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24/08/23

A Bruxelles un “controvertice” globale e femminista contro la NATO

Nella foto: Bruxelles, Parlamento europeo, 6 luglio 2023. Clare Daly, Skevi Koukouma, Özlem Demirel, Ulla Klotzer durante l'incontro della rete Global Women for Peace united against NATO con le auroparlamentari di GUE/NGL


Prima che i capi di stato e di governo si riunissero a Vilnius per la riunione annuale del Patto, mentre sullo sfondo perdurano l’orrore della guerra in Ucraina e l’impegno europeo nella politica di guerra, un coordinamento di donne provenienti da tutto il mondo – la rete Global Women for Peace united against Nato – è convenuta a Bruxelles, dal 6 al 9 luglio, dove ha la sua sede centrale l’Alleanza Atlantica, per tracciare linee alternative femministe per la pace. Un programma di attività seminariali di respiro internazionale ed incontri istituzionali presso il Parlamento Europeo e lo stesso quartier generale della NATO.

Tra i fatti più eclatanti del ricco dibattito di queste giornate è stata segnalata la grave corruzione dell’Agenda ‘Donne, Pace e Sicurezza’. Un caposaldo di innovazione della politica internazionale del XXI secolo, nato dalla risoluzione n.1325 adottata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nell’ottobre del 2000, per aumentare le tutele contro le note e secolari violenze su donne e ragazze durante i conflitti, ma soprattutto per porre al centro il ruolo attivo delle donne nel mantenimento e nella promozione della pace e nella risoluzione dei conflitti.

Un primo passo per un diverso approccio al tema della sicurezza che ha dato luogo negli ultimi vent’anni a politiche attive su scala internazionale, nazionale e locale. Un lavoro che secondo le attiviste rischia oggi di essere vanificato perché tradito nel suo spirito iniziale a causa di declinazioni deformanti sull’approccio di genere nei piani nazionali messi in opera. Senza contare il crescente militarismo portato nelle scuole pubbliche e la militarizzazione della ricerca scientifica.

Bruxelles Parlamento Europeo, 6 luglio 2023: la delegazione delle Global
Women for Peace united against NATO incontra le parlamentari GUE/NGL

Durante il dibattito del 6 luglio presso il Parlamento Europeo, due europarlamentari del gruppo GUE/NGL Sinistra Europea, Clare Daly e Özlem Demirel, hanno incontrato pienamente i punti fondamentali della Dichiarazione per la pace formulata dalla rete delle donne per manifestare una precisa volontà politica. Il gruppo lavora per una nuova struttura di sicurezza per l’Europa, che si può ottenere solo attraverso lo smantellamento della NATO e attraverso lo sviluppo di diplomazia e relazioni internazionali che abbiano come chiave di volta la centralità della posizione della donna in un mondo multipolare, votato ad una maggiore giustizia sociale e ad una crescente solidarietà globale. Le linee femministe e umaniste non hanno però lo spazio che meritano per potersi sviluppare appieno in un mondo che le vorrebbe corrompere e che rischia nuovamente di precipitare a caduta libera nella formula esasperata del dominio militare.

«Quella delle donne globali unite contro la Nato è una dichiarazione mai necessaria come ora – ha sostenuto infatti Clare Daly –  che il femminismo è stato spietatamente cooptato dal complesso industriale militare […] la NATO si è basata sul potere dei social media e sul peso emotivo delle politiche identitarie  e sta sfruttando gli influencer online e la più sottile concezione dell’uguaglianza di genere per spingere la sua agenda patriarcale e militarista…abbiamo tutti sentito parlare di greenwashing da parte delle aziende; è ora di iniziare a parlare di girl-washing da parte del complesso industriale militare».

Anche Özlem Demirel ha insistito sulla questione della militarizzazione e la corsa agli armamenti. «Clare ed io abbiamo sentito molti discorsi al riguardo in questa casa – è l’obiettivo principale e anche l’argomento utilizzato per raccontare questa guerra. Il ministro degli Esteri tedesco parla di una politica estera femminista ma intende la militarizzazione. Le donne invece sono per la pace! La NATO ci sta dicendo che noi/loro lotteremmo per la democrazia, raccontandoci che vogliono combattere per i diritti delle donne. Eppure noi sappiamo dolorosamente dal nostro passato, e dal presente, che il militarismo e la guerra indeboliscono sempre e ovunque i diritti delle donne e la democrazia».

Patrizia Sterpetti, di WILPF Italia – storica organizzazione pacifista il cui operato è stato rilevante affinché si inserisse nel piano nazionale italiano il tema del disarmo – ha partecipato al controvertice quale portavoce, insieme a numerose donne italiane, consegnando alle due europarlamentari dei dossier sulla situazione in Italia e sulla questione delle servitù militari in Sardegna. Documenti che sollevano l’illegittimità della presenza di armi nucleari in Italia e che denunciano le gravi mancanze rispetto alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente nei siti dove sono state collocate le basi militari, contribuendo a portare all’attenzione europea problemi che non dovrebbero restare circoscritti al solo contesto nazionale.

Siamo all’indomani del Vertice di Vilnius e ciò che emerge in questi giorni è che si sottolinea ancora la militarizzazione delle relazioni internazionali, alle quali voi vi siete opposte fin dall’anno scorso, a partire dalla presentazione dell’ultimo strategic concept 2022 della NATO a Madrid e che già allora avete criticato. Cosa è emerso con questo vostro nuovo incontro a Bruxelles?

Durante l’incontro presso il Parlamento Europeo si è sostanziato in maniera molto accurata il fatto che è stata progressivamente modificata e manipolata l’Agenda donne, pace e sicurezza, che è stato il frutto di tanto lavoro e impegno politico da parte delle donne nel corso del tempo.  Il riconoscere da parte di tutte che l’eguaglianza e lo sviluppo sono possibili soltanto in un’atmosfera di pace, mentre la Nato non ha fatto altro che impossessarsi dell’agenda e trasformare il messaggio femminista in una militarizzazione della presenza delle donne, ponendole come protagoniste del militarismo. Purtroppo, coinvolgendo e sponsorizzando anche delle figure molto note e creando questo nuovo modello. L’idea soggiacente è di arrivare a una politica estera femminista che è soltanto una politica in cui sostanzialmente sono presenti le donne, ma senza il portato del femminismo. Senza cioè quel messaggio non competitivo, cooperativo, che aborrisce la violenza e che è contrario alla guerra.

Voi volete smascherare la narrazione ufficiale rispetto alla NATO, ovvero che sia un patto eminentemente difensivo, quando invece sappiamo che in realtà l’alleanza si espande. Oltre ad allargare l’adesione agli Stati che vogliano farvi parte, anche attraverso le proprie basi militari.

Sì. È un’entità che, sebbene cerchi di inglobare nuovi soggetti, come ha fatto con il Giappone, per appunto circondare la Cina e la Russia, è sostanzialmente un soggetto autoritario ed è estremamente parziale dal punto di vista geografico, perché chiaramente difende essenzialmente gli interessi dell’Occidente. Per le basi sono poi stati scelti storicamente dei luoghi incontaminati, bellissimi. Spesso delle isole trasformate in luoghi contaminati e di grande sofferenza. Personalmente, come italiana, ho consegnato a Clare Daly e a Özlem Demirel, una serie di dossiers relativi alla Sardegna e legati a diversi aspetti, ovvero alla criminalizzazione dei difensori dei diritti ambientali e in particolare faccio riferimento ai quaranta attivisti incriminati per l’operazione “lince”, accusati addirittura di terrorismo. La problematica relativa al fatto che non esiste un registro dei tumori in Sardegna, il fatto che la legge, il testo unico dell’ambiente, non include le attività militari nell’esame delle attività contaminanti e pericolose, e poi anche le questioni legate alle proposte che fanno i militari per fare delle bonifiche, sempre però trascurando aspetti fondamentali e con l’intento non di ritirarsi dalle attività militari, ma di ripristinarle… mi riferisco alla cosiddetta penisola Delta. C’è poi anche il problema dell’espansione della RWM, che è stata bloccata, ma per la quale c’è un contenzioso. Ci sono veramente molte vittime in Sardegna a causa delle attività militari nelle basi. Persone che sono nate con delle modificazioni genetiche, cioè che a causa delle contaminazioni provocate da queste attività, sono nate con malformazioni. Ci sono persone in uno stato di grande sofferenza. E quindi ho consegnato questi dossiers insieme a un testo che abbiamo commissionato, unitamente a venti associazioni di cui è capofila l’associazione Abbasso la guerra, a IALANA, l’International Association of Lawyers Against Nuclear, sulla illegittimità della presenza di armi nucleari in Italia. Questi due materiali sono stati consegnati alle due europarlamentari con un chiaro invito a compiere una missione di ascolto e di visita alla Sardegna.

Che aria si respirava durante i vostri tavoli e cosa è emerso di significativo dal lavoro seminariale?

La presenza era di donne veramente molto affiatate in un atteggiamento orizzontale e di grande collaborazione. È stata un’iniziativa organizzata con pochissime risorse, basata su una precisa volontà di non arrendersi e non fare assolutamente passare certi messaggi ma contrastarli e fare chiarezza. Dimostrare tutta l’opposizione in maniera costante. Tra i risultati più importanti è stata emanata una dichiarazione sintetica contro l’uso delle bombe a grappolo e l’uso dell’uranio impoverito4. Le donne si sono divise in gruppi di lavoro che continueranno le loro attività in futuro. Un gruppo, su ispirazione dell’Osservatorio italiano contro la militarizzazione delle scuole, diventerà un osservatorio mondiale, e il tema verrà trattato da un punto di vista comparativo. Un secondo riguarderà il rapporto fra militarismo e ambiente, e un terzo continuerà a lavorare sulla manipolazione della risoluzione n. 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza. Quindi sulla non militarizzazione delle donne e sull’investimento delle donne nella mediazione, nella prevenzione di conflitti e nella protezione delle vittime dei conflitti. L’ultimo gruppo verterà sul coinvolgimento del Sud globale, riconosciuto come appunto una delle grandi speranze anche rispetto alla possibile soluzione del conflitto russo-ucraino, e cioè l’idea del Brics e dei paesi del Sud Globale di aumentare il dialogo e il loro coinvolgimento. Un osservatorio molto importante, perché molti piani nazionali di attuazione della 1325 sono appunto sporcati dall’ ingerenza della NATO che invece ha fatto propria la risoluzione e ha cercato sempre più di investire in giovani donne nei ruoli apicali. E purtroppo molte ci sono cascate.

È molto interessante quello che emerge, perché c’è chiaramente la lotta al patriarcato e ai suoi mezzi più infimi nelle vostre istanze. Proprio perché i piani di guerra appartengono alla sua logica di autorità e ad una visione improntata ancora all’imperialismo e al colonialismo. Quindi, da qui la speranza riposta verso i paesi decolonizzati?

Sì, assolutamente. La consapevolezza che la Nato abbia un suo nocciolo molto legato alla dimensione occidentale, alla difesa armata e non democratica delle proprie prerogative è chiarissima. Infatti, le voci che si sono sollevate per raccontare i danni causati ovunque nel mondo, erano voci del Sud Globale. Gli incontri che si sono svolti il 7 e l’8 luglio sono proprio partiti con le analisi relative all’Europa per poi spostarsi all’Africa, al Nord America, all’America Latina, e poi a tutta l’Asia-Pacifico. C’erano voci mondiali e per questo è stato molto importante. C’è l’idea di rivedersi il prossimo anno a Washington, e soprattutto, considerando molto importante la funzione dell’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e per la Cooperazione, una delle proposte è di organizzare nel 2025 una grossa conferenza con una nuova impostazione sicuritaria che rispecchi invece i principi di Helsinki e quindi la cooperazione fra est e ovest. Così come la lotta comune ed unita verso i grandi problemi del mondo. Si è infatti anche parlato molto di dimensione culturale, cioè dell’importanza di fare cultura e arte nel pacifismo, e non è un caso che la convitata ucraina alla conferenza si occupasse di minoranze linguistiche. C’è poi stato chiaramente il riferimento anche alla guerra in corso in Ucraina che per noi può essere bloccata soltanto mettendo a tacere il militarismo.

Sono però rare le voci che parlino concretamente di trattative di pace e assistiamo invece a un’ulteriore escalation. Trovo quindi importante comprendere le caratteristiche delle donne nel diverso approccio alla risoluzione dei conflitti o anche alla loro prevenzione. Si possono delineare queste specificità?

Le donne sono vicine alle vittime, cioè non tollerano la perdita e la morte ed è per questa ragione che sono per la mediazione. Per le donne nel femminismo c’è l’egualitarismo, il ripudio della violenza. C’è invece la dimensione della non gerarchia, della non competizione, della collaborazione. La cifra delle donne è totalmente diversa ed è inaccettabile che abbiano proposto una politica estera femminista militarizzata che metta al centro la guerra. Che legittimi la guerra. Questo è stato un grosso tradimento dei valori e dell’impegno di generazioni e generazioni di donne che sono partite da altre convinzioni e che hanno specificato che la guerra è l’ultima cosa che debba avvenire. Ora siamo arrivati addirittura al punto che la pace deve essere ottenuta in maniera bellica. Ecco, questo è veramente un rimescolare le carte in tavola. E chi fortunatamente ha una forte identità, lo svela in maniera inequivocabile.

*L’articolo è stato pubblicato su Transform!Italia:  https://transform-italia.it/la-cifra-delle-donne/

17/07/23

Bruxelles: le donne globali dichiarano la pace

DONNE DEL MONDO PER LA PACE UNITE CONTRO LA NATO INCONTRANO RAPPRESENTANTI DEL PARLAMENTO EUROPEO E DELLA NATO

Nella foto: le venti donne delegate globali con le europarlamentari Clare Daly (Irlanda) e Özlem Demirel (Germania) del gruppo GUE/NGL The Left

Nel fine settimana che precedeva il vertice NATO di Vilnius (Lituania), la rete Global Women for Peace United contro la NATO, in cui convergono donne di 35 paesi, si è ritrovata a Bruxelles, sede del Parlamento Europeo e del quartier generale dell’Alleanza Atlantica, per tre intense giornate di attività dedicate ai temi della guerra e della pace, dal 6 al 9 luglio 2023.

Ann Wright * racconta il “controvertice” delle donne per la pace seguendo il filo degli appunti presi durante le attività in agenda nelle tre giornate. Nel report sono incluse le registrazioni video delle varie sessioni, anche se per qualche problema tecnico alcune registrazioni non sono di buona qualità come avremmo desiderato.

La documentazione relativa agli eventi compresi nel programma è stata pubblicata nella sezione media del sito web delle Global Women, compresa la Dichiarazione per la pace, tradotta nelle varie lingue, che si può firmare qui: http://womenagainstnato.org/declaration/

donne di tutto il mondo incontrano le parlamentari europee

Il 6 luglio 2023, venti delegate delle Global Women hanno incontrato alcuni europarlamentari per esprimere la loro preoccupazione circa il crescente bellicismo della NATO. L'incontro è stato moderato da Skevi Koukouma, da Cipro, segretaria del Movimento Progressista delle Donne POGO. La deputata irlandese Clare Daly e la turco-tedesca Özlem Demirel hanno parlato alla delegazione Global Women delle loro preoccupazioni riguardo alla NATO. La delegazione ha consegnato loro una copia della Dichiarazione costituente delle Global Women for Peace united against NATO.

L'eurodeputata Clare Daly ha affermato con forza che la guerra e il militarismo sono un anatema per il femminismo e la parità, sottolineando che l'uguaglianza, la giustizia e la pace sono i principi che sostengono la lotta delle donne per la libertà, che non c'è bisogno del militarismo o dell'uso della violenza per raggiungere obiettivi geopolitici, che lo scopo della NATO è il dominio, non la giustizia o la difesa dei diritti umani. Clare Daly ha sottolineato che le donne devono resistere alle politiche della NATO, chiederne lo smantellamento insieme al ripristino dell'uguaglianza e della pace, non permettere alla NATO di cooptarle usando strumentalmente argomenti come "politica estera femminile" e "donne, genere e uguaglianza".

Nel suo intervento, l'eurodeputata Özlem Demirel ha fatto riferimento alla necessità di una smilitarizzazione immediata e di ottenere la pace solo con mezzi pacifici. Ha anche sottolineato che i fondi dati per l'acquisto di armi e attrezzature militari sono a scapito di finanziamenti per migliorare la salute, l'istruzione e altri servizi per le persone in tutto il mondo.


Quasi tutte le venti delegate di Global Women hanno parlato a turno, ognuna sottolineando i problemi che il proprio paese deve affrontare a causa delle azioni militari della NATO e delle spese militari obbligatorie. La necessità della pace nel mondo, della smilitarizzazione, dei servizi umani come la salute e l'istruzione e del rafforzamento della protezione dei diritti umani è stata sottolineata da tutte le delegate.

Venerdì 7 luglio 2023, apertura del lavori

Il 7 luglio il meeting convocato dalle Global Women for Peace United against NATO, in presenza e in streaming, è stato formalmente aperto da Ulla Klotzer (Finlandia) e Ann Wright (Usa), presso il centro sociale Pianofabriek di Bruxelles.

A questo link si può vedere la registrazione della giornata: https://youtu.be/NX3F6qpaehA

Primo panel- Minacce e conseguenze dell’alleanza Europa-NATO/USA

Il primo panel del seminario, incentrato sulla pericolosa relazione tra Europa e USA/NATO, è stato coordinato da Emmelien Lievens, dell'organizzazione pacifista belga Vrede che fa parte della rete internazionale "No To Nato No to War", e da Ada Donno dell’Awmr Italia-Associazione di Donne della Regione Mediterranea.

Relatrici in questo panel sono state: Zeynep Goru della Marcia mondiale delle donne: Le donne e la NATO; Kristine Karch co-presidente della rete internazionale "No alla guerra – NO alla NATO"; Cristina Ronchieri dell’Osservatorio italiano contro la militarizzazione delle scuole, che monitora la crescente presenza dei militari nelle attività di insegnamento e ricerca scientifica; Sophie Bolt della Campagna per il disarmo nucleare (CND) in Europa; Ria Verjauw della  Coalizione internazionale per la messa al bando delle armi all'uranio, ICBUW (Il costo umano e ambientale delle armi all'uranio impoverito); Marilina Veca di WILPF Italia (virtuale):  “Crimini di guerra in tempo di pace. Uranio impoverito, il killer silenzioso”; Angelika Claußen della Sezione tedesca dell'IPPNW (virtuale): “No alla NATO come killer climatico. Verso la giustizia climatica e la sicurezza umana”; Vera Zalka del Forum sociale ungherese (HSF): “La NATO in Europa orientale, conseguenze e minacce”; Skevi Koukouma, segretaria del Movimento delle donne POGO (Cipro): “La NATO accelera le sue attività nel Mediterraneo”; Ingeborg Breines ex presidente dell'IPB e direttrice dell'UNESCO (virtuale); Ulla Klötzer di Donne per la pace Finlandia: “Espansione della NATO a nord, conseguenze e minacce”.

Link alla registrazione video: (Minuto :02 – 1:48:25)

Le relazioni si sono incentrate sull'Europa, con 31 Stati membri della NATO (22 dei quali Stati membri dell'UE) che partecipano attivamente all'accerchiamento della Russia. Le armi nucleari statunitensi hanno sede in tutta Europa. Le grandi esercitazioni militari stanno inquinando l'aria e la terra. L'uso da parte della NATO di armi all'uranio impoverito nella guerra dei Balcani degli anni '90 ha lasciato un'eredità tossica causando gravi problemi di salute tra civili e soldati. Alcuni stati della NATO stanno fornendo queste armi radioattive all'esercito ucraino. La spesa per la difesa in tutta Europa sta aumentando a un ritmo allarmante.

Visita al quartier generale della NATO

Il 7 luglio, una delegazione di dieci donne provenienti da Australia, Belgio, Cipro, Finlandia, Germania, Ungheria, Italia, Regno Unito e Stati Uniti si è recata al quartier generale della NATO (periferia di Bruxelles) per consegnare la Dichiarazione delle donne per la pace e per esprimere le proprie preoccupazioni sulle azioni di guerra della NATO. Ventiquattr’ore prima dell'incontro siamo state informate che la delegazione sarebbe stata ricevuta da Nicola de Santis, capo della sezione impegni della divisione diplomazia pubblica della NATO, al posto di Annette Parviainen, Divisione Affari Politici e Politica di Sicurezza, come preannunciato. Nessun video è stato consentito.


Nella foto: Nicola De Santis, capo della Sezione Impegni della Divisione diplomazia pubblica NATO, durante l’incontro con la delegazione delle Global Women for Peace united against NATO

De Santis ha dato il benvenuto al gruppo e ha introdotto l’incontro con una esposizione di 20 minuti sul ruolo "difensivo" e di pace della NATO. Ciascuna delle dieci donne della delegazione ha dato una risposta esponendo in due minuti il proprio punto di vista sulla NATO e sugli effetti della sua presenza nel proprio paese.

Come ha osservato Skevi Koukouma nel suo report sull’incontro, De Santis "in modo entusiastico e orgoglioso" ha passato in rassegna la storia della NATO con riferimenti a diversi periodi e poi ha dato la parola alle partecipanti per un breve intervento, ciascuna delle quali ha fatto riferimento a diverse questioni relative alla propria area geografica. Io, come colonnello dell'esercito americano in pensione che nel 1970 ha prestato servizio nel sottocomando della NATO delle forze alleate dell'Europa centrale, ho detto al signor de Santis e alle quattro persone del suo staff presenti, che le massicce manovre di guerra della NATO al confine della Federazione Russa e le due nuove basi militari statunitensi in Polonia e Romania non erano "difensive" ma "offensive" in ogni senso della parola. Quando ho fatto presente a de Santis che mi sono dimessa da diplomatico americano nel 2003, all’inizio della guerra in Iraq, egli ha risposto: «Lo so».

Il report di Skevi Koukouma continua: «Tutte le intervenute hanno evidenziato l'escalation crescente dell'aggressione della NATO, la destinazione, insieme all'Unione Europea, di ingenti somme di denaro ad investimenti nell'industria bellica e nella tecnologia, allo sviluppo dello scudo antimissile e alla creazione di una rete di basi militari in tutto il mondo. Ulteriori questioni sollevate sono state il tentativo della NATO di globalizzare le sue attività, sia attraverso la sua costante espansione verso est, sia attraverso la creazione di vari partenariati regionali e programmi satellitari. Coinvolgendo il maggior numero possibile di Stati nei raid e nelle missioni della NATO per esigenze operative, la NATO si crea una legittimità politica per i suoi interventi e mina il diritto internazionale e i principi su cui è stata costruita l'ONU. Dall'Ucraina alla Siria e dall'Africa al Mar Cinese Meridionale, le forze della NATO svolgono i compiti del braccio armato dell'imperialismo occidentale. L’andamento della discussione, con i commenti di De Santis ad ogni intervento, ha fatto capire che i funzionari della NATO avevano esplorato la biografia di ciascuna delle partecipanti».

L’incontro si è concluso con l’evidente disaccordo sulla missione della NATO e con l'impegno delle Global Women di continuare a informare le proprie comunità sul pericolo che la NATO rappresenta per la pace.

Lasciando il quartier generale della NATO, abbiamo aperto lo striscione "Ban Uranium Weapons", per ricordare le ben note orribili conseguenze sanitarie e ambientali delle armi contenenti uranio impoverito.

Nella foto: Bruxelles, 7 luglio 2023. Ada Donno -Italia, Vera Zalka-Ungheria, Ann Wright-USA, Ulla Klotzer-Finlandia, Lea Launokari- Finlandia davanti al quartier generale della NATO.
 

Secondo panel: un webinar sulla NATO in Africa

Link al video: https://youtu.be/iTwK6sBanNw

Il secondo dei panel si è incentrato sull'Africa. Ricordando che il decennio delle Nazioni Unite per le persone di origine africana è iniziato il 1 ° gennaio 2015 e terminerà il 31 dicembre 2024, le relatrici hanno confermato il messaggio del decennio delle Nazioni Unite che chiede "Riconoscimento, sviluppo, giustizia" oltre che di porre fine alle operazioni militari della NATO e dell'AFRICOM.

Hanno coordinato il webinar: Theresa Al-Amin (virtuale) di Southern Anti-Racism Network e WILPF USA); George Friday (virtuale) di National Peace Action Board e WILPF USA; Ernest Gibson Kpordotsi (presente a Bruxelles) di Global Peace Association of Ghana e dell'International Peace Bureau, direttore di programmi e progetti presso il Bureau of African Peace in Ghana.

Sono intervenuti: Nomazotsho Memani, ex membro della legislatura provinciale in Sud Africa 1994-1999, attivista e avvocato dell'Alta Corte in Sud Africa. Dr. Gnaka Lagoke, docente di storia e di studi panafricani presso la Lincoln University (PA), nonché membro fondatore della Convenzione per il Panafricanismo e il Progresso (CPP), www.cpp-ubuntu.org ; Edwick Madzimure, fondatrice di WILPF Zimbabwe e rappresentante regionale di WILPF Africa; Khadija Ryadi, difensora dei diritti umani in Marocco, vincitrice del Premio ONU per la causa dei diritti umani nel 2013; Coordinatrice del CMODH. 

Flash mob in Piazza Albertina, Bruxelles: “NATO? No, grazie. Investiamo nella pace”

Rivedi il video della manifestazione qui: https://vimeo.com/843423637

Nel tardo pomeriggio del 7 luglio, le Global Women, in un evento collaterale alla conferenza, si è unita agli attivisti per la pace di Bruxelles in una vivace manifestazione nel centro di Bruxelles con striscioni, musica e azioni interattive.


Le organizzazioni pacifiste e femminili belghe e internazionali hanno chiesto un'azione di protesta contro i piani della NATO volti ad aumentare ulteriormente le spese militari al prossimo vertice di Vilnius. L'aumento della spesa militare non può essere giustificato mentre le esigenze di bilancio per asili nido, trasporti pubblici, istruzione, accoglienza dei richiedenti asilo, assistenza sanitaria, misure per la mitigazione del cambiamento climatico sono così alte. Chiediamo ai responsabili politici di frenare l'aumento delle spese militari e rendere la sicurezza umana una priorità investendo nella protezione sociale e ambientale.

Programma serale – NATO globale o pace globale?

A conclusione dell'intera giornata di lavori, presso la Pianofabriek si è tenuto un evento comunitario organizzato da "No to War No to NATO" e Vrede Belgian peace organization.

Qui si può vedere la registrazione video: https://youtu.be/0rDyBIycrM8

Sono intervenuti: Ludo De Brabander (Vrede vzw – Belgio); Ann Wright (Veterans for Peace – Stati Uniti); Reiner Braun (IPB – Germania); Sophie Bolt (CND – Regno Unito)

Ha moderato: Lode Vanoost (De Wereld Morgen – Belgio)

I relatori hanno discusso i principali problemi della NATO ed esplorato come il movimento per la pace possa essere rafforzato per raggiungere un sistema di sicurezza internazionale non militarizzato basato sulla giustizia, la solidarietà e la sostenibilità nel rispetto delle persone e dell'ambiente. Come contrastare la NATO globale e rafforzare il movimento per la pace?

Solo pochi anni fa perfino dei leader potenti hanno dichiarato la NATO "obsoleta" e addirittura "cerebralmente morta". Dall'invasione russa dell'Ucraina, la credibilità e la legittimità dell'alleanza militare occidentale sembrano in crescita più che mai. La Finlandia, tradizionalmente un paese neutrale, è divenuta un nuovo membro. La Svezia seguirà presto. L'opposizione politica al massiccio armamento dell'Ucraina – che alimenta la guerra in corso – all'aumento dei bilanci militari e alla militarizzazione dell'Europa è praticamente inesistente all'interno degli stati della NATO.

Guidata dagli Stati Uniti, la NATO si sta sempre più presentando come un attore globale per la difesa della democrazia e degli interessi dei suoi alleati. La portata globale della NATO e dei suoi potenti membri alimenta nuove tensioni con potenze rivali come la Russia e la Cina. Il suo status di possessore di armi nucleari solleva la terrificante prospettiva di una guerra nucleare.

Il vertice della NATO a Vilnius si prefigge di confermare e rafforzare il potere della NATO e l'influenza del suo complesso industriale militare a livello globale. Ciò va a scapito di un'architettura di sicurezza alternativa basata sulla coesistenza e la sicurezza umana. L'unilateralismo della NATO sta minando il sistema politico multilaterale sancito dalla Carta delle Nazioni Unite.

 

8 luglio 2023, seconda giornata seminariale

Nella giornata dell’8 luglio si sono svolti i tre webinar relativi alle aree geografiche di Asia e Indo Pacifico, America Latina, Usa e Canada.

Il primo – “Asia e Pacifico contro il militarismo” – è stato coordinato da Ann Wright di Pacific Peace Network e Veterans for Peace (Usa) e Dragana Zivancevic di Raising Peace Network (Australia)

Link per rivedere il webinar: https://youtu.be/SXW-zQEktkM

Sono intervenuti: Joy Enomoto – moderatrice virtuale dalle Hawaii, che ha dato il benvenuto e introdotto il tema con una panoramica su Asia e Pacifico; Dr. Melinda Mann – una donna Darumbal e South Sea Islander – vincitrice del premio di dottorato Tracey Banivanua Mar 2020 per la sua eccezionale tesi sulle transizioni educative dei giovani indigeni; Mililani Ganivet –  diTahiti, che ha lasciato all'età di 17 anni per studiare alla Sorbona – studiosa delle vicende e le eredità dei test nucleari francesi nella Polinesia francese; Monaeka / Naek Flores – artista queer CHamoru e organizzatore di Guåhan – membro di organizzazioni comunitarie dinamiche che si concentrano sull'autodeterminazione di CHamoru, sulla giustizia ambientale e sulla protezione dei siti sacri; Prutehi Litekyan – Save Ritidian e Independent Guåhan; Judy Ann Miranda – dalle Filippine, Vice Presidente del Partido Manggagawa, leader sindacale, attivista, difensora dei diritti umani e femminista; Sung-hee Choi – partecipa alla lotta contro la base navale di Jeju e la militarizzazione di Jeju. È anche membro del consiglio coreano del Global Network against Weapons and Nuclear Power in Space. Vedi www.savejejunow.org  ; Shinako Oyakawa è una madre indigena Ryukyuan, attivista, scrittrice, co-direttrice dell'Associazione di studi completi per l'indipendenza dei Lew Chewans (ACSIL) e docente dell'Università di Okinawa, specializzata nella rivitalizzazione della lingua, nella smilitarizzazione e nella decolonizzazione delle isole Ryukyu; Hanaloa Hēlela, nativo hawaiano provieniente da una famiglia militare statunitense, è attivo nella smilitarizzazione delle Hawaii.

Il webinar ha generato numerosi commenti dal pubblico dal vivo e zoom.


La crescente presenza della NATO in America Latina

Il successivo webinar geografico è stato sulla crescente presenza della NATO in America Latina

Facilitatrice: Kristine Karch, co-presidente della rete internazionale "No alla guerra – NO alla NATO".

Sono intervenuti: Laura Capote (Colombia) giornalista, membro dell'OBSAL (Osservatorio sulla Congiuntura dell'America Latina e dei Caraibi) dell'Istituto Tricontinentale e dell'IEALC – UBA (Workgroup on Colombian Critical Thinking); Rosa Elva Zúñiga López (Messico), educatrice popolare femminista, segretaria generale del Consiglio per l'educazione popolare in America Latina e nei Caraibi – CEAAL; Julieta Daza (Colombia/Venezuela), membro di Juventud Rebelde Colombia e attivista politica e sociale residente in Venezuela.

Sono pervenuti all’evento saluti da Ucraina, Russia, Afghanistan. Hanno partecipato di persona a Bruxelles e preso la parola anche donne provenienti da Afghanistan, Russia e Ucraina che hanno raccontato le loro esperienze nei loro paesi in guerra.

Nadiia Yefymyshch è nata nell'URSS ed è di nazionalità Komi. Si è laureata presso l'Università statale di Kiev, in Ucraina, ed è rimasta all'università come docente. È stata a capo di un progetto educativo a Kiev, il Centro russo per la scienza e la cultura. Ha partecipato a un progetto di "educazione ai diritti umani" con il Consiglio d'Europa e il Centro Europeo della Gioventù di Budapest. È stata moderatrice di "Prevenzione della tratta delle donne" dal 2018 al 2021 ed è stata vicepresidente del Consiglio delle minoranze nazionali dell'Ucraina prima di lasciare l'Ucraina. Ora vive a Budapest, in Ungheria.

Nazia Noory dall'Afghanistan, attivista della società civile sulle tematiche giovanili e di genere (UNWomen), fondatrice dell'Afghan Women Alliance for Peace and development (AWAPD) e attivista della WILPF. Ora vive in Germania, ma gran parte della sua famiglia rimane in Afghanistan.

 

Terzo webinar: fermare la partecipazione di Stati Uniti e Canada alle guerre della NATO

Gli Stati Uniti e il Canada sono membri chiave dell'organizzazione bellica NATO. Attivisti provenienti da Stati Uniti e Canada hanno discusso la storia del coinvolgimento dei loro paesi nella NATO e nelle guerre in Europa e in Afghanistan, chiedendo la fine della NATO guerrafondaia.

Link al video: https://youtu.be/ddKue3bqeFE

Hanno coordinato il webinar : Ann Wright (Usa), ex colonnello dell'esercito americano ed ex diplomatica statunitense, s è dimessa nel 2003 in opposizione alla guerra degli Stati Uniti contro l'Iraq ; Alley McDonald (Canada, virtuale), Coordinatrice nazionale della Voce canadese delle donne per la pace (on-line)

Sono intervenuti: Medea Benjamin, attivista politica americana e co-fondatrice di CodePink: Women For Peace; Joseph Gerson, direttore del Programma di Sicurezza Economica e di Pace dell'American Friends Service Committee nel New England, USA; Tamara Lorincz, dottoranda in Global Governance presso la Balsillie School of International Affairs della Wilfrid Laurier University, attivista di Canadian Voice of Women for Peace e della sezione canadese della WILPF; Shivangi Misra, presidente della Lega Internazionale della Lotta dei Popoli, Canada e avvocato internazionale per i diritti umani con sede a Ottawa.

9 luglio 2023: Pianificando future attività comuni

Dopo tre giorni di eventi, domenica 9 luglio 2023 le Global Women for Peace United Against NATO si sono riunite in assemblea per pianificare azioni future.

In vista del prossimo vertice NATO previsto a Washington DC, la rete Global Women lancerà la proposta di darsi appuntamento lì nel luglio 2024. Seguiranno maggiori dettagli.

Intanto si sono costituiti comitati di lavoro per continuare la riflessione e la discussione sui seguenti temi:

– Militarizzazione delle scuole: Cristina Ronchieri/Italia, Patrizia Sterpetti/Italia, Dragana Zivancevic/Australia, Vera Zalka/Ungheria,

– Violenza (NATO) contro le donne e risoluzione ONU 1325: Alessandra Mecozzi/Italia, Paola Melchiori/Italia, Ada Donno/Italia, Khadija Ryadi/Marocco

– NATO killer climatico: Tamara Lorincz/Canada, Liisa Taskinen/Finlandia, Patrizia Sterpetti/Italia, Marinella Correggia/Italia

– Relazioni col Sud del mondo e movimenti non allineati: Paola Melchiori/Italia, Patrizia Sterpetti/Italia, Franziska Kleiner/Germania, Claire Delstanche/Belgio

 No alle bombe a grappolo e alle armi all'uranio impoverito

Con l'annuncio degli Stati Uniti e del Regno Unito che stavano inviando bombe a grappolo e armi all'uranio impoverito in Ucraina, la rete Global Women for Peace united against NATO ha adottato una dichiarazione nella quale denuncia l'invio di bombe a grappolo e di armi all'uranio impoverito e l'uso di queste armi.

Per saperne di più visita il sito: https://womenagainstnato.org/

CONCLUSIONE

La conferenza Global Women For Peace United Against NATO è stata un successo!

Organizzata in meno di quattro mesi attraverso convocazioni zoom di donne da 35 paesi, le partecipanti alla conferenza hanno consegnato il loro messaggio di NO alla NATO e alle sue politiche di guerra direttamente al quartier generale della NATO e al Parlamento europeo a Bruxelles, recandovisi di persona.

Sei webinar hanno offerto a donne e uomini di tutto il mondo l'opportunità di ascoltare le voci della comunità preoccupate per la militarizzazione del nostro mondo e le guerre che minacciano la sopravvivenza della specie umana.

Continueremo a incontrarci per rafforzare la nostra solidarietà internazionale / globale e pianificare nuove azioni dal 9 all'11 luglio 2024 a Washington, DC in occasione del 75esimo anniversario della NATO.

16/07/23

A Bruxelles con le “Donne globali per la pace unite contro la Nato”

L'AWMR Italia nel gruppo d'iniziativa internazionale che ha consegnato la Dichirazione di Pace alle europarlamentari di GUE/NGL e al capo dei servizi diplomatici della NATO

Bruxelles, Parlamento europeo, 6 luglio 2023. Foto di gruppo GWUAN dopo la consegna della Dichiarazione di pace.

L'Awmr Italia –Donne della Regione Mediterranea era rappresentata da Ada Donno nel gruppo d'iniziativa internazionale "Donne globali per la pace unite contro la NATO" che il 6 luglio 2023 ha incontrato a Bruxelles le europarlamentari di GUE/NGL, alle quali è stata consegnata la Dichiarazione per la pace . Su questo documento, adottato dal gruppo promotore e proposto a quanti e quante, singoli e organizzazioni, vorranno sottoscriverlo, si baserà la campagna internazionale che, a partire dalle giornate di attività realizzate nella capitale belga, si svilupperà fino all'appuntamento del luglio 2024 a Washington DC, dove il patto Atlantico fu firmato 75 anni fa.

A Bruxelles la delegazione delle “Global Women”, composta da rappresentanti di organizzazioni pacifiste e femministe di una ventina di paesi, ha incontrato le eurodeputate Clare Daly (Irlanda) e Özlem Demirel (Germania) con le quali ha stabilito un dialogo fortemente motivante e coinvolgente, moderato da Skevi Koukouma, del movimento di donne POGO (Cipro) e vicepresidente europea della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (WIDF), e Ulla Klötzer di Women for Peace della Finlandia.

Nel suo intervento, davvero molto stimolante, l’eurodeputata Clare Daly ha affermato che la guerra e il militarismo sono un anatema per il femminismo e l’uguaglianza, ha sottolineato che l'uguaglianza, la giustizia e la pace sono i principi su cui si fonda la lotta delle donne per la libertà e che al suo interno non c'è spazio per il militarismo, né per l'uso della violenza per raggiungere obiettivi geopolitici. Ha anche affermato che l'unico scopo della NATO è il dominio, non la giustizia o la difesa dei diritti umani , e che le donne devono resistere alle politiche della NATO, chiederne lo smantellamento, ristabilire i principi di uguaglianza e pace.

Nel suo intervento l'eurodeputata turco- tedesca Özlem Demirel ha fatto riferimento alla necessità di smilitarizzare le relazioni internazionali e instaurare la pace usando mezzi pacifici. Ha sottolineato inoltre che i fondi stanziati per l'acquisto di armi e attrezzature militari vengono sottratti dai fondi che andrebbero destinati al rafforzamento dello stato sociale a livello mondiale.

A loro volta hanno poi preso la parola quasi tutte le partecipanti, ciascuna sottolineando i problemi che si trovano ad affrontare nei propri Paesi connessi con le attività della NATO. Tutte hanno sottolineato la necessità della pace nel mondo, della smilitarizzazione, dello stato sociale e della promozione dei diritti umani delle donne.

Il gruppo delle Global Women dialoga con GUE-The Left

Intervenendo a nome dell’AWMR Italia, Ada Donnopresente  insieme alle altre italiane Maria Carla Baroni di ADoC-PCI, Alessandra Mecozzi della Casa internazionale delle donne, Cristina Ronchieri dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e Patrizia Sterpetti di WILPF Italia,  ha ringraziato le due eurodeputate di GUE-The Left per il loro contributo di riflessione, che è stato da tutte pienamente condiviso, aggiungendo da parte sua quanto segue:

«La costruzione retorica su cui i vari governi italiani hanno preteso di fondare la giustificazione per oltre 70 anni dell'appartenenza del mio Paese alla Nato è che essa abbia assicurato la pace e la democrazia. Ma è solo una costruzione retorica, fallace e non corrispondente ai fatti».

«È infatti percezione sempre più diffusa nel mio paese che la Nato, sul piano interno, abbia funzionato da cane da guardia degli interessi di una casta economica e politica privilegiata, impedendo sistematicamente l’allargamento della partecipazione popolare al governo del Paese. Quindi ha contribuito a bloccare la democrazia e l’ha fatto usando anche mezzi illeciti, compreso l’appoggio alle azioni eversive della destra neofascista e le attività criminali della mafia.
 
Sul piano esterno ha coinvolto progressivamente il nostro paese in guerre di aggressione contro altri paesi sovrani, fungendo da cane da guardia degli interessi delle potenze occidentali imperialiste e guerrafondaie, della loro economia predatoria ai danni dei popoli sovrani del sud del mondo.

A partire da tutto ciò, consideriamo offensivo e respingiamo con forza la cooptazione di poche donne ai vertici della Nato, illudendole che si stiano promuovendo i loro diritti, mentre invece si sta coinvolgendole in un piano di dominazione unipolare a trazione Usa, che nega di fatto ai popoli del Sud del mondo la possibilità di accedere a risorse e democrazia, e alle donne del mondo di liberarsi realmente dal giogo patriarcale».

Il giorno dopo, 7 luglio, dieci del gruppo d’iniziativa delle Global Women si sono recate presso il quartier generale dell'Alleanza Atlantica, sempre a Bruxelles, e hanno consegnato la stessa Dichiarazione al responsabile dei servizi diplomatici NATO, signor Nicola De Santis.

Il signor Nicola De Santis e Ann Wright durante l'incontro
con la delegazione GWUAN (foto NATO)

Nella breve replica concessa alle presenti, dopo l'enfatico discorso introduttivo del signor De Santis, la rappresentante dell'AWMR Italia Ada Donno ha dichiarato: «Siamo donne venute in questa sede quartier generale dell’Alleanza Atlantica, da tutti i continenti. In prima fila le nostre amiche finlandesi che rifiutano l’ingresso nella Nato del loro paese, che dal 1975 è stato simbolo di neutralità e coesistenza pacifica, ed ora è divenuto simbolo della morte dello spirito di Helsinki.

«Come diciamo nella nostra Dichiarazione, siamo impegnate nella ricerca di un nuovo ordine mondiale che abolisca la guerra, il militarismo e le politiche belliciste. Cioè l’esatto contrario di ciò che l’esistenza stessa della Nato significa con la sua crescente e insaziabile ansia di espansione globale, che minaccia di provocare un’Apocalisse nucleare, ma già si manifesta con una sfrenata militarizzazione di territori, devastazioni ambientali e sociali a velocità impressionante. Di queste ultime abbiamo già dimostrazioni lampanti anche in Italia.

«Rigettiamo inoltre il progetto di promuovere alcune donne ai vertici nella Nato, perché ci sembra una abietta strumentalizzazione finalizzata, da una parte, ad un restyling di immagine di una organizzazione guerrafondaia come la Nato, dall’altro un tentativo di coinvolgere le donne nell’idea perniciosa che “se vuoi la pace devi preparare la guerra”, un’idea fallace che ha portato solo disastri nel mondo».   

“Noi donne siamo contro la Nato e siamo andate a dirglielo”

Una delegazione della rete internazionale Global Women for Peace united against NATO si è recata nel quartier generale della NATO a Bruxelles per consegnare la Dichiarazione per la pace

Nella foto: Bruxelles, quartier generale della NATO, 7 luglio 2023. Un momento dell'incontro delle Global Women for Peace con il dirigente della divisione diplomatica Nicola De Santis 

Comunicato stampa*

La coalizione "Global Women for Peace United Against NATO", attiva dal marzo 2023, ha organizzato diversi eventi in vista del vertice NATO di Vilnius (12-13 luglio 2023). Gli eventi si sono svolti dal 6 al 9 luglio 2023 a #Bruxelles, sede del Quartier generale della NATO.

Venerdì 7 luglio si è svolto presso la sede della NATO a Bruxelles un incontro al quale ha partecipato una delegazione della coalizione, composta da 10 donne provenienti da diversi paesi.

La delegazione ha incontrato il capo della sezione Impegno della Divisione diplomazia pubblica, Nicola de Santis, e altri del suo staff. La delegazione delle Global Women ha consegnato una copia della Dichiarazione per la pace adottata dal gruppo di iniziativa della coalizione e destinata ad essere firmata da migliaia di sostenitori/sostenitrici della pace in tutto il mondo.

In maniera "entusiastica e fiera", il signor de Santis ha ripercorso la storia della NATO con riferimenti a periodi diversi e ha poi dato la parola alle partecipanti per una breve replica.

Ogni partecipante ha fatto riferimento a diverse questioni relative alla propria regione. Uno degli interventi più rilevanti è stato quello della statunitense Ann Wright, che prestò servizio come ufficiale nell'esercito americano e negli anni '70 fu assegnata al sottocomando NATO delle forze alleate dell'Europa centrale. Si dimise dall'incarico di diplomatico statunitense nel 2003, quando iniziò la guerra in Iraq.

Tutti gli interventi hanno evidenziato l'escalation aggressiva sempre più intensa della NATO, la destinazione, insieme all'Unione Europea, di ingenti somme di denaro verso investimenti nell'industria e nella tecnologia bellica, nello sviluppo dello scudo antimissile e la creazione di una rete di basi militari in tutto il mondo. Ulteriori questioni sono state il tentativo della NATO di globalizzare le proprie attività, sia attraverso la sua costante espansione verso est, sia attraverso la creazione di vari partenariati regionali e programmi satellitari. Coinvolgendo quanti più Stati nei raid e nelle missioni della NATO per le sue esigenze operative, la NATO cerca di attribuire legittimità politica ai suoi interventi, mentre sta minando il diritto internazionale e i principi su cui è stata costruita l’ONU.

Dall’Ucraina alla Siria e dall’Africa al Mar Cinese Meridionale, le forze della NATO svolgono i compiti di braccio armato dell’imperialismo occidentale.

Dalla discussione è emerso che i funzionari della NATO avevano esplorato la biografia di ciascuna delle partecipanti, con de Santis che faceva commenti e controrilievi ai loro interventi.

Dopo le dichiarazioni di ognuna delle delegate, de Santis ha iniziato a ribattere provocatoriamente e ha avviato un confronto polemico con tutte sottolineando energicamente il reale ruolo della NATO e le sue azioni volte a servire i suoi obiettivi e interessi geostrategici. Il dibattito si è concluso tra disaccordi e contro-argomentazioni.

* Redatto da Skevi Koukouma il 15 luglio 2023

 

04/07/23

Se la NATO si rifà il trucco…le donne non ci stanno e glielo vanno a dire

 Donne da tutti i continenti arriveranno a Bruxelles, quartier generale politico dell’Alleanza Atlantica, dal 6 al 9 luglio, a ridosso del vertice NATO di Vilnius, per portare la loro Dichiarazione di pace


Di AlessandraMecozzi *

In prima fila quelle finlandesi. Verranno a dire che sono impegnate nella ricerca di un nuovo ordine mondiale che abolisca la guerra. L’esatto contrario di quel che significa l’esistenza stessa della NATO e, a maggior ragione, la sua crescente e insaziabile ansia di espansione. Che sta producendo non solo la più concreta minaccia di Apocalisse nucleare che si sia mai vista, quella ce l’ha sotto gli occhi chiunque abbia voglia di sapere e capire, ma anche una sfrenata militarizzazione di territori che produce devastazioni ambientali e sociali, nel disinteresse quasi generale, a velocità impressionante. In Toscana, Sardegna e soprattutto in Sicilia ne abbiamo dimostrazioni ogni giorno più lampanti, per fare solo gli esempi a noi più vicini. 

Alessandra Mecozzi ci segnala però anche un aspetto assai meno noto dell’influenza perniciosa di un’Alleanza lanciata dal “caso” ucraino verso sfide inedite: il tentativo di “integrare” le donne ai vertici nella NATO stessa (se ne parlerà anche a Vilnius), strumentalizzandole in modo abietto per uno strategico ed essenziale restyling di immagine e una nuova narrazione utile a rafforzare quell’eterna facezia, tanto bene condensata dal detto latino “Si vis pacem, para bellum”, cui mezzo mondo sembra oggi disposto ad abboccare senza porsi neanche più domande, come invece accadde ai tempi di Kabul e Baghdad. Il tentativo di proporre la Nato come leader globale anche sul tema della “violenza di genere”, utilizzando figure di grande impatto mediatico, è illuminante di per sé. Se è vero, com’è vero, che quello delle donne è nel nuovo millennio il solo movimento di respiro planetario e di orizzonte assai lungo, c’è da scommettere che il cammino di una strategia tanto insidiosa quanto subdola non sarà una passeggiata.

Forte e argomentato, sarà il NO alla NATO che risuonerà dal 6 al 9 luglio a Bruxelles, suo quartier generale, prima del Vertice di Vilnius, 11 e 12 luglio. Lo pronunceranno voci da tutti i continenti nel corso delle iniziative “Donne globali per la Pace unite contro la NATO“, promosse da singole e associazioni, tra cui la Women league for peace and Freedom (WILPF) la più antica organizzazione internazionale di donne (nata nel 1915), antimilitarista e pacifista. E volute in particolare dalle donne finlandesi di Women for Peace, coraggiose e controcorrente, mentre la adesione alla NATO della Finlandia, paese neutralista e pacifista, appare come il simbolo della fine dello spirito di Helsinki, nato nel 1975 dalla dichiarazione comune e l’impegno al dialogo dei Capi di Stato di 35 Paesi: i Paesi della NATO e del Patto di Varsavia, gli Stati neutrali e non allineati.

La Dichiarazionedi pace verrà presentata il 6 luglio nel Parlamento Europeo: “Da decenni siamo impegnate nella ricerca della pace globale, di un nuovo ordine mondiale che abolisca la guerra. Riteniamo che il capitalismo sia un fattore generante sia del militarismo che della guerra e lottiamo per affermare una nuova sicurezza non militarizzata, che garantisca la vita e la salute delle generazioni presenti e future su questo pianeta, oltre che del pianeta stesso.”

Nei giorni successivi, nella Pianofabriek, antica fabbrica di pianoforti oggi Centro sociale e culturale, si sentiranno dai vari continenti le analisi, le critiche, le proposte sui diversi terreni dove si sperimentano i disastri del militarismo: dal clima alla scuola, dalla salute alla cultura, dal Mediterraneo all’Atlantico e al Pacifico. La protesta si sposterà in piazza il pomeriggio del 7 per chiedere di “Investire nella pace”: contro il riarmo e l’aumento della spesa militare, per investimenti in asili nido, trasporti pubblici, istruzione, accoglienza dei migranti e richiedenti asilo, assistenza sanitaria, ambiente e cambiamento climatico.

Una risposta al militarismo e alla “Nato globale”

Sarà una netta risposta al militarismo e alle politiche belliciste del Trattato nord atlantico e alla ambizione del progetto di “Nato globale”, con l’espansione ben oltre l’Europa e gli Stati Uniti (31 paesi aderenti) e gli obblighi sottoscritti. L’Europa, insieme a 31 Stati membri della NATO (22 membri dell’UE), designata come proprio nemico numero uno la #Russia, alimenta la guerra inviando armi all’Ucraina, mentre le armi nucleari statunitensi sono dislocate in tutto il continente e continue esercitazioni militari inquinano l’aria e il suolo. L’uso di armi con uranio impoverito della Nato produce effetti letali dalla guerra dei Balcani degli anni ’90 e alcuni Stati della Nato forniscono questo tipo di armi all’esercito dell’Ucraina. La spesa militare in tutta Europa sta aumentando a un ritmo allarmante.

Anche l’America latina e i Caraibi sono all’attenzione della Nato e gli Stati Uniti stanno avviando un piano di espansione aggressivo a tutte le latitudini e longitudini della regione con istallazioni di numerose basi militari. L’occhio della Nato si rivolge sempre più anche all’Asia-Pacifico, dopo la guerra e poi un’occupazione ventennale dell’Afghanistan! La rivalità strategica tra Cina e USA potrebbe scatenare prima o poi una guerra tra le prime due economie del pianeta, entrambe potenze nucleari…Sebbene con la maggior cautela di molti paesi dell’Africa, che ricordano i bombardamenti sulla Libia nel 2011 che distrussero il Paese, nel 2016 i leader della NATO, al vertice di Varsavia, hanno deciso di intensificare la loro cooperazione con l’Unione Africana, accogliendo favorevolmente il significativo impegno militare dell’Alleanza nella regione del Sahel-Sahara” e iniziando il processo di addestramento degli ufficiali nelle forze militari africane (Fonti: Pagine Esteri, Pressenza, Nigrizia 2022/23).

No alla cooptazione delle donne nei piani di guerra della NATO…

Dalle donne nel mondo verrà anche un deciso NO ai tentativi – con qualche successo – non solo di “integrare” le donne anche ai vertici nella Nato stessa (se ne parlerà anche a Vilnius), ma anche di rafforzare, attraverso le donne, il cambiamento di narrativa e di immagine pubblica: da alleanza bellica ad alleanza di pace! Ne fa parte fa parte lo sforzo di proporsi come leader globale anche sul tema della “violenza di genere”, utilizzando figure di grande impatto mediatico, come #AngelinaJolie, bella, intelligente, famosa per le sue missioni umanitarie (20 anni nell’UNHCR).  L’attrice infatti nel 2018 visitò la Nato nel suo quartier generale e ne incontrò il Segretario #Stoltenberg con cui tenne una conferenza stampa, dopo aver scritto con lui un articolo su #TheGuardian “Perché la NATO deve difendere i diritti delle donne”. Chi meglio di lei, con 6 figli, di cui tre adottati in diversi paesi del sud del mondo, potrebbe rappresentare la “madre globale”, immagine ideale per attrarre un ampio pubblico che poco sa della Nato?

Osserva la giornalista Lily Lynch nel suo articolo, “Come la Nato ha sedotto la sinistra europea” (Unherd 16 maggio 2023), che non poteva esserci momento migliore per questa partnership: “Al culmine del movimento #MeToo, la più potente alleanza militare del mondo era diventata un’alleata femminista. “La fine della violenza di genere è una questione vitale per la pace e la sicurezza, nonché per la giustizia sociale”, hanno scritto l’attrice e il Segretario Generale, “La NATO può essere leader in questo sforzo”.

Dalla trasformazione, già avvenuta nel 1999 con la guerra “umanitaria” sulla Serbia e il passaggio da Alleanza difensiva a “patto militare per difendere e diffondere diritti umani, democrazia, libertà”. seguita nel 2001 dalla guerra in Afghanistan che includeva la propaganda sulla difesa dei diritti delle donne…all’attuale tentativo di assumere un volto femminile, la NATO cambia, anche così, la sua auto-narrazione, puntando ad essere protagonista dell’agenda ONU Women Peace and Security e leader militare contro la violenza sessuale. Questa viene definita esclusivamente “una tattica di guerra”, passando sotto silenzio che le stesse truppe NATO possano essere autori, anziché  “giusti relatori”, della violenza sessuale.

Invece ben miseri risultati registra, ancora nel 2021 secondo un rapporto delle Nazioni Unite UN Women, uno dei punti più autentici e coerenti della agenda Women Peace Security dell’ONU, la risoluzione 1325 (donne nella prevenzione dei conflitti e processi di pace). Infatti le donne sono state in media “il 13% dei negoziatori, il 6% dei mediatori e il 6% dei firmatari nei principali processi di pace” tra il 1992 e il 2019.

Da Bruxelles le donne globali per la pace apriranno dunque la strada ad una campagna contro la Nato globale, certo irta di ostacoli e difficoltà, ma lastricata dalla determinazione e dalle alleanze con tutt* coloro che diranno Sì alla Dichiarazione di Pace.

Per firmare la Dichiarazione di pace, programma completo e informazioni:  www.womenagainstnato.org

 * L'articolo è stato pubblicato da: https://comune-info.net/la-nato-globale-non-usi-le-donne/