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24/08/23

A Bruxelles un “controvertice” globale e femminista contro la NATO

Nella foto: Bruxelles, Parlamento europeo, 6 luglio 2023. Clare Daly, Skevi Koukouma, Özlem Demirel, Ulla Klotzer durante l'incontro della rete Global Women for Peace united against NATO con le auroparlamentari di GUE/NGL


Prima che i capi di stato e di governo si riunissero a Vilnius per la riunione annuale del Patto, mentre sullo sfondo perdurano l’orrore della guerra in Ucraina e l’impegno europeo nella politica di guerra, un coordinamento di donne provenienti da tutto il mondo – la rete Global Women for Peace united against Nato – è convenuta a Bruxelles, dal 6 al 9 luglio, dove ha la sua sede centrale l’Alleanza Atlantica, per tracciare linee alternative femministe per la pace. Un programma di attività seminariali di respiro internazionale ed incontri istituzionali presso il Parlamento Europeo e lo stesso quartier generale della NATO.

Tra i fatti più eclatanti del ricco dibattito di queste giornate è stata segnalata la grave corruzione dell’Agenda ‘Donne, Pace e Sicurezza’. Un caposaldo di innovazione della politica internazionale del XXI secolo, nato dalla risoluzione n.1325 adottata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nell’ottobre del 2000, per aumentare le tutele contro le note e secolari violenze su donne e ragazze durante i conflitti, ma soprattutto per porre al centro il ruolo attivo delle donne nel mantenimento e nella promozione della pace e nella risoluzione dei conflitti.

Un primo passo per un diverso approccio al tema della sicurezza che ha dato luogo negli ultimi vent’anni a politiche attive su scala internazionale, nazionale e locale. Un lavoro che secondo le attiviste rischia oggi di essere vanificato perché tradito nel suo spirito iniziale a causa di declinazioni deformanti sull’approccio di genere nei piani nazionali messi in opera. Senza contare il crescente militarismo portato nelle scuole pubbliche e la militarizzazione della ricerca scientifica.

Bruxelles Parlamento Europeo, 6 luglio 2023: la delegazione delle Global
Women for Peace united against NATO incontra le parlamentari GUE/NGL

Durante il dibattito del 6 luglio presso il Parlamento Europeo, due europarlamentari del gruppo GUE/NGL Sinistra Europea, Clare Daly e Özlem Demirel, hanno incontrato pienamente i punti fondamentali della Dichiarazione per la pace formulata dalla rete delle donne per manifestare una precisa volontà politica. Il gruppo lavora per una nuova struttura di sicurezza per l’Europa, che si può ottenere solo attraverso lo smantellamento della NATO e attraverso lo sviluppo di diplomazia e relazioni internazionali che abbiano come chiave di volta la centralità della posizione della donna in un mondo multipolare, votato ad una maggiore giustizia sociale e ad una crescente solidarietà globale. Le linee femministe e umaniste non hanno però lo spazio che meritano per potersi sviluppare appieno in un mondo che le vorrebbe corrompere e che rischia nuovamente di precipitare a caduta libera nella formula esasperata del dominio militare.

«Quella delle donne globali unite contro la Nato è una dichiarazione mai necessaria come ora – ha sostenuto infatti Clare Daly –  che il femminismo è stato spietatamente cooptato dal complesso industriale militare […] la NATO si è basata sul potere dei social media e sul peso emotivo delle politiche identitarie  e sta sfruttando gli influencer online e la più sottile concezione dell’uguaglianza di genere per spingere la sua agenda patriarcale e militarista…abbiamo tutti sentito parlare di greenwashing da parte delle aziende; è ora di iniziare a parlare di girl-washing da parte del complesso industriale militare».

Anche Özlem Demirel ha insistito sulla questione della militarizzazione e la corsa agli armamenti. «Clare ed io abbiamo sentito molti discorsi al riguardo in questa casa – è l’obiettivo principale e anche l’argomento utilizzato per raccontare questa guerra. Il ministro degli Esteri tedesco parla di una politica estera femminista ma intende la militarizzazione. Le donne invece sono per la pace! La NATO ci sta dicendo che noi/loro lotteremmo per la democrazia, raccontandoci che vogliono combattere per i diritti delle donne. Eppure noi sappiamo dolorosamente dal nostro passato, e dal presente, che il militarismo e la guerra indeboliscono sempre e ovunque i diritti delle donne e la democrazia».

Patrizia Sterpetti, di WILPF Italia – storica organizzazione pacifista il cui operato è stato rilevante affinché si inserisse nel piano nazionale italiano il tema del disarmo – ha partecipato al controvertice quale portavoce, insieme a numerose donne italiane, consegnando alle due europarlamentari dei dossier sulla situazione in Italia e sulla questione delle servitù militari in Sardegna. Documenti che sollevano l’illegittimità della presenza di armi nucleari in Italia e che denunciano le gravi mancanze rispetto alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente nei siti dove sono state collocate le basi militari, contribuendo a portare all’attenzione europea problemi che non dovrebbero restare circoscritti al solo contesto nazionale.

Siamo all’indomani del Vertice di Vilnius e ciò che emerge in questi giorni è che si sottolinea ancora la militarizzazione delle relazioni internazionali, alle quali voi vi siete opposte fin dall’anno scorso, a partire dalla presentazione dell’ultimo strategic concept 2022 della NATO a Madrid e che già allora avete criticato. Cosa è emerso con questo vostro nuovo incontro a Bruxelles?

Durante l’incontro presso il Parlamento Europeo si è sostanziato in maniera molto accurata il fatto che è stata progressivamente modificata e manipolata l’Agenda donne, pace e sicurezza, che è stato il frutto di tanto lavoro e impegno politico da parte delle donne nel corso del tempo.  Il riconoscere da parte di tutte che l’eguaglianza e lo sviluppo sono possibili soltanto in un’atmosfera di pace, mentre la Nato non ha fatto altro che impossessarsi dell’agenda e trasformare il messaggio femminista in una militarizzazione della presenza delle donne, ponendole come protagoniste del militarismo. Purtroppo, coinvolgendo e sponsorizzando anche delle figure molto note e creando questo nuovo modello. L’idea soggiacente è di arrivare a una politica estera femminista che è soltanto una politica in cui sostanzialmente sono presenti le donne, ma senza il portato del femminismo. Senza cioè quel messaggio non competitivo, cooperativo, che aborrisce la violenza e che è contrario alla guerra.

Voi volete smascherare la narrazione ufficiale rispetto alla NATO, ovvero che sia un patto eminentemente difensivo, quando invece sappiamo che in realtà l’alleanza si espande. Oltre ad allargare l’adesione agli Stati che vogliano farvi parte, anche attraverso le proprie basi militari.

Sì. È un’entità che, sebbene cerchi di inglobare nuovi soggetti, come ha fatto con il Giappone, per appunto circondare la Cina e la Russia, è sostanzialmente un soggetto autoritario ed è estremamente parziale dal punto di vista geografico, perché chiaramente difende essenzialmente gli interessi dell’Occidente. Per le basi sono poi stati scelti storicamente dei luoghi incontaminati, bellissimi. Spesso delle isole trasformate in luoghi contaminati e di grande sofferenza. Personalmente, come italiana, ho consegnato a Clare Daly e a Özlem Demirel, una serie di dossiers relativi alla Sardegna e legati a diversi aspetti, ovvero alla criminalizzazione dei difensori dei diritti ambientali e in particolare faccio riferimento ai quaranta attivisti incriminati per l’operazione “lince”, accusati addirittura di terrorismo. La problematica relativa al fatto che non esiste un registro dei tumori in Sardegna, il fatto che la legge, il testo unico dell’ambiente, non include le attività militari nell’esame delle attività contaminanti e pericolose, e poi anche le questioni legate alle proposte che fanno i militari per fare delle bonifiche, sempre però trascurando aspetti fondamentali e con l’intento non di ritirarsi dalle attività militari, ma di ripristinarle… mi riferisco alla cosiddetta penisola Delta. C’è poi anche il problema dell’espansione della RWM, che è stata bloccata, ma per la quale c’è un contenzioso. Ci sono veramente molte vittime in Sardegna a causa delle attività militari nelle basi. Persone che sono nate con delle modificazioni genetiche, cioè che a causa delle contaminazioni provocate da queste attività, sono nate con malformazioni. Ci sono persone in uno stato di grande sofferenza. E quindi ho consegnato questi dossiers insieme a un testo che abbiamo commissionato, unitamente a venti associazioni di cui è capofila l’associazione Abbasso la guerra, a IALANA, l’International Association of Lawyers Against Nuclear, sulla illegittimità della presenza di armi nucleari in Italia. Questi due materiali sono stati consegnati alle due europarlamentari con un chiaro invito a compiere una missione di ascolto e di visita alla Sardegna.

Che aria si respirava durante i vostri tavoli e cosa è emerso di significativo dal lavoro seminariale?

La presenza era di donne veramente molto affiatate in un atteggiamento orizzontale e di grande collaborazione. È stata un’iniziativa organizzata con pochissime risorse, basata su una precisa volontà di non arrendersi e non fare assolutamente passare certi messaggi ma contrastarli e fare chiarezza. Dimostrare tutta l’opposizione in maniera costante. Tra i risultati più importanti è stata emanata una dichiarazione sintetica contro l’uso delle bombe a grappolo e l’uso dell’uranio impoverito4. Le donne si sono divise in gruppi di lavoro che continueranno le loro attività in futuro. Un gruppo, su ispirazione dell’Osservatorio italiano contro la militarizzazione delle scuole, diventerà un osservatorio mondiale, e il tema verrà trattato da un punto di vista comparativo. Un secondo riguarderà il rapporto fra militarismo e ambiente, e un terzo continuerà a lavorare sulla manipolazione della risoluzione n. 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza. Quindi sulla non militarizzazione delle donne e sull’investimento delle donne nella mediazione, nella prevenzione di conflitti e nella protezione delle vittime dei conflitti. L’ultimo gruppo verterà sul coinvolgimento del Sud globale, riconosciuto come appunto una delle grandi speranze anche rispetto alla possibile soluzione del conflitto russo-ucraino, e cioè l’idea del Brics e dei paesi del Sud Globale di aumentare il dialogo e il loro coinvolgimento. Un osservatorio molto importante, perché molti piani nazionali di attuazione della 1325 sono appunto sporcati dall’ ingerenza della NATO che invece ha fatto propria la risoluzione e ha cercato sempre più di investire in giovani donne nei ruoli apicali. E purtroppo molte ci sono cascate.

È molto interessante quello che emerge, perché c’è chiaramente la lotta al patriarcato e ai suoi mezzi più infimi nelle vostre istanze. Proprio perché i piani di guerra appartengono alla sua logica di autorità e ad una visione improntata ancora all’imperialismo e al colonialismo. Quindi, da qui la speranza riposta verso i paesi decolonizzati?

Sì, assolutamente. La consapevolezza che la Nato abbia un suo nocciolo molto legato alla dimensione occidentale, alla difesa armata e non democratica delle proprie prerogative è chiarissima. Infatti, le voci che si sono sollevate per raccontare i danni causati ovunque nel mondo, erano voci del Sud Globale. Gli incontri che si sono svolti il 7 e l’8 luglio sono proprio partiti con le analisi relative all’Europa per poi spostarsi all’Africa, al Nord America, all’America Latina, e poi a tutta l’Asia-Pacifico. C’erano voci mondiali e per questo è stato molto importante. C’è l’idea di rivedersi il prossimo anno a Washington, e soprattutto, considerando molto importante la funzione dell’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e per la Cooperazione, una delle proposte è di organizzare nel 2025 una grossa conferenza con una nuova impostazione sicuritaria che rispecchi invece i principi di Helsinki e quindi la cooperazione fra est e ovest. Così come la lotta comune ed unita verso i grandi problemi del mondo. Si è infatti anche parlato molto di dimensione culturale, cioè dell’importanza di fare cultura e arte nel pacifismo, e non è un caso che la convitata ucraina alla conferenza si occupasse di minoranze linguistiche. C’è poi stato chiaramente il riferimento anche alla guerra in corso in Ucraina che per noi può essere bloccata soltanto mettendo a tacere il militarismo.

Sono però rare le voci che parlino concretamente di trattative di pace e assistiamo invece a un’ulteriore escalation. Trovo quindi importante comprendere le caratteristiche delle donne nel diverso approccio alla risoluzione dei conflitti o anche alla loro prevenzione. Si possono delineare queste specificità?

Le donne sono vicine alle vittime, cioè non tollerano la perdita e la morte ed è per questa ragione che sono per la mediazione. Per le donne nel femminismo c’è l’egualitarismo, il ripudio della violenza. C’è invece la dimensione della non gerarchia, della non competizione, della collaborazione. La cifra delle donne è totalmente diversa ed è inaccettabile che abbiano proposto una politica estera femminista militarizzata che metta al centro la guerra. Che legittimi la guerra. Questo è stato un grosso tradimento dei valori e dell’impegno di generazioni e generazioni di donne che sono partite da altre convinzioni e che hanno specificato che la guerra è l’ultima cosa che debba avvenire. Ora siamo arrivati addirittura al punto che la pace deve essere ottenuta in maniera bellica. Ecco, questo è veramente un rimescolare le carte in tavola. E chi fortunatamente ha una forte identità, lo svela in maniera inequivocabile.

*L’articolo è stato pubblicato su Transform!Italia:  https://transform-italia.it/la-cifra-delle-donne/

04/07/23

Se la NATO si rifà il trucco…le donne non ci stanno e glielo vanno a dire

 Donne da tutti i continenti arriveranno a Bruxelles, quartier generale politico dell’Alleanza Atlantica, dal 6 al 9 luglio, a ridosso del vertice NATO di Vilnius, per portare la loro Dichiarazione di pace


Di AlessandraMecozzi *

In prima fila quelle finlandesi. Verranno a dire che sono impegnate nella ricerca di un nuovo ordine mondiale che abolisca la guerra. L’esatto contrario di quel che significa l’esistenza stessa della NATO e, a maggior ragione, la sua crescente e insaziabile ansia di espansione. Che sta producendo non solo la più concreta minaccia di Apocalisse nucleare che si sia mai vista, quella ce l’ha sotto gli occhi chiunque abbia voglia di sapere e capire, ma anche una sfrenata militarizzazione di territori che produce devastazioni ambientali e sociali, nel disinteresse quasi generale, a velocità impressionante. In Toscana, Sardegna e soprattutto in Sicilia ne abbiamo dimostrazioni ogni giorno più lampanti, per fare solo gli esempi a noi più vicini. 

Alessandra Mecozzi ci segnala però anche un aspetto assai meno noto dell’influenza perniciosa di un’Alleanza lanciata dal “caso” ucraino verso sfide inedite: il tentativo di “integrare” le donne ai vertici nella NATO stessa (se ne parlerà anche a Vilnius), strumentalizzandole in modo abietto per uno strategico ed essenziale restyling di immagine e una nuova narrazione utile a rafforzare quell’eterna facezia, tanto bene condensata dal detto latino “Si vis pacem, para bellum”, cui mezzo mondo sembra oggi disposto ad abboccare senza porsi neanche più domande, come invece accadde ai tempi di Kabul e Baghdad. Il tentativo di proporre la Nato come leader globale anche sul tema della “violenza di genere”, utilizzando figure di grande impatto mediatico, è illuminante di per sé. Se è vero, com’è vero, che quello delle donne è nel nuovo millennio il solo movimento di respiro planetario e di orizzonte assai lungo, c’è da scommettere che il cammino di una strategia tanto insidiosa quanto subdola non sarà una passeggiata.

Forte e argomentato, sarà il NO alla NATO che risuonerà dal 6 al 9 luglio a Bruxelles, suo quartier generale, prima del Vertice di Vilnius, 11 e 12 luglio. Lo pronunceranno voci da tutti i continenti nel corso delle iniziative “Donne globali per la Pace unite contro la NATO“, promosse da singole e associazioni, tra cui la Women league for peace and Freedom (WILPF) la più antica organizzazione internazionale di donne (nata nel 1915), antimilitarista e pacifista. E volute in particolare dalle donne finlandesi di Women for Peace, coraggiose e controcorrente, mentre la adesione alla NATO della Finlandia, paese neutralista e pacifista, appare come il simbolo della fine dello spirito di Helsinki, nato nel 1975 dalla dichiarazione comune e l’impegno al dialogo dei Capi di Stato di 35 Paesi: i Paesi della NATO e del Patto di Varsavia, gli Stati neutrali e non allineati.

La Dichiarazionedi pace verrà presentata il 6 luglio nel Parlamento Europeo: “Da decenni siamo impegnate nella ricerca della pace globale, di un nuovo ordine mondiale che abolisca la guerra. Riteniamo che il capitalismo sia un fattore generante sia del militarismo che della guerra e lottiamo per affermare una nuova sicurezza non militarizzata, che garantisca la vita e la salute delle generazioni presenti e future su questo pianeta, oltre che del pianeta stesso.”

Nei giorni successivi, nella Pianofabriek, antica fabbrica di pianoforti oggi Centro sociale e culturale, si sentiranno dai vari continenti le analisi, le critiche, le proposte sui diversi terreni dove si sperimentano i disastri del militarismo: dal clima alla scuola, dalla salute alla cultura, dal Mediterraneo all’Atlantico e al Pacifico. La protesta si sposterà in piazza il pomeriggio del 7 per chiedere di “Investire nella pace”: contro il riarmo e l’aumento della spesa militare, per investimenti in asili nido, trasporti pubblici, istruzione, accoglienza dei migranti e richiedenti asilo, assistenza sanitaria, ambiente e cambiamento climatico.

Una risposta al militarismo e alla “Nato globale”

Sarà una netta risposta al militarismo e alle politiche belliciste del Trattato nord atlantico e alla ambizione del progetto di “Nato globale”, con l’espansione ben oltre l’Europa e gli Stati Uniti (31 paesi aderenti) e gli obblighi sottoscritti. L’Europa, insieme a 31 Stati membri della NATO (22 membri dell’UE), designata come proprio nemico numero uno la #Russia, alimenta la guerra inviando armi all’Ucraina, mentre le armi nucleari statunitensi sono dislocate in tutto il continente e continue esercitazioni militari inquinano l’aria e il suolo. L’uso di armi con uranio impoverito della Nato produce effetti letali dalla guerra dei Balcani degli anni ’90 e alcuni Stati della Nato forniscono questo tipo di armi all’esercito dell’Ucraina. La spesa militare in tutta Europa sta aumentando a un ritmo allarmante.

Anche l’America latina e i Caraibi sono all’attenzione della Nato e gli Stati Uniti stanno avviando un piano di espansione aggressivo a tutte le latitudini e longitudini della regione con istallazioni di numerose basi militari. L’occhio della Nato si rivolge sempre più anche all’Asia-Pacifico, dopo la guerra e poi un’occupazione ventennale dell’Afghanistan! La rivalità strategica tra Cina e USA potrebbe scatenare prima o poi una guerra tra le prime due economie del pianeta, entrambe potenze nucleari…Sebbene con la maggior cautela di molti paesi dell’Africa, che ricordano i bombardamenti sulla Libia nel 2011 che distrussero il Paese, nel 2016 i leader della NATO, al vertice di Varsavia, hanno deciso di intensificare la loro cooperazione con l’Unione Africana, accogliendo favorevolmente il significativo impegno militare dell’Alleanza nella regione del Sahel-Sahara” e iniziando il processo di addestramento degli ufficiali nelle forze militari africane (Fonti: Pagine Esteri, Pressenza, Nigrizia 2022/23).

No alla cooptazione delle donne nei piani di guerra della NATO…

Dalle donne nel mondo verrà anche un deciso NO ai tentativi – con qualche successo – non solo di “integrare” le donne anche ai vertici nella Nato stessa (se ne parlerà anche a Vilnius), ma anche di rafforzare, attraverso le donne, il cambiamento di narrativa e di immagine pubblica: da alleanza bellica ad alleanza di pace! Ne fa parte fa parte lo sforzo di proporsi come leader globale anche sul tema della “violenza di genere”, utilizzando figure di grande impatto mediatico, come #AngelinaJolie, bella, intelligente, famosa per le sue missioni umanitarie (20 anni nell’UNHCR).  L’attrice infatti nel 2018 visitò la Nato nel suo quartier generale e ne incontrò il Segretario #Stoltenberg con cui tenne una conferenza stampa, dopo aver scritto con lui un articolo su #TheGuardian “Perché la NATO deve difendere i diritti delle donne”. Chi meglio di lei, con 6 figli, di cui tre adottati in diversi paesi del sud del mondo, potrebbe rappresentare la “madre globale”, immagine ideale per attrarre un ampio pubblico che poco sa della Nato?

Osserva la giornalista Lily Lynch nel suo articolo, “Come la Nato ha sedotto la sinistra europea” (Unherd 16 maggio 2023), che non poteva esserci momento migliore per questa partnership: “Al culmine del movimento #MeToo, la più potente alleanza militare del mondo era diventata un’alleata femminista. “La fine della violenza di genere è una questione vitale per la pace e la sicurezza, nonché per la giustizia sociale”, hanno scritto l’attrice e il Segretario Generale, “La NATO può essere leader in questo sforzo”.

Dalla trasformazione, già avvenuta nel 1999 con la guerra “umanitaria” sulla Serbia e il passaggio da Alleanza difensiva a “patto militare per difendere e diffondere diritti umani, democrazia, libertà”. seguita nel 2001 dalla guerra in Afghanistan che includeva la propaganda sulla difesa dei diritti delle donne…all’attuale tentativo di assumere un volto femminile, la NATO cambia, anche così, la sua auto-narrazione, puntando ad essere protagonista dell’agenda ONU Women Peace and Security e leader militare contro la violenza sessuale. Questa viene definita esclusivamente “una tattica di guerra”, passando sotto silenzio che le stesse truppe NATO possano essere autori, anziché  “giusti relatori”, della violenza sessuale.

Invece ben miseri risultati registra, ancora nel 2021 secondo un rapporto delle Nazioni Unite UN Women, uno dei punti più autentici e coerenti della agenda Women Peace Security dell’ONU, la risoluzione 1325 (donne nella prevenzione dei conflitti e processi di pace). Infatti le donne sono state in media “il 13% dei negoziatori, il 6% dei mediatori e il 6% dei firmatari nei principali processi di pace” tra il 1992 e il 2019.

Da Bruxelles le donne globali per la pace apriranno dunque la strada ad una campagna contro la Nato globale, certo irta di ostacoli e difficoltà, ma lastricata dalla determinazione e dalle alleanze con tutt* coloro che diranno Sì alla Dichiarazione di Pace.

Per firmare la Dichiarazione di pace, programma completo e informazioni:  www.womenagainstnato.org

 * L'articolo è stato pubblicato da: https://comune-info.net/la-nato-globale-non-usi-le-donne/  

29/06/23

DICHIARAZIONE PER LA PACE / Donne del mondo a Bruxelles contro la Nato


Mentre la NATO si prepara per il suo prossimo vertice a Vilnius (Lituania,11-12 luglio), il movimento per la pace globale si organizza per dire No ai suoi piani di guerra e per prospettare strategie alternative di pace.
Dal 6 al 9 luglio la rete internazionale Global Women for Peace - United Against NATO promuove un programma di attività a #Bruxelles, sede del quartier generale della #NATO, lanciando una #Dichiarazioneperlapace in cui dice No ai blocchi militari contrapposti, No alla guerra, No alla Nato: Sì invece a una sicurezza globale non militarizzata, alla costruzione di autentici processi di pace e di un nuovo ordine mondiale multipolare basato su relazioni internazionali pacifiche, giuste e solidali.
Il testo completo in italiano e in altre lingue, con l’elenco delle prime firmatarie, si trova qui: http://womenagainstnato.org/declaration/ Si può sottoscriverla da subito fino a settembre 2023!
Il programma completo degli eventi a Bruxelles, dal 6 al 9 luglio 2023, e ogni altra informazione si trova qui: http://womenagainstnato.org/
Per prendere parte alle diverse iniziative in programma, sia in presenza che online, registrarsi qui: http://womenagainstnato.org/event-in-brussels/

Dichiarazione per la Pace

Siamo donne di tutto il mondo e amiamo profondamente il nostro Pianeta. Abbiamo a cuore i principi universali di uguaglianza giustizia e pace affermati dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, lottiamo per l'affermazione dei diritti delle donne e dei popoli, contro ogni forma di violenza, sfruttamento e discriminazione.

Da decenni siamo impegnate nella ricerca della pace globale, di un nuovo ordine mondiale che abolisca la guerra. Riteniamo che il capitalismo sia un fattore generante sia del militarismo che della guerra e lottiamo per affermare una nuova sicurezza non militarizzata, che garantisca la vita e la salute delle generazioni presenti e future su questo pianeta, oltre che del pianeta stesso.

 La nostra aspirazione alla pace è oggi minacciata da una escalation della corsa al riarmo e dal rischio di una guerra nucleare, dalla riproposizione di alleanze militari contrapposte e dalla militarizzazione crescente delle relazioni internazionali. Tutto questo rischia di portare l'umanità alla catastrofe. Responsabili del crescente pericolo di scontro globale sono state in gran parte le decisioni assunte dalla NATO fin dal 1991, il cui ultimo approdo è il cosiddetto “Nuovo Concetto Strategico” concordato all'ultimo vertice dei capi di stato e di governo dei paesi NATO a Madrid nel 2022.

Secondo il Nuovo Concetto Strategico, la NATO persiste nell’attribuirsi ruoli e compiti che travalicano gli originari proclamati scopi “difensivi”, sostituendosi a funzioni e compiti che sono di esclusiva responsabilità delle Nazioni Unite. Questa NATO globale, che agisce nell'interesse dei paesi ricchi dell'Occidente, ha esteso le sue attività fino al Pacifico e pretende di imporre un "modello di civiltà" ben oltre l'area euro-atlantica del Trattato originario.

Il Nuovo Concetto Strategico è totalmente in contrasto con lo "spirito di Helsinki" che ricerca la cooperazione pacifica tra gli stati e rifiuta di ricorrere alla minaccia o all'uso della forza.

Questa riconfigurazione offensiva della NATO, oltre ad essere in contrasto con il manifesto desiderio di pace delle popolazioni dei paesi membri, è passata in molti casi senza il consenso dei parlamenti nazionali e contraddicendo nettamente i principi costituzionali degli stessi Stati membri.

Mentre le popolazioni devono affrontare crisi economiche e aumenti del costo della vita, la NATO richiede ai governi di aumentare le spese militari anche oltre il 2% del PIL, per far fronte al frenetico riarmo in corso.

Tutto ciò si accompagna a processi politici contrassegnati da crescente autoritarismo e dal riemergere di ideologie neofasciste, nazionaliste, xenofobe e sessiste, incoraggiate dal preoccupante diffondersi del militarismo nella cultura.

Nel prossimo vertice dei capi di stato e di governo della NATO che si svolgerà a Vilnius, in Lituania, l'11 e 12 luglio, il Nuovo Concetto Strategico sarà ulteriormente elaborato, accrescendo il pericolo globale. Si prevedono nuove richieste di ulteriore aumento delle spese militari, verrà istituito un fondo speciale di investimento di 1 miliardo di euro, finanziato con fondi pubblici, per start-up e rinnovamento tecnologico, con il quale s’intende incoraggiare esplicitamente la commistione dell'educazione scientifica e della formazione dei giovani con la ricerca militare.

Il vertice di Vilnius promuoverà perfino un nuovo "approccio di genere", incoraggiando la promozione di figure femminili ai ruoli apicali dentro l’Alleanza Atlantica.

Come donne di pace, rifiutiamo la NATO e la sua visione del mondo, che fomenta l'instabilità e inasprisce i conflitti internazionali, ed è inconciliabile con il principio di prendersi cura del mondo che ci sforziamo di affermare a livello globale.

Il tempo del colonialismo e dell'imperialismo è finito, come è finito il tempo della pretesa di dominio unipolare e di "supremazia morale" dell'Occidente. Oggi diamo il benvenuto a un nuovo ordine mondiale multicentrico e multipolare basato su decisioni condivise, sulla giustizia sociale e ambientale, sulla condivisione di risorse e tecnologie, sulla transizione all’azzeramento degli arsenali militari. Questo è quanto abbiamo detto noi donne al Vertice per la pace di Madrid l'anno scorso. Questo ribadiremo in occasione del Vertice NATO di Vilnius 2023. 

Cosa vogliamo? 

Ci incontreremo a Bruxelles, sede del quartier generale della NATO, per dire:

         No alla NATO globale, No a blocchi militari sempre più armati, No alla guerra come modalità di risoluzione delle controversie internazionali.

   No alla militarizzazione della ricerca scientifica. Le giovani generazioni hanno diritto a un'educazione laica e democratica, ispirata ai valori della pacifica convivenza tra i popoli e gli Stati.

         No al coinvolgimento delle donne nei piani di guerra del patriarcato. No a qualsiasi "approccio di genere" nelle file della NATO. Mettere le donne ai vertici di un'organizzazione militare guerrafondaia non ha nulla a che fare con l’affermazione dei principi di uguaglianza, giustizia e pace che sono alla base delle lotte delle donne per la propria liberazione.

         Sì invece, alla promozione del ruolo delle donne nei processi di pace. Sì al rispetto delle intenzioni autentiche della risoluzione 1325 delle Nazioni Unite sulla partecipazione delle donne ai negoziati di pace.

Abbiamo in programma di parlare ditutto questo a Bruxelles. Organizzeremo una discussione aperta il 7 e 8 luglio 2023 e inviteremo le donne di tutto il mondo a unirsi a noi, siano esse dei paesi membri della NATO o meno. Sono benvenute/i tutte/i coloro che condividono con noi questi obiettivi: parlare a favore della pace, della vita e della liberazione delle donne.

 23 giugno 2023 

Si può firmare la Dichiarazione delle donne per la Pace qui. https://womenagainstnato.org/declaration/