Per i cubani era la “heroina del Segundo Frente de la Sierra Maestra”, il fronte orientale del leggendario Ejercito Rebelde che aveva vinto la rivoluzione.
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| Vilma Espìn de Castro |
Ma chi le è stata accanto nel lavoro
quotidiano, ne ricorda semplicemente il coraggio e l’intelligenza, la prudenza e la
perseveranza, il buonsenso nell’affrontare le situazioni complicate. Chi l'ha frequentata nell'ambito della Federazione Democratica Inyernazionale delle Donne (FDIM/WIDF), ricorda il ruolo decisivo da lei svolto per salvare la Federazione stessa nel momento della crisi che ne
minacciava lo sfaldamento nei primi anni ’90, facendo appello, col suo prestigio e autorevolezza, a tutte le riserve politiche e morali delle organizzazioni affiliate.
Se n’è andata il 18 giugno 2007 dopo una lunga
malattia contro la quale ha lottato con coraggio e umiltà, come lei sapeva
fare.
Nata nel 1930 a Santiago di Cuba, in seno ad
una famiglia benestante, da studentessa Vilma si avvicinò ai movimenti
rivoluzionari contro il golpe di Batista del 1952, si unì all’Ejercito Rebelde,
entrò nella leggenda guerrigliera accanto a Fidel e Che Guevara.
Dopo la vittoria scelse per sé il compito di
riorganizzare i gruppi femminili che agivano sparsi nel paese, nel 1960 fondò
la Federaciòn de Mujeres Cubanas.
Il ruolo svolto sul piano nazionale e
internazionale, come presidente della FMC e vicepresidente della Fidf/Widf,
colloca il suo nome accanto a quelli delle grandi figure che hanno tracciato il
cammino di liberazione della donna latinoamericana.
La ricordo al congresso di Mosca della Fdim
nell’87, e poi a quello di Parigi nel 1991: presenza autorevole e discreta,
circondata di rispetto, pur poco sorridente e senza appariscenza. Nell’ambito
della Fdim era apprezzata e stimata, la sua opinione aveva più peso. Fuori
della Fdim, quando la si nominava, ci si sentiva quasi obbligate a precisare:
“Vilma Espin, la moglie di Raùl Castro”, non parendo cosa sufficiente che fosse
vicepresidente di una storica organizzazione internazionale di donne. Accade ancora,
alle donne.
Sapevamo della sua malattia, già fin
dall’incontro del Comitato direttivo della Fdim a Roma nel 2006 se ne parlò.
Neppure al congresso di Caracas nell’aprile 2007 poté essere presente. Quando
chiedevamo notizie le compagne cubane scuotevano la testa silenziose.
Infine è arrivata la comunicazione che
aspettavamo.
Gioconda Belli nella sua poesia Mujer
dice: «Una non sceglie il paese dove nasce, però ama il paese dove è nata. Una
non sceglie il tempo per venire al mondo, però deve lasciare l’impronta del suo
tempo».
L’impronta di Vilma Espìn, il suo lascito
intellettuale e morale che sarà ereditato dalle generazioni di donne alle quale
ella ha dedicato la sua passione e la sua tenerezza, è di quelle profonde.
Ada Donno

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