24/04/24

25 Aprile / Anna Maria Reale partigiana siciliana nella Resistenza per la liberazione di Roma

 In occasione del 25 Aprile pubblichiamo – riprendendolo dal sito dell’Associazione ConcettoMarchesi Gallarate – il racconto biografico di Franca Sinagra Brisca sulla partigiana messinese Anna Maria Reale, che fu attiva nella Resistenza a Roma dal 9 settembre ‘43 al 5 giugno ’44.



di Franca Sinagra Brisca

Nulla si sapeva fino a oggi della sua partecipazione alla Resistenza romana in uno dei momenti più tragici, dall’8 settembre ’43 alla notte fra il 4 e il 5 giugno ’44, data dell’entrata in Roma degli alleati americani dopo lo sbarco ad Anzio (dal 22 al 31 gennaio 1944 con l’operazione Shingle approdano circa cento mila uomini e una gran quantità di materiale bellico). La Resistenza aveva già costituito una solida testa di ponte intorno a Nettunia e zone limitrofe, su quel percorso la formazione partigiana “Banda Nettunense” (nome della direzione stradale Roma-Anzio) operò un costante attivismo anti nazifascista con azioni di sabotaggio e contrasto.


Anna Maria Reale, all’età di 21 anni, appartenne a questa formazione di cui fecero parte 14 componenti, con lei altre 4 donne nel ruolo di partigiane combattenti: Alda Baldazzi romana di nascita 1920, Clelia Ferronetti napoletana (1895), le patriote romane Liliana Carpena (1923) e Sara De crescenzia (1909).  9 gli uomini nello stesso ruolo: Cesare Benucci romano (1910), Carlo Casaldi (1908) nettunese, Giulio Cesari romano (1894), Enrico D’Amico (1904) romano, Martucci Sergio (1930) romano, Panzironi Sesto, romano (1900), Petrucchi Riziero aquilano (1895), i romani Luigi Degni (1913) e Orlandi Fernando (1907), stando a quanto documentato nel sito governativo partigiani zona Lazio.

Anna Maria Reale (Capo d’Orlando, ME 1922 – Roma 2003), apparteneva ad una famiglia di solido spirito democratico e di militanza politica. Figlia di Erminia Di Lena, di una famiglia di Naso nota per l’adesione ai principi di progresso socialista nel periodo degli inizi del Novecento e al seguito dell’attività organizzata dall’avvocato e poi onorevole Francesco Lo Sardo. Il padre, Giuseppe Reale di Capo d’Orlando, commerciante di legname, si trasferì a Messina già nel 1923, dove accolse ospiti i cognati Di Lena. Rimasta orfana della madre a sedici anni ed emigrato il padre in Colombia, da Messina la ragazza si trasferì a Roma presso gli zii materni, che saranno la sua nuova famiglia.

Personalità di spicco nella storia locale e nazionale, degli zii Di Lena si ricordano Carmelo, che nel dopoguerra rivestì il ruolo di sindaco democratico a Naso, e Ignazio che militò nell’orbita clandestina di Lo Sardo dagli inizi del fascismo in Sicilia e poi  nella Resistenza romana, fino ad occupare ruoli apicali nell’organizzazione del P. C. I. siciliano e nazionale del dopoguerra, infatti dal dicembre 44, mentre lo zio Cono era entrato nel Partito d’Azione, lo zio Ignazio Di Lena fu a capo del P.C.I. per organizzare il Direttivo regionale in Sicilia e dopo la Liberazione dirigerà a Roma dal ‘47 l’Ufficio quadri e la scuola di partito.

Nella certificazione della Commissione Partigiani, Anna Maria Reale ventunenne, fece parte dall’8 settembre1943 al 4 giugno 1944 della formazione partigiana Banda Nettunense, che aprì la strada agli alleati dallo sbarco ad Anzio fino all’entrata a Roma, come certifica la sua scheda di partecipazione acquisita in data 19 agosto 1947, nel ruolo di partigiana combattente aggregata, quindi armata. Ma la sua militanza antifascista fu senz’altro precedente a queste date, sapendo che l’antifascismo degli zii datava dalla loro militanza in Sicilia e poi a Roma, che essi furono fra i combattenti nel marzo ’43 a Porta San Paolo (con Sandro Pertini e altri antifascisti) per contrastare invano l’entrata dei nazisti a Roma.

Lo sbarco degli americani colse di sorpresa i tedeschi, che attueranno a Roma gli episodi noti per efferatezza e crudeltà, mentre la situazione a Roma era divenuta insostenibile e l’avanzata alleata per lunghi 4 mesi fu difficile fino a quei primi giorni di giugno.

 I gruppi di Resistenza armata a Roma agirono in tutta la città, vennero catturati molti partigiani e sono note le torture inenarrabili in Via Tasso / Villa Triste: si tratta di una parte di storia che è stata approfondita in tanti libri sulla nostra Liberazione nazionale.

Nel periodo della occupazione tedesca certamente Anna Maria subì, militando nella formazione Nettunense, i tragici eventi dell’assassinio delle dieci donne in cerca di pane, episodio significativo avvenuto il 7 aprile 1944, in prossimità del Ponte dell’Industria (conosciuto come “Ponte di Ferro” che unisce i quartieri Ostiense e Portuense/Marconi): un gruppo di donne insieme a ragazzi e anziani, tentarono l’assalto al mulino Tese, per impadronirsi del pane destinato ai tedeschi. Le SS e i fascisti italiani intervennero subito, spararono sulla folla e trascinarono dieci donne fino alla spallata del ponte dove le fucilarono lasciandole sulla ringhiera ad esempio della loro efferatezza per i passanti.

Certamente Anna Maria visse gli orrori della guerra: il terrore dell’informazione sulle torture ai partigiani nella cosiddetta “Villa Triste” / Via Tasso, del rastrellamento nel ghetto ebraico e della strage nelle Fosse Ardeatine. Visse l’orrore di Roma città aperta e lo sbando sociale che conosciamo raccontato in molte scritture e in notissimi film.

Sulla partecipazione delle donne alla Resistenza gli studiosi titolano: Donne, la Resistenza taciuta. Da una decina d’anni negli studi di genere emerge la folla delle donne italiane resistenti a vario titolo, tanto che è stato fatto un conto che ammonta a circa 35.000. Il motivo del lungo silenzio che ha avvolto la vicenda anche di questa partigiana siciliana si può ricercare nell’atteggiamento dei combattenti e delle combattenti che non chiesero ricompense personali di alcun tipo, che avevano combattuto generosamente per la propria e l’altrui libertà e si ritirarono nel silenzio aperto alla partecipazione democratica degli italiani tutti.

Un secondo motivo è da ricercare nella situazione sociologica e della mentalità di allora, di cui si ricava un quadro analitico dalla scrittura di Fenoglio, che descrive come in Piemonte «all’entrata in Alba sfilavano anche le garibaldine in abiti maschili e la gente cominciò a mormorare Ahi povera Italia! E presero a strizzar d’occhio. Ai cortei torinesi della liberazione a non sfilare sono le garibaldine perché il partito comunista tiene ad accreditarsi come forza rispettabile.»

Le partigiane si adoperarono presso i partiti e ottennero il voto delle donne a cominciare dalle elezioni amministrative del 2 febbraio ’45, mentre le Madri Costituenti si impegnarono sugli articoli che in tutti i campi riguardano l’affermazione della parità di genere; partigiane furono la prima ministra alla sanità e al lavoro Tina Anselmi e Nilde Iotti prima donna alla presidenza della Camera.

Della vita di Anna Maria Reale nel dopoguerra si sa che fu insegnante sempre a Roma nella scuola pubblica, la sua pedagogia illuminata dall’enorme esperienza umana del bene e del male, della responsabilità individuale e collettiva, della creatività che estrinseca il buono che c’è in noi, contenuti essenziali dell’educare ai principi della democrazia rispettando la libertà propria e altrui con regole condivise.

Si sa da testimonianze orali che trascorreva spesso le vacanze estive presso i parenti paterni, che la ricordano zia molto colta, dotata di arguzia, disponibile e comunicativa. Le belle fattezze del viso piacevole e lo sguardo affettuoso comunicano ancora serenità dalla foto della sua tomba a Capo d’Orlando, dove è sepolta vicino ai parenti.

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