28/09/21

28 settembre 2021 giornata internazionale per i diritti riproduttivi

 

Image: Midhun Puthupattu

Nella Giornata Internazionale per l'Aborto Sicuro, donne di tutto il mondo riflettono sui diversi ostacoli all'esercizio di questo diritto fondamentale e all’autonomia del proprio corpo*

La necessità del capitalismo di riprodurre e allevare la forza lavoro è stata istituzionalizzata con la creazione dello stato moderno, che ha normato per legge il determinismo biologico delle donne verso la casa, la maternità e la sfera privata della riproduzione sociale. Da allora, le donne del mondo si sono organizzate e hanno lottato per un concetto di cittadinanza che non escluda donne, migranti, LGTBQ o persone razzializzate. Con questa lotta, esse hanno allargato il percorso della democrazia e portato avanti delle rivoluzioni, oltre ad ampliare la teoria e la pratica di trasformazione del mondo.

Tale percorso è stato fatto di colpi di scena, barricate e resistenza. In onore del 28 settembre, Giornata mondiale di azione per l'aborto gratuito, sicuro e legale, le donne di diverse regioni del mondo hanno condiviso riflessioni su questo tema cruciale.

Questa giornata internazionale di lotta, come tante altre, arriva dal Sud del mondo. Nel 1990, fu organizzato in Argentina il V Incontro Femminista dell'America Latina e dei Caraibi e fu esteso alla popolazione mondiale l’invito a lavorare su un'agenda internazionale collettiva per l'emancipazione delle donne e dei corpi di genere diverso, per combattere le morti clandestine, la criminalizzazione e la povertà che costringono molti ad avere figli contro la propria volontà. Oggi, 28 settembre, è una giornata globale di azione in tutto il mondo che pone al centro del dibattito internazionale la necessità di autonomia sul proprio corpo e di accesso alle cure necessarie per scegliere liberamente.

A livello globale esiste una significativa disparità per quanto riguarda l'accesso ai diritti sessuali e riproduttivi. Ci sono paesi con legislazioni che consentono l'aborto con una legge sul limite di tempo (fino a 14, 22 settimane ecc.), altri con leggi che consentono la procedura medica in casi specifici (la vitalità del feto, lo stupro o il rischio per la vita della madre); e ci sono altri luoghi in cui le persone che praticano o assistono gli aborti vengono addirittura criminalizzate e possono essere incarcerate. Un terzo dei paesi dell'America Latina e dei Caraibi impone il divieto totale di aborto. In El Salvador, Honduras, Nicaragua, Repubblica Dominicana e Haiti, le donne rischiano il carcere anche quando gli aborti sono spontanei. Il caso di María Teresa Rivera, una donna salvadoregna che vive in Svezia, il primo caso noto di asilo legato al diritto all'aborto, esprime una situazione estrema di persecuzione e di come i corpi delle donne siano criminalizzati.

Ma al di là di tutte le differenze, la realtà che sta al fondo di tutto è che l'aborto e la giustizia riproduttiva sono questioni di classe, che portano con sé un'enorme quantità di stigma sociale e rimangono al centro della lotta contro le tradizioni reazionarie, il conservatorismo religioso e l'estrema destra.

In molti paesi, la lotta per la giustizia riproduttiva si è incentrata sull'approvazione di una legge che legalizza la procedura medica. Tuttavia, le attiviste di tutto il mondo insistono sul fatto che la lotta è più ampia, «non si tratta solo di una legge sull'aborto, c'è un quadro più ampio: l'impatto del neoliberismo sui diritti delle donne», ha sottolineato Nalu Farias della Marcia Mondiale delle Donne.

Questa lotta avviene nello stesso momento in cui l'accesso all'assistenza sanitaria e ai servizi pubblici viene eroso, i programmi per asili nido, occupazione e alloggi dignitosi vengono attaccati quotidianamente e colpiscono direttamente le donne che hanno il compito di garantire la riproduzione quotidiana della vita familiare. Barbara Tassoni di Potere al Popolo, un'organizzazione di sinistra in Italia, spiega che «la legge garantirebbe l'assistenza sanitaria pubblica per tutte, ma la privatizzazione in corso del sistema sanitario rende insostenibile la prestazione di cure di base. Questa situazione condiziona la nostra realtà di giovani donne e ci impedisce di avere una maternità libera e desiderata senza precarietà».

La lotta per l'autonomia

Ogni generazione di donne combatte le istituzioni, fa pressione per ottenere leggi, lotta per introdurre norme che garantiscano l'autonomia delle donne, mira a far avanzare i nostri diritti. Ma nel corso della storia, tutti questi risultati vengono rimessi in discussione da ogni crisi capitalista, come quella accelerata dalla pandemia di COVID che stiamo vivendo, che mostra la fragilità delle nostre vittorie.

L'attacco coordinato a livello internazionale delle destre, dell'estrema destra e dei gruppi religiosi espressamente contrari alla libera scelta, ha colpito e reso vulnerabili diritti precedentemente conquistati. In molti paesi ostacolano l'applicazione delle leggi esistenti, tagliano o limitano l'accesso esistente alla contraccezione e all'aborto e impediscono l'educazione sessuale nelle scuole. In molti paesi, la propaganda della destra usa le donne come strumento dei cambiamenti demografici, alimentando i timori di sovrappopolazione della minoranza indesiderata. Questo argomento è stato usato dalla destra, dalle organizzazioni religiose e dai partiti conservatori in paesi come la Polonia.

La separazione tra Stato e religione è una delle questioni chiave con cui possiamo analizzare i diritti riproduttivi delle donne. Nel 1965, la Tunisia è diventata il primo paese musulmano a legalizzare l'aborto.

Attualmente, in Texas la questione dell’aborto è al centro del dibattito politico per via della legge SB8, che vorrebbe vietare tutti gli aborti dopo le prime 6 settimane. In pratica ciò significa un divieto quasi totale di abortire poiché la maggior parte delle donne non sa di essere incinta prima delle sei settimane. Layan Fuleihan del People's Forum di New York spiega che «la legalizzazione dell'aborto si basa sul concetto di privacy, trattando i diritti delle donne come una questione individuale, quindi in teoria abbiamo il diritto privato di scegliere l'esito della nostra gravidanza». Negli Stati Uniti, l'unica base legale che esiste per convalidare l'accesso all'aborto è la sentenza Roe v Wade del 1973. «Questo è molto problematico, perché consente un'interpretazione aperta da parte dei diversi governi statali, portando a un accesso ampiamente variabile in tutto il paese a seconda del partito al governo», sottolinea Fuleihan. Ad esempio, dove la legge è interpretata in modo conservativo e l'aborto è consentito solo in casi molto specifici o non lo è affatto, le organizzazioni e le cliniche che forniscono servizi sanitari alle comunità emarginate e alle donne vengono de-finanziate o chiuse.

Anche nei paesi in cui esistono leggi che consentono il diritto di scelta, molte donne che chiedono di abortire si scontrano con ostacoli come amministratori locali o medici. Secondo Ada Donno della Women's International Democratic Federation, in Italia «la possibilità di rifiutarsi di praticare l'aborto nelle strutture pubbliche si chiama 'obiezione di coscienza' ed è utilizzata dal 70 al 90% dei ginecologi». La situazione è simile nello Stato spagnolo dove, secondo Nora García, «non abbiamo il numero effettivo di questi medici obiettori nella regione di Madrid, ad esempio, che è stata governata dalla destra per più di 25 anni. Quello che sappiamo è che su 16.330 aborti avvenuti nel 2019, zero sono stati effettuati nel sistema sanitario pubblico».

Questo dimostra che rendere effettivi i nostri diritti è una questione di volontà politica, perché presumibilmente la Spagna ha una delle politiche più avanzate d'Europa. In Germania, la decisione di abortire deve essere autorizzata da un medico dopo un esame mentale.

Gli obiettori all’autonomia delle donne non sono solo ginecologi, governi regionali e psicologi religiosi, ma possono anche essere re. In Marocco, lo stesso re Mohamed VI è l'arbitro di tutti i diritti o le decisioni riguardanti le donne del paese. In molti paesi, i “cittadini preoccupati” e le associazioni locali “pro-vita” esercitano violenze e pressioni facendo picchetti davanti a ospedali e cliniche contro il personale e le pazienti impunemente, mentre allo stesso tempo ricevono finanziamenti pubblici per agire contro la legge.

Quando si applica il termine "gravidanza adolescenziale" alle ragazze di età inferiore ai 14 anni, allora la lotta per l'accesso all'aborto è tardiva. La mancanza di educazione sessuale, l'estremo squilibrio di potere tra i generi (che rende discutibile il concetto di consenso), lo stigma sociale intorno ai corpi delle donne in generale e alla sessualità in particolare; dimostra che la lotta per la nostra autonomia è lotta per fare scelte consapevoli. Questo è molto chiaro nel contesto di molti paesi del continente africano, come spiega Zikhona di Pan African Today: «L'educazione sessuale è una conoscenza basilare e indispensabile per le donne dei ceti popolari. Ad ogni età. Dobbiamo parlare con le adolescenti del ciclo mestruale, con le donne adulte delle malattie sessualmente trasmissibili e anche della menopausa. Il nostro corpo non può essere un mistero di cui non parliamo pubblicamente. Questa dovrebbe essere una priorità del governo con politiche concrete in tutti i paesi africani».

In America Latina, c'è stata una evidente reazione di destra e anti-diritti in tutto il continente in seguito alle conquiste che garantiscono l'aborto sicuro in Uruguay (2012), Cile (2017), Argentina (2020) e Messico (2021). Secondo Laura Capote e Agostina Betes di ALBA Movements essa «fa parte delle strategie messe in campo sul territorio per fermare o cancellare proposte emancipatrici. Nelle Americhe viviamo quotidianamente situazioni come quella della bambina brasiliana di 10 anni, incinta dopo essere stata violentata, alla quale il Ministero per le Donne, la Famiglia e i Diritti Umani del governo Bolsonaro ha cercato di impedire nel 2020 di accedere a un aborto legale».

Questa vasta gamma di obiettori è solo un sintomo dell'idea pervasiva che le menti e i corpi delle donne debbano essere controllati da un capitale e un ordine mondiale neoliberista. Ecco perché i diritti delle donne sono così pericolosi per l'attuale sistema globale. Ecco perché in tante si sono ritrovate in questa lotta e in ogni vittoria in ogni parte del mondo, come in Argentina l'anno scorso o in Messico questo settembre (dove la nuova legislazione sull'aborto include che "l'obiezione di coscienza" non può impedire l’esercizio dei nostri diritti), o il sostegno del 77% al referendum sull'aborto a San Marino, in Italia, che ha dato più forza a questa lotta globale.

Oltre il sistema clandestino

Non legiferare sull'aborto non impedisce che si verifichino aborti. Ad esempio, ogni giorno in Marocco vengono praticati illegalmente tra i 500 e gli 800 aborti clandestini, con tutti i rischi che ciò comporta. Lo slogan argentino “educazione sessuale per decidere, contraccettivi per non abortire e aborto legale per non morire” articola tre delle principali rivendicazioni delle donne di tutto il mondo. Tuttavia, è necessaria un'analisi più approfondita per comprendere e quindi affrontare le radici degli attacchi ai diritti delle donne e delle persone di genere diverso. I movimenti femministi del mondo devono essere parte dell'alleanza globale che lotta per sottrarre al mercato la riproduzione della vita, per l’emancipazione e la libertà.

28 settembre 2021

Donne dell’Assemblea Internazionale dei Popoli (AIP)

Trad. AWMR Italia

*Questo articolo è stato scritto collettivamente da donne di ogni area del mondo che fanno parte del Gruppo femminista dell’Assemblea Internazionale dei Popoli (AIP)


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