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25/06/26

Venezuela / Solidarietà con le vittime, non strumentalizzazione politica della sofferenza

 Di fronte alla tragedia, la risposta prioritaria è la solidarietà”. Dichiarazione della Segreteria Nazionale del Movimento Democratico delle Donne del Portogallo (MDM) sul catastrofico terremoto in Venezuela.


Di fronte a una tragedia della portata di quella che sta colpendo il popolo venezuelano, la risposta fondamentale è la solidarietà, il cordoglio condiviso e la mobilitazione di ogni risorsa possibile per salvare vite, proteggere i sopravvissuti e ricostruire ciò che è andato distrutto. Qualsiasi tentativo di strumentalizzare questa sofferenza a fini politici distorce la realtà e dimostra una profonda mancanza di rispetto verso le vittime.

Nelle ultime ore, in Portogallo, abbiamo assistito a una narrazione mediatica e istituzionale pericolosamente semplicistica, che tenta di collegare la catastrofe sismica in Venezuela al cosiddetto "chavismo" e alla Cina, insinuando che tali governi abbiano sistematicamente ignorato o violato le norme antisismiche di costruzione. Questa narrazione è priva di fondamento in analisi serie e trasforma una tragedia umana in uno strumento di propaganda.

L'ingegneria sismica e le normative antisismiche sono il frutto di decenni di lavoro da parte di comunità scientifiche, università e istituzioni statali in diversi paesi, tra cui Venezuela e Cina. Ridurre l'impegno di migliaia di tecnici, ricercatori e lavoratori a una caricatura politica significa sminuire il lavoro concreto di chi opera sul campo per rendere le città più sicure.

È fuorviante suggerire che solo alcuni paesi o modelli politici "non rispettino le regole". La vulnerabilità sismica è legata a fattori strutturali complessi. Invece di puntare il dito contro il popolo venezuelano, occorre riconoscere la natura strutturale di queste minacce e discutere di soluzioni concrete: prevenzione, finanziamenti, consolidamento degli edifici e sostegno internazionale.

In questo momento, dai media portoghesi e dalle istituzioni pubbliche ci si attende rigore, rispetto e senso di responsabilità. Invece di strumentalizzare la tragedia per lanciare attacchi o allinearsi ad agende geopolitiche, dovrebbero fornire informazioni serie su ciò che è noto e su ciò che ancora non lo è, diffondere le modalità per offrire sostegno, ascoltare le voci venezuelane e rispettare la sovranità di un paese che sta affrontando una situazione drammatica. Un terremoto non è un argomento politico; è una realtà che richiede umanità, scienza e cooperazione.

È anche il momento di riaffermare che il popolo venezuelano vanta una lunga storia di organizzazione di base, movimenti sociali, partecipazione democratica e difesa della propria indipendenza. Tale storia è presente oggi nel modo in cui i vicini si aiutano a vicenda, in cui i volontari si uniscono alle squadre di soccorso e in cui il Paese cerca di ricostruire — con i mezzi a sua disposizione — case, strade e vite distrutte. 

Il coraggio venezuelano non necessita di convalide da parte di osservatori esterni; esso vive nella quotidianità di chi rifiuta di abbandonare il prossimo.

La speranza che affermiamo non è mera retorica. È la fiducia che il popolo venezuelano

— con le sue istituzioni, le organizzazioni di base e la sua storia di resistenza — sarà capace di ricostruire una società caratterizzata da maggiore giustizia, uguaglianza e sicurezza. 

Dal Portogallo, è nostro dovere essere all'altezza di tale coraggio: rifiutando narrazioni stigmatizzanti, denunciando la strumentalizzazione politica della sofferenza e impegnandoci in una solidarietà concreta — che si manifesti attraverso sostegno materiale, cooperazione tecnica, rispetto della sovranità e ascolto delle voci provenienti dal Venezuela.

Oggi, come MDM dichiariamo con chiarezza: siamo al fianco del popolo venezuelano. Piangiamo le vite spezzate, condividiamo l'angoscia di chi cerca i propri familiari dispersi e celebriamo la forza di coloro che, tra le macerie, continuano a credere che la ricostruzione sia possibile. È proprio da questa forza e da questa speranza che desideriamo veder nascere un rapporto di solidarietà e uguaglianza tra i popoli: un rapporto che rifiuti di farsi strumentalizzare da agende che utilizzano la sofferenza come argomento politico.

 

Segreteria nazionale del Movimento Democratico de Mulheres (MDM)

25 giugno 2026

15/04/26

Partigiane e partigiani salentini nella Resistenza antifascista. Le cifre, le biografie.

 È uscito in nuova edizione aggiornata il libro Partigiani e Patrioti nella Resistenza. Combattenti della Guerra di Liberazione (2 voll.), sottotitolo: Il contributo della provincia di Lecce, a cura del ricercatore salentino Pati Luceri, Giorgiani Editore, aprile 2026.

Resistenti, Giorgiani Editore

Riportiamo l’introduzione ai due volumi scritta da Ada Donno, vicepresidente della FederazioneDemocratica Internazionale delle Donne

Riproporre in forma aggiornata un libro sul contributo dato da donne e uomini del Salento alla lotta di liberazione dal nazifascismo, già pubblicato in prima edizione dodici anni fa, non è solo un modo per offrire a lettrici e lettori una documentazione arricchita di nuovi dati riguardanti un territorio: è anche aggiungere elementi inediti alla narrazione resistenziale complessiva, ch’erano ancora in ombra e che aiutano a completare il quadro storico più generale. È, in definitiva, aggiungere un altro capitolo a una storia della Liberazione italiana che non si finisce mai di scrivere.

Ciò che Pati Luceri ha continuato a ricercare, “testardo e determinato”, nell’arco di un quindicennio, e a documentare con diverse pubblicazioni successive, è la testimonianza del contributo dato dalla provincia salentina, e più in generale della popolazione italiana meridionale, alla storica sconfitta del nazifascismo ad opera delle popolazioni europee. Con fatica paziente e rigorosa verifica, condotta negli uffici dell’ANPI nazionale a Roma, negli archivi dell’ANPI salentina e di altre province italiane, in vari Istituti storici regionali della Resistenza, presso le Associazioni dei Volontari di guerra, gli Uffici Anagrafe dei Comuni, i Casellari, i fondi archivistici, egli ha confrontato e selezionato dati, messi in rete o ancora nascosti nelle carte private; ha aggiunto volta per volta nomi, cifre, luoghi, dettagli biografici; ha aggiornato quelli che si conoscevano in precedenza – i partigiani e le partigiane combattenti, le staffette, i caduti, i feriti, i patrioti e le patriote, i militari internati dopo l’8 settembre, i deportati, i confinati, i sopravvissuti –  e ci ha restituito una misura più vicina alla realtà storica della partecipazione all’azione resistenziale in questo angolo di mondo.

Sforzo di ricerca tutt’altro che supplementare, se si considera che la narrazione autentica della resistenza che le italiane e gli italiani opposero alla dittatura fascista e all’occupazione militare nazista si è dovuta confrontare – e  anche scontrare – nel corso degli anni dall’immediato dopoguerra fino ad oggi, con luoghi comuni e falsi miti storiografici, radicati sia nella mancata conoscenza di fatti rimasti in ombra, sia nella mancata volontà di illuminare della giusta luce i fatti conosciuti.

09/03/26

Unione delle Donne Vietnamite / Congratulazioni alla neoeletta presidente Le Thi Thuy

Il Comitato esecutivo centrale dell’Unione Donne Vietnamite (VWU) ha eletto la nuova presidente, Le Thi Thuy. Dalla Federazione Democratica Internazionale delle Donne (WIDF), a cui la VWU è affiliata, le più vive felicitazioni alla neoeletta presidente.

Al centro, la nuova presidente Le Thy Thuy (foto VWU) 

Nel pomeriggio del 6 marzo, l'Unione delle donne del Vietnam centrale ha tenuto la 16a conferenza del suo Comitato esecutivo centrale per il mandato 2022-2027 per eleggere la nuova presidente dell'organizzazione, insieme ad altre componenti del comitato esecutivo e del presidium per il mandato 2022-2027.

Dopo la discussione, all’unanimità il comitato esecutivo ha concordato di eleggere Le Thi Thuy al Comitato esecutivo centrale, al Presidium e alla carica di presidente dell'Unione delle donne vietnamite per il 13° mandato, 2022-2027.

Nel suo discorso di accettazione dell'incarico, la neoeletta presidente Le Thi Thuy si è detta onorata per la nuova responsabilità e consapevole del grande impegno assunto nei confronti dell'organizzazione e del movimento delle donne vietnamite, dichiarandosi pronta ad ogni sforzo, con il sostegno del Partito e dello Stato socialista, oltre a quello del comitato esecutivo della VWU che l’ha eletta, per proseguire i successi ottenuti dalle precedenti generazioni di dirigenti dell’Unione e dalle donne in tutto il Paese.

 

Le Thi Thuy ha affermato che manterrà il “ruolo pionieristico ed esemplare” che ci si aspetta da lei, in quanto militante del partito e dell'organizzazione delle donne, e che collaborerà con il comitato esecutivo dell’Unione delle Donne ad ogni livello per portarne avanti le nobili tradizioni.

Ha inoltre sottolineato la determinazione a realizzare con successo gli obiettivi e i traguardi stabiliti nella risoluzione del 13° Congresso nazionale delle donne e ha ribadito l'importanza di rafforzare l'unità, superare le sfide e attuare soluzioni coordinate per rinnovare ulteriormente i contenuti e i metodi delle attività dell’Unione. 

L'organizzazione si concentrerà maggiormente sull'impegno di base – ha aggiunto Le Thi Thuy – relativo alla tutela dei legittimi diritti e interessi delle donne e sul proseguimento della costruzione di una VWU forte ed efficace che funga da ponte tra i vertici e le donne in tutto il Paese.


La neoeletta presidente Le Thi Thuy ha alle sue spalle un prestigioso percorso politico nel Fronte patriottico del Vietnam e nelle organizzazioni di massa ed è stata segretaria dell'Unione delle donne del Vietnam centrale.

Il comitato esecutivo dell'Unione delle donne vietnamite ha infine salutato e ringraziato la presidente uscente Nguyen Thi Tuyen, che è stata nominata ad altro incarico politico.


04/03/26

Donne della Regione Araba / No all'aggressione statunitense-sionista contro l'Iran

Il Centro Regionale Arabo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (WIDF/FDIM)
condanna con forza l'aggressione statunitense-sionista contro l'Iran.

Iran 2026 / Foto AP

Con flagrante violazione del territorio e dello spazio aereo di uno stato indipendente e sovrano, con l'uccisione dei loro leader e la distruzione di edifici, istituzioni e fabbriche, compreso l'attacco a una scuola elementare femminile, dove 118 ragazze sono morte, gli USA hanno dichiarato il loro obiettivo di cambiare il regime iraniano sostituendolo con un governo fantoccio, manipolato attraverso l'aggressione armata, che si allinei con i loro obiettivi coloniali ed espansionistici di controllo politico, sicuritario, economico e materiale sui paesi della regione e del mondo.

La domanda è: chi ha dato titolo o mandato, sia al presidente degli Stati Uniti Trump che al capo di governo dell'entità sionista Netanyahu, per imporre sanzioni agli stati e ai popoli che non si sottomettono alle loro imposizioni e ambizioni imperiali, o a quelle basate su miti e racconti?

Noi organizzazioni arabe della Federazione Democratica Internazionale delle Donne, respingiamo fermamente queste politiche e questa ripugnante arroganza, in contraddizione con tutti i patti e trattati internazionali emessi dalle Nazioni Unite.

Condanniamo e rifiutiamo anche l’esistenza nel mondo di una sola forza e un solo polo il cui leader brandisca un bastone e minacci di cambiare i governi con la forza; o si permetta di rapire il presidente sovrano e sua moglie, com’è accaduto in Venezuela, in un evidente atto di pirateria per appropriarsi delle sue riserve petrolifere; o assedi Cuba per impedirle l'approvvigionamento di combustibile al fine di soffocarla e sottometterla alla sua occupazione e incorporarla nel suo impero. Cuba, è sempre stata e continuerà ad essere una spina nella gola dell'imperialismo americano.

Noi donne della regione araba e del mondo, che così spesso siamo state il bersaglio di queste politiche nefaste, di queste ambizioni e di questa arroganza, dichiariamo il nostro rifiuto di continuare ad esserlo.

Ribadiamo energicamente la nostra condanna dell'aggressione contro l'Iran, così come abbiamo condannato e continuiamo a condannare il genocidio di Gaza e l'aggressione contro il Libano. Alziamo la voce per risvegliare la coscienza umana e civile e mettere fine a quanto accaduto e continua ad accadere.

4 marzo 2026 

#Iran


06/02/26

Donne dell'Iran: "Il destino del nostro Paese lo decide il nostro popolo"

Nuovo appello dell' Organizzazione Democratica delleDonne Iraniane (DOIW) alla Federazione Democratica Internazionale delleDonne“Il destino dell'Iran deve essere determinato solo dal popolo iraniano. Più la minaccia americana di attacco militare all'Iran si approssima, più il popolo iraniano respinge qualsiasi forma di interferenza e attacco militare contro la nostra patria, più la vita di centinaia di detenuti politici è a rischio. Vi chiediamo di unirvi a noi ed esigere la cessazione delle esecuzioni, la libertà dei detenuti politici e la fine delle minacce statunitensi"

Foto: Hague 2025 No Iran war


Care compagne e sorelle della WIDF,

la brutale repressione del regime iraniano contro le proteste, che hanno avuto inizio il 28 dicembre 2025, ha portato  alla morte di migliaia di persone innocenti, tra cui molti minorenni. Alla protesta iniziata con lo sciopero di una parte del grande bazar di Teheran, si sono ben presto uniti giovani,  donne e uomini di ogni estrazione sociale. Il fattore scatenante di queste proteste è stata la brusca svalutazione della valuta nazionale fino a circa un quarto del suo valore, rispetto al dollaro. Questo ha avuto un impatto devastante sul potere d'acquisto dei beni di prima necessità e cibo. L'economia del paese, basata sull'agenda neoliberista stabilita dalle istituzioni imperialiste, è stata messa in ginocchio in conseguenza delle severe sanzioni e della cattiva gestione del regime, la corruzione dilagante, un'economia rentier, l'insicurezza e le continue violazioni dei diritti umani.

Lo slogan più comune nelle manifestazioni in tutto il paese chideva la fine della dittatura e del governo della Guida Religiosa Suprema. In poco tempo, le proteste si sono diffuse in circa 180 città e villaggi in tutto il paese. Ancora una volta, la presenza delle donne nelle proteste è stata evidente. 


L'Iran ha già conosciuto altre proteste che chiedevano diritti umani fondamentali e miglioramenti economici, con le rivolte del 2017-2018, le proteste del 2019 e il movimento Donna, Vita e Libertà nel 2023. Questa volta, si è aggiunto il politicamente fallito Reza Pahlavi che ha cercato di rivendicare a proprio favore le proteste, mentre Mike Pompeo sosteneva che il Mossad stava supportando i manifestanti sul campo insieme agli Usa.

Queste ingerenze hanno impedito al movimento di radicarsi e hanno aperto la strada alla brutale repressione delle forze di sicurezza contro le proteste, mentre il regime ha bloccato tutte le comunicazioni su internet a partire dall'8 gennaio.


Non esistono dati definitivi sul numero di morti, feriti o detenuti. Lo stesso regime ha stimato la cifra intorno ai 3.000. L'Agenzia di Stampa degli Attivisti per i Diritti Umani HRNA ne ha stimati 6.800. Finora, è stata confermata la morte di 160 minori. Mentre il regime faceva presidiare dalle forze dell’ordine gli ospedali, molti dei feriti non hanno potuto ricevere cure mediche. Migliaia di persone stanno tuttora elaborando il lutto per la morte dei loro cari o cercano i loro parenti scomparsi.

 

Il regime teocratico usa le esecuzioni per intimidire. Nell'ultimo anno il numero di esecuzioni in Iran ha superato, in proporzione, quello di qualsiasi altro paese al mondo. 

La vita di chi è in detenzione è costantemente in pericolo.  La responsabilità ultima per il massacro del nostro popolo ricade su Ali Khamenei, il Leader Supremo, e sul suo regime. 

Diciamo basta alle esecuzioni.

Chiediamo inoltre che si costituisca un comitato indipendente per l’accertamento dei fatti che indaghi

- sull'uccisione di migliaia di manifestanti, ne stabilisca i numeri esatti e le circostanze in cui sono avvenute.

- sulle segnalazioni di stupri e atrocità contro donne manifestanti e detenute

- sul trattamento dei feriti, inclusi quelli che sono stati portati via dalle forze di sicurezza dagli ospedali

- sulle condizioni delle migliaia di persone detenute, molte delle torturate per ottenere confessioni.

Il destino dell'Iran deve essere determinato solo dal popolo iraniano. Più la minaccia americana di attacco militare all'Iran si approssima, più il popolo iraniano respinge qualsiasi forma di interferenza e attacco militare contro la nostra patria, più la vita di centinaia di detenuti politici è a rischio.

Chiediamo a tutti i progressisti di unirsi a noi nell’esigere la cessazione delle esecuzioni e la libertà dei detenuti politici, insieme alla fine delle minacce statunitensi contro l'Iran.

No guerra, No dittatura, No esecuzioni!

Democratic Organisation of Iranian Women

5 febbraio 2026



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17/12/25

“Con gli occhi di Gaza”. Il cinema delle donne per raccontare il genocidio

 Il 19 dicembre a Lecce il teatro Astràgali ospita “Con gli occhi di Gaza”, un incontro dedicato al genocidio del popolo palestinese raccontato attraverso il cinema e l’esperienza del Gaza International Festival for Women’s Cinema (GIFWC), svoltosi lo scorso ottobre nella Striscia di Gaza.



L'incontro di Lecce costituisce una tappa del progetto internazionale Gaza International Women's Film Festival (GIFWC), promosso in Italia dall'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), con la partnership di diverse realtà associative, fra le quali la Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM/WIDF). Il progetto è realizzato in collaborazione con il Ministero della Cultura palestinese e con l'Associazione Fikra per le Arti e l'Istruzione, per dare la possibilità a donne e ragazze palestinesi di lavorare nel mondo del cinema. 

Per le donne palestinesi, il cinema è un mezzo potente per esprimere la propria identità, le proprie lotte e le proprie esperienze di vita, poiché contribuisce a raccontare le loro storie e a mettere in luce i loro problemi, oltre a consentire loro di svolgere un ruolo attivo nel settore della produzione cinematografica.

All'incontro partecipano Ada Donno docente, giornalista e attivista impegnata da decenni nei movimenti femministi, co-fondatrice dell’Association of Women of the Mediterranean Region (AWMR Italia), e Marisa Manno docente, attivista, fondatrice di “Donne per la Palestina”. Intervengono Milena Fiore, responsabile dell’area tecnica della Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) e nella rete di coordinamento internazionale del Gaza International Festival for Women’s Cinema (GIFWC) e Monica Maurer, regista e ricercatrice, presidente onoraria del Festival. In programma le proiezioni di Born out of death (Monica Maurer), Exception (Ezzaldeen Shalh), Drawing for better dreams (May Odeh, Dia Azzeh), The Orphan (Jordan Karr-Morse) e Un giorno nella tenda (Haneen Koraz).

Il GIFWC ha presentato 79 film da 28 paesi, dando voce alle donne palestinesi e affermando, tra macerie e tende degli sfollati, una tenace volontà di resistenza culturale.


08/12/25

80 anni della FDIM / Un traguardo per una ripartenza

In occasione dell’80° anniversario della FDIM/WIDF, è stata pubblicata a cura dell’Organizzazione delle Donne Lavoratrici del Messico (OMTM), la traduzione in lingua spagnola del libro “La Federazione Democratica Internazionale delle Donne. Capitoli nella storia”, della storica russa Galina Galkina



Il volume, tradotto e stampato ai fini di una diffusione nelle organizzazioni affiliate alla FDIM in America Latina,  riproduce fedelmente l’edizione italiana del testo della Galkina, già pubblicata nel 2017, a cura di Ada Donno, da Il Raggio Verde Edizioni per AWMR Italia. L’edizione italiana è tuttora disponibile in versione e-book al seguente link: https://www.bookrepublic.it/book/9788899679286-la-federazione-democratica-internazionale-delle-donne  

Qui riportiamo il prologo che la curatrice dell'edizione italiana, Ada Donno, ha proposto per la pubblicazione della traduzione spagnola.

Questo libro raccoglie e ci restituisce gli eventi, le date, i documenti e gli esiti che hanno contrassegnato il percorso e l’esperienza collettiva della Federazione Democratica Internazionale delle Donne, iniziati il 1° dicembre 1945 e continuati nel nuovo millennio.

La narrazione degli 80 anni di vita e di lotta della FDIM e delle organizzazioni ad essa affiliate è frutto in massima parte della lunga e accurata ricerca compiuta dalla storica russa Galina Galkina, pubblicata in prima edizione dall’Unione delle donne russe (WUR), organizzazione affiliata alla FDIM, nel dicembre 2015 in occasione del 70° anniversario.

È una ricerca condotta con rigore, riportata nella sua cronologia essenziale e ordinata per capitoli, come dice il titolo ad essa apposto dall’Autrice, alla quale siamo grate per avercela consegnata e averci consentito di ripubblicarla in diverse lingue, in modo che possa essere conosciuta e letta da quante più donne possibile, alle diverse latitudini.

Se è vero che ogni anniversario è un appuntamento con la memoria, della quale ci sentiamo custodi responsabili, perché possa essere consegnata alla storia collettiva globale, la pubblicazione di questo libro risponde al nostro desiderio di consegnare il filo narrativo della grande storia della FDIM, che abbiamo ricevuto dalle nostre madri fondatrici, alle nuove generazioni di donne che - pur nelle mutate condizioni di oggi - devono battersi per i loro diritti e la loro liberazione dalle catene dello sfruttamento e dell’oppressione capitalistica e patriarcale, con la raccomandazione di far sì che esso non si spezzi.

Tanto più oggi, quando l’imperversare nefasto dell’ideologia neoliberalista e l’uso manipolatorio dei grandi mezzi di comunicazione di massa tendono ad agevolare lo “smarrimento della memoria” e ad incoraggiare il senso comune a tagliare ogni legame con un passato giudicato "inutilizzabile" per i bisogni del presente.

È questa una operazione manipolatoria che punta soprattutto ad occultare o mistificare le ragioni di quei soggetti collettivi – donne, classi lavoratrici, popoli oppressi – che si sono affacciati alla ribalta della storia per imprimere ad essa un corso nuovo, grazie alla presa di coscienza collettiva e attraverso durissime lotte di liberazione. E a ricacciare l’esistenza di quei soggetti nelle forme tradizionali di subalternità, tornando ad imporre forme di sfruttamento ancora più pervasive, a tutela esclusiva dei privilegi di vecchie e nuove élite dominanti. E non per caso, tale regresso coincide con il ritorno alla carica, in modalità e a latitudini diverse, di una destra neofascista revanscista e violenta, che pretende di riscrivere la storia a suo modo e di cancellare dalla mappa concettuale delle nuove generazioni di donne l’idea stessa – che guidò le nostre madri costituenti nella fondazione della FDIM ottant’anni fa – di una costruzione differente di futuro.

Nei primi quattro capitoli del libro, il percorso compiuto dalla fondazione fino all’ingresso nel terzo millennio è ricostruito per tematiche: la costituzione della FDIM, le lotte per l’uguaglianza dei diritti e la dignità delle donne, l’impegno per assicurare all’infanzia uscita dalla tragedia della seconda guerra mondiale un futuro felice, le grandi mobilitazioni per la pace e la sicurezza globale.

Il cammino percorso nei decenni riflette le ragioni e le finalità proclamate nella Carta adottata nel congresso costituente del 1945, alla quale la FDIM è rimasta fedele: difendere e promuovere i diritti delle donne in senso più ampio, agire contro ogni forma di discriminazione, razzismo e apartheid, lottare per la pace e il diritto all’autodeterminazione delle persone e dei popoli, come prerequisiti della piena uguaglianza ed emancipazione: nelle sapienti parole di Eugenie Cotton, prima presidente eletta della Federazione, rendere realtà l'ambiziosa promessa di «preparare il mondo intero all’avvento della donna di domani».[1]

14/07/25

Freedom Flotilla / L’Italia interrompa ogni cooperazione militare con il governo di Israele!

AWMR Italia – Donne della RegioneMediterranea, affiliata alla Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM), dà il benvenuto alla nave #Handala, unità della coalizione internazionale #FreedomFlotilla, in sosta in questi giorni nei porti italiani di #Siracusa e #Gallipoli, e diretta a #Gaza per portare aiuti umanitari alla martoriata popolazione palestinese sotto feroce assedio.

Foto Radio Onda d'Urto

Awmr Italia aderisce e partecipa alle iniziative di accoglienza e solidarietà organizzate dalla ampia coalizione di forze e realtà associative italiane ed europee a sostegno della Freedom Flotilla. Il coraggioso equipaggio della nave “Handala” che il 18 luglio salperà alla volta di Gaza è intenzionato a forzare il feroce blocco israeliano e a far giungere il suo carico di aiuti sanitari destinati ai bambini palestinesi.

Mentre la situazione umanitaria in Palestina si fa ogni giorno più drammatica, mentre si susseguono i pronunciamenti di condanna nei confronti delle azioni genocidarie del governo israeliano da parte delle istituzioni giuridiche internazionali, AWMR Italia con l’ampia coalizione di forze italiane che supportano la resistenza del popolo palestinese denunciano con forza i rapporti di collaborazione in atto, in forma diretta o indiretta, tra le istituzioni politiche e militari italiane con le forze armate israeliane.

In particolare, si denunciano le esercitazioni di piloti degli F-35 israeliani che bombardano la Striscia di Gaza ospitati nelle basi militari NATO e gli addestramenti congiunti tra le unità della marina militare italiana e unità dei Depth Corps dell’IDF, ma la condanna è rivolta contro qualsiasi rapporto di collaborazione militare e politica con Israele.  

La sussistenza e il protrarsi di tali rapporti di collaborazione costituiscono un’aperta violazione sia della Costituzione italiana che dei principi del diritto internazionale che vietano di contribuire in qualsiasi modo ad atti di guerra, occupazione militare e colonizzazione violenta di territori altrui, quali sono quelli perpetrati impunemente da Israele nei confronti della Palestina. 

Da decenni lo Stato di Israele procede all’occupazione illegale dei territori palestinesi, attraverso modalità di aggressione violenta e pulizia etnica, fino ai bombardamenti ininterrotti su Gaza degli ultimi venti mesi e l’assedio criminale di terra che impedisce alla popolazione di accedere agli aiuti umanitari internazionali: tutti atti che, secondo i pronunciamenti della Corte internazionale di Giustizia, si configurano come “genocidio”. 

Sia la Corte Internazionale diGiustizia che il Tribunale Penale internazionale si sono pronunciate esplicitamente contro tali atti contrari al diritto internazionale e alla dignità umana, diffidando tutti gli Stati dal supportarli in qualsiasi modo. Il governo italiano di estrema destra, col suo sostegno dichiarato e di fatto alle azioni criminali di Israele, trascina l’Italia in una condizione vergognosa di complicità sul piano giuridico, politico e morale.

AWMR - Donne della RegioneMediterranea, ribadendo il proprio assoluto sostegno alla resistenza del popolo palestinese contro l’aggressione colonialista israeliana fomentata e perpetrata dall’imperialismo Usa e UE, esige che vengano interrotte tutte le attività di cooperazione con le forze armate e con lo Stato di Israele, che lo Stato Italiano riconosca lo Stato di Palestina, che siano condannate e sanzionate le azioni di Israele che si configurano come genocidio, che si agisca in sede diplomatica per il cessate il fuoco e la fine immediata sia dei bombardamenti sulla Striscia di Gaza che della pulizia etnica in atto ad opera dei coloni israeliani supportati dall’esercito di occupazione nei Territori Palestinesi. 

Palestina libera!

Luglio 2025

24/05/25

Il femminismo in tempo di guerra: la lotta delle donne per la pace e l'uguaglianza ieri e oggi

 In uno scenario di guerre, il femminismo deve difendere il diritto a una vita dignitosa, nell'uguaglianza e senza violenza. La pace non è solo un desiderio: è anche una lotta femminista

Foto: Ben Schumin / CC BY-SA 2.0

di Cristina Simó Alcaraz *

Ottant'anni fa, in un mondo devastato dalla Seconda Guerra Mondiale, donne di diversi paesi si riunirono per fondare la Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM). Questa organizzazione, nata nel 1945 al Congresso delle donne di Parigi, propugnava non solo l'emancipazione delle donne, ma anche la pace globale e la giustizia sociale. La sua creazione fu una risposta al fascismo e all'autoritarismo, guidata da donne che avevano resistito in clandestinità, erano sopravvissute ai campi di concentramento o avevano combattuto nei movimenti partigiani.

La FDIM è nata dall'esperienza traumatica della guerra. Molte delle sue fondatrici erano state attive nella lotta contro il nazismo: dalle donne della Resistenza francese alle partigiane italiane e jugoslave come Vida Tomšič. Altre, come la scienziata Eugénie Cotton, avevano affrontato l'occupazione nazista dalla clandestinità. Queste donne capirono che la pace non era solo l'assenza di guerra, ma la costruzione di un mondo senza oppressione di genere, classe o razza.

I suoi obiettivi erano chiari: parità di retribuzione, accesso all'istruzione, diritti riproduttivi, disarmo nucleare e solidarietà con i popoli oppressi. La FDIM è stata determinante nel far istituzionalizzare l'8 marzo come Giornata internazionale della donna e nel far dichiarare il 1975 come Anno internazionale della donna dalle Nazioni Unite.

Le donne spagnole nella FDIM

In America Latina e in Europa, la FDIM ha svolto un ruolo cruciale grazie alle donne comuniste spagnole esiliate dopo la sconfitta repubblicana del 1939. Dolores Ibárruri, la Pasionaria, vicepresidente della FDIM, è stata una figura centrale, insieme ad altre come Isidora Dolado, Carmen de Pedro ed Elisa Úriz Pi, che denunciarono la tortura dei prigionieri politici sotto il franchismo.

L'Unione delle donne spagnole (UME), legata al PCE, coordinò le campagne internazionali contro la dittatura. Negli anni ‘60 e ‘70, la FDIM sostenne il Movimento Democratico delle Donne (MDM), che collegava clandestinamente il femminismo spagnolo con le lotte globali. Il suo approccio combinava classe, genere e anti-imperialismo, prendendo le distanze dal femminismo liberale.

Il femminismo di fronte alle guerre del XXI secolo

Oggi, in un mondo segnato da guerre scatenate dall'imperialismo statunitense, l'eredità della FDIM è più urgente che mai. Gli Stati Uniti, nella decadenza della loro egemonia, provocano conflitti per mantenere il loro dominio: dall'Ucraina (per indebolire la Russia) a Gaza (a sostegno del genocidio sionista), passando per le invasioni dell'Iraq e dell'Afghanistan, i colpi di stato in America Latina (Bolivia, Venezuela, Nicaragua) e le sanzioni contro Cuba, Iran e Corea del Nord.

Le donne sanno che in guerra non ci sono diritti. La militarizzazione dirotta le risorse dalla salute, dall'istruzione e dall'assistenza alle armi, rafforzando il patriarcato e la violenza sessista. La mascolinizzazione delle società in guerra approfondisce l'oppressione femminile, come dimostra l'ascesa dell'estrema destra misogina, pilotata da figure come Trump e i suoi alleati europei.

Per un femminismo antifascista e per la pace

Alla luce di queste considerazioni, è necessario:

  • Recuperare lo spirito del FDIM: l'unità internazionalista contro il fascismo.
  • Contribuire alla costruzione di un grande movimento per la pace e chiedere soluzioni diplomatiche invece di guerre, nel rispetto dell'autodeterminazione dei popoli.
  • Denunciare la militarizzazione e il riarmo, che perpetuano la disuguaglianza e disumanizzano le società.
  • Rafforzare le reti femministe transnazionali, come fecero le comuniste spagnole in esilio.

Le comuniste spagnole, eredi dell'MDM e della FDIM, continuano ad essere un ponte tra donne provenienti da diverse regioni del mondo. In uno scenario di guerre, il femminismo deve difendere il diritto a una vita dignitosa, nell'uguaglianza e senza violenza.

Come diceva Dolores Ibárruri: "È meglio morire in piedi che vivere in ginocchio". Oggi, quello slogan si traduce nel fermare le guerre, il genocidio, l'avanzata fascista e porre fine al capitalismo predatorio. La pace non è solo un desiderio: è anche una lotta femminista.

*Responsabile Area femminismo del PCE

 Questo articolo è pubblicato in: mundoobrero.es del 22/05/2025



01/05/25

1 maggio / La FDIM/WIDF con le donne lavoratrici di tutto il mondo


Uniamoci nella lotta per il lavoro e i diritti sociali delle lavoratrici!




Esigiamo politiche pubbliche 
che promuovano l'autonomia 
economica delle donne



Esigiamo il riconoscimento e la remunerazione del lavoro di cura e domestico


Lottiamo per salari dignitosi,
pari opportunità,
tutela contro le molestie sul lavoro
e le discriminazioni


Esigiamo rispetto per i diritti
delle lavoratrici migranti
e le donne che lavorano
nei settori informali.

 
Denunciamo la violenza sui luoghi di lavoro, le discriminazioni di genere e ogni altra forma di discriminazione, esigiamo politiche per l'accesso alla salute sessuale e riproduttiva.


10/03/25

WIDF 80° anniversario / Viva la solidarietà e la sorellanza internazionalista!

 Il 2025 è per il movimento delle donne un anno denso di significativi anniversari. Per milioni di donne nel mondo, che lottano per difendere i diritti duramente conquistati, ora purtroppo sotto attacchi concentrici, queste celebrazioni e commemorazioni offrono l’opportunità di esplorare la nostra storia collettiva, rifletterci e trovare da essa ispirazione. Ma più di questo, aiutano a illuminare nuove generazioni di donne e giovani lavoratrici sui compiti che ci attendono nella costruzione di un futuro di pace nel quale prevalgano giustizia e uguaglianza, libere da oppressione, sfruttamento e violenza. In questo articolo la National Assembly of Women getta uno sguardo sulla storia della WIDF nel suo 80° anniversario e su alcune delle iniziative da essa promosse che raggiungeranno il traguardo della cifra tonda nei prossimi mesi.

Foto SISTERS spring 2025

di Liz Payne, presidente della National Assembly of Women, UK *

La WIDF, a cui la National Assembly of Women (NAW) è affiliata, fu fondata in un congresso a Parigi alla fine del 1945. L’impulso alla sua fondazione venne da vari movimenti internazionalisti di donne antifasciste, egualitarie e pacifiste cresciuti tra gli anni 30 e la seconda guerra mondiale. Questi comprendevano l’Unione delle Donne Francesi (UFF), in seguito di venuta Femmes Solidaires, che ospitò il congresso di Parigi. In tutto vi parteciparono 850 delegate da 181 organizzazioni di donne provenienti da 41 paesi. Rappresentavano milioni di donne da tutto il mondo. La rinomata pacifista e femminista francese Gabrielle Duchene vi partecipò in rappresentanza della Women’s International League for Peace and Freedom (WILPF). C’erano anche dalla Gran Bretagna alcune delegate della sezione nazionale dell’International Women’s Day Committee (IWDC), costituita nel 1942 ed essa stessa parte di un coordinamento internazionale.

Fra i principi fondanti della WIDF c’era la lotta contro il fascismo e per la pace, senza la quale non ci può essere l’uguaglianza, per i diritti economici, politici e sociali delle donne ovunque e per tutto ciò che è necessario per la salute e il benessere dei bambini, comprese l’istruzione e l’eliminazione della povertà. Questi divennero, e restano tuttora, gli obiettivi chiave della NAW, fondata a Londra nella Giornata Internazionale delle Donne del 1952.

La WIDF ha collaborato strettamente con il World Peace Council (WPC), costituito nel 1949 per opporsi alla NATO, l’alleanza militare guerrafondaia che persegue gli interessi collettivi delle potenze più reazionarie sulla terra. Nel maggio 1951 la WIDF compì un intervento importante nella guerra di Corea. Inviò in Corea una Commissione Internazionale Investigativa composta da attiviste dell’Africa, America, Asia ed Europa, compresa la britannica Monica Felton, per indagare sulla condotta della guerra sul campo. Il successivo report della Commissione intitolato Noi accusiamo! rivelò al mondo una serie di atrocità americane, compreso il sospetto ricorso alla guerra batteriologica.

Durante la guerra del Vietnam, la WIDF e le sue organizzazioni affiliate collaborarono strettamente con le organizzazioni sorelle in Vietnam e organizzarono proteste e azioni di solidarietà ovunque. Una di queste, in cui la NAW fu strettamente coinvolta, fu la costruzione dell’Ospedale dell’Amicizia per madri e bambini ad Hanoi, che entrò in funzione nel 1979.

La prima presidente della WIDF fu Eugénie Cotton, scienziata francese e partigiana antifascista, che inseguito divenne anche vicepresidente del WPC, mantenendo le due posizioni fino alla fine della sua vita nel 1967. Dolores Ibarruri, nota anche come la Pasionaria, eminente leader politica repubblicana durante la guerra civile spagnola del 1936-1939, fondatrice dell’organizzazione di donne antifasciste e per la pace Mujeres Antifascistas, fu fra le fondatrici della WIDF e ne divenne vicepresidente onoraria.

La WIDF collaborò fin dall’inizio con altre organizzazioni internazionali di massa come la World Federation of Democratic Youth (WFDY), in campagne per la tutela dei bambini, e la World Federation of Trade Unions (WFTU) per i diritti lavorativi delle donne. Molte iniziative innovative per le donne e i bambini negli anni sono state guidate dalla WIDF. Per citarne alcune, la designazione del 1° giugno come Giornata Internazionale del Bambino, segnata come tale per la prima volta nel 1950, e l’organizzazione nel 1952 della Conferenza in difesa dei bambini e nel 1955 il congresso mondiale delle madri a Losanna.

La WIDF affrontò l’enorme questione dell’impatto dell’”impero” sulle donne che vivevano nei territori coloniali e fu dietro il Seminario sulla Madre e il Bambino in Africa tenuto 60 anni fa nell’agosto 1965 in Mali. Da quel momento la WIDF divenne una grande forza da non sottovalutare. Le sue organizzazioni comprendevano oltre 200 milioni di donne in tutto il mondo.

Fu su proposta della WIDF alla Commissione per lo Status delle Donne (CSW) delle Nazioni Unite che cinquant’anni fa l’ONU dichiarò il 1975 Anno Internazionale delle Donne e proclamò i successivi dieci anni Decennio delle Nazioni Unite per le donne al fine di promuovere nel mondo il discorso sull’avanzamento della parità femminile. La prima Conferenza Mondiale per le Donne a Città del Messico nel giugno 1975 è passata come “il più grande evento di presa di coscienza nella storia”.

In tutto, quattro conferenze mondiali furono convocate dalle NU nell’ultimo quarto del ventesimo secolo. La quarta conferenza, alla quale la NAW prese parte, si tenne a Pechino nel 1995. La Dichiarazione di Pechino sul raggiungimento della parità di diritti per le donne, che quest’anno compie 30 anni, fu il risultato più famoso di quell’evento.

Come affiliata alla WIDF, la NAW continua a partecipare alle attività del Comitato direttivo mondiale e del Coordinamento regionale europeo. Uno dei più validi contributi che l’essere affiliata alla WIDF reca alla NAW è la costante interazione con le sorelle delle organizzazioni affiliate, che ci aiuta ad acquisire una comprensione delle esperienze e delle lotte delle donne in tutto il mondo, soprattutto attraverso le riunioni e le dichiarazioni prodotte.

La NAW è stata una delle organizzazioni partecipanti nel luglio 2024 a un workshop online su Donne e Guerra che ha realizzato un ampio ascolto e un insieme unico di contributi. Attraverso la WIDF abbiamo potuto accedere a testimonianze di prima mano e report sulle coraggiose lotte contemporanee delle donne in ogni parte del mondo, comprese le zone di guerra del Medio Oriente e dell’Africa. L’ultima dichiarazione del Movimento delle Donne Democratiche in Israele è pubblicato su queste stesse pagine.

Nell’80° anniversario della WIDF abbiamo molto da celebrare e molto da emulare guardando avanti. La NAW è orgogliosa di far parte di questa organizzazione autenticamente internazionalista!

Solidarietà alla WIDF e alla sua sorellanza mondiale!

*L’articolo è pubblicato in SISTER  rivista trimestrale della NAW, n.1/2025, Coventry (UK). 



21/01/25

L'azione della Federazione Democratica Internazionale delle Donne per la pace e il disarmo

La FDIM/WIDF nel corso dei suoi 80 anni di vita ha considerato e praticato la costruzione della pace come “compito essenziale delle donne”: la lotta contro il militarismo e per il disarmo è stato un suo impegno centrale in termini di formazione, ricerca e azione.



di Ada Donno* 

C’è un nesso profondo, originario e reiterato nell’esperienza delle lotte delle donne fin dai primi anni del ‘900, fra la finalità della propria liberazione e quella della costruzione della pace: un’inscindibilità percepita e proclamata fin da subito dalle donne comuniste che sono state protagoniste dei processi di liberazione ad ogni latitudine e in ogni condizione e grado di sviluppo sociale e civile soprattutto nella seconda metà del ‘900.

Una vera e propria scelta di campo contro la guerra, compiuta nel momento stesso in cui “hanno spinto lo sguardo verso la nuova frontiera della liberazione”. Una scelta che è stata elaborata come impegno costante, qualificante e imprescindibile del discorso della liberazione di genere “assunto nella sua interezza e svolto in tutte le sue conseguenze possibili...", come scriveva nel maggio 1984 Carla Ravaioli, attivista comunista e femminista, in occasione del primo incontro nazionale delle donne partigiane per la pace, organizzato a Milano dall’ANPI. [1] Sono stati gli anni ’80 in cui, da una parte “la riflessione pacifista si è orientata ad allargare il proprio orizzonte d’intervento, al di là della limitazione degli armamenti, della prevenzione della guerra e dell’olocausto nucleare, per tentare di individuare e sconfiggere le radici del fenomeno-guerra nella più complessa e varia fenomenologia sociale della violenza”. Dall’altra, le donne raccogliendo la consegna della generazione precedente delle madri “partigiane della pace”, l’hanno estesa ed approfondita fino a giocare un ruolo decisivo nel movimento per la pace, ispirandolo con le loro iniziative coraggiose e creative: Greenham Common, Seneca Falls, Comiso, Pine Gap, i campeggi delle donne per la pace alle varie latitudini, da quegli anni sono entrati stabilmente nel lessico mondiale della pace.

Ma è solo una delle mille citazioni possibili che argomentano la percezione di uno “specifico femminile” che induca le donne comuniste a questa precisa scelta e a un preciso impegno a favore della pace e argomenti le ragioni di quel nesso. Si potrebbe risalire cent’anni addietro e trovare conferma nelle analisi di Rosa Luxemburg su militarismo e guerra come esiti inevitabili del capitalismo nella fase dell’imperialismo. O riandare all’ultimo anno della seconda guerra mondiale, quando la scienziata comunista francese Eugenie Cotton, a Parigi, aprendo il congresso costitutivo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne, di cui sarebbe stata eletta prima presidente, disse: «Saranno le donne a trovare argomenti decisivi per far pendere la bilancia in favore della pace».

05/12/24

79° ANNIVERSARIO / SIAMO TUTTE FDIM!

Il 1° dicembre di 79 anni fa a Parigi veniva fondata la Federazione Democratica Internazionale delle Donne. A partire da lì tante lotte e tanti traguardi insieme... 


di Gabriela Cultelli*

 “E che tremi nelle sue profondità la terra
al sonoro ruggito dell’amore”

Era il 26 novembre 1945 e donne di 41 Paesi si organizzavano per la pace in quella Parigi febbrile per la vittoria recente, un anno e tre mesi prima, contro il fascismo. Proprio lì veniva fondata la Federazione Democratica Internazionaledelle Donne, e a partire da lì tante lotte insieme, i tempi duri della Guerra Fredda, un mondo che, come oggi, era sull’orlo dell’abisso, ed esse erano lì.

La prima presidente fu la rivoluzionaria francese Eugénie Cotton, allieva di Marie Curie, laureata in Scienze fisiche e docente presso il Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica (CNRS). E come lei tante altre. Erano le donne della guerra, quelle ch’ erano state prigioniere, torturate, quelle con il corpo macchiato e l'anima senza macchia, quelle che avevano perso figli e compagni, quelle che avevano rialzato con le proprie mani il Paese distrutto, quelle che non avevano più nulla da perdere dopo uno dei più grandi conflitti bellici del XX secolo. Il loro nord era sempre il sud e lì si legavano le lotte per i diritti delle donne e dell’infanzia, passando per le lotte anticoloniali, per l'eliminazione dell'apartheid, della discriminazione etnica e razziale, contro l'imperialismo, il potere patriarcale del capitale e quindi contro il fascismo, per la pace e il disarmo universale.

I richiami, in questi giorni, nascono spontanei, e sfociano in un abbraccio a distanza tra le compagne. L’attuale presidente, la compagna salvadoregna Lorena Peña, comandante di mille battaglie, ha scritto: “In questo 79° anniversario invio il mio abbraccio fraterno a tutti le compagne e le incoraggio a continuare a lottare unite per un mondo più giusto, nella pace e l’uguaglianza e per la sconfitta del capitalismo selvaggio e del fascismo patriarcale. Ispirate dalle nostre fondatrici, andiamo avanti! LUNGA VITA ALLA FDIM!”

E le congratulazioni e la memoria inestinguibile delle fondatrici sono apparse in tanti angoli di questo continente e del mondo, nei messaggi delle affiliate. Si sono rivissute le lotte per la liberazione delle donne, per la giustizia, per questo forgiare l'organizzazione di tutte giorno dopo giorno, per l'inesauribile resistere e il costante grido di speranza perché un altro mondo è possibile. Femministe di sinistra, come amano precisare, sono impegnate a favore della democrazia, della libertà, della giustizia sociale e ambientale e contro il fascismo, il neoliberalismo e il colonialismo, contro il patriarcato, convinte di “continuare la nostra lotta” come scrive un’altra compagna, perché qui “tutte siamo FDIM.”

(*) Gabriela Cultelli è editorialista e condirettrice del sito Mate Amargo, coordinatrice della sezione uruguaiana della Rete di Intellettuali e Artisti in Difesa dell'Umanità (REDH)