07/10/15

NO WAR - NO NATO

“Le bombe che sganciano i mass media sono quelle che causano le prime vittime”




Nell’intervista al settimanale online Canarias-semanal, ANGELES DIEZ, sociologa esperta di comunicazioni di massa, spiega perché “Guerra e mass media” sarà uno dei temi più urgenti  in discussione nella Conferenza internazionale del 6-7-8 novembre 2015 a Madrid, in cui si costituirà il Tribunale Permanente dei Popoli contro la guerra imperialista e la NATO


- Qual è il rapporto tra la NATO ed i mass media? Si può dire che questi sono al servizio del potere imperialista?

   - La prima cosa da notare è quale ruolo giocano i mass media nei conflitti armati, sia nella possibilità che avvengano, sia nella loro giustificazione. E poi, spiegare qual è il ruolo dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO)   nel mantenimento e l'espansione del  potere imperiale.  Si suol dire che i media sono  quarto potere.   Cioè, insieme al potere legislativo, esecutivo e giudiziario, sono un nuovo potere che, attraverso la creazione e la gestione della opinione pubblica, generano un potere diverso. Si suole anche dire che sono meri strumenti del potere. Se partiamo da queste premesse, la conseguenza logica sarebbe quella di pensare che a seconda di chi o che cosa controllano i media, avremo dei media che servono l’uno o l'altro (stati, aziende, partiti politici, l'esercito ....) e che basterebbe appropriarsi di uno o più mezzi di comunicazione per contrastare gli effetti dei media al servizio del potere. Ma la realtà è ben diversa. Oggi i mass media sono la forma nella quale  il potere si manifesta. Cioè, sono una delle facce del potere, una parte sostanziale.


Bisogna capire che il Potere (la capacità di imporre) non può essere esercitato solo con la violenza in quanto si tratta di un potere su scala planetaria; in alcuni paesi (i paesi poveri) e in certi momenti (quando si producono resistenze) si dispiega usando la violenza, la guerra o la repressione, ma in altri (i paesi ricchi), il campo di battaglia principale sono le coscienze. Il Potere ha bisogno del consenso, in particolare in quelli che chiamiamo paesi sviluppati, dai quali solitamente partono le aggressioni armate. Come una volta ha detto   Noam Chomsky,  la propaganda è per la democrazia ciò che il manganello è per i sistemi totalitari.
Il consenso si costruisce formando una  opinione pubblica  favorevole, acconsenta o accetti che in determinati momenti e contro determinati "nemici" bisogna usare la violenza.
Questo potere su scala planetaria è in realtà il capitalismo come sistema egemonico di sfruttamento. Ma non è un'entità astratta, si espande e si riproduce sulla base dell'esercizio della violenza da parte di coloro che hanno l'egemonia di questo ordine sociale. In questo senso, gli Stati Uniti (e le sue corporations) sarebbero il paese che guida la coalizione di Stati il cui obiettivo è il mantenimento e la riproduzione del capitalismo. Perciò parliamo    di impero e imperialismo.
L'imposizione di un ordine sociale così ingiusto, predatorio e barbaro come il capitalismo si ottiene mediante la guerra, ed è qui che compare la NATO come struttura militare che, dalla seconda guerra mondiale,   progetta, dirige, coordina ed esegue le azioni militari che sono necessarie in ogni momento per mantenere il potere imperiale.
 I mass media sono conglomerati di imprese la cui attività principale non necessariamente è il campo dell'informazione e della comunicazione. Le aziende dei media sono come le altre imprese, quelle delle armi, istituti finanziari, energia, ecc. Queste aziende sono quella parte del potere che ricava anche profitti, accumula capitali, con la guerra e con l'espansione dell'economia di mercato su tutto il pianeta.
 Questo mette la NATO e i media sullo stesso livello di responsabilità nei confronti dell'imperialismo, possiamo dire che le bombe che sganciano i media sulle popolazioni sono quelle che causano le prime vittime, poi ci sono quelli degli eserciti imperiali e la NATO .

- Quale ruolo giocano i  mass media quando affrontano la questione della guerra?

 Abbiamo già risposto prima a questa domanda, ma possiamo approfondire un po’ come i media  colpiscono e chi sono  le loro vittime. I mass media indirizzano i loro proiettili sulle nostre coscienze e la nostra volontà.  Preparano il terreno perché non ci siano resistenze al dominio imperiale. Tradizionalmente si è studiato questo tipo di performance dei media esplorando la "propaganda di guerra", ma con la Guerra Fredda, a poco a poco, quasi tutte le informazioni che riceviamo su altri paesi si sono convertite in propaganda di guerra che opera sullo schema di buoni / cattivi, democratici / dittatoriali.
Se studiamo il funzionamento dei media nei conflitti armati (e anche nella guerra sporca, operazioni segrete e la guerra di bassa intensità), ci rendiamo conto che prima che i media ci "diano la notizia" già abbiamo interiorizzato un "chip" o una "matrice", nella quale inseriamo facilmente le notizie, assumendo senza problemi quello che i media ci raccontano su quale è il paese "canaglia", chi è il dittatore, il nemico, il mostro, chi sono le vittime e chi sono i colpevoli.
L’uso intensivo della propaganda di guerra si svolge in tempo di pace, ma oggi viviamo in uno stato di guerra permanente, anche se fisicamente nel nostro paese non lo percepiamo in questo modo. La nostra percezione, che noi viviamo fuori dei conflitti e delle guerre, è anche essa una costruzione dei mezzi di comunicazione.

 - Che ruolo giocano o possono giocare i mezzi di comunicazione  alternativi?

 I media alternativi possono giocare un ruolo chiave. Lo stesso dei gruppi di persone e i collettivi che si sforzano di smascherare il potere cercando di generare consapevolezza sulle cause e il significato della guerra. I media alternativi devono muoversi in un campo di battaglia che è minato, con regole di gioco che sono imposte, con strumenti che non controllano e obiettivi che sono incommensurabili. Nonostante questo squilibrio, sono un elemento chiave per affrontare il Potere dell'ordine capitalista. Lo sono dal momento stesso in cui si rendono conto che sono al servizio della gente che resiste, cioè, quando assumono che costruiscono un  contropotere.
Nella misura in cui i media alternativi si vedono come parte di un processo di trasformazione radicale dell'ordine capitalistico, in quel senso svolgono un ruolo chiave per affrontare l'imperialismo sul terreno della comunicazione.

- Quali sono i loro limiti?

Le limitazioni sono le stesse che hanno i militanti, attivisti e persone organizzate in generale, per esempio, crederci imprescindibili, subordinare le cause al nostro interesse individuale, trasformare i media in strumenti al servizio dei nostri interessi o inquietudini.
 Poi ci sono altri problemi come pensare che senza risorse finanziarie non possono fare molto. Anche questo accade ai militanti.  I media alternativi son soliti guardarsi allo specchio dei mass media. Ad esempio, nel tentativo di raggiungere il grande pubblico, diventare mass media, dare la notizia con la stessa velocità, tenere corrispondenti ovunque, etc. Ciò sarebbe possibile solo se cambiassero i rapporti di forza e fossero le persone comuni, i lavoratori, i movimenti sociali ad avere l'egemonia sociale. Se queste condizioni non ci sono, la competizione con i mass media nel disputarsi l’opinione  pubblica mette fine al loro carattere di media alternativi.

- Dal 3 ottobre e 6 novembre la NATO ha spostato più di 30mila  soldati in alcune super- manovre, a quale scopo e  perché in Spagna?

 Dal momento che lo Stato spagnolo è entrato nella struttura militare della NATO nel 1986, è diventato un elemento chiave della politica aggressiva ed espansionista della NATO, degli Stati Uniti ed i loro alleati europei. Militarmente lo Stato spagnolo non contribuisce gran che alla NATO, ma geo-strategicamente sì.
Le basi militari della penisola sono state designate come siti da cui è possibile distribuire le forze della NATO fino in Africa, ma anche fino alla frontiera della Russia con l'Europa. Poi c'è lo Scudo missilistico degli Stati Uniti che sarà dispiegato nella base di Rota.
Le manovre che sono già in atto nella penisola rispondono alla strategia della NATO di attivare una risposta rapida che consenta, se così deciso, di dispiegare più di 35.000 soldati in una settimana. Denominate Trident Juncture queste esercitazioni  muovono forze terrestri, aeree e marittime principalmente nel territorio della Spagna, che è l'ospite principale.
Il governo ha autorizzato in una rinegoziazione del trattato, taciuta dai mass media, sulla base di Morón il posizionamento permanente fino a 3.000 soldati e l’impiego immediato dei loro mezzi aerei. In precedenza, era stato autorizzato lo stazionamento nella base di Rota di quattro cacciatorpediniere con AEGIS, il famoso Scudo missilistico.
 Gli impegni che il governo ha preso con la NATO hanno significato una perdita di sovranità senza precedenti. Per esempio, noi siamo sede del Combined Air Operations Center (CAOC) di Torrejón. Questa base sarà uno dei due posti di controllo delle operazioni aeree in Europa. A Rota, nella nave "Castiglia", ci sarà una piattaforma per il comando di operazioni marittime e un centro di comando delle operazioni a terra.
Lo Stato spagnolo non solo inaugura con queste manovre una nuova concezione della guerra mondo guidata dagli Stati Uniti con il supporto alla Forza di intervento rapido della NATO, ma supporterà anche il comando presso il Quartier Generale Terrestre di Alta Disponibilità di Bétera.

- Che cos'è e qual è l'obiettivo del Tribunale Permanente dei Popoli contro la guerra imperialista e la NATO?

 Non è la prima volta che si tengono  Tribunali popolari per condannare socialmente e politicamente interventi armati, nel nostro paese già si sono fatte convocazioni simili dopo la prima guerra contro l'Iraq nel 1991, prima per denunciare il blocco all'Iraq e poi l’occupazione.
L'idea di realizzare un Tribunale che sia permanente, che abbia continuità nel tempo e  riunisca attivisti, organizzazioni, persone, media alternativi, ecc. parte dall’idea che oggi la guerra, è globale e permanente. Siamo in guerra e dobbiamo fermarla.
 Raccogliamo l'impostazione di Bertrand Russell in relazione alla guerra del Vietnam, quando nella seconda sessione del Tribunale internazionale contro i Crimini di Guerra (1967) dichiarò: "Il nostro compito è quello di rendere all’umanità testimonianza di questi crimini terribili, e unire l'umanità dalla parte della giustizia" (seconda sessione del Tribunale penale internazionale, novembre 1967)
Siamo convinti che la guerra non è una casualità, né un destino, è il risultato di un sistema economico basato sullo sfruttamento e lo sterminio, predatorio e ingiusto, e nessuno può restare indifferente.
Il Tribunale permanente contro la guerra imperialista e la NATO vuole essere un osservatorio delle guerre, delle loro cause, conseguenze e responsabilità. Sarà anche un canale per la creazione di un archivio della memoria e della resistenza dei popoli contro la barbarie della guerra.
Comprendendo che la guerra non è solo un intervento armato, ma la sottomissione con la forza che avviene attraverso l'economia e la politica, ferendo il diritto di esercitare la sovranità dei popoli, il Tribunale di formare e diffondere una condanna sociale e politica della situazione creata dagli interventi militari.

 - Nell'ambito delle giornate che si terranno il 6,7 e 8 novembre a Madrid, una area tematica tratterà "Guerra e mass media", che si può dire in proposito?

Con questo workshop ci poniamo diversi obiettivi. Alcuni sono a breve termine come introdurre nella prima risoluzione del Tribunale denunce e condanne del comportamento dei mass media. Altri obiettivi sono a lungo termine, in queste prime sessioni faremo solo una prima riflessione e discussione, perché, come abbiamo detto in precedenza, si tratta di creare uno spazio di denuncia e condanna sociale della guerra che si mantenga nel tempo.
Proveremo ad analizzare i comportamenti dei mezzi di comunicazione: come operano, come manipolano in casi specifici di conflitto armato. Denunceremo e documenteremo le campagne di propaganda che giustificano gli interventi armati. A titolo di esempio, la campagna che è stata scatenata con la questione dei rifugiati può essere collegata con la necessità di giustificare un intervento militare più aggressivo dell'Impero sul governo siriano.
Vorremmo denunciare e condannare i responsabili, le Corporations  dei media ma anche i giornalisti che sostengono e incoraggiano le guerre. Vogliamo anche denunciare e segnalare la responsabilità degli Stati per quanto riguarda i codici etici di comunicazione, il monopolio e l'unanimità nel trattamento della guerra (creazione di stereotipi che generano violenza e la guerra)
Vorremmo anche per raccogliere testimonianze e denunce specifiche sulle pratiche di manipolazione, occultamento e inganno.


(trad. Awmr Italia)

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