fronte di opposizione e rinsaldare le componenti reazionarie. E in effetti, un altro partito reazionario che era parte dell'alleanza di opposizione al governo, egemonizzata dalla socialdemocrazia borghese, ha dato un sostegno decisivo al governo in questa operazione.

Il ritiro è stato accolto da proteste e migliaia di donne sono scese in piazza nonostante i divieti di manifestare con il pretesto della pandemia. Le donne si sono radunate in molti centri cittadini, dichiarando che la decisione è stata un attacco del governo dell'AKP alla vita delle donne. Durante le proteste, la UWEF ha evidenziato che, sebbene la Convenzione di Istanbul non sia sufficiente per porre fine alle disuguaglianze sociali e alla violenza contro le donne, obbliga gli Stati a proteggere le persone dalla violenza di genere e ad accelerare i processi giudiziari. Ecco perché non ci arrenderemo e la difenderemo nonostante l'azione di ritiro.

Nascono i Comitati di Solidarietà delle Donne

Le donne sono la forza di opposizione più vigorosa contro il governo reazionario dell'AKP da circa 20 anni. L'impatto decisivo del movimento delle donne nella politica turca e il crescente bisogno di solidarietà delle classi lavoratrici durante la pandemia ci hanno dato l'ispirazione per organizzare comitati di solidarietà in tutto il paese.

Facendo il primo passo nel settembre 2020, abbiamo iniziato a costituirci in Women’s Solidarity Committees (WSC) in molte località. Ora il numero di WSC + arrivato a 72 in 20 città. Questi comitati seguono alcuni processi per femminicidio, stando fianco a fianco con donne che stanno ricostruendo le loro vite dopo essere state violentate.

Abbiamo inoltre preparato e distribuito opuscoli contro la violenza sulle donne e le forme di mobbing, per la solidarietà sul posto di lavoro, il diritto ad asili nido gratuiti e di qualità, contro lo sfruttamento del lavoro femminile. Nonostante le difficoltà di aggregazione dovute alle restrizioni della pandemia, i comitati hanno trovato il modo di riunirsi e hanno organizzato vari eventi online, interviste e corsi di formazione.

Giornata internazionale della donna lavoratrice

Prima dell'8 marzo, il WSC aveva lanciato un appello perché si organizzassero mostre fotografiche per rendere visibile il lavoro e la solidarietà delle donne. Le donne si sono fotografate diventando al tempo stesso fotografe, organizzatrici e presentatrici di queste mostre. L'8 marzo molte foto sono state esposte nelle strade, nei parchi e nei caffè di varie città. Così le donne hanno propagato la loro lotta contro l'oppressione, la discriminazione e la violenza, con lo slogan «Non ci besta il meno né il male minore!» in quattro città: Ankara, Istanbul, Smirne e Antalya.

La UWEF ha contribuito in misura essenziale ad organizzare e intensificare le proteste contro il ritiro del governo dalla Convenzione di Istanbul, partecipando alle manifestazioni in tutto il paese e compiendo  un deciso passo avanti nel posizionamento dell’UWEF contro le decisioni del presidente Erdogan.

Per settimane abbiamo organizzato eventi in cui abbiamo discusso di che cosa non vogliono le donne e cosa vogliono le donne. Risultato di queste discussioni è la nostra risoluzione, in cui sottolineiamo la necessità di difendere la laicità e molte misure che dovrebbero essere messe in atto: i crimini di odio devono essere puniti, i matrimoni sotto i 18 anni devono essere vietati e l'istruzione deve diventare mista e obbligatoria. Anche se le autorità non hanno permesso la conferenza stampa sulle nostre risoluzioni, abbiamo insistito per presentarla per le strade, nei centri cittadini e per i quartieri, anche bussando alle porte.

Cresce la solidarietà tra le donne

Il WSC ha organizzato corsi in solidarietà con i bambini in età scolare per supportarne lo studio virtuale, che è stato caricato principalmente sulle spalle delle donne. Mentre i bambini partecipavano a queste lezioni, le donne parlavano dello sfruttamento del lavoro femminile, della salute delle donne, della violenza contro le donne ecc. Decine di madri single si sono unite alla nostra azione di solidarietà dopo aver partecipato a queste attività. Inoltre, alcuni WSC hanno lanciato una petizione per asili nido pubblici sicuri che sta andando avanti.

Abbiamo esteso la nostra solidarietà alle persone povere e migranti. A partire dalla cucitura di mascherine per le persone che non possono permettersi di acquistarle, forniamo alimenti conservati, pasti caldi e pannolini per i bisognosi. Abbiamo organizzato corsi gratuiti di lingua turca per donne immigrate e laboratori per i loro figli.

D'altra parte, le nostre compagne giovani universitari e hanno protestato contro gli accademici che nelle loro lezioni impongono una terminologia discriminatoria e umiliante verso le donne. Abbiamo anche organizzato laboratori di pittura, musica e letteratura per le donne che sentono il bisogno di fare qualcosa per se stesse.

Ora stiamo conducendo una campagna che mira a inserire il vaccino anti-HPV nel programma nazionale di vaccinazione.Come in tutto il mondo, anche in Turchia sta crescendo la protesta delle donne contro il sistema capitalistico e patriarcale. Tuttavia, la nostra lotta deve puntare a costruire un’alternativa che non si limiti alla proclamazione dell'anticapitalismo. Altrimenti, il capitalismo e i suoi partiti politici riassorbiranno la spinta radicale delle donne. Inoltre non possiamo permettere che l’agenda delle organizzazioni femminili sia dettata dai capitalisti e dai contrattacchi del loro governo.

Dovremmo riuscire a far valere le nostre esigenze e i nostri programmi. Intensificare la lotta contro il capitalismo ed i suoi rappresentanti politici insieme alle rivendicazioni  di uguaglianza e libertà diventano i compiti più cruciali della lotta delle donne. Alle loro infinite risorse fiscali noi possiamo opporre la forza della solidarietà e dell'organizzazione. Per quanto cerchino di ostacolarci e confinare le nostre vite nelle case, questa volta approfittandeo della pandemia, non saranno in grado di fermarci. Troveremo la nostra strada perché siamo impazienti di costruire un futuro senza violenza e sfruttamento.

Non ci accontentiamo del meno né del male minore!

29/07/21

La Federazione delle Donne Greche (OGE) dice: Cuba non è sola!

Anche il governo greco si è unito alla carovana dei paesi reazionari e pseudo progressisti che hanno co-firmato la dichiarazione del Dipartimento di Stato Usa sulla presunta "repressione del diritto di espressione" a Cuba…


CUBA NON È SOLA!
La recente escalation aggressiva imperialista contro Cuba, il suo popolo e il suo governo è un piano ben organizzato e graduale da parte degli Stati Uniti e degli altri governi dell'UE. Un piano che viene da lontano e punta a colpire il popolo cubano e le conquiste della sua rivoluzione.

Provocatoriamente, nell'attacco si mandano avanti i “diritti umani”, le “libertà” e le “condizioni di vita” del popolo cubano, che da più di 60 anni si trova ad affrontare un blocco economico - commerciale multiforme e unico nella Storia.

Il governo greco che si è precipitato in appoggio degli Stati Uniti cofirmando la dichiarazione congiunta del Dipartimento di Stato e di altri 19 ministri degli esteri, non poteva mancare in questa “carovana” imperialista contro Cuba di reazionari e falsi “progressisti” che accusano Cuba di “arresti di massa” e chiedono “libertà di accesso a internet”….

La dichiarazione congiunta è stata cofirmata dai governi di Stati Uniti, Austria, Brasile, Colombia, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Ecuador, Estonia, Guatemala, Grecia, Honduras, Israele, Lettonia, Lituania, Kosovo, Macedonia del Nord, Bosnia, Polonia, Corea del Sud e Ucraina.

Nello stesso momento in Grecia, per dirne una, si moltiplicano le leggi anti-lavoro, si “arricchisce” la povertà e si intensifica lo sfruttamento dei lavoratori. Il diritto allo sciopero e alle manifestazioni viene ingessato e la gestione antipopolare della pandemia è costata finora la vita a quasi 13mila persone.

Anche il partito Syriza - che ha fatto la sua parte nell’aggravare la politica antipopolare in Grecia - vuole mostrarsi “sostenitore” del popolo cubano. Ma le sue dichiarazioni mancano di riferimenti che dispiacerebbero ai suoi amici transatlantici del governo Biden.

In sostanza Syriza assume la tattica dell’equidistanza “vedendo” nelle immagini distorte della propaganda imperialista e dei troll di internet “le proteste dei cittadini cubani che devono essere trattate nel rispetto della libertà di espressione”.

L'amministrazione Biden non solo mantiene ma rafforza le 243 sanzioni aggiuntive imposte dall'amministrazione Trump nel periodo 2017-2021 che impongono nuove barriere all'accesso di Cuba al carburante e nuove sanzioni alle imprese che commerciano con Cuba. Di queste misure, 50 sono state attuate durante la pandemia.

Gli Stati Uniti, con oltre 600mila morti per coronavirus, vedono nella pandemia un'opportunità per darsi più da fare per "strangolare" il popolo cubano.

Il popolo cubano che con le unghie e i denti, in condizioni avverse e infrastrutture carenti, non solo è riuscito ad affrontare la pandemia molto meglio di altri potenti paesi capitalisti - Cuba ha proceduto in massa alla vaccinazione generale, con una mortalità dello 0,7% (gli USA sono il 2% e in Grecia il 2,6%) -  ma ha anche offerto la sua concreta solidarietà. Come dimenticare l'anno scorso la brigata medica di solidarietà al popolo italiano, che ha contato decine di migliaia di morti per la pandemia?

Così, dopo decenni di blocchi e sanzioni, piani di sovversione dall'interno e dall'esterno, il governo degli Stati Uniti trova…. deficienze a Cuba!! Biden ha affermato provocatoriamente che “gli Stati Uniti stanno dalla parte del popolo di Cuba e della sua richiesta di libertà e liberazione dalla tragica morsa della pandemia e dai decenni di repressione e difficoltà economiche subite dal regime autoritario”!

Da parte sua il capo della politica estera dell'UE Borrell chiede al governo cubano di "ascoltare le proteste" mentre l'UE contribuisce attivamente allo "strangolamento" del popolo cubano.

Ma allo stesso tempo, erompe l'ondata di solidarietà dei popoli del mondo contro tutti questi esponenti dello sfruttamento, dell'ingiustizia, della disuguaglianza, degli embarghi, delle ingerenze e dei piani imperialisti.

Il movimento popolare in Grecia, il movimento femminile della Federazione delle Donne di Grecia (OGE) che nel corso degli anni hanno solidarizzato concretamente col popolo cubano, stanno come sempre dalla parte di Cuba e contro il fronte delle contese e pretese imperialiste globali. Perciò gridiamo:

CUBA NON È SOLA!

Federazione delle donne greche (OGE)

Atene, luglio 2021