11/03/26

Appello / "È tempo di spostare la sede della CSW da New York!"

Un appello è stato lanciato da un gruppo di organizzazioni femministe della società civile per sollecitare l'ONU a trasferire definitivamente la sede della Commissione delle Nazioni Unite sulla Condizione della Donna (CSW) in un luogo al di fuori degli Stati Uniti.

New York, 9 marzo. Apertura della sessione CSW 2026 (foto NU)

L'esigenza nasce dall’arbitrario e discriminatorio divieto d’ingresso negli Stati Uniti emanato dall'amministrazione Trump, attraverso una serie di “ordini esecutivi”, a danno di cittadine e cittadini di diverse nazioni, per lo più musulmane e africane, con il pretesto di "problemi di sicurezza".

Formalmente le restrizioni prendono di mira l'immigrazione permanente, ma nella pratica con dinieghi arbitrari di visti si è impedito l’ingresso anche a persone che intendevano partecipare agli eventi delle Nazioni Unite.

Per questo motivo, da anni, le organizzazioni femministe e della società civile sostengono la necessità di spostare gli incontri della CSW in una sede più accessibile, come Ginevra, o l'avvicendamento degli incontri in diverse regioni del mondo per garantire un'equa rappresentanza dei movimenti femministi di tutte le nazioni, in particolare quelle del Sud del mondo.


Le associazioni che condividono l’appello possono sottoscriverlo qui:

https://forms.gle/1QBL4vNU6rk9iwp38 

Questo il testo dell’appello:

In risposta alle recenti decisioni prese dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, le organizzazioni e i gruppi femministi sottoscritti sollecitano Questa richiesta nasce dalla chiara arbitrarietà e dalla discriminazione apertamente dichiarata e continua da parte dell'amministrazione statunitense nei confronti dei popoli del Sud del mondo e dei difensori dei diritti umani a livello globale.

 

Le sottoscritte ritengono che la rapida militarizzazione della politica globale, unita ad azioni deliberate volte ad indebolire il diritto internazionale e i principi e i valori fondamentali dei diritti umani, nonché ai tentativi di demonizzare i popoli del Sud del mondo e i migranti, si stiano sviluppando parallelamente a una serie di decisioni prese dall'amministrazione statunitense che prendono di mira principalmente i paesi e le comunità del Sud del mondo.

 

Appena una settimana dopo il suo insediamento – per la prima volta – nel 2017, Donald Trump ha emanato l'Ordine Esecutivo 13769, comunemente noto come "Primo Divieto di Viaggio", che ha proibito l'ingresso ai cittadini di sette nazioni a maggioranza musulmana e ha bloccato il programma di ammissione dei rifugiati. A questo è seguito l'Ordine Esecutivo 13780 modificato, che ha mantenuto la maggior parte delle restrizioni. Nel settembre 2017, Trump ha emesso il Proclama Presidenziale 9645 – una versione più ampia e strutturata del divieto – che è stata successivamente confermata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti con il pretesto di "problemi di sicurezza". Nel 2020, le restrizioni sono state estese ad altri sei Paesi, principalmente africani. Nonostante le sfide legali affrontate da queste politiche, i loro effetti discriminatori sono durati anni, anche durante il suo secondo mandato, culminando nella dichiarazione di Trump, nel novembre 2025, della sua intenzione di impedire l'immigrazione da quelli che ha definito "Paesi del Terzo Mondo", il che riflette una posizione razzista e discriminatoria nei confronti delle popolazioni del Sud del mondo.

 

Sebbene molte di queste restrizioni abbiano formalmente preso di mira l'immigrazione permanente piuttosto che le visite di breve durata, nella pratica abbiamo assistito a dinieghi arbitrari di visti per le persone che desideravano partecipare agli eventi delle Nazioni Unite. Per molti anni, le organizzazioni femministe della società civile hanno sostenuto lo spostamento degli incontri della CSW in una sede più accessibile, come Ginevra, o l'alternanza della sede della CSW tra diverse regioni del mondo per garantire un'equa rappresentanza dei movimenti femministi di tutte le nazioni, in particolare quelle del Sud del mondo.

 

Le organizzazioni sottoscritte ritengono che queste politiche riflettano un approccio coloniale e discriminatorio che il Presidente Trump ha perseguito fin dal suo primo mandato e che continua a perseguire ancora oggi. Queste politiche hanno significativamente minato la capacità della società civile femminista di partecipare e contribuire alle discussioni delle Nazioni Unite che si tengono a New York.

 

Pertanto, sollecitiamo le seguenti azioni:

• Trasferire la sede della Commissione delle Nazioni Unite sulla Condizione della Donna in un luogo più accessibile alla società civile femminista.

• Le Nazioni Unite dovrebbero assumere una posizione più ferma e risoluta contro la discriminazione, il razzismo e le pratiche coloniali che colpiscono i popoli del Sud del mondo.

• Aprire uno spazio significativo per il coinvolgimento della società civile nella formulazione e nell'impatto dei processi decisionali delle Nazioni Unite, garantendo che le voci dei cittadini siano rappresentate al tavolo dei negoziati.



CSW70 / L'Unione delle Donne Vietnamite alla 70ª sessione della Commissione ONU sullo status delle donne

 Alla 70ª sessione della Commissione ONU sullo status delle donne (CSW70), a New York dal 9 al 19 marzo, partecipa una folta delegazione dell’Unione delle Donne del Vietnam (VWU). Tra le priorità chiave della sessione di quest'anno, oltre al contrasto alla violenza contro le donne e le ragazze, la promozione della parità di genere nei sistemi legali e il sostegno ai gruppi vulnerabili di donne.

New York, 9 marzo. Apertura della 70ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne (CSW70). (Foto: dantri.com.vn)

Dal 9 al 19 marzo si tiene presso la sede centrale delle Nazioni Unite, a New York, la 70ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (CSW70), che riunisce rappresentanti di governi, organizzazioni internazionali e realtà organizzate della società civile di tutto il mondo per discutere di politiche che promuovano la parità di genere e l’empowerment delle donne.

Fra le altre, una delegazione dell’Unione delle Donne del Vietnam, affiliata alla Federazione Democratica Internazionale delle Donne WIDF/FDIM , prenderà parte alle sessioni di lavoro e a una serie di eventi collaterali che comprendono tavole rotonde, seminari tematici e incontri bilaterali, volti a condividere esperienze e a rafforzare la cooperazione internazionale nella promozione della parità di genere.

Dopo la sessione di apertura del 9 marzo, le partecipanti da ogni parte del mondo si confronteranno sulle sfide emergenti nella promozione dell’uguaglianza di genere, in particolare sulla necessità di garantire alle donne e alle ragazze un accesso egualitario alla giustizia.

Questa questione è tra le priorità chiave della sessione di quest'anno, insieme agli sforzi per combattere la violenza contro le donne e le ragazze, e per rafforzare la parità di genere nei sistemi legali e il sostegno ai gruppi vulnerabili di donne.


Ultimamente, in occasione della Giornata internazionale della donna, il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres aveva invitato la comunità internazionale a intensificare gli sforzi per garantire giustizia e pari diritti per le donne e le ragazze in tutto il mondo. A livello globale, mediamente, le donne godono oggi solo del 64% circa dei diritti di legge riconosciuti agli uomini. Questo, ha osservato Guterres, significa che la discriminazione giuridica continua a influenzare molti aspetti della vita delle donne.


In alcuni paesi, alle donne non è consentito possedere proprietà, chiedere il divorzio o lavorare senza il permesso del marito. In oltre 40 paesi, lo stupro coniugale non è ancora considerato reato, mentre altre restrizioni legali limitano l'accesso delle donne all'istruzione, la loro possibilità di trasmettere la nazionalità ai figli e persino la loro libertà di movimento.

Il segretario delle Nazioni Unite ha inoltre avvertito che molti dei progressi conseguiti con decenni di sforzi e mobilitazioni delle donne potrebbero essere a rischio di inversione di tendenza a causa del crescente autoritarismo, dell'instabilità politica e della conflittualità geopolitica che favoriscono il riemergere di atteggiamenti patriarcali e misogini.

09/03/26

Unione delle Donne Vietnamite / Congratulazioni alla neoeletta presidente Le Thi Thuy

Il Comitato esecutivo centrale dell’Unione Donne Vietnamite (VWU) ha eletto la nuova presidente, Le Thi Thuy. Dalla Federazione Democratica Internazionale delle Donne (WIDF), a cui la VWU è affiliata, le più vive felicitazioni alla neoeletta presidente.

Al centro, la nuova presidente Le Thy Thuy (foto VWU) 

Nel pomeriggio del 6 marzo, l'Unione delle donne del Vietnam centrale ha tenuto la 16a conferenza del suo Comitato esecutivo centrale per il mandato 2022-2027 per eleggere la nuova presidente dell'organizzazione, insieme ad altre componenti del comitato esecutivo e del presidium per il mandato 2022-2027.

Dopo la discussione, all’unanimità il comitato esecutivo ha concordato di eleggere Le Thi Thuy al Comitato esecutivo centrale, al Presidium e alla carica di presidente dell'Unione delle donne vietnamite per il 13° mandato, 2022-2027.

Nel suo discorso di accettazione dell'incarico, la neoeletta presidente Le Thi Thuy si è detta onorata per la nuova responsabilità e consapevole del grande impegno assunto nei confronti dell'organizzazione e del movimento delle donne vietnamite, dichiarandosi pronta ad ogni sforzo, con il sostegno del Partito e dello Stato socialista, oltre a quello del comitato esecutivo della VWU che l’ha eletta, per proseguire i successi ottenuti dalle precedenti generazioni di dirigenti dell’Unione e dalle donne in tutto il Paese.

 

Le Thi Thuy ha affermato che manterrà il “ruolo pionieristico ed esemplare” che ci si aspetta da lei, in quanto militante del partito e dell'organizzazione delle donne, e che collaborerà con il comitato esecutivo dell’Unione delle Donne ad ogni livello per portarne avanti le nobili tradizioni.

Ha inoltre sottolineato la determinazione a realizzare con successo gli obiettivi e i traguardi stabiliti nella risoluzione del 13° Congresso nazionale delle donne e ha ribadito l'importanza di rafforzare l'unità, superare le sfide e attuare soluzioni coordinate per rinnovare ulteriormente i contenuti e i metodi delle attività dell’Unione. 

L'organizzazione si concentrerà maggiormente sull'impegno di base – ha aggiunto Le Thi Thuy – relativo alla tutela dei legittimi diritti e interessi delle donne e sul proseguimento della costruzione di una VWU forte ed efficace che funga da ponte tra i vertici e le donne in tutto il Paese.


La neoeletta presidente Le Thi Thuy ha alle sue spalle un prestigioso percorso politico nel Fronte patriottico del Vietnam e nelle organizzazioni di massa ed è stata segretaria dell'Unione delle donne del Vietnam centrale.

Il comitato esecutivo dell'Unione delle donne vietnamite ha infine salutato e ringraziato la presidente uscente Nguyen Thi Tuyen, che è stata nominata ad altro incarico politico.


08/03/26

Iraq / Le donne non sono solo la metà della società

Dalla Lega delle Donne Irachene, alle donne del mondo...

Immagine Iraqi Woman League

Un omaggio di apprezzamento e rispetto a ogni donna che occupa un posto speciale nei nostri cuori e nelle nostre menti in questa giornata internazionale. Le donne non sono solo metà della società, ma il cuore che le dà vita, la mente che coltiva i valori e lo spirito che costruisce le generazioni. 

Nel corso della storia, le donne hanno dimostrato il loro ruolo di guida nella famiglia. Sono nutrici, ispiratrici e artefici di stabilità. Da loro scaturiscono i primi valori che plasmano il carattere di una persona, e dall'interno della casa inizia il viaggio di costruzione della società, dove le donne instillano nei loro figli l'amore per la conoscenza, il lavoro e l'appartenenza. 

Le donne hanno anche avuto una presenza di rilievo nella costruzione della nazione, partecipando all'istruzione, alla medicina, all'amministrazione, all'economia e al processo decisionale. Con la loro determinazione e creatività, contribuiscono al progresso delle società e al consolidamento dei valori di giustizia e progresso.

Ogni anno, le donne sono una fonte di forza e di generosità. Ogni anno, sono partner essenziali nel plasmare il futuro e costruire le nazioni.

Shamiran Odisho

Iraqi Women’s Organization

March 8, 2026



03/03/26

Lettera dal Libano / Aiutateci a fermare l’occupazione sionista del territorio libanese

 Marie Nassif-Debs, presidente di Equality-Wardah Boutros Association for Women's Action, componente del Centro Regionale Arabo della Federazione DemocraticaInternazionale delle Donne, lancia un accorato allarme ricordando al mondo che il piano sionista di occupazione totale dei Territori Palestinesi e del Sud del Libano, risalente ad oltre un secolo fa, rischia di realizzarsi oggi grazie all’appoggio degli Stati Uniti e all’inerzia complice di chi sta a guardare senza reagire.


Care sorelle del mondo arabo e del mondo intero,

vorrei rammentarvi che il Libano è vittima di un crimine gravissimo: l'entità sionista israeliana non solo ha bombardato il sud, la valle occidentale della Bekaa e la periferia meridionale di Beirut, ma ha anche costretto i cittadini libanesi a fuggire da oltre 90 città e villaggi nel sud e nell'ovest della valle della Bekaa.

Da quel momento, le truppe d'aggressione hanno iniziato a penetrare in alcune città e villaggi sotto l'occhio vigile delle forze delle Nazioni Unite (UNIFIL). Secondo le prime stime, il numero di sfollati supera le 200.000 persone, di cui 40.000 nei rifugi e molte altre nei loro veicoli o per strada.

La minaccia di occupazione di parti del sud e della valle occidentale della Bekaa è reale e il presidente degli Stati Uniti Trump la sta incoraggiando pienamente.

Vi chiediamo di esprimere la vostra solidarietà alle donne e al popolo libanese. Vi invitiamo inoltre a condividere questa mappa, che illustra le ambizioni sioniste riguardo alle acque e al territorio libanesi risalenti al 1919, dopo la fine della prima guerra mondiale.

Per il Centro Regionale Arabo della WIDF/FDIM

Marie Nassif-Debs

Beirut, 3 marzo 2026



28/02/26

Donne della Turchia: Siamo al fianco del popolo iraniano!

 Riceviamo da Umut Kuruç, presidente dell’Associazione delle Donne Progressiste (İKD) di Turchia e volentieri condividiamo.


L'attacco militare lanciato oggi contro l'Iran dagli Stati Uniti imperialisti e dai loro collaboratori sionisti di Israele, non è altro che una dichiarazione di una nuova guerra contro tutte le popolazioni della regione mediorientale. 

Questa aggressione rappresenta una minaccia ancora più ampia e distruttiva, dopo le occupazioni e gli attacchi genocidi perpetrati in Iraq, Palestina, Siria e Libano, ed è una palese violazione della sovranità dell'Iran: fa parte del tentativo dell'imperialismo statunitense di rimodellare la regione in collaborazione con il regime sionista israeliano e non può essere separata dalll'attacco condotto contro il Venezuela e dal blocco contro Cuba.

Sono atti di guerra progettati per privare in tutto il mondo le società dei loro diritti fondamentali – soprattutto il diritto alla vita – e mettono ancora una volta a nudo il volto disumano dell'imperialismo e dei suoi complici, primo tra tutti il ​​regime sionista d'Israele.


Lanciamo un chiaro monito alle autorità politiche in Turchia: lo spazio aereo del nostro Paese deve essere chiuso agli aerei statunitensi e israeliani e tutte le operazioni delle basi statunitensi e NATO devono essere immediatamente interrotte.


Siamo fermamente al fianco del popolo iraniano contro l'aggressione dell'imperialismo e del sionismo.

Chiediamo a tutte le forze progressiste, patriottiche e indipendentiste, ai cittadini e alle istituzioni internazionali di alzare la voce contro questa ennesima aggressione.

Viva la solidarietà internazionale!


Associazione delle Donne Progressiste (İKD), Turchia

28 febbraio 2026




Lettera dall’Iran / Fermate questa aggressione barbara contro il nostro Paese!

 Riceviamo dall’Organizzazione Democratica delle Donne Iraniane (DOIW) e condividiamo un appello alla mobilitazione per fermare l'attacco militare congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.


Care compagne e amiche delle organizzazioni affiliate alla Federazione DemocraticaInternazionale delle donne, care donne progressiste del mondo!

Come sapete, questa mattina, 28 febbraio 2026, mentre sembravano essere in corso negoziati ad alto livello tra i rappresentanti di Stati Uniti e Iran, la nostra patria è diventata bersaglio di attacchi militari congiunti da parte dei regimi fascisti e razzisti di Stati Uniti e Israele.

Questo attacco provocherà distruzione delle infrastrutture e delle risorse del Paese, nonché brutali massacri fra la popolazione civile. I primi resoconti sull'esito di questo brutale attacco sul suolo iraniano confermano che è stata presa di mira una scuola femminile nella città di Minab, nella provincia di Hormozgan, e che più di 90 bambine innocenti sono stati uccise, molte altre sono rimaste ferite e la scuola è ridotta in macerie.

Ripetutamente le forze nazionali democratiche del nostro Paese hanno dichiarato che la via per liberare la nostra patria dall’attuale regime tirannico passa attraverso una lotta popolare e delle forze progressiste condotta dall’interno, e condannano fermamente qualsiasi forma di intervento esterno da parte di eserciti stranieri, in quanto violazione della sovranità dell'Iran e invasione del territorio della nostra patria. 

Ma l'imperialismo statunitense parla di un cambio di regime in Iran e ha cercato di giustificare la sua feroce violazione della sovranità del nostro Paese a fianco del regime razzista di Israele, che ha versato il sangue di migliaia di bambini innocenti di Gaza e il cui Primo Ministro è ricercato dalla Corte Internazionale di Giustizia, fingendo di donare la libertà al nostro popolo. Naturalmente, l'opinione pubblica mondiale ha assistito a esempi di doni di libertà e democrazia simili ai popoli di Libia, Iraq, Afghanistan e altrove.

L'Iran ha risposto a queste aggressioni lanciando missili contro molte basi americane nella regione. Con il protrarsi di questi attacchi missilistici e militari, le fiamme della guerra e le tensioni nella regione mediorientale si alimenteranno ulteriormente, e le principali vittime di guerre rovinose saranno bambini, donne e civili indifesi.

In un momento come questo, proprio come nella guerra dei dodici giorni del giugno 2025, assistiamo alle macabre celebrazioni di Reza Pahlavi e dei suoi sostenitori monarchici, o di Maryam Rajavi dell'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo, nella speranza che i loro padroni stranieri li insedino come nuovi dittatori.

Facciamo appello a tutte le forze progressiste e amanti della pace nel mondo affinché alzino la voce contro questa aggressione barbara, che viola il diritto internazionale, la sovranità nazionale dei paesi e va contro la moralità e la coscienza umana, e si mobilitino per fermare questa guerra e impedire l'uccisione di persone innocenti e la distruzione delle risorse umane e naturali dell'Iran e della regione.

La via per salvare il nostro Paese dall'attuale tirannia non è la guerra e l'intervento straniero. La liberazione dell'Iran può essere raggiunta solo attraverso la lotta del popolo iraniano e delle sue forze progressiste e libertarie.

OrganizzazioneDemocratica delle Donne Iraniane (DOIW)

28 febbraio 2026



HANDS OFF IRAN / Giù le mani dall’Iran!

 L'attacco immotivato e criminale di Trump e Netanyahu all'Iran è un atto di guerra che minaccia di causare morte e distruzione inimmaginabili.


L'Iran non ha attaccato gli Stati Uniti. Il governo iraniano si è impegnato in negoziati diplomatici fino all'ultimo momento e ha ripetutamente ribadito di non avere alcuna intenzione di sviluppare un programma di armi nucleari (che Trump afferma di aver comunque "annientato" l'anno scorso). 

Trump, che mentre era in corsa per la carica di presidente prometteva di mettere fine a tutte le guerre, non ha fatto altro che lasciare una scia di devastazione in tutto il mondo. Ha esercitato la coercizione e il ricatto per strangolare le economie di altri paesi ed ha usato i soldi dei contribuenti del suo stesso paese, sottraendoli ai bisogni della gente, per arricchire i suoi compari delle compagnie petrolifere e dei produttori di armi.

Anche negli Stati Uniti proteste spontanee si stanno organizzando in decine di città in opposizione all'attacco dell'amministrazione Trump contro l'Iran.

Sabato 28 febbraio una giornata di protesta è stata promossa da una coalizione di organizzazioni di base - ANSWER Coalition - fra le quali figurano: CODEPINK Womenfor peace, National Iranian American Council, 50501, American Muslims for Palestine, The People's Forum, Palestinian Youth Movement, , Black Alliance for Peace, Democratic Socialists of America.