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15/04/26

Partigiane e partigiani salentini nella Resistenza antifascista. Le cifre, le biografie.

 È uscito in nuova edizione aggiornata il libro Partigiani e Patrioti nella Resistenza. Combattenti della Guerra di Liberazione (2 voll.), sottotitolo: Il contributo della provincia di Lecce, a cura del ricercatore salentino Pati Luceri, Giorgiani Editore, aprile 2026.

Resistenti, Giorgiani Editore

Riportiamo l’introduzione ai due volumi scritta da Ada Donno, vicepresidente della FederazioneDemocratica Internazionale delle Donne

Riproporre in forma aggiornata un libro sul contributo dato da donne e uomini del Salento alla lotta di liberazione dal nazifascismo, già pubblicato in prima edizione dodici anni fa, non è solo un modo per offrire a lettrici e lettori una documentazione arricchita di nuovi dati riguardanti un territorio: è anche aggiungere elementi inediti alla narrazione resistenziale complessiva, ch’erano ancora in ombra e che aiutano a completare il quadro storico più generale. È, in definitiva, aggiungere un altro capitolo a una storia della Liberazione italiana che non si finisce mai di scrivere.

Ciò che Pati Luceri ha continuato a ricercare, “testardo e determinato”, nell’arco di un quindicennio, e a documentare con diverse pubblicazioni successive, è la testimonianza del contributo dato dalla provincia salentina, e più in generale della popolazione italiana meridionale, alla storica sconfitta del nazifascismo ad opera delle popolazioni europee. Con fatica paziente e rigorosa verifica, condotta negli uffici dell’ANPI nazionale a Roma, negli archivi dell’ANPI salentina e di altre province italiane, in vari Istituti storici regionali della Resistenza, presso le Associazioni dei Volontari di guerra, gli Uffici Anagrafe dei Comuni, i Casellari, i fondi archivistici, egli ha confrontato e selezionato dati, messi in rete o ancora nascosti nelle carte private; ha aggiunto volta per volta nomi, cifre, luoghi, dettagli biografici; ha aggiornato quelli che si conoscevano in precedenza – i partigiani e le partigiane combattenti, le staffette, i caduti, i feriti, i patrioti e le patriote, i militari internati dopo l’8 settembre, i deportati, i confinati, i sopravvissuti –  e ci ha restituito una misura più vicina alla realtà storica della partecipazione all’azione resistenziale in questo angolo di mondo.

Sforzo di ricerca tutt’altro che supplementare, se si considera che la narrazione autentica della resistenza che le italiane e gli italiani opposero alla dittatura fascista e all’occupazione militare nazista si è dovuta confrontare – e  anche scontrare – nel corso degli anni dall’immediato dopoguerra fino ad oggi, con luoghi comuni e falsi miti storiografici, radicati sia nella mancata conoscenza di fatti rimasti in ombra, sia nella mancata volontà di illuminare della giusta luce i fatti conosciuti.

08/12/25

80 anni della FDIM / Un traguardo per una ripartenza

In occasione dell’80° anniversario della FDIM/WIDF, è stata pubblicata a cura dell’Organizzazione delle Donne Lavoratrici del Messico (OMTM), la traduzione in lingua spagnola del libro “La Federazione Democratica Internazionale delle Donne. Capitoli nella storia”, della storica russa Galina Galkina



Il volume, tradotto e stampato ai fini di una diffusione nelle organizzazioni affiliate alla FDIM in America Latina,  riproduce fedelmente l’edizione italiana del testo della Galkina, già pubblicata nel 2017, a cura di Ada Donno, da Il Raggio Verde Edizioni per AWMR Italia. L’edizione italiana è tuttora disponibile in versione e-book al seguente link: https://www.bookrepublic.it/book/9788899679286-la-federazione-democratica-internazionale-delle-donne  

Qui riportiamo il prologo che la curatrice dell'edizione italiana, Ada Donno, ha proposto per la pubblicazione della traduzione spagnola.

Questo libro raccoglie e ci restituisce gli eventi, le date, i documenti e gli esiti che hanno contrassegnato il percorso e l’esperienza collettiva della Federazione Democratica Internazionale delle Donne, iniziati il 1° dicembre 1945 e continuati nel nuovo millennio.

La narrazione degli 80 anni di vita e di lotta della FDIM e delle organizzazioni ad essa affiliate è frutto in massima parte della lunga e accurata ricerca compiuta dalla storica russa Galina Galkina, pubblicata in prima edizione dall’Unione delle donne russe (WUR), organizzazione affiliata alla FDIM, nel dicembre 2015 in occasione del 70° anniversario.

È una ricerca condotta con rigore, riportata nella sua cronologia essenziale e ordinata per capitoli, come dice il titolo ad essa apposto dall’Autrice, alla quale siamo grate per avercela consegnata e averci consentito di ripubblicarla in diverse lingue, in modo che possa essere conosciuta e letta da quante più donne possibile, alle diverse latitudini.

Se è vero che ogni anniversario è un appuntamento con la memoria, della quale ci sentiamo custodi responsabili, perché possa essere consegnata alla storia collettiva globale, la pubblicazione di questo libro risponde al nostro desiderio di consegnare il filo narrativo della grande storia della FDIM, che abbiamo ricevuto dalle nostre madri fondatrici, alle nuove generazioni di donne che - pur nelle mutate condizioni di oggi - devono battersi per i loro diritti e la loro liberazione dalle catene dello sfruttamento e dell’oppressione capitalistica e patriarcale, con la raccomandazione di far sì che esso non si spezzi.

Tanto più oggi, quando l’imperversare nefasto dell’ideologia neoliberalista e l’uso manipolatorio dei grandi mezzi di comunicazione di massa tendono ad agevolare lo “smarrimento della memoria” e ad incoraggiare il senso comune a tagliare ogni legame con un passato giudicato "inutilizzabile" per i bisogni del presente.

È questa una operazione manipolatoria che punta soprattutto ad occultare o mistificare le ragioni di quei soggetti collettivi – donne, classi lavoratrici, popoli oppressi – che si sono affacciati alla ribalta della storia per imprimere ad essa un corso nuovo, grazie alla presa di coscienza collettiva e attraverso durissime lotte di liberazione. E a ricacciare l’esistenza di quei soggetti nelle forme tradizionali di subalternità, tornando ad imporre forme di sfruttamento ancora più pervasive, a tutela esclusiva dei privilegi di vecchie e nuove élite dominanti. E non per caso, tale regresso coincide con il ritorno alla carica, in modalità e a latitudini diverse, di una destra neofascista revanscista e violenta, che pretende di riscrivere la storia a suo modo e di cancellare dalla mappa concettuale delle nuove generazioni di donne l’idea stessa – che guidò le nostre madri costituenti nella fondazione della FDIM ottant’anni fa – di una costruzione differente di futuro.

Nei primi quattro capitoli del libro, il percorso compiuto dalla fondazione fino all’ingresso nel terzo millennio è ricostruito per tematiche: la costituzione della FDIM, le lotte per l’uguaglianza dei diritti e la dignità delle donne, l’impegno per assicurare all’infanzia uscita dalla tragedia della seconda guerra mondiale un futuro felice, le grandi mobilitazioni per la pace e la sicurezza globale.

Il cammino percorso nei decenni riflette le ragioni e le finalità proclamate nella Carta adottata nel congresso costituente del 1945, alla quale la FDIM è rimasta fedele: difendere e promuovere i diritti delle donne in senso più ampio, agire contro ogni forma di discriminazione, razzismo e apartheid, lottare per la pace e il diritto all’autodeterminazione delle persone e dei popoli, come prerequisiti della piena uguaglianza ed emancipazione: nelle sapienti parole di Eugenie Cotton, prima presidente eletta della Federazione, rendere realtà l'ambiziosa promessa di «preparare il mondo intero all’avvento della donna di domani».[1]

30/08/25

FDIM-WIDF / Giù le mani dal Venezuela!

 Il Venezuela non è una minaccia, ma una speranza per l’America Latina!


Con il vecchio, logoro pretesto della "lotta al narcotraffico", Washington ha ordinato il dispiegamento di forze aeree e navali in America Latina e nei Caraibi: una riedizione del copione che precedette l'invasione di Panama nel 1989. Questa nuova aggressione rientra nel piano di dominazione globale degli Stati Uniti e dell’estrema destra che vi governa. Dietro la retorica della "sicurezza", in realtà, si nasconde l'avidità di petrolio, gas e ricchezze strategiche che il Venezuela possiede. La Federazione Democratica Internazionale delle Donne esprime in un comunicato la sua piena solidarietà alle donne e al popolo venezuelani:

«La Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM/WIDF), organizzazione fondata nel 1945 per difendere la pace, i diritti delle donne e l’autodeterminazione dei popoli, esprime profondo allarme per il minacciato dispiegamento di navi da guerra degli Stati Uniti, munite di armi nucleari, nel mar dei Caraibi.

Respingiamo l’aggressione e le minacce rivolte alla repubblica bolivariana del Venezuela con la falsa giustificazione della “lotta contro il narcotraffico”. Tali azioni costituiscono una grave minaccia alla pace nella regione e un’aperta violazione della Carta delle Nazioni Unite e di altri trattati internazionali. Il dottor Pino Lichari delle Nazioni Unite ha confermato che il Venezuela non è produttore, né trafficante, di droghe e che l’obiettivo degli Usa è mettere le mani sul suo petrolio.

Chiediamo che si rispetti la comune volontà di pace comune dei latinoamericani ed esigiamo il ritiro immediato delle navi da guerra Usa dispiegate nel Mar dei Caraibi.

Tutta la nostra solidarietà va al popolo e al governo del Venezuela in questo momento difficile.

28 agosto 2025

Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM)


24/05/25

Il femminismo in tempo di guerra: la lotta delle donne per la pace e l'uguaglianza ieri e oggi

 In uno scenario di guerre, il femminismo deve difendere il diritto a una vita dignitosa, nell'uguaglianza e senza violenza. La pace non è solo un desiderio: è anche una lotta femminista

Foto: Ben Schumin / CC BY-SA 2.0

di Cristina Simó Alcaraz *

Ottant'anni fa, in un mondo devastato dalla Seconda Guerra Mondiale, donne di diversi paesi si riunirono per fondare la Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM). Questa organizzazione, nata nel 1945 al Congresso delle donne di Parigi, propugnava non solo l'emancipazione delle donne, ma anche la pace globale e la giustizia sociale. La sua creazione fu una risposta al fascismo e all'autoritarismo, guidata da donne che avevano resistito in clandestinità, erano sopravvissute ai campi di concentramento o avevano combattuto nei movimenti partigiani.

La FDIM è nata dall'esperienza traumatica della guerra. Molte delle sue fondatrici erano state attive nella lotta contro il nazismo: dalle donne della Resistenza francese alle partigiane italiane e jugoslave come Vida Tomšič. Altre, come la scienziata Eugénie Cotton, avevano affrontato l'occupazione nazista dalla clandestinità. Queste donne capirono che la pace non era solo l'assenza di guerra, ma la costruzione di un mondo senza oppressione di genere, classe o razza.

I suoi obiettivi erano chiari: parità di retribuzione, accesso all'istruzione, diritti riproduttivi, disarmo nucleare e solidarietà con i popoli oppressi. La FDIM è stata determinante nel far istituzionalizzare l'8 marzo come Giornata internazionale della donna e nel far dichiarare il 1975 come Anno internazionale della donna dalle Nazioni Unite.

Le donne spagnole nella FDIM

In America Latina e in Europa, la FDIM ha svolto un ruolo cruciale grazie alle donne comuniste spagnole esiliate dopo la sconfitta repubblicana del 1939. Dolores Ibárruri, la Pasionaria, vicepresidente della FDIM, è stata una figura centrale, insieme ad altre come Isidora Dolado, Carmen de Pedro ed Elisa Úriz Pi, che denunciarono la tortura dei prigionieri politici sotto il franchismo.

L'Unione delle donne spagnole (UME), legata al PCE, coordinò le campagne internazionali contro la dittatura. Negli anni ‘60 e ‘70, la FDIM sostenne il Movimento Democratico delle Donne (MDM), che collegava clandestinamente il femminismo spagnolo con le lotte globali. Il suo approccio combinava classe, genere e anti-imperialismo, prendendo le distanze dal femminismo liberale.

Il femminismo di fronte alle guerre del XXI secolo

Oggi, in un mondo segnato da guerre scatenate dall'imperialismo statunitense, l'eredità della FDIM è più urgente che mai. Gli Stati Uniti, nella decadenza della loro egemonia, provocano conflitti per mantenere il loro dominio: dall'Ucraina (per indebolire la Russia) a Gaza (a sostegno del genocidio sionista), passando per le invasioni dell'Iraq e dell'Afghanistan, i colpi di stato in America Latina (Bolivia, Venezuela, Nicaragua) e le sanzioni contro Cuba, Iran e Corea del Nord.

Le donne sanno che in guerra non ci sono diritti. La militarizzazione dirotta le risorse dalla salute, dall'istruzione e dall'assistenza alle armi, rafforzando il patriarcato e la violenza sessista. La mascolinizzazione delle società in guerra approfondisce l'oppressione femminile, come dimostra l'ascesa dell'estrema destra misogina, pilotata da figure come Trump e i suoi alleati europei.

Per un femminismo antifascista e per la pace

Alla luce di queste considerazioni, è necessario:

  • Recuperare lo spirito del FDIM: l'unità internazionalista contro il fascismo.
  • Contribuire alla costruzione di un grande movimento per la pace e chiedere soluzioni diplomatiche invece di guerre, nel rispetto dell'autodeterminazione dei popoli.
  • Denunciare la militarizzazione e il riarmo, che perpetuano la disuguaglianza e disumanizzano le società.
  • Rafforzare le reti femministe transnazionali, come fecero le comuniste spagnole in esilio.

Le comuniste spagnole, eredi dell'MDM e della FDIM, continuano ad essere un ponte tra donne provenienti da diverse regioni del mondo. In uno scenario di guerre, il femminismo deve difendere il diritto a una vita dignitosa, nell'uguaglianza e senza violenza.

Come diceva Dolores Ibárruri: "È meglio morire in piedi che vivere in ginocchio". Oggi, quello slogan si traduce nel fermare le guerre, il genocidio, l'avanzata fascista e porre fine al capitalismo predatorio. La pace non è solo un desiderio: è anche una lotta femminista.

*Responsabile Area femminismo del PCE

 Questo articolo è pubblicato in: mundoobrero.es del 22/05/2025



10/03/25

WIDF 80° anniversario / Viva la solidarietà e la sorellanza internazionalista!

 Il 2025 è per il movimento delle donne un anno denso di significativi anniversari. Per milioni di donne nel mondo, che lottano per difendere i diritti duramente conquistati, ora purtroppo sotto attacchi concentrici, queste celebrazioni e commemorazioni offrono l’opportunità di esplorare la nostra storia collettiva, rifletterci e trovare da essa ispirazione. Ma più di questo, aiutano a illuminare nuove generazioni di donne e giovani lavoratrici sui compiti che ci attendono nella costruzione di un futuro di pace nel quale prevalgano giustizia e uguaglianza, libere da oppressione, sfruttamento e violenza. In questo articolo la National Assembly of Women getta uno sguardo sulla storia della WIDF nel suo 80° anniversario e su alcune delle iniziative da essa promosse che raggiungeranno il traguardo della cifra tonda nei prossimi mesi.

Foto SISTERS spring 2025

di Liz Payne, presidente della National Assembly of Women, UK *

La WIDF, a cui la National Assembly of Women (NAW) è affiliata, fu fondata in un congresso a Parigi alla fine del 1945. L’impulso alla sua fondazione venne da vari movimenti internazionalisti di donne antifasciste, egualitarie e pacifiste cresciuti tra gli anni 30 e la seconda guerra mondiale. Questi comprendevano l’Unione delle Donne Francesi (UFF), in seguito di venuta Femmes Solidaires, che ospitò il congresso di Parigi. In tutto vi parteciparono 850 delegate da 181 organizzazioni di donne provenienti da 41 paesi. Rappresentavano milioni di donne da tutto il mondo. La rinomata pacifista e femminista francese Gabrielle Duchene vi partecipò in rappresentanza della Women’s International League for Peace and Freedom (WILPF). C’erano anche dalla Gran Bretagna alcune delegate della sezione nazionale dell’International Women’s Day Committee (IWDC), costituita nel 1942 ed essa stessa parte di un coordinamento internazionale.

Fra i principi fondanti della WIDF c’era la lotta contro il fascismo e per la pace, senza la quale non ci può essere l’uguaglianza, per i diritti economici, politici e sociali delle donne ovunque e per tutto ciò che è necessario per la salute e il benessere dei bambini, comprese l’istruzione e l’eliminazione della povertà. Questi divennero, e restano tuttora, gli obiettivi chiave della NAW, fondata a Londra nella Giornata Internazionale delle Donne del 1952.

La WIDF ha collaborato strettamente con il World Peace Council (WPC), costituito nel 1949 per opporsi alla NATO, l’alleanza militare guerrafondaia che persegue gli interessi collettivi delle potenze più reazionarie sulla terra. Nel maggio 1951 la WIDF compì un intervento importante nella guerra di Corea. Inviò in Corea una Commissione Internazionale Investigativa composta da attiviste dell’Africa, America, Asia ed Europa, compresa la britannica Monica Felton, per indagare sulla condotta della guerra sul campo. Il successivo report della Commissione intitolato Noi accusiamo! rivelò al mondo una serie di atrocità americane, compreso il sospetto ricorso alla guerra batteriologica.

Durante la guerra del Vietnam, la WIDF e le sue organizzazioni affiliate collaborarono strettamente con le organizzazioni sorelle in Vietnam e organizzarono proteste e azioni di solidarietà ovunque. Una di queste, in cui la NAW fu strettamente coinvolta, fu la costruzione dell’Ospedale dell’Amicizia per madri e bambini ad Hanoi, che entrò in funzione nel 1979.

La prima presidente della WIDF fu Eugénie Cotton, scienziata francese e partigiana antifascista, che inseguito divenne anche vicepresidente del WPC, mantenendo le due posizioni fino alla fine della sua vita nel 1967. Dolores Ibarruri, nota anche come la Pasionaria, eminente leader politica repubblicana durante la guerra civile spagnola del 1936-1939, fondatrice dell’organizzazione di donne antifasciste e per la pace Mujeres Antifascistas, fu fra le fondatrici della WIDF e ne divenne vicepresidente onoraria.

La WIDF collaborò fin dall’inizio con altre organizzazioni internazionali di massa come la World Federation of Democratic Youth (WFDY), in campagne per la tutela dei bambini, e la World Federation of Trade Unions (WFTU) per i diritti lavorativi delle donne. Molte iniziative innovative per le donne e i bambini negli anni sono state guidate dalla WIDF. Per citarne alcune, la designazione del 1° giugno come Giornata Internazionale del Bambino, segnata come tale per la prima volta nel 1950, e l’organizzazione nel 1952 della Conferenza in difesa dei bambini e nel 1955 il congresso mondiale delle madri a Losanna.

La WIDF affrontò l’enorme questione dell’impatto dell’”impero” sulle donne che vivevano nei territori coloniali e fu dietro il Seminario sulla Madre e il Bambino in Africa tenuto 60 anni fa nell’agosto 1965 in Mali. Da quel momento la WIDF divenne una grande forza da non sottovalutare. Le sue organizzazioni comprendevano oltre 200 milioni di donne in tutto il mondo.

Fu su proposta della WIDF alla Commissione per lo Status delle Donne (CSW) delle Nazioni Unite che cinquant’anni fa l’ONU dichiarò il 1975 Anno Internazionale delle Donne e proclamò i successivi dieci anni Decennio delle Nazioni Unite per le donne al fine di promuovere nel mondo il discorso sull’avanzamento della parità femminile. La prima Conferenza Mondiale per le Donne a Città del Messico nel giugno 1975 è passata come “il più grande evento di presa di coscienza nella storia”.

In tutto, quattro conferenze mondiali furono convocate dalle NU nell’ultimo quarto del ventesimo secolo. La quarta conferenza, alla quale la NAW prese parte, si tenne a Pechino nel 1995. La Dichiarazione di Pechino sul raggiungimento della parità di diritti per le donne, che quest’anno compie 30 anni, fu il risultato più famoso di quell’evento.

Come affiliata alla WIDF, la NAW continua a partecipare alle attività del Comitato direttivo mondiale e del Coordinamento regionale europeo. Uno dei più validi contributi che l’essere affiliata alla WIDF reca alla NAW è la costante interazione con le sorelle delle organizzazioni affiliate, che ci aiuta ad acquisire una comprensione delle esperienze e delle lotte delle donne in tutto il mondo, soprattutto attraverso le riunioni e le dichiarazioni prodotte.

La NAW è stata una delle organizzazioni partecipanti nel luglio 2024 a un workshop online su Donne e Guerra che ha realizzato un ampio ascolto e un insieme unico di contributi. Attraverso la WIDF abbiamo potuto accedere a testimonianze di prima mano e report sulle coraggiose lotte contemporanee delle donne in ogni parte del mondo, comprese le zone di guerra del Medio Oriente e dell’Africa. L’ultima dichiarazione del Movimento delle Donne Democratiche in Israele è pubblicato su queste stesse pagine.

Nell’80° anniversario della WIDF abbiamo molto da celebrare e molto da emulare guardando avanti. La NAW è orgogliosa di far parte di questa organizzazione autenticamente internazionalista!

Solidarietà alla WIDF e alla sua sorellanza mondiale!

*L’articolo è pubblicato in SISTER  rivista trimestrale della NAW, n.1/2025, Coventry (UK). 



21/01/25

L'azione della Federazione Democratica Internazionale delle Donne per la pace e il disarmo

La FDIM/WIDF nel corso dei suoi 80 anni di vita ha considerato e praticato la costruzione della pace come “compito essenziale delle donne”: la lotta contro il militarismo e per il disarmo è stato un suo impegno centrale in termini di formazione, ricerca e azione.



di Ada Donno* 

C’è un nesso profondo, originario e reiterato nell’esperienza delle lotte delle donne fin dai primi anni del ‘900, fra la finalità della propria liberazione e quella della costruzione della pace: un’inscindibilità percepita e proclamata fin da subito dalle donne comuniste che sono state protagoniste dei processi di liberazione ad ogni latitudine e in ogni condizione e grado di sviluppo sociale e civile soprattutto nella seconda metà del ‘900.

Una vera e propria scelta di campo contro la guerra, compiuta nel momento stesso in cui “hanno spinto lo sguardo verso la nuova frontiera della liberazione”. Una scelta che è stata elaborata come impegno costante, qualificante e imprescindibile del discorso della liberazione di genere “assunto nella sua interezza e svolto in tutte le sue conseguenze possibili...", come scriveva nel maggio 1984 Carla Ravaioli, attivista comunista e femminista, in occasione del primo incontro nazionale delle donne partigiane per la pace, organizzato a Milano dall’ANPI. [1] Sono stati gli anni ’80 in cui, da una parte “la riflessione pacifista si è orientata ad allargare il proprio orizzonte d’intervento, al di là della limitazione degli armamenti, della prevenzione della guerra e dell’olocausto nucleare, per tentare di individuare e sconfiggere le radici del fenomeno-guerra nella più complessa e varia fenomenologia sociale della violenza”. Dall’altra, le donne raccogliendo la consegna della generazione precedente delle madri “partigiane della pace”, l’hanno estesa ed approfondita fino a giocare un ruolo decisivo nel movimento per la pace, ispirandolo con le loro iniziative coraggiose e creative: Greenham Common, Seneca Falls, Comiso, Pine Gap, i campeggi delle donne per la pace alle varie latitudini, da quegli anni sono entrati stabilmente nel lessico mondiale della pace.

Ma è solo una delle mille citazioni possibili che argomentano la percezione di uno “specifico femminile” che induca le donne comuniste a questa precisa scelta e a un preciso impegno a favore della pace e argomenti le ragioni di quel nesso. Si potrebbe risalire cent’anni addietro e trovare conferma nelle analisi di Rosa Luxemburg su militarismo e guerra come esiti inevitabili del capitalismo nella fase dell’imperialismo. O riandare all’ultimo anno della seconda guerra mondiale, quando la scienziata comunista francese Eugenie Cotton, a Parigi, aprendo il congresso costitutivo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne, di cui sarebbe stata eletta prima presidente, disse: «Saranno le donne a trovare argomenti decisivi per far pendere la bilancia in favore della pace».