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27/01/22

Olocausto ieri e oggi

 



Nella Giornata della Memoria ripubblichiamo una riflessione già apparsa nella stessa occasione alcuni anni fa su Il Paese delle Donne. 



di Ada Donno

Esistono profonde ragioni ideali ed etiche che hanno motivato e tuttora motivano la trasmissione di memoria delle vicende racchiuse nella parola Olocausto, e presiedono alla ri-narrazione rituale di esse, ad una data annualmente condivisa perché significativa e simbolica. Serbare la memoria, ce lo ripetiamo, aiuta a comprendere la storia e i suoi percorsi difficili. Compiere il viaggio ad Oswiecim, almeno una volta nella vita, per visitare il museo di Auschwitz-Birkenau, ci aiuta a dire che ci assumiamo la nostra quota di responsabilità degli orrori e le atrocità, come un fardello di dolore che ci è stato lasciato in eredità e che vogliamo custodire ancora nel nuovo secolo, anche se al tempo dei campi nazisti non eravamo neppure nati. In quanto donne e uomini di questo paese, di questo continente, di questo pianeta. E’ un antidoto contro la dimenticanza, perché è rimasto com’era negli ultimi giorni della “soluzione finale della questione ebraica”, perché i suoi costruttori non fecero in tempo a seppellirlo, come avevano fatto con gli altri centri d’internamento e sterminio disseminati in Europa.

Nel leggere la vasta letteratura sull’Olocausto, due domande mi ritornano sempre con inquietudine.

08/07/20

QUINTO LIBRO BIANCO SUL RAZZISMO IN ITALIA

Dodici anni di Cronache di ordinario razzismo

Un libro che indaga l’intreccio stringente, sistemico e perverso tra le parole cattive di chi conta, le rappresentazioni distorte di chi racconta, le offese violente di chi commenta online e le violenze razziste fisiche compiute individualmente, in gruppo, o magari avvalendosi del potere che deriva da un incarico istituzionale…

A distanza di undici anni dalla pubblicazione della prima edizione, martedì 14 luglio 2020 alle ore 18,00 Lunaria presenta in un evento online Cronache di ordinario razzismo.Quinto libro bianco sul razzismo in Italia. 

Partecipano: Paola Andrisani (Lunaria), Paola Barretta (Carta di Roma), Giuseppe Faso (Straniamenti), Grazia Naletto (Lunaria), Annamaria Rivera (antropologa). Coordina: Eleonora Camilli, giornalista di Redattore Sociale.

Il Quinto libro bianco sul razzismo in Italia allunga lo sguardo su dodici anni di Cronache di Ordinario Razzismo. Si chiude nel pieno delle proteste scoppiate in tutto il mondo al grido Black Lives Matter. Lungi dall’essere un fenomeno residuale e sporadico, il razzismo è radicato nella storia del Belpaese ed è innanzitutto razzismo istituzionale che attraversa in mille forme i dodici anni intercorsi tra il Governo Berlusconi IV (2008-2011) e il secondo Governo Conte (2019-2020).

Con un esercizio di memoria, il libro indaga l’intreccio stringente, sistemico e perverso tra le parole cattive di chi conta, le rappresentazioni distorte di chi racconta, le offese violente di chi commenta online e le violenze razziste fisiche compiute individualmente, in gruppo o, magari, avvalendosi del potere che deriva da un incarico istituzionale.

Tra il 1° gennaio 2008 e il 31 marzo 2020 Lunaria ha documentato 7.426 Cronache di ordinario razzismo. Il libro ne propone una lettura con cinque contributi di analisi introduttivi e ventidue storie esemplari, scelte perché hanno avuto un iter giudiziario significativo o perché mostrano le diverse forme che può assumere l’interazione tra i discorsi, le politiche e i comportamenti sociali discriminatori. L’analisi è resa possibile grazie al lavoro quotidiano di monitoraggio, denuncia, informazione e sensibilizzazione realizzato con il sito www.cronachediordinariorazzismo.org.

Hanno collaborato all’edizione 2020 del libro bianco: Paola Andrisani, Paola Barretta, Sergio Bontempelli, Giuseppe Faso, Francesca Giuliani, Veronica Iesuè, Martino Mazzonis, Grazia Naletto, Leone Palmeri, Elisa Pini, Annamaria Rivera, Roberta Salzano.

Per partecipare alla presentazione online è possibile iscriversi entro le 14 del 13 luglio scrivendo qui: comunicazione@lunaria.org
Il libro bianco sarà disponibile online a partire dalle 19 del 14 luglio sul sito www.cronachediordinariorazzismo.org


25/06/20

Siamo qui! Per una vera sanatoria a favore delle persone migranti



La Campagna nazionale SIAMO QUI – SANATORIA SUBITO! organizza dal 18 al 27 giugno, nel quadro delle mobilitazioni per una sanatoria reale promosse dai Sans Papiers a livello europeo, una settimana di iniziative territoriali. 

Momento centrale sarà un sit-in il 26 giugno 2020 a Roma, in piazza Pantheon, a pochi passi dal Parlamento, dove è in discussione la conversione del relativo decreto legge, per dire al governo che migliaia di migranti vogliono spezzare le catene dell’irregolarità che tengono in ostaggio la loro vita e i loro corpi!


Il 1° giugno ha preso ufficialmente il via la procedura per l’emersione/regolarizzazione dei migranti presenti sul territorio nazionale. SIAMO QUI – SANATORIA SUBITO! denuncia l’inganno che si cela nelle norme contenute nel decreto per le migliaia di persone migranti in attesa della possibilità di emergere dalla condizione di annullamento civile e sociale in cui sono costrette. Molte di esse che hanno già un posto di lavoro, infatti, saranno indotte ad abbandonarlo con il miraggio di regolarizzarsi nei limitati settori economici previsti dal decreto legge, il quale rischia di alimentare speculazioni e raggiri

«Questo – si sostiene - è il pessimo prodotto della scelta governativa che, invece di affrontare il problema nella sua interezza e dal punto di vista primario dei diritti e delle garanzie, ha deciso di muoversi solo per provare a soddisfare le immediate esigenze del sistema economico e produttivo. Come se non bastasse, mentre le procedure sono già in corso, vengono volutamente mantenute nell’incertezza parti della normativa confuse e ambigue, che consentiranno interpretazione restrittive e arbitrarie da parte degli uffici preposti alla gestione e decisione delle pratiche».

La Campagna nazionale “Siamo qui, sanatoria subito!” chiede, per una vera sanatoria, che la possibilità di regolarizzarsi sia gratuita, estesa a tutti i settori lavorativi e prolungata oltre il 15 luglio. Chiede il rilascio di un permesso di soggiorno di almeno per un anno, rinnovabile, per coloro che si trovano sprovvisti di titolo di soggiorno o che abbiano il permesso scaduto anche prima del 31 ottobre del 2019, oppure che siano titolari di un permesso precario (come ad esempio i richiedenti asilo), occupati o in cerca di lavoro.


23/06/20

Per Bianca Guidetti Serra, che ci ha lasciato sei anni fa


Il 24 giugno 2014 moriva Bianca Guidetti Serra. È stata una delle figure più vive dell'impegno morale e civile nell'Italia del Novecento. Ed è stata una delle nostre maggiori maestre e compagne di lotte.

Sempre si oppose al fascismo, sempre si oppose al razzismo. Contrastò tutte le oppressioni, le persecuzioni, le emarginazioni. Sempre lottò per la liberazione dell'umanità intera. Sempre recò aiuto a chi di aiuto avesse bisogno.


Bianca Guidetti Serra, impegnata nella Resistenza, avvocata, parlamentare, è stata una delle figure più autorevoli della vita democratica italiana. Nata a Torino il 19 agosto 1919, è deceduta a Torino il 24 giugno 2014. Dal sito della casa editrice Einaudi riprendiamo il seguente breve profilo: «Bianca Guidetti Serra ha svolto l'attività di avvocato penalista dal 1947 al 2001 (oltre all'impegno, a fianco del sindacato, in molteplici cause di lavoro, come nel campo del diritto di famiglia e della tutela dei più deboli, minori e carcerati). È stata parlamentare nella decima legislatura (1987-91) e per vari anni consigliera comunale a Torino».

Tra le opere di Bianca Guidetti Serra: Felicità nell'adozione, Ferro, Milano 1968; con Francesco Santanera, Il paese dei Celestini, Einaudi, Torino 1973; Compagne, Einaudi, Torino 1977; Le schedature Fiat, Rosenberg & Sellier, Torino 1984; Storie di giustizia, ingiustizia e galera, Linea d'ombra, Milano 1994; Bianca la rossa, Einaudi, Torino 2009; Contro l'ergastolo. Il processo alla banda Cavallero, Edizioni dell'Asino, Roma 2010.

Riportiamo di seguito una sintesi della commemorazione di Banca Guidetti Serra tenuta a Viterbo all'indomani della scomparsa nel giugno 2014: «È deceduta Bianca Guidetti Serra. La nonviolenza, l'antifascismo, il movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell'umanità, perdono una compagna e una maestra. Resta la sua luminosa testimonianza, resta l'opera sua alacre e generosa, resta la sua lezione di fedeltà al vero e al bene, resta il suo amore per l'umanità». La lotta che è stata anche sua, la lotta per la giustizia, la libertà, la solidarietà, la lotta per la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani, la lotta per la protezione dell'unico mondo vivente casa comune dell'umanità intera, questa lotta continua. Bianca Guidetti Serra è deceduta, ma non muore il valore della sua persona. Tutto travolge il tempo, ma la memoria dell'esistenza delle persone buone resta per sempre con l'umanità in cammino, per sempre recando conforto e speranza, vivente esempio ed appello costante all'agire morale, alla civile virtu', all'aiuto reciproco, al bene comune».

Anche nel suo ricordo continuiamo la lotta nonviolenta contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.
Anche nel suo ricordo continuiamo qui e adesso nell'impegno per far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani, semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro.
Nell'impegno per abolire la schiavitù in Italia semplicemente riconoscendo, a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano, tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti è privato di fondamentali diritti non è più una democrazia.

Nell'impegno per abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalità costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
Nell'impegno per formare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiché compito delle forze dell'ordine è proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza è la più importante risorsa di cui hanno bisogno.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Condividere il bene ed i beni.
Siamo una sola umanità in un unico mondo vivente, casa comune dell'umanità intera, un unico mondo vivente di cui siamo insieme parte e custodi.
Salvare le vite è il primo dovere.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi unitevi nella lotta per la liberazione comune, per la salvezza dell'umanità intera.
Alla scuola di Bianca Guidetti Serra la nonviolenza è in cammino.

 Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo*

Viterbo, 23 giugno 2020

*Il Centro di ricerca per la pace, i dirittiumani e la difesa della biosfera di Viterbo è una struttura nonviolenta attiva dagli anni '70 del secolo scorso che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. È la struttura nonviolenta che oltre trent'anni fa ha coordinato per l'Italia la più ampia campagna di solidarietà con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano La nonviolenza è in cammino che è possibile ricevere gratuitamente abbonandosi attraverso il sito www.peacelink.it

08/06/20

IL DIRITTO DI RESPIRARE


Piazza del popolo, Roma, 7 giugno 2020:. Foto di Francesco Martone.

Milioni di persone in tutto il mondo sono scese nelle strade per protestare contro l‘uccisione di George Floyd, cittadino Usa afroamericano soffocato da un poliziotto bianco, scandendo le sue ultime parole: I can’t breathe, non posso respirare!








«Vorrebbero che a nessun essere umano fosse negato il diritto di respirare. E questo ideale minimo di giustizia dovrebbe valere anche nei confronti di chi rischia continuamente di annegare in mare…», scrive Alessandra Ballerini, avvocata civilista di Genova, specializzata in diritti umani e immigrazione.

«Se pretendi che finiscano i disordini ma non credi che l’assistenza sanitaria sia un diritto umano, se hai paura di dire che le vite dei neri contano e hai paura di denunciare la brutalità della polizia, allora non stai davvero chiedendo che cessino i disordini: stai chiedendo che l’ingiustizia continui. L’unico modo per risolvere questa situazione e uscirne definitivamente è garantendo giustizia… Se volete che finiscano i disordini, chiedete che le cose cambino»: questo l’accorato e puntuale invito della parlamentare statunitense Alexandria Ocasio-Cortez in occasione delle manifestazioni per l’uccisione di George Floyd.

«Ma prima bisognerebbe chiarirsi cosa si vuole. Certamente le decine di migliaia di persone che manifestano in ogni forma, non solo scendendo in piazza, la propria indignata protesta per l‘agonia di un nero inerme soffocato da un poliziotto bianco immobile e sordo alla legge e alle suppliche, vorrebbero che a nessuno essere umano fosse negato il diritto di respirare. E questo ideale minimo di giustizia dovrebbe valere anche nei confronti di chi rischia continuamente di annegare in mare tentando di raggiungere la fortezza Europa.
«E per questo, come dice la parlamentare statunitense, pretendiamo che le cose cambino. Di più, come ci ha insegnato Ghandi, dovremmo essere noi quel cambiamento».

«Abbiamo avuto molte settimane per riflettere, gestire paure, coltivare ideali. Abbiamo visto, intuito i danni delle cattive politiche sociali e ambientali, abbiamo capito quanto male fanno la corruzione, l’evasione fiscale, l’incompetenza, l’inquinamento, la discriminazione. Abbiamo compreso sulla nostra pelle che diritti e libertà possono essere individuali solo se rispettosamente condivisi e tutelati.
«Ora abbiamo compreso cosa vuol dire essere impotenti, vulnerabili, soli. E quanto siano preziose e affatto scontate le nostre libertà e indivisibili i nostri diritti.
«Ora non abbiamo davvero più scuse per non pretendere o, meglio, essere quella Giustizia alla quale dovremmo naturalmente tendere se l’evoluzione della specie è servita a qualcosa».

03/06/20

Il Consiglio Mondiale della Pace sulle proteste negli Usa


Non può esserci pace senza giustizia sociale


Il World Peace Council esprime la sua condanna categorica dell'assassinio a sangue freddo di George Floyd da parte delle forze di polizia a Minneapolis, negli Stati Uniti


Purtroppo questa recente uccisione di un civile disarmato da parte della polizia non è il primo e unico caso negli Stati Uniti. Né è solo un fenomeno dell'attuale governo. Più di 1.000 vite sono state spezzate dalla polizia ogni anno per molti decenni, la stragrande maggioranza delle quali appartenenti a comunità afroamericane e di altre minoranze.

La rabbia accumulata della gente e le massicce proteste in oltre 75 città del paese non sono solo una dimostrazione dei sentimenti della gente nei confronti della decennale violenza poliziesca, ma sono il risultato del malcontento di massa per il continuo deterioramento sociale e delle condizioni economiche e di vita della maggior parte della popolazione.

Salutiamo il popolo di tutti gli strati sociali e le razze che stanno prendendo parte alle proteste per lo più pacifiche e respingiamo qualsiasi giustificazione da parte del governo degli Stati Uniti che tale brutalità sia solo l'atto di alcune "mele cattive". Di pari passo con l'establishment al potere negli Stati Uniti, l'amministrazione Trump sta cercando di distogliere l'attenzione della popolazione dal fatto che queste massicce proteste sono anche il risultato dell'incapacità del governo di gestire la pandemia COVID-19 e la diffusa disoccupazione di oltre 40 milioni di lavoratori, in particolare afroamericani, che lottano per sopravvivere giorno dopo giorno.

La crisi si approfondisce ulteriormente ogni giorno a seguito delle dichiarazioni e della retorica del presidente Donald Trump, che incoraggia le sparatorie e gli arresti della polizia mentre minaccia reazioni aperte da parte dei militari nel paese.

Le forze dell'establishment politico ed economico degli Stati Uniti stanno cercando di nascondere le cause profonde degli omicidi di polizia nel mezzo di una crisi pandemica e di una massiccia disoccupazione, che derivano dalla natura razzista e oppressiva del sistema stesso. Temono la presa di coscienza più profonda da parte della gente sulla vera natura della dominazione capitalista nel paese.

Il World Peace Council esprime la sua solidarietà ai lavoratori in difficoltà e le minoranze razziali ed etniche oppresse negli Stati Uniti. Uniamo le nostre voci a quelle del Consiglio della Pace degli Stati Uniti e delle altre forze antimperialiste negli Stati Uniti nella comune lotta per porre fine a ogni sfruttamento e razzismo. Questi avvenimenti hanno dimostrato ancora una volta che non può esserci pace senza giustizia sociale.

04/02/20

ANGELA DAVIS /IL FEMMINISMO NERO E PROLETARIO


Donne, razza e classe



«Il femminismo che non è antirazzista, anticapitalista e a favore di coloro che sono intrappolati nella povertà a causa del capitalismo globale, è una contraddizione in termini»













Angela Davis è apparsa perfino su quei manifesti "Wanted" (ricercato) e sulle liste dei terroristi più pericolosi negli Stati Uniti dov’era nata. È che era una pantera nera e, quindi, nemica pubblica dell'immacolata democrazia americana.
Quali erano i crimini per i quali fu perseguitata e che, nel 1970, giustificarono la sua detenzione? Bene, era leader di un femminismo nero e proletario, una combinazione di lotte che, certamente, attentavano - e attentano - al cuore stesso di una società borghese, patriarcale e razzista.
Il titolo di uno dei suoi libri più conosciuti è un perfetto riassunto di quella combinazione sconvolgente di idee: Donne, razza e classe. E Davis afferma che non bastano le lotte separate per le rivendicazioni delle donne o contro la discriminazione etniche o in favore dei diritti delle classi povere: è davvero un confronto globale che deve affrontare un sistema globale che opprime la maggioranza impoverita dell'umanità, in particolare la metà femminile, e che si accanisce con i non bianchi.

«Il femminismo che non è antirazzista, anticapitalista e favorevole a coloro che sono intrappolati nella povertà, a causa del capitalismo globale, è una contraddizione in termini», sostiene.

Con i progressi compiuti in alcuni di questi aspetti negli Stati Uniti e in altri paesi (progressi ora minacciati dall'ascesa dei movimenti reazionari più radicali), leader come la Davis finirono per guadagnarsi una posizione sulla scena democratica. Dopo i giorni della persecuzione, quando l'FBI avvisava che era una criminale malvagia e che probabilmente era armata, la pressione della strada la salvò. Accusata di possedere un'arma usata in un caso di sequestro collegato alle Pantere Nere, passò quasi un anno e mezzo in prigione, ma fu rilasciata dopo una delle prime campagne mondiali in favore di una persona privata della libertà, che lanciò lo slogan Free Angela. Nel 1972 fu dichiarata innocente e si affermò come un'icona degli USA profondi e ribelli, che quasi non figurano nei grandi media mainstream.

A 76 anni (compiuti il 26 gennaio), rimane una anticonformista, una che sa che se non si affrontano in termini olistici, le lotte possono essere mere apparenze. Ad esempio, c'è un femminismo delle donne bianche e della classe media che non serve quasi per niente alle lavoratrici e le contadine afrodiscendenti, latine o indigena.

Questa visione ampia ha reso la Davis una difensora dei diritti di tutti gli esclusi, i discriminati, i segregati dalla società, comprese le persone private della libertà e la comunità sessualmente diversa.
«La forma più pandemica di violenza al mondo è la violenza di genere. Dobbiamo comprendere la relazione che c’è tra le diverse forme di violenza di genere e la violenza di stato; tra la violenza che si esprime su scala individuale e la violenza nelle carceri, nelle guerre e quella che proviene dalla polizia. Questo è qualcosa che le donne di colore hanno sperimentato», afferma la Davis nelle sue conferenze e nei suoi scritti.

Non si tratta di approcci teorici. Da bambina, la Davis ha conosciuto la segregazione. È nata nel sud degli Stati Uniti, a Birmingham, in Alabama. Il nome del suo quartiere già diceva molto: Dynamite Hill, traducibile come Colle Dynamite. Lo chiamavano così perché le case erano obiettivi frequenti degli attacchi dinamitardi del Ku Klux Klan. Erano gli anni '40 e il razzismo aveva basi legali, poiché vigevano le leggi statali o municipali chiamate Jim Crow, attraverso le quali si riservava un trattamento discriminatorio, principalmente ai neri (ma anche ai latinoamericani, asiatici e aborigeni) nelle scuole, in luoghi pubblici e nei trasporti.

Per essersi distinta nei suoi studi presso la modesta scuola della sua città, la Davis ebbe il privilegio di diplomarsi a New York, in un istituto privato che sfidava l'anticomunismo fanatico scatenato dal famigerato senatore Joseph McCarthy. Fu così che entrò in contatto con altre idee pericolose negli Stati Uniti della guerra fredda: quelle del marxismo. Arrivò persino a diventare militante del Partito comunista americano.
Da brillante universitaria approdò all'università del Massachusetts, dove incontrò quello che sarebbe stato uno dei suoi mentori, Herbert Marcuse. S’incamminò lungo il percorso della filosofia e, al suo ritorno negli Stati Uniti, ebbe la docenza nell'università della California.

Alla fine dei convulsi anni '60, era una docente giovane e di talento, con una folta capigliatura afro, in ribellione contro il razzismo, il machismo e il capitalismo. Non fu per niente strano che la classificassero come criminale e terrorista.
La campagna mondiale per il suo rilascio ebbe successo e dal 1972 Davis è stata una voce indomabile nella denuncia contro un sistema di dominio che sta diventando sempre più iniquo, sia a livello globale che all'interno degli Stati Uniti.

«In città come Chicago, i giovani neri soffrono di malattie da malnutrizione simili a quelle che colpiscono i bambini nelle aree della fame in Africa, ma nonostante ciò, la colazione nelle scuole e i servizi alimentari sono stati soppressi», dice Davis nel suo libro Donne, cultura e politica, nel quale sottolinea che le risorse "recuperate" dalle élite politiche con quei tagli al bilancio sono destinate ad ingrassare i contratti delle industrie militari.

Oggi, con il suo mitico afro-argentato, quasi bianco, Angela Davis è un riferimento per un segmento di popolazione che molti non credono nemmeno che esista: quello degli americani anticapitalisti e decolonialisti. Come tale, viaggia nel mondo, tenendo conferenze così affollate di persone che pensano che sì, un altro mondo è possibile.

La capacità di Angela Davis di mettere in discussione lo status quo è così profonda che a volte coloro che studiano i suoi testi o frequentano le sue lezioni restano dubbiosi, chiedendosi se le idee che ha difeso fino a quel punto non siano, alla fine, molto conservatrici.
Questo è il caso, ad esempio, di quanti obiettano che, nonostante sia lesbica, non ha avuto posizioni molto esplicite riguardo a tale orientamento sessuale. Davis spiega che, almeno nei loro inizi negli Stati Uniti, le lotte della comunità lesbica e gay erano cose da bianchi e si concentravano troppo sul sesso e sul genere, ignorando aspetti come il razzismo e la povertà che rendono sempre più complicata la situazione di coloro che dissentono dai parametri etero-patriarcali.
Porta spesso come esempio le lotte delle donne (sia eterosessuali che lesbiche) e degli uomini gay per il diritto a fare carriera come militari. «Vogliamo far parte dell'esercito o vogliamo abolire l'esercito?» Davis sfida il suo uditorio.
Se proprio deve etichettarsi, preferisce la categoria queer, che comprende tutti i comportamenti, le identità e gli orientamenti al di fuori di quelli stabiliti, in base alla tesi che i ruoli tradizionali non sono un prodotto della biologia, ma costruzioni sociali.
Un'amica che era presente ad uno dei suoi discorsi, lo ha riassunto in una frase: "Quando tu vai, lei viene".

Ciudad CCS / Clodovaldo Hernández  
(trad. A.D.)

18/06/19

#IoAccolgo



Il 20 giugno stendi alla finestra la tua coperta termica! 

In occasione del 20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato, il Comitato promotore della Campagna #IoAccolgo invita a stendere alla finestra o al balcone una coperta termica, di quelle dorate che vengono usate per proteggere i naufraghi tratti in salvo, adottata come simbolo della campagna.


La Campagna è promossa da 46 organizzazioni sociali, con lo scopo di dare voce e visibilità non solo a tutte quelle esperienze di solidarietà e accoglienza diffuse, ma anche ai singoli cittadini che condividono questi valori e che vogliono esprimere il proprio dissenso rispetto alla chiusura dei porti, alla legislazione e alle politiche anti-immigrati del governo. Le foto del flash-mob a Piazza di Spagna, a Roma, con la scalinata ricoperta dell’oro delle coperte, ha fatto il giro del mondo e ormai la coperta dorata viene associata all’idea di accoglienza e solidarietà. Mettendo in rete le migliaia di esperienze diverse, la Campagna intende farle conoscere, farle condividere e moltiplicare.
Numerosi comitati locali si sono formati ovunque in Italia e sono stati organizzati eventi che, con modalità diverse, si collegheranno alla Campagna per ribadire che i diritti o sono uguali per tutti o non sono, che i porti devono essere aperti, che deve essere potenziato, e non smantellato, un sistema organizzato d’accoglienza e integrazione.
La coperta termica si può acquistare in un negozio sportivo, in farmacia, online oppure ritirarla presso una delle organizzazioni aderenti alla campagna.
Al link http://www.ioaccolgo.it/eventi si trova l’elenco e la descrizione di alcune delle iniziative in programma. Sul sito della Campagna (www.ioaccolgo.it )  il  manifesto sottoscritto dai promotori e tutte le informazioni utili.

08/11/18

#indivisibilicontroilrazzismo / manifestazione nazionale


UNITI/E SOLIDALI A ROMA IL 10 NOVEMBRE



#indivisibili Manifestazione nazionale Uniti/e & Solidali contro il razzismo e il decreto Salvini

10 novembre a Roma, Piazza della Repubblica, ore 14
Awmr Italia - donne della regione mediterranea partecipa

È il momento di reagire, mobilitarsi e unirsi contro gli attacchi del governo, a cui Minniti ha aperto la strada, contro l’escalation razzista e il decreto Salvini che attacca la libertà di tutte e tutti.
- Per il ritiro immediato del Decreto immigrazione e sicurezza varato dal governo. 
- NO al disegno di legge Pillon.
- Accoglienza e regolarizzazione per tutti e tutte.
- Solidarietà e libertà per Mimmo Lucano! Giù le mani da Riace e dalle ONG.
- Contro l’esclusione sociale.
- No ai respingimenti, alle espulsioni, agli sgomberi.
- Contro il razzismo dilagante, la minaccia fascista, la violenza sulle donne, l’omofobia e ogni tipo di discriminazione.
Per queste ragioni convochiamo una MANIFESTAZIONE NAZIONALE pacifica, solidale, accogliente e plurale per sabato 10 novembre a Roma.
Piattaforma approvata dall’assemblea antirazzista del 14 ottobre a Roma
Qui l'elenco delle realtà organizzate nazionali e locali (394 ADESIONI - al 7 novembre) che hanno aderito alla piattaforma della manifestazione nazionale del #10novembre “Uniti e solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini”: https://www.facebook.com/events/155785395376127/permalink/165949414359725/

06/10/18

#RIACE NON SI ARRESTA

La legge è potente, ma più potente è la necessità

Noi stiamo con Riace


@AWMR Italia esprime piena solidarietà al Sindaco di Riace MIMMO LUCANO per la coraggiosa azione di accoglienza e integrazione a favore di uomini, donne e bambini immigrati e profughi in fuga da guerre, fame, carestie, persecuzioni, approdati in  Italia per vie diverse, spesso rischiando la morte in mare. Grazie all’impegno del sindaco Lucano la piccola comunità di Riace in questi anni è diventata un modello di accoglienza, offrendo a migliaia di migranti, di molte nazionalità diverse,  opportunità di lavoro e formazione, di inserimento nel tessuto produttivo e lavorativo, sottraendoli alla disoccupazione e alle mafie che prosperano sul loro sfruttamento.
Assurdamente, per questa sua azione, il sindaco Lucano è stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Noi della AWMR Italia esprimiamo solidarietà al sindaco di Riace e auspichiamo che sia riconosciuta presto l’infondatezza delle accuse e che prevalga  il suo coraggio umanitario.
Noi crediamo che l’arresto del sindaco Lucano sia un’offesa ai principi umanitari in base ai quali egli ha agito. Prima di ogni altra considerazione, l’accoglienza è la risposta doverosa a una richiesta di aiuto, è parte del diritto alla vita di ogni essere umano ed è compito delle istituzioni statali assicurare che si svolga nelle  condizioni migliori, con l'inserimento dignitoso delle persone accolte nella società civile.
"La legge è potente, ma più potente è la necessità", ha detto qualcuno. Il sindaco di Riace ha fatto del suo meglio per assicurare questo diritto e assolvere a questo compito, forse agendo ai limiti consentiti dalla legge, ma in questo caso si tratta di una legge - la Bossi-Fini - già fondatamente sospettata di contenere disposizioni contrarie ai principi costituzionali.
Anziché operare perché in tutta l’Italia e nell’intera Unione Europea si affermino comportamenti e scelte sull’esempio di Riace (come avviene già in diversi Comuni del nostro paese), questo Governo ha scelto la strada di procurarsi un facile consenso a poco prezzo, sollecitando nei cittadini italiani i più bassi istinti  egoistici e xenofobi.

Colpendo Riace, si vuole colpire coloro che ogni giorno sfidano la deriva razzista, sessista e fascista che si espande nel continente europeo. Si vuole criminalizzare chi pensa – come il sindaco Lucano - che il fenomeno migratorio sia il prodotto delle ingiustizie presenti nel mondo, da contrastare prima di tutto con una politica solidale di accoglienza e integrazione. Si vuole colpire l’idea che tutti gli sfruttati – migranti e cittadini europei – possono camminare insieme, fianco a fianco, per rendere questo mondo più giusto.
Noi pensiamo che il governo e le istituzioni statali farebbero meglio ad agire con più energia ed efficacia:
-         per  contrastare tutte le forme di vile speculazione di chi approfitta ignobilmente della catastrofe migratoria per scopi di arricchimento personale, sia all’interno del paese che sul piano internazionale;
-       per assicurare che i fondi stanziati per la cooperazione internazionale siano destinati effettivamente al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni nelle realtà di provenienza delle ondate migratorie;
-   per incentivare politiche internazionali di pace e cooperazione con i popoli dell’Africa, dell’Asia e degli altri continenti, riducendo le spese destinate agli armamenti e cancellando le missioni militari che alimentano le guerre e lo sfruttamento economico, la rapina delle risorse, la corruzione e i disastri che sono la vera causa delle migrazioni in massa dai paesi poveri verso quelli più ricchi.

27/01/17

AUSCHWITZ IERI E OGGI / REMOTO PRESENTE

OLOCAUSTO IERI OGGI




In occasione della Giornata della memoria, nella collana Documenti e Reportage delle Edizioni il Raggio Verde ( https://www.facebook.com/ilraggioverdeinebook/ ) esce il nuovo ebook 
Auschwitz ieri oggi/remoto presente. Foto di Ines Facchin e Roberto Scialanga . 
Interventi di Giovanni Bruno, Ada Donno e Maurizio Nocera.
L'ebook è acquistabile sulla piattaforma: www.bookrepublic.it
https://www.bookrepublic.it/book/9788899679156-auschwitz/?tl=1

di Ada Donno

Esistono profonde ragioni ideali ed etiche che hanno motivato e tuttora motivano la trasmissione di memoria delle vicende racchiuse nella parola Olocausto, e presiedono alla ri-narrazione rituale di esse, ad una data annualmente condivisa perché significativa e simbolica. Serbare la memoria, ce lo ripetiamo, aiuta a comprendere la storia e i suoi percorsi difficili. Compiere il viaggio a  Oswiecim, almeno una volta nella vita, per visitare il museo di Auschwitz-Birkenau, ci aiuta a dire che ci assumiamo la nostra quota di responsabilità degli orrori e le atrocità, come un fardello di dolore che ci è stato lasciato in eredità e che vogliamo custodire ancora nel nuovo secolo, anche se al tempo dei campi nazisti non eravamo neppure nati. In quanto donne e uomini di questo paese, di questo continente, di questo pianeta. E’ un antidoto contro la dimenticanza, perché è rimasto com’era  negli ultimi giorni della “soluzione finale della questione ebraica”, perché i suoi costruttori non fecero in tempo a seppellirlo, come avevano fatto  con gli altri centri  d’internamento e sterminio disseminati in Europa.
Nella lettura della letteratura (vasta) sull’Olocausto, due domande mi ritornano sempre con inquietudine.
La prima riguarda la complessità e l’efficienza “scientifica”, l’impiego di tale quantità di tecnici e di specialisti nel sistema di annientamento delle persone “indesiderate” che la paranoica dottrina nazista aveva stabilito di eliminare: gli ebrei, i comunisti e tutti gli altri oppositori politici, gruppi etnici come i rom e i sinti, gruppi religiosi come testimoni di Geova e pentecostali, gli omosessuali, i disabili mentali e i portatori di handicap.