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20/12/22

L'intrappolamento di Julian Assange

 ...si avvicina la sentenza della “Camera Stellata"


Lo scorso 10 dicembre, giornata mondiale per i diritti umani, si sono tenute in molte capitali del mondo sit in davanti alle ambasciate Usa per chiedere la liberazione di Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks perseguitato da 13 anni per avere documentato agli occhi del mondo i crimini di guerra degli Stati Uniti.  In questo articolo, l’attivista statunitense Ellen E. Taylor ha ricostruito per Socialist Action il calvario di Assange, che nella prigione di Belmarsh attende la decisione della Star Chambre, l’Alta Corte inglese, sull’estradizione negli Usa. Nonostante diversi importanti quotidiani internazionali che hanno pubblicato articoli basati su documenti Wikileaks abbiano recentemente chiesto al governo degli Stati Uniti di lasciar cadere le accuse, contro di lui si profila un processo da tribunale illegale.

di Ellen E. Taylor*

Il 28 novembre il New York Times, Der Spiegel, The Guardian, Le Monde e El Pais hanno inviato una lettera aperta al mondo, in cui si afferma che «il governo degli Stati Uniti dovrebbe smetterla di accusare Julian Assange di aver pubblicato segreti di Stato».

Questa lettera è imperdonabilmente tardiva. Julian è stato sepolto vivo per oltre un decennio. Da quanto viene riferito, è in condizioni terribili. Pare che in questo paese siamo diventati tolleranti nei confronti di pene detentive interminabili, e che scopriamo l'innocenza delle vittime solo molto tempo dopo che le loro vite sono state distrutte.

Nella lettera, questi "Papers of Record" non fanno menzione della parte che essi stessi hanno avuto nella distruzione di questo essere umano. Hanno persino il coraggio di ricordarci le loro riserve sul caso di Julian, a proposito della criptazione/redazione e l’hackeraggio, questioni che sono state definitivamente messe a tacere anni fa, durante processi, le udienze e una testimonianza ritrattata. Inoltre, essi stessi hanno partecipato alla campagna diffamatoria, che ha trasformato Julian in un paria, lasciato marcire in condizioni orribili che sono state equiparate dalle Nazioni Unite a torture.

La manipolazione della percezione, secondo il Dizionario dei Termini Militari e Associati del Dipartimento della Difesa, consiste in «azioni volte a trasmettere e/o negare informazioni selezionate al pubblico per influenzarne le emozioni, motivazioni e ragionamento oggettivo... che alla fine risultano in comportamenti e azioni ufficiali favorevoli agli obiettivi dell'originatore. In vari modi, la manipolazione della percezione combina proiezione della verità, sicurezza delle operazioni, copertura e inganno ed operazioni psicologiche».

Come funziona questa gestione della percezione è illustrato da Nils Melzer, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura dal 2014 al 2022, che quest'anno ha pubblicato un libro, The Trial of Julian Assange. Durante la sua carriera, egli ha intervistato centinaia di torturatori, vittime di torture, prigionieri di guerra e altre persone sottoposte a trattamenti crudeli, inumani o degradanti, in tutto il mondo. In molti anni di esperienza ha potuto discernere la verità dalle bugie e svelare calunnie di ogni genere. Tuttavia, quando ha ricevuto un appello dal team legale di Julian Assange, alla fine del 2018, che chiedeva protezione da trattamenti disumani durante la sua reclusione presso l'ambasciata ecuadoriana a Londra, Melzer l'ha accantonato.

Demonizzazione di Assange

La sua scrivania era piena zeppa di incriminazioni di tortura, prigionieri a rischio, possibili crimini di guerra. Per lui, "come per la maggior parte delle persone in tutto il mondo, Assange era solo uno stupratore, nichilista, un hacker, una spia, un narcisista". Melzer aveva del lavoro più importante da fare. «Come tanti, ero convinto di conoscere la verità (su Assange), anche se non riuscivo a ricordare bene da dove provenisse quella conoscenza».