Visualizzazione post con etichetta migranti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta migranti. Mostra tutti i post

27/01/22

Olocausto ieri e oggi

 



Nella Giornata della Memoria ripubblichiamo una riflessione già apparsa nella stessa occasione alcuni anni fa su Il Paese delle Donne. 



di Ada Donno

Esistono profonde ragioni ideali ed etiche che hanno motivato e tuttora motivano la trasmissione di memoria delle vicende racchiuse nella parola Olocausto, e presiedono alla ri-narrazione rituale di esse, ad una data annualmente condivisa perché significativa e simbolica. Serbare la memoria, ce lo ripetiamo, aiuta a comprendere la storia e i suoi percorsi difficili. Compiere il viaggio ad Oswiecim, almeno una volta nella vita, per visitare il museo di Auschwitz-Birkenau, ci aiuta a dire che ci assumiamo la nostra quota di responsabilità degli orrori e le atrocità, come un fardello di dolore che ci è stato lasciato in eredità e che vogliamo custodire ancora nel nuovo secolo, anche se al tempo dei campi nazisti non eravamo neppure nati. In quanto donne e uomini di questo paese, di questo continente, di questo pianeta. E’ un antidoto contro la dimenticanza, perché è rimasto com’era negli ultimi giorni della “soluzione finale della questione ebraica”, perché i suoi costruttori non fecero in tempo a seppellirlo, come avevano fatto con gli altri centri d’internamento e sterminio disseminati in Europa.

Nel leggere la vasta letteratura sull’Olocausto, due domande mi ritornano sempre con inquietudine.

31/08/21

Afghanistan / Lettera ai Ministri degli Esteri e della Difesa italiani

"Il finanziamento residuo destinato alla disastrosa operazione militare Endurung Freedom NIBBIO sia interamente utilizzato per la gestione dell'accoglienza dei profughi"

Foto ACNUR

Le associazioni WILPF Italia (Women's International League for Peace and Freedom, Cora Roma onlus,Il Cortile Onlus, Il Paese delle Donne, Le Funambole, AWMR Italia (Association of Women of the Mediterranean Region) e altre hanno inviato la seguente lettera ai Ministri degli Esteri e della Difesa italiani, Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini:

"In un momento estremamente difficile e doloroso, di fronte all’evidenza dell’inadeguatezza del sistema internazionale militare – attraverso le sue missioni – a favorire “processi di pace e stabilizzazione”, auspichiamo e sollecitiamo che il finanziamento residuo destinato all’operazione “Enduring Freedom- NIBBIO”, conclusasi in modo disastroso, e poi all’operazione “Aquila Omnia” per il trasporto delle persone a rischio, sia interamente utilizzato per la gestione dell’accoglienza dei profughi nel sistema S.A.I., a copertura delle conseguenze impreviste della missione in Afghanistan.

Non deve accadere che l,accoglienza ai profughi afghani si sostituisca a quella predisposta per i richiedenti asilo mondiali, legittimamente aventi diritto di supporto. Se il fondo stanziato non è stato del tutto speso, deve essere dedicato alla protezione e potenziamento degli esuli afghani in Italia.

Chiediamo informazioni chiare in proposito e che l’ultimo finanziamento per la missione militare in Afghanistan sia utilizzato per l’aiuto umanitario e la negoziazione diplomatica internazionale, comprensiva dell’ascolto dei suggerimenti delle organizzazioni della società civile afghana e italiana, in particolare in tema di diritti delle donne".

Roma, 31 Agosto 2021

08/02/21

Manifesto della Magnolia / Non c'è più tempo. Noi siamo la cura

 "Per il pianeta, per il nostro mondo, per le nostre vite" 

*immagine per gentile concessione di IACA Studio


Documento delle donne e delle associazioni dell'Assemblea della Magnolia


«Siamo le donne dell’Assemblea della Magnolia che si incontrano dal mese di luglio su iniziativa della Casa Internazionale delle Donne di Roma. Una pluralità di donne, tantissime e diverse, con le loro competenze e soggettività, da sempre impegnate per la libertà e l’autonomia delle donne e a praticare “la cura del vivere”, nelle esperienze personali e sociali, e nella politica.

È in ragione di questa forza che vogliamo prendere parola e contribuire alle scelte da fare oggi, per affrontare l’epidemia Covid-19, non come una “guerra da vincere” e per tornare alla “normalità”, ma come occasione per cambiare in radice noi, donne e uomini, ed il mondo in cui viviamo. Costruendo qui e ora un futuro a misura delle necessità e all’altezza dei nostri desideri.

Con la pandemia il pianeta ha fatto sentire la sua vocePer la prima volta milioni e milioni di donne e di uomini hanno contemporaneamente condiviso paure, angosce, dolore, isolamento, solitudine. È esplosa la fragilità dei corpi e delle nostre vite, l’interdipendenza delle relazioni, i bisogni della cura del vivere. Ma questa esperienza collettiva oggi non trova significato.

Continuano le inerzie delle vecchie idee, restano indiscussi i modelli che hanno dimostrato il fallimento, si ripetono stereotipi che accettano la divisione sessuale del lavoro come ordine naturale, lasciando le donne senza libertà. Il Covid smentisce invece ogni continuismo, rimettendo al centro i bisogni della cura, dell’altro/a, di noi stesse, delle condizioni della vita, della natura e della democrazia, dichiarandoli definitivamente non compatibili con l’interesse di un’economia del profitto.

Il Covid si è manifestato infatti innanzitutto come crisi della cura, prima ancora che crisi sociale ed economica, persino sanitaria. La pandemia ci ha dimostrato quanto siano fondamentali quei grandi beni comuni come la scuola, la salute, la tutela dell’ambiente, la dignità del lavoro, i servizi sociali. Ha mostrato l’incapacità e la fragilità dei sistemi pubblici impoveriti dai tagli, drammaticamente insufficienti anche in tempi normali.

Come sarebbe stato diverso vivere questa pandemia se ci fosse stata una medicina di comunità, ospedali sicuri, personale sanitario e sociale presente in numero adeguato ed in modo costante, servizi per l’infanzia, scuole accoglienti e sicure, servizi di sostegno alle persone fragili.

Se la capacità di cura del paese fosse stata più forte, meno drammatico sarebbe stato l’impatto sui nostri ospedali, sui servizi di assistenza agli anziani, sui trasporti, sulla scuola e infine sulla nostra economia.

Se la violenza contro le donne fosse stata veramente considerata come un fenomeno strutturale e come una reale drammatica emergenza, aggravata e allo stesso tempo oscurata dalla pandemia, non sarebbe stato così alto il prezzo pagato dalle donne.

Se avessimo avuto una rete adeguata di trasporti, servizi sociali forti e presenti, scuole ben tenute e classi non affollate, le conseguenze della pandemia sarebbero state più affrontabili e sostenibili.

Se il sistema dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori fosse stato più forte e più equo, oggi avremmo meno poveri, meno persone senza lavoro e senza prospettiva.

Se avessimo avuto politiche di apertura e inclusione verso tutti e tutte, nativi e migranti, se non avessimo pensato che la sicurezza fosse alzare muri e chiudere frontiere, se avessimo lavorato percostruire una società pienamente multiculturale e decoloniale, oggi vivremmo tutte e tutti in  unacondizione più ricca, civile ed umana.

Se non avessimo avuto un sistema di produzione agricola al servizio delle multinazionali, oggi potremmo controllare vecchi e nuovi spillover, costruire prospettive nuove di lavoro compatibile, difendere il territorio dall’abbandono.

Se non avessimo investito così tante risorse nella produzione e nella vendita di armi, se non avessimo scelto modelli di sicurezza militaristi a scapito della vera sicurezza umana, non avremmo sistemi sociali e di relazioni così indeboliti e fragili.

Società della Cura / Uno sguardo di genere sul PNRR

 

Il 5 febbraio l’assemblea plenaria della rete “Società della cura” si è riunita per proporre una lettura dal punto di vista femminista del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), predisposto dal governo italiano in applicazione del Next Generation EU. La discussione, molto partecipata e competente, è partita dal testo critico (che qui riportiamo) redatto dal “Gruppo di lavoro per una lettura femminista del PNRR”. Pur considerando l’eventualità che il cambio di governo in atto comporti modifiche anche sostanziali al PNRR, l’assemblea ha tuttavia convenuto che l’analisi dell’attuale piano resta una buona base di partenza per valutare anche il prossimo.

Questa lettura femminista del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e Next Generation EU è proposta da un gruppo di donne che ha analizzato i principi di fondo del PNRR e le diverse proposte che contiene. Ci sembra utile, all’interno del percorso della “Società della Cura”, condividere questa lettura che non riguarda solo le donne, ma invita donne e uomini a ragionare con l’orizzonte di un diverso modello sociale, sulla necessità di una rivoluzione nelle relazioni fra generi, di un superamento della storica separazione gerarchica fra produzione e riproduzione, domestica e sociale, e di un cambiamento radicale nei processi decisionali relativi sia alla distribuzione della ricchezza prodotta che al che cosa e come produrre.

 Il PNRR non rappresenta un cambiamento / Il paradigma della cura

Stiamo vivendo una crisi multipla, pandemica ma anche economica, sociale, politica e culturale. Tale crisi è trasversale ma non neutra, perché nasce e vive dentro una società nella quale le appartenenze di genere, di classe e di origine geografica determinano asimmetrie di potere e di status, non colpendo tutte e tutti allo stesso modo. Le donne, ancor di più se di classe sociale impoverita e/o migranti, pagano e pagheranno a livello globale un prezzo altissimo in termini di diritti e di condizioni di vita, di ulteriore marginalizzazione economica e sociale. Aggiungiamo che il confinamento ha comportato una maggior esposizione alle violenze maschili, con un aumento esponenziale di violenza domestica, oltre a una preoccupante ripercussione sull’applicazione della 194: diversi ospedali, impegnati contro il coronavirus, hanno sospeso le IVG dichiarandole interventi non urgenti! 

Quali siano i soggetti sociali più colpiti è chiaro! Per questo vogliamo agire di conseguenza, conducendo il conflitto dentro e fuori le istituzioni. Il PNRR, non riconoscendo le differenti condizioni materiali di donne e uomini, non avanza proposte capaci di rispondere ai bisogni concreti. È un programma politico che respinge il cambiamento e nega di fatto la soggettività delle donne, non riconoscendone l’unitarietà nella varietà delle scelte e fasi della vita - donne giovani, anziane, madri se vogliono, lavoratrici – in quanto soggetto che si autodetermina. Noi abbiamo una visione diversa: le donne sono più della metà della popolazione, sono soggetti di diritti, sono protagoniste.


Il PNRR rappresenta la ricaduta italiana delle politiche europee decise durante la epidemia di Covid 19 per affrontare il conseguente tsunami economico, sociale e umano a cui sono sottoposti uomini e donne di questo pianeta. L’allarme è sanitario, sociale, ecologico, umano. Tutto dovrà cambiare, si diceva.

Cosa è rimasto di quel grido?  

Il PNRR procede in continuità sostanziale con il passato, caratterizzato da politiche di austerità che hanno scientemente eroso gli spazi di libertà e di autodeterminazione che le Costituzioni del secondo dopoguerra avevano aperto e le lotte degli anni 70’ e 80‘ allargato. 

 

05/02/21

Libano / La violenza ai tempi del Covid19

 Le donne libanesi di fronte alle sfide del confinamento

Foto Libano 2017

La sera del 28 gennaio, una giovane donna libanese di 30 anni, Zeina Kanjo, è stata strangolata dal marito. Dal febbraio 2020 in Libano venti donne, per lo più giovani, sono state dichiarate morte per mano dei loro coniugi. Ma non sono le sole.


Marie Nassif-Debs*

Il 17 ottobre 2019, più di mezzo milione di libanesi scesero in piazza per esprimere la loro rabbia contro una crisi economica e finanziaria galoppante da oltre dieci anni e che aveva ridotto sulla soglia di povertà metà della popolazione libanese, valutata in quattro e mezzo milione di persone a cui andava aggiunto mezzo milione di profughi palestinesi e un milione e duecentomila siriani sfollati, rifugiatisi nel nostro Paese all'indomani della crisi del 2011 che aveva insanguinato il loro Paese.

Le donne in particolare erano presenti in quella sollevazione. Donne di tutte le età, ma più precisamente donne in età lavorativa, e tra loro molte giovani tra i 20 ei 30 anni. C'era chi non aveva ancora trovato lavoro, ma anche chi era stata costretta alla disoccupazione, totale o parziale, a causa della chiusura di diverse decine di migliaia di piccole e medie imprese obbligate a chiudere i battenti a causa della crisi e del rifiuto delle banche di prestare loro denaro ... abbiamo scoperto, purtroppo troppo tardi, che quel rifiuto era dovuto a delle transazioni rischiose ma anche alla dilapidazione delle riserve della Banca Centrale a causa della corruzione e delle misure prese dal governatore di quella banca per consentire ad alcuni politici di accumulare fortune che hanno nascosto in banche svizzere e in altri paradisi fiscali.

Non erano ancora i tempi del Covid 19 che venne, pochi mesi dopo, ad aggravare una situazione che aveva già portato il Libano sull'orlo della bancarotta. In effetti, i successivi confinamenti, ma anche l'esplosione criminale del porto di Beirut e l'impennata del prezzo del dollaro contro la lira libanese hanno completato ciò che era già stato avviato, travolgendo più del 78 per cento della popolazione libanese, la maggioranza della quale sono donne, in povertà e indigenza: alcuni addirittura arrivano a prevedere la fame in meno di un anno.

Di fronte a quali problemi si sono trovate da oltre un anno le donne libanesi, le donne siriane sfollate e le rifugiate palestinesi?

L'associazione Uguaglianza - Wardah Boutros per l'azione femminile, che opera con l’obiettivo di porre fine alla violenza in tutte le sue forme, e che aveva già condotto una campagna contro la prostituzione, il matrimonio di adolescenti e tutte le forme di commercio delle donne. Ha constatato che i tassi di disoccupazione, già alti all'inizio del secondo decennio del 21 ° secolo, sono in rapido aumento. Per questo ci basta fare riferimento allo studio pubblicato nel luglio 2020 dalle Nazioni Unite col titolo «Piano di ripresa per l'uguaglianza di genere».

Disoccupazione ed esclusione

Lo studio specifica che prima del 2019 quasi il 71% delle donne libanesi era già vulnerabile nel mercato del lavoro, sia a causa della concorrenza che dovevano subire da parte delle siriane sfollate, sia a causa della crisi in alcuni settori, soprattutto quello agricolo che è in declino dal momento della chiusura delle frontiere terrestri tra Siria e Giordania, ma anche quello dei servizi e dell'istruzione ... soprattutto perché gran parte delle donne occupate lavoravano a tempo parziale ed erano, quindi, più esposte al licenziamento. Da qui la stima fornita dall'ONU di una disoccupazione del 19% durante l'anno 2019 a cui va ad aggiungersi nel 2020, secondo la nostra stima, oltre il 25% a causa delle misure di austerità nei due settori femminilizzati, ovvero istruzione e sanità ...

Pertanto, il tasso di disoccupazione tra le donne tra i 18 ei 54 anni è sempre più alto, tocca più della metà di esse. E se aggiungiamo quelle che continuano a lavorare part-time o la cui paga si è ridotta tra il 30 e il 50% a causa delle due crisi, economica e sanitaria, soprattutto nei settori della ristorazione, bancario e dell'istruzione, possiamo misurare l'ampiezza del disastro che ci colpisce ... senza dimenticare l'aumento del costo della vita dovuto alla caduta libera della lira libanese che ha perso più del 500 per cento del suo valore, a tal punto che alcuni economisti hanno iniziato a predirci un destino simile a quello del Venezuela.

Violenza domestica e stress

In tali condizioni di esclusione e violenza nel mondo del lavoro, è comprensibile che anche la violenza domestica sia in aumento, soprattutto nelle famiglie più povere dove donne e uomini sono disoccupati o, ancora, in quelle in cui uno dei due ha una occupazione parziale.

Pertanto, i rapporti del servizio delle forze di sicurezza interna (FSI), incaricata di sbarrare la strada alla violenza domestica, notano un aumento crescente di chiamate telefoniche da donne violentate e maltrattate, che arrivano a oltre duemila al mese. Va sottolineato che queste richieste di aiuto sono la punta dell'iceberg, perché il numero di ragazze e donne che vengono picchiate o subiscono altre forme di violenza è molto più numeroso.

Per quanto riguarda la mortalità delle ragazze e delle donne a causa della violenza, essa deve essere moltiplicata per due o tre nel corso dell'ultimo anno.

A tutto ciò non dimentichiamo di aggiungere i vari tipi di stress e malattie psicologiche che affliggono le donne libanesi e che sono il risultato del lavoro precario e dell'impoverimento generale. Malattia dovuta alla paura del giorno dopo, ma anche alla paura della fame il cui spettro incombe sul nostro Paese, soprattutto perché nulla suggerisce che ci sia una soluzione prossima, dato il diffuso clientelismo, le divisioni confessionali che si sono esacerbate e i problemi di quote che impediscono, da più di cinque mesi, la formazione di un governo capace di dare il via a una soluzione della crisi.

Ecco perché stiamo assistendo nuovamente all’occupazione delle piazze de parte della popolazione che rifiuta di morire di fame o a causa del Covid 19, che si sta propagando visibilmente a causa dell'incompetenza dei leader politici che avevano aperto il Paese a tutti i venti durante le festivitàdi fine anno, in particolare l'aeroporto attraverso il quale sono passati i mutanti del virus.

Quali soluzioni si possono prevedere di fronte a questa situazione catastrofica?

I sindacati dei lavoratori, così come le organizzazioni femminili, devono attivarsi per imporre alcuni punti:

1- Esigere dal governo misure di emergenza per almeno sei mesi, durante i quali erogare sussidi alla maggioranza della popolazione e anche alle famiglie dei profughi.

2- La sottoscrizione della Legge 190 dell'Organizzazione Mondiale del Lavoro (OIL) e la rapida promulgazione di misure contro il licenziamento delle lavoratrici, e soprattutto contro tutte le forme di violenza praticate nel mondo del lavoro.

3- Penalizzare la violenza domestica e vietare il matrimonio di ragazze adolescenti promulgando una legge che stabilisca l'età matrimoniale a 18 anni.

4- La creazione di una catena di solidarietà femminile nella nostra regione, con l'obiettivo di consentire alle donne maltrattate ed emarginate di avere la necessaria assistenza psicologica e politica.

Agiamo subito.

Beirut, 29 gennaio 2021

*Marie Nassif-Debs è presidente dell’Associazione Wardah Boutros per l’azione femminile

10/12/20

GENERAZIONE DONNE EUROPEE SXXI

 

SIAMO DONNE DEL XXI SECOLO
VOGLIAMO UN'EUROPA SOLIDALE E ANTIMPERIALISTA

  

Dichiarazione congiunta di Awmr Italia, MDM Spagna e MDM Portogallo sul piano finanziario europeo 2021-2027 NextGenerationEU, emessa nell'ambito delle Giornate internazionali  di lotta antimperialista (ottobre e novembre 2020)

Con il piano finanziario NextGenerationEU, da incorporare nel bilancio pluriennale 2021-2027, l’Unione Europea ha annunciato enfaticamente le tre transizioni – ecologica, digitale, coesione sociale – da realizzare per “riparare i danni della pandemia e preparare il futuro alla prossima generazione”.

Va detto in premessa che, per finanziare NextGenerationEU, l’Unione Europea ricorre all’emissione di titoli di debito e a prestiti sul mercato finanziario, compresi gli istituti finanziari privati. Ciò significa che i paesi europei che accederanno ai finanziamenti contrarranno un debito aggiuntivo che le generazioni future, soprattutto di lavoratrici e lavoratori, dovranno restituire. Una conseguenza da mettere nel conto in aggiunta a quelle già devastanti della pandemia di COVID 19.

In secondo luogo, al di là delle promesse verbali altisonanti, questo documento non contiene alcuna visione reale di quel cambiamento – politico, economico, sociale e culturale – di cui l’Europa avrebbe bisogno per far fronte all’emergenza che la stringe. Ciò che promette questo piano finanziario è il mero ritorno alla “normalità” precedente l’emergenza e la continuità delle politiche sociali ed economiche che negli ultimi decenni si sono imposte con crescente violenza.

Ma tale “normalità” preesistente è proprio ciò che le donne non vogliono, poiché “la normalità era il problema”! La pandemia ha messo a nudo il fallimento delle politiche neoliberiste vigenti nell’Unione Europea e le profonde ingiustizie generate dall’economia capitalistica, rendendo visibile l’incompatibilità fra accumulazione capitalistica e qualità della vita, vita e futuro degli esseri viventi su questo pianeta. E non abbiamo un altro pianeta dove vivere.

In terzo luogo, il piano finanziario della UE manca del tutto di prospettiva di genere, perché non può dirsi tale il riferimento ai diritti delle donne relegati nel capitoletto dedicato alle categorie “socialmente svantaggiate”. Non ci stiamo a questa visione riduttiva, le donne sono la metà e vogliono essere soggetto che decide. Alleate e unite possiamo superare la frammentazione che oggi ci rende più vulnerabili di fronte al sistema capitalistico e patriarcale che ci sfrutta, ci discrimina e continua a privarci di risorse e diritti.

Noi donne esigiamo risposte efficaci alla domanda di uguaglianza e giustizia che esiste ovunque nel mondo. Noi diamo valore alla cura della vita e vogliamo non solo aver voce riguardo alle priorità nella destinazione delle risorse finanziarie, ma anche decidere che cosa, come e per quali finalità produrre, non lasciando la decisione alla violenza del mercato.

Per uscire dall’emergenza sanitaria e sociale esigiamo un cambiamento radicale di paradigma sociale ed economico. Vogliamo che le risorse finanziarie e le innovazioni scientifiche e tecnologiche siano destinate ad assicurare una vita degna e un lavoro dignitoso a tutte e tutti senza eccezione, a ridurre il carico lavorativo mantenendo un reddito compatibile con le esigenze della vita; che siano finanziati adeguatamente i servizi pubblici di assistenza alla persona, della sanità e dell’istruzione; che sia garantito il reddito di base vitale a tutte le donne vittime di violenza, comprese le vittime di tratta e di prostituzione, insieme a tutte le persone disoccupate o che hanno perduto il lavoro a causa della pandemia; che sia assicurata l’integrazione sociale

alle donne migranti e siano riconosciuti i loro diritti al lavoro, alla salute, all’educazione e alla piena cittadinanza.

Quanto alle risorse per finanziare il cambiamento sociale, proponiamo che siano recuperate attraverso la tassazione progressiva della ricchezza patrimoniale – chi più ha più paghi – e l’eliminazione dei paradisi fiscali. 

Esigiamo la riduzione drastica delle spese militari, poiché la cura della vita è incompatibile con i piani di riarmo e l’aumento della spesa militare fino al 2% del PIL, come pretendono gli Stati Uniti dagli alleati della NATO. 

Denunciamo con forza la pretesa di finanziare coi fondi destinati al “recupero” anche l’industria bellica, la ricerca di nuovi sistemi d’arma più sofisticati e l’ampliamento delle basi militari per continuare a generare guerre, ingerenze e aggressioni ai danni dei popoli nel mondo.

Siamo donne in lotta, eredi delle donne che nel XX secolo lottarono per i loro diritti e per la pace, contro il nazi-fascismo, il militarismo e il colonialismo.

Siamo donne del XXI secolo e continueremo a lottare per far sentire forte la nostra parola contro le disuguaglianze, la povertà, la fame, le malattie che si diffondono nel nostro tempo, contro le guerre imperialiste per il dominio dei mercati scatenate dalle oligarchie europee e mondiali.

Noi donne europee del secolo XXI vogliamo un’Europa antimilitarista e solidale, che rispetti la libertà e la sovranità dei popoli, promuova il disarmo e la pace. Siamo la cura della vita, la decisione di fare il mondo migliore deve essere nostra.

Organizzazioni proponenti:

AWMR Italia-Donne della Regione Mediterranea (Italia), MovimientoDemocrático de Mujeres (Spagna), Movimento democrático de Mulheres (Portogallo)

08/07/20

QUINTO LIBRO BIANCO SUL RAZZISMO IN ITALIA

Dodici anni di Cronache di ordinario razzismo

Un libro che indaga l’intreccio stringente, sistemico e perverso tra le parole cattive di chi conta, le rappresentazioni distorte di chi racconta, le offese violente di chi commenta online e le violenze razziste fisiche compiute individualmente, in gruppo, o magari avvalendosi del potere che deriva da un incarico istituzionale…

A distanza di undici anni dalla pubblicazione della prima edizione, martedì 14 luglio 2020 alle ore 18,00 Lunaria presenta in un evento online Cronache di ordinario razzismo.Quinto libro bianco sul razzismo in Italia. 

Partecipano: Paola Andrisani (Lunaria), Paola Barretta (Carta di Roma), Giuseppe Faso (Straniamenti), Grazia Naletto (Lunaria), Annamaria Rivera (antropologa). Coordina: Eleonora Camilli, giornalista di Redattore Sociale.

Il Quinto libro bianco sul razzismo in Italia allunga lo sguardo su dodici anni di Cronache di Ordinario Razzismo. Si chiude nel pieno delle proteste scoppiate in tutto il mondo al grido Black Lives Matter. Lungi dall’essere un fenomeno residuale e sporadico, il razzismo è radicato nella storia del Belpaese ed è innanzitutto razzismo istituzionale che attraversa in mille forme i dodici anni intercorsi tra il Governo Berlusconi IV (2008-2011) e il secondo Governo Conte (2019-2020).

Con un esercizio di memoria, il libro indaga l’intreccio stringente, sistemico e perverso tra le parole cattive di chi conta, le rappresentazioni distorte di chi racconta, le offese violente di chi commenta online e le violenze razziste fisiche compiute individualmente, in gruppo o, magari, avvalendosi del potere che deriva da un incarico istituzionale.

Tra il 1° gennaio 2008 e il 31 marzo 2020 Lunaria ha documentato 7.426 Cronache di ordinario razzismo. Il libro ne propone una lettura con cinque contributi di analisi introduttivi e ventidue storie esemplari, scelte perché hanno avuto un iter giudiziario significativo o perché mostrano le diverse forme che può assumere l’interazione tra i discorsi, le politiche e i comportamenti sociali discriminatori. L’analisi è resa possibile grazie al lavoro quotidiano di monitoraggio, denuncia, informazione e sensibilizzazione realizzato con il sito www.cronachediordinariorazzismo.org.

Hanno collaborato all’edizione 2020 del libro bianco: Paola Andrisani, Paola Barretta, Sergio Bontempelli, Giuseppe Faso, Francesca Giuliani, Veronica Iesuè, Martino Mazzonis, Grazia Naletto, Leone Palmeri, Elisa Pini, Annamaria Rivera, Roberta Salzano.

Per partecipare alla presentazione online è possibile iscriversi entro le 14 del 13 luglio scrivendo qui: comunicazione@lunaria.org
Il libro bianco sarà disponibile online a partire dalle 19 del 14 luglio sul sito www.cronachediordinariorazzismo.org


03/07/20

UNAC /IN QUESTO 4 LUGLIO NON ABBIAMO NIENTE DA FESTEGGIARE


"Trump va a sparare i fuochi d’artificio sul Monte Rushmore, ma le popolazioni native, gli afro-discendenti vittime del razzismo, i detenuti politici, i migranti sfruttati, i rifugiati separati dai figli e senza documenti, i popoli oppressi nelle loro terre occupate militarmente dall’imperialismo americano non hanno niente da festeggiare".


La United National AntiWar Coalition (UNAC), coalizione statunitense pacifista e per i diritti umani, in vista della festa nazionale del 4 luglio, comunica che: 
«Il 4 luglio, Trump si reca sul Monte Rushmore a sparare fuochi d'artificio sulla terra indiana, anche se i capi delle tribù native gli hanno chiesto di stare lontano e i fuochi d'artificio sono stati banditi nell'area a causa della siccità. Parla al Monte Rushmore dove sono state scolpite statue di 4 presidenti bianchi disegnati da un sostenitore del Ku Klux Klan. La costruzione del Monte Rushmore fu una profanazione delle Black Hills, terra sacra del popolo Lakota Sioux. Si trova a soli 75 miglia da Wounded Knee, dove le truppe statunitensi massacrarono centinaia di donne, bambini e uomini Sioux disarmati. Possono davvero i nativi celebrare la libertà questo 4 di luglio?»

«In questo 4 luglio, i neri e i loro alleati sono nelle strade affermando che "Black Lives Matter". L'indipendenza nel 1776 non portò la libertà ai neri; rimasero ridotti in schiavitù. Decine di milioni furono uccisi in schiavitù e nella traversata atlantica. I neri vengono ancora uccisi per le strade e ci sono volute un'impennata di massa in oltre 2000 città degli Stati Uniti e nelle città di tutto il mondo perché questo paese iniziasse persino a fare alcune concessioni, abbattendo alcune statue di proprietari di schiavi e sostenitori della schiavitù. C’è voluta un'impennata di massa per avviare un dibattito sulla fine della polizia razzista e per il diritto democratico della comunità nera al controllo della polizia e delle altre istituzioni nelle loro comunità. I neri stanno morendo di COVID-19 in numero molto più alto in proporzione al resto della popolazione a causa del razzismo strutturale che priva i neri delle risorse necessarie per vivere una vita sana. I neri possono davvero celebrare la libertà questo 4 luglio?»

Strage di Wounded Knee
«In questo 4 luglio, gli Stati Uniti, che sono poco più del 4% della popolazione mondiale, hanno circa il 25% della popolazione carceraria mondiale. Questo 4 luglio ci possono essere fino a 100mila detenuti in isolamento negli Stati Uniti, alcuni da decenni, mentre le Nazioni Unite affermano che superare i 15 giorni in isolamento è una forma di tortura. Le vittime di incarcerazione di massa, neri di maggioranza, Latini e nativi americani, possono davvero celebrare la libertà questo 4 luglio? Può il detenuto politico più famoso e innocente del mondo, Mumia Abu-Jamal, celebrare il 4 luglio, quando un giudice apertamente razzista ordinò a una giuria praticamente tutta bianca di anticipare il giudizio di condanna di Mumia al 3 luglio, per tornare a casa a festeggiare il 4 luglio?»
«In questo 4 luglio, i migranti e i rifugiati che sono imprigionati, molti separati dai loro figli ai confini o dagli 11 milioni senza documenti, minacciati da espulsione celebrano la libertà in questo 4 luglio?»

«In questo 4 luglio, gli Stati Uniti hanno le loro truppe in circa 172 paesi stranieri. Gli Stati Uniti hanno 20 volte il numero di basi militari straniere rispetto a tutti gli altri paesi del mondo messi insieme. Nel 1776, fu l'imperialismo britannico a contrastare la prima rivoluzione americana, ma oggi sono gli Stati Uniti la principale potenza imperialista nel mondo e le persone in tutto il mondo stanno combattendo per la propria autodeterminazione e indipendenza dall'imperialismo USA e dai suoi regimi fantoccio».

«Questo è il 4 luglio, le persone hanno dovuto isolarsi nelle loro case, o sono costrette a lavorare nei loro lavori "essenziali" sottopagati, pur essendo esposte a un virus mortale, mentre trilioni di dollari vengono dati ai ricchi e alle corporazioni per sostenere un'economia fallimentare in modo che i ricchi possano mantenere il loro stile di vita e la loro oscena ricchezza».
«Qualcuno di noi ha qualcosa da festeggiare, questo 4 luglio? UNAC crede di no».

Trad. AWMR Italia

25/06/20

Siamo qui! Per una vera sanatoria a favore delle persone migranti



La Campagna nazionale SIAMO QUI – SANATORIA SUBITO! organizza dal 18 al 27 giugno, nel quadro delle mobilitazioni per una sanatoria reale promosse dai Sans Papiers a livello europeo, una settimana di iniziative territoriali. 

Momento centrale sarà un sit-in il 26 giugno 2020 a Roma, in piazza Pantheon, a pochi passi dal Parlamento, dove è in discussione la conversione del relativo decreto legge, per dire al governo che migliaia di migranti vogliono spezzare le catene dell’irregolarità che tengono in ostaggio la loro vita e i loro corpi!


Il 1° giugno ha preso ufficialmente il via la procedura per l’emersione/regolarizzazione dei migranti presenti sul territorio nazionale. SIAMO QUI – SANATORIA SUBITO! denuncia l’inganno che si cela nelle norme contenute nel decreto per le migliaia di persone migranti in attesa della possibilità di emergere dalla condizione di annullamento civile e sociale in cui sono costrette. Molte di esse che hanno già un posto di lavoro, infatti, saranno indotte ad abbandonarlo con il miraggio di regolarizzarsi nei limitati settori economici previsti dal decreto legge, il quale rischia di alimentare speculazioni e raggiri

«Questo – si sostiene - è il pessimo prodotto della scelta governativa che, invece di affrontare il problema nella sua interezza e dal punto di vista primario dei diritti e delle garanzie, ha deciso di muoversi solo per provare a soddisfare le immediate esigenze del sistema economico e produttivo. Come se non bastasse, mentre le procedure sono già in corso, vengono volutamente mantenute nell’incertezza parti della normativa confuse e ambigue, che consentiranno interpretazione restrittive e arbitrarie da parte degli uffici preposti alla gestione e decisione delle pratiche».

La Campagna nazionale “Siamo qui, sanatoria subito!” chiede, per una vera sanatoria, che la possibilità di regolarizzarsi sia gratuita, estesa a tutti i settori lavorativi e prolungata oltre il 15 luglio. Chiede il rilascio di un permesso di soggiorno di almeno per un anno, rinnovabile, per coloro che si trovano sprovvisti di titolo di soggiorno o che abbiano il permesso scaduto anche prima del 31 ottobre del 2019, oppure che siano titolari di un permesso precario (come ad esempio i richiedenti asilo), occupati o in cerca di lavoro.


23/06/20

Per Bianca Guidetti Serra, che ci ha lasciato sei anni fa


Il 24 giugno 2014 moriva Bianca Guidetti Serra. È stata una delle figure più vive dell'impegno morale e civile nell'Italia del Novecento. Ed è stata una delle nostre maggiori maestre e compagne di lotte.

Sempre si oppose al fascismo, sempre si oppose al razzismo. Contrastò tutte le oppressioni, le persecuzioni, le emarginazioni. Sempre lottò per la liberazione dell'umanità intera. Sempre recò aiuto a chi di aiuto avesse bisogno.


Bianca Guidetti Serra, impegnata nella Resistenza, avvocata, parlamentare, è stata una delle figure più autorevoli della vita democratica italiana. Nata a Torino il 19 agosto 1919, è deceduta a Torino il 24 giugno 2014. Dal sito della casa editrice Einaudi riprendiamo il seguente breve profilo: «Bianca Guidetti Serra ha svolto l'attività di avvocato penalista dal 1947 al 2001 (oltre all'impegno, a fianco del sindacato, in molteplici cause di lavoro, come nel campo del diritto di famiglia e della tutela dei più deboli, minori e carcerati). È stata parlamentare nella decima legislatura (1987-91) e per vari anni consigliera comunale a Torino».

Tra le opere di Bianca Guidetti Serra: Felicità nell'adozione, Ferro, Milano 1968; con Francesco Santanera, Il paese dei Celestini, Einaudi, Torino 1973; Compagne, Einaudi, Torino 1977; Le schedature Fiat, Rosenberg & Sellier, Torino 1984; Storie di giustizia, ingiustizia e galera, Linea d'ombra, Milano 1994; Bianca la rossa, Einaudi, Torino 2009; Contro l'ergastolo. Il processo alla banda Cavallero, Edizioni dell'Asino, Roma 2010.

Riportiamo di seguito una sintesi della commemorazione di Banca Guidetti Serra tenuta a Viterbo all'indomani della scomparsa nel giugno 2014: «È deceduta Bianca Guidetti Serra. La nonviolenza, l'antifascismo, il movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell'umanità, perdono una compagna e una maestra. Resta la sua luminosa testimonianza, resta l'opera sua alacre e generosa, resta la sua lezione di fedeltà al vero e al bene, resta il suo amore per l'umanità». La lotta che è stata anche sua, la lotta per la giustizia, la libertà, la solidarietà, la lotta per la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani, la lotta per la protezione dell'unico mondo vivente casa comune dell'umanità intera, questa lotta continua. Bianca Guidetti Serra è deceduta, ma non muore il valore della sua persona. Tutto travolge il tempo, ma la memoria dell'esistenza delle persone buone resta per sempre con l'umanità in cammino, per sempre recando conforto e speranza, vivente esempio ed appello costante all'agire morale, alla civile virtu', all'aiuto reciproco, al bene comune».

Anche nel suo ricordo continuiamo la lotta nonviolenta contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.
Anche nel suo ricordo continuiamo qui e adesso nell'impegno per far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani, semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro.
Nell'impegno per abolire la schiavitù in Italia semplicemente riconoscendo, a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano, tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti è privato di fondamentali diritti non è più una democrazia.

Nell'impegno per abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalità costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
Nell'impegno per formare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiché compito delle forze dell'ordine è proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza è la più importante risorsa di cui hanno bisogno.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Condividere il bene ed i beni.
Siamo una sola umanità in un unico mondo vivente, casa comune dell'umanità intera, un unico mondo vivente di cui siamo insieme parte e custodi.
Salvare le vite è il primo dovere.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi unitevi nella lotta per la liberazione comune, per la salvezza dell'umanità intera.
Alla scuola di Bianca Guidetti Serra la nonviolenza è in cammino.

 Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo*

Viterbo, 23 giugno 2020

*Il Centro di ricerca per la pace, i dirittiumani e la difesa della biosfera di Viterbo è una struttura nonviolenta attiva dagli anni '70 del secolo scorso che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. È la struttura nonviolenta che oltre trent'anni fa ha coordinato per l'Italia la più ampia campagna di solidarietà con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano La nonviolenza è in cammino che è possibile ricevere gratuitamente abbonandosi attraverso il sito www.peacelink.it

13/03/20

PROFUGHI SULLA FRONTIERA TURCHIA-UE

«Il Parlamento Europeo intervenga per fermare le violenze, l’uso della forza e la violazione dei diritti umani alla frontiera tra UE e Turchia»


Awmr Italia - donne della Regione Mediterranea ha sottoscritto questo appello inviato da numerose associazioni italiane per i diritti umani al Parlamento Europeo. 

«Facciamo appello al Parlamento Europeo e ai gruppi politici che rappresentano i cittadini e le cittadine dell’UE affinché venga fermata la violenza e l’uso della forza contro persone inermi al confine tra UE e Turchia e venga ristabilita la legalità e il rispetto dei diritti umani, in primo luogo il diritto d’asilo.
Quanto sta succedendo, è frutto di scelte sbagliate fatte con l’obiettivo di esternalizzare le frontiere e impedire alle persone in fuga da guerre e persecuzioni di arrivare in Europa per chiedere protezione.
L’accordo siglato nel marzo 2016 con la Turchia di Erdogan oltre che sbagliato è anche controproducente.
I Governi e le istituzioni europee hanno fornito alla Turchia un’arma di ricatto che consente di usare le persone come fossero merce, cancellando la nostra storia, i principi delle costituzioni europee e la civiltà del diritto.

Il governo greco, con il sostegno dei governi europei e della Commissione, ha messo in atto una vera e propria guerra, con l’uso di armi e violenza indiscriminata, contro uomini, donne e minorenni indifesi. L’uso delle armi, di esercito e polizia, contro civili inermi è vietato dalle leggi e dalle convenzioni internazionali e non c’è alcuna circostanza che possa giustificare una tale barbarie.
Il Parlamento Europeo intervenga per riaffermare il principio di non refoulement che in queste ore viene cancellato alla frontiera greco turca, il diritto d’asilo e il diritto all’accoglienza delle persone che arrivano alle nostre frontiere a chiedere protezione.

Si intervenga per riaffermare la necessità di un piano europeo di redistribuzione dei richiedenti asilo, con quote adeguate e con priorità per i minori stranieri non accompagnati e situazioni vulnerabili.
È urgente fermare la violenza e l’uso della forza contro i profughi e per ribadire quei principi di solidarietà e umanità che sono parte fondante dell’Unione Europea e ai quali non possiamo rinunciare se non vogliamo cancellare la nostra storia e alimentare i sentimenti anti europei e anti democratici che mettono a rischio l’esistenza stessa dell’UE.


Testo En:

The European Parliament must intervene to stop violence, the use of force and human rights violations at the EU-Turkey border.

We call on the European Parliament and the political groups representing the EU citizens to stop violence and the use of force against defenseless people at the EU-Turkey border and to restore legality and respect for human rights, firstly the right of asylum.

What is happening is the result of wrong choices made with the aim of externalizing borders and preventing people fleeing from wars and persecutions from arriving in Europe to seek protection.
The agreement signed in March 2016 between the EU and Turkey is not only wrong but also counterproductive.

Governments and European institutions have provided Turkey with an instrument of blackmail that allows people to be used as goods, erasing our history, the principles of European constitutions and the civilization of law.
The Greek government, with the support of European governments and the Commission, has waged a real war, with the use of weapons and indiscriminate violence, against defenseless men, women and children.
The use of weapons, by army and police, against unarmed civilians is prohibited by international laws and conventions and there is no circumstance that can justify such barbarism.

The European Parliament must intervene to reaffirm the principle of non-refoulement which in these hours is being canceled at the Greek EU-Turkish border, the right of asylum and acceptance of the people who come to our borders to seek protection.
Actions must be taken to reaffirm the need for a European redistribution plan for asylum seekers, with adequate quotas and with priorities for unaccompanied and separated minors and people in vulnerable conditions.

There is an urgent need to stop violence and the use of force against refugees and to reiterate the principles of solidarity and humanity that are a fundamental part of the European Union and which we cannot renounce if we do not want to erase our history and feed anti-European and anti-democratic feelings, who put the very existence of the EU at risk.

11/03/20

Confine Turchia-Grecia / lettera di protesta all'Unione Europea


«SMETTETELA CON LA RETORICA DELLO "SCUDO GRECO", DIFENDETE I DIRITTI E L’UMANITÀ » 

119 organizzazioni ed associazioni greche per i diritti umani esprimono ai governanti europei la loro ferma opposizione alle disposizioni normative disumane e illegali adottate dal governo greco - con l'avallo dell'UE - contro i profughi di guerra sul confine turco-greco


All’attenzione del Primo Ministro della Repubblica Ellenica, Kyriakos Mitsotakis, del Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, del Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, della Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen

Atene, 6 marzo 2020 - Le organizzazioni sottoscritte sono profondamente preoccupate per i recenti sviluppi al confine con l'Evros e le isole del Mar Egeo, dove le persone sono bloccate ai confini dell'Europa, strumentalizzate a scopi politici e soggette a violazioni dei loro diritti. Siamo inoltre profondamente preoccupati per il modo in cui le autorità della Grecia e dell'Unione europea gestiscono i nuovi arrivati. Altrettanto allarmanti sono le azioni estreme delle forze di sicurezza contro i rifugiati e da parte di civili contro i volontari dei diritti umani e delle organizzazioni umanitarie. Vorremmo anche sottolineare che il clima di panico e la retorica della "minaccia asimmetrica", avallata anche dalle autorità, non riflette la realtà e colpisce seriamente non solo i rifugiati vulnerabili, ma anche la nostra società e lo stato di diritto nel suo insieme.

In particolare:
Esprimiamo fermamente la nostra opposizione alle recenti decisioni del Consiglio governativo greco per gli affari esteri e la difesa (KYSEA), in particolare l'adozione del decreto legislativo di emergenza, che prevede la sospensione del diritto di chiedere asilo a tutte le persone che entrano nel paese e il loro ritorno senza registrazione, nei loro paesi di origine o di transito. L'applicazione di una tale disposizione normativa è disumana e illegale in quanto viola il principio fondamentale di non respingimento, comporta responsabilità internazionali per la Grecia e mette in pericolo la vita umana. È indiscutibile che la Grecia abbia la competenza sovrana di controllare i propri confini e di gestire eventuali attraversamenti in loco. Tuttavia, il diritto di chiedere asilo è un diritto umano fondamentale sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE.
Denunciamo anche gli attacchi alle organizzazioni che difendono i diritti umani e le organizzazioni umanitarie, rilevando che senza il supporto di queste organizzazioni, il sistema di gestione dei rifugiati in Grecia collasserebbe. Inoltre, la solidarietà è stata stigmatizzata ed è divenuta oggetto di sospetto, cosa che è stata anche esasperata da membri del governo, fomentando la violenza e l'illegalità nella società in generale. Denunciamo qualsiasi dichiarazione, azione o politica che fomenti o tolleri il bigottismo.

Chiediamo al governo greco di:
Ritirare il decreto legislativo di emergenza illegale e incostituzionale e rispettare gli obblighi dello Stato greco in materia di protezione della vita umana e di salvataggio in mare e alle frontiere terrestri.
Smettere immediatamente di respingere le persone negli stati in cui la loro vita e la loro libertà sono a rischio, o dove rischiano la tortura o altri maltrattamenti o pene inumane o degradanti.
• Alleggerire immediatamente il sovraffollamento nelle isole trasferendo i richiedenti asilo sulla terraferma, proteggendo il loro benessere e la loro salute. La priorità dovrebbe essere data ai minori più vulnerabili, non accompagnati e alle famiglie con bambini.
• Adottare le misure necessarie per proteggere ogni persona da atti di violenza, vittimizzazione e razzismo.

Ricordiamo che l'UE deve assumersi delle responsabilità sostanziali riguardo alla protezione delle persone in movimento, in modo da dimostrare non solo rispetto per la dignità umana e la legalità ma anche chiamare alla responsabilità condivisa tra gli Stati membri dell'UE nel contesto della gestione di ciò che è, prima di tutto, una questione europea. Il diritto di asilo e il rispetto del principio di non respingimento sono elementi fondamentali del diritto internazionale e dell'UE e pertanto le autorità dell'Unione europea devono adottare le misure necessarie per la loro protezione.
Perciò:
La Commissione europea, in quanto custode dei trattati, dovrebbe proteggere il diritto di asilo sancito dal diritto dell'UE. Pertanto, dovrebbe smetterla con la retorica dello “scudo" usata dalla Grecia e sollecitarla ad assumersi i suoi obblighi di legge.
Gli Stati membri dell'UE dovrebbero ristabilire immediatamente i meccanismi di ricollocazione di rifugiati e richiedenti asilo dalla Grecia in altri Stati membri, in modo equo e razionale, con priorità riservata ai minori non accompagnati. Gli Stati membri dell'UE dovrebbero aumentare il reinsediamento dei rifugiati direttamente dalla Turchia.
Gli Stati membri e le istituzioni dell'UE dovrebbero rivedere la dichiarazione UE-Turchia, che - oltre alle lacune giuridiche - ha ormai dimostrato di essere uno strumento politico imprevedibile e insostenibile per la gestione delle frontiere.
In conclusione, chiediamo a tutte le parti di rispettare la legge e salvaguardare i valori democratici europei. Eventuali ulteriori arretramenti avranno importanti conseguenze per le società europee, la democrazia europea e lo stato di diritto.

Seguono 119 firme di associazioni e organizzazioni greche e di altri paesi europei

Testo originale:


"Protect our laws and humanity!"
Open Letter by 119 Organizations
To:
Prime Minister of the Hellenic Republic, Kyriakos Mitsotakis
President of the European Parliament, David Sassoli
President of the European Council, Charles Michel
President of the European Commission, Ursula von der Leyen

Athens, 6 March 2020 – The undersigned organisations are deeply concerned about recent developments at the Evros border and the Aegean islands where people are stranded at the borders of Europe, instrumentalized for political purposes, and subject to violations of their rights. We are also deeply concerned about the way the authorities of Greece and the European Union are handling new arrivals. Equally alarming are the extreme actions by security forces against refugees and by civilians against staff of human rights and humanitarian organizations. We would also like to point out that the climate of panic and rhetoric of 'asymmetric threat' –also promoted by the authorities– does not reflect reality and seriously affects not only vulnerable refugees- but also our society and the rule of law as a whole.
Specifically:
We firmly express our opposition to the recent decisions of the Greek Governmental Council on Foreign Affairs and Defense (KYSEA), and in particular the adoption of the Emergency Legislative Decree, which stipulates the suspension of the right to seek asylum for all people entering the country and their return without registration, to their countries of origin or transit. Applying such a regulatory provision is inhumane and illegal as it violates the fundamental principle of non-refoulement, incurs international responsibilities for Greece and endangers human lives. It is beyond dispute that Greece has the sovereign competence to control its borders and to manage any crossings there. Nevertheless, the right to seek asylum is a fundamental human right enshrined in the Universal Declaration of Human Rights and the EU Charter of Fundamental Rights.
We also denounce the attacks on organizations that defend human rights and humanitarian organizations, noting that without the support of these organizations, the refugee management system in Greece would collapse. In addition, solidarity has been stigmatized and become the target of suspicion, which has been also exacerbated by members of the Government, fomenting violence and lawlessness in society in general. We denounce any statements, actions or policies that foment or tolerate bigotry.
We call upon the Greek Government to:
• Withdraw the illegal and unconstitutional Emergency Legislative Decree and to respect the obligations of the Greek State concerning the protection of human life and rescue at sea and at the land borders.
• Immediately stop returning people to states where their lives and freedom are at risk, or where they are at risk of being subjected to torture or other inhuman or degrading treatment or punishment.
• Immediately alleviate overcrowding on the islands by relocating asylum seekers to the mainland, protecting their well-being and health. Priority should be given to the most vulnerable, unaccompanied minors and families with children.
• Take the necessary measures to protect every person from acts of violence, victimization and racism.
We recall that the EU should assume substantial responsibilities for the protection of people on the move in a manner that demonstrates respect for human dignity and lawfulness and as a matter of shared responsibility among EU member states in the context of managing what is, first and foremost, a European issue. The right to asylum and the respect for the principle of non-refoulement are fundamental elements of international and EU law and therefore the authorities of the European Union must take the necessary measures for their protection.
Therefore:
• The European Commission, as the guardian of the Treaties, should protect the right to asylum as enshrined in EU law. Therefore, it should reverse the “aspida (shield)” rhetoric used by Greece and urge it to assume its legal obligations.
• EU Member States should re-establish immediately the mechanisms for the relocation of refugees and asylum seekers from Greece to other Member States, in a fair and rational manner, with priority given to unaccompanied children. EU Member States should increase resettlement of refugees directly from Turkey.
• EU Member States and institutions should revise the EU-Turkey Statement, which –in addition to legal lacunae– has now proven to be an unpredictable and unsustainable political tool for border management.
In closing, we call on all sides to respect the law and safeguard European democratic values. Any further backsliding will have major consequences on European societies, European democracy and the rule of law