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08/07/26

Il mito infranto della NATO

 La NATO è diventato l'ultimo rifugio di coloro che sanno imporsi solo attraverso la brutalità. Di Marga Ferrépresidente di Transform! Europe. *

Nella foto: Marga Ferré (da sin.) con Ada Donno, Maite Mola e altre duranne il Vertice per la pace Madrid 2022

Guerra e pace di Tolstoj inizia con una scena che molti di voi ricorderanno: nel salotto di Anna Pavlovna, l'aristocrazia russa parla di "guerra" con fascinazione, come se discutesse di qualcosa di inevitabile. Oggi, al vertice della NATO e nei corridoi della bolla di Bruxelles, il tono è lo stesso: la guerra è tornata a essere qualcosa di accettato, giustificato e, in definitiva, gestito.

 Immagino il vertice NATO (di Ankara ndt) come il salotto di Anna Pavlovna, pieno di uomini pieni di sé, volutamente ciechi: immersi nei miti di un passato glorioso per non vedere una realtà che li sfida. La sfida, la domanda giusta (che tutti conoscono), è tutt'altra cosa, ed è proprio questo che si rifiutano di vedere: come riformare il sistema di sicurezza globale in un'epoca in cui il vecchio ordine sta crollando.

 

La NATO è un anacronismo del XX secolo che non serve a nulla. In Iraq, Afghanistan, Ucraina, Iran… accumula solo disastri, fallimenti, fiaschi e sofferenze. Persino in termini militari non ha senso e, ancor meno in un XXI secolo che, piaccia o no, è già un mondo multipolare che non ha bisogno di un criminale dell'ICE che faccia da gendarme del mondo. Ecco perché si ricorre a categorie obsolete, di un altro secolo, che non essendo più esistenti alimentano un mito irreale.

 

Ecco perché dobbiamo ridefinire le parole. Se il vecchio ordine crolla, ma non cambiamo il nostro vocabolario, vedremo come in Europa, per sostenere la guerra e la militarizzazione, le élite borghesi si appellino con una cecità sconcertante all'immaginario del XX e persino del XIX secolo. Lo fanno per dipingere i nemici con i tratti grossolani della Guerra Fredda, per imporre categorie del XX secolo a una realtà radicalmente diversa. E quando queste non si adattano, naturalmente, il mito si infrange.

 

L'Eurobarometro del Parlamento europeo (2026) lo afferma chiaramente: il 52% degli europei considera la pace la priorità fondamentale che l'Unione europea deve difendere. La maggioranza vuole la pace, eppure, nello stesso periodo, la Commissione europea ha approvato 800 miliardi di euro per gli armamenti. Ottocento miliardi. Questa disfunzione si può comprendere solo se si capisce che non è un'anomalia: è il sintomo di una crisi di rappresentanza. Nelle mie lezioni, chiedo spesso al pubblico: qualcuno crede che Trump bombardi Caracas, assedi Cuba o bombardi l'Iran in nome della democrazia o della pace? Nessuno ci crede, ed è proprio questo che rende la cosa ancora più terribile.

 

Scavando tra le crepe del mito della guerra e della NATO, scopriamo, sorprendentemente, un divario generazionale particolarmente evidente in Europa. I sociologi iniziano a definirla la "Generazione di Gaza": si tratta dei giovani che, durante il genocidio di Gaza, sono scesi in piazza in massa in tutta Europa, mentre quasi nessun governo si è espresso contro il massacro. Questa disfunzione generazionale è un prodotto del nostro tempo.

 

Ulteriori criticità: nonostante la persistenza di una retorica bellicosa tra le élite (e i media a esse asserviti) che a malapena cela la malinconia per gli imperi perduti, il rapporto tra UE e Cina è una frattura brutale. Ho usato questo caso per illustrare come le istituzioni europee si stiano dirigendo verso una mentalità bellicosa illusoria.

 

Il documento "Piano per il riarmo dell'Europa" afferma che "la Russia, sostenuta dai suoi alleati, tra cui Bielorussia, Cina, Corea del Nord e Iran, rappresenta la minaccia diretta e indiretta più significativa per l'UE e la sua sicurezza" (PE, 2025); poi c'è "la Cina, spinta dall'ambizione di diventare una superpotenza globale". Ripeto, si tratta di un documento ufficiale. Ma che tipo di visione del mondo è quella in cui tutto ciò che non è sotto il controllo dei plutocrati americani è considerato una minaccia? Eppure, la realtà racconta una storia diversa. Un sondaggio di Public First di quest'anno ha rilevato che la maggioranza degli europei percepisce la Cina come un partner più affidabile degli Stati Uniti. E non mi sorprende, visti i grotteschi insulti di Donald Trump.

 

L'esistenza della NATO è priva di significato. Al di fuori dei vertici NATO e della sua vergognosa sottomissione a Trump, esiste un mondo che sta già lavorando per definire nuovi modelli di sicurezza e pace radicati nella difesa della ragione, intesa come la nostra capacità di andare oltre lo status quo, come il potere di creare un diverso ordine internazionale. Questi nuovi modelli per il XXI secolo implicano un cambio di paradigma, passando dalla competizione alla collaborazione, dalla guerra alla pace, dal caos alla governance globale, a maggiori diritti e a uno sviluppo giusto e sostenibile.

 

Se Tolstoj iniziò Guerra e Pace con i borghesi riuniti in un salotto a discutere della guerra come qualcosa di accettabile, scelse di concludere il suo capolavoro con la scena di un bambino che, dopo anni di guerra, sogna un futuro in cui farà qualcosa di diverso.

 

Sta diventando sempre più comune un concetto diverso: la consapevolezza che l'aggressività di Trump sia una reazione al declino egemonico degli Stati Uniti e che, scomparendo quest’ultimo, possa emergere un mondo senza imperi. Al di fuori della Fortezza Europa, ma anche al suo interno, si sta delineando un mondo che viene immaginato come una realtà realizzabile, un mondo multipolare, cooperativo e pacifico.

 

Ed è perfettamente possibile, motivo per cui si considera la NATO l'ultimo rifugio di coloro che sanno imporsi solo attraverso la brutalità.

 

Stiamo andando avanti o stiamo tornando all’età delle caverne?

 

* L’articolo è stato pubblicato su: https://www.publico.es/ , il 7 luglio 2026 


26/06/25

Il 5% alla NATO? Un osceno tradimento dei bisogni globali

 «Mentre il mondo brucia, la NATO sta facendo scorta di legna da ardere. Il 5% alle spese militari non è difesa: è estorsione su scala globale, istigata da un presidente Usa che considera la diplomazia un'estorsione e la guerra un buon affare. Per il futuro del nostro pianeta, dobbiamo rifiutare l'economia di guerra e la NATO».

L'Aja 2025. Il controvertice delle donne per la pace  

di Medea Benjamin, World BEYOND War

Al vertice NATO di questa settimana all'Aia, i leader hanno annunciato un nuovo obiettivo allarmante: portare la spesa militare al 5% del PIL nazionale entro il 2035. Inquadrata come una risposta alle crescenti minacce globali, in particolare quelle che proverrebbero dalla Russia e dal terrorismo, la dichiarazione è stata salutata come un passo avanti storico. Ma in realtà, rappresenta un grosso passo indietro: ci si allontana dal far fronte ai bisogni urgenti delle persone e del pianeta e si riavvia una corsa agli armamenti che impoverirà le società mentre so arricchiranno i mercanti di armi.

Questo scandaloso obiettivo di spesa del 5% non è nato dal nulla: è il risultato diretto di anni di intimidazioni da parte di Donald Trump. Durante il suo primo mandato, Trump ha ripetutamente rimproverato ai membri della NATO di non aver speso abbastanza per le loro forze armate, facendo pressione su di loro affinché raggiungessero una soglia del 2% del PIL, già controversa e così eccessiva che ben nove paesi della NATO sono tuttora al di sotto di tale "obiettivo".

Ora, con Trump tornato alla Casa Bianca, i leader della NATO si stanno allineando, fissando l’obiettivo sbalorditivo del 5% che nemmeno gli Stati Uniti, che già spendono oltre 1.000 miliardi di dollari all'anno per le spese militari, riescono a raggiungere.

Questa non è difesa; è estorsione su scala globale, promossa da un presidente che considera la diplomazia un'estorsione e la guerra un buon affare.

Alcuni paesi in Europa e Nord America stanno già tagliando i servizi pubblici e tuttavia ora ci si aspetta che destinino ancora più denaro dei contribuenti alla preparazione alla guerra. Attualmente, nessun paese della NATO spende per le spese militari più che per la sanità o l'istruzione. Ma se tutti raggiungessero il nuovo obiettivo del 5% per la spesa militare, 21 di loro spenderebbero più per le armi che per la scuola.

La Spagna è stata una delle poche a respingere questa escalation, con il primo ministro Pedro Sánchez che ha chiarito che il suo governo non avrebbe sacrificato pensioni e programmi sociali per raggiungere un obiettivo di spesa militarizzata. Anche altri governi, tra cui Belgio e Slovacchia, hanno reagito tacitamente.

Ciononostante, i leader della NATO hanno continuato a insistere, applauditi dal segretario generale Mark Rutte, che ha elogiato la richiesta di Donald Trump di aumentare la spesa per la difesa in Europa. Rutte ha persino chiamato Trump "Papà", un commento che, sebbene liquidato come uno scherzo, la dice lunga sulla sottomissione della NATO al militarismo statunitense. Sotto l'influenza di Trump, l'alleanza atlantica ha abbandonato del tutto la pretesa di essere un patto difensivo, abbracciando invece il linguaggio e la logica della guerra perpetua.

Poco prima che i leader della NATO si riunissero all'Aja, i manifestanti sono scesi in piazza sotto lo striscione "No alla NATO". E nei loro paesi d'origine, i movimenti della società civile chiedono un ri-orientamento delle risorse verso la giustizia climatica, l'assistenza sanitaria e la pace. I sondaggi mostrano che la maggioranza degli Stati Uniti si oppone all'aumento della spesa militare, ma la NATO non si preoccupa dei cittadini. Si preoccupa delle élite politiche, dei produttori di armi e di una logica da Guerra Fredda che vede ogni sviluppo globale attraverso la lente della minaccia e del dominio.

L'espansione della NATO, sia in termini di spese belliche che di dimensioni (è passata da 12 membri fondatori a 32 paesi oggi), non ha portato la pace. Al contrario. La promessa dell'alleanza atlantica di integrare l'Ucraina nei suoi ranghi è stata uno dei fattori scatenanti della brutale guerra della Russia e, invece di de-escalation, l'alleanza ha raddoppiato il ricorso alle armi, invece che alla diplomazia. A Gaza, Israele continua impunemente la sua guerra sostenuta dagli Stati Uniti, mentre le nazioni della NATO inviano più armi e non offrono alcun serio impulso alla pace. Ora l'alleanza atlantica vuole prosciugare le casse pubbliche per sostenere queste guerre a tempo indeterminato. Intanto la NATO sta sempre più circondando i suoi avversari, in particolare la Russia, di basi e truppe.

Tutto ciò richiede un ripensamento radicale. Mentre il mondo brucia – letteralmente – la NATO sta facendo scorta di legna da ardere. Quando i sistemi sanitari sono al collasso, le scuole sottofinanziate e le temperature torride rendono inabitabili vaste aree del pianeta, l'idea che i governi debbano investire miliardi in più in armi e guerre è oscena. La vera sicurezza non deriva da carri armati e missili, ma da comunità forti, cooperazione globale e azioni urgenti per affrontare le nostre crisi comuni.

Dobbiamo capovolgere questa situazione. Ciò significa tagliare i bilanci militari, ritirarci dalle guerre infinite e avviare un dibattito serio sullo smantellamento della NATO. L'alleanza atlantica, nata dalla Guerra Fredda, è ora un ostacolo alla pace globale e un partecipante attivo alla guerra. Il suo ultimo vertice non fa che rafforzare questa realtà.

Non si tratta solo del bilancio della NATO, ma del nostro futuro. Ogni euro o dollaro speso in armi è un euro non speso per affrontare la crisi climatica, far uscire le persone dalla povertà o costruire un mondo pacifico. Per il futuro del nostro pianeta, dobbiamo rifiutare la NATO e l'economia di guerra.

23/06/25

FERMIAMO LA GUERRA. L’ITALIA NON SIA COMPLICE

 #AWMR Italia - Donne della Regione Mediterranea condanna con forza gli attacchi USA sugli impianti nucleari iraniani condotti in appoggio e in aggiunta ai bombardamenti  israeliani.

 
Sono atti di guerra proditori e criminali che rischiano di far precipitare la regione del Medio Oriente e il mondo intero in una inarrestabile escalation del confronto armato, anche nucleare. 
Si aprono irresponsabilmente nuovi teatri di guerra, mentre a Gaza continua a consumarsi sotto gli occhi del mondo il genocidio perpetrato impunemente da Israele, con la complicità dichiarata o di fatto dell’Occidente. 
È urgente dire basta a qualsiasi complicità e sostegno alla guerra e al genocidio. È urgente riportare le relazioni internazionali nell’ambito del diritto internazionale ripetutamente e impunemente violato. 
Chiediamo al Governo italiano: 
- di negare ogni forma di supporto, diretta o indiretta, agli attacchi contro impianti nucleari in Iran; 
- di non consentire l’uso dello spazio aereo e delle basi italiane USA e NATO per le missioni di guerra; 
- di sottoscrivere il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), primo passo verso la sicurezza comune; 
- di sospendere il Memorandum d’intesa con Israele e bloccare ogni accordo e contratto commerciale relativo ad armamenti e atti di guerra; 
- di appoggiare le iniziative mirate alla sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele fino a che non cessi l’occupazione militare dei Territori palestinesi. 

FERMIAMO LA GUERRA, FERMIAMO LA FOLLE CORSA AGLI ARMAMENTI CONVENZIONALI E NUCLEARI. L’ITALIA NON SIA COMPLICE DEL GENOCIDIO A GAZA

23 giugno 2025
AWMR Italia – Donne della regione mediterranea

15/06/25

Donne Iraniane: “Porre fine al disastro prima che diventi irreparabile!”

 L'Organizzazione Democratica delle Donne Iraniane condanna fermamente l'attacco militare del regime fascista israeliano sul suolo iraniano e l'inizio e la persistenza di una guerra devastante le cui vittime innocenti sono soprattutto donne e bambini!


«Gli attacchi terroristici con droni e missili contro l'Iran, da parte del regime razzista e assassino di bambini di Israele, seguono due anni di incessante massacro della popolazione di Gaza e hanno acceso il fuoco di un'altra guerra devastante nella nostra patria, l'Iran, una guerra che ha il potenziale di estendersi alla regione del Medio Oriente, travolta dalla crisi. La violazione della sovranità territoriale del popolo iraniano è iniziata la mattina di venerdì 13 giugno 2025.

Questi attacchi catastrofici sono stati accolti con un'ondata di attacchi aerei in risposta ai bombardamenti e alla distruzione di decine di città in diverse province, centri militari e di sicurezza e persino complessi residenziali, che hanno ucciso e ferito decine di civili in Iran. Anche l'esercito iraniano ha risposto con forza a questi attacchi. Le ripetute minacce da entrambe le parti continuano, causando preoccupazione tra la popolazione della nostra patria, che ha già sopportato il pesante fardello di otto anni di catastrofica guerra tra Iran e Iraq, insieme a spargimenti di sangue e distruzione di infrastrutture vitali.

Questa guerra sanguinosa e catastrofica è stata scatenata dal regime israeliano, un regime fascista e razzista, aiutato dai suoi alleati, che ignora i trattati internazionali né gli avvertimenti delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, un regime che – come il mondo sta assistendo a Gaza – non esita a bombardare aree residenziali e a compiere il genocidio di persone, compresi bambini.
Gli attacchi missilistici di questo regime aggressore contro la nostra patria hanno causato decine di feriti e morti, molti dei quali bambini, donne e civili. Ieri, il rappresentante dell'Iran alle Nazioni Unite ha annunciato che 78 persone, tra cui alti ufficiali militari, sono state uccise e oltre 320 sono rimaste ferite negli attacchi israeliani. Questo disastro è stato imposto al nostro popolo in un momento in cui sta lottando contro le difficoltà della povertà, una crisi economica crescente e paralizzante e le inadeguatezze di un regime reazionario e oppressivo, e mentre è alle prese con la lotta per liberarsi dal pesante fardello di questa povertà e tirannia. Il popolo sofferente del nostro Paese non vuole la guerra. Crede profondamente che sia in condizioni di pace che i suoi diritti democratici e umani possano essere rispettati. 

Le guerre non hanno mai portato altro che morte e distruzione.

L'organizzazione "Iran’s Mothers for Peace" ha giustamente sottolineato in una dichiarazione di ieri che "mentre insistiamo per la pace e la stabilità, continuiamo a insistere affinché vengano prese decisioni, misure e negoziati razionali per evitare che la guerra si estenda a dimensioni più ampie".

Secondo le agenzie di stampa, oggi il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha dichiarato: «Gli attacchi israeliani contro gli impianti nucleari iraniani e i lanci di missili iraniani su Tel Aviv devono cessare. Basta. Ora è il momento di porre fine a questo conflitto; la pace e la diplomazia devono prevalere».

L'Organizzazione Democratica delle Donne Iraniane, all'unisono con tutte le persone amanti della pace in Iran e nel mondo, chiede la cessazione delle operazioni militari da entrambe le parti in conflitto e la fine di questa pericolosa crisi che minaccia anche la pace mondiale.

Attraverso negoziati, e con il supporto degli sforzi di autorevoli istituzioni internazionali e della posizione progressista delle persone amanti della libertà e della pace in tutto il mondo, dobbiamo cercare di porre fine a questo grande disastro che si sta svolgendo davanti a noi, il prima possibile. Il tempo è essenziale! Invitiamo in particolare le nostre compagne della Federazione Democratica Internazionale delle Donne e delle sue organizzazioni affiliate a far sentire sempre più forte la loro voce di protesta contro la guerra voluta dall'imperialismo.»

Organizzazione Democratica delle Donne Iraniane (DOIW)
14 giugno 2025

19/04/25

La NATO non è mai stata una buona idea finita male...

Lo raccontano Medea Benjamin e David Swanson nel loro libro NATO: cosa c'è da sapere, in cui  si documenta la storia estremamente violenta della NATO, fondata per schiacciare i movimenti comunisti, socialisti e anticoloniali in Europa e in tutto il mondo.

di Ann Garrison*

L'organizzazione è nata il 4 aprile 1949, quando i ministri degli esteri di 12 nazioni si riunirono a Washington, D.C. per firmare il Trattato del Nord Atlantico di 1100 pagine. I suoi membri originari furono Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti.

Il trattato proclamava il suo impegno per la pace e i principi della Carta delle Nazioni Unite, ma "il vero collante che univa i paesi della NATO era l'opposizione al comunismo e al socialismo".
È stata creata non solo per contrastare l'URSS, ma anche per sconfiggere i movimenti comunisti e socialisti europei e schiacciare le lotte rivoluzionarie e anticoloniali. Al momento della sua fondazione, la Gran Bretagna, la Francia, il Belgio e il Portogallo stavano conducendo campagne feroci per cercare di mantenere le loro colonie africane.


L'URSS creò il Patto di Varsavia solo sei anni dopo, nel maggio 1955, in risposta alla NATO. L'anno precedente aveva addirittura chiesto di aderire, temendo la rinascita del militarismo tedesco, che era costato tra i 20 e i 30 milioni di vite russe nella Seconda Guerra Mondiale. Un impegno condiviso per prevenire un'altra guerra in Europa, indipendentemente dalle differenze ideologiche, avrebbe naturalmente potuto cambiare la storia, scongiurando la corsa agli armamenti nucleari, ma ciò avrebbe minato lo scopo fondamentale della NATO.

«La NATO aveva anche uno scopo economico», scrivono Benjamin e Swanson. «Nel suo documento fondativo sul “Concetto Strategico”, la NATO ha concepito l'integrazione dei suoi membri come non solo militare, ma anche politica, economica e psicologica. Ci si aspettava che i paesi della NATO diffondessero una visione del mondo anticomunista e promuovessero economie pro-capitaliste e di libero mercato».
Nessuna nazione potrebbe aderire alla NATO senza privatizzare la sua economia. Nel 1997, l'allora senatore Joe Biden disse alla Polonia che avrebbe dovuto privatizzare le sue grandi imprese statali come le banche, il settore energetico, la compagnia aerea statale, la produzione statale di rame e il monopolio statale delle telecomunicazioni.

I leader politici degli Stati Uniti prima di Donald Trump si sono lamentati del fatto che i membri della NATO non hanno i loro stessi oneri finanziari, ma l'alleanza ha rafforzato gli interessi economici degli Stati Uniti favorendo la privatizzazione, l'egemonia del dollaro e ostacolando accordi commerciali bilaterali dei paesi membri con l'Unione Sovietica e poi con la Russia. Di conseguenza, l'Europa ha acconsentito alla distruzione del gasdotto Nordstream2 da parte degli Stati Uniti.

Anche i produttori di armi dei paesi della NATO, soprattutto quelli degli Stati Uniti, hanno beneficiato enormemente delle vendite agli altri membri della NATO, così come quelli di Israele. Una sezione del libro dedicata alla NATO e Israele descrive in dettaglio il loro scambio di tecnologie militari. A nazioni come la Romania è stato fatto capire che potevano aderire solo dopo aver fatto enormi acquisti di armi statunitensi. 

12/02/25

Ucraina / Trump alla ricerca di una soluzione che non trova

Cos’altro ci vuole perché lo “Stato profondo” americano riconosca la nuova realtà e concluda che ha cessato di essere un unico polo di potere perché il mondo è diventato multipolare? 


di Endre Simó, presidente della Comunità Ungherese per la Pace

 Pur non rinunciando al desiderio di sconfiggere strategicamente la Russia, la nuova amministrazione americana ha avviato un’indagine diplomatica con Mosca. Vorrebbe porre fine al conflitto in Ucraina perché costa troppo e ostacola l'avvento dell'età dell'oro promessa al suo popolo. Ma l’appetito del mondo finanziario è troppo grande per abbandonare il sogno di smembrare la Russia, poiché vorrebbe preservare con ciò il dominio mondiale per molti altri secoli.

In America, due mondi si combattono per il futuro. L'uno vuole spazzare via tutto e tutti, l'altro, seppure con riluttanza, è propenso a riconoscere la trasformazione del mondo e sente che si avvicina il giorno in cui sarà necessario mettersi d'accordo. Tra i due, Donald, cercando di essere allo stesso tempo retrogrado e pioniere, ha sposato il fuoco con l'acqua. Cammina sul ghiaccio sottile, sapendo cosa c'è in gioco da quando gli hanno sparato all'orecchio. Non è facile convincere una élite abituata al dominio del mondo a cedere. Tanto più che lui stesso appartiene ad essa.

Nello spirito del business as usual, Trump vede l’Ucraina come un oggetto da spartire. Tracciamo una linea, da lì è tuo, da qui è nostro, dice. Ha anche suggerito ciò che dovrebbe appartenere ai russi, dato che è stato loro fino al ‘91. E mentre dice di essere pronto a fare un "grande favore" ai russi, sta facendo affari con Zelenskyj, promettendo più sostegno militare in cambio di terre rare. 

Si professa messaggero di pace, ma allo stesso tempo vuole dare più slancio che mai all'industria militare, adora il progetto americano della "cupola di ferro", annetterebbe il Messico, il Canada, la Groenlandia, il Canale di Panama, comprerebbe Gaza, sottoscriverebbe contratti di "affitto" con i palestinesi, sfratterebbe coloro che si rifiutassero di servire i ricchi della progettata Riviera di lusso. Dov'è la pace, la democrazia, il diritto internazionale, il rispetto dei diritti umani, chi ha a cuore qui la sovranità dei popoli? Potremmo chiedercelo se non conoscessimo il carattere del capitale finanziario.

L’ex sostenitore del libero scambio è passato a un’economia autarchica. Impone dazi anche ai propri alleati, e ancora di più agli altri! Il nuovo presidente americano vuole placare i litigi dei suoi padroni sul piano economico, ma deve affrontare ovunque una comprensibile opposizione.

L’espansione del capitale americano nel mondo è così limitata che non può essere attuata senza mezzi militari. Ma anche chi è interessato alla produzione di armi non vuole scomparire in un mondo in fiamme. Accresce il senso di insicurezza il fatto che la Russia possieda iper-armamenti che l’altra sponda dell’oceano non ha.

Il buon senso imporrebbe di raggiungere un compromesso con la Russia, ma il capitale non cresce con il buon senso. Se solo non fosse a rischio anche quello che ha accumulato finora. Tuttavia, con la trasformazione del mondo, inclusa la prevista perdita dell’Ucraina, c’è proprio il pericolo che le sue risorse diminuiscano.

Ma come si può fermare questo processo, si chiede lo Stato profondo. Lasciando da parte la guerra mondiale, ci resta la possibilità di guerre regionali e locali, guerre commerciali, compreso il dollaro come arma.

La logica imperiale non può accettare la consapevolezza che la maggioranza dell’umanità non pensa in termini di imperialismo, non progetta il proprio futuro ridistribuendo il mondo, ma cerca una cooperazione pacifica nello spirito del “vivere su un unico pianeta”.

Trump lo percepisce, ma non riesce a liberarsi dell’abitudine. Continua a sostenere la logica imperialista americana, ed è proprio qui che risiede la sua debolezza: invece della sicurezza reciproca, vuole spartirsi l’Ucraina. Sa che se alzasse la barriera per garantire la parità di sicurezza, suonerebbe l’allarme sul dominio americano del mondo. Come si può governare il mondo riconoscendo la sicurezza degli altri? Intraprendere la via del compromesso, è come ammettere di non poter più seguire la via della logica imperiale. Ma la Cabala gli permetterebbe di percorrerla o sarebbe condannato al destino di Kennedy? O preferirebbero provare qualcos'altro? Ad esempio, inviare truppe in Ucraina, imporre ulteriori sanzioni o fomentare rivoluzioni colorate in Russia, nelle ex repubbliche sovietiche e persino nell’ondeggiante fianco orientale della NATO? O tutti insieme?

Cosa può fare la leadership russa in questa situazione? Aspettare senza scendere a compromessi sui suoi obiettivi in Ucraina: denazificazione, smilitarizzazione, rendere l'Ucraina neutrale. Con una pazienza basata sulla forza si può promuovere la maturazione e il riconoscimento della necessaria riconciliazione. A patto che l'altra parte non usi la violenza per superare le proprie contraddizioni interne e non metta tutto su un unico cavallo, mettendo a rischio l'esistenza fisica di tutti noi.

Per quanto ottimisti si possa essere, purtroppo è necessario tenere conto che la situazione potrebbe peggiorare. La battaglia tra gli attuali detentori del potere americano non è ancora stata decisa. Fare in modo di scongiurare l’irreparabile, possiamo piuttosto aspettarcelo dall’Oriente.

Da parte russa, già nel dicembre 2021 hanno chiarito che, per quanto importante sia l’Ucraina, la storia non riguarda solo l’Ucraina, ma anche la costruzione di un ordine mondiale completamente nuovo per la sicurezza e la cooperazione. Da anni esiste un pensiero comune sul sistema di sicurezza e cooperazione eurasiatico. È vero, non con l’Occidente, ma con coloro che non sono più disposti a unirsi in blocchi, a subordinarsi a un centro, a ridursi alla periferia e a diventare succubi di altri, e vogliono invece svilupparsi liberamente. Partendo dai loro interessi nazionali, cercano la cooperazione con gli altri.

Cos’altro ci vorrà perché lo “Stato profondo” riconosca la nuova realtà e concluda che ha cessato di essere un unico polo di potere perché il mondo è diventato multipolare?

21/07/24

No ai nuovi euromissili / Una campagna per un futuro di pace

 Awmr Italia- Donne della Regione Mediterranea ha derito alla campagna lanciata su Peacelink contro la dissennata decisione della NATO di schierare nuovamente in Germania gli euromissili che erano stati smantellati e proibiti con il trattato INF. Una decisione gravissima che contribuirà ad acuire le già altissime tensioni internazionali e ad avvicinare ulteriormente il rischio di una catastrofe nucleare.


Disegno R.Goffredo

La decisione della Nato di ritornare a schierare entro il 2026 gli euromissili che erano stati banditi dal trattato INF – come si dice nell’appello che accompagna il lancio della campagna – è di una gravità assoluta perché segna l’inizio di una nuova escalation nucleare in Europa.

Negli anni ‘80, consapevoli della gravità di questo rischio, l’Unione Sovietica e gli Sati Uniti, sotto la pressione di una grande mobilitazione dei movimenti pacifisti e col concorso di forze politiche europee più responsabili, firmarono il trattato sulle forze nucleari a medio raggio(INF), quelle più rischiose per l’Europa, perché costringeva i paesi europei a sacrificarsi facendo da “scudo” agli Stati Uniti in un eventuale confronto nucleare Est-Ovest.

Quel trattato, che portò all’eliminazione di 2692 missili e a un abbassamento sostanziale del rischio e delle tensioni internazionali, è stato annullato, inizialmente dagli Stati Uniti nel 2018, e oggi la NATO ha deciso di schierarne di nuovi in Germania.

Tale decisione contribuisce in maniera sconsiderata ad avvicinare il rischio di una catastrofe nucleare in Europa e, mentre le superpotenze nucleari si rimpallano colpe e responsabilità, i governanti europei, invece di adoperarsi per risolvere in modo ragionevole e condiviso le controversie e i conflitti, ci stanno trascinando nuovamente nella spirale di un avventurismo bellicista, di cui l’opinione pubblica fatica a percepire la pericolosità.

«Con i nuovi missili ipersonici la situazione può sfuggire di mano – avverte l’appello – anche per un semplice errore e le decisioni di rappresaglia nucleare vengono prese in una manciata di secondi. Oggi in gioco c’è il rischio di una guerra nucleare sempre più vicina con la decisione della Nato. È responsabilità di ciascuno di noi prendere posizione e chiedere ragionevolezza. Facciamo sentire la nostra voce prima che i nuovi euromissili vengano installati».

Per sottoscrivere l’appello e aderire alla campagna: www.peacelink.it/noeuromissili     

13/07/24

Controvertice / 75 anni di Nato sono troppi

Mentre la NATO concludeva il suo vertice a Washington e Biden teneva una conferenza stampa cruciale, i media mainstream continuavano freneticamente a concentrarsi sull’età e sulle capacità cognitive di Biden. È troppo vecchio e disorientato per guidare il “mondo libero”? È riuscito a superare la conferenza stampa senza inciampare troppe volte? Nella copertura mediatica del vertice, tuttavia, si è persa una seria discussione sull’età avanzata della NATO e sulla capacità della NATO di guidare il cosiddetto“mondo libero”.

La Piovra NATO

di Medea Benjamin*, World Beyond War

A 75 anni, la NATO non è invecchiata bene. Nel 2019, il presidente francese Emmanuel Macron aveva già lanciato l’allarme, accusando la NATO di “morte cerebrale”. Mentre l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha dato alla NATO una nuova prospettiva di vita, l’adesione della NATO all’Ucraina rende di fatto il conflitto – e il mondo – più pericoloso.

Ricordiamo perché è stata fondata la NATO. Mentre dalla devastazione della Seconda Guerra Mondiale andavano emergendo i contorni della Guerra Fredda, dieci nazioni europee, insieme agli Stati Uniti e al Canada, si univano nel 1949 per creare un’alleanza che nelle loro dichiarazioni doveva scoraggiare l’espansione sovietica e, grazie a una forte presenza nordamericana nel continente, fermare la rinascita del militarismo nazionalista in Europa e incoraggiare l’integrazione politica europea. Ovvero, secondo una battuta del primo segretario generale dell’alleanza, Lord Ismay, il suo scopo era “tenere i sovietici fuori, gli americani dentro e i tedeschi sotto”.

Sono passati decenni da quando l’Unione Sovietica è collassata e le nazioni europee si sono ben integrate. Allora perché la NATO continua ad esistere? Quando l’Unione Sovietica crollò nel 1991, insieme alla sua alleanza militare chiamata Patto di Varsavia, la NATO avrebbe potuto – e avrebbe dovuto – dichiarare vittoria e chiudere. Invece, è passato dai 16 membri nel 1991 ai 32 membri di oggi.

La sua espansione verso est non solo ha violato le promesse fatte dal segretario di Stato James Baker al leader sovietico Mikhail Gorbaciov, ma è stata un grave errore. Il diplomatico americano George Keenan avvertì nel 1997 che “l’espansione della NATO sarebbe stato l’errore più fatale della politica americana nell’intera era post-Guerra fredda”. In effetti, sebbene l’espansione della NATO non legittimi l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, ha comunque provocato la Russia e acceso nuove tensioni. I membri della NATO hanno anche svolto un ruolo chiave nel colpo di stato ucraino del 2014, nell’armamento e nell’addestramento delle forze ucraine in preparazione della guerra con la Russia e nell’annullamento dei negoziati che avrebbero potuto porre fine alla guerra nei suoi primi due mesi.

Dopo due anni di guerra brutale, il vertice NATO si è concentrato su come sostenere i fallimentari sforzi dell’Ucraina per respingere la Russia. L’insistenza sulla creazione di uno scenario “a prova di Trump”, che garantirebbe all’Ucraina miliardi di aiuti militari per gli anni a venire e un “percorso irreversibile” verso l’adesione alla NATO, è in realtà una garanzia che la guerra si trascinerà per anni – proprio perché l’adesione alla NATO è la preoccupazione numero uno della Russia. Al vertice non si è parlato di come porre fine alla guerra procedendo verso un cessate il fuoco e colloqui di pace. Perché? Perché la NATO è un’alleanza militare. L'unico strumento che ha è un martello.

Abbiamo visto la NATO brandire illegalmente e senza successo questo martello in un paese dopo l’altro negli ultimi 30 anni. Dalla Bosnia e la Serbia all’Afghanistan e alla Libia, la NATO ha giustificato questa violenza e destabilizzazione con la pretesa di difendere “l’ordine basato sulle regole”, violando ripetutamente i precetti fondamentali della Carta delle Nazioni Unite.

La NATO è ora un colosso militare con partner ben oltre il Nord Atlantico, che circonda il globo dalla Colombia alla Mongolia all’Australia. Si è rivelata un’alleanza aggressiva che avvia e intensifica le guerre senza consenso internazionale, esacerba l’instabilità globale e dà priorità agli accordi sugli armamenti rispetto ai bisogni umanitari. La NATO fornisce una copertura agli Stati Uniti per posizionare armi nucleari in cinque nazioni europee, avvicinandoci alla guerra nucleare in violazione sia del Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari che del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari. La NATO ci sta mettendo tutti in pericolo nel disperato tentativo di riaffermare l’egemonia globale degli Stati Uniti in quello che oggi è un mondo multipolare.

Il 75° anniversario della NATO è il momento opportuno per fare il punto sulla visione obsoleta del mondo della NATO e sulle violazioni del diritto internazionale. La NATO dovrebbe essere messa a tacere in modo da poter rivitalizzare e democratizzare la sede adeguata per affrontare i conflitti globali: le Nazioni Unite.

(trad. AWMR Italia)

https://worldbeyondwar.org/similar-to-biden-nato-is-aged-and-unfit-for-leadership/

*Medea Benjamin è co-fondatrice del gruppo pacifista CODEPINK Women for Peace, che aderisce alla rete Global Women for Peace united against NATO (GWUAN). È autrice di numerosi libri, tra cui Guerra in Ucraina: dare un senso a un conflitto insensato, scritto in collaborazione con Nicolas J.S. Davies. Il suo libro più recente, scritto in collaborazione con David Swanson, è “NATO: What You Need to Know”.



 

08/07/24

Washington DC / “Espansionismo e guerre sono la vera natura della NATO globale”

In apertura del contro-vertice “No NATO – Yes Peace”, che ha riunito nella capitale Usa, il 6 e 7 luglio 2024, migliaia di attiviste e attivisti pacifisti provenienti da ogni parte del mondo, la parlamentare tedesca di origine curda, Sevim Dagdelen*, ha pronunciato un “J’accuse” puntuale e coraggioso nei confronti della vera natura aggressiva e bellicista dell’Alleanza Atlantica.

Sevim Dagdelen (Washington DC, 6-7 luglio 2024)

Giusto in tempo per il suo 75° anniversario, la NATO ha gettato la maschera. E il vertice della NATO dei prossimi giorni a Washington è un momento particolarmente illuminante in questo smascheramento. La storia dell'Illuminismo ci insegna a non prendere mai per oro colato l'immagine che una persona o un'organizzazione dà di sé. Lo stesso vale per le prime fonti delle idee illuministiche nell’antica Grecia. I greci già ebbero questa intuizione. Sopra il Tempio di Apollo era incisa la massima: conosci te stesso!

Se prendiamo questa ingiunzione non alla leggera, come un gentile promemoria dei limiti del pensiero umano, ma anche nel senso su cui insisteva il filosofo presocratico greco Eraclito – cioè che “spetta a tutti gli uomini conoscere se stessi e pensare bene” – allora dobbiamo considerare la conoscenza di sé come qualità umana essenziale, che forse dovrebbe applicarsi anche alle nostre organizzazioni.

Con la NATO, invece, sembra che avvenga esattamente il contrario. Per la NATO, la negazione della sua vera natura fa parte dell’essenza dell’organizzazione. O, per dirla in altro modo, l’identificazione quasi totale con l’immagine di sé fa parte dell’essenza dell’alleanza militare. È ancora più sorprendente, quindi, che i media occidentali si accontentino così spesso di restituire al pubblico migliaia di iterazioni di questa immagine di sé, senza fare domande e senza fermarsi a considerare se l’immagine rappresenta adeguatamente la realtà.

In effetti, 75 anni di NATO equivalgono a 75 anni di negazione, anche se con una drammatica espansione di scala e portata negli ultimi anni.

Ciò è dovuto in parte al fatto che i tre grandi miti della NATO stanno ormai tramontando.

Il primo è il mito centrale di una NATO organizzata come una comunità di difesa impegnata nel rispetto del diritto internazionale: una NATO che è una comunità di stati costituzionali che sostengono la legge e consentono al diritto internazionale di governare le sue azioni, come se esistesse per nessun altro scopo se non quello di difendere il territorio dei suoi membri.

Ma se interroghiamo le reali politiche della NATO, cosa troviamo?

01/07/24

FDIM/WIDF- Per una azione permanente contro la guerra

“No alla guerra! Solidarietà dei popoli contro l’imperialismo!” era il tema centrale del webinar europeo della FDIM/WIDF tenutosi il 29 giugno 2024, organizzato dall’Ufficio regionale europeo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne.

Webinar europeo della FDIM/WIDF (29 giugno 2024)


Al webinar hanno partecipato le organizzazioni europee della FDIM/WIDF, la presidente internazionale della FDIM/WIDF Lorena Peña, le rappresentanti delle organizzazioni di Europa, America Latina e Caraibi, Paesi arabi, Africa, Asia affiliate alla FDIM/WIDF: Christina Skaloubaka, presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE) e Mairini Stefanidis, co-coordinatrice della regione europea FDIM/WIDF per conto della stessa Federazione delle donne greche (OGE); Ada Donno, vicepresidente della FDIM/WIDF per l’Europa e presidente dell'Associazione Donne della Regione Mediterranea (AWMR Italia); Liz Payne presidente dell'Assemblea Nazionale delle Donne in Gran Bretagna (NAW); Eleni Evagorou segretaria organizzativa del Movimento delle donne POGO, Cipro; Regina Marques, Movimento Democratico delle Donne (MDM), Portogallo; Aslıhan Çakaloğlu dei Comitati di Solidarietà delle Donne (UWEF) Turchia. Marta Martin del Movimento Democratico delle Donne (MDM), Spagna. Nisreen Morqus, Presidente del Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele. Azar Sepehr dell'Organizzazione democratica delle donne iraniane in Gran Bretagna (DOIW); Intisar Elwazir vicepresidente della FDIM/WIDF per i Paesi Arabi, presidente dell’Unione Generale delle Donne Palestinesi; Anahí Arizmendi portavoce del Frente Bicentenario de Mujeres 200, Venezuela; Fernanda Larrainzar, Presidente della Organizacion de Mujeres Trabajadoras de Mexico (OMTM)
Hanno portato i loro saluti i rappresentanti del Consiglio Mondiale della Pace (CMP), della Federazione Sindacale Mondiale (FSM), della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD).

Riportiamo qui la relazione di Ada Donno (Awmr Italia).

Care amiche e compagne, innanzitutto vorrei ringraziare le nostre compagne della OGE-Federazione delle donne greche, Mairini e Cristina, insieme a tutto l'ufficio regionale europeo della FDIM/WIDF per lo sforzo organizzativo che ci permette di essere qui riunite a discutere e costruire un’agenda comune, che vogliamo attuare nel prossimo futuro.

Perché un’agenda comune incentrata sull'azione permanente contro la guerra? Permettetemi di rispondere a questa domanda semplicemente nominando due motivi di mia grande preoccupazione e angoscia. La prima è che le recenti nomine ai massimi livelli decisionali dell’Ue e della Nato, decise pochi giorni fa dai governi, non ci rassicurano, anzi, ci preoccupano e ci inquietano ancora di più. Il nuovo Segretario generale della NATO è, se possibile, ancora più atlantista e guerrafondaio del precedente, Stoltenberg. Con la crescita dell’estrema destra nel Parlamento europeo e la rielezione della signora Von der Leyen a capo dell’UE, siamo, se possibile, un altro passo avanti verso la guerra.

Il secondo motivo di inquietudine è osservare come l’elezione di donne ai più alti livelli decisionali non è sempre sinonimo o segno di progresso e di pace. Come è nel caso della nomina a capo della politica estera dell’UE della prima ministro estone, la signora Kallas, nota per le sue opinioni guerrafondaie e visceralmente russofobe, a favore del riarmo totale dell’Europa. O come è nel caso della prima ministra italiana Meloni, neofascista e dichiaratamente nemica dei diritti delle donne.

Da un lato, la nomina di tali figure femminili è indice di un completo travisamento e di un uso strumentale dell’uguaglianza delle donne, un espediente che serve ad attenuare agli occhi della gente comune la paura di trovarci sull’orlo del baratro e a distrarci dall’impressione che le istituzioni europee siano nelle mani di pazzi furiosi che non arretrano neppure davanti alla prospettiva di una guerra totale e nucleare.

Purtroppo vediamo come un’ideologia reazionaria e misogina stia guadagnando terreno in paesi come Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Polonia e Slovacchia, e come l’estrema destra stia occupando le istituzioni democratiche, anche quando non è dentro i governi.

Sappiamo che esiste una connessione molto stretta tra il pensiero che si oppone all’avanzamento delle politiche di uguaglianza di genere e quello che considera la guerra come unica soluzione per le controversie internazionali, e quindi sostiene l’escalation del militarismo nelle società e il riarmo totale.

Ecco perché l’Awmr Italia – Donne della Regione Mediterranea ha partecipato attivamente alla recente mobilitazione contro il vertice del G7, che ha avuto luogo a metà giugno nel Sud Italia, dove i cosiddetti "sette grandi" si sono incontrati per confermare la loro volontà di accelerare la transizione delle economie capitaliste verso la "economia di guerra" con programmi di riarmo, di continuare a finanziare piani di guerra che possono avere risultati catastrofici per tutta l'umanità.

In una tavola rotonda su “DONNE CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA” – tenutasi nell’ambito delle attività contro il G7 – abbiamo detto che è vergognoso che si continui a sprecare risorse in un frenetico riarmo, quando solo una parte della spesa militare dei paesi G7 basterebbe a eliminare la fame, le malattie e la mortalità infantile dalla faccia del pianeta, a risolvere i problemi del riscaldamento globale e del drammatico deterioramento ambientale, a promuovere i diritti umani delle donne e delle ragazze ovunque vengano violati.

Noi donne abbiamo denunciato, quale causa principale del disagio della maggioranza delle donne, lo stesso modello di sviluppo capitalistico, sia per la distruttività insita nei processi di supersfruttamento del lavoro, sia per il deterioramento dei beni materiali e umani, l’aumento sistematico delle disuguaglianze e della povertà, e infine la guerra, divenuta un progetto operativo permanente di un sistema economico-politico-militare che cerca di sottomettere il pianeta e l’umanità che lo abita agli interessi lucrativi di pochi dominatori.

Gli slogan che le donne hanno gridato nella marcia contro il G7 a Fasano in Puglia sono stati: Non un soldo, non un soldato per le guerre della NATO! GIÙ LE MANI DAI DIRITTI DELLE DONNE! BASTA escalation militare! Fermare il GENOCIDIO DEL POPOLO PALESTINESE!

Inoltre, come Awmr Italia stiamo partecipando alla campagna di mobilitazione internazionale contro le basi USA/NATO promossa dalla rete Global Women for Peace united against NATO: con l’occasione del 75° anniversario della fondazione dell'Alleanza Atlantica ne andiamo denunciando il carattere sempre più aggressivo e guerrafondaio, l’espansione illimitata che ha destabilizzato pericolosamente le relazioni internazionali e alimentato conflitti che ci mettono sempre più a rischio di una catastrofe globale.

75 anni di NATO sono troppi e hanno già fatto troppi danni! La permanenza delle basi USA/NATO impone ai nostri paesi il coinvolgimento nelle operazioni di guerra della NATO in tutti i continenti che già fanno presagire uno scenario di terza guerra mondiale. A cui si aggiungono le ricadute sulla società delle politiche di riarmo e militarizzazione, con la sottrazione di risorse pubbliche, che dovrebbero invece essere destinate al benessere sociale, alla sanità, all’istruzione, al lavoro e alla tutela dell’ambiente.

Chiediamo un cambiamento radicale nelle politiche europee: noi donne guardiamo a un’altra Europa, dove vigano pace, solidarietà, liberazione per le donne e gli uomini che ci vivono, accoglienza e rispetto verso le donne e gli uomini che vogliono venire a viverci, senza discriminazioni, sfruttamento, nessuna oppressione, nessuna guerra.

Care compagne, nei prossimi mesi e anni dovremo impegnarci per accrescere la presenza della nostra FDIM/WIDF in Europa, per rafforzare l'ufficio di coordinamento europeo, coinvolgere le organizzazioni affiliate attorno all'obiettivo comune di fermare la guerra, fermare l’avanzata del militarismo e del bellicismo, realizzare il progetto di quello che abbiamo chiamato "tribunale di coscienza" internazionale contro i crimini di guerra e il genocidio a Gaza, come proposto dalla nostra presidente Lorena Peña.

Vorrei chiudere questo mio intervento ringraziando ancora una volta l'OGE e l'ufficio regionale europeo per il loro sforzo organizzativo che ci permette di essere qui riunite, per discutere e costruire un'agenda comune delle donne che vogliamo attuare nei prossimi mesi e anni, attraverso un piano d’azione che coinvolga le organizzazioni affiliate alla FDIM/WIDF in tutta la Regione europea, da Ovest a Est, in collaborazione con quelle delle altre aree regionali – in primo luogo la Regione Araba – per la costruzione di un Mar Mediterraneo di pace, giustizia, accoglienza , diritti e solidarietà. Grazie.

 



30/06/24

“No alla guerra! Solidarietà dei popoli contro l’imperialismo!” / Webinar europeo della FDIM/WIDF

 Si è tenuto sabato 29 giugno 2024, dalle ore 18 (ora della Grecia) alle 21, il webinar organizzato dall’Ufficio regionale europeo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne sul tema: “Mobilitiamoci contro la guerra. Rafforziamo la nostra solidarietà con tutti i popoli che subiscono l’aggressione e l’occupazione imperialista. No alla guerra!”.

"No alla guerra!"/ Webinar europeo della FDIM/WIDF

Hanno partecipato le organizzazioni europee della FDIM/WIDF, la presidente della FDIM/WIDF Lorena Peña, le rappresentanti delle organizzazioni di Europa, America Latina e Caraibi, Paesi arabi, Africa, Asia affiliate alla FDIM/WIDF. Sono stati invitati a portare il loro saluto i rappresentanti del Consiglio Mondiale della Pace (CMP), della Federazione Sindacale Mondiale (FSM), della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD). 

Dopo il benvenuto di Christina Skaloubaka, presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE) e la relazione introduttiva di Mairini Stefanides, co-coordinatrice della regione europea FDIM/WIDF per conto della Federazione delle donne greche (OGE), hanno portato il loro saluto Lorena Peña Mendoza, Presidente della FDIM/WIDF e Iraklis Tsavdaridis, segretario esecutivo del World Peace Council (CMP/WPC).

Sono seguite quindi le relazioni di
- Ada Donno, vicepresidente della FDIM/WIDF per l’Europa, presidente dell'Associazione Donne della Regione Mediterranea (AWMR), Italia.
- Liz Payne presidente dell'Assemblea Nazionale delle Donne in Gran Bretagna (NAW).
- Eleni Evagorou segretaria organizzativa del Movimento delle donne POGO, Cipro.
- Regina Marques, Movimento Democratico delle Donne (MDM), Portogallo.
- Aslıhan Çakaloğlu dei Comitati di Solidarietà delle Donne (UWEF) Turchia.
- Marta Martin del Movimento Democratico delle Donne (MDM), Spagna.
- Nisreen Morqus, Presidente del Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele.
- Azar Sepehr dell'Organizzazione democratica delle donne iraniane in Gran Bretagna (DOIW).
Interventi di saluto:
- Intisar Elwazir vicepresidente della FDIM/WIDF per i Paesi Arabi, presidente dell’Unione Generale delle Donne Palestinesi
- Anahí Arizmendi portavoce del Frente Bicentenario de Mujeres 200, Venezuela
- Fernanda Larrainzar, Presidente della Organizacion de Mujeres Trabajadoras de Mexico (OMTM)

In chiusura, la proposta di un PIANO D’AZIONE da adottare per l’immediato futuro dalle organizzazioni europee della FDIM/WIDF è stata presentata da Christina Skaloubaka, presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE), i cui punti essenziali sono:

1) Di fronte ai piani criminali della NATO che coinvolgono i nostri paesi e i nostri popoli in una sanguinosa guerra imperialista, le organizzazioni della FDIM/WIDF sono chiamate a mobilitarsi con iniziative di lotta. In vista del vertice della NATO che si svolgerà dal 9 all’11 luglio a Washington la WIDF e le sue organizzazioni s’impegnano a promuovere iniziative per informare le donne nei nostri paesi sugli sporchi e pericolosi piani della NATO e segnalare la nostra opposizione ad essi con mobilitazioni di massa.

2) In considerazione del genocidio in corso ai danni del popolo palestinese da parte del sanguinario Stato israeliano, le organizzazioni affiliate alla FDIM/WIDF dovranno organizzare una protesta di massa in ogni paese davanti alle ambasciate di Israele e con una presenza parallela di solidarietà nelle ambasciate palestinesi in ogni paese.

3) Questa azione contro la guerra dovrà essere permanente. Non può avere una data di fine e quindi la nostra campagna avrà un carattere duraturo.

In questa direzione possiamo ad esempio cogliere l’occasione della data del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, per evidenziare il lato violento della guerra e le sue conseguenze sulla vita delle donne, dal momento che i governi e le organizzazioni imperialiste fanno di tutto per nasconderli.

 29 giugno 2024