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03/02/23

¡LORENA NO ESTÁ SOLA! SOLIDARIETÀ CON LA PRESIDENTE DELLA FDIM


L’AWMR Italia - Associazione Donne del Mediterraneo, affiliata alla Federazione Democratica internazionale delledonne (FDIM), esprime piena solidarietà e vicinanza alla presidente Lorena Peña Mendoza, che da due anni subisce nel Salvador una persecuzione politico-giudiziaria da parte del corrotto ed autoritario governo di Nayib Bukele
 




Dopo aver inutilmente cercato di incriminare Lorena Peña con accuse varie nel 2021, dimostratesi false, il regime di Bukele è tornato alla carica nel 2022 con un rinvio a giudizio per presunto “arricchimento illecito” avviato da una Corte Suprema di Giustizia addomesticata, che pone Lorena a rischio di finire in carcere, non essendoci garanzie di un giusto processo.

Il governo di Bukele, dopo avere rimosso illegalmente alcuni membri della Corte per sostituirli con magistrati condiscendenti e per ridurre sotto il proprio controllo i tre poteri dello Stato, ha riproposto la campagna di odio contro qualsiasi forza di opposizione o voce critica, imbastendo accuse e procedimenti giudiziari contro persone innocenti con vari pretesti.

È chiaro che il corrotto regime di Bukele intende in tal modo colpire l’opposizione politica, in particolare i leader ed ex combattenti dell'FMLN. È la modalità persecutoria  nota come “lawfare”, che in America Latina è diffusamente adottata dalle dittature contro i leader politici o sociali considerati un ostacolo ai loro piani di dominio.

Più di 60mila persone sono state arrestate nel 2022 senza arrivare a processo, decine di giornalisti sono stati costretti all’esilio. Tra i perseguitati e i detenuti politici ci sono decine di esponenti dell'FMLN, come Lorena Peña.

Lorena è stata un'importante attivista sociale fin dagli anni '70, è stata combattente comandante dell'FMLN al tempo del conflitto armato e ha poi fatto parte della delegazione che negoziò gli accordi di pace nel Salvador. È stata deputata dell'FMLN (2009-2018) e presidente dell'Assemblea legislativa salvadoregna (2015-2016).

Lorena Peña con Ha Thi Nga presidente dell'Unione donne del Vietnam 

Lorena è fondatrice del movimento femminista Las Mélidas, organizzazione che in Salvador si batte energicamente da oltre trent’anni per i diritti delle donne. Da parlamentare ha promosso proposte di legge a favore delle donne, come quelle per la depenalizzazione dell'aborto, la creazione di un fondo sociale statale per le donne, FOSOFAMILIA, la riforma del codice penale per i reati contro la libertà sessuale e di violenza contro donne e bambini, la legge speciale per una vita libera dalla violenza, la legge sull'uguaglianza, le quote di partecipazione politica, tra le altre.

È anche una leader riconosciuta del movimento femminista internazionale, è al suo secondo mandato di Presidente della FederazioneDemocratica Internazionale delle Donne (FDIM), confermato dal XVII congresso tenutosi a Caracas nell'aprile 2022.

Lorena Peña ha deciso fin dal primo momento di battersi contro il sopruso e di non sottrarsi attraverso l’esilio, come altri sono stati costretti a fare, ma di continuare a svolgere la sua attività di leader politica dell’opposizione e di presidente internazionale della FDIM. Ha rigettato come assurde tutte le accuse della Corte Suprema, presentando il 5 dicembre 2022 una solida documentazione a propria difesa.

Insieme a Lorena, almeno altri 15 esponenti dell'opposizione stanno affrontando lo stesso tipo di persecuzione giudiziaria, ma la sua situazione è particolarmente vulnerabile a causa della nota misoginia del presidente Bukele e del particolare accanimento mostrato nei suoi confronti, che Lorena non ha perso occasione di denunciare, opponendosi con forza a tutte le misure repressive che il suo governo ha adottato in violazione dei diritti umani e della stessa costituzione del Salvador.   

È molto importante che giunga a Lorena la solidarietà delle donne di ogni parte del mondo.

Noi dichiariamo il nostro incondizionato sostegno morale e politico a Lorena Peña ed esigiamo che si metta fine alla persecuzione giudiziaria e politica contro di lei.

Chiediamo alle altre organizzazioni e movimenti di donne e della società civile di unirsi a noi.

Lanciamo un allarme molto preoccupato agli organismi internazionali per la tutela dei diritti umani perché vigilino sulla grave escalation di repressione politica e contro la società civile attuata dal governo Bukele nel Salvador.

No alla criminalizzazione dei movimenti delle donne! Giustizia per Lorena!

AWMR Italia-Donne della Regione Mediterranea

Febbraio 2023

27/08/22

Autocrazia di un impero in decadenza / L'esportazione del caos


"Bisogna sbarazzarsi dei vecchi paradigmi per capire che gli Stati Uniti non hanno bisogno di vittorie militari più grandi che generare caos, disunione e frammentazione dei paesi che non si subordinano" 





Maria Fernanda Barreto*

https://misionverdad.com/globalistan/autocracia-de-un-imperio-en-decadencia  

Nessuno può aspettarsi che un impero crolli senza scuotere la storia, tanto meno quando quell'impero ha concentrato il potere economico e militare in una misura senza precedenti, in un mondo quasi totalmente globalizzato.

Gli Stati Uniti, come vertice dell'impero capitalista, sono riusciti a concentrare l'economia mondiale, a costruire la forza militare più potente, a dominare i più grandi organismi di integrazione che dovrebbero essere multilaterali e, a loro volta, hanno condensato il potere delle corporazioni mediatiche sempre più cartellizzate a loro favore.

È un potere mostruosamente consolidato in quarantacinque anni trascorsi dal dopoguerra in un mondo bipolare e in più di tre decenni di unipolarismo, fatto a loro misura.

Se nessun impero prima aveva ottenuto così tanto potere sul resto dell'umanità, non ci dovrebbero sorprendere i terremoti che provoca una caduta così gigantesca.

Gli Stati Uniti e il loro esercito imperialista, la NATO, stanno conducendo il mondo intero in una guerra senza fine per difendere la storica conquista di essere riusciti a sostenere per tre decenni quel mondo da essi dominato, in cui tutti i popoli, compresi i loro, sono potenziali vittime dei loro attacchi multidimensionali e del "pubblico target" delle loro operazioni psicologiche e comunicative.

Occorre sbarazzarsi dei vecchi paradigmi per capire che gli Stati Uniti non hanno bisogno di un trionfo militare più grande che generare caos, disunione e frammentazione dei paesi che non si subordinano a loro e, anche, dei popoli che, al di là della loro stessi governi, osino ribellarsi ai loro interessi, perché questa tigre di carta ferita ha imparato da tempo a rafforzarsi nel caos degli altri.

LA VIOLENZA SCATENATA DAL MONDO UNIPOLARE

Per riassumere brevemente l'analisi che più volte abbiamo fatto su quanto sta accadendo oggi in Ucraina, diremmo che questo Paese è lo scenario in cui è in corso una guerra di Stati Uniti e NATO contro la Russia, il cui obiettivo strategico è impedire il consolidamento del mondo multipolare e sostenere il loro potere egemonico assoluto. Ha deciso di iniziare questa guerra attaccando indirettamente, ovviamente, la terza potenza più forte che, insieme alla Cina, rappresenta la più importante minaccia alla sua egemonia in campo economico, militare, culturale e, quindi, anche politico.

Indebolendo la terza potenza, potrà concentrarsi sul suo obiettivo principale, che è in definitiva la Cina. Con il coinvolgimento anche del gigante asiatico in un conflitto armato, aumenterebbe rapidamente la violenza che gli Stati Uniti esercitano su altri che rifiutano di sottomettersi. Vale a dire, i paesi insubordinati dell'Asia occidentale con in testa l'Iran e quelli dell’America Latina guidati da Cuba e Venezuela.

Con questo conflitto ai confini russi, inoltre, gli Stati Uniti stanno recuperando il loro potere economico e militare sull'Europa, che cominciava a dare segni di sovranità. Il risultato è un'Ucraina devastata e traumatizzata dalla guerra, una delle tre maggiori potenze mondiali impegnata a risolvere un conflitto senza impegnare tutta la sua potenza militare per non intensificare la violenza in un Paese territorialmente e culturalmente così vicino, nel mentre si misura con un’inusitata batteria di sanzioni economiche e con la censura mediatica. Nonché un'Europa che fa una guerra su comando nel suo stesso campo, sempre più indebitata e cominciando a sentire il peso della carenza di carburante e di alimenti per essersi subordinata al capo della NATO.

Inoltre, questo conflitto ha già cominciato a incidere sulla situazione ecologica di quella regione, con il ritorno all'uso massiccio del carbone e con il pericolo latente di una guerra nucleare che cerca di mimetizzarsi dietro il sipario di un incidente, di bombardamenti di impianti nucleari, per evitare una risposta russa diretta al Nord America, che ovviamente riguarderebbe anche l’America Latina.

I PIU' RECENTI ATTACCHI CONTRO LA CINA COME OBIETTIVO STRATEGICO

Gli Stati Uniti, attraverso le operazioni delle loro corporazioni come la Lockheed Martin - la più grande corporazione militare del pianeta - le loro misure coercitive unilaterali mascherate da sanzioni, azioni politiche aperte come la visita di Nancy Pelosi, intendono utilizzare Taiwan nello stesso modo che stanno usando l'Ucraina, alimentando un conflitto esternalizzato contro la Cina e continuando a fare pressione su presunti conflitti interni nella regione autonoma Uigura dello Xinjiang.

Nel suo libro Geopolitica multipolare, il ministro del Potere popolare per la difesa del Venezuela, generale in capo Vladimir Padrino López, avverte che «Nella Escalation di Tucidide verso la tripolarità [1]abbiamo illustrato ciò che vedremo presto quando la zona occidentale della Cina, co- abitata da una popolazione musulmana di etnia Uigur, inizierà a turbare la stabilità del circuito per impedire la ripresa del vecchia Via della Seta», spiegando inoltre che ciò sta avvenendo nel contesto di un riposizionamento delle forze occidentali nella regione indo-pacifica.

IL RUOLO DELLE CORPORAZIONI MEDIATICHE E DELLE ONG NEL GIUSTIFICARE LE INTERFERENZE

Se abbiamo imparato qualcosa in Venezuela, è l'importanza delle corporazioni dei media e delle presunte organizzazioni non governative, all'interno di guerre imperialiste multidimensionali, che preparano il terreno per giustificare le interferenze e cercare di legittimare le leggi e tutti i tipi di azioni unilaterali, extraterritoriali e di violazione del diritto internazionale con cui gli Stati Uniti s’ingeriscono negli affari interni di tutti i paesi del mondo, utilizzano a proprio piacimento organizzazioni internazionali, compiono rapine e saccheggi come quelli dell'oro venezuelano, del petrolio, delle società Citgo e Monómeros e, più recentemente, l'aereo dell'Emtrasur, mentre manipolano l'opinione pubblica mondiale a favore delle loro azioni.

Ovviamente, tutte queste dimensioni della guerra vengono applicate anche contro la Cina. Partendo dall'avvertimento lanciato dal generale in capo, dobbiamo ora prestare attenzione alla Legge sulla prevenzione del lavoro forzato Uigur, che estende i divieti di importazione sui prodotti fabbricati in quella regione, principalmente cotone. Questo divieto ha già avuto conseguenze per il settore tessile in tutto il mondo e ha avuto ripercussioni sull'economia interna della regione, cioè proprio sul popolo Uiguro che sostiene di difendere.

Si tratta di circa 7 milioni di agricoltori che si dedicano alla produzione di cotone, il cui sostentamento è messo a rischio da questa misura arbitraria. Il che dimostra che è il perseguimento di azioni economiche per minare la crescita dell'economia cinese, e non una sincera preoccupazione per i diritti umani, a motivare questo tipo di azione da parte degli Stati Uniti.

Come avviene anche in Venezuela, colpire la popolazione con misure coercitive che si configurano come blocchi ma che la narrativa filoimperialista chiama “sanzioni”, è diventato il loro modus operandi. Vengono emessi divieti di importazione verso gli Stati Uniti e contro leader politici del Paese, e poi vengono estesi ai paesi terzi che sono minacciati di misure simili se non supportano detto blocco, facendo ricadere il peso delle conseguenze economiche di tali misure sulle spalle dei popoli e violando i loro diritti fondamentali.

Per questo motivo, "Durante la 46a sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite appena conclusa, Cuba ha rilasciato una dichiarazione congiunta a nome di 64 paesi, in cui esorta i paesi interessati a smettere di interferire negli affari interni della Cina attraverso la manipolazione delle questioni relative allo Xinjiang, ad astenersi dal formulare accuse infondate contro la Cina per motivi politici e a smettere di frenare lo sviluppo dei paesi in via di sviluppo con il pretesto dei diritti umani». In essa, tra l'altro, si denuncia il doppio standard adottato dalle potenze occidentali quando si tratta di difendere i diritti umani.

Non è un caso che questa Legge interventista sia stata introdotta nel 2020 anche dal senatore Marco Rubio, acerrimo nemico di Cuba e del Venezuela. Infine, questa legge è stata convalidata da Joe Biden alla fine di dicembre 2021 ed è entrata in vigore il 21 giugno 2022.

Né è un caso che questo tipo di leggi si mascherino dietro una presunta difesa dei diritti umani e che si appoggino per questo su Human Rights Watch e Amnesty International, che sono tra le organizzazioni che senza mezze misure possiamo definire mercenarie che coprono e cercano di legittimare l'ingerenza degli Stati Uniti, mentre sono timide, sorde e persino mute, quando si tratta di denunciare le numerose violazioni dei diritti fondamentali all'interno degli Stati Uniti e dei paesi della NATO. Tanto meno osano denunciare le massicce violazioni dei diritti umani che questa ingerenza genera nei paesi del Sud del mondo.

Ma, senza dubbio, la cosa più preoccupante di tutte è come l'opinione pubblica mondiale venga manipolata dalle grandi multinazionali mediatiche, sempre più massificate attraverso i social network e condizionate dagli algoritmi di un'intelligenza artificiale che impara a controllarci ad ogni ricerca che facciamo su Internet.

L'impero delle fobie, che è stato promotore di islamofobia, russofobia e sinofobia, continua nel suo tentativo di espandere e salvaguardare il proprio dominio, imponendo la guerra e seminando il caos. La lotta per il mondo multipolare guidata da Cina e Russia è accompagnata anche da Iran, Siria, Palestina, Cuba e, naturalmente, Venezuela, tra gli altri paesi del mondo che rifiutano di rinunciare alla loro sovranità e ipotecare il loro diritto all'autodeterminazione. Perché solo in un mondo condiviso sarà possibile quella “costruzione storica fondamentale per potersi sviluppare pienamente” che è la pace

In quello stesso libro, il generale Padrino López afferma brillantemente che "l'equazione della pace sarà sempre negoziata e si presume che chi siederà a quel tavolo con maggior potere otterrà maggiori vantaggi e benefici, motivo per cui il potere è la risorsa improrogabile da conquistare".

La costruzione di quel potere non passa solo attraverso la preparazione militare e lo sviluppo economico, ma implica, in linea di principio, il raggiungimento dell'unità dei Popoli nella lotta per il mondo multipolare e pluricentrico, che richiede una "opinione pubblica" capace di svelare e contrastare la guerra comunicativa diretta dai cartelli mediatici e dalla loro industria dell'intrattenimento.

Finché si continuerà ad accettare che gli Stati Uniti destabilizzino il diritto internazionale in nome delle proprie leggi, impongano guerre in nome della pace, violino le sovranità in nome della libertà, impoveriscano i nostri popoli in nome dei diritti lavorativi e attacchino le nostre democrazie in nome del loro modello liberale di democrazia, continueremo ad essere deboli e, parafrasando Bolívar, saremo "strumenti ciechi della nostra stessa distruzione".

Se l'ingerenza statunitense finisce per indebolire Cina e Russia, tutta l'umanità corre il rischio di finire sommersa nell'autocrazia più assoluta dell'imperialismo. Di tale portata è rischio che il mondo corre in questo momento storico, ma per quanto è stato detto fin qui, l'opportunità è della stessa dimensione.

*Analista politica e ricercatrice venezuelana



[1] «L'escalation di Tucídide verso la tripolarità» del generale in capo Vladimir Padrino López, è un recente lavoro pubblicato dall'editore El Perro y La Rana ai fini di FILVEN 2020, un'analisi del riadattamento del Nuovo Ordine Mondiale, in un contesto post-pandemia caratterizzato dalla guerra commerciale tra USA e Cina.  Vi si descrivono le condizioni nelle quali lo scenario della “Trappola di Tucidide” di Graham Allison – in cui si allude alla guerra del Peloponneso documentata da Tucidide – avrebbe come esito inevitabile la guerra mondiale, con la Cina e gli Stati Uniti come protagonisti. Tale escalation avrebbe luogo dal 2021 al 2025. Nell'analisi di Allison, Sparta rappresenta il potere conservatore dello status quo e Atene il potere emergente con un sistema di organizzazione politica innovativa e progressiva.


09/08/22

La Colombia volta pagina / Col nuovo governo progressista rinasce la speranza di pace

 


Il 7 agosto 2022, migliaia di colombiani si sono radunati in Plaza Bolívar a Bogotà per festeggiare Gustavo Petro e Francia Márquez, presidente e vicepresidente del primo governo progressista nella storia della Colombia.

«Questa è la rinascita della speranza» - ha detto nel discorso di apertura Roy Barreras, presidente entrante del Senato colombiano - «Oggi, il mandato popolare per la pace, una vita dignitosa, la giustizia sociale e ambientale ci ha portato in questa piazza e in tutte le piazze della Colombia».

La vicepresidente afro-colombiana Francia Márquez ha prestato giuramento di servire il suo paese «hasta que la dignidad sea costumbre», finché la dignità non diventi consuetudine, e un grido unanime si è levato dalla folla in Plaza Bolívar: «No mas guerra! Mai più guerra!», mentre Gustavo Petro indossava la fascia presidenziale e inaugurava il suo "Governo della Vita" che porrà fine a sei decenni ininterrotti di violenze e conflitti armati in Colombia.

L'Awmr Italia - Donne della Regione Mediterranea, insieme a tutte le organizzazioni affiliate alla Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM) in Europa e nelle altre regioni del mondo, esprime l'augurio più vivo e la piena solidarietà al nuovo governo che apre grandi speranze di cambiamento in Colombia e non solo in Colombia!

Siamo orgogliose di accompagnare Gustavo Petro e Francia Márquez lungo questa strada che si apre verso una pace vera in Colombia, in America Latina e nel mondo.

Siamo orgogliose di accompagnare la nostra sorella di lotte Gloria Inés Ramírez, vicepresidente della FDIM, nel suo incarico di Ministra del Lavoro nel nuovo governo. La sua nomina è il meritato riconoscimento al suo grande e tenace impegno nel movimento operaio e femminista del suo paese ed  è un’altra pietra miliare nella storia della lotta collettiva per i diritti delle donne, per l'uguaglianza e la pace in America Latina.

#FDIM #WIDF #SolidaridadFeminista


22/08/21

El Salvador/ Dichiarazione di solidarietà con Lorena Peña, presidente della FDIM

 

Il Comitato direttivo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM/WIDF) esprime grande preoccupazione per la persecuzione politica della quale è vittima la presidente Lorena Peña per mano del governo del suo paese, El Salvador.

Lorena Peña è stata recentemente convocata da una Commissione Speciale d’indagine designata dal partito di governo di Nayib Bukele, che l’ha sottoposta a un interrogatorio di oltre sette ore consecutive, nel quale si è preteso di accusarla di reati che non ha commesso, nel tentativo di incriminare non solo lei, ma anche le organizzazioni di donne che lottano per i loro diritti nel Salvador.

In risposta alle accuse, la presidente Lorena Peña ha chiarito che durante il suo mandato nella Commissione Finanze Pubbliche e Bilancio dell’Assemblea legislativa salvadoregna, furono approvati contributi a favore di varie Ong dedite ad attività di riconosciuta utilità sociale, costituzionale e legale del suo paese, in applicazione della Legge sulle Associazioni e Fondazioni senza scopo di lucro e vagliati dalla Corte dei Conti della Repubblica.

Come componenti del Comitato direttivo della FDIM, ci allarma profondamente quello che si profila come un atto di ritorsione politica e un vile attacco reazionario e misogino, volto a screditare non solo la persona di Lorena Peña, il cui grande impegno per le lotte di liberazione delle donne e i popoli oppressi è riconosciuto nel suo paese, in America Latina e nel mondo, ma anche le organizzazioni nelle quali Lorena milita con grande prestigio da lungo tempo, il Fronte Farabundo Martí di Liberazione Nazionale (FMLN) e il Movimento didonne Mélida Anaya Montes che svolge un valido lavoro sociale per le donne salvadoregne da trent’anni.

Siamo allarmate e turbate per quanto sta accadendo nel Salvador, dove - come ha detto la presidente Lorena Peña in una intervista televisiva - «ogni persona corre oggi il rischio di essere arrestata e detenuta per motivi politici, nel momento in cui critichi il governo».

Auspichiamo che abbia fine ogni forma di persecuzione e ritorsione politica contro Lorena Peña, contro le/i militanti del FLMN, in particolare contro le donne che sono state arrestate, come è il caso di Violeta Menjivar, ex sindaca di San Salvador ed ex ministra della Salute, e quello di Erlinda Handal, ex viceministra della Scienza e Tecnologia.

Esortiamo le organizzazioni internazionali preposte alla difesa dei diritti umani a vigilare sulle azioni autoritarie del governo di Nayib Bukele nel Salvador, dove sembra ripresentarsi, secondo un copione collaudato in altri paesi latinoamericani dalle forze reazionarie e subalterne all’imperialismo, uno scenario di persecuzione giudiziaria contro esponenti di partiti e organizzazioni popolari che lottano per l’uguaglianza, la giustizia sociale e l’indipendenza nazionale.

Esprimiamo la nostra profonda fiducia e solidarietà alla presidente Lorena Peña, invitando le organizzazioni affiliate alla FDIM e i movimenti delle donne nel mondo a levare la voce insieme a noi. Unite saremo invincibili!

Agosto 2021

Il Comitato direttivo internazionale della FDIM


19/08/21

Afghanistan / Solidarietà delle donne venezuelane con le donne e le bambine afgane

 Che la voce delle donne afgane risuoni nel mondo intero!


Di fronte alla situazione sociopolitica dell’Afghanistan, dopo la caduta del presidente Ashraf Ghani e l’assunzione del potere da parte dei Talebani, la Red de Mujeres de Vargas, organizzazione venezuelana affiliata alla Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM) e confederata alla Unión Nacional de Mujeres (UNAMUJER), esprimono grande preoccupazione per le donne e le bambine afgane, consapevoli dei rischi cui sono esposte nelle situazioni di crisi e conflitto.

Le regole stabilite dai Talebani durante la loro permanenza nell’area di governo tra il 1996 e 2001 riguardo ai diritti sociali ed economici delle donne, con le proibizioni relative all’accesso allo studio, al lavoro, al commercio e le limitazioni nell’assistenza medica, la popolazione afgana teme che ritornino in vigore, al di là delle dichiarazioni dei Talebani sull’esercizio di governo differente.

Sollecitiamo la comunità internazionale a vigilare sul rispetto dei diritti umani del popolo Afgano, specialmente quelli delle bambine e delle donne, per evitare che siano utilizzate come armi da guerra.

Estendiamo alle donne afgane il nostro abbraccio solidale, nella speranza che le loro voci siano ascoltate e mantengano i diritti acquisiti riguardo al loro coinvolgimento nelle varie aree della vita del loro paese, compresa la partecipazione politica.

Il popolo dell’Afghanistan merita di vivere in pace!

Che la voce delle donne afgane risuoni nel mondo intero!

Agosto 2021

Rete delledonne di Vargas - Venezuela

ES.

SOLIDARIDAD CON MUJERES Y NIÑAS AFGANAS

Ante la situación sociopolítica de Afganistán, luego de la salida del Presidente Ashraf Ghani y la toma del poder por parte de los Talibanes, las militantes de la Red de Mujeres de Vargas, organización venezolana, adscrita a la Federación Democrática Internacional de Mujeres (FDIM) y confederada en la Unión Nacional de Mujeres (UNAMUJER), expresamos al mundo, nuestra preocupación por las mujeres y niñas afganas, en el conocimiento de los riesgos que enfrenta este sector en situaciones de crisis y conflictos.

Las normas establecidas por los Talibanes durante su permanencia al frente del gobierno entre 1996 y 2001, en cuanto a derechos sociales y económicos de las mujeres se refiere, mantiene en expectativa a la población afgana, si regresan las prohibiciones del acceso al estudio, al trabajo, al comercio y las limitaciones para la atención médica de las mujeres. Esto a pesar de las declaraciones por parte de los Talibanes de ejercer un gobierno distinto.

Exhortamos a la comunidad internacional a mantenerse vigilante en el marco de los derechos humanos del pueblo de Afganistán, en especial de las niñas y mujeres para evitar sean utilizadas como armas de guerra.

A las mujeres afganas extendemos nuestro abrazo de solidaridad, en la esperanza que sus voces puedan ser escuchadas, para mantener los logros obtenidos en cuanto a su incorporación en diversas áreas de la vida de su país, incluyendo la participación política.

¡El pueblo de Afganistán merece vivir en paz!

¡Que la voz de las Mujeres afganas retumbe en el mundo entero…!


25/07/21

Centro Regionale Arabo della WIDF / Gli Usa non piegheranno Cuba, isola della dignità

 


Il Centro Regionale Arabo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne, segue con grande preoccupazione le provocazioni che si stanno orchestrando contro Cuba, dagli Stati Uniti d'America, volte a ingenerare malessere e malcontento dentro Cuba, approfittando della complessa situazione economica e finanziaria, derivante dalla pandemia di Covid-19 e dalle necessarie misure di prevenzione sanitaria, le chiusure e restrizioni per far fronte al virus, che hanno comportato una significativa riduzione delle entrate, particolarmente dal turismo.

 Oggi, approfittando della situazione determinata dall'ingiusto blocco economico e commerciale imposto a Cuba più di 60 anni fa, che complica la vita dei cubani aggrappati a difendere la loro Rivoluzione e le sue conquiste e a preservare la dignità, la sovranità e la libertà del popolo di Cuba ariosa e ferma nell’affrontare il paese economicamente, finanziariamente, commercialmente e militarmente più potente del mondo, gli Stati Uniti intensificano il blocco dell'isola con l’intento di sottrarre alla popolazione i requisiti  di fermezza costringendola ad arrendersi e a cambiare il sistema sociale liberamente scelto esercitando il suo diritto all'autodeterminazione, a favore di un altro dipendente e al servizio degli interessi nord-americani.

Come se l'amministrazione statunitense non fosse soddisfatta di ciò che ha combinato in passato e di ciò che sta facendo nel presente per soggiogare l'isola della libertà e imporre il suo dominio! Oggi arriva Joe Biden con la sua intenzione di imporre nuove sanzioni contro persone ed entità a Cuba, proclamando che è solo l'inizio!

Di fronte a tutto questo, il Centro Regionale Arabo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne,

- dichiara la sua solidarietà con Cuba della Rivoluzione, della giustizia, dell'uguaglianza e dell'impegno ad assicurare una vita dignitosa ai suoi cittadini. Cuba con il suo sistema sanitario avanzato, Cuba che ha inviato le sue brigate mediche a chi ne aveva bisogno, Cuba che è sempre stata al fianco del popolo palestinese in lotta contro l'occupazione e per stabilire il proprio Stato sul suo territorio nazionale; Cuba che è sempre stata al fianco dei paesi arabi nella loro lotta contro le politiche aggressive, colonizzatrici ed espansionistiche dei sionisti e contro la lotta di liberazione dei loro popoli; Cuba che è donna in lotta per un mondo più giusto per le donne e i loro diritti e libero da sfruttamento e discriminazione; Cuba che ha preparato giovani uomini e donne di tanti paesi sottosviluppati ad importanti carriere universitarie...

- Esprime il suo sostegno al popolo cubano contro la recente decisione del Presidente Biden di imporre nuove sanzioni a persone ed entità a Cuba, condanna la sua minaccia di ulteriori misure, condanna i tentativi degli Stati Uniti d'America di destabilizzare Cuba per minarne il sistema politico.

- Allo stesso modo, condanna il prolungamento del blocco criminale, motivo principale di ogni carenza di risorse che sta vivendo Cuba, soprattutto alla luce della pandemia di Covid-19, e chiede all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di tener fede alla risoluzione votata, ed esigerne l’attuazione, sulla necessità di togliere immediatamente il blocco, accolta quasi all'unanimità con l’eccezione degli Stati Uniti e dell'entità sionista, fatto che ci induce a riflettere sull’efficacia di un'Organizzazione delle Nazioni Unite che prevede nei suoi regolamenti la possibilità di annullare i suoi stessi obiettivi e cancellare la sua stessa funzione.

- Saluta le donne di Cuba con rispetto e stima e, in solidarietà con l’eroico popolo cubano, condanna fermamente l'ingerenza degli Stati Uniti negli affari interni di Cuba e le loro campagne destabilizzanti.

Centro Regionale Arabo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne

Beirut, 23 luglio 2021

16/06/21

Venezuela / Verso il Congresso Bicentenario dei Popoli del Mondo

Il Congresso Internazionale Bicentenario dei Popoli del Mondo, che si terrà a Caracas dal 21 al 24 giugno, in coincidenza con il 200° anniversario della battaglia di Carabobo in cui il Venezuela si liberò dall'imperialismo spagnolo, apre l'opportunità a uno spazio intercontinentale di socialità , attivismo femminista e antimperialista, coordinato e forte, che consenta azioni globali contro attacchi globali ai diritti dell'umanità e alla sovranità dei popoli.


 di Cristina Simó Alcaraz MDM Movimiento Democrático de Mujeres (Spagna)

Chávez diceva che il socialismo o è femminista o non sarà. Noi del Movimento Democratico delle Donne di Spagna diciamo che non può esserci femminismo che non sia anticapitalista e antimperialista.

L'imperialismo funziona come il patriarcato, è il dominio e la sottomissione del più vulnerabile e chi si ribella sarà maltrattato o ucciso. Ci sono governi indegni e corrotti che servono il grande patriarca, l'alleanza imperialista egemonizzata dagli Stati Uniti. Governi prostituiti che sottopongono le loro popolazioni al pagamento di un debito che, anche volendo, non finiranno mai di pagare.

Per gli Stati Uniti e i loro accoliti non esiste una logica di vita, la loro logica è quella della guerra contro chi non si sottomette alla loro volontà e a quella della tortura contro i più deboli.

L'egemonismo economico consente a questa santa alleanza di comprare le volontà e il controllo dell'opinione pubblica. Sono padroni dei mezzi di comunicazione, manipolano e generano la cultura imperialista patriarcale. Milioni di persone mentre guardano la televisione non vedono milioni che muoiono, che soffrono la povertà, la tratta e lo sfruttamento sotto le grinfie dell'imperialismo patriarcale.

Non in nostro nome e non con il nostro silenzio! Gli Stati Uniti e gli stati europei che fanno parte di questa alleanza si dedicano a dissanguare popoli che cercano di attuare politiche che migliorino la vita delle persone più svantaggiate, che apprezzano la pace e la solidarietà.

Come femministe aspiriamo a una società egualitaria e valorizziamo il lavoro di cura invisibile cui la maggior parte delle donne contribuisce, lottiamo per un modello di società che metta la vita al centro. Sappiamo che solo da questa prospettiva sarà possibile sviluppare politiche che promuovano vite degne di essere vissute.

Siamo in presenza di una battaglia delle idee, una battaglia ideologica che vede a confronto il modello imperialista patriarcale e la visione femminista di classe e antimperialista.

Un modello sociale femminista di classe e antimperialista che privilegia la cura e l'attenzione alle persone. Che generi politiche corresponsabili e l'equa redistribuzione della ricchezza e la ricerca di un equilibrio tra tempo per vivere e tempo per il lavoro produttivo. Che valorizzi il pubblico, con servizi pubblici di qualità e impiego pubblico e che ponga fine alla privatizzazione dei servizi essenziali per la vita.

Siamo di fronte a un modello imperialista patriarcale che ha come priorità l'accumulazione del capitale a costo dell'oppressione e la negazione della libertà sovrana dei popoli di decidere sulla propria vita e sulle proprie risorse naturali.

Un modello che mira a depredare le risorse naturali di altri paesi attraverso guerre imperialiste. Lo abbiamo visto in Iraq e in Libia. Lo stiamo vedendo in Venezuela, uno dei paesi più ricchi al mondo di risorse naturali.

Un modello che approfondisce le disuguaglianze sociali e quelle tra uomini e donne. Nella logica che la vita delle persone povere non vale la pena di essere vissuta. Di fatto, il valore finisce per essere quello stabilito da chi può comprarle. Perché sono persone povere, sfrattate dalle loro terre, sfollate con la forza, profughe in fuga dalle guerre imperialiste, impoverite e più vulnerabili di fronte alle reti di trafficanti che, come avvoltoi, attendono i cadaveri di questo sistema. Sono donne che finiranno per essere vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale e riproduttivo.

Paradossale è che questa alleanza criminale imperialista accusi paesi come Cuba o il Venezuela di non rispettare i diritti umani delle persone, mentre loro, nel mezzo di una pandemia globale, non solo continuano a strangolare questi Stati e a depredare i loro beni e risorse naturali, ma inaspriscono anche le sanzioni e applicano nuove e aggressive misure coercitive unilaterali contro di essi.

La crudeltà sta raggiungendo limiti insostenibili per la maggior parte delle persone che vivono in questi paesi. Le politiche criminali imperiali tentano di destabilizzare i governi sottoponendoli a vessazioni permanenti e soffocando le loro popolazioni.

Sono popoli coraggiosi che, stanchi di subire l'egemonismo economico, culturale e politico degli Stati Uniti, hanno deciso di intraprendere il loro cammino di liberazione e di autodeterminazione per un mondo più sociale, giusto e solidale. Confrontarsi con l'impero non è una novità per loro, lo portano nei loro geni di discendenti di coloro che hanno liberato i loro popoli dal giogo imperialista della monarchia spagnola.

Cuba, Venezuela o Nicaragua sono processi rivoluzionari diversi ma totalmente legittimi perché sono l'autentica espressione politica della maggioranza dei loro popoli.

È urgentemente necessaria un'alleanza sociale femminista antimperialista. Vogliamo tutelare i diritti della maggioranza dell'umanità e, in questa logica, l'ingerenza promossa dall'alleanza patriarcale imperialista non può più essere tollerata.

Lo abbiamo visto in Brasile, come hanno destabilizzato un governo di sinistra progressista usando tutti i mezzi possibili e criminali, le false accuse che hanno portato in carcere l'ex presidente Lula, impedendogli di guidare una lista elettorale che avrebbe avuto la maggioranza alle elezioni. Abbiamo visto l'enorme manipolazione dell’opinione pubblica attraverso i media e i social network, che ha favorito la sconfitta della sinistra contro l'estrema destra di Bolsonaro, il quale coi suoi primi provvedimenti di governo ha messo la ricchezza del Brasile nelle mani degli Stati Uniti ed ha applicato politiche regressive sui diritti sociali e civili nel mezzo della pandemia, oltre a diffondere misoginia, omofobia e razzismo.

Sono le nazioni che non vogliono obbedire all'alleanza egemonizzata dagli Stati Uniti, che cercano di mantenere la propria sovranità, a dover subire periodicamente l’assalto della macchina propagandistica dell'alleanza imperialista, soprattutto quando devono affrontare processi elettorali cruciali. È il caso del Nicaragua, che affronterà le elezioni generali nel novembre di quest'anno, dove tutto indica, secondo i sondaggi, che Daniel Ortega e Sandinismo riconfermeranno la loro vittoria: la macchina imperiale è in moto per seminare dubbi sul risultato, è la stessa ricetta contro la sovranità e controrivoluzionaria.

Dall'altra, abbiamo i governi sbirri dell'imperialismo come quello della Colombia, che ha scatenato le sue forze di polizia repressive in attacchi senza pietà contro milioni di manifestanti che sono scesi nelle strade a protestare contro l'annuncio di una riforma fiscale che mirava ad aumentare le tasse sui prodotti essenziali e servizi pubblici in tempi di pandemia. Tuttavia, nonostante la riforma alla fine sia stata ritirata, non sono cessate le manifestazioni di malcontento verso l’insieme delle politiche antisociali, la persecuzione dei leader sociali, il mancato rispetto dell'accordo di pace e il massacro di coloro che hanno firmato quei patti.

Tuttavia, questi governi non vengono criminalizzati, né sottoposti a embargo o sanzionati. Invece, si applicano - in nome della difesa dei diritti umani! - sanzioni che uccidono le popolazioni privandole dei diritti fondamentali, come il diritto alla salute, al cibo e alla vita stessa. Blocchi economici che neppure in tempi di pandemia sono stati revocati per assicurare i necessari medicinali e aiuti umanitari, né per prevenire un'ulteriore diffusione della pandemia.

Contro lo Stato venezuelano, dalla dichiarazione di pandemia fino al marzo 2021, sono state emanate in totale 19 misure coercitive unilaterali. Misure contro le attività legate alla produzione, impiego, acquisto e vendita di petrolio incluso il blocco navale e marittimo contro il Venezuela che ostacola l'importazione di merci come medicinali e forniture industriali.

Di recente, un piccolo gruppo di eurodeputati che obbediscono all'agenda di Washington è arrivato a far includere nella prossima Assemblea plenaria del Parlamento europeo un punto relativo a “situazione politica e ai diritti umani a Cuba”. Si dicono preoccupati circa l'esercizio dei diritti umani a Cuba, un paese libero, indipendente e sovrano, dove democrazia significa giustizia sociale e solidarietà umana, dove le persone decidono dei loro destino.

Colpisce che europarlamentari così inquieti e preoccupati per i diritti umani a Cuba non abbiano convocato il Parlamento europeo per analizzare quella che è la principale violazione dei diritti umani subita dal popolo cubano, cioè il blocco genocida imposto da 62 anni e inasprito senza limiti nel mezzo di una pandemia.

Poiché ci temono, dobbiamo agire. Il Congresso Internazionale del Bicentenario dei Popoli delMondo, che si terrà a Caracas dal 21 al 24 giugno, in coincidenza con il 200° anniversario della battaglia di Carabobo in cui il Venezuela si liberò dall'imperialismo spagnolo, apre l'opportunità a uno spazio intercontinentale di socialità , attivismo femminista e antimperialista, coordinato e forte, che consenta azioni globali contro attacchi globali ai diritti dell'umanità e alla sovranità dei popoli.


26/02/21

La forza costituente delle donne tra memoria e attualità: le nuove costituzioni di Cuba e Cile


Dal Seminario "La forza costituente delle donne tra memoria e attualità" svoltosi il 25 febbraio per iniziativa dell'ANPI provinciale di Roma, stralciamo la relazione di MILENA FIORE su:
LE NOVITA’ DELLE COSTITUZIONI IN AMERICA LATINA: CUBA E CILE.

L’idea di questo mio contributo alla riflessione sulla forza costituente delle donne a Cuba e in Cile nasce dalle discussioni che facemmo, ormai più di un anno fa, prima come sezione italiana della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM), il 6 aprile 2019 presso la Casa internazionale delle donne di Roma, con Ada Donno, Tina Cimini, Rosella Franconi, Franco Argada, Maddalena Celano, e qualche mese dopo allargando la discussione anche a Marina Pierlorenzi, Paola Marsocci, e Maura Cossutta a proposito delle novità introdotte dalla nuova Costituzione cubana, che – ricordo - è stata approvata in via definitiva dall’Assemblea Popolare di Cuba, organo supremo del potere popolare, il 10 aprile 2019, dopo un percorso di oltre 80.000 riunioni consultive con rappresentanti di ogni categoria sociale e settore della popolazione cubana. Oltre il 60% degli articoli hanno subito modifiche provenienti dalle circa 783.000 proposte emerse nelle riunioni delle assemblee popolari. 

La nuova Costituzione è stata sottoposta a referendum popolare il 25 febbraio 2019 e ha ricevuto il voto favorevole del 90% dei votanti. Nel preambolo essa conferma i valori di fondo della Rivoluzione cubana: afferma quindi di ispirarsi alla lotta contro il colonialismo, lo schiavismo e l’imperialismo, di perseguire nello spirito internazionalista relazioni di fratellanza con gli altri popoli dell’America Latina e del Caribe, e infine ribadisce la convinzione che “solo nel socialismo e nel comunismo l'essere umano può raggiungere la sua piena dignità”.


Rispetto a quella precedente del 1976, essa sancisce un’estensione inedita dei diritti sociali, politici ed economici a Cuba, introducendo novità che ci hanno incuriosito e che ci faceva piacere approfondire e far conoscere, come ad esempio l’aggiunta delle categorie di genere, orientamento sessuale, identità di genere, età, origine etnica, disabilità e provenienza territoriale, quali elementi da tutelare da parte dello Stato. Ciò, in particolare, è stato il frutto dell’impegno attivo e deciso della Federazione delle Donne Cubane, nella società e in seno all’Assemblea Popolare, della quale le donne costituiscono il 53,22%.

Il 2019 è stato anche il 60 ° anniversario del “Movimento 26 luglio”, la prima formazione che lottò per l’indipendenza di Cuba sotto la guida di Fidel Castro, alla quale presero parte anche diverse giovani rivoluzionarie, fra le quali Celia Sanchez, Haydee Santamaria, Vilma Espin.

Nel 1959, all’indomani della vittoria della Rivoluzione, le donne cubane guidate dalla guerrigliera Vilma Espin, parteciparono alla Conferenza delle Donne dell’America latina che si teneva proprio a Santiago del Cile, collegando così la loro lotta a quella delle donne di tutto il continente latinoamericano e della FDIM nel suo insieme.

 La Federazione delle Donne Cubane (FMC) si è posto come primo compito, insieme alla difesa della Rivoluzione, di elevare il livello politico e culturale delle donne per metterle nelle condizioni più favorevoli alla partecipazione politica. Già nel 1962, si affrontò il problema della salute delle donne, furono istituiti corsi di educazione sessuale, e sulla rivista Mujeres, si cominciarono ad affrontare le problematiche di genere. La FMC si batté fin dall’inizio perché le donne cubane avessero il pieno controllo del proprio corpo e vedessero rispettati tutti i propri diritti riproduttivi e sessuali.

Nel 1979 Cuba fu il primo paese al mondo a firmare la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro la donna (CEDAW) adottata dalle Nazioni Unite.

01/12/20

COLOMBIA / IV MISSIONE DELLA FDIM PER LA VERIFICA DEGLI ACCORDI DI PACE

 A BOGOTÁ SI È CONCLUSA LA QUARTA MISSIONE INTERNAZIONALE CHE VERIFICA L'APPLICAZIONE DELL'APPROCCIO DI GENERE NEGLI ACCORDI DI PACE 


La Federazione internazionale democratica delle donne (FDIM), facente parte della Componente Internazionale per la verifica dell'Approccio di genere nell'attuazione dell'Accordo finale per la pace in Colombia, si rivolge agli organismi e organizzazioni internazionali, a organizzazioni sociali ed enti governativi, alla Commissione per il monitoraggio, la promozione e la verifica dell'attuazione dell'Accordo Finale (CSIVI) e alla cittadinanza tutta per illustrare in modo preliminare e sintetico gli elementi contenuti nel Rapporto Finale della IV Missione di Verifica.

1.       In qualità di organizzazione internazionale che accompagna l'attuazione dell'approccio di genere nell'Accordo di Pace, chiediamo al governo nazionale, guidato dal presidente della Repubblica di Colombia, Iván Duque, di adottare, nel quadro del rispetto dei diritti umani, tutte le misure necessarie per garantire efficacemente la sicurezza e la vita dei/delle firmatari/e dell'Accordo di Pace, che sono stati/e oggetto di attacchi sistematici e ripetuti da parte di diversi attori armati, come forma di intimidazione alla verità, elemento indispensabile per superare decenni di conflitto armato e prevenire un nuovo genocidio di un partito politico, come a suo tempo accadde con l'Unione Patriottica. È allarmante che, nonostante gli annunci di piani, misure e i continui appelli a dare priorità alla protezione di questi soggetti, tale tragedia non abbia fine. Ad oggi, secondo quanto riportato dall'Unità Investigativa e di Accusa della Giurisdizione Speciale per la Pace, sono stati perpetrati 242 omicidi di ex combattenti, 55 tentati omicidi e 20 sparizioni forzate.

2.       Allo stesso modo, chiediamo protezione efficace e diligente per i/le leader sociali e gli esponenti dell’opposizione, che si compiano tutte le azioni necessarie per fermare l'ondata di minacce e massacri contro la popolazione civile, intensificatisi nell’anno in corso, e contro oltre 1000 leader sociali e difensori dei diritti umani, 36 dei quali sono donne.

Bogotà 25 novembre 2020 Foto FDIM

        Nella costruzione di Pace, non conta tanto la raffinatezza del suo disegno, quanto è assolutamente importante la sua attuazione. Per questo la IV Missione si rammarica della difficile situazione dell’ordine pubblico che il Paese sta attraversando, con l’aggravarsi delle violenze che i colombiani subiscono da anni, soprattutto nelle zone dove in passato agivano le ex FARC-EP, lasciati alla deriva davanti all'abbandono delle istituzioni, con episodi visibili di sfollamento forzato, confinamento di intere popolazioni e violenza contro le donne. Sollecitiamo il governo nazionale a prendere le decisioni adeguate perché cessino gli innumerevoli atti che causano vittime in aumento quest'anno.

4.       Richiamiamo l'attenzione sugli scarsi progressi nell'attuazione di alcuni aspetti dell'Accordo di Pace, sugli evidenti ritardi nello sviluppo di diversi punti dello stesso, come nel caso della riforma rurale globale e della sostituzione delle colture illegali. È urgente procedere su questi temi, poiché in ultima analisi sono due cause centrali della continuità delle violenze. Una delle principali richieste delle donne riguarda l'accesso alle terre produttive e ai crediti per produrre e garantire la sopravvivenza della famiglia, al fine di realizzare un cambiamento nell'attività economica e nelle loro forme di sussistenza. Ecco perché l'attuazione degli accordi in modo efficace, senza ostacoli burocratici, senza ritardi, è la grande sfida da vincere per fare progressi nella pace.

5.      


Allo stesso modo, persistono i divari tra l'attuazione generale dell'Accordo di Pace e l'Approccio di genere: le misure di correzione degli enti statali non sono sufficienti, generano maggiori iniquità e disuguaglianze di genere, specialmente nei territori colpiti dalla guerra. Insistiamo sulla necessità di una maggiore volontà politica di mettere in pratica quanto concordato, nonché di fornire risorse sufficienti per garantire l'esecuzione delle misure stabilite nel PMI.

6.       Il rafforzamento e la visibilità della leadership politica e sociale delle donne vengono azzerati dall'aumento della violenza nelle aree rurali, dall'aumento dei femminicidi, dall'assassinio di leader sociali, uomini e donne, dal reclutamento forzato di bambini, ragazze e adolescenti e dalle stragi che generano terrore, ostacolano la partecipazione sociale e politica delle donne, tutti fattori che distruggono la già precaria democrazia colombiana.

7.       Insistiamo sull'estensione dell'approccio di genere e delle azioni positive per le persone LGBTIQ, attraverso l'articolazione dei PDET con l'intero complesso di politiche pubbliche a livello nazionale, con i piani di sviluppo dipartimentali e municipali. Allo stesso modo, suggeriamo di promuovere la formazione dei funzionari pubblici sull'approccio di genere e sulle metodologie differenziali.

8.       Raccomandiamo di rafforzare l'Unità Speciale d’Indagine e Smantellamento delle organizzazioni criminali, perché blocchi l'assassinio selettivo e sistematico di ex combattenti e leader sociali, in particolare donne, posteriore alla firma dell'Accordo di Pace.

9.       Suggeriamo che il governo della Colombia riprenda completamente il Programma nazionale per la sostituzione delle colture di uso illecito (PNIS), eserciti maggiore vigilanza sugli operatori dei progetti delle famiglie beneficiarie, specialmente quelle in cui le donne sono capofamiglia. che rappresentano circa il 34% del totale dei beneficiari. Esortiamo il governo a non militarizzare i territori nella sua politica di guerra alla droga e a rispettare l'Accordo di pace.

10.   Chiediamo all'Agenzia Nazionale per la Reincorporazione di tener conto dell'approccio di genere, dato che del totale dei progetti produttivi di carattere collettivo approvati, le ex combattenti beneficiarie sono il 28,5% e del totale dei progetti individuali approvati, le beneficiarie sono il 25,84%. Urge che il CNR prenda provvedimenti per colmare questo divario.

11.   Sottolineiamo l'integrazione dell'approccio di genere in tutto il Sistema di Verità, Giustizia, Riparazione e Non Ripetizione, che viene portato avanti con successo, sia nella Commissione per il Chiarimento della Verità, che nella Giurisdizione Speciale per la Pace e nel Unità di ricerca di persone date per scomparse, lavoro che si è concretizzato nella creazione di gruppi, commissioni e metodologie specializzate che ne consentono l’estensione: la loro esperienza può essere un incentivo perché altri enti, programmi e piani derivanti dall'Accordo di pace acquisiscano l’approccio di genere nel loro lavoro. Ancora una volta chiediamo al governo nazionale di mettere a disposizione le risorse necessarie perché svolgano le loro funzioni.

12.  

Bogotà 25 novemre 2020 Foto FDIM

Segnaliamo il lavoro svolto dalla Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP); tuttavia, richiamiamo l'attenzione sulla necessità di dare avvio al macrocaso[H1]  sulla violenza sessuale, che è un debito dello Stato colombiano nei confronti delle donne che l'hanno subita durante decenni di conflitto armato; senza peraltro trascurare l'acquisizione dell'Approccio Etnico, data la diversità che contraddistingue i territori colombiani e le loro popolazioni. 

D'altro canto, riteniamo della massima importanza che la Commissione per il Chiarimento della Verità includa nel suo rapporto una sezione specifica sul genere, debito storico delle istituzioni verso la società.

13.   Evidenziamo il lavoro della II Missione delle Nazioni Unite, delle organizzazioni di cooperazione internazionale e della componente internazionale nel monitoraggio dell'attuazione dell'approccio di genere che accompagni la costruzione della pace in Colombia, il suo finanziamento, sostegno e il suo monitoraggio.

14.   Al fine di avanzare nella ricerca di una pace completa, insistiamo affinché il governo nazionale riprenda il tavolo di dialogo esplorativo con l'Esercito di Liberazione Nazionale.

15.   Esprimiamo la nostra grande preoccupazione per la stagnazione del lavoro del CSIVI, dato che su 17 sessioni portate avanti finora quest'anno, tutti i delegati designati dal Governo Nazionale, secondo quanto concordato nell'Accordo di Pace, hanno partecipato solo a 4 sessioni. Pertanto, chiediamo di regolarizzare e normalizzare il suo funzionamento.

16.   Chiediamo un'azione efficace per smantellare i gruppi armati illegali e paramilitari, come concordato nell'accordo di pace.

17.   Apprezziamo la gestione dell'Alta Istanza delle Donne, che ha ottenuto l'acquisizione di 50 indicatori nel Piano Quadro di Attuazione dell'Accordo di pace, per misurare l'acquisizione dell’approccio di genere nelle diverse azioni. Tuttavia, dimostriamo che non dispone delle garanzie di bilancio e logistiche per il suo corretto funzionamento.

18.   Sottolineiamo l'urgente necessità di promuovere riforme alla normativa elettorale e politica che garantiscano candidature in termini di parità tra uomini e donne e altri cambiamenti per estendere la democratizzazione e la trasparenza nella partecipazione politica, un aspetto centrale in questa fase postbellica. Esortiamo lo Stato colombiano a realizzare speciali circoscrizioni di pace come garanzia di inclusione dei territori storicamente colpiti dal conflitto.

La Colombia deve superare gli ostacoli che si presentano quotidianamente nell'attuazione della pace. Per questo è necessaria una maggiore volontà di tutti gli attori politici, sociali e istituzionali, per lavorare insieme in questo sforzo che ci riguarda tutti e tutte, e per superare decenni di violenza, intolleranza e atti aberranti, con garanzie di non ripetizione.

A distanza di quattro anni dalla firma dell'Accordo, la Federazione Internazionale Democratica delle Donne ribadisce il suo impegno e sostegno al processo di pace, alle donne e al popolo colombiano. Non ci arrenderemo finché in Colombia non vi sarà pace, rispetto dei diritti umani, giustizia sociale e una democrazia piena ed egualitaria!

Bogotá D.C, Colombia, 27 novembre 2020

Le componenti della IV Missione FDIM:

Argentina: Cristina Romano

Italia: Ada Donno

Perú: Rita Rojas

Ecuador: Rosa Salazar

Brasil: Liege Rocha

Venezuela: Maritza Roquetts

Guatemala: Alba Estella Maldonado  e Ana María Monzón

El Salvador: Jenniffer Velásquez

Líbano: Wafy Ibrahim

Colombia: Gloria Inés Ramírez, Magnolia Agudelo, Alba Cecilia Pineda, Gloria Lara, Elvinia, Lina Collazos, Beatriz Hernández, Matilde Mora y delegadas territoriales de Asonam, Asudemuj, Corporación casa de la mujer y la familia Stella Brand, UMD y CONAMU.


 [H1]

02/06/20

Il Brasile tra il virus della pandemia e quello del neofascismo


Resisteremo in mezzo agli incubi


per difendere i nostri sogni di libertà, indipendenza, giustizia sociale e pace.





di Socorro Gomes, presidente del World Peace Council



In Brasile la gente vive come in trance, passando da un incubo all'altro. La cricca di estrema destra che governa il paese ha chiesto di armare i suoi accoliti, che sono addestrati a reagire contro le forze di opposizione, i movimenti sociali e contro gli altri poteri della Repubblica, il legislativo e il giudiziario. I dimostranti che sostengono il governo di Bolsonaro si radunano di fronte al palazzo del governo, il Palácio do Planalto, nelle strade e nelle piazze delle città in quarantena, mentre ai servizi non essenziali è vietato restare aperti.


Il Presidente della Repubblica ha dichiarato in una riunione ministeriale e in discorsi pubblici che intende armare in modo massiccio i suoi seguaci, intimidire l'opposizione e le autorità locali nelle città e negli stati federali quando adottano misure contro chi viola le norme della quarantena. Ogni giorno, Jair Bolsonaro minaccia le libertà democratiche, mostrando disprezzo per la vita e ignorando la pandemia; qualsiasi cosa dica o qualsiasi misura economica adotti, scandalosamente consegna i settori più strategici del paese al grande capitale finanziario nazionale e internazionale.

Il paese sta affondando in una grave crisi politica, istituzionale, economica e sanitaria.


In Brasile la pandemia ha già causato la morte di circa 30.000 persone al momento in cui scriviamo, un numero che potrebbe moltiplicarsi in poche settimane. Il virus ha contaminato oltre 400.000 persone, una stima che potrebbe essere sette volte superiore, poiché i casi sono sotto-notificati, il che dimostra la totale irresponsabilità del governo e la mancanza di empatia o preoccupazione per la protezione delle persone. Privo di senso comune, il governo è impegnato in una crociata contro il distanziamento sociale e in una squallida campagna demoralizzante contro la comunità medica e scientifica e le autorità che promuovono le misure preventive.

Bolsonaro contraddice le autorità sanitarie dentro il suo stesso governo, che non resistono a lungo nella loro posizione: in soli due mesi, due ministri della salute sono stati licenziati, uno per aver difeso il distanziamento sociale e l'altro per essersi opposto all'uso uniforme della clorochina, la medicina che il presidente pubblicizza. In altre parole, nell'occhio di una pandemia, ha successivamente licenziato due ministri e nominato un generale dell'esercito alla guida del Ministero della Salute, illogico, mentre il mondo e il Brasile affrontano la più grande crisi sanitaria. Si scontra anche con le norme dell'Organizzazione mondiale della sanità opponendosi a misure essenziali per prevenire il deterioramento contagioso e dare il tempo alla minima ristrutturazione del settore della sanità pubblica, che è frantumata dalle politiche ultraliberiste che smantellano lo Stato nazionale.