27/05/26

Stupro, aggressione e abuso sono i valori distintivi del governo israeliano nei confronti dei palestinesi e degli stranieri

Un report di Ann Wright (World Beyond War) dopo l'arrivo ​​a Istanbul, in Turchia, dei volontari della flottiglia per Gaza aggrediti in acque internazionali dalle forze dell'IOF israeliane e poi rilasciati. Il racconto degli stupri, le aggressioni e gli abusi subiti per mano dei militari israeliani sulle loro barche a vela, del personale di sicurezza sulla nave prigione, della polizia civile presso il centro di detenzione di Ashdod e delle guardie del famigerato carcere di Ktzi'ot, noto per i suoi abusi sui prigioni eri palestinesi.


A cura di Ann Wright*, World BEYOND War.  

 26 maggio 2026

 

Sono trascorse appena 72 ore da quando i nostri colleghi della flottiglia partita per Gaza sono arrivati ​​a Istanbul, in Turchia, e hanno raccontato gli stupri, le aggressioni e gli abusi subiti per mano dei militari israeliani sulle loro barche a vela, del personale di sicurezza sulla nave prigione, della polizia civile presso il centro di detenzione di Ashdod e delle guardie del famigerato carcere di Ktzi'ot, noto per i suoi abusi sui prigioni eri palestinesi.

Abusi criminali orchestrati e ordinati ai massimi livelli del governo israeliano. 

Le 72 ore sono sembrate settimane mentre ascoltavamo le storie di ciascuno dei 428 civili disarmati provenienti da 45 paesi che si trovavano a bordo di 50 piccole barche a vela, rapiti in acque internazionali e portati contro la loro volontà in un luogo in cui non volevano andare - Israele - e poi sottoposti ad abusi criminali da parte di personale di molteplici istituzioni di sicurezza israeliane.

 

Questo abuso criminale è stato orchestrato e ordinato ai massimi livelli del governo israeliano, come dimostrano le dichiarazioni e le azioni del Ministro della Sicurezza Nazionale Ben Gvir. Lo stesso Gvir ha pubblicato su una piattaforma social un video in cui si mostra compiaciuto mentre gli attivisti della flottiglia vengono costretti a inginocchiarsi a terra, bendati, malmenati e con le mani legate strettamente con fascette di plastica nel porto di Ashdod.

 

I video includono una clip di Ben-Gvir che sventola una bandiera israeliana sopra i detenuti curvi a terra con le mani legate e una clip in cui sorride e grida "Am Yisrael Chai" (in ebraico "La nazione di Israele vive") a un detenuto. Altre clip mostrano detenuti spinti a terra e detenuti con la fronte premuta contro il pavimento, circondati da guardie armate mentre viene suonato l'inno nazionale israeliano.

 

Diversi Paesi hanno bandito Ben Gvir per le sue azioni contro attivisti internazionali, ma non per le sue azioni contro i palestinesi.

Per le sue azioni, la Francia ha vietato a Ben-Gvir l'ingresso nel territorio francese, affermando che il suo "comportamento indicibile di scherno nei confronti degli attivisti della flottiglia di Gaza, arrestati e maltrattati dalle forze di polizia israeliane, è inaccettabile". Il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha scritto su X il 23 maggio: "Da oggi, a Itamar Ben-Gvir è vietato l'ingresso nel territorio francese. Questa decisione fa seguito alle sue azioni indicibili nei confronti di cittadini francesi ed europei che erano passeggeri della Global Sumud Flotilla. Non possiamo tollerare che i cittadini francesi vengano minacciati, intimiditi o brutalizzati in questo modo, tanto più da un pubblico ufficiale". Barrot ha anche chiesto all'Unione Europea di sanzionare Ben-Gvir.

 

La premier italiana Giorgia Meloni ha condannato il trattamento mostrato nel filmato in un post su X, definendo le immagini "inaccettabili" e affermando che è "inaccettabile" che i manifestanti, compresi cittadini italiani, siano sottoposti a un trattamento che "viola la dignità umana".

 

"L'Italia chiede inoltre scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del governo italiano", ha affermato, aggiungendo che anche l'ambasciatore israeliano a Roma sarebbe stato convocato.

 

Il 20 maggio, il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha definito le azioni di Israele " completamente fuori luogo ".

 

Anche Spagna e Irlanda hanno rilasciato dichiarazioni, definendo il comportamento di Ben Gvir "mostruoso" e "ripugnante".

 

Persino l'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha espresso una rara critica nei confronti di un funzionario israeliano, definendo le azioni di Ben Gvir "spregevoli". "La flottiglia è stata una stupida trovata, ma Ben Gvir ha tradito la dignità della sua nazione", ha scritto l'ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee su X.

 

I reali valori del governo israeliano: genocidio, pulizia etnica e furto di terre.

 

La smentita del Primo Ministro israeliano Netanyahu, secondo cui l'incitamento alla violenza di Ben Givr contro i partecipanti alla flottiglia non riflette i "valori" dello Stato di Israele, è stata derisa in tutto il mondo, poiché i valori dello Stato di Israele sono chiaramente espressi dalle sue azioni, come il recente genocidio e la pulizia etnica dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, e dagli 80 anni di abusi israeliani contro i palestinesi, iniziati nel 1948 con i massacri perpetrati dalle milizie israeliane e il furto di terre e case a oltre 800.000 persone durante la Nakba, la "Catastrofe".

 

Non c'è bisogno di cercare lontano per trovare i "valori" dello Stato di Israele. I valori dello Stato di Israele sono le azioni criminali documentate con minuziosa precisione nei casi portati dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia e alla Corte Penale Internazionale.

 

I partecipanti alla flottiglia per Gaza hanno subito colpi d'arma da fuoco, percosse, aggressioni sessuali, commozioni cerebrali, fratture ossee... eppure sono ancora disposti a sfidare la brutalità israeliana nei confronti dei palestinesi.

I partecipanti alla flottiglia di Gaza, uomini e donne, giovani e anziani, hanno subito un'infinita serie di azioni criminali da parte degli agenti della sicurezza israeliana. Tre di loro sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco da funzionari israeliani. Percosse, calci in ogni parte del corpo, trascinamenti per i capelli sul pavimento, costrizione a rimanere inginocchiati e piegati per ore, colpi al minimo movimento, spogliati nudi più volte, aggressioni sessuali, intimidazioni e umiliazioni sono state subite in varia misura da praticamente tutte le 428 persone rapite dalle loro imbarcazioni.

 

A poche ore dal loro arrivo a Istanbul, i partecipanti alla flottiglia hanno descritto, uno per uno, barca per barca, agli investigatori della polizia turca e agli avvocati civili ciò che il personale di sicurezza israeliano aveva fatto loro. Si tratta di dichiarazioni ufficiali dei partecipanti che saranno utilizzate nei procedimenti giudiziari contro lo Stato di Israele.

 

Il primo di molti rapporti che descrivono il trattamento riservato a numerosi partecipanti è stato pubblicato il 24 maggio 2026. Intitolato "La flottiglia globale del Sumud rilascia orribili testimonianze inedite mentre i sopravvissuti tornano a casa", contiene descrizioni, fornite da membri di diverse delegazioni, della brutalità israeliana nei confronti dei partecipanti alla flottiglia:

 

Nuove testimonianze: terrore all'interno dei container

 

Mentre i sopravvissuti iniziano a parlare con la stampa al loro arrivo nei rispettivi paesi, sta emergendo un'esperienza condivisa di barbarie calcolata, ma anche di profonda solidarietà:


–  La delegazione francese: In una raccapricciante testimonianza personale, la delegata francese Meriem Hadjal ha descritto di essere stata trascinata verso un container buio da soldati molto più grandi di lei. "Ho subito il primo colpo. Schiaffi che mi hanno stesa... Tutto è avvenuto all'altezza della testa". Terrorizzata all'idea di essere violentata, ha opposto resistenza mentre un soldato la toccava ripetutamente, e un secondo le tirava il seno e i pantaloni. All'interno del container, ha assistito a un terzo soldato che torturava un'altra volontaria a terra con un taser. Un altro soldato l'ha afferrata per i capelli, picchiandola sulla testa e intimandole di mostrare il viso. Quando la porta del container si è aperta brevemente, ha raccontato: "Quello che vedo principalmente a terra, perché non alzo lo sguardo, sono macchie di sangue". Meriem ha notato che lei, insieme ad altri detenuti, è stata spogliata nuda, privata di qualsiasi indumento caldo e stipata in container scheggiati dove potevano sentire i loro "compagni, uno per uno, urlare, perché venivano picchiati a sangue".

 

–  La delegazione polacca: Karim Awad, un medico con doppia cittadinanza polacca e britannica, ha raccontato di essere stato strangolato con una bandiera palestinese strappata da un soldato dell'IOF. Awad è stato successivamente sottoposto a continui calci alla testa da parte di sei soldati. Poiché aveva scritto "Palestina libera" sul corpo, è stato preso di mira e sottoposto a molteplici perquisizioni corporali, a violenti pestaggi con un metal detector portatile e allo strappamento dei capelli. Ha inoltre rivelato che l'IOF allagava sistematicamente i pavimenti dei container bui con acqua fredda ogni poche ore per impedire ai detenuti di dormire.

 

–  La delegazione greca: i delegati hanno raccontato dell'abbordaggio della Kiriakos X, dove i soldati hanno usato scosse elettriche e brutali percosse sull'equipaggio per costringerli a identificare il loro capitano. Per fermare le torture inflitte all'equipaggio, la capitana si è fatta coraggiosamente avanti per assumersi la responsabilità dell'imbarcazione e dei volontari; le forze IOF hanno risposto sparandole direttamente a una gamba con un proiettile di gomma. È rimasta ferita e le è stata negata un'adeguata assistenza medica per giorni.

 

–  La delegazione sudafricana: Due delegati sudafricani, Ebrahim Peters e Qutb Hendricks, hanno fornito una testimonianza toccante, descrivendo dettagliatamente come i soldati dell'IOF abbiano esplicitamente utilizzato la rappresaglia geopolitica come pretesto per la tortura. Dopo aver scoperto la nazionalità dei partecipanti, i soldati li hanno trascinati in una stanza isolata e hanno iniziato un'aggressione fisica mirata. Mentre picchiavano i volontari, i soldati hanno fatto esplicito riferimento ai meccanismi di responsabilità internazionale, affermando: "Volete portarci in tribunale? Vi faremo vedere noi", riferendosi al caso di genocidio intentato dal Sudafrica contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia (CIG).

 

Delegazioni belga e australiana: la delegata belga Olimpia Dìez Perlines, di 77 anni, ha espresso totale sconcerto per il sadismo delle forze armate. Julien Cabral, un altro partecipante belga, ha riferito di aver sentito i soldati dire esplicitamente "divertiamoci" mentre davano inizio agli attacchi violenti. La delegata australiana Juliet Lamont ha fornito ulteriori dettagli agghiaccianti, confermando di essere stata aggredita sessualmente "in una sorta di camera di tortura, mentre cinque uomini mi picchiavano e mi spaccavano la faccia".

 

–  La delegazione canadese: Ehab Lotayef, a bordo della nave canadese diretta a Gaza, è stato contattato direttamente dal personale dell'IOF per fornire assistenza con la traduzione, ma è stato accoltellato alla mano dai soldati nel momento stesso in cui ha tentato di offrire il suo aiuto.

 

–  La delegazione brasiliana: una delegata di ritorno in Brasile, Ariadne Telles, ha descritto dettagliatamente le torture fisiche e psicologiche subite. La delegata è stata sottoposta a grave privazione del sonno e ad aggressioni fisiche mirate: "Mi hanno preso a calci in faccia, mi hanno preso a calci sulle gambe, mi hanno legato le mani con delle fascette; non sento ancora le dita".

I detenuti erano costretti a stare inginocchiati con la testa premuta sul pavimento per ore, mentre i carcerieri ridevano.

 

* Ann Wright ha prestato servizio nell'esercito e nella riserva degli Stati Uniti per 29 anni, congedandosi con il grado di colonnello. È stata anche diplomatica statunitense per 16 anni, ma si è dimessa da ogni incarico nel 2003 in segno di protesta contro la guerra in Iraq. È coautrice di "Dissent: Voices of Conscience" (Dissenso: voci di coscienza). Fa parte del comitato direttivo di US Boats to Gaza e della Gaza Freedom Flotilla Coalition e della rete internazionale GWUAN (Global Women for Peace United Against NATO)


15/04/26

Partigiane e partigiani salentini nella Resistenza antifascista. Le cifre, le biografie.

 È uscito in nuova edizione aggiornata il libro Partigiani e Patrioti nella Resistenza. Combattenti della Guerra di Liberazione (2 voll.), sottotitolo: Il contributo della provincia di Lecce, a cura del ricercatore salentino Pati Luceri, Giorgiani Editore, aprile 2026.

Resistenti, Giorgiani Editore

Riportiamo l’introduzione ai due volumi scritta da Ada Donno, vicepresidente della FederazioneDemocratica Internazionale delle Donne

Riproporre in forma aggiornata un libro sul contributo dato da donne e uomini del Salento alla lotta di liberazione dal nazifascismo, già pubblicato in prima edizione dodici anni fa, non è solo un modo per offrire a lettrici e lettori una documentazione arricchita di nuovi dati riguardanti un territorio: è anche aggiungere elementi inediti alla narrazione resistenziale complessiva, ch’erano ancora in ombra e che aiutano a completare il quadro storico più generale. È, in definitiva, aggiungere un altro capitolo a una storia della Liberazione italiana che non si finisce mai di scrivere.

Ciò che Pati Luceri ha continuato a ricercare, “testardo e determinato”, nell’arco di un quindicennio, e a documentare con diverse pubblicazioni successive, è la testimonianza del contributo dato dalla provincia salentina, e più in generale della popolazione italiana meridionale, alla storica sconfitta del nazifascismo ad opera delle popolazioni europee. Con fatica paziente e rigorosa verifica, condotta negli uffici dell’ANPI nazionale a Roma, negli archivi dell’ANPI salentina e di altre province italiane, in vari Istituti storici regionali della Resistenza, presso le Associazioni dei Volontari di guerra, gli Uffici Anagrafe dei Comuni, i Casellari, i fondi archivistici, egli ha confrontato e selezionato dati, messi in rete o ancora nascosti nelle carte private; ha aggiunto volta per volta nomi, cifre, luoghi, dettagli biografici; ha aggiornato quelli che si conoscevano in precedenza – i partigiani e le partigiane combattenti, le staffette, i caduti, i feriti, i patrioti e le patriote, i militari internati dopo l’8 settembre, i deportati, i confinati, i sopravvissuti –  e ci ha restituito una misura più vicina alla realtà storica della partecipazione all’azione resistenziale in questo angolo di mondo.

Sforzo di ricerca tutt’altro che supplementare, se si considera che la narrazione autentica della resistenza che le italiane e gli italiani opposero alla dittatura fascista e all’occupazione militare nazista si è dovuta confrontare – e  anche scontrare – nel corso degli anni dall’immediato dopoguerra fino ad oggi, con luoghi comuni e falsi miti storiografici, radicati sia nella mancata conoscenza di fatti rimasti in ombra, sia nella mancata volontà di illuminare della giusta luce i fatti conosciuti.

17/03/26

Finlandia / Lettera aperta al governo e al parlamento contro le armi nucleari

 Viene dalle Donne finlandesi per la Pace – presenti nella rete internazionale Global Women for Peace United Against NATO (GWUAN) – un accorato invito a sottoscrivere una lettera aperta al Governo e al Parlamento finlandesi contro la proposta di una nuova legge volta a rimuovere dalla legislazione della Finlandia il divieto d'importazione, trasporto e posizionamento di ordigni nucleari sul proprio territorio.


«Un simile cambiamento – scrivono Ulla Klötzer e Lea Launokari di Donne finlandesi per la Pace – motivato dalla nostra appartenenza alla NATO e dall’Accordo di cooperazione alla difesa (DCA) con gli Stati Uniti, aprirebbe alle armi nucleari statunitensi in Finlandia. Questo avviene nel momento in cui la Francia annuncia di voler aumentare il proprio arsenale nucleare e si offre di estendere il proprio deterrente nucleare ad alcuni alleati europei, compresi i paesi nordici».

«Per favore firmate l’appello e diffondetelo il più possibile ampiamente nelle vostre reti!»

AWMR Italia – Donne della Regione Mediterranea ha risposto all’appello delle pacifiste finlandesi e ha sottoscritto la Lettera aperta, che sarà consegnata ai destinatari parlamentari e governanti finlandesi il 30 aprile 2026. Riportiamo qui il testo:  

Al Governo e al Parlamento della Finlandia

Noi sottoscritti, organizzazioni, movimenti e gruppi di diverse parti del mondo, lanciamo un forte appello al Governo finlandese e al Parlamento finlandese affinché NON approvino il disegno di legge d’iniziativa del governo che eliminerebbe dalla legislazione finlandese il divieto di impedire l'importazione, il trasporto, l'impiego e lo stoccaggio di esplosivi nucleari sul territorio finlandese.

Entrando nella NATO nel 2023 e firmando un accordo di cooperazione in materia di difesa (DCA) con gli Stati Uniti nel 2023, la Finlandia ha rinunciato alla propria politica di neutralità di lunga data e ha accettato la deterrenza nucleare come pietra angolare della propria politica estera e di difesa. Il disegno di legge ora proposto mira a eliminare un ulteriore elemento di restrizione alla partecipazione finlandese in un'aggressione nucleare. Se il disegno di legge venisse approvato, si aprirebbero le porte alle armi nucleari statunitensi e francesi sul territorio finlandese.

La decisione avrebbe conseguenze di vasta portata ovunque nel mondo. Sarebbe un chiaro incoraggiamento allo sviluppo e l'espansione attiva degli arsenali nucleari da parte di Stati Uniti e Francia e a una nuova corsa agli armamenti nucleari in tutto il mondo, nel momento in cui è venuto meno l'ultimo accordo sul controllo degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia, il Nuovo Trattato sulla riduzione delle armi strategiche (New START) – scaduto il 5 febbraio 2026 – senza prevedere alcun accordo di rinvio o di sostituzione.

Per decenni la Finlandia si è impegnata fermamente a non consentire la presenza di armi nucleari sul proprio territorio. Questa politica è stata un elemento molto apprezzato della collocazione internazionale della Finlandia, della sua responsabile politica di sicurezza e dello sforzo per promuovere il disarmo nucleare in conformità con i principi delle Nazioni Unite.

L'attuale situazione politica estremamente incerta necessita con urgenza di politiche che promuovano il dialogo, il negoziato e misure volte a rafforzare la fiducia, non di un aumento degli armamenti e di politiche intimidatorie.

Vi esortiamo vivamente a respingere la proposta di una nuova legge finlandese sull’energia nucleare che promuoverebbe una nuova corsa agli armamenti nucleari e danneggerebbe la reputazione internazionale del vostro Paese.

La de-escalation, la stabilità, la diplomazia e gli accordi internazionali dovrebbero avere la priorità per garantire il disarmo nucleare e la sicurezza per tutti!

11/03/26

Appello / "È tempo di spostare la sede della CSW da New York!"

Un appello è stato lanciato da un gruppo di organizzazioni femministe della società civile per sollecitare l'ONU a trasferire definitivamente la sede della Commissione delle Nazioni Unite sulla Condizione della Donna (CSW) in un luogo al di fuori degli Stati Uniti.

New York, 9 marzo. Apertura della sessione CSW 2026 (foto NU)

L'esigenza nasce dall’arbitrario e discriminatorio divieto d’ingresso negli Stati Uniti emanato dall'amministrazione Trump, attraverso una serie di “ordini esecutivi”, a danno di cittadine e cittadini di diverse nazioni, per lo più musulmane e africane, con il pretesto di "problemi di sicurezza".

Formalmente le restrizioni prendono di mira l'immigrazione permanente, ma nella pratica con dinieghi arbitrari di visti si è impedito l’ingresso anche a persone che intendevano partecipare agli eventi delle Nazioni Unite.

Per questo motivo, da anni, le organizzazioni femministe e della società civile sostengono la necessità di spostare gli incontri della CSW in una sede più accessibile, come Ginevra, o l'avvicendamento degli incontri in diverse regioni del mondo per garantire un'equa rappresentanza dei movimenti femministi di tutte le nazioni, in particolare quelle del Sud del mondo.


Le associazioni che condividono l’appello possono sottoscriverlo qui:

https://forms.gle/1QBL4vNU6rk9iwp38 

Questo il testo dell’appello:

In risposta alle recenti decisioni prese dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, le organizzazioni e i gruppi femministi sottoscritti sollecitano Questa richiesta nasce dalla chiara arbitrarietà e dalla discriminazione apertamente dichiarata e continua da parte dell'amministrazione statunitense nei confronti dei popoli del Sud del mondo e dei difensori dei diritti umani a livello globale.

 

Le sottoscritte ritengono che la rapida militarizzazione della politica globale, unita ad azioni deliberate volte ad indebolire il diritto internazionale e i principi e i valori fondamentali dei diritti umani, nonché ai tentativi di demonizzare i popoli del Sud del mondo e i migranti, si stiano sviluppando parallelamente a una serie di decisioni prese dall'amministrazione statunitense che prendono di mira principalmente i paesi e le comunità del Sud del mondo.

 

Appena una settimana dopo il suo insediamento – per la prima volta – nel 2017, Donald Trump ha emanato l'Ordine Esecutivo 13769, comunemente noto come "Primo Divieto di Viaggio", che ha proibito l'ingresso ai cittadini di sette nazioni a maggioranza musulmana e ha bloccato il programma di ammissione dei rifugiati. A questo è seguito l'Ordine Esecutivo 13780 modificato, che ha mantenuto la maggior parte delle restrizioni. Nel settembre 2017, Trump ha emesso il Proclama Presidenziale 9645 – una versione più ampia e strutturata del divieto – che è stata successivamente confermata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti con il pretesto di "problemi di sicurezza". Nel 2020, le restrizioni sono state estese ad altri sei Paesi, principalmente africani. Nonostante le sfide legali affrontate da queste politiche, i loro effetti discriminatori sono durati anni, anche durante il suo secondo mandato, culminando nella dichiarazione di Trump, nel novembre 2025, della sua intenzione di impedire l'immigrazione da quelli che ha definito "Paesi del Terzo Mondo", il che riflette una posizione razzista e discriminatoria nei confronti delle popolazioni del Sud del mondo.

 

Sebbene molte di queste restrizioni abbiano formalmente preso di mira l'immigrazione permanente piuttosto che le visite di breve durata, nella pratica abbiamo assistito a dinieghi arbitrari di visti per le persone che desideravano partecipare agli eventi delle Nazioni Unite. Per molti anni, le organizzazioni femministe della società civile hanno sostenuto lo spostamento degli incontri della CSW in una sede più accessibile, come Ginevra, o l'alternanza della sede della CSW tra diverse regioni del mondo per garantire un'equa rappresentanza dei movimenti femministi di tutte le nazioni, in particolare quelle del Sud del mondo.

 

Le organizzazioni sottoscritte ritengono che queste politiche riflettano un approccio coloniale e discriminatorio che il Presidente Trump ha perseguito fin dal suo primo mandato e che continua a perseguire ancora oggi. Queste politiche hanno significativamente minato la capacità della società civile femminista di partecipare e contribuire alle discussioni delle Nazioni Unite che si tengono a New York.

 

Pertanto, sollecitiamo le seguenti azioni:

• Trasferire la sede della Commissione delle Nazioni Unite sulla Condizione della Donna in un luogo più accessibile alla società civile femminista.

• Le Nazioni Unite dovrebbero assumere una posizione più ferma e risoluta contro la discriminazione, il razzismo e le pratiche coloniali che colpiscono i popoli del Sud del mondo.

• Aprire uno spazio significativo per il coinvolgimento della società civile nella formulazione e nell'impatto dei processi decisionali delle Nazioni Unite, garantendo che le voci dei cittadini siano rappresentate al tavolo dei negoziati.



CSW70 / L'Unione delle Donne Vietnamite alla 70ª sessione della Commissione ONU sullo status delle donne

 Alla 70ª sessione della Commissione ONU sullo status delle donne (CSW70), a New York dal 9 al 19 marzo, partecipa una folta delegazione dell’Unione delle Donne del Vietnam (VWU). Tra le priorità chiave della sessione di quest'anno, oltre al contrasto alla violenza contro le donne e le ragazze, la promozione della parità di genere nei sistemi legali e il sostegno ai gruppi vulnerabili di donne.

New York, 9 marzo. Apertura della 70ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne (CSW70). (Foto: dantri.com.vn)

Dal 9 al 19 marzo si tiene presso la sede centrale delle Nazioni Unite, a New York, la 70ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (CSW70), che riunisce rappresentanti di governi, organizzazioni internazionali e realtà organizzate della società civile di tutto il mondo per discutere di politiche che promuovano la parità di genere e l’empowerment delle donne.

Fra le altre, una delegazione dell’Unione delle Donne del Vietnam, affiliata alla Federazione Democratica Internazionale delle Donne WIDF/FDIM , prenderà parte alle sessioni di lavoro e a una serie di eventi collaterali che comprendono tavole rotonde, seminari tematici e incontri bilaterali, volti a condividere esperienze e a rafforzare la cooperazione internazionale nella promozione della parità di genere.

Dopo la sessione di apertura del 9 marzo, le partecipanti da ogni parte del mondo si confronteranno sulle sfide emergenti nella promozione dell’uguaglianza di genere, in particolare sulla necessità di garantire alle donne e alle ragazze un accesso egualitario alla giustizia.

Questa questione è tra le priorità chiave della sessione di quest'anno, insieme agli sforzi per combattere la violenza contro le donne e le ragazze, e per rafforzare la parità di genere nei sistemi legali e il sostegno ai gruppi vulnerabili di donne.


Ultimamente, in occasione della Giornata internazionale della donna, il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres aveva invitato la comunità internazionale a intensificare gli sforzi per garantire giustizia e pari diritti per le donne e le ragazze in tutto il mondo. A livello globale, mediamente, le donne godono oggi solo del 64% circa dei diritti di legge riconosciuti agli uomini. Questo, ha osservato Guterres, significa che la discriminazione giuridica continua a influenzare molti aspetti della vita delle donne.


In alcuni paesi, alle donne non è consentito possedere proprietà, chiedere il divorzio o lavorare senza il permesso del marito. In oltre 40 paesi, lo stupro coniugale non è ancora considerato reato, mentre altre restrizioni legali limitano l'accesso delle donne all'istruzione, la loro possibilità di trasmettere la nazionalità ai figli e persino la loro libertà di movimento.

Il segretario delle Nazioni Unite ha inoltre avvertito che molti dei progressi conseguiti con decenni di sforzi e mobilitazioni delle donne potrebbero essere a rischio di inversione di tendenza a causa del crescente autoritarismo, dell'instabilità politica e della conflittualità geopolitica che favoriscono il riemergere di atteggiamenti patriarcali e misogini.

09/03/26

Unione delle Donne Vietnamite / Congratulazioni alla neoeletta presidente Le Thi Thuy

Il Comitato esecutivo centrale dell’Unione Donne Vietnamite (VWU) ha eletto la nuova presidente, Le Thi Thuy. Dalla Federazione Democratica Internazionale delle Donne (WIDF), a cui la VWU è affiliata, le più vive felicitazioni alla neoeletta presidente.

Al centro, la nuova presidente Le Thy Thuy (foto VWU) 

Nel pomeriggio del 6 marzo, l'Unione delle donne del Vietnam centrale ha tenuto la 16a conferenza del suo Comitato esecutivo centrale per il mandato 2022-2027 per eleggere la nuova presidente dell'organizzazione, insieme ad altre componenti del comitato esecutivo e del presidium per il mandato 2022-2027.

Dopo la discussione, all’unanimità il comitato esecutivo ha concordato di eleggere Le Thi Thuy al Comitato esecutivo centrale, al Presidium e alla carica di presidente dell'Unione delle donne vietnamite per il 13° mandato, 2022-2027.

Nel suo discorso di accettazione dell'incarico, la neoeletta presidente Le Thi Thuy si è detta onorata per la nuova responsabilità e consapevole del grande impegno assunto nei confronti dell'organizzazione e del movimento delle donne vietnamite, dichiarandosi pronta ad ogni sforzo, con il sostegno del Partito e dello Stato socialista, oltre a quello del comitato esecutivo della VWU che l’ha eletta, per proseguire i successi ottenuti dalle precedenti generazioni di dirigenti dell’Unione e dalle donne in tutto il Paese.

 

Le Thi Thuy ha affermato che manterrà il “ruolo pionieristico ed esemplare” che ci si aspetta da lei, in quanto militante del partito e dell'organizzazione delle donne, e che collaborerà con il comitato esecutivo dell’Unione delle Donne ad ogni livello per portarne avanti le nobili tradizioni.

Ha inoltre sottolineato la determinazione a realizzare con successo gli obiettivi e i traguardi stabiliti nella risoluzione del 13° Congresso nazionale delle donne e ha ribadito l'importanza di rafforzare l'unità, superare le sfide e attuare soluzioni coordinate per rinnovare ulteriormente i contenuti e i metodi delle attività dell’Unione. 

L'organizzazione si concentrerà maggiormente sull'impegno di base – ha aggiunto Le Thi Thuy – relativo alla tutela dei legittimi diritti e interessi delle donne e sul proseguimento della costruzione di una VWU forte ed efficace che funga da ponte tra i vertici e le donne in tutto il Paese.


La neoeletta presidente Le Thi Thuy ha alle sue spalle un prestigioso percorso politico nel Fronte patriottico del Vietnam e nelle organizzazioni di massa ed è stata segretaria dell'Unione delle donne del Vietnam centrale.

Il comitato esecutivo dell'Unione delle donne vietnamite ha infine salutato e ringraziato la presidente uscente Nguyen Thi Tuyen, che è stata nominata ad altro incarico politico.


08/03/26

Iraq / Le donne non sono solo la metà della società

Dalla Lega delle Donne Irachene, alle donne del mondo...

Immagine Iraqi Woman League

Un omaggio di apprezzamento e rispetto a ogni donna che occupa un posto speciale nei nostri cuori e nelle nostre menti in questa giornata internazionale. Le donne non sono solo metà della società, ma il cuore che le dà vita, la mente che coltiva i valori e lo spirito che costruisce le generazioni. 

Nel corso della storia, le donne hanno dimostrato il loro ruolo di guida nella famiglia. Sono nutrici, ispiratrici e artefici di stabilità. Da loro scaturiscono i primi valori che plasmano il carattere di una persona, e dall'interno della casa inizia il viaggio di costruzione della società, dove le donne instillano nei loro figli l'amore per la conoscenza, il lavoro e l'appartenenza. 

Le donne hanno anche avuto una presenza di rilievo nella costruzione della nazione, partecipando all'istruzione, alla medicina, all'amministrazione, all'economia e al processo decisionale. Con la loro determinazione e creatività, contribuiscono al progresso delle società e al consolidamento dei valori di giustizia e progresso.

Ogni anno, le donne sono una fonte di forza e di generosità. Ogni anno, sono partner essenziali nel plasmare il futuro e costruire le nazioni.

Shamiran Odisho

Iraqi Women’s Organization

March 8, 2026



03/03/26

Lettera dal Libano / Aiutateci a fermare l’occupazione sionista del territorio libanese

 Marie Nassif-Debs, presidente di Equality-Wardah Boutros Association for Women's Action, componente del Centro Regionale Arabo della Federazione DemocraticaInternazionale delle Donne, lancia un accorato allarme ricordando al mondo che il piano sionista di occupazione totale dei Territori Palestinesi e del Sud del Libano, risalente ad oltre un secolo fa, rischia di realizzarsi oggi grazie all’appoggio degli Stati Uniti e all’inerzia complice di chi sta a guardare senza reagire.


Care sorelle del mondo arabo e del mondo intero,

vorrei rammentarvi che il Libano è vittima di un crimine gravissimo: l'entità sionista israeliana non solo ha bombardato il sud, la valle occidentale della Bekaa e la periferia meridionale di Beirut, ma ha anche costretto i cittadini libanesi a fuggire da oltre 90 città e villaggi nel sud e nell'ovest della valle della Bekaa.

Da quel momento, le truppe d'aggressione hanno iniziato a penetrare in alcune città e villaggi sotto l'occhio vigile delle forze delle Nazioni Unite (UNIFIL). Secondo le prime stime, il numero di sfollati supera le 200.000 persone, di cui 40.000 nei rifugi e molte altre nei loro veicoli o per strada.

La minaccia di occupazione di parti del sud e della valle occidentale della Bekaa è reale e il presidente degli Stati Uniti Trump la sta incoraggiando pienamente.

Vi chiediamo di esprimere la vostra solidarietà alle donne e al popolo libanese. Vi invitiamo inoltre a condividere questa mappa, che illustra le ambizioni sioniste riguardo alle acque e al territorio libanesi risalenti al 1919, dopo la fine della prima guerra mondiale.

Per il Centro Regionale Arabo della WIDF/FDIM

Marie Nassif-Debs

Beirut, 3 marzo 2026