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13/11/23

Madrid 6-9 novembre 2023 / La FDIM vuole pace e uguaglianza, fine delle guerre e delle discriminazioni!

Si è riunito a Madrid dal 6 al 9 novembre il Comitato Direttivo 2023 della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM/WIDF), per la verifica e implementazione delle deliberazioni del XVII congresso, tenutosi a Caracas nell’aprile 2022. Un grazie sentito va dalle partecipanti al Movimiento Democrático de Mujeres di Spagna che ha assicurato il regolare e proficuo svolgimento dei lavori con un supporto organizzativo efficace, disponibile e accogliente. 


di Ada Donno

Ci siamo ritrovate a Madrid, donne di ogni regione geografica, orgogliose di avere ereditato la nostra grande FDIM dalle nostre madri fondatrici – tra le quali ricordiamo con ammirazione e rispetto la Pasionaria Dolores Ibarruri – e impegnate a renderla tutte insieme più forte ed ascoltata nel mondo, come lo è stata nei suoi 78 anni di esistenza, e allo stesso tempo sempre più capace di affrontare le molte sfide che si presentano oggi e nel futuro ovunque essa è rappresentata attraverso le organizzazioni affiliate d’America e Caraibi, Asia, Africa, Regione Araba ed Europa. 


Ai lavori del CD 2023 hanno preso parte 35 delegate provenienti dalle suddette aree regionali all’insegna del motto: La FDIM dice Basta! Noi donne esigiamo la pace e l’uguaglianza, la fine delle guerre e delle discriminazioni!  Il logo disegnato per questo CD della FDIM era caratterizzato dai colori della bandiera palestinese, simbolo di eroica resistenza alla guerra genocida.

Il CD 2023 non poteva non essere segnato profondamente – dalla sua sessione di apertura fino alla conclusione dei suoi lavori con l’approvazione della Dichiarazione finale e del Piano d’Azione adottato per i prossimi due anni – dal contesto della drammatica crisi geopolitica globale, della quale la sanguinosa recrudescenza dell’aggressione sionista ai Territori Palestinesi è un punto focale.

Aprendo i lavori del CD, la presidente Lorena Peña ha invitato l’assemblea ad osservare un minuto di silenzio in onore delle vittime della guerra di sterminio che il popolo palestinese sta subendo nella Striscia di Gaza.

Il benvenuto in Spagna e nella città di Madrid è stato portato alle convenute da Cristina Simò, a nome del Movimiento Democrático de Mujeres di Spagna, e dal segretario del PCE Enrique Santiago per la coalizione Isquierda Unida, che hanno confermato il sostegno solidale alle lotte dei popoli che in ogni continente si svolgono per l’autodeterminazione e per il cambiamento sociale.

Da sin. Jenniffer Velasquez (Salvador), Lorena Peña (presidente FDIM), Ada Donno (vicepresidente europea)

Il quadro delle nuove complesse sfide che sono di fronte al movimento internazionale delle donne nell’attuale congiuntura internazionale, segnata dall’aggressione sionista alla Palestina e da altre guerre – incluse la guerra in Ucraina e quelle in corso ad altre latitudini - riconducibili in gran parte alla volontà perversa dell’imperialismo Usa e dei suoi alleati della NATO di imporre un ordine mondiale basato sul loro dominio unipolare, è stato tratteggiato dalla vicepresidente europea Ada Donno, nella sessione specificamente dedicata al tema.

Molti elementi di approfondimento si sono aggiunti nella discussione aperta e costruttiva che si è sviluppata nelle diverse sessioni del Comitato Direttivo. Ulteriori contributi di analisi e di proposta si sono aggiunti grazie ai due panel realizzati dalla FDIM in collaborazione con il Forum delle Forze Europee di Sinistra e Progressiste, convocato nei giorni seguenti, dal 10 al 12 novembre, nella stessa capitale spagnola: il primo sul tema delle conseguenze della guerra sulla condizione delle donne, il secondo sul ruolo e il contributo delle donne alla lotta per la pace con giustizia sociale e climatica.

Ogni elemento aggiuntivo di analisi e di proposta d’azione pervenuti dall’assemblea sono stati accolti nella Dichiarazione finale* e nelle diverse risoluzioni* approvate al termine dei lavori del CD.

Madrid novembre 2023. Comitato direttivo della FDIM

Un Piano d’Azione della FDIM per i prossimi due anni

La proposta di piano d’azione della per i prossimi due anni, presentata da Alicia Campos, coordinatrice dell’Ufficio regionale FDIM per America e Caribe, in applicazione del piano d’azione generale 2022-2027 approvato dal XVII congresso, rappresenta lo sforzo della FDIM di:

- aggiornare le proposte per affrontare le nuove forme di sfruttamento, oppressione e discriminazione che colpiscono le donne sia nei regimi capitalisti e patriarcali, sia nei paesi colonizzati e dominati dall'imperialismo, assumendo le esigenze e gli approcci che derivano dalle loro stesse realtà;

- affrontare i profondi cambiamenti sociali di cui l'umanità ha bisogno, che riguardano le relazioni di classe e di genere, le concezioni e i comportamenti egemonici di tipo patriarcale che affliggono tutte le culture ad ogni latitudine, compresi quelli relativi al rapporto tra gli esseri umani e la natura.

Dalle relazioni e dalla discussione complessiva è emersa con chiarezza l’indicazione che la sfida più immediata per la FDIM è fermare la guerra. La guerra aggrava le crisi economiche e sociali in atto, esacerba le crisi migratorie, inasprisce gli effetti della povertà globale, fa retrocedere i diritti delle donne ad ogni latitudine, impedisce la vitale spinta al cambiamento sociale, politico e culturale.

I dati oggettivi dicono che le peggiori conseguenze delle guerre ricadono sulle donne. E la povertà globale, innescata e inasprita dalle politiche neoliberiste imposte dall’imperialismo, è essa stessa una forma di guerra non convenzionale contro le donne e contro i popoli.

Analizzando le conseguenze della sequenza di guerre provocate e condotte dall’imperialismo anglo-americano e dai suoi alleati della Nato nella regione Araba – dall’Afghanistan, all’Iraq, alla Libia, al Sudan fino al Libano e alla Palestina – MarieNassif Debs ha descritto come scopertamente neocolonialista il disegno di frammentare e terrorizzare l’intera regione per imporvi un dominio predatorio, con conseguenze catastrofiche innanzi tutto per le donne.

Come è stato riconosciuto anche dalle Nazioni Unite, la violenza sessuale contro le donne è essa stessa un’arma di guerra alla cui impunità bisogna mettere fine, promuovendo le convenzioni e implementando le risoluzioni che la combattono, comprese quelle contro i matrimoni forzati, la prostituzione forzata, il traffico delle donne e degli esseri umani in generale. 

La FDIM sostiene la proposta di un Tribunale internazionale istituito dalle NU contro i violatori nei conflitti armati.

Prima di tutto la pace

Da sin. Skevi Koukouma (Cipro), Ulla Klötzer (Finlandia), Silvia Pentassuglio (Italia), Lorena Peña (El Salvador)

La pace resta dunque l’obiettivo unificante di tutte le lotte: ci opponiamo alla folle escalation del riarmo, innescata soprattutto dagli Stati Uniti e dalla NATO nella sua frenetica espansione ad Est, al militarismo, all’aumento senza precedenti dei bilanci militari.

La FDIM lotta per affermare un’altra idea di sicurezza: globale, reciproca, non militarizzata e s’impegna a implementare la risoluzione 1325 delle NU sulla promozione del ruolo delle donne nei processi di pace. Come ha rilevato Skevi Koukouma, vicepresidente europea della FDIM, la risoluzione 1325 è stata tradita dalla Nato, che ne ha fatto un uso fallace, promuovendo la scalata di alcune donne ai ruoli apicali dell’organizzazione per coinvolgerle nei piani di guerra dell’imperialismo, arrivando ad attribuire il premiai ruoli apicali o Donne per la pace 2020 a una figura guerrafondaia come Nancy Pelosi!

Ulla Klötzer, di Women for Peace della Finlandia, che coordina la rete internazionale Global Women for Peace united against NATO ha ricordato che questa sfacciata operazione di “girl-washing” è stata denunciata con forza durante l’incontro con gli europarlamentari della Sinistra europea nel luglio 2023, ai quali è stata consegnata una Dichiarazione per la pace*. Tradotta in 25 lingue, la Dichiarazione può essere letta e sottoscritta sul sito della rete, nella prospettiva di costruire insieme un contro-vertice internazionale delle donne a Washington DC, nel luglio 2024, nel 75° anniversario della sottoscrizione del famigerato Patto Atlantico.

Una giusta applicazione della 1325 – come ha sottolineato Gloria Inés Ramirez, vicepresidente della FDIM per la Regione America e Caribe – è quella che si sta realizzando con gli accordi di pace in Colombia, nei quali la FDIM ha un ruolo attivo con il compito di monitorare l’approccio di genere.

La seconda sfida della FDIM nei prossimi anni sarà la giustizia ambientale. Un tema, quello della cura del territorio, che s’incontra con quello della tutela della salute e della lotta contro la militarizzazione dei territori, in cima all’impegno della FDIM.

Da sin. Gloria Inés Ramirez (Colombia), Lorena Peña (El Salvador), Nirva Camacho (Venezuela) 

Quando diciamo No alla violenza sulle donne, intendiamo dire No allo stato di cose presente, Sì a un altro mondo possibile.

La terza sfida fondamentale è la lotta contro le discriminazioni e la violenza sulle donne, che è lotta in difesa dei diritti umani delle donne, messi in questione specialmente nei paesi a regime capitalistico, dove – come si dice nella Dichiarazione finale – «le istituzioni politiche sono sempre più assoggettate e condizionate dai potentati economici finanziari privati e sono divenute deboli e remissive di fronte al revanscismo delle forze neofasciste e reazionarie, primatiste, neocolonialiste. Di conseguenza sono destinate ad aumentare le disuguaglianze, lo sfruttamento, la povertà, la violenza, la precarietà di vita e di lavoro. I diritti delle donne – anche quelli che sembravano acquisiti e indiscutibili – sono sotto attacco da parte delle destre – sia nella versione neoliberista che neofascista».

Organizzare la FDIM: implementare l’azione degli uffici di coordinamento regionali

Condizione imprescindibile perché il piano d’azione sia implementato è che esso sia sostenuto dal buon funzionamento degli uffici di coordinamento regionali, che devono strutturarsi in applicazione del mandato statutario nelle cinque aree regionali.

Dal CD è stata lanciata una sollecitazione vigorosa ai coordinamenti regionali che ancora non l’abbiano fatto, all’applicazione delle precise indicazioni date al riguardo dal XVII congresso della FDIM.

Da destra: Leticia Montes (Messico), Cristina Simò (Spagna), Osmayda Hernandez (Cuba)

Difendere la vita là dove si uccide è la prima cura 

Un arricchimento al dibattito interno della FDIM è venuto dall’Assemblea Femminista del Forum delle Forze di Sinistra, Verdi e Progressiste, incentrata sul tema dei sistemi pubblici di salute e di difesa della vita, il 10 novembre, a cui alcune delegate della FDIM erano invitate a partecipare come relatrici.

LeticiaMontes, presidente dell’Unione Nazionale delle Donne Messicane, ha illustrato il principio dei diritti riproduttivi come diritti umani fondamentali e il concetto di sovranità del corpo femminile, che sono alla base di un sistema di salute pubblica che tuteli efficacemente la maternità volontaria e libera, sottratta ad ogni forma di violenza (stupro, femminicidio, traffico e sfruttamento della prostituzione).

Osmayada Hernandez, della Federazione delle Donne Cubane, ha illustrato la concezione della cura come diritto umano universale e inalienabile che a Cuba socialista presiede all’istituzione e al funzionamento del sistema pubblico di cura. «Se la cura attraversa la vita di tutte e tutti – ha rilevato Osmayda – è giusto che ci sia un sistema pubblico di cura che la tuteli. Se nelle società capitaliste non esiste un efficace sistema pubblico di cura, o viene avversato dalle forze politiche della destra, è perché nella loro visione persiste la divisione sessista e classista del lavoro. A Cuba il diritto universale alla cura nel rispetto delle diversità è tutelato dal nuovo Codice delle famiglie».

Madrid, 9 novembre. Manifestazione di solidarietà col popolo Saharawi

Solidarietà con la resistenza del popolo Saharawi e della Palestina  

Le delegate della FDIM hanno preso parte alla manifestazione indetta da Isquierda Unida nelle vie di Madrid in solidarietà col popolo Saharaoui, privato da decenni del diritto a vivere nel suo stesso territorio, che subisce la repressione delle forze di occupazione e chiede l’applicazione delle risoluzioni delle NU per l’autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale.

Madrid, 8 novembre 2023. Sit in della FDIM/WIDF a sostegno del popolo palestinese


Una sessione del CD della FDIM è stato dedicata all'approfondimento della situazione in Medio Oriente e in Palestina. Un presidio di solidarietà con il popolo palestinese, per chiedere il cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza, è stato convocato dalla stessa FDIM in Piazza della Costituzione a Rivas Vaciamadrid nel pomeriggio dell'8 novembre. Nell’occasione, è stata lanciata la Settimana di solidarietà col popolo palestinese, dal 29 novembre al 6 dicembre, invitando tutte le organizzazioni affiliate ed alleate ad organizzare dimostrazioni e iniziative per far sentire ovunque la voce chiara e forte di protesta contro la guerra di sterminio che si sta perpetrando ai danni del popolo palestinese.

28/09/23

Diciamo basta alla persecuzione politica contro Lorena Peña, presidente della Federazione Democratica Internazionale delle Donne!


La segreteria internazionale della WIDF denuncia un nuovo attacco giudiziario del governo salvadoregno di Bukele contro la presidente internazionale Lorena Peña Mendoza, che va ad aggiungersi ai precedenti, secondo una palese strategia di “lawfare”, ossia di uso addomesticato delle procedure legali per intimidire e ostacolare un’avversaria politica.

27 settembre 2023

Denunciamo un nuovo attacco giudiziario e l'aumento delle molestie e della persecuzione politica da parte del governo salvadoregno contro la nostra Presidente Lorena Peña Mendoza.

Nei giorni scorsi sono iniziate le udienze contro Lorena per un'insulsa e falsa accusa di arricchimento illecito. Accusa che non ha alcun fondamento probatorio e che, come se non bastasse, si sta sviluppando, con il rifiuto della Prima Sezione del Tribunale Civile di includere importanti prove documentali e testimoniali presentate dalla nostra presidente, atto che costituisce una violazione del suo diritto alla difesa.

 Questa azione viola il diritto alla difesa e a un processo giusto e imparziale.

A questa grave situazione si aggiunge ora la presentazione di una falsa denuncia priva di elementi probatori presentata alla Procura dal partito al potere in Salvador, in cui si chiedono nuovi processi con nuove accuse contro Lorena Peña Mendoza.

 Denunciamo questi atti che violano i diritti umani della nostra presidente, chiediamo che sia garantito un processo giusto e imparziale e che sia riconosciuta la sua innocenza.

 Chiediamo che cessi la persecuzione politica (messa in atto attraverso il sistema giudiziario) contro Lorena Peña Mendoza e che queste azioni del governo non raggiungano il livello criminale.

 Chiediamo che sia rispettata l'integrità fisica e morale di Lorena Peña Mendoza, presidente internazionale della WIDF.

La segreteria internazionale della WIDF

24/08/23

A Bruxelles un “controvertice” globale e femminista contro la NATO

Nella foto: Bruxelles, Parlamento europeo, 6 luglio 2023. Clare Daly, Skevi Koukouma, Özlem Demirel, Ulla Klotzer durante l'incontro della rete Global Women for Peace united against NATO con le auroparlamentari di GUE/NGL


Prima che i capi di stato e di governo si riunissero a Vilnius per la riunione annuale del Patto, mentre sullo sfondo perdurano l’orrore della guerra in Ucraina e l’impegno europeo nella politica di guerra, un coordinamento di donne provenienti da tutto il mondo – la rete Global Women for Peace united against Nato – è convenuta a Bruxelles, dal 6 al 9 luglio, dove ha la sua sede centrale l’Alleanza Atlantica, per tracciare linee alternative femministe per la pace. Un programma di attività seminariali di respiro internazionale ed incontri istituzionali presso il Parlamento Europeo e lo stesso quartier generale della NATO.

Tra i fatti più eclatanti del ricco dibattito di queste giornate è stata segnalata la grave corruzione dell’Agenda ‘Donne, Pace e Sicurezza’. Un caposaldo di innovazione della politica internazionale del XXI secolo, nato dalla risoluzione n.1325 adottata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nell’ottobre del 2000, per aumentare le tutele contro le note e secolari violenze su donne e ragazze durante i conflitti, ma soprattutto per porre al centro il ruolo attivo delle donne nel mantenimento e nella promozione della pace e nella risoluzione dei conflitti.

Un primo passo per un diverso approccio al tema della sicurezza che ha dato luogo negli ultimi vent’anni a politiche attive su scala internazionale, nazionale e locale. Un lavoro che secondo le attiviste rischia oggi di essere vanificato perché tradito nel suo spirito iniziale a causa di declinazioni deformanti sull’approccio di genere nei piani nazionali messi in opera. Senza contare il crescente militarismo portato nelle scuole pubbliche e la militarizzazione della ricerca scientifica.

Bruxelles Parlamento Europeo, 6 luglio 2023: la delegazione delle Global
Women for Peace united against NATO incontra le parlamentari GUE/NGL

Durante il dibattito del 6 luglio presso il Parlamento Europeo, due europarlamentari del gruppo GUE/NGL Sinistra Europea, Clare Daly e Özlem Demirel, hanno incontrato pienamente i punti fondamentali della Dichiarazione per la pace formulata dalla rete delle donne per manifestare una precisa volontà politica. Il gruppo lavora per una nuova struttura di sicurezza per l’Europa, che si può ottenere solo attraverso lo smantellamento della NATO e attraverso lo sviluppo di diplomazia e relazioni internazionali che abbiano come chiave di volta la centralità della posizione della donna in un mondo multipolare, votato ad una maggiore giustizia sociale e ad una crescente solidarietà globale. Le linee femministe e umaniste non hanno però lo spazio che meritano per potersi sviluppare appieno in un mondo che le vorrebbe corrompere e che rischia nuovamente di precipitare a caduta libera nella formula esasperata del dominio militare.

«Quella delle donne globali unite contro la Nato è una dichiarazione mai necessaria come ora – ha sostenuto infatti Clare Daly –  che il femminismo è stato spietatamente cooptato dal complesso industriale militare […] la NATO si è basata sul potere dei social media e sul peso emotivo delle politiche identitarie  e sta sfruttando gli influencer online e la più sottile concezione dell’uguaglianza di genere per spingere la sua agenda patriarcale e militarista…abbiamo tutti sentito parlare di greenwashing da parte delle aziende; è ora di iniziare a parlare di girl-washing da parte del complesso industriale militare».

Anche Özlem Demirel ha insistito sulla questione della militarizzazione e la corsa agli armamenti. «Clare ed io abbiamo sentito molti discorsi al riguardo in questa casa – è l’obiettivo principale e anche l’argomento utilizzato per raccontare questa guerra. Il ministro degli Esteri tedesco parla di una politica estera femminista ma intende la militarizzazione. Le donne invece sono per la pace! La NATO ci sta dicendo che noi/loro lotteremmo per la democrazia, raccontandoci che vogliono combattere per i diritti delle donne. Eppure noi sappiamo dolorosamente dal nostro passato, e dal presente, che il militarismo e la guerra indeboliscono sempre e ovunque i diritti delle donne e la democrazia».

Patrizia Sterpetti, di WILPF Italia – storica organizzazione pacifista il cui operato è stato rilevante affinché si inserisse nel piano nazionale italiano il tema del disarmo – ha partecipato al controvertice quale portavoce, insieme a numerose donne italiane, consegnando alle due europarlamentari dei dossier sulla situazione in Italia e sulla questione delle servitù militari in Sardegna. Documenti che sollevano l’illegittimità della presenza di armi nucleari in Italia e che denunciano le gravi mancanze rispetto alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente nei siti dove sono state collocate le basi militari, contribuendo a portare all’attenzione europea problemi che non dovrebbero restare circoscritti al solo contesto nazionale.

Siamo all’indomani del Vertice di Vilnius e ciò che emerge in questi giorni è che si sottolinea ancora la militarizzazione delle relazioni internazionali, alle quali voi vi siete opposte fin dall’anno scorso, a partire dalla presentazione dell’ultimo strategic concept 2022 della NATO a Madrid e che già allora avete criticato. Cosa è emerso con questo vostro nuovo incontro a Bruxelles?

Durante l’incontro presso il Parlamento Europeo si è sostanziato in maniera molto accurata il fatto che è stata progressivamente modificata e manipolata l’Agenda donne, pace e sicurezza, che è stato il frutto di tanto lavoro e impegno politico da parte delle donne nel corso del tempo.  Il riconoscere da parte di tutte che l’eguaglianza e lo sviluppo sono possibili soltanto in un’atmosfera di pace, mentre la Nato non ha fatto altro che impossessarsi dell’agenda e trasformare il messaggio femminista in una militarizzazione della presenza delle donne, ponendole come protagoniste del militarismo. Purtroppo, coinvolgendo e sponsorizzando anche delle figure molto note e creando questo nuovo modello. L’idea soggiacente è di arrivare a una politica estera femminista che è soltanto una politica in cui sostanzialmente sono presenti le donne, ma senza il portato del femminismo. Senza cioè quel messaggio non competitivo, cooperativo, che aborrisce la violenza e che è contrario alla guerra.

Voi volete smascherare la narrazione ufficiale rispetto alla NATO, ovvero che sia un patto eminentemente difensivo, quando invece sappiamo che in realtà l’alleanza si espande. Oltre ad allargare l’adesione agli Stati che vogliano farvi parte, anche attraverso le proprie basi militari.

Sì. È un’entità che, sebbene cerchi di inglobare nuovi soggetti, come ha fatto con il Giappone, per appunto circondare la Cina e la Russia, è sostanzialmente un soggetto autoritario ed è estremamente parziale dal punto di vista geografico, perché chiaramente difende essenzialmente gli interessi dell’Occidente. Per le basi sono poi stati scelti storicamente dei luoghi incontaminati, bellissimi. Spesso delle isole trasformate in luoghi contaminati e di grande sofferenza. Personalmente, come italiana, ho consegnato a Clare Daly e a Özlem Demirel, una serie di dossiers relativi alla Sardegna e legati a diversi aspetti, ovvero alla criminalizzazione dei difensori dei diritti ambientali e in particolare faccio riferimento ai quaranta attivisti incriminati per l’operazione “lince”, accusati addirittura di terrorismo. La problematica relativa al fatto che non esiste un registro dei tumori in Sardegna, il fatto che la legge, il testo unico dell’ambiente, non include le attività militari nell’esame delle attività contaminanti e pericolose, e poi anche le questioni legate alle proposte che fanno i militari per fare delle bonifiche, sempre però trascurando aspetti fondamentali e con l’intento non di ritirarsi dalle attività militari, ma di ripristinarle… mi riferisco alla cosiddetta penisola Delta. C’è poi anche il problema dell’espansione della RWM, che è stata bloccata, ma per la quale c’è un contenzioso. Ci sono veramente molte vittime in Sardegna a causa delle attività militari nelle basi. Persone che sono nate con delle modificazioni genetiche, cioè che a causa delle contaminazioni provocate da queste attività, sono nate con malformazioni. Ci sono persone in uno stato di grande sofferenza. E quindi ho consegnato questi dossiers insieme a un testo che abbiamo commissionato, unitamente a venti associazioni di cui è capofila l’associazione Abbasso la guerra, a IALANA, l’International Association of Lawyers Against Nuclear, sulla illegittimità della presenza di armi nucleari in Italia. Questi due materiali sono stati consegnati alle due europarlamentari con un chiaro invito a compiere una missione di ascolto e di visita alla Sardegna.

Che aria si respirava durante i vostri tavoli e cosa è emerso di significativo dal lavoro seminariale?

La presenza era di donne veramente molto affiatate in un atteggiamento orizzontale e di grande collaborazione. È stata un’iniziativa organizzata con pochissime risorse, basata su una precisa volontà di non arrendersi e non fare assolutamente passare certi messaggi ma contrastarli e fare chiarezza. Dimostrare tutta l’opposizione in maniera costante. Tra i risultati più importanti è stata emanata una dichiarazione sintetica contro l’uso delle bombe a grappolo e l’uso dell’uranio impoverito4. Le donne si sono divise in gruppi di lavoro che continueranno le loro attività in futuro. Un gruppo, su ispirazione dell’Osservatorio italiano contro la militarizzazione delle scuole, diventerà un osservatorio mondiale, e il tema verrà trattato da un punto di vista comparativo. Un secondo riguarderà il rapporto fra militarismo e ambiente, e un terzo continuerà a lavorare sulla manipolazione della risoluzione n. 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza. Quindi sulla non militarizzazione delle donne e sull’investimento delle donne nella mediazione, nella prevenzione di conflitti e nella protezione delle vittime dei conflitti. L’ultimo gruppo verterà sul coinvolgimento del Sud globale, riconosciuto come appunto una delle grandi speranze anche rispetto alla possibile soluzione del conflitto russo-ucraino, e cioè l’idea del Brics e dei paesi del Sud Globale di aumentare il dialogo e il loro coinvolgimento. Un osservatorio molto importante, perché molti piani nazionali di attuazione della 1325 sono appunto sporcati dall’ ingerenza della NATO che invece ha fatto propria la risoluzione e ha cercato sempre più di investire in giovani donne nei ruoli apicali. E purtroppo molte ci sono cascate.

È molto interessante quello che emerge, perché c’è chiaramente la lotta al patriarcato e ai suoi mezzi più infimi nelle vostre istanze. Proprio perché i piani di guerra appartengono alla sua logica di autorità e ad una visione improntata ancora all’imperialismo e al colonialismo. Quindi, da qui la speranza riposta verso i paesi decolonizzati?

Sì, assolutamente. La consapevolezza che la Nato abbia un suo nocciolo molto legato alla dimensione occidentale, alla difesa armata e non democratica delle proprie prerogative è chiarissima. Infatti, le voci che si sono sollevate per raccontare i danni causati ovunque nel mondo, erano voci del Sud Globale. Gli incontri che si sono svolti il 7 e l’8 luglio sono proprio partiti con le analisi relative all’Europa per poi spostarsi all’Africa, al Nord America, all’America Latina, e poi a tutta l’Asia-Pacifico. C’erano voci mondiali e per questo è stato molto importante. C’è l’idea di rivedersi il prossimo anno a Washington, e soprattutto, considerando molto importante la funzione dell’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e per la Cooperazione, una delle proposte è di organizzare nel 2025 una grossa conferenza con una nuova impostazione sicuritaria che rispecchi invece i principi di Helsinki e quindi la cooperazione fra est e ovest. Così come la lotta comune ed unita verso i grandi problemi del mondo. Si è infatti anche parlato molto di dimensione culturale, cioè dell’importanza di fare cultura e arte nel pacifismo, e non è un caso che la convitata ucraina alla conferenza si occupasse di minoranze linguistiche. C’è poi stato chiaramente il riferimento anche alla guerra in corso in Ucraina che per noi può essere bloccata soltanto mettendo a tacere il militarismo.

Sono però rare le voci che parlino concretamente di trattative di pace e assistiamo invece a un’ulteriore escalation. Trovo quindi importante comprendere le caratteristiche delle donne nel diverso approccio alla risoluzione dei conflitti o anche alla loro prevenzione. Si possono delineare queste specificità?

Le donne sono vicine alle vittime, cioè non tollerano la perdita e la morte ed è per questa ragione che sono per la mediazione. Per le donne nel femminismo c’è l’egualitarismo, il ripudio della violenza. C’è invece la dimensione della non gerarchia, della non competizione, della collaborazione. La cifra delle donne è totalmente diversa ed è inaccettabile che abbiano proposto una politica estera femminista militarizzata che metta al centro la guerra. Che legittimi la guerra. Questo è stato un grosso tradimento dei valori e dell’impegno di generazioni e generazioni di donne che sono partite da altre convinzioni e che hanno specificato che la guerra è l’ultima cosa che debba avvenire. Ora siamo arrivati addirittura al punto che la pace deve essere ottenuta in maniera bellica. Ecco, questo è veramente un rimescolare le carte in tavola. E chi fortunatamente ha una forte identità, lo svela in maniera inequivocabile.

*L’articolo è stato pubblicato su Transform!Italia:  https://transform-italia.it/la-cifra-delle-donne/

16/07/23

A Bruxelles con le “Donne globali per la pace unite contro la Nato”

L'AWMR Italia nel gruppo d'iniziativa internazionale che ha consegnato la Dichirazione di Pace alle europarlamentari di GUE/NGL e al capo dei servizi diplomatici della NATO

Bruxelles, Parlamento europeo, 6 luglio 2023. Foto di gruppo GWUAN dopo la consegna della Dichiarazione di pace.

L'Awmr Italia –Donne della Regione Mediterranea era rappresentata da Ada Donno nel gruppo d'iniziativa internazionale "Donne globali per la pace unite contro la NATO" che il 6 luglio 2023 ha incontrato a Bruxelles le europarlamentari di GUE/NGL, alle quali è stata consegnata la Dichiarazione per la pace . Su questo documento, adottato dal gruppo promotore e proposto a quanti e quante, singoli e organizzazioni, vorranno sottoscriverlo, si baserà la campagna internazionale che, a partire dalle giornate di attività realizzate nella capitale belga, si svilupperà fino all'appuntamento del luglio 2024 a Washington DC, dove il patto Atlantico fu firmato 75 anni fa.

A Bruxelles la delegazione delle “Global Women”, composta da rappresentanti di organizzazioni pacifiste e femministe di una ventina di paesi, ha incontrato le eurodeputate Clare Daly (Irlanda) e Özlem Demirel (Germania) con le quali ha stabilito un dialogo fortemente motivante e coinvolgente, moderato da Skevi Koukouma, del movimento di donne POGO (Cipro) e vicepresidente europea della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (WIDF), e Ulla Klötzer di Women for Peace della Finlandia.

Nel suo intervento, davvero molto stimolante, l’eurodeputata Clare Daly ha affermato che la guerra e il militarismo sono un anatema per il femminismo e l’uguaglianza, ha sottolineato che l'uguaglianza, la giustizia e la pace sono i principi su cui si fonda la lotta delle donne per la libertà e che al suo interno non c'è spazio per il militarismo, né per l'uso della violenza per raggiungere obiettivi geopolitici. Ha anche affermato che l'unico scopo della NATO è il dominio, non la giustizia o la difesa dei diritti umani , e che le donne devono resistere alle politiche della NATO, chiederne lo smantellamento, ristabilire i principi di uguaglianza e pace.

Nel suo intervento l'eurodeputata turco- tedesca Özlem Demirel ha fatto riferimento alla necessità di smilitarizzare le relazioni internazionali e instaurare la pace usando mezzi pacifici. Ha sottolineato inoltre che i fondi stanziati per l'acquisto di armi e attrezzature militari vengono sottratti dai fondi che andrebbero destinati al rafforzamento dello stato sociale a livello mondiale.

A loro volta hanno poi preso la parola quasi tutte le partecipanti, ciascuna sottolineando i problemi che si trovano ad affrontare nei propri Paesi connessi con le attività della NATO. Tutte hanno sottolineato la necessità della pace nel mondo, della smilitarizzazione, dello stato sociale e della promozione dei diritti umani delle donne.

Il gruppo delle Global Women dialoga con GUE-The Left

Intervenendo a nome dell’AWMR Italia, Ada Donnopresente  insieme alle altre italiane Maria Carla Baroni di ADoC-PCI, Alessandra Mecozzi della Casa internazionale delle donne, Cristina Ronchieri dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e Patrizia Sterpetti di WILPF Italia,  ha ringraziato le due eurodeputate di GUE-The Left per il loro contributo di riflessione, che è stato da tutte pienamente condiviso, aggiungendo da parte sua quanto segue:

«La costruzione retorica su cui i vari governi italiani hanno preteso di fondare la giustificazione per oltre 70 anni dell'appartenenza del mio Paese alla Nato è che essa abbia assicurato la pace e la democrazia. Ma è solo una costruzione retorica, fallace e non corrispondente ai fatti».

«È infatti percezione sempre più diffusa nel mio paese che la Nato, sul piano interno, abbia funzionato da cane da guardia degli interessi di una casta economica e politica privilegiata, impedendo sistematicamente l’allargamento della partecipazione popolare al governo del Paese. Quindi ha contribuito a bloccare la democrazia e l’ha fatto usando anche mezzi illeciti, compreso l’appoggio alle azioni eversive della destra neofascista e le attività criminali della mafia.
 
Sul piano esterno ha coinvolto progressivamente il nostro paese in guerre di aggressione contro altri paesi sovrani, fungendo da cane da guardia degli interessi delle potenze occidentali imperialiste e guerrafondaie, della loro economia predatoria ai danni dei popoli sovrani del sud del mondo.

A partire da tutto ciò, consideriamo offensivo e respingiamo con forza la cooptazione di poche donne ai vertici della Nato, illudendole che si stiano promuovendo i loro diritti, mentre invece si sta coinvolgendole in un piano di dominazione unipolare a trazione Usa, che nega di fatto ai popoli del Sud del mondo la possibilità di accedere a risorse e democrazia, e alle donne del mondo di liberarsi realmente dal giogo patriarcale».

Il giorno dopo, 7 luglio, dieci del gruppo d’iniziativa delle Global Women si sono recate presso il quartier generale dell'Alleanza Atlantica, sempre a Bruxelles, e hanno consegnato la stessa Dichiarazione al responsabile dei servizi diplomatici NATO, signor Nicola De Santis.

Il signor Nicola De Santis e Ann Wright durante l'incontro
con la delegazione GWUAN (foto NATO)

Nella breve replica concessa alle presenti, dopo l'enfatico discorso introduttivo del signor De Santis, la rappresentante dell'AWMR Italia Ada Donno ha dichiarato: «Siamo donne venute in questa sede quartier generale dell’Alleanza Atlantica, da tutti i continenti. In prima fila le nostre amiche finlandesi che rifiutano l’ingresso nella Nato del loro paese, che dal 1975 è stato simbolo di neutralità e coesistenza pacifica, ed ora è divenuto simbolo della morte dello spirito di Helsinki.

«Come diciamo nella nostra Dichiarazione, siamo impegnate nella ricerca di un nuovo ordine mondiale che abolisca la guerra, il militarismo e le politiche belliciste. Cioè l’esatto contrario di ciò che l’esistenza stessa della Nato significa con la sua crescente e insaziabile ansia di espansione globale, che minaccia di provocare un’Apocalisse nucleare, ma già si manifesta con una sfrenata militarizzazione di territori, devastazioni ambientali e sociali a velocità impressionante. Di queste ultime abbiamo già dimostrazioni lampanti anche in Italia.

«Rigettiamo inoltre il progetto di promuovere alcune donne ai vertici nella Nato, perché ci sembra una abietta strumentalizzazione finalizzata, da una parte, ad un restyling di immagine di una organizzazione guerrafondaia come la Nato, dall’altro un tentativo di coinvolgere le donne nell’idea perniciosa che “se vuoi la pace devi preparare la guerra”, un’idea fallace che ha portato solo disastri nel mondo».   

“Noi donne siamo contro la Nato e siamo andate a dirglielo”

Una delegazione della rete internazionale Global Women for Peace united against NATO si è recata nel quartier generale della NATO a Bruxelles per consegnare la Dichiarazione per la pace

Nella foto: Bruxelles, quartier generale della NATO, 7 luglio 2023. Un momento dell'incontro delle Global Women for Peace con il dirigente della divisione diplomatica Nicola De Santis 

Comunicato stampa*

La coalizione "Global Women for Peace United Against NATO", attiva dal marzo 2023, ha organizzato diversi eventi in vista del vertice NATO di Vilnius (12-13 luglio 2023). Gli eventi si sono svolti dal 6 al 9 luglio 2023 a #Bruxelles, sede del Quartier generale della NATO.

Venerdì 7 luglio si è svolto presso la sede della NATO a Bruxelles un incontro al quale ha partecipato una delegazione della coalizione, composta da 10 donne provenienti da diversi paesi.

La delegazione ha incontrato il capo della sezione Impegno della Divisione diplomazia pubblica, Nicola de Santis, e altri del suo staff. La delegazione delle Global Women ha consegnato una copia della Dichiarazione per la pace adottata dal gruppo di iniziativa della coalizione e destinata ad essere firmata da migliaia di sostenitori/sostenitrici della pace in tutto il mondo.

In maniera "entusiastica e fiera", il signor de Santis ha ripercorso la storia della NATO con riferimenti a periodi diversi e ha poi dato la parola alle partecipanti per una breve replica.

Ogni partecipante ha fatto riferimento a diverse questioni relative alla propria regione. Uno degli interventi più rilevanti è stato quello della statunitense Ann Wright, che prestò servizio come ufficiale nell'esercito americano e negli anni '70 fu assegnata al sottocomando NATO delle forze alleate dell'Europa centrale. Si dimise dall'incarico di diplomatico statunitense nel 2003, quando iniziò la guerra in Iraq.

Tutti gli interventi hanno evidenziato l'escalation aggressiva sempre più intensa della NATO, la destinazione, insieme all'Unione Europea, di ingenti somme di denaro verso investimenti nell'industria e nella tecnologia bellica, nello sviluppo dello scudo antimissile e la creazione di una rete di basi militari in tutto il mondo. Ulteriori questioni sono state il tentativo della NATO di globalizzare le proprie attività, sia attraverso la sua costante espansione verso est, sia attraverso la creazione di vari partenariati regionali e programmi satellitari. Coinvolgendo quanti più Stati nei raid e nelle missioni della NATO per le sue esigenze operative, la NATO cerca di attribuire legittimità politica ai suoi interventi, mentre sta minando il diritto internazionale e i principi su cui è stata costruita l’ONU.

Dall’Ucraina alla Siria e dall’Africa al Mar Cinese Meridionale, le forze della NATO svolgono i compiti di braccio armato dell’imperialismo occidentale.

Dalla discussione è emerso che i funzionari della NATO avevano esplorato la biografia di ciascuna delle partecipanti, con de Santis che faceva commenti e controrilievi ai loro interventi.

Dopo le dichiarazioni di ognuna delle delegate, de Santis ha iniziato a ribattere provocatoriamente e ha avviato un confronto polemico con tutte sottolineando energicamente il reale ruolo della NATO e le sue azioni volte a servire i suoi obiettivi e interessi geostrategici. Il dibattito si è concluso tra disaccordi e contro-argomentazioni.

* Redatto da Skevi Koukouma il 15 luglio 2023

 

10/02/23

«Tutta la solidarietà ai popoli turco e siriano, sia revocato l'ingiusto blocco imposto alla Siria»

 Il Centro regionale arabo della Federazione democratica internazionale delle donne (FDIM/WIDF) lancia un “appello in difesa dell’umanità”

Un devastante #terremoto di magnitudo 7,8 della scala Richter ha colpito la #Turchia meridionale e la #Siria settentrionale, la potente scossa è stata seguita da diverse scosse di assestamento ed è stata avvertita in #Libano, #Iraq, #Giordania e #Cipro, scuotendo la terra, minando le fondamenta degli edifici e facendoli crollare senza pietà per gli esseri umani, adulti, ragazzi e ragazze, provocando migliaia di vittime tra morti e feriti! I numeri aumentano di minuto in minuto e i risultati sono terrificanti...

Le strazianti grida di aiuto dei sopravvissuti sotto le macerie e il silenzio dei morti devono aver raggiunto ogni essere umano vivente e cosciente...

Il Centro Regionale Arabo della Federazione DemocraticaInternazionale delle Donne, nel momento in cui porge le sue più sentite condoglianze al popolo turco, al fraterno popolo siriano e alla Lega delle donne siriane, annuncia a nome delle organizzazioni femminili della regione araba affiliate e nell'ambito delle proprie possibilità, la sua disponibilità a fornire ogni forma di assistenza che possa contribuire ad alleviare le conseguenze del disastro che ha subito l'amata Siria.

Allo stesso modo, il Centro Regionale Arabo invita tutte le organizzazioni affiliate alla Federazione a lanciare un'ampia campagna di solidarietà per fornire assistenza alla #Siria, un paese che sta soffrendo una terribile tribolazione, nonché ad alzare la voce per chiedere la revoca delle ingiuste sanzioni che sono state imposte alla #Siria attraverso il cosiddetto "Caesar Act".

Così come auspichiamo che la nostra Federazione DemocraticaInternazionale delle Donne possa svolgere un possibile ruolo dalla sua posizione di osservatore presso le Nazioni Unite, per lanciare un appello urgente rivolto all'#ONU e alle sue organizzazioni collegate, affinché mobilitino i paesi e i popoli del mondo al fine di fornire supporto e assistenza il prima possibile al popolo siriano in lutto e già stremato da guerre devastanti da molti anni...

Non è ora che la coscienza umana si risvegli e che gli stati e i popoli smettano di considerare inevitabile il ricorso alle guerre e cerchino di risolvere le loro controversie e divergenze con mezzi pacifici? Non è ora di sforzarsi anche di lavorare per un'equa distribuzione delle risorse e della ricchezza, mettendo da parte egoismi e avidità per tsalvare la gente dal flagello delle guerre, dedicandosi alla ricerca scientifica e tecnica per far fronte alle calamità naturali?!

Per il Centro regionale arabo della Federazione democratica internazionaledelle donne 

la coordinatrice Aida Nasrallah

Beirut, 8 febbraio 2023

07/02/23

TERREMOTO IN TURCHIA E SIRIA / SOLIDARIETÀ CON LE POPOLAZIONI COLPITE, NESSUNA DISCRIMINAZIONE NELL’INVIO DI AIUTI!

 


L’Awmr Italia-Donne della Regione Mediterranea esprime la sua solidarietà e il suo sostegno alle popolazioni e alle donne della #Turchia e della #Siria che stanno soffrendo gli effetti del devastante terremoto che ha lasciato dietro di sé migliaia di morti, feriti, dispersi e migliaia senza riparo, cibo e cure.

Le nostre sincere condoglianze vanno alle famiglie delle migliaia di persone che hanno perso la vita, alle decine di migliaia rimaste senza riparo. Faremo tutto quanto è nelle nostre possibilità per contribuire alle iniziative di solidarietà partecipando alle raccolte di beni di prima necessità da inviare alle popolazioni colpite sia in #Turchia che in #Siria, in collaborazione con le organizzazioni sociali e di protezione civile che si stanno attivando in tal senso.

Tuttavia non possiamo non esprimere la nostra preoccupazione e indignazione per le difficoltà che si stanno opponendo con oscuri pretesti da parte di #Usa e #UnioneEuropea – all’invio di soccorsi in #Siria, connesse con le sanzioni decise unilateralmente dagli Stati Uniti e alleati europei contro quel Paese.

Gli aiuti umanitari non hanno confini! No alle sanzioni che colpiscono le popolazioni della Siria!

AWMR Italia, 7 febbraio 2023 

03/02/23

¡LORENA NO ESTÁ SOLA! SOLIDARIETÀ CON LA PRESIDENTE DELLA FDIM


L’AWMR Italia - Associazione Donne del Mediterraneo, affiliata alla Federazione Democratica internazionale delledonne (FDIM), esprime piena solidarietà e vicinanza alla presidente Lorena Peña Mendoza, che da due anni subisce nel Salvador una persecuzione politico-giudiziaria da parte del corrotto ed autoritario governo di Nayib Bukele
 




Dopo aver inutilmente cercato di incriminare Lorena Peña con accuse varie nel 2021, dimostratesi false, il regime di Bukele è tornato alla carica nel 2022 con un rinvio a giudizio per presunto “arricchimento illecito” avviato da una Corte Suprema di Giustizia addomesticata, che pone Lorena a rischio di finire in carcere, non essendoci garanzie di un giusto processo.

Il governo di Bukele, dopo avere rimosso illegalmente alcuni membri della Corte per sostituirli con magistrati condiscendenti e per ridurre sotto il proprio controllo i tre poteri dello Stato, ha riproposto la campagna di odio contro qualsiasi forza di opposizione o voce critica, imbastendo accuse e procedimenti giudiziari contro persone innocenti con vari pretesti.

È chiaro che il corrotto regime di Bukele intende in tal modo colpire l’opposizione politica, in particolare i leader ed ex combattenti dell'FMLN. È la modalità persecutoria  nota come “lawfare”che in America Latina è diffusamente adottata dalle dittature contro i leader politici o sociali considerati un ostacolo ai loro piani di dominio.

Più di 60mila persone sono state arrestate nel 2022 senza arrivare a processo, decine di giornalisti sono stati costretti all’esilio. Tra i perseguitati e i detenuti politici ci sono decine di esponenti dell'FMLN, come Lorena Peña.

Lorena è stata un'importante attivista sociale fin dagli anni '70, è stata combattente comandante dell'FMLN al tempo del conflitto armato e ha poi fatto parte della delegazione che negoziò gli accordi di pace nel Salvador. È stata deputata dell'FMLN (2009-2018) e presidente dell'Assemblea legislativa salvadoregna (2015-2016).

Lorena Peña con Ha Thi Nga presidente dell'Unione donne del Vietnam 

Lorena è fondatrice del movimento femminista Las Mélidas, organizzazione che in Salvador si batte energicamente da oltre trent’anni per i diritti delle donne. Da parlamentare ha promosso proposte di legge a favore delle donne, come quelle per la depenalizzazione dell'aborto, la creazione di un fondo sociale statale per le donne, FOSOFAMILIA, la riforma del codice penale per i reati contro la libertà sessuale e di violenza contro donne e bambini, la legge speciale per una vita libera dalla violenza, la legge sull'uguaglianza, le quote di partecipazione politica, tra le altre.

È anche una leader riconosciuta del movimento femminista internazionale, è al suo secondo mandato di Presidente della FederazioneDemocratica Internazionale delle Donne (FDIM), confermato dal XVII congresso tenutosi a Caracas nell'aprile 2022.

Lorena Peña ha deciso fin dal primo momento di battersi contro il sopruso e di non sottrarsi attraverso l’esilio, come altri sono stati costretti a fare, ma di continuare a svolgere la sua attività di leader politica dell’opposizione e di presidente internazionale della FDIM. Ha rigettato come assurde tutte le accuse della Corte Suprema, presentando il 5 dicembre 2022 una solida documentazione a propria difesa.

Insieme a Lorena, almeno altri 15 esponenti dell'opposizione stanno affrontando lo stesso tipo di persecuzione giudiziaria, ma la sua situazione è particolarmente vulnerabile a causa della nota misoginia del presidente Bukele e del particolare accanimento mostrato nei suoi confronti, che Lorena non ha perso occasione di denunciareopponendosi con forza a tutte le misure repressive che il suo governo ha adottato in violazione dei diritti umani e della stessa costituzione del Salvador.   

È molto importante che giunga a Lorena la solidarietà delle donne di ogni parte del mondo.

Noi dichiariamo il nostro incondizionato sostegno morale e politico a Lorena Peña ed esigiamo che si metta fine alla persecuzione giudiziaria e politica contro di lei.

Chiediamo alle altre organizzazioni e movimenti di donne e della società civile di unirsi a noi.

Lanciamo un allarme molto preoccupato agli organismi internazionali per la tutela dei diritti umani perché vigilino sulla grave escalation di repressione politica e contro la società civile attuata dal governo Bukele nel Salvador.

No alla criminalizzazione dei movimenti delle donne! Giustizia per Lorena!

AWMR Italia-Donne della Regione Mediterranea

Febbraio 2023