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31/05/24

Armi nucleari per l'Unione Europea? No, grazie!

La rete Global Women for Paece United AgainstNATO (GWUAN) aderisce all’appello lanciato dalla sezione tedesca di IALANA (International Association of Lawyers Against Nuclear Arms) ai candidati e alle candidate per le imminenti elezioni Europee affinché s'impegnino a promuovere l’adesione degli Stati dell’UE al Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW). 


«In vista delle elezioni del Parlamento europeo, alcuni politici ed esperti hanno avviato una discussione sulle "armi nucleari per l'UE".

Qualunque sia il contesto, IALANA sottolinea che tali piani non solo sono moralmente discutibili, ma violano anche la legge applicabile.

Le armi nucleari rappresentano – come più volte sottolineato nelle risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite – una minaccia per l’intera umanità e per la coesistenza pacifica degli Stati. Il loro utilizzo è associato a sofferenze incommensurabili, è contrario alla Carta delle Nazioni Unite e costituisce un crimine contro l’umanità.

Nella sua sentenza del 1996, la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che la minaccia e l’uso delle armi nucleari violano generalmente il diritto umanitario internazionale. Secondo il parere consultivo della CIG, anche in circostanze estreme di autodifesa, gli stati possono difendersi solo con armi che soddisfano le condizioni del diritto internazionale umanitario. Le armi nucleari non le soddisfano. Nel suo Commento Generale n.36, il Comitato Internazionale per i Diritti Umani sottolinea il divieto delle armi nucleari, che deriva anche dal diritto alla vita.

Un ulteriore divieto dell’acquisizione e del possesso di armi nucleari ai sensi del diritto internazionale deriva dal Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), a cui hanno aderito tutti gli Stati membri dell’UE. Il TNP vieta inoltre alla Francia, uno Stato dotato di armi nucleari, di trasferire direttamente o indirettamente armi nucleari o il controllo su tali armi a qualsiasi destinatario. Obbliga inoltre gli Stati parti a portare avanti negoziati in buona fede sul completo disarmo nucleare.

Nel 2003 anche l’UE, in quanto confederazione di Stati, si è impegnata pienamente a rispettare il regime di non proliferazione sancito dal TNP come parte della sua politica estera e di sicurezza comune (PESC) (posizione comune 2003/805/PESC del Consiglio delle Comunità europee Unione).

Questa politica di non proliferazione delle armi di distruzione di massa corrisponde all’imperativo di pace contenuto nel Trattato dell’UE e nella Carta delle Nazioni Unite. Per la Germania l’imperativo della pace è sancito anche dalla Legge fondamentale e, in questo contesto, la Germania ha riaffermato la sua rinuncia alla “produzione, possesso e controllo delle armi nucleari, biologiche e chimiche” nel Trattato sulla risoluzione finale con Rispetto alla Germania (Trattato Due Più Quattro).

Altri due Stati membri dell’UE – Austria e Irlanda – hanno fatto un ulteriore passo avanti e hanno ratificato il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW).

Facciamo appello a tutti i candidati e i partiti che partecipano alle elezioni per il Parlamento Europeo affinché prendano le distanze dall’idea che l’UE abbia proprie armi nucleari e facciano invece una campagna per porre fine alla “condivisione nucleare” praticata da Germania, Belgio e Paesi Bassi, perché tutti gli Stati membri dell’UE aderiscano al TPNW e per un mondo libero dalle armi nucleari.

Solo attraverso gli sforzi congiunti della comunità internazionale possiamo realizzare un futuro senza la costante minaccia delle armi nucleari».

 Berlino, 30 maggio 2024

https://ialana.de/images/240530_Statement_by_IALANA_Germany_Nuclear_weapons_for_the_European_Union_-_a_violation_of_applicable_law.pdf

12/04/24

Migrazioni e asilo / il nuovo Patto europeo avrà conseguenze umanitarie devastanti

Il 10 aprile il Parlamento Europeo ha votato in composizione plenaria l’adozione del nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo: le norme approvate saranno formalmente adottate, dopo che il Consiglio europeo le avrà approvate, entro giugno del 2024.

 È la fine di un percorso iniziato quattro anni fa. La proposta legislativa della Commissione Europea del 2020 era nata con l’obiettivo di delineare un quadro comune europeo per la gestione della migrazione e dell'asilo, con diverse proposte legislative. Alla fine dello scorso anno, il Consiglio e il Parlamento Europeo avevano raggiunto un accordo provvisorio, ma che già marcava la direzione della politica dell’Unione, sui cinque pilastri chiave: il regolamento sulla gestione dell’asilo e delle migrazioni, la risposta alle crisi migratorie, le procedure di asilo, l’implementazione dello European Dactyloscopie (Eurodac) e le nuove procedure di screening. 

di Lucrezia Tiberio  - Valigia Blu,it  

L'entusiasmo delle istituzioni europee per un voto da loro definito “storico”

Il voto del 10 aprile è il punto di arrivo di un percorso legislativo iniziato a settembre del 2020 e ancora prima nel 2015 con il primo accordo sulla migrazione e l’asilo; nei risultati ottenuti riecheggia il graduale spostamento a destra dell’equilibrio politico di quasi tutti gli stati membri. Prima della votazione finale ci sono state molte discussioni interne, sia a Bruxelles che a livello nazionale, in cui non sono mancate critiche secondo le quali questa normativa alimenta ancora di più l’agenda dell’estrema destra, piuttosto che proteggere le persone vulnerabili.

Ylva Johansson, commissaria per gli Affari interni e forza politica trainante dell’accordo, ha dichiarato invece che con le riforme volte a “gestire l’immigrazione in modo ordinato”, i 27 paesi membri hanno fatto un passo avanti verso la neutralizzazione dell’estrema destra populista. La commissaria europea, volto di questa proposta insieme alla vicepresidente Margaritis Schinas, ha scritto su X di essere soddisfatta del compromesso raggiunto attraverso il quale si potranno “tutelare meglio le nostre frontiere esterne, i vulnerabili e i rifugiati, rimpatriando rapidamente coloro che non hanno diritto a restare, con la solidarietà obbligatoria tra gli Stati membri". Solo il Partito dei Verdi ha espresso profonda preoccupazione con alcune dichiarazioni sulla salvaguardia dei diritti umani e dell’integrità del diritto d’asilo.

«Il Patto rafforzerà i problemi esistenti concentrandosi in modo sproporzionato sulla deterrenza, anche attraverso la detenzione diffusa di persone e bambini, riducendone al contempo i diritti. Sposterà sempre più responsabilità verso i paesi terzi e maggiori risorse finanziarie verso governi autocratici e signori della guerra», ha dichiarato a Euronews Philippe Lamberts, copresidente dei Verdi.

11/04/24

MIGRAZIONE E ASILO: NO AL PATTO EUROPEO DELLA VERGOGNA!

 IL PATTO MIGRATORIO APPROVATO DAL PARLAMENTO EUROPEO E LA FINE DELLA FINZIONE DELL’EUROPA COME GARANTE DEI DIRITTI

Persone, non confini: no muri no recinti!

di Miguel Urban e Marta Mateos * www.público.es

Questo mercoledì l’UE ha posto fine alla finzione dell’Europa come garante dei diritti e paladina del rispetto del diritto internazionale umanitario. Dopo quasi quattro anni di dibattiti, il Parlamento europeo ha finalmente approvato il cosiddetto Patto su migrazione e asilo

La grande coalizione di socialdemocratici, liberali e popolari è riuscita a portare avanti, in extremis, una delle proposte chiave della Commissione europea per questa legislatura. L’accordo esprime la rappresentazione più evidente dello spostamento dell’arco politico europeo verso l’estrema destra, determinando un’enorme vittoria per quest’ultima che è riuscita a dettare l’agenda delle politiche migratorie all’UE e a piegarla ai suoi interessi in una sorta di ricatto politico, chiaramente vincente.

Questa vittoria dell’estrema destra fornisce normalizzazione e legittimità politica a quella che è, senza ombra di dubbio, una politica utilitaristica fatta di razzismo, esclusione e violazione dei diritti, concretizzata nella “lotta” contro i rifugiati, in ragione del profitto elettorale assicurato dalla propaganda politica su “la caccia al migrante” e la “necessità di proteggere le frontiere esterne”. Tanto più in un momento politico critico quale questo, di avvio delle campagne elettorali per le elezioni europee.

Non è un caso che la grande coalizione abbia fatto tutto il possibile per accelerare l'approvazione di questo pacchetto di misure legislative, anche a costo di consentire al Consiglio di approvarne alcune parti senza che il Parlamento vi avesse avuto accesso. Ma l’approvazione di questa legislazione era urgente. L’allineamento con gli interessi dell’industria della difesa e della sicurezza e la politica di riduzione dei diritti come unica via di sopravvivenza dell’UE richiedono tali politiche antipersona e tale discorso stigmatizzante nei confronti dei rifugiati. E così, abbiamo una legislazione caratterizzata dal riferimento ricorrente e ossessivo alla detenzione, alle deportazioni e alla criminalizzazione dei migranti.

Tra gli elementi più lesivi c'è l'obbligo per tutti gli Stati membri di disporre di una procedura di asilo alle frontiere, il cui obiettivo è, fondamentalmente e come ha esplicitamente affermato la Commissione, "il rimpatrio rapido nel paese di origine o in un paese terzo sicuro". Si tratta di un quadro normativo in materia di asilo che lascia quindi la porta aperta all’instaurazione dell’odioso modello “Ruanda”, tanto più se si tiene conto che parallelamente alla negoziazione del patto, la Commissione europea ha “lavorato” ad accordi con paesi terzi che prevedono una voce di finanziamento multimilionario del controllo delle frontiere. 

Questi accordi sono stati concordati senza il necessario riesame parlamentare, come è accaduto recentemente con l’Egitto, un paese che imprigiona la dissidenza politica e mantiene la sua popolazione nella miseria, mentre fa affari con le reti migratorie “irregolari” e con la causa Palestinese. La chiamano “alleanza strategica” ma significa solo una cosa: esternalizzazione dei confini e imposizione dell’agenda europea.

Oltre a trasferire la gestione delle frontiere a paesi non democratici, più specificamente, nella nuova legislazione si aumenta e si estende il tempo di detenzione; i richiedenti asilo non avranno accesso all’assistenza legale gratuita; le famiglie con minori potranno essere detenute, il che implica il rilevamento delle impronte digitali e dei dati biometrici dei minori a partire dai 6 anni; si estendono i casi in cui le domande di asilo possono essere respinte automaticamente; non potranno essere riconosciuti i casi in cui una persona arriva con un trauma o ha subito abusi; non ci sarà alcun ricollocamento obbligatorio, nemmeno nei casi di salvataggio in mare; viene negata la possibilità di essere trasferiti in un Paese UE dove si abbia un fratello/una sorella e quindi viene mantenuto il principio del primo Paese di ingresso del sistema Dublino; il meccanismo di controllo dei diritti umani alla frontiera è stato indebolito e, pertanto, non ci sarà modo di impedire involuzioni improvvisi; esiste la possibilità che uno Stato membro opti per non effettuare la ricollocazione e per "dare solidarietà" sotto forma di un contributo finanziario, che può includere un contributo per la gestione delle frontiere, ovvero muri e cavi a fisarmonica; tutte le persone che si trovino in una situazione irregolare possono essere arrestate e trasferite alla procedura di frontiera, il che senza dubbio aumenterà le retate di polizia razziste.

Infine, non possiamo dimenticare che questo Patto su migrazione e asilo è stato difeso e presentato come una delle grandi conquiste della Presidenza spagnola dell’UE (la Spagna è uno dei grandi promotori degli accordi di esternalizzazione) quando in realtà rappresenta la legge migratoria più lesiva dei diritti che si ricordi nella recente storia europea. In questo senso, è particolarmente preoccupante che nessun governo abbia alzato la voce per fermare questa barbarie, che nessuno dei “ministri di sinistra” abbia lanciato un ultimatum contro questo arretramento.

Restano senza risposta le denunce della società civile, del movimento antirazzista e degli stessi migranti riguardo ai problemi migratori su cui anche lo Stato spagnolo ha deciso di tacere e che questo patto non solo non risolverà, ma senza dubbio peggiorerà. Problemi che vanno acuendosi come le azioni razziste della polizia nei confronti delle persone razzializzate, i ritardi infiniti nelle richieste di asilo, la violenza poliziesca (con conseguenti morte e impunità) al confine meridionale, la mancanza di protezione per le donne migranti che vogliono denunciare la violenza sessista, il sovraffollamento e le terribili condizioni di vita dei lavoratori migranti nelle campagne…

Nei prossimi mesi verrà effettuata un'analisi tecnica della legislazione sull'immigrazione per vedere come attuarla in ciascuno Stato membro. E questo non sembra un compito facile per la natura stessa di quanto approvato: fondamentalmente un labirinto burocratico e senza senso sia per i migranti, ma anche per coloro che devono attuarlo. Approfittiamo di questo intervallo di tempo per continuare a denunciare questo Patto della Vergogna. Come dice Jorge Riechmann, "non abbiamo tempo per essere pessimisti". Smettiamo di fidarci dei ministri per risolvere i problemi e tessiamo alleanze sociali che ci permettano di sollevare un movimento popolare che dica: Non in nostro nome! No a questo patto della vergogna.

(Trad. AWMR Italia)

https://www.other-news.info/noticias/el-pacto-migratorio-y-el-final-de-la-ficcion-de-europa-como-garante-de-derechos/


16/07/23

“Puoi incollare le pinne a un cane e chiamarlo pesce, ma resta sempre un cane”


“Allo stesso modo puoi incollare proclami sulla parità di genere alle strutture militariste, ma queste restano pur sempre istituzioni e strutture la cui stessa esistenza è antitetica ai principi femministi”. Così l'eurodeputata irlandese Clare Daly del gruppo THE LEFT durante l’incontro con le GlobalWomen for Peace United Against NATO, presso il Parlamento Europeo a Bruxelles il 6 luglio 2023.

Nella foto: Clare Daly (MEP, Irlanda), Skevi Koukouma (POGO, Cipro), Oezlem Demirel (MEP, Germania), Ulla Kloetzer (Women for Peace, Finlandia)

Care amiche, non so dirvi quanto sono felice che questo evento si stia svolgendo e che la dichiarazione Global Women forPeace United Against NATO sia stata prodotta e diffusa. Non è mai stato più necessario di ora, dacché il femminismo è stato spietatamente cooptato dal complesso industriale militare. 

Una serie di donne politiche e personalità dei media giovani e patinate sono state spinte alla ribalta in tutta Europa per discorrere a nome della NATO, per sostenere più guerra, più militarismo, più spesa per armi. La NATO si è avvalsa del potere dei social media e del peso emotivo della politica dell'identità, e sta sfruttando gli influencer online e la concezione più ambigua che si possa immaginare dell'uguaglianza di genere per promuovere la sua agenda patriarcale e militarista. 

Ho partecipato a un forum consultivo sulla sicurezza internazionale, ospitato dal governo irlandese la scorsa settimana, ed è stato sorprendente quante donne giovani e attraenti abbiano ottenuto posizioni di rilievo sulla tribuna per argomentare contro la tradizionale politica di neutralità dell'Irlanda e a favore del militarismo. Questo è pianificato, non ci sono dubbi. Abbiamo tutti sentito parlare di green-washing da parte delle aziende; è ora di iniziare a parlare del girl-washing da parte del complesso industriale militare. E la lotta contro di esso, che so essere perseguita da tutte le organizzazioni che partecipano ai vostri eventi dei prossimi giorni, ha bisogno del nostro pieno sostegno. 

La guerra e il militarismo sono un anatema per il femminismo. Sono agli antipodi, non possono essere conciliati. Chiunque cerchi di conciliarli, chiunque cerchi di abusare del linguaggio dell'uguaglianza di genere per giustificare la guerra e la violenza – costoro non stanno portando avanti la causa del femminismo, che è la causa dell'uguaglianza, della resistenza a tutte le forme di violenza, sfruttamento e discriminazione, la causa della cura per l'altro e per il pianeta che ci sostiene.

Chiunque sostenga un "militarismo femminista" sta abusando del femminismo, sta sfruttando spietatamente gli anni di lavoro e impegno femminista, i decenni di attivismo femminista che hanno conquistato in una certa misura diritti delle donne; stanno cinicamente spremendo il sudore, il sangue e le lacrime delle centinaia di migliaia di donne in tutto il mondo che ne hanno fatto il lavoro della loro vita per sostenere un mondo migliore, più giusto e più sostenibile basato sui principi femministi; e stanno sfruttando la buona volontà generata da tutto ciò per i loro fini egoistici e avidi. 

Dobbiamo alzare la voce nel dichiararlo. Dobbiamo essere molto chiare nel sostenere la nostra posizione: il militarismo girl-washing è un atto di cinismo mozzafiato che non sopporteremo. A nessuna donna in 'completo pantaloni beige alimentati al plutonio', come disse una volta il mio grande amico, il defunto poeta Kevin Higgins, donne che si lasciano usare come lobbiste per la violenza, può essere permesso di influenzare così tanto o fingere di parlare a nome di qualcosa di diverso dal complesso industriale militare che le ha comprate e pagate, metaforicamente o in altro modo.

“Uguaglianza, giustizia e pace sono i principi che stanno alla base della lotta delle donne per la libertà”, come afferma in modo così eloquente la vostra Dichiarazione. Non c'è spazio al suo interno per il militarismo - non c'è spazio al suo interno per l'uso della forza e della violenza per raggiungere i propri obiettivi, qualunque essi siano. Ai guerrafondai della NATO e degli stati nazione potrebbe piacere parlare di "attuazione dei principi femministi", ma dobbiamo essere assolutamente incisive e ferme sul fatto che si tratta di un'assoluta e totale assurdità. Femminismo e militarismo non si mescolano, non esiste militarismo femminista.

Puoi incollare un paio di pinne a un cane e chiamarlo pesce, ma è pur sempre un cane, anche se ha un aspetto piuttosto stupido. Allo stesso modo puoi incollare affermazioni sulla parità di genere e sul progressismo di genere alle strutture militariste, ma alla fine restano comunque istituzioni e strutture la cui intera esistenza è antitetica ai principi femministi.

Ciò non impedisce tuttavia a quelle istituzioni e strutture di provarci, ovunque guardiamo possiamo vedere che cercano di incollare le pinne a un cane e di convincerci tutti a chiamarlo Splashy.

Già da anni, la NATO è impegnata in una strategia di comunicazione altamente strategica che presta molta attenzione a cercare di piazzarsi come difensore cosmopolita della giustizia di genere e dei diritti umani. L'obiettivo, ovviamente, è quello di legittimare le sue azioni e la sua esistenza, e di aprire un nuovo mercato a sostegno del suo progetto. Riconoscendo di avere un problema di immagine, dal momento che veniva a giusta ragione percepita come agente del militarismo muscolare patriarcale occidentale, in un momento in cui la messa in discussione della "mascolinità tossica" era sempre più popolare e mainstream, e consapevole del fatto che l'antimilitarismo femminista stava guadagnando terreno fra i giovani e i progressisti, in seguito alle famigerate e disastrose invasioni americane dell'Afghanistan e dell'Iraq, la NATO sembra aver preso la decisione molto calcolata di commercializzarsi in modo diverso, e il linguaggio dell'uguaglianza di genere era proprio ciò di cui aveva bisogno.

Ci sono voluti otto anni perché la NATO capisse il potenziale potere commerciale della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezzadelle Nazioni Unite, ma quando lo ha fatto, l'ha sfruttata con entusiasmo. Nel 2008 dichiaravano allegramente che la politica 1325 su Donne, Pace e Sicurezza doveva da quel momento in poi essere "parte integrante dell'identità di organizzazione della NATO, del modo in cui pianifica e conduce le sue attività quotidiane e organizza le sue strutture civili e militari". Doveva inoltre essere pienamente integrata in "tutti gli aspetti delle operazioni a guida NATO".

Nel 2010, il quartier generale della NATO ha ospitato una mostra multimediale sull'attuazione della risoluzione 1325 da parte della NATO. In essa, giovani donne in divisa militare coccolavano bambini sorridenti. Si è iniziato ad ospitare eventi per la Giornata internazionale della donna. Sempre nel 2010, la NATO prese parte alle celebrazioni del decimo anniversario dell'approvazione della Risoluzione. Per l'occasione, l’allora Segretario generale Anders Fogh Rasmussen tenne un discorso alla Commissione europea su "Più potere alle donne su pace e sicurezza". Parlò mestamente della "vittimizzazione in atto delle donne in situazioni di conflitto e dell'emarginazione delle donne in materia di costruzione della pace" come fattore di un profondo impatto sulla sicurezza globale e come una delle "questioni chiave della sicurezza del nostro tempo". Ovviamente non suggeriva lo scioglimento della NATO come soluzione - invece intendeva che quegli altri barbari non della NATO fossero responsabili di questi orribili crimini contro la giustizia, mentre la NATO stava facendo tutti gli sforzi per aprire la strada verso un mondo migliore. 

A quel tempo, la dottoressa Stefanie Babst era assistente segretaria ad interim della NATO e veniva considerata una donna senior "ammiraglia" per la NATO. Parlò calorosamente dell'occupazione dell'Afghanistan come "consapevole del genere" da parte della NATO, lodando il fatto che la NATO avesse addestrato la prima donna paracadutista dell'Afghanistan. Scrisse: «Chiunque sappia qualcosa sull'Afghanistan si rende conto di quale passo storico sia. È una vera indicazione del cambiamento in meglio che stiamo vedendo in Afghanistan». Davvero! So che il 97% della popolazione afghana attualmente vive in povertà, le donne afgane vendono i propri organi per nutrire i propri figli, le madri afghane vendono le proprie figlie per sopravvivere, mentre gli Stati Uniti si occupano malignamente di 8,9 miliardi di dollari della Banca centrale afgana, sono proprio sicura che siano assolutamente soddisfatte che la NATO abbia addestrato alcune donne paracadutiste - questo è un cambiamento reale in cui possono credere!

Coerentemente e incessantemente negli ultimi anni, la NATO ha utilizzato la sua massiccia forza mediatica e finanziaria per diffondere nella sfera pubblica la comprensione dell’agenda donne, pace e sicurezza a sostegno dell’efficacia operativa militare e per vendere il proprio ruolo di protettore maschilista che potenzia le idee e le regole egemoniche militariste e maschiliste come se fossero niente affatto problematiche rispetto al progressismo di genere. Le radici antimilitariste di molte di coloro che hanno lavorato così duramente per far approvare la risoluzione 1325 vengono deliberatamente ignorate; invece siamo indotte a credere che l’agenda donne, pace e sicurezza significhi semplicemente “più militarismo, ma per tutti!” 

Nel 2018 la NATO ha ospitato Angelina Jolie presso il quartier generale della NATO qui a Bruxelles per parlare della violenza sessuale e di genere legata ai conflitti. Il quotidiano Guardian pubblicava un editoriale scritto da lei e dal Segretario generale della NATO. Da questa breve alleanza con Jolie, la NATO ha ricavato di tutto: glamour hollywoodiano, un luccichio di progressismo, persino di umanitarismo. Nella mente di un pubblico che forse conosceva o si preoccupava poco della NATO, poteva insinuarsi come una sorta di #UnitedColorsofBenetton, che cercava di insegnare al mondo intero a cantare in perfetta armonia. E poteva fare tutto ciò senza sentire nemmeno per un secondo vergogna o scrupolo morale – perché, fondamentalmente, la NATO come organizzazione è priva di entrambi.

Nel 2021, il Consiglio Atlantico sosteneva che la NATO avrebbe dovuto adottare una "politica estera femminista". La politica estera femminista, scrivono gli autori, "potrebbe conferire all'Alleanza un vantaggio strategico nelle sue grandi competizioni di potere con i regimi autoritari in Cina e Russia". L'aggiunta dei principi della politica estera femminista ai valori democratici liberali esistenti “può rendere le democrazie della NATO ancora più competitive di quanto non lo siano già contro i regimi autoritari.”
Il linguaggio della competizione e del vantaggio strategico, insieme ai principi femministi, toglie il fiato. Il femminismo è per la cooperazione, non la competizione. Il femminismo non sostiene il vantaggio strategico rispetto agli stati rivali, anzi spesso presta grande attenzione al concetto stesso di stato-nazione, poiché è il luogo di tanta storica oppressione delle donne. Usare il femminismo in questo modo significa svuotarlo completamente di ogni significato. Significa risucchiare tutta la gioia, tutta la cura, tutto il lavoro scrupoloso fatto a livello umano e comunitario per costruire coalizioni, negoziare, scendere a compromessi e navigare nella differenza. È grottesco.
 

Chiave per l'evoluzione dell'auto-narrazione della NATO come difensore cosmopolita dei diritti delle donne è stato il suo abbracciare nuove forme di comunicazione digitale, con la NATO che utilizza abilmente i social media in una svolta verso la diplomazia digitale nella politica globale. I social media sono stati usati per proiettare l’immagine di poche selezionate donne veterane della NATO, a smentita della realtà di un'organizzazione dominata da uomini in posizioni decisionali. La NATO ha anche usato la sua forza istituzionale per impostare la narrazione sulla stampa mainstream, dove viene regolarmente e in modo efficace inquadrata come un'organizzazione che si batte per i diritti umani e la giustizia, contro l'autoritarismo e l'incivile "Altro" là fuori, in quello che Josep Borrell ha chiamato "la giungla" fuori dal "giardino" dell'Occidente. Nel frattempo, quei tailleur pantalone alimentati al plutonio nella politica statunitense ed europea ostentano le loro credenziali di centrosinistra e si spingono avanti per vendere l'idea che la forza è giusta, e che ciò è in qualche modo femminista.

Tutto questo è profondamente, profondamente distruttivo. È anche incredibilmente cinico, assolutamente osceno. Ma è quello che fanno i capitalisti. Prendono tutto ciò che è buono e lo riducono in polvere. Prendono la democrazia e cercano di farla rispettare con la canna di un fucile. Prendono il femminismo e lo trasformano in un'arma, una leva strategica e un esercizio di marketing. Quest'uso e abuso di quella che potrebbe essere una potente forza per il bene, una forza per un cambiamento profondo ed essenziale, la distruggerà se lo permettiamo.

“L’unica NATO femminista è una NATO sciolta” 

Quindi non possiamo essere timide su questo. In realtà non biasimo tante delle donne che lavorano all'agenda del Women Security Peace in organizzazioni come la NATO. Senza dubbio alcune di loro sono brave persone e vogliono sinceramente fare del bene. Ma dobbiamo resistere all'idea che applicare l'incrementalismo sia possibile o plausibile in questo caso. Non c'è via per la pace, l'uguaglianza e la giustizia attraverso le bombe e la violenza; non possiamo prenderci cura del mondo e delle nostre comunità se tutti vivono nella costante paura, se tutti si trovano in un costante stato di sfiducia. Non c'è alcuna possibilità di "cambiare" la NATO, non è possibile ammorbidirla o renderla più "rispondente ai bisogni di genere". La NATO è uno strumento del dominio occidentale. È un'arma istituzionale, un missile accovacciato alla periferia di questa città e puntato contro tutti noi; tutti, in tutto il mondo. La sua logica è quella del dominio, non dell'uguaglianza, della giustizia o della pace. Il femminismo rifiuta totalmente il dominio come principio. Non c'è quadratura di quel cerchio, i due sono implacabilmente opposti. Quindi non c'è possibilità di incrementalismo, e noi dobbiamo dire loro, con fermezza, definitivamente: "No pasaran!" Continuiamo la nostra lotta, non prestiamogli le nostre energie o il nostro tempo. Perché la nostra lotta è contro di loro. L'unica NATO femminista è una NATO sciolta. Assicuriamoci che tutti lo sentano da noi e assicuriamoci che lo sentano forte e chiaro.

Clare Daly, MEP/THE LEFT

(trad.Awmr Italia) 



A Bruxelles con le “Donne globali per la pace unite contro la Nato”

L'AWMR Italia nel gruppo d'iniziativa internazionale che ha consegnato la Dichirazione di Pace alle europarlamentari di GUE/NGL e al capo dei servizi diplomatici della NATO

Bruxelles, Parlamento europeo, 6 luglio 2023. Foto di gruppo GWUAN dopo la consegna della Dichiarazione di pace.

L'Awmr Italia –Donne della Regione Mediterranea era rappresentata da Ada Donno nel gruppo d'iniziativa internazionale "Donne globali per la pace unite contro la NATO" che il 6 luglio 2023 ha incontrato a Bruxelles le europarlamentari di GUE/NGL, alle quali è stata consegnata la Dichiarazione per la pace . Su questo documento, adottato dal gruppo promotore e proposto a quanti e quante, singoli e organizzazioni, vorranno sottoscriverlo, si baserà la campagna internazionale che, a partire dalle giornate di attività realizzate nella capitale belga, si svilupperà fino all'appuntamento del luglio 2024 a Washington DC, dove il patto Atlantico fu firmato 75 anni fa.

A Bruxelles la delegazione delle “Global Women”, composta da rappresentanti di organizzazioni pacifiste e femministe di una ventina di paesi, ha incontrato le eurodeputate Clare Daly (Irlanda) e Özlem Demirel (Germania) con le quali ha stabilito un dialogo fortemente motivante e coinvolgente, moderato da Skevi Koukouma, del movimento di donne POGO (Cipro) e vicepresidente europea della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (WIDF), e Ulla Klötzer di Women for Peace della Finlandia.

Nel suo intervento, davvero molto stimolante, l’eurodeputata Clare Daly ha affermato che la guerra e il militarismo sono un anatema per il femminismo e l’uguaglianza, ha sottolineato che l'uguaglianza, la giustizia e la pace sono i principi su cui si fonda la lotta delle donne per la libertà e che al suo interno non c'è spazio per il militarismo, né per l'uso della violenza per raggiungere obiettivi geopolitici. Ha anche affermato che l'unico scopo della NATO è il dominio, non la giustizia o la difesa dei diritti umani , e che le donne devono resistere alle politiche della NATO, chiederne lo smantellamento, ristabilire i principi di uguaglianza e pace.

Nel suo intervento l'eurodeputata turco- tedesca Özlem Demirel ha fatto riferimento alla necessità di smilitarizzare le relazioni internazionali e instaurare la pace usando mezzi pacifici. Ha sottolineato inoltre che i fondi stanziati per l'acquisto di armi e attrezzature militari vengono sottratti dai fondi che andrebbero destinati al rafforzamento dello stato sociale a livello mondiale.

A loro volta hanno poi preso la parola quasi tutte le partecipanti, ciascuna sottolineando i problemi che si trovano ad affrontare nei propri Paesi connessi con le attività della NATO. Tutte hanno sottolineato la necessità della pace nel mondo, della smilitarizzazione, dello stato sociale e della promozione dei diritti umani delle donne.

Il gruppo delle Global Women dialoga con GUE-The Left

Intervenendo a nome dell’AWMR Italia, Ada Donnopresente  insieme alle altre italiane Maria Carla Baroni di ADoC-PCI, Alessandra Mecozzi della Casa internazionale delle donne, Cristina Ronchieri dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e Patrizia Sterpetti di WILPF Italia,  ha ringraziato le due eurodeputate di GUE-The Left per il loro contributo di riflessione, che è stato da tutte pienamente condiviso, aggiungendo da parte sua quanto segue:

«La costruzione retorica su cui i vari governi italiani hanno preteso di fondare la giustificazione per oltre 70 anni dell'appartenenza del mio Paese alla Nato è che essa abbia assicurato la pace e la democrazia. Ma è solo una costruzione retorica, fallace e non corrispondente ai fatti».

«È infatti percezione sempre più diffusa nel mio paese che la Nato, sul piano interno, abbia funzionato da cane da guardia degli interessi di una casta economica e politica privilegiata, impedendo sistematicamente l’allargamento della partecipazione popolare al governo del Paese. Quindi ha contribuito a bloccare la democrazia e l’ha fatto usando anche mezzi illeciti, compreso l’appoggio alle azioni eversive della destra neofascista e le attività criminali della mafia.
 
Sul piano esterno ha coinvolto progressivamente il nostro paese in guerre di aggressione contro altri paesi sovrani, fungendo da cane da guardia degli interessi delle potenze occidentali imperialiste e guerrafondaie, della loro economia predatoria ai danni dei popoli sovrani del sud del mondo.

A partire da tutto ciò, consideriamo offensivo e respingiamo con forza la cooptazione di poche donne ai vertici della Nato, illudendole che si stiano promuovendo i loro diritti, mentre invece si sta coinvolgendole in un piano di dominazione unipolare a trazione Usa, che nega di fatto ai popoli del Sud del mondo la possibilità di accedere a risorse e democrazia, e alle donne del mondo di liberarsi realmente dal giogo patriarcale».

Il giorno dopo, 7 luglio, dieci del gruppo d’iniziativa delle Global Women si sono recate presso il quartier generale dell'Alleanza Atlantica, sempre a Bruxelles, e hanno consegnato la stessa Dichiarazione al responsabile dei servizi diplomatici NATO, signor Nicola De Santis.

Il signor Nicola De Santis e Ann Wright durante l'incontro
con la delegazione GWUAN (foto NATO)

Nella breve replica concessa alle presenti, dopo l'enfatico discorso introduttivo del signor De Santis, la rappresentante dell'AWMR Italia Ada Donno ha dichiarato: «Siamo donne venute in questa sede quartier generale dell’Alleanza Atlantica, da tutti i continenti. In prima fila le nostre amiche finlandesi che rifiutano l’ingresso nella Nato del loro paese, che dal 1975 è stato simbolo di neutralità e coesistenza pacifica, ed ora è divenuto simbolo della morte dello spirito di Helsinki.

«Come diciamo nella nostra Dichiarazione, siamo impegnate nella ricerca di un nuovo ordine mondiale che abolisca la guerra, il militarismo e le politiche belliciste. Cioè l’esatto contrario di ciò che l’esistenza stessa della Nato significa con la sua crescente e insaziabile ansia di espansione globale, che minaccia di provocare un’Apocalisse nucleare, ma già si manifesta con una sfrenata militarizzazione di territori, devastazioni ambientali e sociali a velocità impressionante. Di queste ultime abbiamo già dimostrazioni lampanti anche in Italia.

«Rigettiamo inoltre il progetto di promuovere alcune donne ai vertici nella Nato, perché ci sembra una abietta strumentalizzazione finalizzata, da una parte, ad un restyling di immagine di una organizzazione guerrafondaia come la Nato, dall’altro un tentativo di coinvolgere le donne nell’idea perniciosa che “se vuoi la pace devi preparare la guerra”, un’idea fallace che ha portato solo disastri nel mondo».   

20/01/23

Buon compleanno, Marisa Cinciari Rodano!

Marisa Cinciari Rodano - Foto Enciclopedia delle donne

Il 21 gennaio Marisa Cinciari Rodano compie 102 anni! Una vita vissuta con straordinario impegno e passione,
dalla Resistenza antifascista, la fondazione dell’Unione donne italiane (Udi) e della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIF), alla lunga e intensa attività politica, culturale e sociale, sempre dalla parte delle classi lavoratrici e delle donne. 


Nata a Roma il 21 gennaio 1921, è stata attiva nella resistenza antifascista fin dagli anni del liceo e dell’Università. Viene arrestata nel maggio 1943 per attività sovversiva e detenuta per qualche tempo nel carcere femminile delle Mantellate. Entra nei Gruppi di difesa della donna che nel periodo della lotta di liberazione nazionale svolgono attività di controinformazione, assistenza ai combattenti partigiani e loro alle famiglie dei caduti, mobilitazione delle donne nei luoghi di lavoro; organizzazione di manifestazioni e scioperi contro la guerra e contro la fame.

I Gruppi di difesa della donna, riconosciuti ufficialmente nel 1944 dal CLN, pubblicano e diffondono i primi numeri del foglio clandestino Noi donne, che in seguito diventerà il periodico dell’Udi, con l’obiettivo di incoraggiare e organizzare le donne alla resistenza contro i nazifascisti. Si attivano anche nelle elezioni amministrative locali e partecipano con proprie rappresentanti alle giunte popolari formate nelle zone liberate e nelle repubbliche partigiane.


Marisa è attiva nella lotta clandestina della capitale nel periodo dall’8 settembre 1943 al 4 giugno 1944 in quella che, nella sua autobiografia Memorie di una che c’era, definisce la sua “resistenza senza armi”. Nel 1944 sposa l’intellettuale comunista Franco Rodano e dopo la liberazione si iscrive al Partito Comunista Italiano.

Nel dicembre 1945 è la più giovane tra le delegate italiane al congresso fondativo dellaFederazione Democratica internazionale delle Donne, a Parigi, insieme a CamillaRavera, Ada Prospero Gobetti e numerose altre donne che negli anni seguenti sarebbero divenute altrettante protagoniste della storia politica italiana.

Dopo la nascita della repubblica, viene dapprima eletta consigliera comunale a Roma e poi entra in Parlamento come deputata (dal 1948 al 1968) e senatrice (fino al 1972). È la prima donna nella storia italiana a ricoprire la carica di vice presidente della Camera dei deputati (dal 1963 al 1968). 

Viene eletta parlamentare europea (dal 1979 al 1989) e svolge un lavoro politico intensissimo occupandosi prevalentemente della politica comunitaria verso le donne, dei diritti delle donne e cooperazione allo sviluppo. 

È stata rappresentante del Parlamento Europeo alla Conferenza del decennio della donna dell’ONU a Nairobi (1985), ha fatto parte della delegazione italiana alla quarta Conferenza mondiale della donna dell’ONU a Pechino (1995) e alla Commissione per lo Status della donna dell’ONU a New York (dal 1996 al 2000). Ha raccontato il suo lungo impegno di comunista e femminista nel libro autobiografico Memorie di una che c'era.

Marisa Rodano e Lorena Peña - Roma, giugno 2017
Portando il suo saluto alla FDIF, in occasione della riunione di segreteria internazionale tenutasi a Roma presso la Casa internazionale delle donne, nel giugno 2017, Marisa ha ricordato così le mitiche giornate del congresso fondativo di Parigi:
« Nel settembre 1945 iniziò la preparazione della delegazione delle donne italiane al 1° congresso internazionale delle donne, a Parigi, di cui fecero parte, oltre alle esponenti dell’Unione delle Donne Italiane, anche delegate del sindacato CGIL e dell’Associazione Nazionale dei Partigiani, del Movimento federalista europeo e di tutti i partiti rappresentati nel Comitato di Liberazione Nazionale. Le rappresentanti della Democrazia Cristiana vi partecipavano solo come osservatrici.

«Organizzare un viaggio fino alla capitale francese, in un’Europa ancora devastata dalla guerra, con pochissimi mezzi di trasporto funzionanti e senza avere molte risorse finanziarie, non era una impresa facile. Ci rivolgemmo alle autorità alleate e infine la delegazione partì il 24 novembre 1945 su un aereo militare, perché non erano disponibili aerei civili. Arrivammo a Parigi a congresso già iniziato. Nella Sala della Mutualité erano presenti più di quaranta delegazioni di paesi di ogni parte del mondo, Cina compresa. Eleanor Roosvelt e Bess Truman inviarono messaggi di saluto. C’erano le dirigenti dell’Union des femmes françaises: Marie Vaillant Couturier (giovane vedova di Gabriel Péry, eroe della resistenza francese) aveva il numero del campo di concentramento nazista, da cui era appena tornata, tatuato sul braccio; le delegate jugoslave e sovietiche erano in divisa partigiana, col petto carico di medaglie.

«Regnava un clima di grande entusiasmo, l’euforia della fine della guerra e le speranze di un mondo nuovo; la convinzione che ormai si sarebbe aperto un facile cammino per la conquista piena di tutti i diritti delle donne. Fu accolto da un’autentica ovazione l’appello di Dolores Ibàrruri, la mitica Pasionaria, che chiedeva a tutte di unirsi alla lotta degli antifascisti spagnoli in carcere e in esilio per abbattere il regime fascista del generalissimo Franco.

«Il congresso di Parigi si concluse con la fondazione della Federazione DemocraticaInternazionale delle Donne, il cui scopo dichiarato era quello di “unire le donne al fine di promuovere un’azione comune per i loro diritti di cittadine, madri e lavoratrici, per la difesa dell’infanzia, per garantire la pace, la democrazia e l’indipendenza”...».

Felice compleanno, cara #MarisaRodano!