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12/02/25

Ucraina / Trump alla ricerca di una soluzione che non trova

Cos’altro ci vuole perché lo “Stato profondo” americano riconosca la nuova realtà e concluda che ha cessato di essere un unico polo di potere perché il mondo è diventato multipolare? 


di Endre Simó, presidente della Comunità Ungherese per la Pace

 Pur non rinunciando al desiderio di sconfiggere strategicamente la Russia, la nuova amministrazione americana ha avviato un’indagine diplomatica con Mosca. Vorrebbe porre fine al conflitto in Ucraina perché costa troppo e ostacola l'avvento dell'età dell'oro promessa al suo popolo. Ma l’appetito del mondo finanziario è troppo grande per abbandonare il sogno di smembrare la Russia, poiché vorrebbe preservare con ciò il dominio mondiale per molti altri secoli.

In America, due mondi si combattono per il futuro. L'uno vuole spazzare via tutto e tutti, l'altro, seppure con riluttanza, è propenso a riconoscere la trasformazione del mondo e sente che si avvicina il giorno in cui sarà necessario mettersi d'accordo. Tra i due, Donald, cercando di essere allo stesso tempo retrogrado e pioniere, ha sposato il fuoco con l'acqua. Cammina sul ghiaccio sottile, sapendo cosa c'è in gioco da quando gli hanno sparato all'orecchio. Non è facile convincere una élite abituata al dominio del mondo a cedere. Tanto più che lui stesso appartiene ad essa.

Nello spirito del business as usual, Trump vede l’Ucraina come un oggetto da spartire. Tracciamo una linea, da lì è tuo, da qui è nostro, dice. Ha anche suggerito ciò che dovrebbe appartenere ai russi, dato che è stato loro fino al ‘91. E mentre dice di essere pronto a fare un "grande favore" ai russi, sta facendo affari con Zelenskyj, promettendo più sostegno militare in cambio di terre rare. 

Si professa messaggero di pace, ma allo stesso tempo vuole dare più slancio che mai all'industria militare, adora il progetto americano della "cupola di ferro", annetterebbe il Messico, il Canada, la Groenlandia, il Canale di Panama, comprerebbe Gaza, sottoscriverebbe contratti di "affitto" con i palestinesi, sfratterebbe coloro che si rifiutassero di servire i ricchi della progettata Riviera di lusso. Dov'è la pace, la democrazia, il diritto internazionale, il rispetto dei diritti umani, chi ha a cuore qui la sovranità dei popoli? Potremmo chiedercelo se non conoscessimo il carattere del capitale finanziario.

L’ex sostenitore del libero scambio è passato a un’economia autarchica. Impone dazi anche ai propri alleati, e ancora di più agli altri! Il nuovo presidente americano vuole placare i litigi dei suoi padroni sul piano economico, ma deve affrontare ovunque una comprensibile opposizione.

L’espansione del capitale americano nel mondo è così limitata che non può essere attuata senza mezzi militari. Ma anche chi è interessato alla produzione di armi non vuole scomparire in un mondo in fiamme. Accresce il senso di insicurezza il fatto che la Russia possieda iper-armamenti che l’altra sponda dell’oceano non ha.

Il buon senso imporrebbe di raggiungere un compromesso con la Russia, ma il capitale non cresce con il buon senso. Se solo non fosse a rischio anche quello che ha accumulato finora. Tuttavia, con la trasformazione del mondo, inclusa la prevista perdita dell’Ucraina, c’è proprio il pericolo che le sue risorse diminuiscano.

Ma come si può fermare questo processo, si chiede lo Stato profondo. Lasciando da parte la guerra mondiale, ci resta la possibilità di guerre regionali e locali, guerre commerciali, compreso il dollaro come arma.

La logica imperiale non può accettare la consapevolezza che la maggioranza dell’umanità non pensa in termini di imperialismo, non progetta il proprio futuro ridistribuendo il mondo, ma cerca una cooperazione pacifica nello spirito del “vivere su un unico pianeta”.

Trump lo percepisce, ma non riesce a liberarsi dell’abitudine. Continua a sostenere la logica imperialista americana, ed è proprio qui che risiede la sua debolezza: invece della sicurezza reciproca, vuole spartirsi l’Ucraina. Sa che se alzasse la barriera per garantire la parità di sicurezza, suonerebbe l’allarme sul dominio americano del mondo. Come si può governare il mondo riconoscendo la sicurezza degli altri? Intraprendere la via del compromesso, è come ammettere di non poter più seguire la via della logica imperiale. Ma la Cabala gli permetterebbe di percorrerla o sarebbe condannato al destino di Kennedy? O preferirebbero provare qualcos'altro? Ad esempio, inviare truppe in Ucraina, imporre ulteriori sanzioni o fomentare rivoluzioni colorate in Russia, nelle ex repubbliche sovietiche e persino nell’ondeggiante fianco orientale della NATO? O tutti insieme?

Cosa può fare la leadership russa in questa situazione? Aspettare senza scendere a compromessi sui suoi obiettivi in Ucraina: denazificazione, smilitarizzazione, rendere l'Ucraina neutrale. Con una pazienza basata sulla forza si può promuovere la maturazione e il riconoscimento della necessaria riconciliazione. A patto che l'altra parte non usi la violenza per superare le proprie contraddizioni interne e non metta tutto su un unico cavallo, mettendo a rischio l'esistenza fisica di tutti noi.

Per quanto ottimisti si possa essere, purtroppo è necessario tenere conto che la situazione potrebbe peggiorare. La battaglia tra gli attuali detentori del potere americano non è ancora stata decisa. Fare in modo di scongiurare l’irreparabile, possiamo piuttosto aspettarcelo dall’Oriente.

Da parte russa, già nel dicembre 2021 hanno chiarito che, per quanto importante sia l’Ucraina, la storia non riguarda solo l’Ucraina, ma anche la costruzione di un ordine mondiale completamente nuovo per la sicurezza e la cooperazione. Da anni esiste un pensiero comune sul sistema di sicurezza e cooperazione eurasiatico. È vero, non con l’Occidente, ma con coloro che non sono più disposti a unirsi in blocchi, a subordinarsi a un centro, a ridursi alla periferia e a diventare succubi di altri, e vogliono invece svilupparsi liberamente. Partendo dai loro interessi nazionali, cercano la cooperazione con gli altri.

Cos’altro ci vorrà perché lo “Stato profondo” riconosca la nuova realtà e concluda che ha cessato di essere un unico polo di potere perché il mondo è diventato multipolare?

31/12/23

2024: anno cruciale per le Global Women for Peace united against NATO!

Bruxelles, 6 luglio 2023: le Global Women for Peace united against NATO davanti al Parlamento Europeo

Care Donne Globali per la Pace unite contro la NATO!

con il passaggio dall’anno vecchio al 2024, la nostra lotta contro la NATO e tutti i despoti che in essa navigano diventa sempre più giustificata, più mirata e più urgente. Il 2023 è stato un anno orribile sotto tanti aspetti, eppure ci siamo ritrovate e la nostra forza si è moltiplicata.

Dobbiamo lottare più duramente, gridare più forte e agire, agire, agire: non abbiamo altra scelta. È in gioco letteralmente tutto. Forze oscure convergono per renderci tutti più poveri. Si fa guerra alla memoria. L'universo morale si è capovolto. Più di mezzo milione di persone a Gaza stanno morendo di fame, si calcola che 100 milioni di rifugiati climatici stiano lottando per la sopravvivenza, la guerra minaccia di estendersi nel Medio Oriente e la maggior parte della popolazione mondiale ha paura di svegliarsi.

Noi della rete Global Women for Peace united against NATO c’impegneremo ancor più nell’anno che viene per affrontare tutti questi problemi. Con il vostro aiuto e sostegno, ci attiveremo soprattutto nei mesi che ci separano dall’evento che stiamo preparando per il 75° anniversario della NATO a Washington DC dal 9 al 12 luglio 2024.

In vista di tale evento vi chiediamo di incoraggiare le vostre reti a firmare la nostra Dichiarazione per la Pace che trovate sul nostro sito: https://womenagainstnato.org/declaration/  e a condividere la nostra ultima pubblicazione “NATO CLIMATE KILLER”.

Auguri di buon anno 2024!






 

24/08/23

A Bruxelles un “controvertice” globale e femminista contro la NATO

Nella foto: Bruxelles, Parlamento europeo, 6 luglio 2023. Clare Daly, Skevi Koukouma, Özlem Demirel, Ulla Klotzer durante l'incontro della rete Global Women for Peace united against NATO con le auroparlamentari di GUE/NGL


Prima che i capi di stato e di governo si riunissero a Vilnius per la riunione annuale del Patto, mentre sullo sfondo perdurano l’orrore della guerra in Ucraina e l’impegno europeo nella politica di guerra, un coordinamento di donne provenienti da tutto il mondo – la rete Global Women for Peace united against Nato – è convenuta a Bruxelles, dal 6 al 9 luglio, dove ha la sua sede centrale l’Alleanza Atlantica, per tracciare linee alternative femministe per la pace. Un programma di attività seminariali di respiro internazionale ed incontri istituzionali presso il Parlamento Europeo e lo stesso quartier generale della NATO.

Tra i fatti più eclatanti del ricco dibattito di queste giornate è stata segnalata la grave corruzione dell’Agenda ‘Donne, Pace e Sicurezza’. Un caposaldo di innovazione della politica internazionale del XXI secolo, nato dalla risoluzione n.1325 adottata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nell’ottobre del 2000, per aumentare le tutele contro le note e secolari violenze su donne e ragazze durante i conflitti, ma soprattutto per porre al centro il ruolo attivo delle donne nel mantenimento e nella promozione della pace e nella risoluzione dei conflitti.

Un primo passo per un diverso approccio al tema della sicurezza che ha dato luogo negli ultimi vent’anni a politiche attive su scala internazionale, nazionale e locale. Un lavoro che secondo le attiviste rischia oggi di essere vanificato perché tradito nel suo spirito iniziale a causa di declinazioni deformanti sull’approccio di genere nei piani nazionali messi in opera. Senza contare il crescente militarismo portato nelle scuole pubbliche e la militarizzazione della ricerca scientifica.

Bruxelles Parlamento Europeo, 6 luglio 2023: la delegazione delle Global
Women for Peace united against NATO incontra le parlamentari GUE/NGL

Durante il dibattito del 6 luglio presso il Parlamento Europeo, due europarlamentari del gruppo GUE/NGL Sinistra Europea, Clare Daly e Özlem Demirel, hanno incontrato pienamente i punti fondamentali della Dichiarazione per la pace formulata dalla rete delle donne per manifestare una precisa volontà politica. Il gruppo lavora per una nuova struttura di sicurezza per l’Europa, che si può ottenere solo attraverso lo smantellamento della NATO e attraverso lo sviluppo di diplomazia e relazioni internazionali che abbiano come chiave di volta la centralità della posizione della donna in un mondo multipolare, votato ad una maggiore giustizia sociale e ad una crescente solidarietà globale. Le linee femministe e umaniste non hanno però lo spazio che meritano per potersi sviluppare appieno in un mondo che le vorrebbe corrompere e che rischia nuovamente di precipitare a caduta libera nella formula esasperata del dominio militare.

«Quella delle donne globali unite contro la Nato è una dichiarazione mai necessaria come ora – ha sostenuto infatti Clare Daly –  che il femminismo è stato spietatamente cooptato dal complesso industriale militare […] la NATO si è basata sul potere dei social media e sul peso emotivo delle politiche identitarie  e sta sfruttando gli influencer online e la più sottile concezione dell’uguaglianza di genere per spingere la sua agenda patriarcale e militarista…abbiamo tutti sentito parlare di greenwashing da parte delle aziende; è ora di iniziare a parlare di girl-washing da parte del complesso industriale militare».

Anche Özlem Demirel ha insistito sulla questione della militarizzazione e la corsa agli armamenti. «Clare ed io abbiamo sentito molti discorsi al riguardo in questa casa – è l’obiettivo principale e anche l’argomento utilizzato per raccontare questa guerra. Il ministro degli Esteri tedesco parla di una politica estera femminista ma intende la militarizzazione. Le donne invece sono per la pace! La NATO ci sta dicendo che noi/loro lotteremmo per la democrazia, raccontandoci che vogliono combattere per i diritti delle donne. Eppure noi sappiamo dolorosamente dal nostro passato, e dal presente, che il militarismo e la guerra indeboliscono sempre e ovunque i diritti delle donne e la democrazia».

Patrizia Sterpetti, di WILPF Italia – storica organizzazione pacifista il cui operato è stato rilevante affinché si inserisse nel piano nazionale italiano il tema del disarmo – ha partecipato al controvertice quale portavoce, insieme a numerose donne italiane, consegnando alle due europarlamentari dei dossier sulla situazione in Italia e sulla questione delle servitù militari in Sardegna. Documenti che sollevano l’illegittimità della presenza di armi nucleari in Italia e che denunciano le gravi mancanze rispetto alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente nei siti dove sono state collocate le basi militari, contribuendo a portare all’attenzione europea problemi che non dovrebbero restare circoscritti al solo contesto nazionale.

Siamo all’indomani del Vertice di Vilnius e ciò che emerge in questi giorni è che si sottolinea ancora la militarizzazione delle relazioni internazionali, alle quali voi vi siete opposte fin dall’anno scorso, a partire dalla presentazione dell’ultimo strategic concept 2022 della NATO a Madrid e che già allora avete criticato. Cosa è emerso con questo vostro nuovo incontro a Bruxelles?

Durante l’incontro presso il Parlamento Europeo si è sostanziato in maniera molto accurata il fatto che è stata progressivamente modificata e manipolata l’Agenda donne, pace e sicurezza, che è stato il frutto di tanto lavoro e impegno politico da parte delle donne nel corso del tempo.  Il riconoscere da parte di tutte che l’eguaglianza e lo sviluppo sono possibili soltanto in un’atmosfera di pace, mentre la Nato non ha fatto altro che impossessarsi dell’agenda e trasformare il messaggio femminista in una militarizzazione della presenza delle donne, ponendole come protagoniste del militarismo. Purtroppo, coinvolgendo e sponsorizzando anche delle figure molto note e creando questo nuovo modello. L’idea soggiacente è di arrivare a una politica estera femminista che è soltanto una politica in cui sostanzialmente sono presenti le donne, ma senza il portato del femminismo. Senza cioè quel messaggio non competitivo, cooperativo, che aborrisce la violenza e che è contrario alla guerra.

Voi volete smascherare la narrazione ufficiale rispetto alla NATO, ovvero che sia un patto eminentemente difensivo, quando invece sappiamo che in realtà l’alleanza si espande. Oltre ad allargare l’adesione agli Stati che vogliano farvi parte, anche attraverso le proprie basi militari.

Sì. È un’entità che, sebbene cerchi di inglobare nuovi soggetti, come ha fatto con il Giappone, per appunto circondare la Cina e la Russia, è sostanzialmente un soggetto autoritario ed è estremamente parziale dal punto di vista geografico, perché chiaramente difende essenzialmente gli interessi dell’Occidente. Per le basi sono poi stati scelti storicamente dei luoghi incontaminati, bellissimi. Spesso delle isole trasformate in luoghi contaminati e di grande sofferenza. Personalmente, come italiana, ho consegnato a Clare Daly e a Özlem Demirel, una serie di dossiers relativi alla Sardegna e legati a diversi aspetti, ovvero alla criminalizzazione dei difensori dei diritti ambientali e in particolare faccio riferimento ai quaranta attivisti incriminati per l’operazione “lince”, accusati addirittura di terrorismo. La problematica relativa al fatto che non esiste un registro dei tumori in Sardegna, il fatto che la legge, il testo unico dell’ambiente, non include le attività militari nell’esame delle attività contaminanti e pericolose, e poi anche le questioni legate alle proposte che fanno i militari per fare delle bonifiche, sempre però trascurando aspetti fondamentali e con l’intento non di ritirarsi dalle attività militari, ma di ripristinarle… mi riferisco alla cosiddetta penisola Delta. C’è poi anche il problema dell’espansione della RWM, che è stata bloccata, ma per la quale c’è un contenzioso. Ci sono veramente molte vittime in Sardegna a causa delle attività militari nelle basi. Persone che sono nate con delle modificazioni genetiche, cioè che a causa delle contaminazioni provocate da queste attività, sono nate con malformazioni. Ci sono persone in uno stato di grande sofferenza. E quindi ho consegnato questi dossiers insieme a un testo che abbiamo commissionato, unitamente a venti associazioni di cui è capofila l’associazione Abbasso la guerra, a IALANA, l’International Association of Lawyers Against Nuclear, sulla illegittimità della presenza di armi nucleari in Italia. Questi due materiali sono stati consegnati alle due europarlamentari con un chiaro invito a compiere una missione di ascolto e di visita alla Sardegna.

Che aria si respirava durante i vostri tavoli e cosa è emerso di significativo dal lavoro seminariale?

La presenza era di donne veramente molto affiatate in un atteggiamento orizzontale e di grande collaborazione. È stata un’iniziativa organizzata con pochissime risorse, basata su una precisa volontà di non arrendersi e non fare assolutamente passare certi messaggi ma contrastarli e fare chiarezza. Dimostrare tutta l’opposizione in maniera costante. Tra i risultati più importanti è stata emanata una dichiarazione sintetica contro l’uso delle bombe a grappolo e l’uso dell’uranio impoverito4. Le donne si sono divise in gruppi di lavoro che continueranno le loro attività in futuro. Un gruppo, su ispirazione dell’Osservatorio italiano contro la militarizzazione delle scuole, diventerà un osservatorio mondiale, e il tema verrà trattato da un punto di vista comparativo. Un secondo riguarderà il rapporto fra militarismo e ambiente, e un terzo continuerà a lavorare sulla manipolazione della risoluzione n. 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza. Quindi sulla non militarizzazione delle donne e sull’investimento delle donne nella mediazione, nella prevenzione di conflitti e nella protezione delle vittime dei conflitti. L’ultimo gruppo verterà sul coinvolgimento del Sud globale, riconosciuto come appunto una delle grandi speranze anche rispetto alla possibile soluzione del conflitto russo-ucraino, e cioè l’idea del Brics e dei paesi del Sud Globale di aumentare il dialogo e il loro coinvolgimento. Un osservatorio molto importante, perché molti piani nazionali di attuazione della 1325 sono appunto sporcati dall’ ingerenza della NATO che invece ha fatto propria la risoluzione e ha cercato sempre più di investire in giovani donne nei ruoli apicali. E purtroppo molte ci sono cascate.

È molto interessante quello che emerge, perché c’è chiaramente la lotta al patriarcato e ai suoi mezzi più infimi nelle vostre istanze. Proprio perché i piani di guerra appartengono alla sua logica di autorità e ad una visione improntata ancora all’imperialismo e al colonialismo. Quindi, da qui la speranza riposta verso i paesi decolonizzati?

Sì, assolutamente. La consapevolezza che la Nato abbia un suo nocciolo molto legato alla dimensione occidentale, alla difesa armata e non democratica delle proprie prerogative è chiarissima. Infatti, le voci che si sono sollevate per raccontare i danni causati ovunque nel mondo, erano voci del Sud Globale. Gli incontri che si sono svolti il 7 e l’8 luglio sono proprio partiti con le analisi relative all’Europa per poi spostarsi all’Africa, al Nord America, all’America Latina, e poi a tutta l’Asia-Pacifico. C’erano voci mondiali e per questo è stato molto importante. C’è l’idea di rivedersi il prossimo anno a Washington, e soprattutto, considerando molto importante la funzione dell’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e per la Cooperazione, una delle proposte è di organizzare nel 2025 una grossa conferenza con una nuova impostazione sicuritaria che rispecchi invece i principi di Helsinki e quindi la cooperazione fra est e ovest. Così come la lotta comune ed unita verso i grandi problemi del mondo. Si è infatti anche parlato molto di dimensione culturale, cioè dell’importanza di fare cultura e arte nel pacifismo, e non è un caso che la convitata ucraina alla conferenza si occupasse di minoranze linguistiche. C’è poi stato chiaramente il riferimento anche alla guerra in corso in Ucraina che per noi può essere bloccata soltanto mettendo a tacere il militarismo.

Sono però rare le voci che parlino concretamente di trattative di pace e assistiamo invece a un’ulteriore escalation. Trovo quindi importante comprendere le caratteristiche delle donne nel diverso approccio alla risoluzione dei conflitti o anche alla loro prevenzione. Si possono delineare queste specificità?

Le donne sono vicine alle vittime, cioè non tollerano la perdita e la morte ed è per questa ragione che sono per la mediazione. Per le donne nel femminismo c’è l’egualitarismo, il ripudio della violenza. C’è invece la dimensione della non gerarchia, della non competizione, della collaborazione. La cifra delle donne è totalmente diversa ed è inaccettabile che abbiano proposto una politica estera femminista militarizzata che metta al centro la guerra. Che legittimi la guerra. Questo è stato un grosso tradimento dei valori e dell’impegno di generazioni e generazioni di donne che sono partite da altre convinzioni e che hanno specificato che la guerra è l’ultima cosa che debba avvenire. Ora siamo arrivati addirittura al punto che la pace deve essere ottenuta in maniera bellica. Ecco, questo è veramente un rimescolare le carte in tavola. E chi fortunatamente ha una forte identità, lo svela in maniera inequivocabile.

*L’articolo è stato pubblicato su Transform!Italia:  https://transform-italia.it/la-cifra-delle-donne/

17/07/23

Bruxelles: le donne globali dichiarano la pace

DONNE DEL MONDO PER LA PACE UNITE CONTRO LA NATO INCONTRANO RAPPRESENTANTI DEL PARLAMENTO EUROPEO E DELLA NATO

Nella foto: le venti donne delegate globali con le europarlamentari Clare Daly (Irlanda) e Özlem Demirel (Germania) del gruppo GUE/NGL The Left

Nel fine settimana che precedeva il vertice NATO di Vilnius (Lituania), la rete Global Women for Peace United contro la NATO, in cui convergono donne di 35 paesi, si è ritrovata a Bruxelles, sede del Parlamento Europeo e del quartier generale dell’Alleanza Atlantica, per tre intense giornate di attività dedicate ai temi della guerra e della pace, dal 6 al 9 luglio 2023.

Ann Wright * racconta il “controvertice” delle donne per la pace seguendo il filo degli appunti presi durante le attività in agenda nelle tre giornate. Nel report sono incluse le registrazioni video delle varie sessioni, anche se per qualche problema tecnico alcune registrazioni non sono di buona qualità come avremmo desiderato.

La documentazione relativa agli eventi compresi nel programma è stata pubblicata nella sezione media del sito web delle Global Women, compresa la Dichiarazione per la pace, tradotta nelle varie lingue, che si può firmare qui: http://womenagainstnato.org/declaration/

donne di tutto il mondo incontrano le parlamentari europee

Il 6 luglio 2023, venti delegate delle Global Women hanno incontrato alcuni europarlamentari per esprimere la loro preoccupazione circa il crescente bellicismo della NATO. L'incontro è stato moderato da Skevi Koukouma, da Cipro, segretaria del Movimento Progressista delle Donne POGO. La deputata irlandese Clare Daly e la turco-tedesca Özlem Demirel hanno parlato alla delegazione Global Women delle loro preoccupazioni riguardo alla NATO. La delegazione ha consegnato loro una copia della Dichiarazione costituente delle Global Women for Peace united against NATO.

L'eurodeputata Clare Daly ha affermato con forza che la guerra e il militarismo sono un anatema per il femminismo e la parità, sottolineando che l'uguaglianza, la giustizia e la pace sono i principi che sostengono la lotta delle donne per la libertà, che non c'è bisogno del militarismo o dell'uso della violenza per raggiungere obiettivi geopolitici, che lo scopo della NATO è il dominio, non la giustizia o la difesa dei diritti umani. Clare Daly ha sottolineato che le donne devono resistere alle politiche della NATO, chiederne lo smantellamento insieme al ripristino dell'uguaglianza e della pace, non permettere alla NATO di cooptarle usando strumentalmente argomenti come "politica estera femminile" e "donne, genere e uguaglianza".

Nel suo intervento, l'eurodeputata Özlem Demirel ha fatto riferimento alla necessità di una smilitarizzazione immediata e di ottenere la pace solo con mezzi pacifici. Ha anche sottolineato che i fondi dati per l'acquisto di armi e attrezzature militari sono a scapito di finanziamenti per migliorare la salute, l'istruzione e altri servizi per le persone in tutto il mondo.


Quasi tutte le venti delegate di Global Women hanno parlato a turno, ognuna sottolineando i problemi che il proprio paese deve affrontare a causa delle azioni militari della NATO e delle spese militari obbligatorie. La necessità della pace nel mondo, della smilitarizzazione, dei servizi umani come la salute e l'istruzione e del rafforzamento della protezione dei diritti umani è stata sottolineata da tutte le delegate.

Venerdì 7 luglio 2023, apertura del lavori

Il 7 luglio il meeting convocato dalle Global Women for Peace United against NATO, in presenza e in streaming, è stato formalmente aperto da Ulla Klotzer (Finlandia) e Ann Wright (Usa), presso il centro sociale Pianofabriek di Bruxelles.

A questo link si può vedere la registrazione della giornata: https://youtu.be/NX3F6qpaehA

Primo panel- Minacce e conseguenze dell’alleanza Europa-NATO/USA

Il primo panel del seminario, incentrato sulla pericolosa relazione tra Europa e USA/NATO, è stato coordinato da Emmelien Lievens, dell'organizzazione pacifista belga Vrede che fa parte della rete internazionale "No To Nato No to War", e da Ada Donno dell’Awmr Italia-Associazione di Donne della Regione Mediterranea.

Relatrici in questo panel sono state: Zeynep Goru della Marcia mondiale delle donne: Le donne e la NATO; Kristine Karch co-presidente della rete internazionale "No alla guerra – NO alla NATO"; Cristina Ronchieri dell’Osservatorio italiano contro la militarizzazione delle scuole, che monitora la crescente presenza dei militari nelle attività di insegnamento e ricerca scientifica; Sophie Bolt della Campagna per il disarmo nucleare (CND) in Europa; Ria Verjauw della  Coalizione internazionale per la messa al bando delle armi all'uranio, ICBUW (Il costo umano e ambientale delle armi all'uranio impoverito); Marilina Veca di WILPF Italia (virtuale):  “Crimini di guerra in tempo di pace. Uranio impoverito, il killer silenzioso”; Angelika Claußen della Sezione tedesca dell'IPPNW (virtuale): “No alla NATO come killer climatico. Verso la giustizia climatica e la sicurezza umana”; Vera Zalka del Forum sociale ungherese (HSF): “La NATO in Europa orientale, conseguenze e minacce”; Skevi Koukouma, segretaria del Movimento delle donne POGO (Cipro): “La NATO accelera le sue attività nel Mediterraneo”; Ingeborg Breines ex presidente dell'IPB e direttrice dell'UNESCO (virtuale); Ulla Klötzer di Donne per la pace Finlandia: “Espansione della NATO a nord, conseguenze e minacce”.

Link alla registrazione video: (Minuto :02 – 1:48:25)

Le relazioni si sono incentrate sull'Europa, con 31 Stati membri della NATO (22 dei quali Stati membri dell'UE) che partecipano attivamente all'accerchiamento della Russia. Le armi nucleari statunitensi hanno sede in tutta Europa. Le grandi esercitazioni militari stanno inquinando l'aria e la terra. L'uso da parte della NATO di armi all'uranio impoverito nella guerra dei Balcani degli anni '90 ha lasciato un'eredità tossica causando gravi problemi di salute tra civili e soldati. Alcuni stati della NATO stanno fornendo queste armi radioattive all'esercito ucraino. La spesa per la difesa in tutta Europa sta aumentando a un ritmo allarmante.

Visita al quartier generale della NATO

Il 7 luglio, una delegazione di dieci donne provenienti da Australia, Belgio, Cipro, Finlandia, Germania, Ungheria, Italia, Regno Unito e Stati Uniti si è recata al quartier generale della NATO (periferia di Bruxelles) per consegnare la Dichiarazione delle donne per la pace e per esprimere le proprie preoccupazioni sulle azioni di guerra della NATO. Ventiquattr’ore prima dell'incontro siamo state informate che la delegazione sarebbe stata ricevuta da Nicola de Santis, capo della sezione impegni della divisione diplomazia pubblica della NATO, al posto di Annette Parviainen, Divisione Affari Politici e Politica di Sicurezza, come preannunciato. Nessun video è stato consentito.


Nella foto: Nicola De Santis, capo della Sezione Impegni della Divisione diplomazia pubblica NATO, durante l’incontro con la delegazione delle Global Women for Peace united against NATO

De Santis ha dato il benvenuto al gruppo e ha introdotto l’incontro con una esposizione di 20 minuti sul ruolo "difensivo" e di pace della NATO. Ciascuna delle dieci donne della delegazione ha dato una risposta esponendo in due minuti il proprio punto di vista sulla NATO e sugli effetti della sua presenza nel proprio paese.

Come ha osservato Skevi Koukouma nel suo report sull’incontro, De Santis "in modo entusiastico e orgoglioso" ha passato in rassegna la storia della NATO con riferimenti a diversi periodi e poi ha dato la parola alle partecipanti per un breve intervento, ciascuna delle quali ha fatto riferimento a diverse questioni relative alla propria area geografica. Io, come colonnello dell'esercito americano in pensione che nel 1970 ha prestato servizio nel sottocomando della NATO delle forze alleate dell'Europa centrale, ho detto al signor de Santis e alle quattro persone del suo staff presenti, che le massicce manovre di guerra della NATO al confine della Federazione Russa e le due nuove basi militari statunitensi in Polonia e Romania non erano "difensive" ma "offensive" in ogni senso della parola. Quando ho fatto presente a de Santis che mi sono dimessa da diplomatico americano nel 2003, all’inizio della guerra in Iraq, egli ha risposto: «Lo so».

Il report di Skevi Koukouma continua: «Tutte le intervenute hanno evidenziato l'escalation crescente dell'aggressione della NATO, la destinazione, insieme all'Unione Europea, di ingenti somme di denaro ad investimenti nell'industria bellica e nella tecnologia, allo sviluppo dello scudo antimissile e alla creazione di una rete di basi militari in tutto il mondo. Ulteriori questioni sollevate sono state il tentativo della NATO di globalizzare le sue attività, sia attraverso la sua costante espansione verso est, sia attraverso la creazione di vari partenariati regionali e programmi satellitari. Coinvolgendo il maggior numero possibile di Stati nei raid e nelle missioni della NATO per esigenze operative, la NATO si crea una legittimità politica per i suoi interventi e mina il diritto internazionale e i principi su cui è stata costruita l'ONU. Dall'Ucraina alla Siria e dall'Africa al Mar Cinese Meridionale, le forze della NATO svolgono i compiti del braccio armato dell'imperialismo occidentale. L’andamento della discussione, con i commenti di De Santis ad ogni intervento, ha fatto capire che i funzionari della NATO avevano esplorato la biografia di ciascuna delle partecipanti».

L’incontro si è concluso con l’evidente disaccordo sulla missione della NATO e con l'impegno delle Global Women di continuare a informare le proprie comunità sul pericolo che la NATO rappresenta per la pace.

Lasciando il quartier generale della NATO, abbiamo aperto lo striscione "Ban Uranium Weapons", per ricordare le ben note orribili conseguenze sanitarie e ambientali delle armi contenenti uranio impoverito.

Nella foto: Bruxelles, 7 luglio 2023. Ada Donno -Italia, Vera Zalka-Ungheria, Ann Wright-USA, Ulla Klotzer-Finlandia, Lea Launokari- Finlandia davanti al quartier generale della NATO.
 

Secondo panel: un webinar sulla NATO in Africa

Link al video: https://youtu.be/iTwK6sBanNw

Il secondo dei panel si è incentrato sull'Africa. Ricordando che il decennio delle Nazioni Unite per le persone di origine africana è iniziato il 1 ° gennaio 2015 e terminerà il 31 dicembre 2024, le relatrici hanno confermato il messaggio del decennio delle Nazioni Unite che chiede "Riconoscimento, sviluppo, giustizia" oltre che di porre fine alle operazioni militari della NATO e dell'AFRICOM.

Hanno coordinato il webinar: Theresa Al-Amin (virtuale) di Southern Anti-Racism Network e WILPF USA); George Friday (virtuale) di National Peace Action Board e WILPF USA; Ernest Gibson Kpordotsi (presente a Bruxelles) di Global Peace Association of Ghana e dell'International Peace Bureau, direttore di programmi e progetti presso il Bureau of African Peace in Ghana.

Sono intervenuti: Nomazotsho Memani, ex membro della legislatura provinciale in Sud Africa 1994-1999, attivista e avvocato dell'Alta Corte in Sud Africa. Dr. Gnaka Lagoke, docente di storia e di studi panafricani presso la Lincoln University (PA), nonché membro fondatore della Convenzione per il Panafricanismo e il Progresso (CPP), www.cpp-ubuntu.org ; Edwick Madzimure, fondatrice di WILPF Zimbabwe e rappresentante regionale di WILPF Africa; Khadija Ryadi, difensora dei diritti umani in Marocco, vincitrice del Premio ONU per la causa dei diritti umani nel 2013; Coordinatrice del CMODH. 

Flash mob in Piazza Albertina, Bruxelles: “NATO? No, grazie. Investiamo nella pace”

Rivedi il video della manifestazione qui: https://vimeo.com/843423637

Nel tardo pomeriggio del 7 luglio, le Global Women, in un evento collaterale alla conferenza, si è unita agli attivisti per la pace di Bruxelles in una vivace manifestazione nel centro di Bruxelles con striscioni, musica e azioni interattive.


Le organizzazioni pacifiste e femminili belghe e internazionali hanno chiesto un'azione di protesta contro i piani della NATO volti ad aumentare ulteriormente le spese militari al prossimo vertice di Vilnius. L'aumento della spesa militare non può essere giustificato mentre le esigenze di bilancio per asili nido, trasporti pubblici, istruzione, accoglienza dei richiedenti asilo, assistenza sanitaria, misure per la mitigazione del cambiamento climatico sono così alte. Chiediamo ai responsabili politici di frenare l'aumento delle spese militari e rendere la sicurezza umana una priorità investendo nella protezione sociale e ambientale.

Programma serale – NATO globale o pace globale?

A conclusione dell'intera giornata di lavori, presso la Pianofabriek si è tenuto un evento comunitario organizzato da "No to War No to NATO" e Vrede Belgian peace organization.

Qui si può vedere la registrazione video: https://youtu.be/0rDyBIycrM8

Sono intervenuti: Ludo De Brabander (Vrede vzw – Belgio); Ann Wright (Veterans for Peace – Stati Uniti); Reiner Braun (IPB – Germania); Sophie Bolt (CND – Regno Unito)

Ha moderato: Lode Vanoost (De Wereld Morgen – Belgio)

I relatori hanno discusso i principali problemi della NATO ed esplorato come il movimento per la pace possa essere rafforzato per raggiungere un sistema di sicurezza internazionale non militarizzato basato sulla giustizia, la solidarietà e la sostenibilità nel rispetto delle persone e dell'ambiente. Come contrastare la NATO globale e rafforzare il movimento per la pace?

Solo pochi anni fa perfino dei leader potenti hanno dichiarato la NATO "obsoleta" e addirittura "cerebralmente morta". Dall'invasione russa dell'Ucraina, la credibilità e la legittimità dell'alleanza militare occidentale sembrano in crescita più che mai. La Finlandia, tradizionalmente un paese neutrale, è divenuta un nuovo membro. La Svezia seguirà presto. L'opposizione politica al massiccio armamento dell'Ucraina – che alimenta la guerra in corso – all'aumento dei bilanci militari e alla militarizzazione dell'Europa è praticamente inesistente all'interno degli stati della NATO.

Guidata dagli Stati Uniti, la NATO si sta sempre più presentando come un attore globale per la difesa della democrazia e degli interessi dei suoi alleati. La portata globale della NATO e dei suoi potenti membri alimenta nuove tensioni con potenze rivali come la Russia e la Cina. Il suo status di possessore di armi nucleari solleva la terrificante prospettiva di una guerra nucleare.

Il vertice della NATO a Vilnius si prefigge di confermare e rafforzare il potere della NATO e l'influenza del suo complesso industriale militare a livello globale. Ciò va a scapito di un'architettura di sicurezza alternativa basata sulla coesistenza e la sicurezza umana. L'unilateralismo della NATO sta minando il sistema politico multilaterale sancito dalla Carta delle Nazioni Unite.

 

8 luglio 2023, seconda giornata seminariale

Nella giornata dell’8 luglio si sono svolti i tre webinar relativi alle aree geografiche di Asia e Indo Pacifico, America Latina, Usa e Canada.

Il primo – “Asia e Pacifico contro il militarismo” – è stato coordinato da Ann Wright di Pacific Peace Network e Veterans for Peace (Usa) e Dragana Zivancevic di Raising Peace Network (Australia)

Link per rivedere il webinar: https://youtu.be/SXW-zQEktkM

Sono intervenuti: Joy Enomoto – moderatrice virtuale dalle Hawaii, che ha dato il benvenuto e introdotto il tema con una panoramica su Asia e Pacifico; Dr. Melinda Mann – una donna Darumbal e South Sea Islander – vincitrice del premio di dottorato Tracey Banivanua Mar 2020 per la sua eccezionale tesi sulle transizioni educative dei giovani indigeni; Mililani Ganivet –  diTahiti, che ha lasciato all'età di 17 anni per studiare alla Sorbona – studiosa delle vicende e le eredità dei test nucleari francesi nella Polinesia francese; Monaeka / Naek Flores – artista queer CHamoru e organizzatore di Guåhan – membro di organizzazioni comunitarie dinamiche che si concentrano sull'autodeterminazione di CHamoru, sulla giustizia ambientale e sulla protezione dei siti sacri; Prutehi Litekyan – Save Ritidian e Independent Guåhan; Judy Ann Miranda – dalle Filippine, Vice Presidente del Partido Manggagawa, leader sindacale, attivista, difensora dei diritti umani e femminista; Sung-hee Choi – partecipa alla lotta contro la base navale di Jeju e la militarizzazione di Jeju. È anche membro del consiglio coreano del Global Network against Weapons and Nuclear Power in Space. Vedi www.savejejunow.org  ; Shinako Oyakawa è una madre indigena Ryukyuan, attivista, scrittrice, co-direttrice dell'Associazione di studi completi per l'indipendenza dei Lew Chewans (ACSIL) e docente dell'Università di Okinawa, specializzata nella rivitalizzazione della lingua, nella smilitarizzazione e nella decolonizzazione delle isole Ryukyu; Hanaloa Hēlela, nativo hawaiano provieniente da una famiglia militare statunitense, è attivo nella smilitarizzazione delle Hawaii.

Il webinar ha generato numerosi commenti dal pubblico dal vivo e zoom.


La crescente presenza della NATO in America Latina

Il successivo webinar geografico è stato sulla crescente presenza della NATO in America Latina

Facilitatrice: Kristine Karch, co-presidente della rete internazionale "No alla guerra – NO alla NATO".

Sono intervenuti: Laura Capote (Colombia) giornalista, membro dell'OBSAL (Osservatorio sulla Congiuntura dell'America Latina e dei Caraibi) dell'Istituto Tricontinentale e dell'IEALC – UBA (Workgroup on Colombian Critical Thinking); Rosa Elva Zúñiga López (Messico), educatrice popolare femminista, segretaria generale del Consiglio per l'educazione popolare in America Latina e nei Caraibi – CEAAL; Julieta Daza (Colombia/Venezuela), membro di Juventud Rebelde Colombia e attivista politica e sociale residente in Venezuela.

Sono pervenuti all’evento saluti da Ucraina, Russia, Afghanistan. Hanno partecipato di persona a Bruxelles e preso la parola anche donne provenienti da Afghanistan, Russia e Ucraina che hanno raccontato le loro esperienze nei loro paesi in guerra.

Nadiia Yefymyshch è nata nell'URSS ed è di nazionalità Komi. Si è laureata presso l'Università statale di Kiev, in Ucraina, ed è rimasta all'università come docente. È stata a capo di un progetto educativo a Kiev, il Centro russo per la scienza e la cultura. Ha partecipato a un progetto di "educazione ai diritti umani" con il Consiglio d'Europa e il Centro Europeo della Gioventù di Budapest. È stata moderatrice di "Prevenzione della tratta delle donne" dal 2018 al 2021 ed è stata vicepresidente del Consiglio delle minoranze nazionali dell'Ucraina prima di lasciare l'Ucraina. Ora vive a Budapest, in Ungheria.

Nazia Noory dall'Afghanistan, attivista della società civile sulle tematiche giovanili e di genere (UNWomen), fondatrice dell'Afghan Women Alliance for Peace and development (AWAPD) e attivista della WILPF. Ora vive in Germania, ma gran parte della sua famiglia rimane in Afghanistan.

 

Terzo webinar: fermare la partecipazione di Stati Uniti e Canada alle guerre della NATO

Gli Stati Uniti e il Canada sono membri chiave dell'organizzazione bellica NATO. Attivisti provenienti da Stati Uniti e Canada hanno discusso la storia del coinvolgimento dei loro paesi nella NATO e nelle guerre in Europa e in Afghanistan, chiedendo la fine della NATO guerrafondaia.

Link al video: https://youtu.be/ddKue3bqeFE

Hanno coordinato il webinar : Ann Wright (Usa), ex colonnello dell'esercito americano ed ex diplomatica statunitense, s è dimessa nel 2003 in opposizione alla guerra degli Stati Uniti contro l'Iraq ; Alley McDonald (Canada, virtuale), Coordinatrice nazionale della Voce canadese delle donne per la pace (on-line)

Sono intervenuti: Medea Benjamin, attivista politica americana e co-fondatrice di CodePink: Women For Peace; Joseph Gerson, direttore del Programma di Sicurezza Economica e di Pace dell'American Friends Service Committee nel New England, USA; Tamara Lorincz, dottoranda in Global Governance presso la Balsillie School of International Affairs della Wilfrid Laurier University, attivista di Canadian Voice of Women for Peace e della sezione canadese della WILPF; Shivangi Misra, presidente della Lega Internazionale della Lotta dei Popoli, Canada e avvocato internazionale per i diritti umani con sede a Ottawa.

9 luglio 2023: Pianificando future attività comuni

Dopo tre giorni di eventi, domenica 9 luglio 2023 le Global Women for Peace United Against NATO si sono riunite in assemblea per pianificare azioni future.

In vista del prossimo vertice NATO previsto a Washington DC, la rete Global Women lancerà la proposta di darsi appuntamento lì nel luglio 2024. Seguiranno maggiori dettagli.

Intanto si sono costituiti comitati di lavoro per continuare la riflessione e la discussione sui seguenti temi:

– Militarizzazione delle scuole: Cristina Ronchieri/Italia, Patrizia Sterpetti/Italia, Dragana Zivancevic/Australia, Vera Zalka/Ungheria,

– Violenza (NATO) contro le donne e risoluzione ONU 1325: Alessandra Mecozzi/Italia, Paola Melchiori/Italia, Ada Donno/Italia, Khadija Ryadi/Marocco

– NATO killer climatico: Tamara Lorincz/Canada, Liisa Taskinen/Finlandia, Patrizia Sterpetti/Italia, Marinella Correggia/Italia

– Relazioni col Sud del mondo e movimenti non allineati: Paola Melchiori/Italia, Patrizia Sterpetti/Italia, Franziska Kleiner/Germania, Claire Delstanche/Belgio

 No alle bombe a grappolo e alle armi all'uranio impoverito

Con l'annuncio degli Stati Uniti e del Regno Unito che stavano inviando bombe a grappolo e armi all'uranio impoverito in Ucraina, la rete Global Women for Peace united against NATO ha adottato una dichiarazione nella quale denuncia l'invio di bombe a grappolo e di armi all'uranio impoverito e l'uso di queste armi.

Per saperne di più visita il sito: https://womenagainstnato.org/

CONCLUSIONE

La conferenza Global Women For Peace United Against NATO è stata un successo!

Organizzata in meno di quattro mesi attraverso convocazioni zoom di donne da 35 paesi, le partecipanti alla conferenza hanno consegnato il loro messaggio di NO alla NATO e alle sue politiche di guerra direttamente al quartier generale della NATO e al Parlamento europeo a Bruxelles, recandovisi di persona.

Sei webinar hanno offerto a donne e uomini di tutto il mondo l'opportunità di ascoltare le voci della comunità preoccupate per la militarizzazione del nostro mondo e le guerre che minacciano la sopravvivenza della specie umana.

Continueremo a incontrarci per rafforzare la nostra solidarietà internazionale / globale e pianificare nuove azioni dal 9 all'11 luglio 2024 a Washington, DC in occasione del 75esimo anniversario della NATO.

16/07/23

“Puoi incollare le pinne a un cane e chiamarlo pesce, ma resta sempre un cane”


“Allo stesso modo puoi incollare proclami sulla parità di genere alle strutture militariste, ma queste restano pur sempre istituzioni e strutture la cui stessa esistenza è antitetica ai principi femministi”. Così l'eurodeputata irlandese Clare Daly del gruppo THE LEFT durante l’incontro con le GlobalWomen for Peace United Against NATO, presso il Parlamento Europeo a Bruxelles il 6 luglio 2023.

Nella foto: Clare Daly (MEP, Irlanda), Skevi Koukouma (POGO, Cipro), Oezlem Demirel (MEP, Germania), Ulla Kloetzer (Women for Peace, Finlandia)

Care amiche, non so dirvi quanto sono felice che questo evento si stia svolgendo e che la dichiarazione Global Women forPeace United Against NATO sia stata prodotta e diffusa. Non è mai stato più necessario di ora, dacché il femminismo è stato spietatamente cooptato dal complesso industriale militare. 

Una serie di donne politiche e personalità dei media giovani e patinate sono state spinte alla ribalta in tutta Europa per discorrere a nome della NATO, per sostenere più guerra, più militarismo, più spesa per armi. La NATO si è avvalsa del potere dei social media e del peso emotivo della politica dell'identità, e sta sfruttando gli influencer online e la concezione più ambigua che si possa immaginare dell'uguaglianza di genere per promuovere la sua agenda patriarcale e militarista. 

Ho partecipato a un forum consultivo sulla sicurezza internazionale, ospitato dal governo irlandese la scorsa settimana, ed è stato sorprendente quante donne giovani e attraenti abbiano ottenuto posizioni di rilievo sulla tribuna per argomentare contro la tradizionale politica di neutralità dell'Irlanda e a favore del militarismo. Questo è pianificato, non ci sono dubbi. Abbiamo tutti sentito parlare di green-washing da parte delle aziende; è ora di iniziare a parlare del girl-washing da parte del complesso industriale militare. E la lotta contro di esso, che so essere perseguita da tutte le organizzazioni che partecipano ai vostri eventi dei prossimi giorni, ha bisogno del nostro pieno sostegno. 

La guerra e il militarismo sono un anatema per il femminismo. Sono agli antipodi, non possono essere conciliati. Chiunque cerchi di conciliarli, chiunque cerchi di abusare del linguaggio dell'uguaglianza di genere per giustificare la guerra e la violenza – costoro non stanno portando avanti la causa del femminismo, che è la causa dell'uguaglianza, della resistenza a tutte le forme di violenza, sfruttamento e discriminazione, la causa della cura per l'altro e per il pianeta che ci sostiene.

Chiunque sostenga un "militarismo femminista" sta abusando del femminismo, sta sfruttando spietatamente gli anni di lavoro e impegno femminista, i decenni di attivismo femminista che hanno conquistato in una certa misura diritti delle donne; stanno cinicamente spremendo il sudore, il sangue e le lacrime delle centinaia di migliaia di donne in tutto il mondo che ne hanno fatto il lavoro della loro vita per sostenere un mondo migliore, più giusto e più sostenibile basato sui principi femministi; e stanno sfruttando la buona volontà generata da tutto ciò per i loro fini egoistici e avidi. 

Dobbiamo alzare la voce nel dichiararlo. Dobbiamo essere molto chiare nel sostenere la nostra posizione: il militarismo girl-washing è un atto di cinismo mozzafiato che non sopporteremo. A nessuna donna in 'completo pantaloni beige alimentati al plutonio', come disse una volta il mio grande amico, il defunto poeta Kevin Higgins, donne che si lasciano usare come lobbiste per la violenza, può essere permesso di influenzare così tanto o fingere di parlare a nome di qualcosa di diverso dal complesso industriale militare che le ha comprate e pagate, metaforicamente o in altro modo.

“Uguaglianza, giustizia e pace sono i principi che stanno alla base della lotta delle donne per la libertà”, come afferma in modo così eloquente la vostra Dichiarazione. Non c'è spazio al suo interno per il militarismo - non c'è spazio al suo interno per l'uso della forza e della violenza per raggiungere i propri obiettivi, qualunque essi siano. Ai guerrafondai della NATO e degli stati nazione potrebbe piacere parlare di "attuazione dei principi femministi", ma dobbiamo essere assolutamente incisive e ferme sul fatto che si tratta di un'assoluta e totale assurdità. Femminismo e militarismo non si mescolano, non esiste militarismo femminista.

Puoi incollare un paio di pinne a un cane e chiamarlo pesce, ma è pur sempre un cane, anche se ha un aspetto piuttosto stupido. Allo stesso modo puoi incollare affermazioni sulla parità di genere e sul progressismo di genere alle strutture militariste, ma alla fine restano comunque istituzioni e strutture la cui intera esistenza è antitetica ai principi femministi.

Ciò non impedisce tuttavia a quelle istituzioni e strutture di provarci, ovunque guardiamo possiamo vedere che cercano di incollare le pinne a un cane e di convincerci tutti a chiamarlo Splashy.

Già da anni, la NATO è impegnata in una strategia di comunicazione altamente strategica che presta molta attenzione a cercare di piazzarsi come difensore cosmopolita della giustizia di genere e dei diritti umani. L'obiettivo, ovviamente, è quello di legittimare le sue azioni e la sua esistenza, e di aprire un nuovo mercato a sostegno del suo progetto. Riconoscendo di avere un problema di immagine, dal momento che veniva a giusta ragione percepita come agente del militarismo muscolare patriarcale occidentale, in un momento in cui la messa in discussione della "mascolinità tossica" era sempre più popolare e mainstream, e consapevole del fatto che l'antimilitarismo femminista stava guadagnando terreno fra i giovani e i progressisti, in seguito alle famigerate e disastrose invasioni americane dell'Afghanistan e dell'Iraq, la NATO sembra aver preso la decisione molto calcolata di commercializzarsi in modo diverso, e il linguaggio dell'uguaglianza di genere era proprio ciò di cui aveva bisogno.

Ci sono voluti otto anni perché la NATO capisse il potenziale potere commerciale della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezzadelle Nazioni Unite, ma quando lo ha fatto, l'ha sfruttata con entusiasmo. Nel 2008 dichiaravano allegramente che la politica 1325 su Donne, Pace e Sicurezza doveva da quel momento in poi essere "parte integrante dell'identità di organizzazione della NATO, del modo in cui pianifica e conduce le sue attività quotidiane e organizza le sue strutture civili e militari". Doveva inoltre essere pienamente integrata in "tutti gli aspetti delle operazioni a guida NATO".

Nel 2010, il quartier generale della NATO ha ospitato una mostra multimediale sull'attuazione della risoluzione 1325 da parte della NATO. In essa, giovani donne in divisa militare coccolavano bambini sorridenti. Si è iniziato ad ospitare eventi per la Giornata internazionale della donna. Sempre nel 2010, la NATO prese parte alle celebrazioni del decimo anniversario dell'approvazione della Risoluzione. Per l'occasione, l’allora Segretario generale Anders Fogh Rasmussen tenne un discorso alla Commissione europea su "Più potere alle donne su pace e sicurezza". Parlò mestamente della "vittimizzazione in atto delle donne in situazioni di conflitto e dell'emarginazione delle donne in materia di costruzione della pace" come fattore di un profondo impatto sulla sicurezza globale e come una delle "questioni chiave della sicurezza del nostro tempo". Ovviamente non suggeriva lo scioglimento della NATO come soluzione - invece intendeva che quegli altri barbari non della NATO fossero responsabili di questi orribili crimini contro la giustizia, mentre la NATO stava facendo tutti gli sforzi per aprire la strada verso un mondo migliore. 

A quel tempo, la dottoressa Stefanie Babst era assistente segretaria ad interim della NATO e veniva considerata una donna senior "ammiraglia" per la NATO. Parlò calorosamente dell'occupazione dell'Afghanistan come "consapevole del genere" da parte della NATO, lodando il fatto che la NATO avesse addestrato la prima donna paracadutista dell'Afghanistan. Scrisse: «Chiunque sappia qualcosa sull'Afghanistan si rende conto di quale passo storico sia. È una vera indicazione del cambiamento in meglio che stiamo vedendo in Afghanistan». Davvero! So che il 97% della popolazione afghana attualmente vive in povertà, le donne afgane vendono i propri organi per nutrire i propri figli, le madri afghane vendono le proprie figlie per sopravvivere, mentre gli Stati Uniti si occupano malignamente di 8,9 miliardi di dollari della Banca centrale afgana, sono proprio sicura che siano assolutamente soddisfatte che la NATO abbia addestrato alcune donne paracadutiste - questo è un cambiamento reale in cui possono credere!

Coerentemente e incessantemente negli ultimi anni, la NATO ha utilizzato la sua massiccia forza mediatica e finanziaria per diffondere nella sfera pubblica la comprensione dell’agenda donne, pace e sicurezza a sostegno dell’efficacia operativa militare e per vendere il proprio ruolo di protettore maschilista che potenzia le idee e le regole egemoniche militariste e maschiliste come se fossero niente affatto problematiche rispetto al progressismo di genere. Le radici antimilitariste di molte di coloro che hanno lavorato così duramente per far approvare la risoluzione 1325 vengono deliberatamente ignorate; invece siamo indotte a credere che l’agenda donne, pace e sicurezza significhi semplicemente “più militarismo, ma per tutti!” 

Nel 2018 la NATO ha ospitato Angelina Jolie presso il quartier generale della NATO qui a Bruxelles per parlare della violenza sessuale e di genere legata ai conflitti. Il quotidiano Guardian pubblicava un editoriale scritto da lei e dal Segretario generale della NATO. Da questa breve alleanza con Jolie, la NATO ha ricavato di tutto: glamour hollywoodiano, un luccichio di progressismo, persino di umanitarismo. Nella mente di un pubblico che forse conosceva o si preoccupava poco della NATO, poteva insinuarsi come una sorta di #UnitedColorsofBenetton, che cercava di insegnare al mondo intero a cantare in perfetta armonia. E poteva fare tutto ciò senza sentire nemmeno per un secondo vergogna o scrupolo morale – perché, fondamentalmente, la NATO come organizzazione è priva di entrambi.

Nel 2021, il Consiglio Atlantico sosteneva che la NATO avrebbe dovuto adottare una "politica estera femminista". La politica estera femminista, scrivono gli autori, "potrebbe conferire all'Alleanza un vantaggio strategico nelle sue grandi competizioni di potere con i regimi autoritari in Cina e Russia". L'aggiunta dei principi della politica estera femminista ai valori democratici liberali esistenti “può rendere le democrazie della NATO ancora più competitive di quanto non lo siano già contro i regimi autoritari.”
Il linguaggio della competizione e del vantaggio strategico, insieme ai principi femministi, toglie il fiato. Il femminismo è per la cooperazione, non la competizione. Il femminismo non sostiene il vantaggio strategico rispetto agli stati rivali, anzi spesso presta grande attenzione al concetto stesso di stato-nazione, poiché è il luogo di tanta storica oppressione delle donne. Usare il femminismo in questo modo significa svuotarlo completamente di ogni significato. Significa risucchiare tutta la gioia, tutta la cura, tutto il lavoro scrupoloso fatto a livello umano e comunitario per costruire coalizioni, negoziare, scendere a compromessi e navigare nella differenza. È grottesco.
 

Chiave per l'evoluzione dell'auto-narrazione della NATO come difensore cosmopolita dei diritti delle donne è stato il suo abbracciare nuove forme di comunicazione digitale, con la NATO che utilizza abilmente i social media in una svolta verso la diplomazia digitale nella politica globale. I social media sono stati usati per proiettare l’immagine di poche selezionate donne veterane della NATO, a smentita della realtà di un'organizzazione dominata da uomini in posizioni decisionali. La NATO ha anche usato la sua forza istituzionale per impostare la narrazione sulla stampa mainstream, dove viene regolarmente e in modo efficace inquadrata come un'organizzazione che si batte per i diritti umani e la giustizia, contro l'autoritarismo e l'incivile "Altro" là fuori, in quello che Josep Borrell ha chiamato "la giungla" fuori dal "giardino" dell'Occidente. Nel frattempo, quei tailleur pantalone alimentati al plutonio nella politica statunitense ed europea ostentano le loro credenziali di centrosinistra e si spingono avanti per vendere l'idea che la forza è giusta, e che ciò è in qualche modo femminista.

Tutto questo è profondamente, profondamente distruttivo. È anche incredibilmente cinico, assolutamente osceno. Ma è quello che fanno i capitalisti. Prendono tutto ciò che è buono e lo riducono in polvere. Prendono la democrazia e cercano di farla rispettare con la canna di un fucile. Prendono il femminismo e lo trasformano in un'arma, una leva strategica e un esercizio di marketing. Quest'uso e abuso di quella che potrebbe essere una potente forza per il bene, una forza per un cambiamento profondo ed essenziale, la distruggerà se lo permettiamo.

“L’unica NATO femminista è una NATO sciolta” 

Quindi non possiamo essere timide su questo. In realtà non biasimo tante delle donne che lavorano all'agenda del Women Security Peace in organizzazioni come la NATO. Senza dubbio alcune di loro sono brave persone e vogliono sinceramente fare del bene. Ma dobbiamo resistere all'idea che applicare l'incrementalismo sia possibile o plausibile in questo caso. Non c'è via per la pace, l'uguaglianza e la giustizia attraverso le bombe e la violenza; non possiamo prenderci cura del mondo e delle nostre comunità se tutti vivono nella costante paura, se tutti si trovano in un costante stato di sfiducia. Non c'è alcuna possibilità di "cambiare" la NATO, non è possibile ammorbidirla o renderla più "rispondente ai bisogni di genere". La NATO è uno strumento del dominio occidentale. È un'arma istituzionale, un missile accovacciato alla periferia di questa città e puntato contro tutti noi; tutti, in tutto il mondo. La sua logica è quella del dominio, non dell'uguaglianza, della giustizia o della pace. Il femminismo rifiuta totalmente il dominio come principio. Non c'è quadratura di quel cerchio, i due sono implacabilmente opposti. Quindi non c'è possibilità di incrementalismo, e noi dobbiamo dire loro, con fermezza, definitivamente: "No pasaran!" Continuiamo la nostra lotta, non prestiamogli le nostre energie o il nostro tempo. Perché la nostra lotta è contro di loro. L'unica NATO femminista è una NATO sciolta. Assicuriamoci che tutti lo sentano da noi e assicuriamoci che lo sentano forte e chiaro.

Clare Daly, MEP/THE LEFT

(trad.Awmr Italia)