12/10/20

Roma / Donne e Next Generation Europe

 Le donne all’assemblea

«Non ci stiamo ad essere confinate in un capitoletto della programmazione europea post COVID, vogliamo essere soggetto che decide. Perciò dichiariamo aperto il conflitto con Next Generation Europe»


Due giornate intense di riflessione e proposte d’azione, quelle dell’Assemblea della magnolia svoltasi, in presenza e on line, nella Casa internazionale delle donne a Roma il 10-11 ottobre 2020. In un documento conclusivo le parole essenziali delle donne per articolare un discorso sul futuro. 

La registrazione integrale dell’assemblea è disponibile sulla pagina facebook della Casa internazionale delle donne di Roma https://www.facebook.com/casaintdelledonneroma/

È stata la seconda convocazione - dopo quella dello scorso 8 luglio con l’invito rivolto alle donne a “stare dalla stessa parte” - allargata ai luoghi delle donne diffusi sul territorio nazionale e mirata espressamente all’esame e ad un giudizio unitario sul Next Generation Europe, il documento che detta le linee guida delle politiche europee per il futuro prossimo e quello più in là. Con uno sguardo più attento, questa volta, all’obiettivo di avviare la necessaria costruzione di una rete nazionale (ma anche europea, come è stato auspicato) delle case delle donne e dei luoghi dove si elaborano il pensiero e le pratiche politiche femministe: che sono tanti, diffusi, ciascuno con la propria storia e le proprie esperienze.

Percorso non scontato e sentito come necessario per superare una frammentarietà da molte percepita come debolezza del movimento delle donne e, tuttavia, difficile a farsi (un primo tentativo avviato dalla stessa Casa internazionale di Roma nel 2009 - non a caso, a rifletterci, in coincidenza con la grande crisi economica – gettò un seme ma fu messo da parte in attesa di tempi migliori). Ora l’urgenza di far sentire una forte parola di donna sulle politiche europee e nazionali post COVID torna a sollecitare il confronto e la ricerca di risposte unitarie.

Va detto subito che alla prima domanda che l’assemblea si è posta - dove va a parare nella sua visione d’insieme il Next Generation Europe? – la risposta è stata, pur se variamente modulata nel dibattito partecipato e appassionato come non se ne vedevano da un po’, fortemente critica. Perché nel documento europeo, al di là delle enunciazioni verbali, manca una sostanziale visione di cambiamento radicale –  politico, economico, sociale e culturale -  che questa emergenza, che stringe alla gola l’Europa e il mondo, rende ineludibile. Manca quello “sguardo di genere” che da almeno 25 anni - dalla Conferenza mondiale di Pechino – viene annunciato ma puntualmente eluso dai documenti ufficiali delle istituzioni governative (o meglio, come ha osservato qualcuna, lo sguardo di genere c’è ed è ancora quello del “patriarcato benevolo” che insopportabilmente relega le donne in un capitoletto dei documenti, fra le “categorie sociali svantaggiate”). Insomma, non ci sono risposte vere alle domande fondamentali delle donne.

Next Generation Europe annuncia enfaticamente le “transizioni” che l’Unione europea intende attuare - ecologica, digitale, di coesione sociale - ma tutto l’insieme della proposta va nella direzione di un mero ritorno alla “normalità” precedente all’emergenza, con qualche correzione, ritocco e aggiustamento per renderla più efficiente.

Senonché questo è precisamente ciò che le donne non s’aspettano e non vogliono, poiché - come dice lo slogan rimbalzato nel movimento femminista da un continente all’altro in questi mesi segnati dall’emergenza sanitaria - “la normalità preesistente era il problema”. Di crisi recessiva profonda si parlava da molto prima del Covid-19, le disuguaglianze sociali inaccettabili e le distorsioni insopportabili del sistema politico europeo preesistevano e avevano cause strutturali che la crisi sanitaria ha accentuato.

La pandemia – hanno sottolineato molti degli interventi - ha solo reso palesi le distorsioni e le ingiustizie profonde generate dall’economia di mercato e dal modo stesso di accumulazione capitalistica, scoprendone, con maggiore evidenza in questa fase di politiche neoliberiste imperanti, l’incompatibilità con la vita e con il vivente.

Next Generation Europe è tutto dentro la logica neoliberista invalsa da quarant’anni in qua.  Che si parli di capitalismo industriale, o finanziario, o “di sorveglianza”, le contraddizioni che genera con la qualità della vita e il futuro degli esseri viventi su questo pianeta sono strutturali. E di pianeta non ne abbiamo un altro dove vivere, è stato ricordato.

L’assemblea delle donne non ci sta: occorre imparare la lezione e imprimere un cambiamento radicale di paradigma – questa parola è rimbalzata ripetutamente nei numerosi e competenti interventi susseguitisi nelle due giornate dei lavori – dentro il quale sia possibile declinare i diritti sociali e i bisogni delle donne e dell’umanità. Nella visione femminista, cambiare paradigma significa capovolgere la gerarchia di valori del sistema capitalistico-patriarcale - parossisticamente esasperata dal neoliberismo – per andare a toccare il cuore della contraddizione tra produzione e riproduzione sociale, mettendo quest’ultima al centro.

“Scegliere la cura come paradigma politico” è la parola d’ordine lanciata dall’assemblea: significa capovolgere l’ordine economico che relega ai margini la riproduzione sociale segregandovi le donne, e fare invece della cura la leva per un cambiamento strutturale globale.

Quella delle donne è una visione d’insieme - sociale, economica, culturale e simbolica - irriducibile a quella che sostiene invece il piano europeo. Scegliere la cura come paradigma politico significa avere parola non solo sulle priorità nella destinazione delle risorse – la distribuzione - ma anche capacità di decidere che cosa, come e per chi produrre, sottraendo la decisione alla violenza del mercato.

Centralità della riproduzione sociale ed economia della cura significano rispondere a una domanda di uguaglianza e giustizia sociale che c’è nel mondo e non può essere elusa. E le risposte vanno cercate  in un welfare universalistico pubblico, un piano di investimenti pubblici in ogni settore, a cominciare da sanità e istruzione, liberando i servizi sociali dalla privatizzazione selvaggia degli ultimi decenni; la sicurezza di un reddito decente per tutte le donne, native e migranti; l’uguale retribuzione per uguale lavoro; la riduzione dell’orario lavorativo e una migliore qualità del lavoro; innovazione tecnologica che non si traduca in forme di telelavoro che somigliano tanto al vecchio super-sfruttato lavoro a domicilio; la sicurezza di una vita dignitosa che non costringa  le donne a scegliere tra violenza domestica e la violenza sui luoghi di lavoro. Queste e molte altre sono le proposte alternative venute dall’assemblea, il cui esito annunciato sarà la stesura di un documento che condensi i temi e gli obiettivi, su cui costruire  la mobilitazione dei luoghi delle donne, attorno ad alcuni punti essenziali:

1.      Le donne contano nella società, ma non decidono. Perché? Sentiamo l’urgenza di unire in rete le donne, a livello nazionale ed europeo, per costruire un grande movimento unitario che sostenga il nostro desiderio di cambiamento.

2.      L’emergenza sanitaria e socio-economica di oggi, nella sua drammaticità, ci offre una occasione irripetibile per tale cambiamento. Ogni crisi, se si sa coglierne l’insegnamento, è potenzialmente fautrice di trasformazioni positive che sciolgano le contraddizioni insostenibili dello stato di cose presente.

3.      La pandemia ha messo in evidenza le contraddizioni preesistenti e svelato le incompatibilità tra il modello di società capitalistico-patriarcale vigente e le prospettive di vita futura sul pianeta.

4.      La crisi economica profonda, preesistente all’emergenza sanitaria ma aggravata da essa, denuncia il fallimento delle politiche liberiste. La drammaticità della situazione richiede un cambiamento radicale di paradigma economico, sociale, culturale e simbolico. Le donne indicano la centralità della cura come paradigma politico  dentro il quale declinare il passaggio dalla civiltà del sopruso a quella dell’uguaglianza e della giustizia, indispensabile per quella salute del pianeta che le nuove generazioni invocano per il futuro.

Ada Donno