31/01/19

APPELLO PER IL VENEZUELA



Siamo dalla parte delle donne e del popolo del Venezuela che difendono l'esperienza della Repubblica Bolivariana contro il cinico assedio economico, politico e mediatico capeggiato dagli Stati Uniti di Trump



Il 20 maggio 2018 il popolo venezuelano ha confermato Nicolas Maduro alla presidenza del Venezuela con una ampia maggioranza di voti, dopo una competizione elettorale non facile, ma la cui validità non può essere contestata solo perché il risultato non è gradito a qualche potente della Terra.

Eppure la legittimità di quelle elezioni è stata contestata da uno schieramento internazionale capeggiato dagli Stati Uniti di Trump e da governi dell’America Latina che sono espressione della destra oligarchica, come quello brasiliano e quello colombiano. Costoro vogliono il caos e la guerra civile in Venezuela per mettere fine a un’importante esperienza democratica che ha rappresentato un grande progresso per il popolo venezuelano sul piano politico, sociale e culturale.

Per questa coraggiosa politica di sviluppo indipendente, oggi la Repubblica Bolivariana del Venezuela deve far fronte al cinico assedio economico, politico e mediatico capeggiato dagli Stati Uniti, che hanno trovato nell’oscuro deputato Guaidò il loro cavallo di Troia.                                                           
Noi, come parte dell’ampio schieramento di donne e uomini, associazioni e organizzazioni popolari e democratiche che in Italia e in Europa contrastano questo assedio, 
-    affermiamo la nostra solidarietà al Popolo venezuelano e al legittimo Governo di Nicolas Maduro;
 -   chiediamo al governo Italiano e ai governi dell'Unione Europea di non seguire gli Stati Uniti in questa aggressione all'autodeterminazione del Venezuela, ma di adoperarsi per una soluzione pacifica della crisi venezuelana, da raggiungere con gli strumenti del dialogo istituzionale interno e della cooperazione internazionale nell’ambito del sistema delle Nazioni Unite.


Awmr Italia - donne della regione mediterranea

LETTERA PER IL VENEZUELA


«Chiediamo la non ingerenza dell’Unione Europea negli affari interni del Venezuela, nel rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite».

«Chiediamo che l’Unione Europea ponga fine alle sanzioni e alle misure coercitive unilaterali nei confronti del Venezuela, che procurano danno e sofferenza al popolo venezuelano»



A Federica Mogherinialta rappresentante della Unione Europea per le relazioni estere e politica della sicurezza. Email:  federica.mogherini@ec.europa.eu

«Di fronte alle ultime dichiarazioni rilasciate dall’Unione Europea in relazione alla situazione in Venezuela, come cittadine europee che credono nel principio sancito dalle Nazioni Unite per cui “la democrazia è un valore universale basato sulle libertà espresse dal popolo …”, e sostengono la difesa incondizionata del popolo venezuelano nel pieno rispetto della sua sovranità, le chiediamo quanto segue:

1 – Che l’Istituzione da lei rappresentata applichi il principio di legalità e di non ingerenza negli affari interni di un altro Paese, nel rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.

2 – Che questa Istituzione promuova un appello ad un dialogo di pace con l’obiettivo che siano gli stessi venezuelani a trovare un accordo tra le parti, nel rispetto del proprio quadro giuridico e dell’autodeterminazione del popolo venezuelano.

3 – Che questa istituzione non sia paladina di una sola parte, con il susseguente incremento delle differenze tra i diversi settori presenti ed attivi in Venezuela, ma che piuttosto si attivi per contribuire a mediare le diverse posizioni al fine di trovare una soluzione dei loro conflitti.

4 – Che si metta immediatamente fine alle sanzioni e alle misure coercitive unilaterali che l’Unione Europea applica al Venezuela perché colpiscono e danneggiano il popolo venezuelano.

5 – Che la volontà del popolo venezuelano espressa nelle urne il 20 maggio 2018 sia rispettata e che questa Istituzione NON voglia riconoscere o sostenere come Presidente del Venezuela altra persona che non sia Nicolas Maduro che ha ricevuto legittimo mandato dal popolo nel contesto della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela e nel rispetto dei principi dello Stato di Diritto.

Infine, chiediamo che i rappresentanti del legittimo Governo venezuelano possano anch’essi essere ascoltati dall’Unione Europea, dal momento che non è per nulla ragionevole prendere decisioni avendo ascoltando una sola delle parti.

La ringraziamo per la attenzione prestata ed auspichiamo un suo positivo ruolo attivo in direzione di una soluzione pacifica e giusta a questa delicata situazione.»

AWMR Italia – Donne della Regione Mediterranea
@awmr.italia
#HandsOffVenezuela #NoAlGolpeEnVenezuela #Paz

25/01/19

#SolidaridadConVenezuela /3


Lettera aperta al governo degli Stati Uniti

«La recessione economica in Venezuela è stata aggravata dalle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti. Se l'amministrazione Trump ed i suoi alleati continuano a seguire il loro corso avventato in Venezuela, il risultato più probabile sarà spargimento di sangue, caos e instabilità»
Nella foto: Washington 24 gennaio 2019, flash mob di Medea Benjamin, attivista di CODEPINK Women for Peace e firmataria della lettera aperta a Trump, durante la riunione del Consiglio OAS (Organizzazione Stati Americani) «Non supportate il golpe della destra  in Venezuela» 


La seguente lettera aperta - firmata da 70 statunitensi studiosi della realtà latinoamericana e di scienze politiche e storia, nonché cineasti, leader della società civile e altri esperti (primo firmatario Noam Chomsky) - è stata rilasciata il 24 gennaio 2019 in opposizione all'intervento minacciato dagli Stati Uniti in Venezuela:

«Il governo degli Stati Uniti deve cessare di interferire nella politica interna del Venezuela, specialmente se con l’intento di rovesciare il governo del paese. Le azioni dell'amministrazione Trump e dei suoi alleati nell'emisfero certamente non faranno che peggiorare la situazione in Venezuela, causando inutili sofferenze umane, violenze e instabilità.
La polarizzazione politica del Venezuela non è nuova; il paese si è andato dividendo lungo linee etniche e socioeconomiche. Ma la polarizzazione si è approfondita negli ultimi anni. Ciò è in parte dovuto al sostegno degli Stati Uniti a una strategia di opposizione volta a rimuovere il governo di Nicolás Maduro attraverso strumenti extra-elettorali. Mentre l'opposizione si è divisa su questa strategia, gli Stati Uniti  hanno spalleggiato i settori dell'opposizione più intransigenti nel loro obiettivo di rimuovere il governo di Maduro con proteste spesso violente, un colpo di stato militare o altre vie che eludono le urne.

24/01/19

#SolidaridadConVenezuela/2



Il Movimiento de Mujeres Clara Zetkin alle donne del mondo


“Esprimete la vostra

 solidarietà di fronte

 al nuovo attacco

delle oligarchie 

 al popolo del Venezuela”





«Noi del Movimiento de Mujeres Clara Zetkin (MMCZ) * guidate dai principi che regolano la nostra organizzazione internazionale -  l'uguaglianza, la solidarietà e la lotta per la pace -  rivolgiamo un appello alla Federazione Democratica Internazionale delle Donne (WIDF/FDIM), alle sue organizzazioni affiliate e amiche in tutto il mondo.

Fate sentire la vostra solidarietà di fronte al nuovo attacco dell'imperialismo Nord Americano, alla sua politica d’ingerenza che non rispetta l'autodeterminazione dei popoli, intensifica un'aggressività  dalle molte facce, acutizza la pressione del criminale embargo internazionale contro il popolo venezuelano, concerta scenari di rinnovate provocazioni di confine, di violenza interna e di rotture istituzionali, al fine di imporre il disconoscimento  del diritto legittimo e sovrano del popolo venezuelano ad eleggere democraticamente, come ha fatto lo scorso 20 maggio 2018, il compatriota Nicolas Maduro Moros presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela.


Ciò che si sta sviluppando contro il Venezuela, attraverso questo piano d'intervento, è la distruzione dello Stato nazionale, entro il quale le azioni intraprese dalla destra antipatriottica sono circoscritte, nel contesto di una aggressione multiforme e del tentativo di scatenare una  "guerra non convenzionale" promossa dall'imperialismo Statunitense, dai suoi alleati europei e dalle oligarchie latinoamericane lacchè. 

Noi dichiariamo che il nostro paese è libero e sovrano e, insieme col nostro popolo, in unità e resistenza rivoluzionaria, lo difenderemo.

Consapevoli della nostra responsabilità storica verso le cause della liberazione, dell'autodeterminazione e della sovranità dei popoli, chiamiamo la WIDF/FDIM e le organizzazioni affiliate e amiche ad esprimere la loro solidarietà alle donne e al popolo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, unitamente al suo presidente costituzionale Nicolas Maduro Moros».

#HandsOffVenezuela #NoAlGolpeEnVenezuela #Paz

#SolidaridadConVenezuela

Respingiamo l’inaccettabile prepotenza di Trump




L'AWMR Italia - donne della regione mediterranea si dichiara solidale con le donne e il popolo della Repubblica Bolivariana del Venezuela contro il piano messo in atto dal presidente USA Trump, in coalizione con la destra interna e le oligarchie latino-americane alleate di Washington, per cambiare con la forza il governo eletto democraticamente.

Denunciamo come inaccettabile ingerenza e inconcepibile prepotenza le minacce proferite da Donald Trump e le sue macchinazioni per sostituire d’imperio il presidente Nicolas Maduro, legittimamente eletto nel maggio 2018, con l'oscuro deputato Guaidò della destra oligarchica.

Auspichiamo che nessun governo europeo, compreso quello italiano, ceda alle provocazioni del presidente degli Stati Uniti e nessuno accetti di riconoscere il deputato Guaidò autoproclamatosi "presidente" del Venezuela.

#HandsOffVenezuela #NoAlGolpeEnVenezuela #Paz

19/01/19

CODEPINK/RASHIDA TLAIB

"Spezzare e condividere il pane con i Palestinesi"



CODEPINK-Women for peace lancia una campagna a sostegno della neoeletta parlamentare americano-palestinese Rashida Tlaib che sta progettando di guidare una delegazione del Congresso americano in Palestina. 


Lo scorso dicembre le neoelette parlamentari Rashida Tlaib e Alexandria Ocasio-Cortez dichiararono che intendevano sottrarsi al rituale viaggio di propaganda dell'AIPAC (la lobby israeliana negli Stati Uniti) in Israele. Ora Rashida Tlaib ha annunciato la sua intenzione di guidare una delegazione del Congresso in Cisgiordania, affinché i colleghi congressisti possano conoscere la vera realtà della Palestina occupata

Di fronte alla volontà di Rashida e Alexandria di cambiare le cose nel Congresso degli Stati Uniti – scrive Codepink - la “pallida, raffinata, maschile struttura repubblicana sta andando fuori di testa”. Il repubblicano Brian Babin ha infatti chiesto formalmente alla presidenza del Congresso di non permettere questo viaggio, sostenendo che "comprometterebbe" le relazioni USA-Israele, come se si trattasse di uno sfortunato effetto collaterale.  

Ma il punto è - sostiene Codepink - che le relazioni USA-Israele devono cambiare! I viaggi sponsorizzati dall'AIPAC, infatti, occultano le violazioni dei diritti umani da parte di Israele e incoraggiano il Congresso a continuare senza controllo il sostegno finanziario e diplomatico degli Stati Uniti a Israele, tutto a scapito dei diritti dei palestinesi. 

Il desiderio di Rashida Tlaib è di portare i suoi colleghi a visitare la Cisgiordania per prendere visione della realtà dell'occupazione, dei problemi della povertà, della detenzione di bambini palestinesi nelle carceri israeliane, dell’accesso ineguale all'acqua pulita. E possibilmente visitare anche il villaggio di sua nonna. "Non puoi dire di conoscere il popolo palestinese se non vai a condividere e spezzare il pane con loro, se non ti siedi e guardi cosa vuol dire vivere come vive adesso mia nonna", ha detto la neo-parlamentare americano-palestinese.

Codepink sostiene con forza il progetto di Rashida e chiede agli altri membri del Congresso di unirsi alla delegazione in Cisgiordania, sottraendosi invece al viaggio dell'AIPAC. Le Women for Peace si dicono sicure che “i tentativi del Partito Repubblicano di bloccare la delegazione del Congresso in Cisgiordania non fermeranno lo slancio che sta crescendo per i diritti dei palestinesi”.

https://www.facebook.com/codepinkalert

15/01/19

Ricordo di Carla Ravaioli

Carla Ravaioli durante il seminario Donne
 e lavoro nel Medierraneo (Gallipoli  1998)
Foto C.Gerardi 

Il 16 gennaio di cinque anni fa ci lasciava Carla RavaioliGiornalista, saggista, politica, autrice di testi sul femminismo che sono stati veri e propri “cult”. E, per ultimo ma non ultimo per noi, co-fondatrice dell’AWMR Italia, venti anni fa.

di Ada Donno

Ci lasciò del tutto impreparate, costernate, la notizia della sua morte, quella mattina del 16 gennaio 2014, il giorno successivo al suo novantunesimo compleanno. Ad ucciderla era stato un malore, forse per aver ingerito una dose eccessiva di medicinali. La donna che l’assisteva l’aveva trovata riversa a terra, a pochi passi dal tavolo della cucina, in casa, a Roma. Su alcuni giornali scrissero che tutto faceva pensare a un suicidio. «Soffriva di solitudine esistenziale» , scrissero altri. Ma le amiche che le erano più vicine protestarono che no, non poteva essere vero, non si toglie la vita una persona che ti ha salutato la sera prima dandoti appuntamento al cinema per il giorno dopo! Non chiude così la sua vita chi ha nella mente un nuovo progetto di lavoro!
Ma che importa, a questo punto? La vita di Carla Ravaioli resta formidabilmente intatta e luminosamente esemplare per le donne (e gli uomini) che da lei hanno appreso a leggere la realtà con sguardo rigoroso e problematico, ma fecondamente teso verso le possibilità di cambiamento, come era il suo.

Nata a Rimini il 15 gennaio 1923 – raccontano le brevi note biografiche sulle retrocopertine dei suoi libri -  e laureatasi in Lettere all'Università di Bologna, dai primi anni Cinquanta fino agli anni Settanta Carla Ravaioli ha vissuto e lavorato a Milano, come giornalista. 
Nel corso dei decenni dedicati alla professione giornalistica ha collaborato con "Il Giorno", "L'Europeo", "Il Messaggero", "La Repubblica", "Il Manifesto" e la Rai-tv; ha anche collaborato a diverse riviste, quali "Tempi moderni", "Rinascita", "Critica marxista", “Liberazione”.
La felice attitudine all’osservazione analitica e alla scrittura, unita alla progressiva motivazione sociale e politica, la portano ben presto ad affermarsi come acuta saggista che osserva e racconta prevalentemente i fenomeni legati alla condizione femminile nella società moderna. Sul finire degli anni ’60 si accosta ai temi del femminismo, che segue, dapprima con attenzione vigile e, via via, con sempre più convinta adesione.

Carla Ravaioli e Sancia Gaetani (foto C.Gerardi)
Soggetto preferito d’indagine sono le donne emancipate, ma non ancora liberate dai riti e retaggi del patriarcato. In “La donna contro se stessa”, pubblicato nel 1969, ne analizza con sguardo severo limiti e difetti, soprattutto dal punto di vista culturale e psicologico. In realtà, come ammetterà nella prefazione alla riedizione del libro dieci anni dopo, lei stessa vi si riconosce e la stesura di quel libro («il mio libro più laborioso e tormentato») è per certi versi una sorta di solitaria autocoscienza, che anticipa quelli che saranno argomenti e modalità collettive del femminismo degli anni ‘70. Partendo dall’osservazione della realtà e dalle letture allora disponibili (De Beauvoir, Friedan, Sullerot…), indaga i ruoli storicamente assegnati ai due sessi (l’uomo produttore, la donna riproduttrice) che trovano la loro più esemplare formulazione nella forma attuale della famiglia, secondo le esigenze del sistema sociale complessivo.

13/01/19

Rosa Luxemburg / Centenario



"Socialismo o barbarie"

Il 15 gennaio 2019 ricorre il primo centenario del barbaro assassinio di Rosa Luxemburg, donna rivoluzionaria, economista, teorica del socialismo e figura di primo piano del comunismo europeo e mondiale 


Rosa Luxemburg, nata a Zamosc (Polonia) il 5 marzo 1870, da giovanissima diviene attivista del movimento di sinistra "Proletariat". A causa della dura repressione che questo movimento subisce, è costretta nel 1895 ad abbandonare la Polonia e ad emigrare, prima in Svizzera e poi in Germania.
Quando si trasferisce in Germania, nel 1898, è già un’affermata pensatrice marxista. Tra il 1907 e il 1914 insegna Economia politica, ma ben presto abbandona la carriera di insegnante ed inizia quella di attivista politica nel partito socialdemocratico tedesco. Nel 1914 si schiera contro l’adesione del partito alla guerra, partecipa alle manifestazioni pacifiste e viene arrestata dalla polizia del kaiser Guglielmo II. Abbandona quindi il partito e nel 1916 fonda, con Karl Liebknecht, la "Lega di Spartaco" e poi, nel dicembre 1918, il Partito Comunista di Germania.
È alla testa della "insurrezione di gennaio" del 1919, che viene soffocata con inaudita durezza dall'esercito del governo socialdemocratico di Ebert.  Il 15 gennaio, insieme con Karl Liebknecht, viene sequestrata e poi brutalmente assassinata dai cosiddetti Freikorps, i gruppi paramilitari agli ordini del ministro della Difesa, Noske. Il suo corpo viene ritrovato il 31 maggio di quell’anno in un canale di Berlino e sepolto nel cimitero centrale di Friedrichsfelde (ma nel 1935 il cimitero sarà distrutto dai nazisti, e i resti dei sepolti andranno dispersi).
Unanimemente considerata “una delle menti più brillanti dell’ideologia marxista” e teorica autorevole del socialismo, Rosa Luxemburg scrisse, fra le altre opere, “L'accumulazione del capitale” (1913), incentrata sull'analisi dell’evoluzione del capitalismo nel ventesimo secolo, caratterizzato dall'imperialismo più sfrenato, dalla concorrenza feroce degli Stati capitalistici per la conquista di colonie e di sfere d'influenza economica, dal sistema dei prestiti internazionali, dal protezionismo economico, dal prevalere del capitale finanziario e dei grandi monopoli industriali nella politica internazionale. L'ultimo capitolo de “L'accumulazione del capitale” è dedicato, significativamente, al fenomeno del militarismo che, secondo Rosa Luxemburg, nel capitalismo non ha solo una rilevanza politica ma anche economica ben determinata, in quanto costituisce "un mezzo primario per la realizzazione del plusvalore". Militarismo e guerra sono esiti inevitabili del capitalismo nella fase dell’imperialismo. Da qui, il socialismo come una necessità storica e, secondo un’espressione cara alla Luxemburg, il configurarsi sempre più netto dell’alternativa “socialismo o barbarie” per il futuro dell’umanità.
(A.D.)