08/07/26

Il mito infranto della NATO

 La NATO è diventato l'ultimo rifugio di coloro che sanno imporsi solo attraverso la brutalità. Di Marga Ferrépresidente di Transform! Europe. *

Nella foto: Marga Ferré (da sin.) con Ada Donno, Maite Mola e altre duranne il Vertice per la pace Madrid 2022

Guerra e pace di Tolstoj inizia con una scena che molti di voi ricorderanno: nel salotto di Anna Pavlovna, l'aristocrazia russa parla di "guerra" con fascinazione, come se discutesse di qualcosa di inevitabile. Oggi, al vertice della NATO e nei corridoi della bolla di Bruxelles, il tono è lo stesso: la guerra è tornata a essere qualcosa di accettato, giustificato e, in definitiva, gestito.

 Immagino il vertice NATO (di Ankara ndt) come il salotto di Anna Pavlovna, pieno di uomini pieni di sé, volutamente ciechi: immersi nei miti di un passato glorioso per non vedere una realtà che li sfida. La sfida, la domanda giusta (che tutti conoscono), è tutt'altra cosa, ed è proprio questo che si rifiutano di vedere: come riformare il sistema di sicurezza globale in un'epoca in cui il vecchio ordine sta crollando.

 

La NATO è un anacronismo del XX secolo che non serve a nulla. In Iraq, Afghanistan, Ucraina, Iran… accumula solo disastri, fallimenti, fiaschi e sofferenze. Persino in termini militari non ha senso e, ancor meno in un XXI secolo che, piaccia o no, è già un mondo multipolare che non ha bisogno di un criminale dell'ICE che faccia da gendarme del mondo. Ecco perché si ricorre a categorie obsolete, di un altro secolo, che non essendo più esistenti alimentano un mito irreale.

 

Ecco perché dobbiamo ridefinire le parole. Se il vecchio ordine crolla, ma non cambiamo il nostro vocabolario, vedremo come in Europa, per sostenere la guerra e la militarizzazione, le élite borghesi si appellino con una cecità sconcertante all'immaginario del XX e persino del XIX secolo. Lo fanno per dipingere i nemici con i tratti grossolani della Guerra Fredda, per imporre categorie del XX secolo a una realtà radicalmente diversa. E quando queste non si adattano, naturalmente, il mito si infrange.

 

L'Eurobarometro del Parlamento europeo (2026) lo afferma chiaramente: il 52% degli europei considera la pace la priorità fondamentale che l'Unione europea deve difendere. La maggioranza vuole la pace, eppure, nello stesso periodo, la Commissione europea ha approvato 800 miliardi di euro per gli armamenti. Ottocento miliardi. Questa disfunzione si può comprendere solo se si capisce che non è un'anomalia: è il sintomo di una crisi di rappresentanza. Nelle mie lezioni, chiedo spesso al pubblico: qualcuno crede che Trump bombardi Caracas, assedi Cuba o bombardi l'Iran in nome della democrazia o della pace? Nessuno ci crede, ed è proprio questo che rende la cosa ancora più terribile.

 

Scavando tra le crepe del mito della guerra e della NATO, scopriamo, sorprendentemente, un divario generazionale particolarmente evidente in Europa. I sociologi iniziano a definirla la "Generazione di Gaza": si tratta dei giovani che, durante il genocidio di Gaza, sono scesi in piazza in massa in tutta Europa, mentre quasi nessun governo si è espresso contro il massacro. Questa disfunzione generazionale è un prodotto del nostro tempo.

 

Ulteriori criticità: nonostante la persistenza di una retorica bellicosa tra le élite (e i media a esse asserviti) che a malapena cela la malinconia per gli imperi perduti, il rapporto tra UE e Cina è una frattura brutale. Ho usato questo caso per illustrare come le istituzioni europee si stiano dirigendo verso una mentalità bellicosa illusoria.

 

Il documento "Piano per il riarmo dell'Europa" afferma che "la Russia, sostenuta dai suoi alleati, tra cui Bielorussia, Cina, Corea del Nord e Iran, rappresenta la minaccia diretta e indiretta più significativa per l'UE e la sua sicurezza" (PE, 2025); poi c'è "la Cina, spinta dall'ambizione di diventare una superpotenza globale". Ripeto, si tratta di un documento ufficiale. Ma che tipo di visione del mondo è quella in cui tutto ciò che non è sotto il controllo dei plutocrati americani è considerato una minaccia? Eppure, la realtà racconta una storia diversa. Un sondaggio di Public First di quest'anno ha rilevato che la maggioranza degli europei percepisce la Cina come un partner più affidabile degli Stati Uniti. E non mi sorprende, visti i grotteschi insulti di Donald Trump.

 

L'esistenza della NATO è priva di significato. Al di fuori dei vertici NATO e della sua vergognosa sottomissione a Trump, esiste un mondo che sta già lavorando per definire nuovi modelli di sicurezza e pace radicati nella difesa della ragione, intesa come la nostra capacità di andare oltre lo status quo, come il potere di creare un diverso ordine internazionale. Questi nuovi modelli per il XXI secolo implicano un cambio di paradigma, passando dalla competizione alla collaborazione, dalla guerra alla pace, dal caos alla governance globale, a maggiori diritti e a uno sviluppo giusto e sostenibile.

 

Se Tolstoj iniziò Guerra e Pace con i borghesi riuniti in un salotto a discutere della guerra come qualcosa di accettabile, scelse di concludere il suo capolavoro con la scena di un bambino che, dopo anni di guerra, sogna un futuro in cui farà qualcosa di diverso.

 

Sta diventando sempre più comune un concetto diverso: la consapevolezza che l'aggressività di Trump sia una reazione al declino egemonico degli Stati Uniti e che, scomparendo quest’ultimo, possa emergere un mondo senza imperi. Al di fuori della Fortezza Europa, ma anche al suo interno, si sta delineando un mondo che viene immaginato come una realtà realizzabile, un mondo multipolare, cooperativo e pacifico.

 

Ed è perfettamente possibile, motivo per cui si considera la NATO l'ultimo rifugio di coloro che sanno imporsi solo attraverso la brutalità.

 

Stiamo andando avanti o stiamo tornando all’età delle caverne?

 

* L’articolo è stato pubblicato su: https://www.publico.es/ , il 7 luglio 2026 


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