30/04/20

Primo Maggio 2020 / Uscire dall’emergenza COVID-19



per costruire quale futuro?



Quest’anno celebriamo il Primo Maggio, giornata universalmente dedicata all’unità delle lavoratrici e dei lavoratori nella lotta per i loro diritti, nelle condizioni tremendamente difficili della pandemia globale di #COVID-19.
In questi mesi di emergenza, migliaia di lavoratrici e lavoratori della sanità e dei servizi logistici hanno continuato a lavorare, prendendosi cura dei contagiati, spesso senza le necessarie protezioni e senza limiti d’orario, con salari bassi e in condizioni inadeguate, mettendo a rischio la loro vita ogni giorno.
La pandemia, oltre al numero elevato di vittime, specialmente tra le persone anziane e il personale addetto alla sanità e ai servizi di cura, ha imposto pesanti restrizioni sociali e sacrifici economici alla popolazione, però non equamente distribuiti.
Le politiche di privatizzazione selvaggia nell’intero settore produttivo pubblico e dei servizi, imposte nei decenni passati da governi asserviti al dettato neoliberista delle maxi-istituzioni finanziarie globalizzate, hanno approfondito ed esteso le disuguaglianze, mentre i profitti sono cresciuti a dismisura concentrandosi nelle mani di élites sempre più ristrette.

Le conseguenze della pandemia si sono aggiunte alle ingiustizie preesistenti, le condizioni di precarietà e di sfruttamento di lavoratrici e lavoratori si sono aggravate.  Migliaia di lavoratrici e lavoratori informali e precari hanno perduto il lavoro. Migliaia di lavoratrici domestiche sono rimaste disoccupate, spesso licenziate in tronco senza alcuna assicurazione sociale.

Poiché la prescrizione di “restare a casa” non si è potuta applicare a tutte le lavoratrici e i lavoratori, per comprensibili ragioni, migliaia di essi hanno dovuto continuare a lavorare a loro rischio. Ma sia per le donne al lavoro, sia per quelle rimaste a casa, si è presentato un sovraccarico di lavoro domestico senza limiti di orario e senza retribuzione.
Per molte donne esposte a relazioni familiari violente, la casa è diventata un luogo ancora meno sicuro di prima e, nei due mesi di emergenza sanitaria, sono aumentati i femminicidi e la violenza domestica.

Gli effetti disuguali della pandemia

Se da una parte la crisi pandemica ha mostrato in tutta la sua evidenza l’essenzialità dei lavori di cura, indispensabili per la riproduzione sociale, dall’altra parte ha confermato che tali lavori, svolti per la maggior parte dalle donne lavoratrici e migranti, nelle nostre società sono da sempre i più sfruttati e precari.
La pandemia generata dal COVID-19 ha reso ancora più visibile l'urgenza di trasformare complessivamente la società nella quale viviamo e di combatterne le ingiustizie e disuguaglianze. La ricerca della risposta efficace all’emergenza ha fatto crescere un nuovo senso di solidarietà sociale e, insieme, la volontà di riprendere la lotta per una trasformazione radicale della società.

Nei movimenti delle donne si fa strada la consapevolezza che ingiustizie e disuguaglianze sono elementi strutturali del sistema capitalistico; cresce al contempo l’indignazione per le politiche neoliberiste imposte dalle élites economico-finanziarie globalizzate e per la subalternità ad esse dei governi dell’UE; l’insostenibilità dell’appartenenza alla NATO e alle sue politiche guerrafondaie.

Uscire dalla pandemia, ma non per tornare indietro

Mentre ci organizziamo per uscire dall’emergenza della pandemia, dobbiamo anche attrezzarci per affrontare le conseguenze a lungo termine che questa avrà sulle condizioni economiche e di vita di milioni di persone in tutto il mondo, dandoci delle linee guida sia per le misure immediate, sia in una prospettiva di futuro diverso.

Non vogliamo uscire da questa emergenza ancora più indebitate, precarie, sfruttate! Perciò chiediamo che nessuna persona sia lasciata senza reddito o sia costretta a indebitarsi per sopravvivere.
Chiediamo servizi pubblici accessibili a tutte e tutti. Chiediamo un sistema sanitario accessibile e gratuito per tutte le lavoratrici e i lavoratori, italiane/i e migranti. Chiediamo che i diritti alla salute mentale, sessuale e riproduttiva siano riconosciuti come diritti essenziali.

Chiediamo un sistema economico e produttivo sostenibile, basato sulla tutela dell’ambiente e sulla distribuzione equa della ricchezza, rispettoso dei diritti del lavoro, senza sfruttamento né divisione sessuale o razzista, che riconosca la centralità del lavoro di riproduzione sociale.
Chiediamo che le attività considerate essenziali nella fase dell’emergenza continuino in condizioni di lavoro dignitose: per attività essenziali intendiamo quelle indispensabili per sostenere la vita. Poiché la guerra non è un’attività essenziale, chiediamo la riconversione della produzione di armi in produzione di dispositivi sanitari e per altri usi civili.

Dobbiamo vigilare perché le restrizioni che la pandemia ci impone temporaneamente non diventino disposizioni di limitazione permanente della partecipazione sociale o, peggio, di criminalizzazione delle manifestazioni popolari di dissenso.
Vogliamo un’Italia in salute, giusta e democratica inserita in un contesto europeo e internazionale basato su relazioni di cooperazione e di pace globale.
Nella giornata internazionale delle lavoratrici e dei lavoratori, gridiamo forte che non vogliamo un’uscita dalla crisi per tornare a una normalità fatta di disuguaglianze e violenze; che non vogliamo più oppressione né sfruttamento perché le nostre vite non valgono i loro profitti. Perché un futuro diverso è possibile.


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