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05/12/23

CARISSIMA MARISA

Saluto di Maura Cossutta, presidente della Casainternazionale delle donne di Roma, a Marisa Rodano (Chiesa di San Giovanni a Porta Latina – 4 dicembre 2023)

Marisa Cinciari Rodano - Foto ANPC Nazionale

Carissima Marisa, ti porto l’abbraccio di tutte le donne della Casa Internazionale delle donne, delle tue amiche, delle compagne che ti hanno conosciuto e che ti hanno tanto amato.

Ti abbiamo festeggiato proprio nella Casa per i tuoi 100 anni, con tanti ricordi, con le tue interviste, con il corto bellissimo realizzato da Noi Donne, dove, con il tuo sorriso dolce e con il tuo modo di parlare calmo e sereno, ci hai raccontato la tua vita. Una vita straordinaria. Sei stata protagonista delle lotte per i diritti e per le libertà delle donne e sei stata protagonista della storia della nostra Repubblica, democratica e antifascista.

Democratica proprio perché antifascista.

E tu la scelta antifascista l’hai fatta. Istintivamente, fin da bambina, quando mal sopportavi i privilegi di una famiglia borghese, e poi da ragazza quando ti sentivi a disagio nelle adunate vestita con la divisa dei Giovani Balilla. Ma l’hai fatta poi consapevolmente, al liceo, grazie all’incontro con insegnanti antifascisti. Ed è stato così per tanti altri giovani, come mio padre, che divenne proprio al liceo un giovane antifascista. Una scelta di vita definitiva, dall’impegno attivo nella Resistenza come staffetta, fino alla clandestinità.

 È stata una scelta di libertà - la tua - per la libertà di tutti. Ma anche scelta di coraggio, di rottura con la tua famiglia, che tu hai raccontato in modo semplice, senza enfasi: «Per me - hai detto - è stato normale perché era giusto».

Questa tensione ideale non l’hai mai perduta ed è diventata passione per la politica, sempre intesa come politica alta, strumento per cambiare il mondo.

Ci hai raccontato le tue esperienze, quelle che hanno lasciato il segno nella tua vita, penso al carcere e all’incontro con le carcerate - “quasi tutte colpevoli di aver abortito”, ai Gruppi di Difesa della Donna e poi all’UDI, che hai fondato (ed è tua l’invenzione della mimosa come simbolo della Giornata Internazionale della donna, per il primo 8 marzo dopo la Liberazione). E poi nelle istituzioni (sei stata la prima vicepresidente della Camera, senatrice, europarlamentare) e sempre nel movimento delle donne, di cui hai seguito tutti i passaggi, dalle battaglie per la parità, per l’emancipazione e poi per la liberazione delle donne.

Quindi donna partigiana, donna della Resistenza, donna della Repubblica, donna delle istituzioni e del movimento.

Donna del Novecento, che hai attraversato con i suoi orrori e con le sue straordinarietà, prima fra tutte la rivoluzione delle donne, con tutte le sue conquiste, dal diritto di voto alla democrazia paritaria, che le femministe chiamano democrazia sessuata.

Donna del Novecento, ma anche contemporanea, che ha sempre mantenuto lo sguardo sul mondo. Ieri, per la difesa dei diritti delle donne africane, nella Conferenza di Nairobi e poi di Pechino, per la difesa del popolo Sahrawi. E oggi, contro tutte le guerre, per la pace.

Cattolica “ma molto di sinistra” - ti definivi così - hai contribuito a costruire il Partito Comunista Italiano, insieme a tante donne con cui sei sempre rimasta in contatto. Sempre con spirito unitario, aperto, sottolineando le diversità ma mai “contro”. Sempre vicino alle donne, senza giudizio, senza pregiudizio (qualità preziosa quanto rara).

Cattolica, madre di 5 figli, hai fatto la battaglia per il divorzio e per l’aborto, sempre denunciando il dominio della cultura e dell’organizzazione sociale patriarcale. Alle ragazze ti sei sempre rivolta dicendo loro di non chiudersi nel privato, di non pensare solo alla famiglia, ma di tenere stretti i loro sogni.

Oggi eri preoccupata, molto preoccupata. Per la perdita della memoria, delle ragioni stesse alla base della nostra democrazia; per il fascismo e il nazismo dentro i confini dell’Europa; per l’arretramento delle condizioni di vita delle donne; per i venti di guerra.

Allora, carissima Marisa, noi ci impegniamo a rispettare questa storia, ed a seguire il tuo esempio, perché ci hai insegnato che per tutti, ma soprattutto per noi donne, la difesa della democrazia e la speranza del cambiamento ha bisogno di ognuno e ognuna di noi.

Grazie Marisa, sarai sempre una di noi.

25/01/23

«Ayten Öztürk: non lasciamola sola!». Incontro di solidarietà a Roma

 

Il 14 gennaio 2023 si è svolto presso la Casa internazionale delle donne di Roma un incontro di solidarietà con la detenuta politica turca Ayten Öztürk, promosso dal Comitato giustizia e libertà per Ayten – di cui fa parte anche AWMR Italia-Donne della Regione Mediterranea. All’incontro ha partecipato in collegamento online da Ankara la stessa Ayten Öztürk, la giornalista turca attualmente agli arresti domiciliari in attesa di sentenza definitiva, che ha testimoniato la sua drammatica odissea. *

Prelevata illegalmente nel 2018 all’aeroporto di Beirut, dove si trovava in attesa di raggiungere l’Europa dopo 10 anni trascorsi in #Siria per sottrarsi alle persecuzioni del governo turco, riportata incappucciata in #Turchia e brutalmente torturata per sei mesi in un luogo di detenzione segreto. Quindi trattenuta in carcere per anni senza prove e infine condannata a due ergastoli con l’accusa non comprovata di avere assistito (non partecipato!) ad un linciaggio.

Nella condizione degli arresti domiciliari, Ayten è sottoposta a costante controllo, costretta a tenere le cavigliere elettroniche giorno e notte. Una storia difficile da accettare e che la dice lunga sulla situazione politica generale in quel paese che, a ben ricordare, aspira a far parte dell’Europa. L’incontro, coordinato da Liliana Ciorra che segue da tempo la vicenda di Ayten, è stato un crescendo di emozioni. Maura Cossutta, presidente della Casa internazionale delle donne di Roma, ha dato il benvenuto alle presenti sottolineando il grande coraggio della giovane donna turca e l’importanza di essere al suo fianco per ottenere per lei piena giustizia, così come è importante essere vicine alle donne afgane e iraniane che stanno vivendo giorni drammatici. «Sono tutte donne straordinariamente coraggiose – ha rilevato Maura Cossutta – e questo coraggio delle donne è oggi un dato politico che si impone in modo inedito nella scena internazionale, che rivendica libertà per tutte le donne, ma anche libertà per i loro popoli, contro ogni fondamentalismo, contro ogni violenza patriarcale, contro tutti i fascismi e contro le guerre, che sono il prodotto più feroce del patriarcato».

Per questo, ha aggiunto, la loro lotta è anche la nostra, contro il governo delle destre, per la difesa della pace, contro il nazionalismo, il militarismo, per la libertà femminile. E per questo l’incontro con Ayten Öztürk è molto importante, sia per tenere sempre accesi i riflettori sulla sua storia, sia perché Casa Internazionale delle donne possa sempre più caratterizzarsi nel suo profilo internazionale. 

12/01/23

Ayten Öztürk: non lasciamola sola!

 


Ayten Öztürk, 47 anni, giornalista e attivista socialista, è nata ad Antiochia in una famiglia arabo siriana di quindici figli. Una famiglia democratica che ha già perso tre membri per motivi politici. Dopo essere stata più volte arrestata e torturata, Ayten ha deciso di trasferirsi in Siria dove è rimasta per dieci anni.

Nel 2018, a causa della guerra in quel paese, ha cercato di raggiungere l’Europa attraverso il Libano, ma l’8 marzo è stata arrestata senza alcun preavviso all’aeroporto di Beirut e il 13 marzo consegnata ad agenti segreti turchi che con un aereo privato l’hanno riportata incappucciata in Turchia e rinchiusa in un centro di detenzione segreto, unica donna tra tanti uomini.

Per sei mesi è stata sottoposta a gravi e sistematiche torture, violenze fisiche, verbali e gravissime molestie sessuali nell’inutile tentativo di farla parlare. Lei stessa racconta: «Ho subito detto che non avrei mai parlato con loro in un centro di tortura. Ho detto che non avevo nulla da condividere con dei torturatori».

Consegnata alla polizia turca il 28 agosto di quell’anno, è stata ufficialmente arrestata perché accusata, senza alcuna prova, di essere dirigente di una organizzazione rivoluzionaria e condotta nella prigione di Ankara in condizioni molto precarie, dato il trattamento disumano a lungo subito, le scosse elettriche, lo sciopero della fame, l’alimentazione forzata.

«Ero ridotta così male che non mi hanno voluta rilasciare subito, anche se non c’erano capi d’accusa contro di me», racconta. Ricorda che, quando è arrivata, le compagne di cella hanno contato 898 cicatrici sul suo corpo.

Sebbene abbia presentato una denuncia per tortura, il pubblico ministero non ha trovato motivi sufficienti per un’azione legale. Ayten Öztürk ha perso 25 chili durante la detenzione.

Il 28 maggio del 2021 dichiarava: «Sono in prigione da 3 anni senza un solo motivo concreto. Il motivo della mia detenzione è nascondere le torture. È la realtà delle torture e della dignità umana (calpestata) che si vuole seppellire tra le mura. Giustizia! Non rimarrò in silenzio su questa ingiustizia! Anche se la conclusione sarà la morte, cercherò in tutti i modi di far sentire la mia voce… Vi chiedo di non rimanere in silenzio di fronte a questa ingiustizia e di partecipare alla mia udienza che si terrà il 10 giugno 2021 presso la Corte di Assise a Istanbul alle 13».

Quel 10 giugno, durante l’udienza purtroppo un testimone l’accusò ingiustamente di essere stata presente ad un linciaggio. Comunque Ayten fu infine rilasciata in attesa di un verdetto definitivo che dovrà o meno confermare la condanna durissima a due ergastoli.

Da allora è agli arresti domiciliari e le è stata messa una cavigliera elettronica che le crea non pochi problemi. Il 3 giugno scorso sono state vergognosamente respinte le sue richieste per le cure in ospedale di cui ha assoluto bisogno a seguito delle torture. In questi giorni per la seconda volta la polizia ha fatto irruzione nella sua casa alle 6:30 del mattino rovistando, senza alcun esito, dappertutto.

C’è il pericolo imminente che presto venga confermata la condanna all’ergastolo per cui occorre trovare i modi per impedire che questo accada. La sua richiesta rivolta a noi di non rimanere in silenzio, di far conoscere la sua voce interroga tutte e tutti.

Di fronte ai tanti, troppi casi in Turchia di negazione dei diritti umani, di tortura e detenzioni illegali in cui le donne sono bersaglio particolarmente oltraggiato e silenziato, la storia di Ayten va conosciuta come esempio emblematico di coraggio e di coerenza. La sua è una lotta a cui obbliga il rispetto di sé in quanto essere umano, la convivenza civile, la pratica democratica.

La sua denuncia non può, non deve cadere nel vuoto, ma essere sostenuta da tante e tanti, a livello internazionale e non solo in nome della solidarietà. È una questione che tocca direttamente anche noi poiché il germe della sopraffazione, dell’autoritarismo e del fascismo non conosce frontiere e, ovunque esso sia, rischia di espandersi, di contaminare e minare alle basi la forma e la sostanza della fragile democrazia così duramente conquistata in tanti paesi, compreso il nostro. 

Comitato Giustizia per Ayten Öztürk*

 *Sabato 14 gennaio 2023 ore 11:00 a Roma. SALA SIMONETTA TOSI / CASAINTERNAZIONALE DELLE DONNEIl Comitato Giustizia per Ayten Öztürk organizza un incontro pubblico per denunciare l’uso della tortura e le carceri adibite a tortura in Turchia, con la testimonianza di Ayten Öztürk (in collegamento zoom), rivoluzionaria marxista vittima della violenza del fascismo dì Erdogan e tutti gli stati complici. Seguirà un monologo teatrale dì Rosa Colella, poeta e autrice del monologo tratto dalla testimonianza dì Ayten.


21/01/22

Presidenza della Repubblica / Se non le donne chi?

 


Due assemblee dei Luoghi delle donne sono state convocate on line dalla Casa Internazionale delle Donne di Roma (14 gennaio 2022) e dalla CasaDelle Donne di Milano (18 gennaio 2022) per discutere sull’elezione del prossimo presidente della repubblica italiana e rispondere alla domanda: Vogliamoche sia donna? A conclusione del dibattito vivace e partecipato, è stato concordato il documento che segue.


«Noi femministe vogliamo prendere la parola in questo momento cruciale per la vita democratica del nostro paese.

La discussione sull’elezione del Presidente della Repubblica riguarda la natura e le forme della democrazia e il significato della Costituzione. È la Costituzione che stabilisce il ruolo del Presidente quale coordinatore dell’equilibrio dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario e deve rappresentare e garantire l’unità nazionale.

Servirebbe un dibattito alto, rigoroso, un ancoraggio solido alla cultura costituzionale, ai suoi principi e ai suoi valori, al nesso inscindibile tra promozione della democrazia (che non è malata di conflitto ma di rappresentanza), promozione dell’uguaglianza dei diritti (nel riconoscimento delle differenze) e difesa della laicità (che non è relativismo etico ma un pensiero forte che riconosce che principi ordinatori delle leggi non debbono seguire i valori etico confessionali).

Servirebbe una discussione che non rimovesse le fatiche, le sofferenze, le disperazioni, le solitudini che la follia e l’ingiustizia di questo sistema economico continuamente produce.

Servirebbe una discussione che promuovesse fiducia, speranza, soprattutto oggi, in piena nuova ondata Covid, in questo tempo di incertezza e disorientamento in cui la “cura”, che dovrebbe essere base di ogni scelta politica, è diventata una “cosa da donne” o da “anime pie”.

L’elezione del Presidente riguarda certamente il voto dei “grandi elettori”, ma la figura del Presidente deve essere riconosciuta dalla società, rappresentante simbolico dei bisogni delle vite di tutte e di tutti, dal nord al sud, in tutto il territorio nazionale.

La miseria del dibattito politico rischia di aumentare lo scarto, lo scollamento tra cittadine, cittadini e politica, partiti, istituzioni, spingendo ancora di più verso un populismo che sceglie soluzioni autoritarie, come il presidenzialismo. Il presidenzialismo è infatti il convitato di pietra: non aumenterà la sovranità popolare, ma cancellerà la democrazia parlamentare rappresentativa, sovvertendo il dettato costituzionale.

La percezione di un pericolo per la democrazia è suffragata dalla candidatura di Berlusconi che è inaccettabile, irricevibile, indecente, ma senza sufficiente scandalo istituzionale.

Berlusconi è quello del conflitto di interessi, dei rapporti con la mafia e la P2; dei reati contro lo Stato passati in giudicato, dei 36 processi, della condanna per frode fiscale, delle leggi ad personam. È colui che ha sdoganato i fascisti, che ha sovvertito il dettato costituzionale con le scelte eversive sulla sanità, con l’ubriacatura individualistica dell’uomo solo al comando, della supremazia dell’impresa rispetto ai diritti costituzionalmente esigibili. È il simbolo del più becero maschilismo, del sistema di scambio tra sesso, denaro e potere. Questa candidatura è una vergogna per chi la propone ma denuncia l’intero sistema politico italiano (quando accetta e non espelle corruzione, legami criminali, opportunismi), la cultura politica (quando è contigua al neoliberismo, alimenta il revisionismo culturale e storico), il sessismo (che pervade politiche, linguaggi, comportamenti).

Berlusconi è stato e continua ad essere il primo cavaliere del presidenzialismo.

L’altro candidato in campo è Draghi, l’uomo dei poteri forti, delle banche, dell’élite, che sta governando come il salvatore del paese, quale garante in Italia ed in Europa delle risorse del PNRR. Ma è soprattutto il garante degli obblighi europei in materia di riforme da attuare, come quella sulla concorrenza, che stravolge la titolarità pubblica dei servizi affidandoli al mercato. Draghi attenta al sistema universalistico dei diritti previsto dalla Costituzione, con il provvedimento sull’autonomia differenziata. Sebbene mai votato, gode di immunità mediatica e la sua candidatura è un’anomalia che azzera il ruolo della politica e dei partiti, rendendo di fatto operativa la Repubblica presidenziale.

“Una donna al Quirinale?” Molte e molti si chiedono se sia il momento di proporre una donna al Quirinale.

L’esclusione delle donne dalle istituzioni è un problema grave della nostra democrazia, che le battaglie per la parità, le azioni positive e le norme antidiscriminatorie non hanno certo colmato. E siamo consapevoli che la riduzione del numero dei parlamentari, oltre a rimuovere il ruolo delle opposizioni, delle minoranze e del conflitto, peggiorerà la presenza delle donne nel Parlamento, perché decideranno le segreterie dei partiti. Saranno premiati i fedeli e le ancillae domini. Vinceranno le caste, le lobbies - in primis quella degli uomini contro le donne - in un paese profondamente maschilista.

Senza affrontare queste criticità, appare strumentale e anche ipocrita il dibattito su “una donna al Quirinale”. E poi, perché “una” donna? Senza un nome e un cognome? Quasi che la donna giusta sia quella senza un volto? Quale donna? Una donna qualunque? Anche una donna di destra? Anche una donna pur autorevole ma non laica?

Non possiamo annacquare la singolarità delle storie e delle personalità politiche femminili nell’indistinto della categoria di genere. Non può essere che una donna valga l’altra. C’è indubbiamente una questione di rappresentazione della realtà della vita, fatta da donne e uomini e sarebbe simbolicamente significativo che anche nelle istituzioni venga rappresentato un paese reale, fatto di donne e uomini. Ma c’è anche la questione della rappresentanza politica di genere, che certo non può identificarsi con il protagonismo delle donne di destra, che rivendicano il ruolo patriarcale della donna all’interno della famiglia e della società, sposano l’emancipazione individualistica, accettando persino di piegare la biologia agli interessi dell’impresa, in nome di una conciliazione tra carriera e maternità.

Per la carica di Presidente della Repubblica proponiamo oggi un preciso profilo di donna autorevole, di robusta formazione costituzionale, antifascista e garantista, di esperienza istituzionale, profondamente democratica e laica. Soprattutto che sia capace di porre la propria individualità con la consapevolezza di ciò che ha significato e continua a significare appartenere a un genere».

Le Assemblee promosse dalla Casa internazionale delle donnedi Roma e dalla Casa delle donne di Milano

18 gennaio 2022

19/01/22

Il Paese delle Donne/ Premio di scrittura femminile 2022

 


L’Associazione Il Paese delle donne indice la XXIII edizione del Premio di scrittura femminile per Editi e Tesi di Laurea, aperto a Case editrici, Enti pubblici e privati, Autrici (senza limiti di età, cittadinanza, residenza e titolo di studio).

 

Per ogni sezione saranno attribuiti 1° e 2° premio e segnalazioni di merito per:

A)     Saggistica 1: a. generali e di genere; b. emigrazione e immigrazione.     

B)     Narrativa: a. romanzi e novelle; b. testi di cantautrici.  

C)      Tesi di Laurea in lingua italiana o inglese o francese o spagnola, conseguite in Università italiane, pubbliche e private (dal 2019);

D)     Poesia (escluse pubblicazioni in giornali, riviste, social).    

E)      Arti visive: a. generali e di genere; b. autobiografie e biografie; c. cataloghi individuali; d. cataloghi di collettive e di mostre promosse da enti pubblici e privati.

F)      Opere per l’infanzia.  

Premio (unico) Redazione “Marina Pivetta”; Premio Speciale (unico) “Franca Fraboni”.

 

Le opere in concorso dovranno pervenire alla giuria del premio entro le ore 24:00 del 22 luglio 2022 a: Maria Paola Fiorensoli, Via San Pellegrino n. 39 - 06132 Perugia (sezioni A, B, D, E, F); Fiorenza Taricone - Via Rifredi n. 48 - 00148 Roma (sezione C).

La premiazione è prevista per sabato 3 dicembre 2022 presso la Casa Internazionale delle donne, Via della Lungara 19, Roma.

 

Per altre informazioni rivolgersi a:

Associazione Il Paese delle donne: s.l. Via della Lungara 19, 0165 Roma

Email: paesedelledonne@libero.it   Tel. 334 199 3885 (Lun-Ven h. 10-18)

15/01/22

Presidenza della Repubblica / Vogliamo che sia una donna?

 


Vogliamo una donna al Quirinale?

Le CASE DELLE DONNE hanno accolto l’invito della Casainternazionale delle donne di Roma e hanno partecipato all’Assemblea della Magnolia online per rispondere alla domanda: Vogliamo che sia donna?

Non era scontato che fossimo tutte d’accordo ad entrare in questa discussione. Non per indifferenza o estraneità, tutt’altro. Il fatto è che le opinioni al riguardo fra noi variano da chi la ritiene una discussione inutile, essendo la nostra parola del tutto ininfluente nella situazione data, a chi invece ritiene che tirarsi fuori e tacere sia perdente. Passando per chi la considera comunque un’occasione utile per intervenire nel dibattito che si sta svolgendo su più piani e mettere, per così dire, dei paletti affinché la nostra parola non venga confusa nell’indistinto chiacchiericcio mainstream, se non addirittura strumentalizzata nelle dispute di palazzo che non ci appartengono.

Un paletto è stato piantato per escludere subito alcune argomentazioni, apparse in certi appelli che sollecitano la nomination di una donna al Quirinale, come quelle che “ci sono anche le donne da prendere in considerazione”, oppure che “è tempo di eleggere una donna perché negli altri paesi europei, ecc.”, che figura ci facciamo come paese, e così via. Argomenti indietro di decenni rispetto alla crescita di soggettività, libertà e responsabilità che le donne italiane si riconoscono.

Insomma, diciamo subito NO ad una donna purchessia. Donne in posizioni apicali ce ne sono state e ce ne sono: in ogni campo, compresa la politica. Per restare al presente, bastino i nomi di Lagarde, Merkel, von der Leyen… Apprezzate perché brave, diligenti, efficienti nei loro ruoli. Ma per ciò che concerne i contenuti della politica? Non s’è vista la differenza, sovrapponibili ai loro colleghi uomini. Ci basta?

No, evidentemente, anche ad una donna di destra, per queste ed altre ragioni in più.

Intervenire in questo dibattito può essere dunque l’occasione per cercare, intanto, risposte ad alcune domande che premono: come e perché la politica italiana è tuttora, a 74 anni dalla promulgazione della Costituzione, così ottusamente declinata al maschile? Perché la soggettività politica femminile che ci riconosciamo non è in grado di esprimere una rappresentanza che abbia qualche chance nel gioco della politica? Detto in altre parole: perché i requisiti richiesti per avere qualche chance sono così distanti dai requisiti che le femministe si aspettano da una donna perché rappresenti la soggettività politica femminile?

Il passo successivo, dopo avere risposto a queste domande, dovrebbe essere chiedersi che fare per accorciare questa distanza. Una domanda che investe l’intero nostro agire nella società, la nostra capacità di “accumulare forze” per determinare il cambiamento che vogliamo. Un lavoro ancora lungo, evidentemente.

Nell’immediato quello che possiamo fare è forse cercare, fra le persone in grado svolgere il compito di presidente della repubblica, la donna o le donne da sostenere perché portatrici, prima di tutto, dei valori di cambiamento che vadano nella direzione della parità e giustizia di genere, ma non solo di genere, data per acquisita l’intersezionalità del movimento femminista.

Da sostenere sia per il valore simbolico, sia considerando i requisiti politici ed etici richiesti nella situazione concreta e il contesto nel quale si andrà a svolgere il settennato. Che verosimilmente sarà segnato dall’aggravarsi delle conseguenze sociali ed economiche della pandemia che, ricordiamolo, si è innestata su una drammatica preesistente crisi dell’economia capitalistica, contro la quale non esiste vaccino.

È prevedibile infatti, a smentita dell’ingannevole ottimismo dispensato dai vari piani di recupero europei e nazionali, che si accentuerà la drammatica polarizzazione della distribuzione delle risorse prodotta dalle politiche neoliberiste, con la concentrazione della ricchezza in poche mani e l’estensione della povertà relativa e assoluta. Cui si legherà l’inasprimento di ogni forma di sfruttamento e violenza, oltre che della crisi ambientale, e un aumento senza precedenti delle spese militari e delle tensioni internazionali.

In questo contesto va inscritta la crisi profonda delle istituzioni politiche, quella che già viene descritta come “crisi verticale delle democrazie costituzionali” (non solo italiana, quindi, basti pensare a quanto sta accadendo negli Stati Uniti) indebolite dai potentati economico-finanziari multinazionali, sempre più remissive di fronte ai revanscismi neofascisti e suprematisti, sempre meno capaci di esprimere rappresentanze politiche e parlamentari in grado di contrastarla.

E sta tutta dentro questa crisi l’indecente candidatura di Berlusconi, contro la quale noi donne poniamo il nostro veto senza se e senza ma.

Insomma, vogliamo una donna dal profilo politico ed etico affidabile in previsione di una stagione che sarà prevedibilmente di regressione generale.

Un’ultima considerazione riguarda la preoccupazione emersa per la frammentazione dei movimenti sociali progressivi potenzialmente capaci di resistere: movimenti giovanili, sindacali, ambientalisti… incluso quello delle donne. Se infatti è inoppugnabile che la soggettività, libertà e responsabilità del genere femminile si siano affermate al grado più alto negli ultimi decenni, è pur vero che esse poggiano sulle gambe di un movimento molto frammentato. E se questa è una preoccupazione fondata, sta a noi lavorarci.

Per il momento la discussione resta aperta sulla domanda: siamo d’accordo per una donna al Quirinale, ma è sufficiente che convergiamo sulla descrizione del suo profilo politico ideale? o è opportuno indicare anche dei nomi di donne che più corrispondano a quel profilo? O sarebbe meglio convergere su un nome? La discussione fra noi è a questo punto.


14/12/21

16 DICEMBRE 2021 / LE RAGIONI DELLA NOSTRA ADESIONE ALLO SCIOPERO GENERALE

 L’ASSEMBLEA DELLA MAGNOLIA ADERISCE E PARTECIPA ALLO SCIOPERO INDETTO DA CGIL E UIL

AWMR Italia - Donne della Regione Mediterranea sottoscrive e partecipa.

1. È sotto gli occhi di tutti la preoccupante situazione lavorativa delle donne nel nostro paese, in particolare le più giovani, colpite dalla più grande recessione economica degli ultimi cinquanta anni. I dati ISTAT del 2020 mostrano come siano state soprattutto le donne a pagare il prezzo più alto della pandemia. Gli effetti più pesanti sembrano gravare sulle donne in posizione di maggiore fragilità e con un livello di istruzione medio-basso: quelle che il nostro paese non è mai stato in grado di integrare nel lavoro retribuito.  Questo fenomeno si accompagna alla crescita esponenziale degli episodi di violenza domestica. Lavoro e indipendenza economica sono due chiavi fondamentali nella lotta alla violenza contro le donne. Situazioni di disagio e dipendenza economica, nulla o bassa autonomia, livelli di scolarità bassi impediscono alle donne di “uscire” da situazioni pericolose per la loro incolumità.  Eppure sono proprio quelle donne che hanno maggiormente contribuito alla tenuta delle famiglie durante le fasi più dure della pandemia.

2. L’ Assemblea della MAGNOLIA aveva dichiarato che non saremmo mai potute uscire da questo trauma senza la cura del vivere e senza riconoscere il protagonismo delle donne nel PNRR. Avevamo indicato i settori e le modalità che il PNRR avrebbe dovuto privilegiare per fare in modo di non tornare come prima, ma di agire un cambiamento correggendo alla radice le maggiori distorsioni e l’ingiustizia sociale.  Così non è stato.  I criteri da noi proposti per il PNRR, sono stati dimenticati nella Finanziaria.  Questa Finanziaria guarda esclusivamente alla crescita del PIL senza una visione strategica su come intervenire a favore della salute, del lavoro, dell’ambiente e per migliorare la qualità della vita della gran parte della popolazione. La spesa corrente resta ferma, le risorse per il welfare sociale andrebbero raddoppiate e invece di prevedere soluzioni di conversione ecologica si considera il nucleare decisivo per la transizione energetica. Ci preoccupa, più che mai, l’ansia di superare il trauma del Covid senza tener conto delle lezioni che continua a impartirci.

3. Riteniamo, dunque, necessario aderire allo Sciopero Generale indetto dalla CGIL e dalla UIL per il prossimo 16 dicembre che intende dare voce al grande disagio vissuto da gran parte della cittadinanza. Crediamo che il nostro paese possa ripartire solo attraverso una attenzione autentica ai settori sociali in maggiore difficoltà e a una lotta efficace alle disuguaglianze, giunte ormai a un livello insopportabile. Se il lavoro delle donne, sia quello gratuito che ognuna di noi svolge, sia quello sfruttato, malpagato, deprivato di diritti, soprattutto se svolto da migranti, è penalizzato non ci sono i presupposti per una trasformazione della società che non ricada nelle emergenze.  La cura che mettiamo al centro della politica è qualità dei corpi e delle menti, delle differenti soggettività, del legame sociale e della interdipendenza del linguaggio e della ricchezza del multiculturalismo. È cura del pianeta, dell’ambiente, dei beni comuni, dell’educazione e istruzione, dall’infanzia alla vecchiaia.

https://www.casainternazionaledelledonne.org/comunicati/le-ragioni-delladesione-e-partecipazione/

14 dicembre 2021                                                  L’Assemblea della Magnolia

09/11/21

IL MONDO ALLA PROVA DELLA PANDEMIA E OLTRE...

 SEMINARIO INTERNAZIONALE
"CURA E INCURIA. PENSIERI E PRATICHE FEMMINISTE"



  REPORT - 8 novembre 2021
Sabato 23 e domenica 24 ottobre 2021, dalle 14.00 alle 17.30 si è tenuto il seminario femminista internazionale “Cura e incuria. Il mondoalla prova della pandemia e oltre… Pensieri e pratiche femministe”, organizzato da FemmSdc, gruppo femminista attivo nella "Società della Cura", con la collaborazione di Global Dialogue for Systemic Alternatives e Transform!Europe.
Il seminario si è articolato in due sessioni, dopo l'introduzione generale a due voci (Italia e Afghanistan).

Si è tenuto da remoto e in presenza in tre città: al Centro di studi e ricerca delle donne dell’Associazione Orlando di Bologna, alla Casadelle donne di Lecce e alla Casa Internazionale delle donne di Roma. È stato tradotto in diverse lingue: spagnolo, portoghese, francese ed inglese da Humana Comunicaçao & Traduçao, che ha anche gestito la piattaforma zoom.
Le presenze italiane sono state circa 400 dal vivo o in zoom, oltre 1300 le visualizzazioni sulla pagina di FB di Società della Cura che trasmetteva in diretta.  Global Dialogue (streaming in inglese e francese). Sulla pagina FB di CEAAL (Messico, in spagnolo): nei due giorni circa 900 visualizzazioni; altre pagine estere trasmettevano anche in portoghese e francese in diversi paesi del mondo.

32 Interventi, da 21 paesi: Afghanistan, Algeria, Brasile, Germania, Grecia, India, Iraq, Italia, Kurdistan, Libano, Messico, Palestina, Polonia, Russia, Rwanda, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Tunisia, Turchia, Ungheria.

Relatrici della prima sessione:
Nandita Shah - dall'India - co-direttrice   di Akshara,   Women's   Resource Centre, una delle più grandi Associazioni/Ong a  Mumbai  che si occupa di emancipazione di donne e ragazze.
 Meriem Zeghidi Adda - dalla Tunisia- militante femminista e operatrice culturale e Coordinatrice del Centro d'ascolto per le donne vittime di violenza dell’ATFD - Association Tunisienne Femmes Democrates.
 Amel Hadjadj - dall'Algeria- difensora dei diritti umani,attivista dell’Association féministe algérienne, e del movimento “Kif Kif” che promuove i diritti delle persone LGBT+ e opera per la realizzazione dell’eguaglianza dei sessi in Algeria.
 Aslihan Çakaloglu - dalla Turchia - coordinatrice di United Women for Equality and  Freedom (UWEF), organizzazione affiliata alla Women’s International Democratic Federation, multietnica, femminista per  i diritti produttivi e riproduttivi delle donne.
Mona Al Ghussein - Palestina/GB- Scrittrice, giornalista, documentarista. Vice presidente di British Muslims for Secular Democracy (BMSD). Co-autrice del libro Feminine Power.
Tiffany Jones-Smith - USA- presidente della Texas kidney Foundation. Conduce TAAN TV, the African American Network
Nadjezhda Azhgihina- Russia- Giornalista, direttora di PEN Moscow. Parte della Russian Writers Union e board member di "Article 19". Attivista per diritti di giornalisti e libertà di stampa; cultura e politiche di genere.
Simona Grassi -Italia- attivista della Campagna internazionale "No profit on pandemics"
Maura Cossutta - Italia- Presidente della Casa internazionale delle donne a Roma. Laurea in medicina e chirurgia, per anni ha esercitato la professione di medica ematologa.  Deputata nel Parlamento italiano dal 1996 al 2006
Heidi Meinzolt - Germania- Fa parte dell' esecutivo della WILPF - LegaInternazionale delle donne per la Pace e la libertà / responsabile per  la cooperazione europea.
Judith Morva - Ungheria-  economista in pensione, editrice della versione ungherese di Le Monde Diplomatique on line
Nora García - Spagna- Coordinatrice Gruppo femminista della "Asamblea internacional de los pueblos" rete transnazionale per i diritti e l'indipendenza dei popoli.
Rosy Zuniga - Messico- Segr. Gen. Consiglio di Educazione  Popolare di  America Latina e  Caribe (CEAAL) . Attivista per il Forum Sociale Mondiale che quest'anno si terrà in Messico
Ada Donno - Italia- Casa delle donne di Lecce. Fa parte dell'Ufficio Europeo delle Federazione Democratica Internazionale delle Donne e della Associazione Donne della regione Mediterranea (AWMR)
Ingrid Beck - Argentina - giornalista, scrittrice. Ha diretto la prima scuola di giornalismo con indirizzo arte, cultura e spettacolo, TEA Arte. Con altre giornaliste argentine, ha promosso il movimento Ni una menos.

 Relatrici della seconda sessione:
Fernanda Minuz – Italia - Docente. Ricercatrice e formatrice di insegnanti. Si occupa in particolare di insegnamento in contesti migratori e per adulti non scolarizzati.
Marta Lempart - Polonia -  Attivista per i diritti delle donne e la democrazia. Fondatrice del movimento Ogólnopolski Strajk Kobiet (Osk, Sciopero delle Donne Polacche). Collettivo che il 3 ottobre 2016 ha organizzato manifestazioni in oltre 150 città polacche in segno di protesta contro la proposta di legge antiabortista e che è scesa in piazza anche nel 2018, l’anno scorso e quest’anno, dando luogo ad una lunga mobilitazione nazionale seguita dai media internazionali.
Anna Maria Iatrou - Grecia - Promotrice con altre dell'iniziativa di donne contro il debito e le misure di austerità / Casa delle donne di  Salonicco
Marie Moise e Gaia Benzi - Italia   Attiviste, redattrici della rivista Jacobin Italia e traduttrici del "Manifesto della cura. Per una politica dell'interdipendenza"
Lorena Garrón Rincón - Spagna -  Consigliera del consiglio comunale di Cadice per i femminismi e LGTBI. Attivista femminista. Dirige, promuove e controlla le azioni comunali per garantire una reale parità di trattamento, opportunità e risultati tra donne e uomini, la non discriminazione e il rispetto della diversità sessuale e di genere in tutte le aree della città
Yasmine Falah - Iraq Attivista e difensora dei diritti umani. Fa parte della Iraqi Civil Society Solidarity Initiative. Con video.
Floriana Lipparini - Italia    Giornalista, Casa delle donne di Milano. Referente per Città Bene Comune e Rete No-muri-no-recinti. Autrice di "Per altre vie. Donne fra guerre e nazionalismi"
Mazè Morais - Brasile - Segretaria lavoratrici rurali nella Confederazione Lavoratori Agricoli (CONTAG). Nel 2019 ha coordinato il 6 marzo la Marchas de las Margaridas, la più grande mobilitazione realizzata dalle donne delle campagne, delle foreste e delle acque.
Hazal Koyuncuer - Kurdistan turco - attivista per UIKI, l'Ufficio di informazione Curdo in Italia. Recentemente bloccata con una delegazione italiana mentre si recavano da Istanbul a Erbil (Iraq)
Hanin Tarabay - Palestina - attrice e storyteller, formatrice. Vive ad Haifa dove organizza seminari con donne palestinesi sulle questioni diritti, giustizia, libertà. Attualmente in Italia per workshop con il Teatro dell'Oppresso.
Dorra Mahfoud - Tunisia -  Sociologa, professoressa emerita all’Università di Scienze Umane e sociali di Tunisi, militante femminista, tra le fondatrici dell’Afturd Association des Femmes Tunisiennes pour la Recherche sur le Développement.
Marie Debs – Libano - professora all'Università Libanese e componente dell'“Economic and Social Council in Lebanon” (ECOSOC). Association Egalité-Wardah Boutros pour l'action feminine. Si batte per la l'attuazione della Convenzione CEDAW in Libano.
Elizabeth Farren - USA/Roma - Nata a New York, a Roma dal 2002. Attivista. Tra le fondatrici in Italia della Women's March, nata nel 2016 negli Stati Uniti come protesta spontanea, a cui parteciparono 6 milioni di persone, dopo l"elezione del presidente Donald Trump. La Women's March è si effettua in diverse città del mondo.
Mercia Andrews - Sud Africa -  Cresciuta in una famiglia di braccianti agricoli. Ha insegnato a Città del Capo dove vive. Dirigente della Rural Women Assembly - rete di associazioni di contadine Sud Africa, attiva in diversi paesi del continente; per la protezione delle sementi coltivate, nella promozione di modelli agricoli alternativi e nella salvaguardia della biodiversità. 
Francoise Kankindi - Rwanda/Italia Nata già profuga in Burundi, dove il padre si è rifugiato per scampare ai massacri del 1959. Vive a Roma dove lavora a Poste Italiane. Presidente della Associazione onlus Bene-Rwanda (figli del Rwanda) che ha gli obiettivi di conservare e valorizzare la memoria del genocidio del 1994 e di promuovere gli strumenti per riconoscere la “cultura del genocidio” nella sua genesi.

14/06/17

Libri e documenti

LA STORIA DELLA FDIM/WIDF IN UN LIBRO 



E' appena uscito in traduzione italiana il libro"La Federazione democratica internazionale delle donne. Capitoli nella storia" di GALINA GALKINA, ebook a cura di Ada Donno edito da Il Raggio Verde.
Il libro, in formato e-book, ripercorre i 71 anni d’attività della FDIM/WIDF, dalla fondazione avvenuta nel dicembre 1945 a Parigi, a conclusione di uno storico congresso a cui presero parte 800 donne, molte delle quali erano volti noti della Resistenza europea e delle forze alleate contro il nazifascismo, fino ad oggi.  
Il volume sarà presentato mercoledì 21 giugno 2017, ore 18, a Roma presso l’ Archivio audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), via Ostiense 106. Interverranno Ada Donno curatrice del libro; Vittoria Tola responsabile nazionale dell’UDI; Lorena Peña presidente attuale della FDIM/WIDF; Tatiana Desiatova di Women’s Union of Russia; Paola Scarnati di AAMOD; Marisa Rodano, fondatrice della FDIM/WIDF nel 1945.
La presentazione del libro è inserita nel contesto della riunione del segreteriato della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (WIDF/FDIM). che si terrà a Roma dal 19 al 23 giugno 2017, presso la Casa Internazionale delle Donne.


01/10/14

DONNE NELLA CRISI

...E OLTRE LA CRISI. Seminario nazionale a Lecce.

SEMINARIO
11-12 ottobre 2014
ex Conservatorio Sant’Anna
via G. Libertini - LECCE
Come cambiano le nostre vite con l’attuale crisi capitalistica internazionale? Quali modalità di resistenza e costruzione di alternative siamo in grado di mettere in atto come donne?
Sono queste alcune delle domande alle quali ci proponiamo di trovare delle risposte. 
Proseguendo nel percorso di elaborazione critica avviato già da un anno dalla Rete Donne nella crisi, discuteremo da un punto di vista di genere alcune questioni fondamentali:
 a)  quali meccanismi governano l’attuale crisi capitalistica  e quali ne sono gli esiti prevedibili con relative ricadute economiche, politiche, sociali a livello nazionale, europeo e globale? C’è un disegno complessivo che si cela dietro l'attacco al welfare e ad altre conquiste oggi a rischio?
b) partendo dal vissuto delle donne, è possibile pensare un altro paradigma di uscita dalla crisi, che non sia quello imposto come "oggettivamente necessario" dal capitalismo internazionale, dalle istituzioni finanziarie e  politiche, che produce conseguenze devastanti? Quale disegno di ristrutturazione capitalistica passa attraverso accordi extrapolitici come il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) che sarà sottoscritto da UE e USA entro dicembre? Quali  ricadute sulle nostre vite sono prevedibili
c) quali modalità di resistenza, opposizione e costruzione di alternative siamo in grado di mettere in atto come donne? Possono le donne farsi soggetto non solo di una risposta difensiva di quel che resta del welfare, ma di una prospettiva più complessiva di cambiamento?