28/11/21

Federazione delle Donne Greche / Farewell, Calliopi


 
Bruxelles 2008 - Calliopi Boudouroglou (prima da destra, in piedi) con il coordinamento europeo della WIDF/FDIM 

La Federazione delle Donne Greche (OGE) con profondo dolore comunica che il 25 novembre scorso è venuta a mancare Calliopi (“Poupa”) Boudouroglou, attivista di prima linea nel movimento femminile radicale della Grecia, fondatrice dell'OGE, di cui ha tenuto il timone per 24 anni come presidente dal 1988 al 2012. Donna attiva e coraggiosa, personalità di spicco nel cinema, Calliopi sapeva ispirare e mobilitare. Se n’è andata lasciando una grande eredità. Anticipatrice e portatrice di esperienza, si è dedicata con tutto il cuore e senza risparmiarsi alle lotte delle donne lavoratrici fino all’ultimo.

Decisivo è stato il contributo di Calliopi anche alle attività internazionali dell’OGE, nell’ambito della Women's International Democratic Federation.

Calliopi non ha mai smesso di interessarsi alle iniziative dell'OGE: anche nelle ore più difficili, quando i problemi della salute e della vita assorbivano la maggior parte della sua attenzione, non lasciava che spegnessero la sua passione per il movimento, il suo interesse, la sua disponibilità.

Cara Calliopi, ti ricorderemo per il tuo fervore, la tua determinazione e il tuo spirito combattivo. Vivrai nelle lotte delle donne greche e di tutto il mondo.

Bruxelles 2015 - Calliopi Boudouroglou (al centro) durante un seminario europeo della WIDF/FDIM sulla salute



25/11/21

25NOVEMBRE / SCENDIAMO IN PIAZZA E PRENDIAMO LA PAROLA


 



... per gridare, non come vittime ma come protagoniste, la nostra rabbia, la nostra voglia di autodeterminazione e la forza delle nostre pratiche politiche











Awmr Italia aderisce alle iniziative della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Oggi più che mai, il 25 novembre non può essere assimilato ad altri eventi rituali e istituzionalizzati, né deprivato della sua valenza politica originaria di sfida che il femminismo ha lanciato alla narrazione patriarcale dominante.

La violenza maschile sulle donne - che è stata riconosciuta (dati Onu) come la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo - è una storia infinita che si continua a far passare come devianza di singoli, per ricondurla a un mero problema di sicurezza delle città o di ordine pubblico.

La violenza maschile sulle donne si porta dietro una storia millenaria che ha giustificato, fino a tempi recentissimi, sotto il profilo morale e giudiziario, gli uomini che l’hanno commessa e continuano a commetterla. Essa affonda le sue radici nell’arcaico diritto patriarcale che codificò l’appartenenza delle donne, insieme con la terra e i mezzi di produzione, agli uomini.

Le violenze sulle donne continuano ad essere perpetrate nella società moderna principalmente là dove si strutturano rapporti di potere e di dipendenza: all’interno dei nuclei familiari, dei luoghi di lavoro, delle crisi migratorie, dei teatri di guerra. Gli stupri di guerra sono il paradigma di ogni violenza sulle donne.

Anche se la violenza attraversa tutte le classi sociali e condizioni economiche, la dipendenza economica delle donne, la condizione di bisogno, ne costituisce un incentivo non secondario.  

Il fenomeno emerge dal sommerso e si rivela nella sua reale dimensione grazie al fatto che sempre più donne rompono il silenzio, dichiarano la propria indisponibilità a subire, elaborano le conseguenze, affrontando un percorso di cambiamento profondo che certamente richiede l’impegno delle diverse componenti della società, dai Centri Antiviolenza alle istituzioni tutte, ma che nasce e si sviluppa principalmente nei luoghi dove si elabora l’autodeterminazione delle donne.

L’interiorizzazione del ruolo subordinato assegnato alle donne nell’organizzazione sociale viene da molto lontano. C’è stato un tempo in cui le donne lo hanno subito e molte lo subiscono ancora.

Ma oggi è il tempo per le donne, dopo decenni di lotte per la decostruzione della cultura patriarcale che ha mostrato tutti i suoi limiti di unilateralità e la sua insufficienza, di affermare il ruolo che esse stesse hanno elaborato per sé, di viverlo con orgoglio e determinazione e di esplicare le nuove capacità che rendono possibile un’altra visione del mondo e della vita.

Le politiche cosiddette di “inclusione”, le quote di rappresentanza, le politiche di parità, a partire da quella salariale, sono iscritte da tempo nelle costituzioni e nelle leggi dei moderni stati democratici, grazie alle lotte condotte dai movimenti femministi nei due ultimi secoli. Ed è una vergogna che ancora oggi dobbiamo lottare per rivendicarne l’applicazione e per eliminare tutte le forme di discriminazione che già le moderne legislazioni proclamano abolite.  Ma è anche una grande ipocrisia del potere patriarcale, dei governi e dei mass media asserviti, ostentare indignazione perché non siamo abbastanza rappresentate nella politica, nei consigli d’amministrazione, nelle posizioni apicali e nei luoghi decisionali. O far mostra di contrizione per l’esclusione massiccia delle donne dal mondo del lavoro, per la percentuale crescente di donne in povertà assoluta e relativa.

È una narrazione insopportabilmente ipocrita che non vede, o finge di non vedere, che è presente nel mondo ad ogni latitudine un soggetto politico femminile che non vuole essere “incluso” nel paradigma politico esistente, né vuole essere “annesso” alle stanze del potere patriarcale dominante.

Avere donne capo di governo, ministre, magistrate, manager, donne in posizioni apicali nei grandi istituti bancari e perfino negli esecutivi di alleanze militari internazionali, senza però che alcun cambiamento sostanziale sia impresso all’ordine delle cose esistenti; senza che nulla, o quasi, cambi – se non forse in termini di maggiore operosità, solerzia, rendimento ed efficienza – nella direzione politica; senza che venga in alcun modo modificata una visione dell’economia blindata dalle leggi del profitto, della gestione privatistica delle risorse, dell’iniquo sviluppo umano, della cieca prospettiva di futuro del pianeta: è quello che ci serve?  

La nostra idea d’inclusione è inscindibilmente legata a quella di cambiamento radicale dello stato di cose presente. Ci fa rabbrividire la riproposizione degli stessi errori che vengono presentati come soluzioni all’attuale crisi sociosanitaria. C’indigna l’assuefazione alla violenza, alla discriminazione e ai soprusi, indotta da chi promette tempi migliori per dopo, quando avremo pagato anche quest’altro tributo.

Le case delle donne, gli spazi femministi diffusi in ogni territorio del nostro paese – ma non solo nel nostro paese – hanno proposto un cambio di paradigma politico che hanno chiamato “rivoluzione della cura”. Cura non solo come rimedio alla malattia, ma come differente paradigma relazionale entro cui declinare i diritti di tutte e tutti. Cura come leva per la trasformazione sociale e politica, come modo differente di abitare il mondo.

La nuova sfida è vincere l’inerzia a recepire questo necessario salto di paradigma. Se nulla sarà più come prima, dipenderà da noi, dalla nostra capacità di costruire e moltiplicare gli spazi femministi dove si elabori la nostra differente visione del mondo e la libertà di tutte di decidere delle proprie vite nel pubblico e nel privato.

Scendiamo in piazza e prendiamo la parola per gridare, non come vittime ma come protagoniste, la nostra rabbia, la nostra voglia di autodeterminazione e la forza delle nostre pratiche politiche.

25 novembre 2021

Casa delledonne di Lecce


23/11/21

Società della Cura / Le nostre vite valgono più dei loro profitti

 Appello per una stagione di mobilitazione sociale contro le politiche del governo Draghi e i bla-bla-bla dei potenti della Terra


Awmr Italia ha aderito all'appello.

https://societadellacura.blogspot.com/2021/11/appello-per-una-stagione-di.html

Ci avevano detto che niente sarebbe stato più come prima, ma la pandemia non sembra aver insegnato nulla ai “potenti della terra”, ai governi, ai banchieri, ai grandi gruppi industriali e finanziari.

L’ambiente e i beni comuni continuano ad essere terreno di sfruttamento; le grandi imprese continuano a delocalizzare le produzioni, precarizzare il lavoro ed evadere le imposte; i diritti delle persone, a partire dalle più vulnerabili, continuano ad essere calpestati.

I negoziati internazionali tra i governi (G20, Cop 26 etc.) si chiudono senza decisioni per non cambiare nulla e intanto i paesi poveri rimangono senza vaccini né cure sanitarie; aumentano i conflitti armati scatenati per l’accaparramento delle materie prime, dell’acqua e dei suoli fertili; enormi territori diventano inabitabili a causa del surriscaldamento del pianeta, generando imponenti flussi migratori e mettendo a rischio numerose specie animali e vegetali; chi vive del proprio lavoro perde diritti e dignità anche nei paesi ricchi; le giovani generazioni vengono condannate alla precarietà.

L'Unione Europea e altri Paesi continuano ad opporsi alla sospensione dei brevetti sui vaccini in vista della riunione della WTO a fine novembre, quando tenteranno di forzare le regole per svendere agricoltura e servizi e silenziare i Paesi più poveri e quelli non allineati.

Nel frattempo, al confine fra Bielorussia e Polonia si consuma un’ennesima tragedia della migrazione e della Fortezza Europa, in Libia continuano le violenze e le torture, e le relazioni fra le potenze continuano a produrre riarmo, nuovi conflitti e nuova guerra fredda.

A livello nazionale, l'indirizzo del governo Draghi, fra legge di bilancio, manovra fiscale, legge sulla concorrenza, sblocco dei licenziamenti e degli sfratti, restrizione della libertà di manifestare e altri provvedimenti, propone una prospettiva feroce sul versante sociale, ecologico, del lavoro.

Dopo averci detto per decenni che le risorse per dare risposte ai bisogni fondamentali delle persone non c'erano e aver giustificato su questa base sacrifici, compressione dei diritti e demolizione del welfare, oggi i soldi improvvisamente li trovano, ma, in attesa di farli ripagare a noi ripristinando l'austerità, li investono interamente a favore dei ricchi e delle grandi imprese, senza nessuna attenzione alla giustizia sociale e alla transizione ecologica.

Destinano oltre 100 miliardi alle imprese senza richiedere alcuna condizione relativa alla sicurezza sul lavoro, alla tutela sociale e ambientale e senza mettere alcun argine alle delocalizzazioni, e intanto sbloccano i licenziamenti, generalizzano la precarietà ed evitano ogni possibile grande piano per creare posti di lavoro stabili e utili dal punto di vista sociale e ambientale.

Finanziano i settori dell'agro-business e i grandi produttori e intanto lasciano morire decine di migliaia di piccole aziende agricole e non incentivano le esperienze di lavoro contadino basate sull’agro-ecologia.

Destinano otto miliardi ad abbassare le tasse dei ricchi e intanto confermano e rilanciano la controriforma Fornero/Monti delle pensioni, attaccano il reddito di cittadinanza, provano a restringere le indennità per le persone disabili, lasciano decine di migliaia di persone senza un tetto dove abitare.

Parlano di transizione ecologica ma finanziano i combustibili fossili e le grandi aziende zootecniche, il consumo di suolo, le grandi e meno grandi opere inutili e devastanti e rilanciano il nucleare.

Affermano il contrasto alla pandemia e intanto non potenziano i servizi esistenti e ampliano la privatizzazione del sistema sanitario nazionale, anche approvando l'autonomia differenziata delle regioni ricche a scapito di quelle povere e del Mezzogiorno.

Privatizzano l'acqua, i beni comuni e i servizi pubblici locali e stravolgono la funzione pubblica, collettiva e sociale assegnata dalla Costituzione ai Comuni e alle città.

Parlano di pace e di comune destino e intanto le porte sono sempre più chiuse in faccia ai migranti, mentre aumentano le spese militari.

Parlano di eguaglianza, ma investono poco e niente sui diritti e l'autodeterminazione delle donne, sulle infrastrutture sociali e sulle diseguaglianze territoriali, mentre affossano senza vergogna i diritti civili, perpetuando logiche patriarcali.

E dopo aver allineato la grande maggioranza del Parlamento, pensano di risolvere il conflitto sociale con la restrizione della libertà di manifestare e di accedere allo spazio pubblico.

Non è questa la società per cui, nella pandemia, abbiamo fatto e stiamo facendo enormi sacrifici personali e collettivi. Non vogliamo tornare alla normalità, perché la normalità era il problema.

Ma niente cambierà se non ci facciamo sentire, se non ci organizziamo, se non convergiamo per alzare insieme la voce e schierarci contro questo sistema distruttivo delle persone e della natura e per una società diversa e più giusta, basata sul mutualismo e relazioni di reciproco rispetto fra donne, uomini, popoli, altri animali e con la natura.

I giovani sono in piazza per il clima e il futuro, le donne contro la violenza e per la rivoluzione della cura, i lavoratori per difendere occupazione, diritti e dignità. Uniamo le forze, difendiamoci insieme, torniamo a prendere in mano la nostra vita. Le alternative ci sono, vanno progettate e portate avanti insieme.

Diamo vita, in tutto il paese, a una stagione di mobilitazione sociale per combattere le politiche del governo Draghi e i bla-bla-bla dei potenti della Terra, per dichiarare la totale insostenibilità di questo modello economico e sociale e affermare dal basso la rivoluzione della cura per un'alternativa di società.

Contro l'incubo di una società interamente votata al profitto, insorgiamo per un altro futuro, giusto e solidale.

Percorso di convergenza per la società della cura

Rete Genova 2021

per aderire scrivere a: societadellacura@gmail.com

22/11/21

El Salvador/ Solidaridad feminista con Las Mélidas

L'Awmr Italia - donne della regione mediterranea esprime grande preoccupazione per quanto sta accadendo nel Salvador, dove il Movimiento deMujeres Mélida Anaya Montes, organizzazione affiliata alla FDIM/WIDF , impegnata da 29 anni nell'attività sociale a favore delle donne salvadoregne, è vittima di una vera e propria persecuzione giudiziaria dal governo di Nayib Bukele. La sede di @Las_Melidas è stata sottoposta a perquisizione da agenti della procura e della polizia nazionale che vi hanno fatto irruzione col pretesto di verificare una presunta “mancanza di trasparenza” nella contabilità dell’organizzazione.

Invitiamo i movimenti delle donne ad esprimere la loro solidarietà a @Las_Mélidas e le altre ONG salvadoregne sottoposte ad intimidazione e persecuzione politica (in meno di 48 ore, altre 17 Ong che si battono per i diritti civili e sociali nel Salvador sono state perquisite con le stesse modalità).

Sollecitiamo le istituzioni politiche internazionali a vigilare sulle azioni autoritarie e sulla grave escalation di repressione politica attuata dal governo Bukele contro la società civile.

No alla criminalizzazione dei movimenti delle donne!

¡Si tocan una, tocan todas!

#AllAreMelidas  #TodasSomosMelidas  #SolidaridadFeminista



06/11/21

CUBA / Addio, Dorita Carcaño

 

Dora Carcaño a Roma nel novembre 2006, durante i lavori del consiglio direttivo della FDIM/WIDF, presso la  Casa internazionale delle Donne  

L’Awmr Italia esprime profonda tristezza per la scomparsa della cara compagna di lotta Dora Carcaño, per molti anni Segretaria Generale della Federazionedelle Donne Cubane e prima coordinatrice dell'Ufficio Regionale per America e Caraibi della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM).  

Rivoluzionaria della prima ora, Dora nel 1959 aderì alla gioventù socialista cubana e nel 1960 fu tra le fondatrici della Federazione delle Donne Cubane, accanto a Vilma Espín de Castro, divenendone nel 1967 segretaria generale. Mantenne questo incarico fino al 1990, contribuendo fattivamente alla realizzazione delle politiche del governo rivoluzionario che hanno profondamente cambiato la vita delle donne cubane sul piano sociale, giuridico, culturale e simbolico. Nello stesso anno 1990 fu eletta coordinatrice dell'Ufficio regionale per l'America Latina e i Caraibi nella Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM), incarico che le permise di dispiegare anche nelle sedi internazionali le sue riconosciute e apprezzate competenze e capacità.

Addio Dorita. Insieme alle donne cubane trasformeremo il dolore in forza e coltiveremo la grande eredità che ci lasci. Continueranno ad ispirarci la tua tenacia, le tue preziose qualità di mediatrice e di guida che si sono rivelate tanto grandi – specialmente nei momenti difficili che la FDIM ha attraversato – quanto le tue apprezzate doti di sobrietà e semplicità, la tua speciale attitudine ad entrare in comunicazione con le nuove generazioni, consapevole della necessità di trasmettere loro i valori del socialismo rivoluzionario.  Continuerà ad ispirarci il tuo esempio di vita e di lotta radicato nella storia del movimento di liberazione delle donne, delle classi e dei popoli oppressi, per un mondo più solidale, più giusto e più umano.

La presidenza dell’AWMR Italia

6 Novembre 2021

05/11/21

Cuba / Hasta siempre Dora Carcaño

 

Dora Carcaño (nella foto con Ada Donno) a L'Avana
1° dic. 2015 -70° anniversario della FDIM



Un adiós a Dora Carcaño, difensora ad oltranza dei diritti delle donne, per molti anni segretaria generale della Federazione delle donne cubane e prima coordinatrice dell'Ufficio regionale della FDIM per America e Caraibi

 



Con mucho pesar informamos a las organizaciones afiliadas a la FDIM de América y el Caribe, del fallecimiento esta madrugada de la compañera Dora Carcaño.

Dorita, quien fuera por muchos años Secretaria General de la Federación de Mujeres Cubanas, fue fundadora junto a Vilma, y su primera coordinadora, de la Oficina Regional FDIM América yCaribe.

Mujer comprometida con los intereses de las mujeres del mundo, contribuyó con creces al fortalecimiento de la FDIM.

Aún se siente a  Dorita en el hacer de la Fdim América Caribe. Para nosotras las que continuamos su obra, el compromiso de seguir su legado revolucionario y feminista.

Hasta siempre compañera. Por siempre seguiremos su ejemplo.

La Habana, 4 de noviembre de 2021

ORFDIM - Oficina de Coordinación Regional Federación Democrática Internacional de Mujeres América y Caribe 

28/10/21

LE DONNE IN NERO: COP 26, I CONTI NON TORNANO!

 

Le Donne in Nero e Centro Pandora di Padova annunciano che il 30 ottobre scenderanno in piazza per protestare nella modalità consueta – in silenzio e in nero – che le caratterizza, per protestare contro l’esclusione delle emissioni militari dal calcolo delle emissioni di gas serra che alterano il clima.


«Fra pochi giorni dal 1° al 12 novembre, avrà luogo a Glasgow la conferenza COP26 che, con la partecipazione della maggioranza dei governi del mondo, discuterà dell’emergenza climatica e i rimedi per contrastarla. Una parte importante di questa emergenza è l’aumento dei gas serra, in particolare l’anidride carbonica (CO2), che determina l’aumento delle temperature.

 

Ogni paese dovrebbe rendere pubblico il livello delle proprie emissioni, ma fin dal 1997 (Accordi di Kyoto) da questi numeri sono escluse le emissioni militari perché il complesso militare industriale - compresi i conflitti in cui gli apparati vengono utilizzati - sono esentati dagli obblighi di rendicontazione e riduzione delle emissioni.

 

I numeri di cui si discuterà a Glasgow quindi non sono realistici, ma carenti e parziali, come quelli di una bilancia truccata. Non vogliamo essere prese in giro, perché sappiamo che “non sono certo bruscolini le emissioni climalteranti riconducibili ai sistemi d’arma, agli eserciti, alle loro basi e apparati, agli aerei, alle navi, ai carri armati, alle guerre “.

 

Ma i veri responsabili delle decisioni sembra che non vogliano aprire questo discorso. Attualmente le spese militari italiane ammontano a 70 milioni di euro al giorno (26 miliardi annui); ci scandalizza che secondo gli ultimi impegni presi in ambito NATO la spesa militare italiana dovrà salire a 36 miliardi annui.

 

Come risposta e gestione dell’attuale crisi sociale, sanitaria e climatica che ce ne facciamo di più armi, più eserciti e più inquinamento?

 

Ci conforta come, di fronte alle immani tragedie che avanzano a causa del cambiamento climatico, siano aumentate in tutto il mondo la consapevolezza e la sensibilità di associazioni, organizzazioni non governative, scienziate e scienziati, di semplici cittadine e cittadini, con la diffusione di iniziative che rivendicano interventi significativi e non di pura facciata.

 

Fra le altre segnaliamo la petizione promossa da 325 organizzazioni e che ha raccolto decine di migliaia di firme, sul problema delle emissioni climalteranti del comparto militare, che si può firmare su http://cop26.info ».

25/10/21

CURA E INCURIA - Seminario internazionale

 Il mondo alla prova della pandemia e le sfide femministe

Un momento del seminario on line

Si è tenuto con successo il seminario Internazionale “CURA E INCURIA. Il mondo alla prova della pandemia e oltre…” organizzato dal FemmSdc Group (gruppo femminista attivo nella Società della Cura), con la collaborazione di Global Dialogue for Systemic Alternatives e Transform!Europe!

Il seminario si è tenuto nelle due giornate del 23 e 24 ottobre, dalle ore 14 alle 17,30, in doppia modalità on line e in presenza, con traduzione simultanea in italiano, inglese francese, spagnolo, portoghese. Le relatrici internazionali si sono collegate on line, le italiane hanno partecipato in presenza in tre postazioni: Roma(Casa internazionale delle donne), Lecce (Casa delle donne), Bologna (Associazione Orlando e Centro delle Donne). Il seminario è stato anche trasmesso in diretta sulle pagine facebook delle tre postazioni e della Società della cura.

Nella prima giornata dei lavori – introdotta da Alessandra Mecozzi e moderata da Nicoletta Pirotta e Nora Haydee Rodriguez di FemmSdC - hanno preso la parola: Zarlesht Berek,  Afghanistan; Nandita Shah, Co-direttrice di Akshara, Women's Resource Centre, India; Meriem Zeghidi Adda, operatrice culturale in Tunisia; Amel Hadjadj, Association feministe algerienne HRD; Aslihan Chakaloglu, United Women for Equality and Freedom (UWEF) Turchia; Mona Al Ghussein, Palestina-GB; Tiffany Jones-Smith, USA; Simona Grassi, Campagna internazionale No profit on Pandemics; Nadjezhda Azhgihina, Gender council of Federation of journalist, Russia; Maura Cossutta, Casa internazionale donne di Roma; Heidi Meinzolt, WILPF Germania; Judith Morva, editrice di Monde Diplomatique on line, Ungheria; Nora García, Asamblea internacional de los pueblos, Spagna; Rosy Zuñiga, Consiglio di Educazione Popolare di America Latina e Caribe (CEAAL), Messico; Ingrid Beck,  NUDM Argentina; Ada Donno, Casa delle donne Lecce / AWMR Italia; Monica Di Sisto, Società della cura.

Nella seconda giornata - introdotta da Samanta Picciaiola dell’AssociazioneOrlando di Bologna e moderata da Maria Garzia Ruggerini e Paula Beatriz Amadio di FemmSdC - hanno preso la parola:

Mercia Andrews, Rural  Women  Assembly, Sud Africa; Francoise Kankindi, Associazione onlus Bene-Rwanda, Rwanda/Italia; Marie Nassif-Debs, Association  Egalité-Wardah  Boutros pour l'action feminine, Libano; Dorra Mahfoud, Association des Femmes Tunisiennes pour la Recherche sur le Développement, Tunisia ; Hanin Tarabay, attrice e formatrice, Palestina/Israele; Yasmine Falah, Iraqi Civil Society Solidarity Initiative, Elizabeth Farren, Women's  March, Usa/Italia; Mazé Morais, Confederazione Lavoratori Agricoli (CONTAG), Brasile; Hazal Koyuncuer, UIKI, Kurdistan Turco; Marta Lempart, Osk-Sciopero delle Donne Polacche, Polonia; Anna Maria Iatrou, Casa  delle donne di  Salonicco, Grecia; Lorena Garron, Consiglio  comunale di Cadice per i femminismi e LGTBI, Spagna; Fernanda Minuz, ricercatrice e formatrice, Italia; Floriana Lipparini, Casa delle DonneMilano; Marie Moise e Gaia Benzi, Jacobin Italia.

Per leggere il programma del seminario in lingua inglese, spagnola e francese https://societadellacura.blogspot.com/p/gruppo-femm.html

Per rivedere la registrazione integrale del seminario: 

https://www.facebook.com/casadelledonnedilecce/

https://www.facebook.com/casaintdelledonneroma/

https://www.facebook.com/societadellacura/

https://www.facebook.com/awmr.italia22

https://www.facebook.com/centrodonne/