di Nora Garcia*
Questo anno
2022 è stato segnato, oltre che dalla guerra, da un 8 marzo in cui siamo
tornate in piazza. Nella mia città, Madrid, decine di migliaia di donne sono
uscite all'insegna dello slogan “diritti per tutte, tutti i giorni”. E queste
"tutte" e questi "tutti i giorni" ci dicono che, per
analizzare questa situazione dai contorni geopolitici molto pericolosi, non
partiamo dal nulla, non siamo nel vuoto. Perché il femminismo agisce a partire dalla
vita quotidiana di tutte noi che formiamo le nostre comunità.
È un onore poter
parlare con donne così forti, donne del sud globale che conoscono e hanno così
tanto da dire sulla guerra. Donne che sono nella battaglia delle idee, che in
questa situazione mette a nudo le debolezze di una sinistra che deve ripensarsi
e sviluppare un nuovo ambito di conflitto. Questo conflitto è con coloro che,
in nome della pace e della democrazia, instaurano l'ordine dei mercati, della
subordinazione e dello sfruttamento delle persone e delle risorse.
Il
femminismo è un grido globale che ci offre una mappa in cui "noi"
significa tutte e "tutte" offre delle risposte. Di fronte al “noi
prima” di coloro che difendono l'alleanza criminale tra capitalismo, patriarcato
e imperialismo, diciamo “noi insieme”. Per questo le donne di ogni parte del
mondo sono scese in piazza per rendere visibile quell'orizzonte viola, in cui
lottiamo per la pace in Ucraina, che a sua volta significa smantellare
l'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO).
