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31/01/25

OGE (Grecia) / Denunciamo Trump per il reinserimento di Cuba nella “lista dei paesi terroristi”

 Awmr Italia - Donne della Regione Mediterranea si associa alla denuncia della Federazione delle donne greche (OGE) contro la nuova amministrazione Trump negli Stati Uniti e la sua spregevole decisione, fin dal primo giorno del suo mandato, di reinserire Cuba nella lista degli "stati terroristi".

La denuncia delle donne greche prosegue: « Condanniamo inoltre l'atteggiamento ipocrita dell'amministrazione Biden, che ha rimosso Cuba dalla lista appena cinque giorni prima dell'insediamento della nuova amministrazione statunitense. Non dimentichiamo che Biden ha mantenuto Cuba nella lista degli "stati terroristi" durante i suoi quattro anni di mandato e ha attuato le 243 misure punitive adottate dalla prima amministrazione Trump contro Cuba.

«Esprimiamo la nostra piena solidarietà al popolo cubano, in particolare alle donne cubane che subiscono le conseguenze delle barbare decisioni statunitensi e dell'embargo imperialista.

«Intensifichiamo la nostra lotta per la revoca di questa decisione inaccettabile della nuova amministrazione statunitense e per porre fine all'embargo criminale. Continueremo a difendere il diritto del popolo cubano a proseguire sulla strada che ha scelto per sé senza ingerenze straniere.»


31/12/22

Ufficiale: nell’anno nuovo Ana Belén Montes sarà una donna libera

Ana Belén Montes. Foto/Facebook
L’8 gennaio 2023 sarà finalmente scarcerata Ana Belén Montes, ex analista dell'intelligence statunitense presso la Defense Intelligence Agency (DIA), che ha trascorso oltre 20 anni di detenzione nelle condizioni umane più avverse in un carcere manicomiale di massima sicurezza in un'unità militare statunitense. 

Arrestata nel settembre 2001 con l’accusa di "cospirazione a scopo di spionaggio” per aver fornito a Cuba informazioni sui piani di aggressione degli Stati Uniti contro l'isola, Ana Belén Montes fu condannata l’anno dopo. 

Con grande coraggio si dichiarò colpevole delle accuse che le erano state mosse, pur sapendo che avrebbero potuto valerle la pena di morte, così esprimendosi davanti al tribunale federale di Washington DC, il 16 ottobre 2002: «Vostro Onore, mi sono impegnata nell'attività che mi ha portato davanti a voi perché ho obbedito alla mia coscienza piuttosto che alla legge. Ritenendo che la politica del nostro governo nei confronti di Cuba sia crudele e ingiusta, profondamente ostile, mi sono ritenuta moralmente obbligata ad aiutare l'isola a difendersi dai nostri tentativi di imporle i nostri valori e il nostro sistema politico. Abbiamo mostrato intolleranza e disprezzo verso Cuba… non abbiamo mai rispettato il diritto di Cuba a definire il proprio destino, i propri ideali di uguaglianza e giustizia».

Ana Belén Montes fu infine condannata a 25 anni di carcere, a seguito del patteggiamento con la pubblica accusa. Avrebbe potuto essere scarcerata già alla fine del 2021 per buona condotta e inviata agli arresti domiciliari, ma ha dovuto trascorrere ancora un anno in prigione per l’accanita opposizione del tribunale federale. Se non ci saranno ulteriori impedimenti, Ana Belén Montes potrà festeggiare il suo 66° compleanno con la sua famiglia, il 28 febbraio prossimo, per la prima volta dopo 21 anni.

#LibertadParaAnaBelenMontes #Nobloqueo

Qui sotto l’articolo di #Cubainformacion.

27/08/22

Autocrazia di un impero in decadenza / L'esportazione del caos


"Bisogna sbarazzarsi dei vecchi paradigmi per capire che gli Stati Uniti non hanno bisogno di vittorie militari più grandi che generare caos, disunione e frammentazione dei paesi che non si subordinano" 





Maria Fernanda Barreto*

https://misionverdad.com/globalistan/autocracia-de-un-imperio-en-decadencia  

Nessuno può aspettarsi che un impero crolli senza scuotere la storia, tanto meno quando quell'impero ha concentrato il potere economico e militare in una misura senza precedenti, in un mondo quasi totalmente globalizzato.

Gli Stati Uniti, come vertice dell'impero capitalista, sono riusciti a concentrare l'economia mondiale, a costruire la forza militare più potente, a dominare i più grandi organismi di integrazione che dovrebbero essere multilaterali e, a loro volta, hanno condensato il potere delle corporazioni mediatiche sempre più cartellizzate a loro favore.

È un potere mostruosamente consolidato in quarantacinque anni trascorsi dal dopoguerra in un mondo bipolare e in più di tre decenni di unipolarismo, fatto a loro misura.

Se nessun impero prima aveva ottenuto così tanto potere sul resto dell'umanità, non ci dovrebbero sorprendere i terremoti che provoca una caduta così gigantesca.

Gli Stati Uniti e il loro esercito imperialista, la NATO, stanno conducendo il mondo intero in una guerra senza fine per difendere la storica conquista di essere riusciti a sostenere per tre decenni quel mondo da essi dominato, in cui tutti i popoli, compresi i loro, sono potenziali vittime dei loro attacchi multidimensionali e del "pubblico target" delle loro operazioni psicologiche e comunicative.

Occorre sbarazzarsi dei vecchi paradigmi per capire che gli Stati Uniti non hanno bisogno di un trionfo militare più grande che generare caos, disunione e frammentazione dei paesi che non si subordinano a loro e, anche, dei popoli che, al di là della loro stessi governi, osino ribellarsi ai loro interessi, perché questa tigre di carta ferita ha imparato da tempo a rafforzarsi nel caos degli altri.

LA VIOLENZA SCATENATA DAL MONDO UNIPOLARE

Per riassumere brevemente l'analisi che più volte abbiamo fatto su quanto sta accadendo oggi in Ucraina, diremmo che questo Paese è lo scenario in cui è in corso una guerra di Stati Uniti e NATO contro la Russia, il cui obiettivo strategico è impedire il consolidamento del mondo multipolare e sostenere il loro potere egemonico assoluto. Ha deciso di iniziare questa guerra attaccando indirettamente, ovviamente, la terza potenza più forte che, insieme alla Cina, rappresenta la più importante minaccia alla sua egemonia in campo economico, militare, culturale e, quindi, anche politico.

Indebolendo la terza potenza, potrà concentrarsi sul suo obiettivo principale, che è in definitiva la Cina. Con il coinvolgimento anche del gigante asiatico in un conflitto armato, aumenterebbe rapidamente la violenza che gli Stati Uniti esercitano su altri che rifiutano di sottomettersi. Vale a dire, i paesi insubordinati dell'Asia occidentale con in testa l'Iran e quelli dell’America Latina guidati da Cuba e Venezuela.

Con questo conflitto ai confini russi, inoltre, gli Stati Uniti stanno recuperando il loro potere economico e militare sull'Europa, che cominciava a dare segni di sovranità. Il risultato è un'Ucraina devastata e traumatizzata dalla guerra, una delle tre maggiori potenze mondiali impegnata a risolvere un conflitto senza impegnare tutta la sua potenza militare per non intensificare la violenza in un Paese territorialmente e culturalmente così vicino, nel mentre si misura con un’inusitata batteria di sanzioni economiche e con la censura mediatica. Nonché un'Europa che fa una guerra su comando nel suo stesso campo, sempre più indebitata e cominciando a sentire il peso della carenza di carburante e di alimenti per essersi subordinata al capo della NATO.

Inoltre, questo conflitto ha già cominciato a incidere sulla situazione ecologica di quella regione, con il ritorno all'uso massiccio del carbone e con il pericolo latente di una guerra nucleare che cerca di mimetizzarsi dietro il sipario di un incidente, di bombardamenti di impianti nucleari, per evitare una risposta russa diretta al Nord America, che ovviamente riguarderebbe anche l’America Latina.

I PIU' RECENTI ATTACCHI CONTRO LA CINA COME OBIETTIVO STRATEGICO

Gli Stati Uniti, attraverso le operazioni delle loro corporazioni come la Lockheed Martin - la più grande corporazione militare del pianeta - le loro misure coercitive unilaterali mascherate da sanzioni, azioni politiche aperte come la visita di Nancy Pelosi, intendono utilizzare Taiwan nello stesso modo che stanno usando l'Ucraina, alimentando un conflitto esternalizzato contro la Cina e continuando a fare pressione su presunti conflitti interni nella regione autonoma Uigura dello Xinjiang.

Nel suo libro Geopolitica multipolare, il ministro del Potere popolare per la difesa del Venezuela, generale in capo Vladimir Padrino López, avverte che «Nella Escalation di Tucidide verso la tripolarità [1]abbiamo illustrato ciò che vedremo presto quando la zona occidentale della Cina, co- abitata da una popolazione musulmana di etnia Uigur, inizierà a turbare la stabilità del circuito per impedire la ripresa del vecchia Via della Seta», spiegando inoltre che ciò sta avvenendo nel contesto di un riposizionamento delle forze occidentali nella regione indo-pacifica.

IL RUOLO DELLE CORPORAZIONI MEDIATICHE E DELLE ONG NEL GIUSTIFICARE LE INTERFERENZE

Se abbiamo imparato qualcosa in Venezuela, è l'importanza delle corporazioni dei media e delle presunte organizzazioni non governative, all'interno di guerre imperialiste multidimensionali, che preparano il terreno per giustificare le interferenze e cercare di legittimare le leggi e tutti i tipi di azioni unilaterali, extraterritoriali e di violazione del diritto internazionale con cui gli Stati Uniti s’ingeriscono negli affari interni di tutti i paesi del mondo, utilizzano a proprio piacimento organizzazioni internazionali, compiono rapine e saccheggi come quelli dell'oro venezuelano, del petrolio, delle società Citgo e Monómeros e, più recentemente, l'aereo dell'Emtrasur, mentre manipolano l'opinione pubblica mondiale a favore delle loro azioni.

Ovviamente, tutte queste dimensioni della guerra vengono applicate anche contro la Cina. Partendo dall'avvertimento lanciato dal generale in capo, dobbiamo ora prestare attenzione alla Legge sulla prevenzione del lavoro forzato Uigur, che estende i divieti di importazione sui prodotti fabbricati in quella regione, principalmente cotone. Questo divieto ha già avuto conseguenze per il settore tessile in tutto il mondo e ha avuto ripercussioni sull'economia interna della regione, cioè proprio sul popolo Uiguro che sostiene di difendere.

Si tratta di circa 7 milioni di agricoltori che si dedicano alla produzione di cotone, il cui sostentamento è messo a rischio da questa misura arbitraria. Il che dimostra che è il perseguimento di azioni economiche per minare la crescita dell'economia cinese, e non una sincera preoccupazione per i diritti umani, a motivare questo tipo di azione da parte degli Stati Uniti.

Come avviene anche in Venezuela, colpire la popolazione con misure coercitive che si configurano come blocchi ma che la narrativa filoimperialista chiama “sanzioni”, è diventato il loro modus operandi. Vengono emessi divieti di importazione verso gli Stati Uniti e contro leader politici del Paese, e poi vengono estesi ai paesi terzi che sono minacciati di misure simili se non supportano detto blocco, facendo ricadere il peso delle conseguenze economiche di tali misure sulle spalle dei popoli e violando i loro diritti fondamentali.

Per questo motivo, "Durante la 46a sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite appena conclusa, Cuba ha rilasciato una dichiarazione congiunta a nome di 64 paesi, in cui esorta i paesi interessati a smettere di interferire negli affari interni della Cina attraverso la manipolazione delle questioni relative allo Xinjiang, ad astenersi dal formulare accuse infondate contro la Cina per motivi politici e a smettere di frenare lo sviluppo dei paesi in via di sviluppo con il pretesto dei diritti umani». In essa, tra l'altro, si denuncia il doppio standard adottato dalle potenze occidentali quando si tratta di difendere i diritti umani.

Non è un caso che questa Legge interventista sia stata introdotta nel 2020 anche dal senatore Marco Rubio, acerrimo nemico di Cuba e del Venezuela. Infine, questa legge è stata convalidata da Joe Biden alla fine di dicembre 2021 ed è entrata in vigore il 21 giugno 2022.

Né è un caso che questo tipo di leggi si mascherino dietro una presunta difesa dei diritti umani e che si appoggino per questo su Human Rights Watch e Amnesty International, che sono tra le organizzazioni che senza mezze misure possiamo definire mercenarie che coprono e cercano di legittimare l'ingerenza degli Stati Uniti, mentre sono timide, sorde e persino mute, quando si tratta di denunciare le numerose violazioni dei diritti fondamentali all'interno degli Stati Uniti e dei paesi della NATO. Tanto meno osano denunciare le massicce violazioni dei diritti umani che questa ingerenza genera nei paesi del Sud del mondo.

Ma, senza dubbio, la cosa più preoccupante di tutte è come l'opinione pubblica mondiale venga manipolata dalle grandi multinazionali mediatiche, sempre più massificate attraverso i social network e condizionate dagli algoritmi di un'intelligenza artificiale che impara a controllarci ad ogni ricerca che facciamo su Internet.

L'impero delle fobie, che è stato promotore di islamofobia, russofobia e sinofobia, continua nel suo tentativo di espandere e salvaguardare il proprio dominio, imponendo la guerra e seminando il caos. La lotta per il mondo multipolare guidata da Cina e Russia è accompagnata anche da Iran, Siria, Palestina, Cuba e, naturalmente, Venezuela, tra gli altri paesi del mondo che rifiutano di rinunciare alla loro sovranità e ipotecare il loro diritto all'autodeterminazione. Perché solo in un mondo condiviso sarà possibile quella “costruzione storica fondamentale per potersi sviluppare pienamente” che è la pace

In quello stesso libro, il generale Padrino López afferma brillantemente che "l'equazione della pace sarà sempre negoziata e si presume che chi siederà a quel tavolo con maggior potere otterrà maggiori vantaggi e benefici, motivo per cui il potere è la risorsa improrogabile da conquistare".

La costruzione di quel potere non passa solo attraverso la preparazione militare e lo sviluppo economico, ma implica, in linea di principio, il raggiungimento dell'unità dei Popoli nella lotta per il mondo multipolare e pluricentrico, che richiede una "opinione pubblica" capace di svelare e contrastare la guerra comunicativa diretta dai cartelli mediatici e dalla loro industria dell'intrattenimento.

Finché si continuerà ad accettare che gli Stati Uniti destabilizzino il diritto internazionale in nome delle proprie leggi, impongano guerre in nome della pace, violino le sovranità in nome della libertà, impoveriscano i nostri popoli in nome dei diritti lavorativi e attacchino le nostre democrazie in nome del loro modello liberale di democrazia, continueremo ad essere deboli e, parafrasando Bolívar, saremo "strumenti ciechi della nostra stessa distruzione".

Se l'ingerenza statunitense finisce per indebolire Cina e Russia, tutta l'umanità corre il rischio di finire sommersa nell'autocrazia più assoluta dell'imperialismo. Di tale portata è rischio che il mondo corre in questo momento storico, ma per quanto è stato detto fin qui, l'opportunità è della stessa dimensione.

*Analista politica e ricercatrice venezuelana



[1] «L'escalation di Tucídide verso la tripolarità» del generale in capo Vladimir Padrino López, è un recente lavoro pubblicato dall'editore El Perro y La Rana ai fini di FILVEN 2020, un'analisi del riadattamento del Nuovo Ordine Mondiale, in un contesto post-pandemia caratterizzato dalla guerra commerciale tra USA e Cina.  Vi si descrivono le condizioni nelle quali lo scenario della “Trappola di Tucidide” di Graham Allison – in cui si allude alla guerra del Peloponneso documentata da Tucidide – avrebbe come esito inevitabile la guerra mondiale, con la Cina e gli Stati Uniti come protagonisti. Tale escalation avrebbe luogo dal 2021 al 2025. Nell'analisi di Allison, Sparta rappresenta il potere conservatore dello status quo e Atene il potere emergente con un sistema di organizzazione politica innovativa e progressiva.


10/06/22

Un burrascoso Vertice delle Americhe 2022

Sfidando la burrasca, alle porte della riunione degli amici della Casa Bianca si è insediato il controvertice, il People’s Summit per la Democrazia


di Rosa Miriam Elizalde *

Il 7 giugno scorso è stata una giornata nera per Luis Almagro, segretario generale dell'Organizzazione degli Stati americani (OAS). Durante il nono Summit of the Americas a Los Angeles, un giovane gli ha gridato quello che è: un assassino e fantoccio della Casa Bianca, istigatore del colpo di stato in Bolivia. Ha detto che Almagro non può venire a dare lezioni di democrazia quando le sue mani sono macchiate di sangue. In un'altra sala del vertice di Los Angeles, al segretario di Stato Antony Blinken non sembrava andare meglio: diversi giornalisti lo hanno rimproverato di aver usato la libertà di stampa per coprire gli assassini di giornalisti e per sanzionare ed escludere alcuni paesi da questo incontro. "Democrazia o ipocrisia?" si poteva sentire dall'altoparlante quel martedì.

In realtà, questo tempestoso vertice è iniziato con un grande inciampo diplomatico per gli Stati Uniti, quando diversi presidenti latinoamericani hanno annunciato che non avrebbero partecipato al vertice a causa dell'esclusione di Cuba, Venezuela e Nicaragua, come dettato dalla Casa Bianca, mentre il Dipartimento di Stato americano rivendica ancora la natura aperta e illimitata della convocazione dell'incontro. Il suo sito web afferma che «gli Stati Uniti hanno dimostrato e continueranno a dimostrare il nostro impegno per un processo inclusivo che incorpora il contributo di persone e istituzioni che rappresentano l'immensa diversità del nostro emisfero e include voci indigene e altre voci storicamente emarginate.»

29/07/21

La Federazione delle Donne Greche (OGE) dice: Cuba non è sola!

Anche il governo greco si è unito alla carovana dei paesi reazionari e pseudo progressisti che hanno co-firmato la dichiarazione del Dipartimento di Stato Usa sulla presunta "repressione del diritto di espressione" a Cuba…


CUBA NON È SOLA!
La recente escalation aggressiva imperialista contro Cuba, il suo popolo e il suo governo è un piano ben organizzato e graduale da parte degli Stati Uniti e degli altri governi dell'UE. Un piano che viene da lontano e punta a colpire il popolo cubano e le conquiste della sua rivoluzione.

Provocatoriamente, nell'attacco si mandano avanti i “diritti umani”, le “libertà” e le “condizioni di vita” del popolo cubano, che da più di 60 anni si trova ad affrontare un blocco economico - commerciale multiforme e unico nella Storia.

Il governo greco che si è precipitato in appoggio degli Stati Uniti cofirmando la dichiarazione congiunta del Dipartimento di Stato e di altri 19 ministri degli esteri, non poteva mancare in questa “carovana” imperialista contro Cuba di reazionari e falsi “progressisti” che accusano Cuba di “arresti di massa” e chiedono “libertà di accesso a internet”….

La dichiarazione congiunta è stata cofirmata dai governi di Stati Uniti, Austria, Brasile, Colombia, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Ecuador, Estonia, Guatemala, Grecia, Honduras, Israele, Lettonia, Lituania, Kosovo, Macedonia del Nord, Bosnia, Polonia, Corea del Sud e Ucraina.

Nello stesso momento in Grecia, per dirne una, si moltiplicano le leggi anti-lavoro, si “arricchisce” la povertà e si intensifica lo sfruttamento dei lavoratori. Il diritto allo sciopero e alle manifestazioni viene ingessato e la gestione antipopolare della pandemia è costata finora la vita a quasi 13mila persone.

Anche il partito Syriza - che ha fatto la sua parte nell’aggravare la politica antipopolare in Grecia - vuole mostrarsi “sostenitore” del popolo cubano. Ma le sue dichiarazioni mancano di riferimenti che dispiacerebbero ai suoi amici transatlantici del governo Biden.

In sostanza Syriza assume la tattica dell’equidistanza “vedendo” nelle immagini distorte della propaganda imperialista e dei troll di internet “le proteste dei cittadini cubani che devono essere trattate nel rispetto della libertà di espressione”.

L'amministrazione Biden non solo mantiene ma rafforza le 243 sanzioni aggiuntive imposte dall'amministrazione Trump nel periodo 2017-2021 che impongono nuove barriere all'accesso di Cuba al carburante e nuove sanzioni alle imprese che commerciano con Cuba. Di queste misure, 50 sono state attuate durante la pandemia.

Gli Stati Uniti, con oltre 600mila morti per coronavirus, vedono nella pandemia un'opportunità per darsi più da fare per "strangolare" il popolo cubano.

Il popolo cubano che con le unghie e i denti, in condizioni avverse e infrastrutture carenti, non solo è riuscito ad affrontare la pandemia molto meglio di altri potenti paesi capitalisti - Cuba ha proceduto in massa alla vaccinazione generale, con una mortalità dello 0,7% (gli USA sono il 2% e in Grecia il 2,6%) -  ma ha anche offerto la sua concreta solidarietà. Come dimenticare l'anno scorso la brigata medica di solidarietà al popolo italiano, che ha contato decine di migliaia di morti per la pandemia?

Così, dopo decenni di blocchi e sanzioni, piani di sovversione dall'interno e dall'esterno, il governo degli Stati Uniti trova…. deficienze a Cuba!! Biden ha affermato provocatoriamente che “gli Stati Uniti stanno dalla parte del popolo di Cuba e della sua richiesta di libertà e liberazione dalla tragica morsa della pandemia e dai decenni di repressione e difficoltà economiche subite dal regime autoritario”!

Da parte sua il capo della politica estera dell'UE Borrell chiede al governo cubano di "ascoltare le proteste" mentre l'UE contribuisce attivamente allo "strangolamento" del popolo cubano.

Ma allo stesso tempo, erompe l'ondata di solidarietà dei popoli del mondo contro tutti questi esponenti dello sfruttamento, dell'ingiustizia, della disuguaglianza, degli embarghi, delle ingerenze e dei piani imperialisti.

Il movimento popolare in Grecia, il movimento femminile della Federazione delle Donne di Grecia (OGE) che nel corso degli anni hanno solidarizzato concretamente col popolo cubano, stanno come sempre dalla parte di Cuba e contro il fronte delle contese e pretese imperialiste globali. Perciò gridiamo:

CUBA NON È SOLA!

Federazione delle donne greche (OGE)

Atene, luglio 2021