18/09/15

Rete NO WAR

STOP  ALLE SANZIONI DELL'UNIONE EUROPEA CONTRO LA SIRIA
L'ITALIA SI DISSOCI DALLE GUERRE IMPERIALISTE

Presidio organizzato da Rete No War a Roma davanti al Parlamento per chiedere che l’Italia:
1) si dissoci dalle sanzioni europee e occidentali che contribuiscono alla tragedia vissuta dal popolo siriano;
2) sospenda le forniture militari all’Arabia saudita, regno che è fra i primi importatori di armi dall’Italia e che sta bombardando lo Yemen, in applicazione della legge 185 che vieta di esportare armi a paesi in conflitto.
Gli scenari di crisi e di guerra che investono il Medio Oriente stanno entrando ormai dentro casa con le colonne di rifugiati in fuga dal terrore e giunti nel cuore dell’Europa.
Gli yemeniti  denunciano la guerra punitiva e devastante scatenata dall’Arabia Saudita nel completo silenzio della comunità internazionale (la distruzione di Sanaa, patrimonio dell’Unesco, ha scandalizzato meno delle distruzioni di Palmira da parte dell’Isis). Le donne siriane denunciano l’aggressione contro la Siria, con una guerra devastante fomentata da paesi membri della Nato e dalle petromonarchie, che hanno aiutato la crescita del califfato.

11/09/15

MIGRANTI / ITALIA 2

MARCIA DELLE DONNE E DEGLI UOMINI SCALZI: QUATTRO CAMBIAMENTI NECESSARI + DUE NELLE POLITICHE EUROPEE


L’AWMR Italia – Donne della regione mediterranea aderisce alla MARCIA DELLE DONNE E DEGLI UOMINI SCALZI che si tiene in molte città italiane VENERDI’ 11 SETTEMBRE 2015,  in risposta all’appello che riportiamo qui:
“E’ arrivato il momento di decidere da che parte stare. E’ vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa. Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter prendere delle scelte.
Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi. Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere. E’ difficile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo. Ma la migrazione assoluta richiede esattamente questo: spogliarsi completamente della propria identità per poter sperare di trovarne un’altra. Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro ad una barca, ad un tir, ad un tunnel e sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno.
Sono questi gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro. Le loro ragioni possono essere coperte da decine di infamie, paure, minacce, ma è incivile e disumano non ascoltarle.
La Marcia degli Uomini Scalzi parte da queste ragioni e inizia un lungo cammino di civiltà. E’ l’inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano.
Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie. Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace.
Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.
Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione di ricchezze.
Venerdì 11 settembre lanciamo da Venezia la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi. In centinaia cammineremo scalzi fino al cuore della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica. Ma invitiamo tutti ad organizzarne in altre città d’Italia e d’Europa.
Per chiedere con forza i primi quattro necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali:
1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature
2. accoglienza degna e rispettosa per tutti
3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti
4. creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino
Perché la storia appartenga alle donne e agli uomini scalzi e al nostro camminare insieme”.


L’AWMR Italia marcia  insieme alle centinaia di associazioni e movimenti che hanno risposto all’appello, aggiungendo a questi primi quattro necessari cambiamenti delle politiche europee, altri due cambiamenti indispensabili: LA CESSAZIONE DELLE SANZIONI CONTRO LA SIRIA E IL DISIMPEGNO DAI PIANI IMPERIALISTI GUERRAFONDAI DEGLI USA E DELLA NATO NELLA REGIONE MEDIORIENTALE, CHE SONO CAUSA NON SECONDARIA DELLA ATTUALE CATASTROFE UMANITARIA DI CUI I MILIONI DI PROFUGHI E MIGRANTI SONO VITTIME.

10/09/15

MIGRANTI / GRECIA

LA FEDERAZIONE DELLE DONNE GRECHE: SOSTEGNO E SOLIDARIETÀ AI PROFUGHI

L'inesistenza di infrastrutture elementari nei punti di  entrata e di uscita nel paese (isole dell'Egeo, confine macedone) rende le loro condizioni  insopportabili. Abolizione dei regolamenti di Dublino II e III. Disimpegno della Grecia dai piani imperialisti degli USA, della NATO e dell'UE

La Federazione delle donne greche (OGE) esprime pieno sostegno e solidarietà alle migliaia di profughi e immigrati che cercano rifugio in Grecia poiché sono minacciati e perseguitati dalle guerre imperialiste e dalla povertà.
Tra questi, ci sono centinaia di bambini e adolescenti non accompagnati, migliaia di donne, alcune in stato di gravidanza, altre con bambini in braccio,  altre che partoriscono sui vecchi barconi arrugginiti dei trafficanti alla ricerca di un futuro migliore per sé e per i propri figli.
Nell’aspettativa di sopravvivere nelle condizioni più avverse e difficili, senza misure di protezione e cura, essi mettono a rischio la loro sicurezza incappando nelle reti del commercio di schiavi ed  esseri umani.
 L'inesistenza di infrastrutture di base nei punti di  entrata e di uscita del paese (isole dell'Egeo, confine macedone ecc) rende le loro condizioni  insopportabili, soprattutto per le donne, le donne incinte, i neonati e i bambini, che sono ansiosi di assicurarsi un pezzo di pane. Il fatto che non ci siano docce individuali, servizi igienici e articoli sanitari che permettano condizioni decenti d’igiene personale, soprattutto per le donne, neonati e bambini, è semplicemente inaccettabile; per non parlare della mancanza di infrastrutture adeguate per dormire, l'allattamento, la cura dei bambini. E 'inaccettabile che siano costretti a starsene senza alcuna protezione per ore  sotto il sole o la pioggia, perfino a dormire per strada, esausti dopo aver percorso decine di chilometri.

08/09/15

MIGRANTI / ITALIA

11 SETTEMBRE 2015: MARCIA DELLE DONNE E DEGLI

 UOMINI SCALZI

Una marcia di accoglienza, condivisione  e solidarietà con i popoli migranti è stata convocata per l'11 settembre in molte città italiane, in risposta alle ottuse reazioni xenofobe e razziste di chi in Europa costruisce nuovi muri e recinzioni di filo spinato con l'intento di fermare i profughi che chiedono asilo. 
Questo il testo dell'appello lanciato dai promotori della marcia:
 "E' arrivato il momento di decidere da che parte stare.
E' vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa.
Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter prendere delle scelte.
Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi.
Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere.
E' difficile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo.
Ma la migrazione assoluta richiede esattamente questo: spogliarsi completamente della propria identità per poter sperare di trovarne un'altra. Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro ad una barca, ad un tir, ad un tunnel e sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno.
Sono questi le donne e gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro.
Le loro ragioni possono essere coperte da decine di infamie, paure, minacce, ma è incivile e disumano non ascoltarle.


WIDF 70 ANNI !

Donne che cambiano la storia

Riconoscimento del Consiglio comunale di San Paolo del Brasile alla lotta delle donne in tutti i continenti, nella persona della Presidente della Federazione Internazionale Democratica delle Donne (WIDF) Marcia Campos, nell’ambito del premio "Donne che cambiano le storie", la sera del 03 settembre scorso, Oltre che a Marcia Campos, il riconoscimento è andato anche ad altre 27 donne, tra le quali Ilda Fiore dirigente della Confederazione delle donne dal Brasile (CMB), Dejane Santos del Congresso Nazionale afrobrasiliano (CNAB) e presidente dell'Associazione delle donne di Paraisópolis, Monica Tarrago regista del Paraisópolis Ballet promosso dall’Unione dei residenti di Paraisópolis.
La manifestazione, svoltasi presso l'Aula Magna del Consiglio Comunale di San Paolo, è stata un'iniziativa della deputata Clelia Gomes e del consigliere Laércio Bento. Congratulazioni a tutte le premiate per la loro storia di lotta e dedizione, alle donne brasiliane e di tutto il mondo! 



(nella foto, il riconoscimento consegnato a Márcia Campos)

NO WAR NO NATO

IL TERRORISMO DELLA NATO

Gli invasori del XXI secolo

di Stella Calloni


Il cinismo criminale con cui i mezzi di comunicazione dei governi europei manipolano la questione dell'immigrazione, insinuando la falsa idea che l'Europa sia la "vittima" di questa situazione, ha superato ogni limite e rafforzato la maniera fascista con la quale oggi le grandi potenze gestiscono le loro "relazioni internazionali" e anche interne. Se i governi europei, che hanno lasciato affondare i propri paesi in funzione della espansione strategica globale dell'impero, dilapidando milioni di dollari per "pagare" le armi di distruzione di massa utilizzate dalla Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO), vogliono una soluzione, questa è ritirare le loro truppe dai paesi invasi e occupati fino a questo punto del secolo XXI. Se daranno l’ordine  all'Esercito Islamico composto da mercenari provenienti da 80 paesi in tutto il mondo -  che di islamisti hanno solo il nome - utilizzati come una nuova strategia per mascherare l'invasione delle truppe di terra e i bombardamenti contro la Siria, non avranno bisogno di costruire muri contro gli immigrati. L'immagine del bambino curdo raccolto su una spiaggia in Turchia, dopo le decine di naufragi  accaduti davanti all'indifferenza delle organizzazioni internazionali e del mondo in generale, è solo la punta dell'iceberg della tragedia. 

10/06/15

Femministe in Europa / Rete donne nella crisi

 

L’esperienza italiana della rete "Donne nella crisi". Aspetti politici e campagne tematiche.

di Nicoletta Pirotta*

http://www.ifeitalia.eu/spip.php?article865

Comunicazione presentata alla Conferenza pubblica "Women in time of Crisis , the feminist movement in Europe" - Budapest 29 maggio 2015

La rete italiana “Donne nella crisi” nasce durante il Forum Sociale Europeo del 2012 a Firenze (“Firenze 10+10). In quell’occasione una serie di associazioni, gruppi, collettivi femministi europeo organizzarono un’assemblea femminista (che fu partecipatissima tanto da indurre gli organizzatori del Forum a concederci una sala molto più grande di quella che all’inizio ci era stata assegnata) con l’obiettivo di confrontarci sulla crisi e sulle donne dentro la crisi a partire da uno sguardo femminista. Uno sguardo, cioè, che non nascondesse o negasse la dimensione sessuata delle dinamiche economiche, sociali e politiche che hanno prodotto, in Occidente, la crisi del modello neoliberista e che oggi condizionano pesantemente le risposte che a questa crisi vengono date.

Durante l’assemblea vennero condivisi, a mio avviso, due analisi importanti:

• quella che stiamo vivendo in Occidente è una crisi profonda che investe i due sistemi di potere e di dominazione, cioè il patriarcato ed il capitalismo. Una crisi però che non vuol dire che tali sistemi siano moribondi. Anzi essi diventano via via più aggressivi come si può vedere dalla forte avanzata di integralismi religiosi di varia natura, di tentazioni autoritarie che mettono in crisi le già fragili strutture democratiche ( del resto patriarcato e capitalismo non hanno necessariamente bisogno di democrazia), della concorrenza sempre più spietata all’interno del lavoro salariato, della costante precarizzazione del lavoro in tutte le sue forme, della liberalizzazione selvaggia dei servizi e dei sistemi pubblici, delle guerre; • la crisi investe tutti, donne ed uomini. Ma non nello stesso modo né con la medesima intensità. Se si osservassero le ricadute della crisi senza dimenticare o nascondere la dimensione sessuata si vedrebbe che sono le donne a pagare il prezzo più alto perché doppiamente sfruttate sia nel mercato del lavoro (salari più bassi, lavori più precari e precarizzati, minori tutele,…) sia sul piano sociale (la scomposizione dei sistemi pubblici di protezione sociale che costringe le donne, in particolare dentro la famiglia e a partire dai ruoli storicamente ad esse assegnati, a colmare i vuoti che tale scomposizione determina).

Durante l’assemblea fiorentina si delineò poi la drammatica situazione della Grecia grazie alla testimonianza di alcune compagne greche che ci spiegarono che , dopo i memorandum europei imposti dalla Troika, in quel paese sciagurato per oltre un terzo della popolazione il sistema sanitario pubblico venne cancellato. In particolare per le donne che non ebbero più copertura sanitaria questo significò essere costrette a pagare il costo di un aborto, di un parto, della degenza post-partum ecc.

Subito dopo l’assemblea del Forum Sociale di Firenze in Italia si diede vita alla lista/rete femminista “Donne nella crisi” che fece proprie le analisi di fondo sopra illustrate e assunse la situazione greca come occasione per promuovere iniziative di informazione, di controinformazione e di contrasto alle imposizioni della Troika.

“Donne nella crisi” (costituita da associazioni, collettivi, gruppi e singole) ha consentito di affinare ulteriormente l’analisi sulla crisi e di invitare all’attenzione su almeno quattro questioni di fondo:

• le politiche di austerità , fondate sulla costruzione ideologica del debito pubblico ed imposte strumentalmente dalla Troika all’Europa intera quale rimedio alla crisi mirano a disegnare un modello di società e quindi di relazioni umane basate sullo sfruttamento, sull’esclusione, sull’ineguaglianza e sull’alienazione;

• è vero che in questa crisi, le donne pagano il prezzo più alto e sono al centro del conflitto ma è altrettanto vero che esse ci stanno con una consapevolezza di sé e del mondo e con un’autonomia di pensiero che non ha precedenti nella storia. E questo grazie il femminismo che, lo si riconosca o meno, le ha rese maggiormente in grado di autodeterminarsi. O almeno di provare a farlo. Le donne sono in prima fila in tutte le lotte ( ricordo il movimento spagnolo di YO decido che ha vinto contro i tentativi di messa in discussione della legge sull’aborto, della lotta delle donne delle pulizie in Grecia vittoriose anch’esse, di alcune lotte in alcuni ospedali italiani che rischiavano la chiusura);

• se è vero che il femminismo ha oggi una formidabile ragion d’essere è pero altrettanto vero che esso deve ridefinire la propria soggettività.. Quello di cui oggi si avverte la necessità non è un “sindacato delle donne” che riaffermi, in modo stereotipato o meccanico, diritti, bisogni, necessità (che pure esistono) ma di un femminismo capace di proporre all’umanità intera un’alternativa di senso, di prospettive e di pratiche. Un’alternativa che non riproduca le logiche che hanno generato la crisi ma che indichi e sperimenti un altro modello di società capace di farci uscire dalla preistoria delle relazioni umane a cui ci costringono i due attuali sistemi di dominazione (patriarcato e capitalismo);

• un femminismo così audace e di rottura deve saper recuperare le parole “rivoluzionarie” che caratterizzarono il femminismo degli anni ’70 del secolo scorso : “il mio corpo mi appartiene; ed “il personale è politico” per esempio. Parole che ci ricordano come non sia possibile tenere separato il piano razionale da quello sentimentale e la politica dalle passioni. Lo sanno bene i sistemi di potere dominanti che hanno sempre utilizzato il potenziale simbolico evocato da sentimenti e passioni per imporre il loro dominio anche sul piano culturale e nella sfera sentimentale. Come non vedere, per esempio, che la precarizzazione del lavoro e la distruzione dei sistemi pubblici consentono il diffondersi di paura, inquietudine, incertezza, solitudine che, a loro volta, sostengono la costruzione di soggettività fragili e disponibili all’assoggettamento. Per questo come rete “donne nella crisi” abbiamo voluto affermare il carattere “rivoluzionario” della dimensione solidale e del sentimento di solidarietà. Non una “solidarietà della miseria” e nemmeno una sorta “carità pelosa” ma il desiderio di costruire legami solidali fra coloro che lottano per “abolire lo stato di cose presenti”.

Le azioni concrete della rete hanno mantenuto una coerenza di fondo con quanto sopra descritto. Per il momento ne sono state organizzate 4:

1) il tour in alcune città italiane di una compagna femminista greca che ha illustrato e fatto conoscere la situazione della Grecia e messo in guardia i rischi che un tale “laboratorio” sociale;

2) la campagna di solidarietà “in camper per Elleniko” che ha consentito di promuovere iniziative in diverse città e raccogliere fondi a sostegno della clinica autogestita di Elleniko. La clinica alle porte di Atene prova a rispondere in modo solidale e con approccio neo-mutualistico ai bisogni sanitari a cui quel che resta del sistema sanitario pubblico greco non riesce più a far fronte;

3) un secondo tour (iniziato il 26 maggio scorso) di una compagna greca e di una spagnola per mettere a confronto due forme di resistenza (il neo-mutualismo greco e le lotte sociali spagnole) ed intrecciarle con la situazione italiana.

L’esperienza della rete “Donne nella crisi” per ora continua, e continua con tenacia.

*IFE Italia


05/06/15

WIDF/ GINEVRA

Federazione Democratica Internazionale delle Donne (Fdim/Widf)

Seminario internazionale

Donne e dignità del lavoro: uguale remunerazione
per uguale lavoro 

Lunedì 8 giugno 2015, Palazzo delle Nazioni – OIL, GINEVRA

Organizzano: gli Uffici regionali della Fdim/Widf  per le Americhe, l’Asia, l’Europa, l’Africa e i Paesi Arabi
Col sostegno della Missione Permanente del Brasile presso l’ONU e sue Organizzazioni Internazionali a Ginevra
Il seminario è organizzato nell’ambito della 104a sessione della Conferenza internazionale sul lavoro (1-13 giugno), nella Sala 3 della sede dell’OIL, dalle 13:00 alle 14:30