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15/06/26

Albania / Ritorno a Saseno

 Il movimento di protesta che è cresciuto nell’ultimo mese in Albania, un vero risveglio di coscienza collettiva, attorno al destino dell’isola di Sazàn (o Saseno) e altri territori nell'area di Zvërnec, che il governo di Edi Rama vorrebbe cedere al genero di Trump per farci un mega resort d’élite, ha richiamato l’attenzione del mondo su questo scoglio ricco di memorie e di storia, che sorge nel mare all'imbocco della baia di Valona.

Albania oggi

Alla narrazione ufficiale, che parla di turismo e di opportunità economiche che si aprirebbero per quelle zone, si oppone un movimento di cittadini intenzionati a resistere ai piani predatori delle multinazionali del settore turistico e a tutelare il proprio territorio, il paesaggio costiero, la biodiversità, il patrimonio archeologico e i diritti della comunità locale. 

Il movimento di protesta è certamente composito e variamente motivato, ma in ogni caso da esso viene una lezione di dignità e un impulso all’azione per tutte le comunità che abitano i vasti tratti di costa libera del Mediterraneo investiti da piani speculativi di privatizzazione selvaggia e di colonizzazione ad ampio raggio, che si celano dietro “innocue” operazioni turistico-commerciali, e che per lo più riconducono ad investitori israeliani e statunitensi.

Non si tratta solo difendere la nazionalità di un territorio, ma di impedire che pezzi di territorio sensibili, spesso di grande interesse archeologico e paesaggistico, vengano sottratti alla gestione delle comunità locali, attraverso operazioni di acquisto e lottizzazione, e trasformati in qualcos’altro da potenti attori esterni mascherati da agenti immobiliari.

Pare infatti abbastanza evidente la stretta connessione tra il progetto in discussione in Albania e certi acquisti immobiliari e terrieri che si stanno moltiplicando lungo le coste pugliesi di fronte, dietro i quali si celano logiche che non sono solo economiche, ma coloniali e militari, di occupazione, radicamento ed influenza su territori sensibili del Mediterraneo.

L’isola di Saseno occupa una posizione strategica all’entrata del canale d’Otranto, all’incrocio di rotte marittime tra Europa, Balcani e Medio Oriente, e per questa sua peculiarità ha da raccontare una lunga storia di contese e conflitti che l’hanno coinvolta nel corso dei secoli, compresa la parentesi relativa all’occupazione militare da parte del regno d’Italia e del regime mussoliniano, conclusasi con la liberazione ad opera dei partigiani albanesi nel 1944.

Anche alla luce di questa sua storia, è da ingenui pensare che in gioco ci sia solo la destinazione turistica dell’isola.  È una storia il cui filo narrativo lega inevitabilmente le comunità che abitano le due coste che stanno l’una di fronte all’altra, quella pugliese e quella albanese: un piccolo ma significativo trattodi quel filo ci è stato consegnato nei racconti della scrittrice salentina Rina Durante, che a Saseno trascorse la sua infanzia fino al 1939.

Seguendo le tracce narrative di Rina Durante, nell’aprile del 2010 la film maker salentina Caterina Gerardi e le giornaliste Ada Donno e Rosella Simone ebbero la ventura di compiere un viaggio a Saseno, sul quale fu pubblicato il libro collettaneo “L’isola di Rina” (Ed. Milella 2010), che accompagnava il film Ritorno a Saseno.

Riproponendo qui l’introduzione al libro, nella quale si ripercorrono, insieme all’esperienza di quel viaggio, la storia dell’isola e gli anni lì trascorsi da Rina Durante, non possiamo non rilevare come quel racconto torni d’interesse oggi e, nell’epilogo, suoni stranamente premonitore.

Awmr Italia

Il ritorno del delfino innocente *

di Ada Donno

Il piroscafo era già là, in attesa. E al guardarlo,

io sentii tutta la stranezza della mia tramontata infanzia.

(Elsa Morante, L’isola di Arturo)

Incipit. Arrivando dal largo, dopo aver attraversato nella notte il tratto di mare che separa dalla costa salentina, Saseno ti appare come una mole scura nell’alba ancora livida, presenza severa a guardia della baia di Valona, emergente dal mare come un unico rilievo brullo e selvatico, sui costoni scoscesi di roccia dove si frangono le onde.

Se però ti volgi a guardarla una volta dentro la baia, la piccola Sazàn, come la chiamano gli albanesi, inaspettatamente si allunga in un profilo ondulato a più rilievi, i cui fianchi si colorano di varie gradazioni di verde a mano a mano che ricevono la luce del mattino, che irradia dagli Acrocerauni. Si possono anche distinguere piccoli grumi di costruzioni bianche sui crinali e lungo i pendii, s’intravedono perfino i sentieri che disegnano sulle alture, tra le rocce e la macchia, insospettati tracciati umani.

 “Un sogno mi ha accompagnata durante tutta la mia adolescenza: sognavo di tornare nell’isola di Saseno…”: la confessione di Rina s’insinua attraverso il fragore del mare e del vento, e s’installa nei pensieri vincendo il rombo dei motori. Il vecchio traghetto comincia a rallentare, fra poco ci siamo.

Non è la prima volta che facciamo questa traversata. Con gli anni, anzi, ci è diventata familiare. Ma questa volta non è come le altre. Questa volta è un ritorno. Quel ritorno alla piccola Itaca che Rina continuò a sognare nella sua adolescenza, e anche dopo, ma non poté realizzare né allora, né mai. Lì certamente ci aspetta ora, spiritello che danza tra le felci e i fungherelli trallallà, nei boschi di seta e di piccoli fauni.

15/04/26

Partigiane e partigiani salentini nella Resistenza antifascista. Le cifre, le biografie.

 È uscito in nuova edizione aggiornata il libro Partigiani e Patrioti nella Resistenza. Combattenti della Guerra di Liberazione (2 voll.), sottotitolo: Il contributo della provincia di Lecce, a cura del ricercatore salentino Pati Luceri, Giorgiani Editore, aprile 2026.

Resistenti, Giorgiani Editore

Riportiamo l’introduzione ai due volumi scritta da Ada Donno, vicepresidente della FederazioneDemocratica Internazionale delle Donne

Riproporre in forma aggiornata un libro sul contributo dato da donne e uomini del Salento alla lotta di liberazione dal nazifascismo, già pubblicato in prima edizione dodici anni fa, non è solo un modo per offrire a lettrici e lettori una documentazione arricchita di nuovi dati riguardanti un territorio: è anche aggiungere elementi inediti alla narrazione resistenziale complessiva, ch’erano ancora in ombra e che aiutano a completare il quadro storico più generale. È, in definitiva, aggiungere un altro capitolo a una storia della Liberazione italiana che non si finisce mai di scrivere.

Ciò che Pati Luceri ha continuato a ricercare, “testardo e determinato”, nell’arco di un quindicennio, e a documentare con diverse pubblicazioni successive, è la testimonianza del contributo dato dalla provincia salentina, e più in generale della popolazione italiana meridionale, alla storica sconfitta del nazifascismo ad opera delle popolazioni europee. Con fatica paziente e rigorosa verifica, condotta negli uffici dell’ANPI nazionale a Roma, negli archivi dell’ANPI salentina e di altre province italiane, in vari Istituti storici regionali della Resistenza, presso le Associazioni dei Volontari di guerra, gli Uffici Anagrafe dei Comuni, i Casellari, i fondi archivistici, egli ha confrontato e selezionato dati, messi in rete o ancora nascosti nelle carte private; ha aggiunto volta per volta nomi, cifre, luoghi, dettagli biografici; ha aggiornato quelli che si conoscevano in precedenza – i partigiani e le partigiane combattenti, le staffette, i caduti, i feriti, i patrioti e le patriote, i militari internati dopo l’8 settembre, i deportati, i confinati, i sopravvissuti –  e ci ha restituito una misura più vicina alla realtà storica della partecipazione all’azione resistenziale in questo angolo di mondo.

Sforzo di ricerca tutt’altro che supplementare, se si considera che la narrazione autentica della resistenza che le italiane e gli italiani opposero alla dittatura fascista e all’occupazione militare nazista si è dovuta confrontare – e  anche scontrare – nel corso degli anni dall’immediato dopoguerra fino ad oggi, con luoghi comuni e falsi miti storiografici, radicati sia nella mancata conoscenza di fatti rimasti in ombra, sia nella mancata volontà di illuminare della giusta luce i fatti conosciuti.

17/12/25

“Con gli occhi di Gaza”. Il cinema delle donne per raccontare il genocidio

 Il 19 dicembre a Lecce il teatro Astràgali ospita “Con gli occhi di Gaza”, un incontro dedicato al genocidio del popolo palestinese raccontato attraverso il cinema e l’esperienza del Gaza International Festival for Women’s Cinema (GIFWC), svoltosi lo scorso ottobre nella Striscia di Gaza.



L'incontro di Lecce costituisce una tappa del progetto internazionale Gaza International Women's Film Festival (GIFWC), promosso in Italia dall'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), con la partnership di diverse realtà associative, fra le quali la Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM/WIDF). Il progetto è realizzato in collaborazione con il Ministero della Cultura palestinese e con l'Associazione Fikra per le Arti e l'Istruzione, per dare la possibilità a donne e ragazze palestinesi di lavorare nel mondo del cinema. 

Per le donne palestinesi, il cinema è un mezzo potente per esprimere la propria identità, le proprie lotte e le proprie esperienze di vita, poiché contribuisce a raccontare le loro storie e a mettere in luce i loro problemi, oltre a consentire loro di svolgere un ruolo attivo nel settore della produzione cinematografica.

All'incontro partecipano Ada Donno docente, giornalista e attivista impegnata da decenni nei movimenti femministi, co-fondatrice dell’Association of Women of the Mediterranean Region (AWMR Italia), e Marisa Manno docente, attivista, fondatrice di “Donne per la Palestina”. Intervengono Milena Fiore, responsabile dell’area tecnica della Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) e nella rete di coordinamento internazionale del Gaza International Festival for Women’s Cinema (GIFWC) e Monica Maurer, regista e ricercatrice, presidente onoraria del Festival. In programma le proiezioni di Born out of death (Monica Maurer), Exception (Ezzaldeen Shalh), Drawing for better dreams (May Odeh, Dia Azzeh), The Orphan (Jordan Karr-Morse) e Un giorno nella tenda (Haneen Koraz).

Il GIFWC ha presentato 79 film da 28 paesi, dando voce alle donne palestinesi e affermando, tra macerie e tende degli sfollati, una tenace volontà di resistenza culturale.


08/12/25

80 anni della FDIM / Un traguardo per una ripartenza

In occasione dell’80° anniversario della FDIM/WIDF, è stata pubblicata a cura dell’Organizzazione delle Donne Lavoratrici del Messico (OMTM), la traduzione in lingua spagnola del libro “La Federazione Democratica Internazionale delle Donne. Capitoli nella storia”, della storica russa Galina Galkina



Il volume, tradotto e stampato ai fini di una diffusione nelle organizzazioni affiliate alla FDIM in America Latina,  riproduce fedelmente l’edizione italiana del testo della Galkina, già pubblicata nel 2017, a cura di Ada Donno, da Il Raggio Verde Edizioni per AWMR Italia. L’edizione italiana è tuttora disponibile in versione e-book al seguente link: https://www.bookrepublic.it/book/9788899679286-la-federazione-democratica-internazionale-delle-donne  

Qui riportiamo il prologo che la curatrice dell'edizione italiana, Ada Donno, ha proposto per la pubblicazione della traduzione spagnola.

Questo libro raccoglie e ci restituisce gli eventi, le date, i documenti e gli esiti che hanno contrassegnato il percorso e l’esperienza collettiva della Federazione Democratica Internazionale delle Donne, iniziati il 1° dicembre 1945 e continuati nel nuovo millennio.

La narrazione degli 80 anni di vita e di lotta della FDIM e delle organizzazioni ad essa affiliate è frutto in massima parte della lunga e accurata ricerca compiuta dalla storica russa Galina Galkina, pubblicata in prima edizione dall’Unione delle donne russe (WUR), organizzazione affiliata alla FDIM, nel dicembre 2015 in occasione del 70° anniversario.

È una ricerca condotta con rigore, riportata nella sua cronologia essenziale e ordinata per capitoli, come dice il titolo ad essa apposto dall’Autrice, alla quale siamo grate per avercela consegnata e averci consentito di ripubblicarla in diverse lingue, in modo che possa essere conosciuta e letta da quante più donne possibile, alle diverse latitudini.

Se è vero che ogni anniversario è un appuntamento con la memoria, della quale ci sentiamo custodi responsabili, perché possa essere consegnata alla storia collettiva globale, la pubblicazione di questo libro risponde al nostro desiderio di consegnare il filo narrativo della grande storia della FDIM, che abbiamo ricevuto dalle nostre madri fondatrici, alle nuove generazioni di donne che - pur nelle mutate condizioni di oggi - devono battersi per i loro diritti e la loro liberazione dalle catene dello sfruttamento e dell’oppressione capitalistica e patriarcale, con la raccomandazione di far sì che esso non si spezzi.

Tanto più oggi, quando l’imperversare nefasto dell’ideologia neoliberalista e l’uso manipolatorio dei grandi mezzi di comunicazione di massa tendono ad agevolare lo “smarrimento della memoria” e ad incoraggiare il senso comune a tagliare ogni legame con un passato giudicato "inutilizzabile" per i bisogni del presente.

È questa una operazione manipolatoria che punta soprattutto ad occultare o mistificare le ragioni di quei soggetti collettivi – donne, classi lavoratrici, popoli oppressi – che si sono affacciati alla ribalta della storia per imprimere ad essa un corso nuovo, grazie alla presa di coscienza collettiva e attraverso durissime lotte di liberazione. E a ricacciare l’esistenza di quei soggetti nelle forme tradizionali di subalternità, tornando ad imporre forme di sfruttamento ancora più pervasive, a tutela esclusiva dei privilegi di vecchie e nuove élite dominanti. E non per caso, tale regresso coincide con il ritorno alla carica, in modalità e a latitudini diverse, di una destra neofascista revanscista e violenta, che pretende di riscrivere la storia a suo modo e di cancellare dalla mappa concettuale delle nuove generazioni di donne l’idea stessa – che guidò le nostre madri costituenti nella fondazione della FDIM ottant’anni fa – di una costruzione differente di futuro.

Nei primi quattro capitoli del libro, il percorso compiuto dalla fondazione fino all’ingresso nel terzo millennio è ricostruito per tematiche: la costituzione della FDIM, le lotte per l’uguaglianza dei diritti e la dignità delle donne, l’impegno per assicurare all’infanzia uscita dalla tragedia della seconda guerra mondiale un futuro felice, le grandi mobilitazioni per la pace e la sicurezza globale.

Il cammino percorso nei decenni riflette le ragioni e le finalità proclamate nella Carta adottata nel congresso costituente del 1945, alla quale la FDIM è rimasta fedele: difendere e promuovere i diritti delle donne in senso più ampio, agire contro ogni forma di discriminazione, razzismo e apartheid, lottare per la pace e il diritto all’autodeterminazione delle persone e dei popoli, come prerequisiti della piena uguaglianza ed emancipazione: nelle sapienti parole di Eugenie Cotton, prima presidente eletta della Federazione, rendere realtà l'ambiziosa promessa di «preparare il mondo intero all’avvento della donna di domani».[1]

14/06/17

Libri e documenti

LA STORIA DELLA FDIM/WIDF IN UN LIBRO 



E' appena uscito in traduzione italiana il libro"La Federazione democratica internazionale delle donne. Capitoli nella storia" di GALINA GALKINA, ebook a cura di Ada Donno edito da Il Raggio Verde.
Il libro, in formato e-book, ripercorre i 71 anni d’attività della FDIM/WIDF, dalla fondazione avvenuta nel dicembre 1945 a Parigi, a conclusione di uno storico congresso a cui presero parte 800 donne, molte delle quali erano volti noti della Resistenza europea e delle forze alleate contro il nazifascismo, fino ad oggi.  
Il volume sarà presentato mercoledì 21 giugno 2017, ore 18, a Roma presso l’ Archivio audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), via Ostiense 106. Interverranno Ada Donno curatrice del libro; Vittoria Tola responsabile nazionale dell’UDI; Lorena Peña presidente attuale della FDIM/WIDF; Tatiana Desiatova di Women’s Union of Russia; Paola Scarnati di AAMOD; Marisa Rodano, fondatrice della FDIM/WIDF nel 1945.
La presentazione del libro è inserita nel contesto della riunione del segreteriato della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (WIDF/FDIM). che si terrà a Roma dal 19 al 23 giugno 2017, presso la Casa Internazionale delle Donne.


27/01/17

AUSCHWITZ IERI E OGGI / REMOTO PRESENTE

OLOCAUSTO IERI OGGI




In occasione della Giornata della memoria, nella collana Documenti e Reportage delle Edizioni il Raggio Verde ( https://www.facebook.com/ilraggioverdeinebook/ ) esce il nuovo ebook 
Auschwitz ieri oggi/remoto presente. Foto di Ines Facchin e Roberto Scialanga . 
Interventi di Giovanni Bruno, Ada Donno e Maurizio Nocera.
L'ebook è acquistabile sulla piattaforma: www.bookrepublic.it
https://www.bookrepublic.it/book/9788899679156-auschwitz/?tl=1

di Ada Donno

Esistono profonde ragioni ideali ed etiche che hanno motivato e tuttora motivano la trasmissione di memoria delle vicende racchiuse nella parola Olocausto, e presiedono alla ri-narrazione rituale di esse, ad una data annualmente condivisa perché significativa e simbolica. Serbare la memoria, ce lo ripetiamo, aiuta a comprendere la storia e i suoi percorsi difficili. Compiere il viaggio a  Oswiecim, almeno una volta nella vita, per visitare il museo di Auschwitz-Birkenau, ci aiuta a dire che ci assumiamo la nostra quota di responsabilità degli orrori e le atrocità, come un fardello di dolore che ci è stato lasciato in eredità e che vogliamo custodire ancora nel nuovo secolo, anche se al tempo dei campi nazisti non eravamo neppure nati. In quanto donne e uomini di questo paese, di questo continente, di questo pianeta. E’ un antidoto contro la dimenticanza, perché è rimasto com’era  negli ultimi giorni della “soluzione finale della questione ebraica”, perché i suoi costruttori non fecero in tempo a seppellirlo, come avevano fatto  con gli altri centri  d’internamento e sterminio disseminati in Europa.
Nella lettura della letteratura (vasta) sull’Olocausto, due domande mi ritornano sempre con inquietudine.
La prima riguarda la complessità e l’efficienza “scientifica”, l’impiego di tale quantità di tecnici e di specialisti nel sistema di annientamento delle persone “indesiderate” che la paranoica dottrina nazista aveva stabilito di eliminare: gli ebrei, i comunisti e tutti gli altri oppositori politici, gruppi etnici come i rom e i sinti, gruppi religiosi come testimoni di Geova e pentecostali, gli omosessuali, i disabili mentali e i portatori di handicap.