17/07/23

Bruxelles: le donne globali dichiarano la pace

DONNE DEL MONDO PER LA PACE UNITE CONTRO LA NATO INCONTRANO RAPPRESENTANTI DEL PARLAMENTO EUROPEO E DELLA NATO

Nella foto: le venti donne delegate globali con le europarlamentari Clare Daly (Irlanda) e Özlem Demirel (Germania) del gruppo GUE/NGL The Left

Nel fine settimana che precedeva il vertice NATO di Vilnius (Lituania), la rete Global Women for Peace United contro la NATO, in cui convergono donne di 35 paesi, si è ritrovata a Bruxelles, sede del Parlamento Europeo e del quartier generale dell’Alleanza Atlantica, per tre intense giornate di attività dedicate ai temi della guerra e della pace, dal 6 al 9 luglio 2023.

Ann Wright * racconta il “controvertice” delle donne per la pace seguendo il filo degli appunti presi durante le attività in agenda nelle tre giornate. Nel report sono incluse le registrazioni video delle varie sessioni, anche se per qualche problema tecnico alcune registrazioni non sono di buona qualità come avremmo desiderato.

La documentazione relativa agli eventi compresi nel programma è stata pubblicata nella sezione media del sito web delle Global Women, compresa la Dichiarazione per la pace, tradotta nelle varie lingue, che si può firmare qui: http://womenagainstnato.org/declaration/

donne di tutto il mondo incontrano le parlamentari europee

Il 6 luglio 2023, venti delegate delle Global Women hanno incontrato alcuni europarlamentari per esprimere la loro preoccupazione circa il crescente bellicismo della NATO. L'incontro è stato moderato da Skevi Koukouma, da Cipro, segretaria del Movimento Progressista delle Donne POGO. La deputata irlandese Clare Daly e la turco-tedesca Özlem Demirel hanno parlato alla delegazione Global Women delle loro preoccupazioni riguardo alla NATO. La delegazione ha consegnato loro una copia della Dichiarazione costituente delle Global Women for Peace united against NATO.

L'eurodeputata Clare Daly ha affermato con forza che la guerra e il militarismo sono un anatema per il femminismo e la parità, sottolineando che l'uguaglianza, la giustizia e la pace sono i principi che sostengono la lotta delle donne per la libertà, che non c'è bisogno del militarismo o dell'uso della violenza per raggiungere obiettivi geopolitici, che lo scopo della NATO è il dominio, non la giustizia o la difesa dei diritti umani. Clare Daly ha sottolineato che le donne devono resistere alle politiche della NATO, chiederne lo smantellamento insieme al ripristino dell'uguaglianza e della pace, non permettere alla NATO di cooptarle usando strumentalmente argomenti come "politica estera femminile" e "donne, genere e uguaglianza".

Nel suo intervento, l'eurodeputata Özlem Demirel ha fatto riferimento alla necessità di una smilitarizzazione immediata e di ottenere la pace solo con mezzi pacifici. Ha anche sottolineato che i fondi dati per l'acquisto di armi e attrezzature militari sono a scapito di finanziamenti per migliorare la salute, l'istruzione e altri servizi per le persone in tutto il mondo.


Quasi tutte le venti delegate di Global Women hanno parlato a turno, ognuna sottolineando i problemi che il proprio paese deve affrontare a causa delle azioni militari della NATO e delle spese militari obbligatorie. La necessità della pace nel mondo, della smilitarizzazione, dei servizi umani come la salute e l'istruzione e del rafforzamento della protezione dei diritti umani è stata sottolineata da tutte le delegate.

Venerdì 7 luglio 2023, apertura del lavori

Il 7 luglio il meeting convocato dalle Global Women for Peace United against NATO, in presenza e in streaming, è stato formalmente aperto da Ulla Klotzer (Finlandia) e Ann Wright (Usa), presso il centro sociale Pianofabriek di Bruxelles.

A questo link si può vedere la registrazione della giornata: https://youtu.be/NX3F6qpaehA

Primo panel- Minacce e conseguenze dell’alleanza Europa-NATO/USA

Il primo panel del seminario, incentrato sulla pericolosa relazione tra Europa e USA/NATO, è stato coordinato da Emmelien Lievens, dell'organizzazione pacifista belga Vrede che fa parte della rete internazionale "No To Nato No to War", e da Ada Donno dell’Awmr Italia-Associazione di Donne della Regione Mediterranea.

Relatrici in questo panel sono state: Zeynep Goru della Marcia mondiale delle donne: Le donne e la NATO; Kristine Karch co-presidente della rete internazionale "No alla guerra – NO alla NATO"; Cristina Ronchieri dell’Osservatorio italiano contro la militarizzazione delle scuole, che monitora la crescente presenza dei militari nelle attività di insegnamento e ricerca scientifica; Sophie Bolt della Campagna per il disarmo nucleare (CND) in Europa; Ria Verjauw della  Coalizione internazionale per la messa al bando delle armi all'uranio, ICBUW (Il costo umano e ambientale delle armi all'uranio impoverito); Marilina Veca di WILPF Italia (virtuale):  “Crimini di guerra in tempo di pace. Uranio impoverito, il killer silenzioso”; Angelika Claußen della Sezione tedesca dell'IPPNW (virtuale): “No alla NATO come killer climatico. Verso la giustizia climatica e la sicurezza umana”; Vera Zalka del Forum sociale ungherese (HSF): “La NATO in Europa orientale, conseguenze e minacce”; Skevi Koukouma, segretaria del Movimento delle donne POGO (Cipro): “La NATO accelera le sue attività nel Mediterraneo”; Ingeborg Breines ex presidente dell'IPB e direttrice dell'UNESCO (virtuale); Ulla Klötzer di Donne per la pace Finlandia: “Espansione della NATO a nord, conseguenze e minacce”.

Link alla registrazione video: (Minuto :02 – 1:48:25)

Le relazioni si sono incentrate sull'Europa, con 31 Stati membri della NATO (22 dei quali Stati membri dell'UE) che partecipano attivamente all'accerchiamento della Russia. Le armi nucleari statunitensi hanno sede in tutta Europa. Le grandi esercitazioni militari stanno inquinando l'aria e la terra. L'uso da parte della NATO di armi all'uranio impoverito nella guerra dei Balcani degli anni '90 ha lasciato un'eredità tossica causando gravi problemi di salute tra civili e soldati. Alcuni stati della NATO stanno fornendo queste armi radioattive all'esercito ucraino. La spesa per la difesa in tutta Europa sta aumentando a un ritmo allarmante.

Visita al quartier generale della NATO

Il 7 luglio, una delegazione di dieci donne provenienti da Australia, Belgio, Cipro, Finlandia, Germania, Ungheria, Italia, Regno Unito e Stati Uniti si è recata al quartier generale della NATO (periferia di Bruxelles) per consegnare la Dichiarazione delle donne per la pace e per esprimere le proprie preoccupazioni sulle azioni di guerra della NATO. Ventiquattr’ore prima dell'incontro siamo state informate che la delegazione sarebbe stata ricevuta da Nicola de Santis, capo della sezione impegni della divisione diplomazia pubblica della NATO, al posto di Annette Parviainen, Divisione Affari Politici e Politica di Sicurezza, come preannunciato. Nessun video è stato consentito.


Nella foto: Nicola De Santis, capo della Sezione Impegni della Divisione diplomazia pubblica NATO, durante l’incontro con la delegazione delle Global Women for Peace united against NATO

De Santis ha dato il benvenuto al gruppo e ha introdotto l’incontro con una esposizione di 20 minuti sul ruolo "difensivo" e di pace della NATO. Ciascuna delle dieci donne della delegazione ha dato una risposta esponendo in due minuti il proprio punto di vista sulla NATO e sugli effetti della sua presenza nel proprio paese.

Come ha osservato Skevi Koukouma nel suo report sull’incontro, De Santis "in modo entusiastico e orgoglioso" ha passato in rassegna la storia della NATO con riferimenti a diversi periodi e poi ha dato la parola alle partecipanti per un breve intervento, ciascuna delle quali ha fatto riferimento a diverse questioni relative alla propria area geografica. Io, come colonnello dell'esercito americano in pensione che nel 1970 ha prestato servizio nel sottocomando della NATO delle forze alleate dell'Europa centrale, ho detto al signor de Santis e alle quattro persone del suo staff presenti, che le massicce manovre di guerra della NATO al confine della Federazione Russa e le due nuove basi militari statunitensi in Polonia e Romania non erano "difensive" ma "offensive" in ogni senso della parola. Quando ho fatto presente a de Santis che mi sono dimessa da diplomatico americano nel 2003, all’inizio della guerra in Iraq, egli ha risposto: «Lo so».

Il report di Skevi Koukouma continua: «Tutte le intervenute hanno evidenziato l'escalation crescente dell'aggressione della NATO, la destinazione, insieme all'Unione Europea, di ingenti somme di denaro ad investimenti nell'industria bellica e nella tecnologia, allo sviluppo dello scudo antimissile e alla creazione di una rete di basi militari in tutto il mondo. Ulteriori questioni sollevate sono state il tentativo della NATO di globalizzare le sue attività, sia attraverso la sua costante espansione verso est, sia attraverso la creazione di vari partenariati regionali e programmi satellitari. Coinvolgendo il maggior numero possibile di Stati nei raid e nelle missioni della NATO per esigenze operative, la NATO si crea una legittimità politica per i suoi interventi e mina il diritto internazionale e i principi su cui è stata costruita l'ONU. Dall'Ucraina alla Siria e dall'Africa al Mar Cinese Meridionale, le forze della NATO svolgono i compiti del braccio armato dell'imperialismo occidentale. L’andamento della discussione, con i commenti di De Santis ad ogni intervento, ha fatto capire che i funzionari della NATO avevano esplorato la biografia di ciascuna delle partecipanti».

L’incontro si è concluso con l’evidente disaccordo sulla missione della NATO e con l'impegno delle Global Women di continuare a informare le proprie comunità sul pericolo che la NATO rappresenta per la pace.

Lasciando il quartier generale della NATO, abbiamo aperto lo striscione "Ban Uranium Weapons", per ricordare le ben note orribili conseguenze sanitarie e ambientali delle armi contenenti uranio impoverito.

Nella foto: Bruxelles, 7 luglio 2023. Ada Donno -Italia, Vera Zalka-Ungheria, Ann Wright-USA, Ulla Klotzer-Finlandia, Lea Launokari- Finlandia davanti al quartier generale della NATO.
 

Secondo panel: un webinar sulla NATO in Africa

Link al video: https://youtu.be/iTwK6sBanNw

Il secondo dei panel si è incentrato sull'Africa. Ricordando che il decennio delle Nazioni Unite per le persone di origine africana è iniziato il 1 ° gennaio 2015 e terminerà il 31 dicembre 2024, le relatrici hanno confermato il messaggio del decennio delle Nazioni Unite che chiede "Riconoscimento, sviluppo, giustizia" oltre che di porre fine alle operazioni militari della NATO e dell'AFRICOM.

Hanno coordinato il webinar: Theresa Al-Amin (virtuale) di Southern Anti-Racism Network e WILPF USA); George Friday (virtuale) di National Peace Action Board e WILPF USA; Ernest Gibson Kpordotsi (presente a Bruxelles) di Global Peace Association of Ghana e dell'International Peace Bureau, direttore di programmi e progetti presso il Bureau of African Peace in Ghana.

Sono intervenuti: Nomazotsho Memani, ex membro della legislatura provinciale in Sud Africa 1994-1999, attivista e avvocato dell'Alta Corte in Sud Africa. Dr. Gnaka Lagoke, docente di storia e di studi panafricani presso la Lincoln University (PA), nonché membro fondatore della Convenzione per il Panafricanismo e il Progresso (CPP), www.cpp-ubuntu.org ; Edwick Madzimure, fondatrice di WILPF Zimbabwe e rappresentante regionale di WILPF Africa; Khadija Ryadi, difensora dei diritti umani in Marocco, vincitrice del Premio ONU per la causa dei diritti umani nel 2013; Coordinatrice del CMODH. 

Flash mob in Piazza Albertina, Bruxelles: “NATO? No, grazie. Investiamo nella pace”

Rivedi il video della manifestazione qui: https://vimeo.com/843423637

Nel tardo pomeriggio del 7 luglio, le Global Women, in un evento collaterale alla conferenza, si è unita agli attivisti per la pace di Bruxelles in una vivace manifestazione nel centro di Bruxelles con striscioni, musica e azioni interattive.


Le organizzazioni pacifiste e femminili belghe e internazionali hanno chiesto un'azione di protesta contro i piani della NATO volti ad aumentare ulteriormente le spese militari al prossimo vertice di Vilnius. L'aumento della spesa militare non può essere giustificato mentre le esigenze di bilancio per asili nido, trasporti pubblici, istruzione, accoglienza dei richiedenti asilo, assistenza sanitaria, misure per la mitigazione del cambiamento climatico sono così alte. Chiediamo ai responsabili politici di frenare l'aumento delle spese militari e rendere la sicurezza umana una priorità investendo nella protezione sociale e ambientale.

Programma serale – NATO globale o pace globale?

A conclusione dell'intera giornata di lavori, presso la Pianofabriek si è tenuto un evento comunitario organizzato da "No to War No to NATO" e Vrede Belgian peace organization.

Qui si può vedere la registrazione video: https://youtu.be/0rDyBIycrM8

Sono intervenuti: Ludo De Brabander (Vrede vzw – Belgio); Ann Wright (Veterans for Peace – Stati Uniti); Reiner Braun (IPB – Germania); Sophie Bolt (CND – Regno Unito)

Ha moderato: Lode Vanoost (De Wereld Morgen – Belgio)

I relatori hanno discusso i principali problemi della NATO ed esplorato come il movimento per la pace possa essere rafforzato per raggiungere un sistema di sicurezza internazionale non militarizzato basato sulla giustizia, la solidarietà e la sostenibilità nel rispetto delle persone e dell'ambiente. Come contrastare la NATO globale e rafforzare il movimento per la pace?

Solo pochi anni fa perfino dei leader potenti hanno dichiarato la NATO "obsoleta" e addirittura "cerebralmente morta". Dall'invasione russa dell'Ucraina, la credibilità e la legittimità dell'alleanza militare occidentale sembrano in crescita più che mai. La Finlandia, tradizionalmente un paese neutrale, è divenuta un nuovo membro. La Svezia seguirà presto. L'opposizione politica al massiccio armamento dell'Ucraina – che alimenta la guerra in corso – all'aumento dei bilanci militari e alla militarizzazione dell'Europa è praticamente inesistente all'interno degli stati della NATO.

Guidata dagli Stati Uniti, la NATO si sta sempre più presentando come un attore globale per la difesa della democrazia e degli interessi dei suoi alleati. La portata globale della NATO e dei suoi potenti membri alimenta nuove tensioni con potenze rivali come la Russia e la Cina. Il suo status di possessore di armi nucleari solleva la terrificante prospettiva di una guerra nucleare.

Il vertice della NATO a Vilnius si prefigge di confermare e rafforzare il potere della NATO e l'influenza del suo complesso industriale militare a livello globale. Ciò va a scapito di un'architettura di sicurezza alternativa basata sulla coesistenza e la sicurezza umana. L'unilateralismo della NATO sta minando il sistema politico multilaterale sancito dalla Carta delle Nazioni Unite.

 

8 luglio 2023, seconda giornata seminariale

Nella giornata dell’8 luglio si sono svolti i tre webinar relativi alle aree geografiche di Asia e Indo Pacifico, America Latina, Usa e Canada.

Il primo – “Asia e Pacifico contro il militarismo” – è stato coordinato da Ann Wright di Pacific Peace Network e Veterans for Peace (Usa) e Dragana Zivancevic di Raising Peace Network (Australia)

Link per rivedere il webinar: https://youtu.be/SXW-zQEktkM

Sono intervenuti: Joy Enomoto – moderatrice virtuale dalle Hawaii, che ha dato il benvenuto e introdotto il tema con una panoramica su Asia e Pacifico; Dr. Melinda Mann – una donna Darumbal e South Sea Islander – vincitrice del premio di dottorato Tracey Banivanua Mar 2020 per la sua eccezionale tesi sulle transizioni educative dei giovani indigeni; Mililani Ganivet –  diTahiti, che ha lasciato all'età di 17 anni per studiare alla Sorbona – studiosa delle vicende e le eredità dei test nucleari francesi nella Polinesia francese; Monaeka / Naek Flores – artista queer CHamoru e organizzatore di Guåhan – membro di organizzazioni comunitarie dinamiche che si concentrano sull'autodeterminazione di CHamoru, sulla giustizia ambientale e sulla protezione dei siti sacri; Prutehi Litekyan – Save Ritidian e Independent Guåhan; Judy Ann Miranda – dalle Filippine, Vice Presidente del Partido Manggagawa, leader sindacale, attivista, difensora dei diritti umani e femminista; Sung-hee Choi – partecipa alla lotta contro la base navale di Jeju e la militarizzazione di Jeju. È anche membro del consiglio coreano del Global Network against Weapons and Nuclear Power in Space. Vedi www.savejejunow.org  ; Shinako Oyakawa è una madre indigena Ryukyuan, attivista, scrittrice, co-direttrice dell'Associazione di studi completi per l'indipendenza dei Lew Chewans (ACSIL) e docente dell'Università di Okinawa, specializzata nella rivitalizzazione della lingua, nella smilitarizzazione e nella decolonizzazione delle isole Ryukyu; Hanaloa Hēlela, nativo hawaiano provieniente da una famiglia militare statunitense, è attivo nella smilitarizzazione delle Hawaii.

Il webinar ha generato numerosi commenti dal pubblico dal vivo e zoom.


La crescente presenza della NATO in America Latina

Il successivo webinar geografico è stato sulla crescente presenza della NATO in America Latina

Facilitatrice: Kristine Karch, co-presidente della rete internazionale "No alla guerra – NO alla NATO".

Sono intervenuti: Laura Capote (Colombia) giornalista, membro dell'OBSAL (Osservatorio sulla Congiuntura dell'America Latina e dei Caraibi) dell'Istituto Tricontinentale e dell'IEALC – UBA (Workgroup on Colombian Critical Thinking); Rosa Elva Zúñiga López (Messico), educatrice popolare femminista, segretaria generale del Consiglio per l'educazione popolare in America Latina e nei Caraibi – CEAAL; Julieta Daza (Colombia/Venezuela), membro di Juventud Rebelde Colombia e attivista politica e sociale residente in Venezuela.

Sono pervenuti all’evento saluti da Ucraina, Russia, Afghanistan. Hanno partecipato di persona a Bruxelles e preso la parola anche donne provenienti da Afghanistan, Russia e Ucraina che hanno raccontato le loro esperienze nei loro paesi in guerra.

Nadiia Yefymyshch è nata nell'URSS ed è di nazionalità Komi. Si è laureata presso l'Università statale di Kiev, in Ucraina, ed è rimasta all'università come docente. È stata a capo di un progetto educativo a Kiev, il Centro russo per la scienza e la cultura. Ha partecipato a un progetto di "educazione ai diritti umani" con il Consiglio d'Europa e il Centro Europeo della Gioventù di Budapest. È stata moderatrice di "Prevenzione della tratta delle donne" dal 2018 al 2021 ed è stata vicepresidente del Consiglio delle minoranze nazionali dell'Ucraina prima di lasciare l'Ucraina. Ora vive a Budapest, in Ungheria.

Nazia Noory dall'Afghanistan, attivista della società civile sulle tematiche giovanili e di genere (UNWomen), fondatrice dell'Afghan Women Alliance for Peace and development (AWAPD) e attivista della WILPF. Ora vive in Germania, ma gran parte della sua famiglia rimane in Afghanistan.

 

Terzo webinar: fermare la partecipazione di Stati Uniti e Canada alle guerre della NATO

Gli Stati Uniti e il Canada sono membri chiave dell'organizzazione bellica NATO. Attivisti provenienti da Stati Uniti e Canada hanno discusso la storia del coinvolgimento dei loro paesi nella NATO e nelle guerre in Europa e in Afghanistan, chiedendo la fine della NATO guerrafondaia.

Link al video: https://youtu.be/ddKue3bqeFE

Hanno coordinato il webinar : Ann Wright (Usa), ex colonnello dell'esercito americano ed ex diplomatica statunitense, s è dimessa nel 2003 in opposizione alla guerra degli Stati Uniti contro l'Iraq ; Alley McDonald (Canada, virtuale), Coordinatrice nazionale della Voce canadese delle donne per la pace (on-line)

Sono intervenuti: Medea Benjamin, attivista politica americana e co-fondatrice di CodePink: Women For Peace; Joseph Gerson, direttore del Programma di Sicurezza Economica e di Pace dell'American Friends Service Committee nel New England, USA; Tamara Lorincz, dottoranda in Global Governance presso la Balsillie School of International Affairs della Wilfrid Laurier University, attivista di Canadian Voice of Women for Peace e della sezione canadese della WILPF; Shivangi Misra, presidente della Lega Internazionale della Lotta dei Popoli, Canada e avvocato internazionale per i diritti umani con sede a Ottawa.

9 luglio 2023: Pianificando future attività comuni

Dopo tre giorni di eventi, domenica 9 luglio 2023 le Global Women for Peace United Against NATO si sono riunite in assemblea per pianificare azioni future.

In vista del prossimo vertice NATO previsto a Washington DC, la rete Global Women lancerà la proposta di darsi appuntamento lì nel luglio 2024. Seguiranno maggiori dettagli.

Intanto si sono costituiti comitati di lavoro per continuare la riflessione e la discussione sui seguenti temi:

– Militarizzazione delle scuole: Cristina Ronchieri/Italia, Patrizia Sterpetti/Italia, Dragana Zivancevic/Australia, Vera Zalka/Ungheria,

– Violenza (NATO) contro le donne e risoluzione ONU 1325: Alessandra Mecozzi/Italia, Paola Melchiori/Italia, Ada Donno/Italia, Khadija Ryadi/Marocco

– NATO killer climatico: Tamara Lorincz/Canada, Liisa Taskinen/Finlandia, Patrizia Sterpetti/Italia, Marinella Correggia/Italia

– Relazioni col Sud del mondo e movimenti non allineati: Paola Melchiori/Italia, Patrizia Sterpetti/Italia, Franziska Kleiner/Germania, Claire Delstanche/Belgio

 No alle bombe a grappolo e alle armi all'uranio impoverito

Con l'annuncio degli Stati Uniti e del Regno Unito che stavano inviando bombe a grappolo e armi all'uranio impoverito in Ucraina, la rete Global Women for Peace united against NATO ha adottato una dichiarazione nella quale denuncia l'invio di bombe a grappolo e di armi all'uranio impoverito e l'uso di queste armi.

Per saperne di più visita il sito: https://womenagainstnato.org/

CONCLUSIONE

La conferenza Global Women For Peace United Against NATO è stata un successo!

Organizzata in meno di quattro mesi attraverso convocazioni zoom di donne da 35 paesi, le partecipanti alla conferenza hanno consegnato il loro messaggio di NO alla NATO e alle sue politiche di guerra direttamente al quartier generale della NATO e al Parlamento europeo a Bruxelles, recandovisi di persona.

Sei webinar hanno offerto a donne e uomini di tutto il mondo l'opportunità di ascoltare le voci della comunità preoccupate per la militarizzazione del nostro mondo e le guerre che minacciano la sopravvivenza della specie umana.

Continueremo a incontrarci per rafforzare la nostra solidarietà internazionale / globale e pianificare nuove azioni dal 9 all'11 luglio 2024 a Washington, DC in occasione del 75esimo anniversario della NATO.

Dichiarazione / Da Bruxelles le Donne Globali per la Pace dicono NO alla guerra e alla NATO

 


Forte e argomentato è stato il NO alla NATO che è risuonato a Bruxelles, dal 6 al 9 luglio: lo hanno dichiarato le “Donneglobali per la Pace unite contro la NATO” convergendo da ogni latitudine nella città sede del Parlamento Europeo e del quartier generale dell'Alleanza Atlantica.

L’iniziativa è partita dalle Women for Peace finlandesi, coraggiose e non rassegnate a veder finire nella NATO anche il loro paese, neutralista per tradizione, e naufragare a Vilnius, con l'ultimo vertice NATO, quello spirito di Helsinki che era sorto nel 1975 dal dialogo fra i Paesi del Patto Atlantico, del Patto di Varsavia e Non Allineati. 

Alla loro chiamata hanno risposto un centinaio di associazioni da 35 paesi dei cinque continenti.


È stato un NO netto in risposta al militarismo e alle politiche belliciste tracciate del Trattato del nord atlantico attraverso il Nuovo concetto strategico che promuove il progetto di “Nato globale”, espandendosi ben oltre l’Europa e gli Stati Uniti e gli obblighi sottoscritti, dislocando nuove basi e armamenti in ogni continente e inducendo un aumento forsennato della spesa militare.

Dalle donne globali riunite a Bruxelles è venuto anche un deciso NO agli sforzi di “integrare” le donne anche in ruoli apicali nella Nato stessa (se ne è parlato anche a Vilnius, l’11 e 12 luglio), nell’intento di rendere meno inquietante, attraverso un restyling di immagine, la nuova strategia bellica globale: la Nato che si propone come leader globale nella promozione dei diritti delle donne!

Con la loro Dichiarazione, da Bruxelles le donne globali per la pace hanno aperto la strada ad una campagna contro la Nato globale che si propone di arrivare a Washington DC nel luglio 2024, anno del 75° anniversario della firma del Patto Atlantico.

Nella Dichiarazione di pace, che è stata consegnata il 6 luglio al Parlamento Europeo e il 7 luglio al Quartier Generale della Nato, si dice: «Da decenni siamo impegnate nella ricerca della pace globale, di un nuovo ordine mondiale che abolisca la guerra. Riteniamo che il capitalismo sia un fattore generante sia del militarismo che della guerra e lottiamo per affermare una nuova sicurezza non militarizzata, che garantisca la vita e la salute delle generazioni presenti e future su questo pianeta, oltre che del pianeta stesso».

«La nostra aspirazione alla pace – prosegue la Dichiarazione – è oggi minacciata da una escalation della corsa al riarmo e dal rischio di una guerra nucleare, dalla riproposizione di alleanze militari contrapposte e dalla militarizzazione crescente delle relazioni internazionali. Tutto questo rischia di portare l'umanità alla catastrofe. Responsabili del crescente pericolo di scontro globale sono state in grande parte le decisioni assunte dalla NATO fin dal 1991, il cui ultimo approdo è il cosiddetto “Nuovo Concetto Strategico” concordato nel vertice dei capi di stato e di governo dei paesi membri nel 2022 a Madrid.

Nella Dichiarazione le Donne globali esprimono profonda inquietudine per «questa “NATO globale” che agendo nell'interesse dei paesi ricchi dell'Occidente, ha esteso le sue attività fino al Pacifico e pretende di imporre il suo "modello di civiltà" ben oltre l'area euro-atlantica del Trattato originario».
Tutto ciò è il maggior fattore di destabilizzazione e squilibrio nelle relazioni internazionali ed è per questo che «guardando al prossimo vertice della NATO – luglio 2024, a Washington DC – intendiamo lavorare con tutte/tutti coloro che condividono con noi questi obiettivi: agire a favore della pace, della vita e della liberazione delle donne».

Per firmare la Dichiarazione di pace, che si può leggere tradotta in 25 lingue, e per ogni altra informazione:  www.womenagainstnato.org
Qui sotto riportiamo il testo integrale in italiano:

16/07/23

“Puoi incollare le pinne a un cane e chiamarlo pesce, ma resta sempre un cane”


“Allo stesso modo puoi incollare proclami sulla parità di genere alle strutture militariste, ma queste restano pur sempre istituzioni e strutture la cui stessa esistenza è antitetica ai principi femministi”. Così l'eurodeputata irlandese Clare Daly del gruppo THE LEFT durante l’incontro con le GlobalWomen for Peace United Against NATO, presso il Parlamento Europeo a Bruxelles il 6 luglio 2023.

Nella foto: Clare Daly (MEP, Irlanda), Skevi Koukouma (POGO, Cipro), Oezlem Demirel (MEP, Germania), Ulla Kloetzer (Women for Peace, Finlandia)

Care amiche, non so dirvi quanto sono felice che questo evento si stia svolgendo e che la dichiarazione Global Women forPeace United Against NATO sia stata prodotta e diffusa. Non è mai stato più necessario di ora, dacché il femminismo è stato spietatamente cooptato dal complesso industriale militare. 

Una serie di donne politiche e personalità dei media giovani e patinate sono state spinte alla ribalta in tutta Europa per discorrere a nome della NATO, per sostenere più guerra, più militarismo, più spesa per armi. La NATO si è avvalsa del potere dei social media e del peso emotivo della politica dell'identità, e sta sfruttando gli influencer online e la concezione più ambigua che si possa immaginare dell'uguaglianza di genere per promuovere la sua agenda patriarcale e militarista. 

Ho partecipato a un forum consultivo sulla sicurezza internazionale, ospitato dal governo irlandese la scorsa settimana, ed è stato sorprendente quante donne giovani e attraenti abbiano ottenuto posizioni di rilievo sulla tribuna per argomentare contro la tradizionale politica di neutralità dell'Irlanda e a favore del militarismo. Questo è pianificato, non ci sono dubbi. Abbiamo tutti sentito parlare di green-washing da parte delle aziende; è ora di iniziare a parlare del girl-washing da parte del complesso industriale militare. E la lotta contro di esso, che so essere perseguita da tutte le organizzazioni che partecipano ai vostri eventi dei prossimi giorni, ha bisogno del nostro pieno sostegno. 

La guerra e il militarismo sono un anatema per il femminismo. Sono agli antipodi, non possono essere conciliati. Chiunque cerchi di conciliarli, chiunque cerchi di abusare del linguaggio dell'uguaglianza di genere per giustificare la guerra e la violenza – costoro non stanno portando avanti la causa del femminismo, che è la causa dell'uguaglianza, della resistenza a tutte le forme di violenza, sfruttamento e discriminazione, la causa della cura per l'altro e per il pianeta che ci sostiene.

Chiunque sostenga un "militarismo femminista" sta abusando del femminismo, sta sfruttando spietatamente gli anni di lavoro e impegno femminista, i decenni di attivismo femminista che hanno conquistato in una certa misura diritti delle donne; stanno cinicamente spremendo il sudore, il sangue e le lacrime delle centinaia di migliaia di donne in tutto il mondo che ne hanno fatto il lavoro della loro vita per sostenere un mondo migliore, più giusto e più sostenibile basato sui principi femministi; e stanno sfruttando la buona volontà generata da tutto ciò per i loro fini egoistici e avidi. 

Dobbiamo alzare la voce nel dichiararlo. Dobbiamo essere molto chiare nel sostenere la nostra posizione: il militarismo girl-washing è un atto di cinismo mozzafiato che non sopporteremo. A nessuna donna in 'completo pantaloni beige alimentati al plutonio', come disse una volta il mio grande amico, il defunto poeta Kevin Higgins, donne che si lasciano usare come lobbiste per la violenza, può essere permesso di influenzare così tanto o fingere di parlare a nome di qualcosa di diverso dal complesso industriale militare che le ha comprate e pagate, metaforicamente o in altro modo.

“Uguaglianza, giustizia e pace sono i principi che stanno alla base della lotta delle donne per la libertà”, come afferma in modo così eloquente la vostra Dichiarazione. Non c'è spazio al suo interno per il militarismo - non c'è spazio al suo interno per l'uso della forza e della violenza per raggiungere i propri obiettivi, qualunque essi siano. Ai guerrafondai della NATO e degli stati nazione potrebbe piacere parlare di "attuazione dei principi femministi", ma dobbiamo essere assolutamente incisive e ferme sul fatto che si tratta di un'assoluta e totale assurdità. Femminismo e militarismo non si mescolano, non esiste militarismo femminista.

Puoi incollare un paio di pinne a un cane e chiamarlo pesce, ma è pur sempre un cane, anche se ha un aspetto piuttosto stupido. Allo stesso modo puoi incollare affermazioni sulla parità di genere e sul progressismo di genere alle strutture militariste, ma alla fine restano comunque istituzioni e strutture la cui intera esistenza è antitetica ai principi femministi.

Ciò non impedisce tuttavia a quelle istituzioni e strutture di provarci, ovunque guardiamo possiamo vedere che cercano di incollare le pinne a un cane e di convincerci tutti a chiamarlo Splashy.

Già da anni, la NATO è impegnata in una strategia di comunicazione altamente strategica che presta molta attenzione a cercare di piazzarsi come difensore cosmopolita della giustizia di genere e dei diritti umani. L'obiettivo, ovviamente, è quello di legittimare le sue azioni e la sua esistenza, e di aprire un nuovo mercato a sostegno del suo progetto. Riconoscendo di avere un problema di immagine, dal momento che veniva a giusta ragione percepita come agente del militarismo muscolare patriarcale occidentale, in un momento in cui la messa in discussione della "mascolinità tossica" era sempre più popolare e mainstream, e consapevole del fatto che l'antimilitarismo femminista stava guadagnando terreno fra i giovani e i progressisti, in seguito alle famigerate e disastrose invasioni americane dell'Afghanistan e dell'Iraq, la NATO sembra aver preso la decisione molto calcolata di commercializzarsi in modo diverso, e il linguaggio dell'uguaglianza di genere era proprio ciò di cui aveva bisogno.

Ci sono voluti otto anni perché la NATO capisse il potenziale potere commerciale della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezzadelle Nazioni Unite, ma quando lo ha fatto, l'ha sfruttata con entusiasmo. Nel 2008 dichiaravano allegramente che la politica 1325 su Donne, Pace e Sicurezza doveva da quel momento in poi essere "parte integrante dell'identità di organizzazione della NATO, del modo in cui pianifica e conduce le sue attività quotidiane e organizza le sue strutture civili e militari". Doveva inoltre essere pienamente integrata in "tutti gli aspetti delle operazioni a guida NATO".

Nel 2010, il quartier generale della NATO ha ospitato una mostra multimediale sull'attuazione della risoluzione 1325 da parte della NATO. In essa, giovani donne in divisa militare coccolavano bambini sorridenti. Si è iniziato ad ospitare eventi per la Giornata internazionale della donna. Sempre nel 2010, la NATO prese parte alle celebrazioni del decimo anniversario dell'approvazione della Risoluzione. Per l'occasione, l’allora Segretario generale Anders Fogh Rasmussen tenne un discorso alla Commissione europea su "Più potere alle donne su pace e sicurezza". Parlò mestamente della "vittimizzazione in atto delle donne in situazioni di conflitto e dell'emarginazione delle donne in materia di costruzione della pace" come fattore di un profondo impatto sulla sicurezza globale e come una delle "questioni chiave della sicurezza del nostro tempo". Ovviamente non suggeriva lo scioglimento della NATO come soluzione - invece intendeva che quegli altri barbari non della NATO fossero responsabili di questi orribili crimini contro la giustizia, mentre la NATO stava facendo tutti gli sforzi per aprire la strada verso un mondo migliore. 

A quel tempo, la dottoressa Stefanie Babst era assistente segretaria ad interim della NATO e veniva considerata una donna senior "ammiraglia" per la NATO. Parlò calorosamente dell'occupazione dell'Afghanistan come "consapevole del genere" da parte della NATO, lodando il fatto che la NATO avesse addestrato la prima donna paracadutista dell'Afghanistan. Scrisse: «Chiunque sappia qualcosa sull'Afghanistan si rende conto di quale passo storico sia. È una vera indicazione del cambiamento in meglio che stiamo vedendo in Afghanistan». Davvero! So che il 97% della popolazione afghana attualmente vive in povertà, le donne afgane vendono i propri organi per nutrire i propri figli, le madri afghane vendono le proprie figlie per sopravvivere, mentre gli Stati Uniti si occupano malignamente di 8,9 miliardi di dollari della Banca centrale afgana, sono proprio sicura che siano assolutamente soddisfatte che la NATO abbia addestrato alcune donne paracadutiste - questo è un cambiamento reale in cui possono credere!

Coerentemente e incessantemente negli ultimi anni, la NATO ha utilizzato la sua massiccia forza mediatica e finanziaria per diffondere nella sfera pubblica la comprensione dell’agenda donne, pace e sicurezza a sostegno dell’efficacia operativa militare e per vendere il proprio ruolo di protettore maschilista che potenzia le idee e le regole egemoniche militariste e maschiliste come se fossero niente affatto problematiche rispetto al progressismo di genere. Le radici antimilitariste di molte di coloro che hanno lavorato così duramente per far approvare la risoluzione 1325 vengono deliberatamente ignorate; invece siamo indotte a credere che l’agenda donne, pace e sicurezza significhi semplicemente “più militarismo, ma per tutti!” 

Nel 2018 la NATO ha ospitato Angelina Jolie presso il quartier generale della NATO qui a Bruxelles per parlare della violenza sessuale e di genere legata ai conflitti. Il quotidiano Guardian pubblicava un editoriale scritto da lei e dal Segretario generale della NATO. Da questa breve alleanza con Jolie, la NATO ha ricavato di tutto: glamour hollywoodiano, un luccichio di progressismo, persino di umanitarismo. Nella mente di un pubblico che forse conosceva o si preoccupava poco della NATO, poteva insinuarsi come una sorta di #UnitedColorsofBenetton, che cercava di insegnare al mondo intero a cantare in perfetta armonia. E poteva fare tutto ciò senza sentire nemmeno per un secondo vergogna o scrupolo morale – perché, fondamentalmente, la NATO come organizzazione è priva di entrambi.

Nel 2021, il Consiglio Atlantico sosteneva che la NATO avrebbe dovuto adottare una "politica estera femminista". La politica estera femminista, scrivono gli autori, "potrebbe conferire all'Alleanza un vantaggio strategico nelle sue grandi competizioni di potere con i regimi autoritari in Cina e Russia". L'aggiunta dei principi della politica estera femminista ai valori democratici liberali esistenti “può rendere le democrazie della NATO ancora più competitive di quanto non lo siano già contro i regimi autoritari.”
Il linguaggio della competizione e del vantaggio strategico, insieme ai principi femministi, toglie il fiato. Il femminismo è per la cooperazione, non la competizione. Il femminismo non sostiene il vantaggio strategico rispetto agli stati rivali, anzi spesso presta grande attenzione al concetto stesso di stato-nazione, poiché è il luogo di tanta storica oppressione delle donne. Usare il femminismo in questo modo significa svuotarlo completamente di ogni significato. Significa risucchiare tutta la gioia, tutta la cura, tutto il lavoro scrupoloso fatto a livello umano e comunitario per costruire coalizioni, negoziare, scendere a compromessi e navigare nella differenza. È grottesco.
 

Chiave per l'evoluzione dell'auto-narrazione della NATO come difensore cosmopolita dei diritti delle donne è stato il suo abbracciare nuove forme di comunicazione digitale, con la NATO che utilizza abilmente i social media in una svolta verso la diplomazia digitale nella politica globale. I social media sono stati usati per proiettare l’immagine di poche selezionate donne veterane della NATO, a smentita della realtà di un'organizzazione dominata da uomini in posizioni decisionali. La NATO ha anche usato la sua forza istituzionale per impostare la narrazione sulla stampa mainstream, dove viene regolarmente e in modo efficace inquadrata come un'organizzazione che si batte per i diritti umani e la giustizia, contro l'autoritarismo e l'incivile "Altro" là fuori, in quello che Josep Borrell ha chiamato "la giungla" fuori dal "giardino" dell'Occidente. Nel frattempo, quei tailleur pantalone alimentati al plutonio nella politica statunitense ed europea ostentano le loro credenziali di centrosinistra e si spingono avanti per vendere l'idea che la forza è giusta, e che ciò è in qualche modo femminista.

Tutto questo è profondamente, profondamente distruttivo. È anche incredibilmente cinico, assolutamente osceno. Ma è quello che fanno i capitalisti. Prendono tutto ciò che è buono e lo riducono in polvere. Prendono la democrazia e cercano di farla rispettare con la canna di un fucile. Prendono il femminismo e lo trasformano in un'arma, una leva strategica e un esercizio di marketing. Quest'uso e abuso di quella che potrebbe essere una potente forza per il bene, una forza per un cambiamento profondo ed essenziale, la distruggerà se lo permettiamo.

“L’unica NATO femminista è una NATO sciolta” 

Quindi non possiamo essere timide su questo. In realtà non biasimo tante delle donne che lavorano all'agenda del Women Security Peace in organizzazioni come la NATO. Senza dubbio alcune di loro sono brave persone e vogliono sinceramente fare del bene. Ma dobbiamo resistere all'idea che applicare l'incrementalismo sia possibile o plausibile in questo caso. Non c'è via per la pace, l'uguaglianza e la giustizia attraverso le bombe e la violenza; non possiamo prenderci cura del mondo e delle nostre comunità se tutti vivono nella costante paura, se tutti si trovano in un costante stato di sfiducia. Non c'è alcuna possibilità di "cambiare" la NATO, non è possibile ammorbidirla o renderla più "rispondente ai bisogni di genere". La NATO è uno strumento del dominio occidentale. È un'arma istituzionale, un missile accovacciato alla periferia di questa città e puntato contro tutti noi; tutti, in tutto il mondo. La sua logica è quella del dominio, non dell'uguaglianza, della giustizia o della pace. Il femminismo rifiuta totalmente il dominio come principio. Non c'è quadratura di quel cerchio, i due sono implacabilmente opposti. Quindi non c'è possibilità di incrementalismo, e noi dobbiamo dire loro, con fermezza, definitivamente: "No pasaran!" Continuiamo la nostra lotta, non prestiamogli le nostre energie o il nostro tempo. Perché la nostra lotta è contro di loro. L'unica NATO femminista è una NATO sciolta. Assicuriamoci che tutti lo sentano da noi e assicuriamoci che lo sentano forte e chiaro.

Clare Daly, MEP/THE LEFT

(trad.Awmr Italia) 



A Bruxelles con le “Donne globali per la pace unite contro la Nato”

L'AWMR Italia nel gruppo d'iniziativa internazionale che ha consegnato la Dichirazione di Pace alle europarlamentari di GUE/NGL e al capo dei servizi diplomatici della NATO

Bruxelles, Parlamento europeo, 6 luglio 2023. Foto di gruppo dopo la consegna.

L'Awmr Italia –Donne della Regione Mediterranea era rappresentata da Ada Donno nel gruppo d'iniziativa internazionale "Donne globali per la pace unite contro la NATO" che il 6 luglio 2023 ha incontrato a Bruxelles le europarlamentari di GUE/NGL, alle quali è stata consegnata la Dichiarazione per la pace . Su questo documento, adottato dal gruppo promotore e proposto a quanti e quante, singoli e organizzazioni, vorranno sottoscriverlo, si baserà la campagna internazionale che, a partire dalle giornate di attività realizzate nella capitale belga, si svilupperà fino all'appuntamento del luglio 2024 a Washington DC, dove il patto Atlantico fu firmato 75 anni fa.

A Bruxelles la delegazione delle “Global Women”, composta da rappresentanti di organizzazioni pacifiste e femministe di una ventina di paesi, ha incontrato le eurodeputate Clare Daly (Irlanda) e Özlem Demirel (Germania) con le quali ha stabilito un dialogo fortemente motivante e coinvolgente, moderato da Skevi Koukouma, del movimento di donne POGO (Cipro) e vicepresidente europea della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (WIDF), e Ulla Klötzer di Women for Peace della Finlandia.

Nel suo intervento, davvero molto stimolante, l’eurodeputata Clare Daly ha affermato che la guerra e il militarismo sono un anatema per il femminismo e l’uguaglianza, ha sottolineato che l'uguaglianza, la giustizia e la pace sono i principi su cui si fonda la lotta delle donne per la libertà e che al suo interno non c'è spazio per il militarismo, né per l'uso della violenza per raggiungere obiettivi geopolitici. Ha anche affermato che l'unico scopo della NATO è il dominio, non la giustizia o la difesa dei diritti umani , e che le donne devono resistere alle politiche della NATO, chiederne lo smantellamento, ristabilire i principi di uguaglianza e pace.

Nel suo intervento l'eurodeputata turco- tedesca Özlem Demirel ha fatto riferimento alla necessità di smilitarizzare le relazioni internazionali e instaurare la pace usando mezzi pacifici. Ha sottolineato inoltre che i fondi stanziati per l'acquisto di armi e attrezzature militari vengono sottratti dai fondi che andrebbero destinati al rafforzamento dello stato sociale a livello mondiale.

A loro volta hanno poi preso la parola quasi tutte le partecipanti, ciascuna sottolineando i problemi che si trovano ad affrontare nei propri Paesi connessi con le attività della NATO. Tutte hanno sottolineato la necessità della pace nel mondo, della smilitarizzazione, dello stato sociale e della promozione dei diritti umani delle donne.

Il gruppo delle Global Women dialoga con GUE-The Left

Intervenendo a nome dell’AWMR Italia, Ada Donno, presente  insieme alle altre italiane Maria Carla Baroni di ADoC-PCI, Alessandra Mecozzi della Casa internazionale delle donne, Cristina Ronchieri dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e Patrizia Sterpetti di WILPF Italia,  ha ringraziato le due eurodeputate di GUE-The Left per il loro contributo di riflessione, che è stato da tutte pienamente condiviso, aggiungendo da parte sua quanto segue:

«La costruzione retorica su cui i vari governi italiani hanno preteso di fondare la giustificazione per oltre 70 anni dell'appartenenza del mio Paese alla Nato è che essa abbia assicurato la pace e la democrazia. Ma è solo una costruzione retorica, fallace e non corrispondente ai fatti».

«È infatti percezione sempre più diffusa nel mio paese che la Nato, sul piano interno, abbia funzionato da cane da guardia degli interessi di una casta economica e politica privilegiata, impedendo sistematicamente l’allargamento della partecipazione popolare al governo del Paese. Quindi ha contribuito a bloccare la democrazia e l’ha fatto usando anche mezzi illeciti, compreso l’appoggio alle azioni eversive della destra neofascista e le attività criminali della mafia.
 
Sul piano esterno ha coinvolto progressivamente il nostro paese in guerre di aggressione contro altri paesi sovrani, fungendo da cane da guardia degli interessi delle potenze occidentali imperialiste e guerrafondaie, della loro economia predatoria ai danni dei popoli sovrani del sud del mondo.

A partire da tutto ciò, consideriamo offensivo e respingiamo con forza la cooptazione di poche donne ai vertici della Nato, illudendole che si stiano promuovendo i loro diritti, mentre invece si sta coinvolgendole in un piano di dominazione unipolare a trazione Usa, che nega di fatto ai popoli del Sud del mondo la possibilità di accedere a risorse e democrazia, e alle donne del mondo di liberarsi realmente dal giogo patriarcale».

Il giorno dopo, 7 luglio, dieci del gruppo d’iniziativa delle Global Women si sono recate presso il quartier generale dell'Alleanza Atlantica, sempre a Bruxelles, e hanno consegnato la stessa Dichiarazione al responsabile dei servizi diplomatici NATO, signor Nicola De Santis.

Il signor Nicola De Santis e Ann Wright

Nella breve replica concessa alle presenti, dopo l'enfatico discorso introduttivo del signor De Santis, la rappresentante dell'AWMR Italia ha dichiarato: «Siamo donne venute in questa sede quartier generale dell’Alleanza Atlantica, da tutti i continenti. In prima fila le nostre amiche finlandesi che rifiutano l’ingresso nella Nato del loro paese, che dal 1975 è stato simbolo di neutralità e coesistenza pacifica, ed ora è divenuto simbolo della morte dello spirito di Helsinki.

«Come diciamo nella nostra Dichiarazione, siamo impegnate nella ricerca di un nuovo ordine mondiale che abolisca la guerra, il militarismo e le politiche belliciste. Cioè l’esatto contrario di ciò che l’esistenza stessa della Nato significa con la sua crescente e insaziabile ansia di espansione globale, che minaccia di provocare un’Apocalisse nucleare, ma già si manifesta con una sfrenata militarizzazione di territori, devastazioni ambientali e sociali a velocità impressionante. Di queste ultime abbiamo già dimostrazioni lampanti anche in Italia.

«Rigettiamo inoltre il progetto di promuovere alcune donne ai vertici nella Nato, perché ci sembra una abietta strumentalizzazione finalizzata, da una parte, ad un restyling di immagine di una organizzazione guerrafondaia come la Nato, dall’altro un tentativo di coinvolgere le donne nell’idea perniciosa che “se vuoi la pace devi preparare la guerra”, un’idea fallace che ha portato solo disastri nel mondo».   

“Noi donne siamo contro la Nato e siamo andate a dirglielo”

Una delegazione della rete internazionale Global Women for Peace united against NATO si è recata nel quartier generale della NATO a Bruxelles per consegnare la Dichiarazione per la pace

Nella foto: Bruxelles, quartier generale della NATO, 7 luglio 2023. Un momento dell'incontro delle Global Women for Peace con il dirigente della divisione diplomatica Nicola De Santis 

Comunicato stampa*

La coalizione "Global Women for Peace United Against NATO", attiva dal marzo 2023, ha organizzato diversi eventi in vista del vertice NATO di Vilnius (12-13 luglio 2023). Gli eventi si sono svolti dal 6 al 9 luglio 2023 a #Bruxelles, sede del Quartier generale della NATO.

Venerdì 7 luglio si è svolto presso la sede della NATO a Bruxelles un incontro al quale ha partecipato una delegazione della coalizione, composta da 10 donne provenienti da diversi paesi.

La delegazione ha incontrato il capo della sezione Impegno della Divisione diplomazia pubblica, Nicola de Santis, e altri del suo staff. La delegazione delle Global Women ha consegnato una copia della Dichiarazione per la pace adottata dal gruppo di iniziativa della coalizione e destinata ad essere firmata da migliaia di sostenitori/sostenitrici della pace in tutto il mondo.

In maniera "entusiastica e fiera", il signor de Santis ha ripercorso la storia della NATO con riferimenti a periodi diversi e ha poi dato la parola alle partecipanti per una breve replica.

Ogni partecipante ha fatto riferimento a diverse questioni relative alla propria regione. Uno degli interventi più rilevanti è stato quello della statunitense Ann Wright, che prestò servizio come ufficiale nell'esercito americano e negli anni '70 fu assegnata al sottocomando NATO delle forze alleate dell'Europa centrale. Si dimise dall'incarico di diplomatico statunitense nel 2003, quando iniziò la guerra in Iraq.

Tutti gli interventi hanno evidenziato l'escalation aggressiva sempre più intensa della NATO, la destinazione, insieme all'Unione Europea, di ingenti somme di denaro verso investimenti nell'industria e nella tecnologia bellica, nello sviluppo dello scudo antimissile e la creazione di una rete di basi militari in tutto il mondo. Ulteriori questioni sono state il tentativo della NATO di globalizzare le proprie attività, sia attraverso la sua costante espansione verso est, sia attraverso la creazione di vari partenariati regionali e programmi satellitari. Coinvolgendo quanti più Stati nei raid e nelle missioni della NATO per le sue esigenze operative, la NATO cerca di attribuire legittimità politica ai suoi interventi, mentre sta minando il diritto internazionale e i principi su cui è stata costruita l’ONU.

Dall’Ucraina alla Siria e dall’Africa al Mar Cinese Meridionale, le forze della NATO svolgono i compiti di braccio armato dell’imperialismo occidentale.

Dalla discussione è emerso che i funzionari della NATO avevano esplorato la biografia di ciascuna delle partecipanti, con de Santis che faceva commenti e controrilievi ai loro interventi.

Dopo le dichiarazioni di ognuna delle delegate, de Santis ha iniziato a ribattere provocatoriamente e ha avviato un confronto polemico con tutte sottolineando energicamente il reale ruolo della NATO e le sue azioni volte a servire i suoi obiettivi e interessi geostrategici. Il dibattito si è concluso tra disaccordi e contro-argomentazioni.

* Redatto da Skevi Koukouma il 15 luglio 2023