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14/04/24

La retorica della guerra e le armi "intelligenti”

 "Quando il confronto con la guerra, la morte, la distruzione, le sofferenze, passa attraverso le macchine elettroniche e il loro automatismo, le tematiche relative alle convenienze strategiche di “sicurezza” e di “supremazia” prendono il posto di considerazioni e priorità legate al senso della reciproca tutela, sostituendosi alla legislazione internazionale umanitaria, alla ricerca di mediazioni diplomatiche di pace fra i contendenti…"

www.concorsiesercito.it/droni-militari-italiani/


di Letizia Oddo – pubblicato su CRS Centro per la Riforma dello Stato

La frase che segue è tratta da un testo scritto nel 1973 da un gruppo di giovani scienziati impegnati nel movimento per la pace che, venuti a conoscenza delle ricerche sui droni armati svolte dall’esercito americano dopo la guerra del Vietnam, scrissero un articolo per denunciarne i pericoli:

«Per i corpi umani, con le loro capacità necessariamente limitate anche se armati, ogni difesa è inutile contro questi strumenti, che non conoscono limiti se non quelli meccanici. La guerra a distanza è una guerra fatta da macchine umane contro il corpo umano. È come se lo spirito umano fosse migrato dalle macchine con l’obiettivo di distruggere il corpo umano»[1]1.

Uccidere il nemico nella guerra a distanza, avvalendosi di sistemi pilotati dall’intelligenza artificiale, può significare – riprendendo le parole dell’articolo – migrare dalle macchine lo spirito umano (la nostra ragione, sensibilità, affettività, senso di responsabilità) fino a concepire i dispositivi tecnologici, i sistemi d’arma, come entità completamente automatiche, tese a emanciparsi da qualsiasi forma di gestione e di controllo da parte degli esseri umani che dovrebbero governarli.

I sistemi d’arma ‘intelligenti’ diventano feticci divinizzati delle proiezioni di onnipotenza, nuovo idolo in cui racchiudere attese salvifiche. Da sempre la retorica della guerra si è avvalsa dell’introiezione, a livello dell’inconscio collettivo, della dinamica onnipotenza-impotenza, fomentando il senso di persecuzione evocato dai nemici e, al tempo stesso, il senso di supremazia proiettato su armi che rendono imbattibili.