18/06/13

SIRIA

Donne in Nero:
pace possibile in Siria fermando le interferenze straniere

 “Dopo una visita di 10 giorni in Libano e in Siria, a capo di una delegazione di 16 persone provenienti da 8 paesi, invitata dal Movimento Mussalaha per la Riconciliazione, sono ritornata con la speranza che la pace sia possibile in Siria, a condizione che tutte le interferenze straniere vengano fermate e ai Siriani sia concesso risolvere i loro problemi in base al diritto all’autodeterminazione”. 
Così Mairead Maguire, Premio Nobel per la Pace.
Purtroppo, questa speranza sta svanendo con l'annuncio che gli Stati Uniti forniranno armi direttamente all'"opposizione siriana" - e sicuramente i suoi alleati europei, tra cui l'Italia seguiranno.
L'affermazione della Casa Bianca che questa escalation militare è la risposta degli Stati Uniti alla violazione delle norme internazionali per l'uso da parte del governo siriano di armi chimiche è un insulto alla nostra intelligenza.
 La spinta verso un intervento diretto non ha nulla a che fare con il desiderio di proteggere la vita umana in Siria. Gli Stati Uniti e le altre potenze esterne non possono essere visti come mediatori onesti. Dietro la facciata di preoccupazione umanitaria, vediamo i soliti interessi economici e strategici. Ad esempio, un nuovo gasdotto è previsto per portare il gas iraniano in Siria, e, eventualmente, ai mercati europei. Questo non corrisponde agli interessi degli Stati Uniti e dei loro alleati. Così, il popolo della Siria saranno sottoposti ad una guerra di rapina che per quanto possa rovesciare Assad, non porterà loro la libertà o l'autodeterminazione.
Dopo l'intervento libico, gli Stati Uniti ed i suoi alleati, ovviamente, credevano di poter facilmente perseguire una simile strategia di dirottare le proteste popolari e di fomentare una guerra civile settaria per rovesciare Assad, per poi installare un governo fantoccio. Che proprio non è accaduto e il motivo fondamentale non è una mancanza di armi - Qatar, Arabia Saudita e Turchia hanno ricevuto il sostegno segreto di Washington nel inviare armi agli elementi islamici più virulenti del movimento ribelle, mentre la Russia e l'Iran hanno forniti armi al governo siriano - ma piuttosto il fatto che la maggioranza della popolazione, per quanto  possa essere ostile a Assad, risentono l'interferenze straniera e i jihadisti stranieri ancora di più. 
 

16/06/13

CONVENZIONE DI ISTANBUL

Ratifica al Senato

Martedì 18 giugno torna all'esame del Senato il ddl 720 per la ratifica e applicazione della Convenzione d'Istanbul sulla prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne.
"Nel contrasto alla violenza sulle donne l’Italia è tra i primi della classe. Almeno sulla carta. Saremo presto il quinto Stato – dopo Albania, Portogallo, Turchia e Montenegro – ad aver ratificato la Convenzione di Istanbul, il trattato internazionale del Consiglio d’Europa volto a prevenire e sanzionare i femminicidi, gli stupri e le altre forme di violenza di genere. Rimangono ora venti Stati – tra cui Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Svezia ecc. – che pur avendo firmato il trattato non lo hanno ancora ratificato.
Dopo che martedì 28 maggio la Camera ha approvato la Convenzione all’unanimità (e dopo le polemiche per l’aula semideserta durante la discussione prima del voto), manca l’approvazione del Senato. In base a quanto stabilito dal trattato serviranno comunque le ratifiche di altri cinque Stati prima che la disciplina internazionale possa entrare in vigore.
Ma qual è il contenuto della Convenzione di Istanbul e dei suoi 81 articoli?"

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15/06/13

DONNE SAHARAWI


40 anni di violazione dei diritti da parte del Marocco

France Libertés (Fondazione Danielle Mitterrand), nella sua relazione alla ventitreesima sessione del Consiglio dei Diritti umani svoltasi a Ginevra dal 27 maggio al 14 giugno 2013, relazione pubblicata sul sito web del Consiglio, ha esortato le Nazioni Unite ad assumersi le proprie responsabilità rispetto al Sahara occidentale e a proteggere i cittadini saharawi dalla sistematica repressione esercitata contro di loro, in particolare contro le donne saharawi.
Nella relazione intitolata "La situazione delle donne in Sahara occidentale ", France Libertés ha sottolineato come la destabilizzazione delle donne saharawi dura da più di 40 anni nei territori occupati del Sahara Occidentale, un territorio non autonomo  che il regno del Marocco occupa illegalmente dal 1975.
A più di 20 anni di distanza  dall’approvazionein seno all'Assemblea generale delle Nazioni Unite della Convenzione contro tutte le forme di discriminazione contro le donne, la situazione delle donne Sahrawi si va deteriorando sempre più pericolosamente a causa della politica di occupazione marocchina.
PENSIERI PER UN  WEEKEND                     
 

di Giancarla Codrignani

1) Donne italiane: le donne hanno superato i maschi nelle elezioni amministrative, dopo le solite dicerie ("le donne non votano le donne") e l'ideologia delle "quote".
Bastava la doppia preferenza....
2) Donne turche: che cosa scommettiamo che anche a Istambul questa protesta verrà ricordata come ecologica ("salviamo 800 alberi") o laicista ("ci faranno una moschea") o anche anticonsumista ("ci costruiscono un supermercato")? Non c'è più traccia nei media della reazione di donne e giovani contro il divieto di bacio nelle strade e le minacciate "velature" delle donne. Come se il primo problema non fosse la violenza sessista: alla fine dello scorso anno una deputata ha scandalizzato il Parlamento mostrando sul suo corpo le lividure delle botte maritali. E la giallista Esmahan Aykol dice (su Repubblica di oggi) che in Turchia "non è difficile essere scrittrice, ma essere donne...ogni giorno ne vengono uccise tre ".
3) Donne cattoliche (e non solo): Papa Francesco è molto caro e dice cose entusiasmanti. Peccato che continui il culto dell'embrione tipico del maschilismo di un clero che, anche se non ha idee ben chiare su come nascono i bambini, dovrebbe rinunciare a chiedere a tutti i governi del mondo "la protezione giuridica" di ogni prodotto del concepimento. Pensare che le donne tentano di spiegare che cosa'è la maternità "libera e responsabile" e che cos'è la violenza....
 
14 giugno 2013

14/06/13

NO DAL MOLIN

Donne in Nero: Appello alle Autorità a non partecipare all’inaugu...:
"Come atto di rispetto alla città chiediamo a tutte le autorità locali di non partecipare all’eventuale inaugurazione della nuova base Usa al Dal Molin***E' questa la richiesta che gruppi, associazioni e comitati vicentini rivolgono alle autorità locali attraverso una raccolta firme che durerà fino a fine giugno. Clicca qui per firmare. Scarica il modulo e raccogli le firme tra vicini, amici e parenti. Riconsegna il modulo compilato al banchetto che sarà presente a FestAmbiente L’inaugurazione della nuova base USA Dal Molin è un atto che gli statunitensi vogliono riproporre...

07/06/13

TURCHIA

Care donne della Turchia, siamo con voi!

La Federazione delle donne greche (OGE) ha inviato il seguente messaggio di solidarietà all’Unione delle donne per l’uguaglianza e la libertà di Turchia, organizzazione affiliata all’Ufficio europeo della Federazione democratica internazionale delle donne (Widf).
“Care amiche e compagne, stiamo seguendo con grande apprensione gli avvenimenti nel vostro paese e la violenta repressione a danno dei dimostranti a Istanbul e altre città della Turchia. Noi della Federazione donne greche (OGE) condanniamo la repressione e l’autoritarismo del governo di  Erdoğan ed esprimiamo la nostra solidarietà al movimento delle donne e al popolo di Turchia in lotta contro le politiche governative antipopolari e contrarie agli interessi dei lavoratori. Noi in Grecia, insieme alle altre donne, agli operai, ai lavoratori tutti, agli studenti leviamo la nostra voce solidale col popolo turco, contro i monopoli e l’autoritarismo. Noi della Federazione delle donne greche siamo infatti convinte che le lotte del movimento delle donne, e quelle del movimento popolare in generale, debbano indirizzarsi contro i monopoli, cioè contro le ragioni che producono le politiche antipopolari dei governi borghesi e contro le organizzazioni imperialiste, ed aprire la strada alla soddisfazione dei nostri bisogni immediati e all’uguaglianza sociale e di genere.
Siamo con voi in questa lotta, in nome dell’amicizia fra i popoli e contro l’odio nazionalistico!”

02/06/13

I 5 CUBANI

5 giornate per i 5 Cubani
Cinque giornate fitte di iniziative pubbliche - dal 30 maggio al 5 giugno -  sono in corso a Washington DC, con la partecipazione di rappresentanti di 22 paesi del mondo, per chiedere che cambi la politica Usa verso Cuba e la libertà per i 5 Cubani detenuti negli Usa da 15 anni.
 Alle attività di queste 5 giornate hanno assicurato la loro partecipazione parlamentari, intellettuali, avvocati, sindacalisti e attivisti provenienti da 22 paesi del continente americano e del mondo. Tra questi la celebre attivista dei diritti civili Angela Davis, il giornalista e scrittore Ignacio Ramonet , già caporedattore di Le Monde Diplomatique; Dolores Huerta, notissima scrittrice giornalista ed ex parlamentare brasiliana, autrice di numerosi libri, tra cui i best seller Olga; Wayne Smith, ex capo della sezione Interessi Usa a Cuba; Ramsey Clark del Centro per i diritti umani negli Usa; il filosofo italiano e parlamentare europeo Gianni Vattimo, e molti altri.

2 GIUGNO

Il 2 giugno è la nostra festa,
la festa delle donne e degli uomini che si riconoscono nella Costituzione,
che sancisce i diritti di tutte e di tutti, il diritto al lavoro, all’istruzione, alla salute…,
e il ripudio della guerra.
Ribadiamo la pace come bene comune e valore fondante e fondamentale della Repubblica
Fuori la Guerra dalla Storia