28/09/23

Diciamo basta alla persecuzione politica contro Lorena Peña, presidente della Federazione Democratica Internazionale delle Donne!


La segreteria internazionale della WIDF denuncia un nuovo attacco giudiziario del governo salvadoregno di Bukele contro la presidente internazionale Lorena Peña Mendoza, che va ad aggiungersi ai precedenti, secondo una palese strategia di “lawfare”, ossia di uso addomesticato delle procedure legali per intimidire e ostacolare un’avversaria politica.

27 settembre 2023

Denunciamo un nuovo attacco giudiziario e l'aumento delle molestie e della persecuzione politica da parte del governo salvadoregno contro la nostra Presidente Lorena Peña Mendoza.

Nei giorni scorsi sono iniziate le udienze contro Lorena per un'insulsa e falsa accusa di arricchimento illecito. Accusa che non ha alcun fondamento probatorio e che, come se non bastasse, si sta sviluppando, con il rifiuto della Prima Sezione del Tribunale Civile di includere importanti prove documentali e testimoniali presentate dalla nostra presidente, atto che costituisce una violazione del suo diritto alla difesa.

 Questa azione viola il diritto alla difesa e a un processo giusto e imparziale.

A questa grave situazione si aggiunge ora la presentazione di una falsa denuncia priva di elementi probatori presentata alla Procura dal partito al potere in Salvador, in cui si chiedono nuovi processi con nuove accuse contro Lorena Peña Mendoza.

 Denunciamo questi atti che violano i diritti umani della nostra presidente, chiediamo che sia garantito un processo giusto e imparziale e che sia riconosciuta la sua innocenza.

 Chiediamo che cessi la persecuzione politica (messa in atto attraverso il sistema giudiziario) contro Lorena Peña Mendoza e che queste azioni del governo non raggiungano il livello criminale.

 Chiediamo che sia rispettata l'integrità fisica e morale di Lorena Peña Mendoza, presidente internazionale della WIDF.

La segreteria internazionale della WIDF

11/09/23

Cile 50 anni dopo / Il sogno desaparecido


… quel disastro orchestrato dagli Stati Uniti in Cile, che fece aprire gli occhi ad alcuni occidentali sulla politica estera statunitense. Quello che avremmo dovuto capire allora – ma che la maggior parte di noi non capì – è che molti Paesi, compreso il mio (la Norvegia NdT), hanno una politica estera ufficiale e una che non è ufficiale. Nel caso degli Stati Uniti, oltre che del mio Paese, ciò che la maggior parte di noi cittadini si sente dire, escludendo tutto il resto, sono frasi come “Stato di diritto”, “democrazia”, “libertà”, “pari diritti”, ecc. Ma i Paesi con cui in qualche modo interagiamo possono non vederci come ci vediamo noi. https://www.pressenza.com/it/2023/09/cile-50-anni-dopo-il-golpe-dell11-settembre/

 di Katjana Edwardsen *

Quello che pensavamo di sapere

Pochi di noi sapevano, l’11 settembre 1973, che il Cile non era né il primo né l’ultimo Paese a essere crocifisso dagli Stati Uniti, che il Cile, per gli USA, era solo business as usual. Ahimè, io per prima sono stata ingenua: pensavo che il Cile fosse un’eccezione.

Vedete, mentre il colpo di stato orchestrato dagli Stati Uniti in Cile ha sacrificato, nel corso degli anni successivi, circa tremila vite, la maggior parte delle quali è stata torturata fino alla morte, alcuni degli altri Paesi onorati dall’interessamento degli Stati Uniti hanno avuto una sorte ben peggiore. Per esempio, l’Operazione Condor costò solo in Argentina circa 30.000 vite. Ma la maggior parte di noi non ne ha mai sentito parlare. E se ci è capitato di sentir parlare della “Scuola delle Americhe” (1), abbiamo liquidato ciò che abbiamo sentito come quella che all’epoca si chiamava “teoria della cospirazione”.

Tuttavia, pochi di noi in Europa ignoravano l’orribile persecuzione di chiunque fosse anche solo vagamente sospettato di opporsi al dittatore cileno Pinochet, e pochi europei – di destra o di sinistra – condonavano la tortura e le esecuzioni extragiudiziali (anche se pare che Pinochet sia stato calorosamente applaudito da Margaret Thatcher). A nostro avviso, il presidente Salvador Allende e i suoi seguaci avevano lavorato per portare in Cile i diritti umani e la socialdemocrazia, mentre Pinochet e i suoi scagnozzi avevano definitivamente posto fine a tutto ciò in cui la maggior parte di noi – anche persone di destra – credeva.

Perché molti di noi qui sanno del Cile e non dell’Argentina, del Brasile, del Perù, dell’Uruguay, della Bolivia, eccetera, per non parlare degli orrori perpetrati dalle marionette statunitensi in America centrale? Per non dire dell’Iran! Perché molti di noi qui cantano “El pueblo/unido/jamás será vencido”, oltre alle canzoni di Victor Jara? Pongo questa domanda perché la ritengo importante: il movimento di opposizione cileno deve aver fatto qualcosa di monumentalmente giusto, nel senso che si è fatto sentire alla grande, nonostante il fatto che fosse estremamente diviso.

Non so dirvi cosa abbiano fatto di buono, perché non lo so. Forse è stato l’eroismo di Victor Jara, che ci ha fatto alzare in piedi, urlando di indignazione. Sapevamo, naturalmente, che non era l’unico, ma la sua ultima resistenza è stata davvero magnifica.

Quell’11 settembre del 1973

La mattina presto dell’11 settembre era partito per l’Università Tecnica Statale (UTE) dove lavorava. Quel giorno il Presidente Allende stesso avrebbe parlato per annunciare che avrebbe indetto un plebiscito. Gli studenti dell’UTE erano tra i più calorosi sostenitori di Allende e da diversi giorni stavano preparando una mostra per dimostrare i progressi ottenuti durante l’amministrazione Allende. Tuttavia, quando hanno saputo del colpo di Stato, gli studenti e i loro insegnanti hanno occupato gli edifici e sprangato il grande cancello.

Non erano del tutto impreparati: il Paese era profondamente polarizzato. «Si parlava di colpo di Stato, ma se non si è mai vissuto un colpo di Stato, non si possono immaginare le ripercussioni sulla propria vita o su quella dell’intera società… È come parlare di guerra, quando non se ne è mai vista una. Così, quando abbiamo preso in considerazione la possibilità di un colpo di Stato, ci siamo limitati a dire che avremmo occupato l’università».

Purtroppo, la mattina presto del 12 settembre, le forze di sicurezza hanno sfondato il cancello e hanno iniziato a sparare. I sopravvissuti – 600 studenti e i loro insegnanti, tra cui Victor Jara – furono infine portati allo stadio e torturati. A loro si aggiunsero presto migliaia di altre persone. Victor Jara dovette sopportare quattro giorni di trattamenti indicibili. «Lo riconobbero subito e cominciarono a rompergli la faccia». Gli furono negati cibo e acqua. Uno degli altri prigionieri riuscì a portargli di nascosto un quaderno in cui scrisse le sue ultime strofe, intitolate “Somos cinco miles” (Siamo cinquemila). Gli tagliarono la lingua perché smettesse di cantare, gli ruppero tutte le dita e… devo continuare? Il 16 settembre hanno finalmente posto fine alle sue sofferenze con almeno 23 colpi di pistola, forse di più, e hanno gettato il cadavere in una strada.

Dovrei spiegare che le forze contrarie alla socialdemocrazia dovevano impedire a tutti i costi che Allende convocasse il plebiscito e dimostrasse le sue intenzioni democratiche? La maggior parte di noi ha visto il meraviglioso film di Costa Gavras Missing e ha letto il romanzo di Isabel Allende La casa degli spiriti, ma entrambi sono del 1982, nove anni dopo il colpo di Stato!

Un regista, tuttavia, stette sul pezzo: Patricio Guzmán. Egli riuscì a documentare alcune delle iniquità subite dal popolo cileno durante la dittatura. La sua trilogia del 1975, 1977 e 1979 – La batalla de Chile – è liberamente visibile con sottotitoli in inglese. Rappresenta una testimonianza indelebile di ciò che il Cile ha subito. I suoi film hanno sostenuto la piccola fiamma di speranza che è esplosa nella rivolta “estallido” iniziata il 18 ottobre 2019.

 

La Costituzione – atto I

Il Cile di Pinochet è stato il “laboratorio” di quello che oggi chiamiamo “neoliberismo”. Per citare Naomi Klein in conversazione con Democracy Now:

«Il Cile è stato il laboratorio di quella che viene chiamata la Scuola di Economia di Chicago. È stato il primo posto al mondo in cui le idee radicali di Milton Friedman, che credeva nella privatizzazione di tutto, tranne che delle forze armate… venivano applicate. Erano idee dirompenti negli anni Sessanta, quando era ancora, come dire, un’epoca keynesiana, e quindi non erano in grado di introdurre queste idee negli Stati Uniti. … E così, fu solo in Cile, all’indomani del brutale colpo di stato e della morte di Salvador Allende, che gli economisti di Chicago ebbero il loro piccolo parco giochi dove poter testare molte delle politiche che sarebbero state poi globalizzate».

L’esperimento ha funzionato, nel senso che il PIL è salito alle stelle, ma il PIL non ci dice nulla su come viene distribuito il reddito nazionale: in Cile, non è affatto distribuito.

Il più grande trionfo neoliberista è stata la Costituzione di Pinochet del 1980, che più o meno santifica la proprietà privata. È stata una benedizione per i ricchi sfondati e un flagello per il resto della popolazione. Con pochi emendamenti, è ancora in vigore oggi. Impedisce di fatto la creazione di un servizio sanitario nazionale e di un’istruzione universitaria pubblica. Tutto, compresa l’acqua, è in vendita al miglior offerente. I giovani non hanno futuro. Gli anziani possono a malapena permettersi di sopravvivere quando vanno in pensione.

Circa un anno fa, ho trascorso alcune ore a leggere la bozza finale di una nuova Costituzione. Ho letto molti documenti legali nella mia vita, ma quella bozza di Costituzione era uno dei testi più belli che abbia mai incontrato. Secondo un articolo molto accurato di Wikipedia (aggiornato al 13 agosto 2023) il suo preambolo recita:

“Noi, popolo del Cile, composto da diverse nazioni, ci concediamo liberamente questa Costituzione, concordata in un processo partecipativo, paritario e democratico”.

In effetti, il progetto di Costituzione è stato creato dal “popolo cileno”, che ha eletto ciascuno dei 155 membri della “Convenzione Costituzionale” direttamente, cioè non attraverso il Congresso.

Vi invito a guardare il film di Patricio Guzmán Il mio paese immaginario, che racconta l'”estallido” e gli eventi successivi che hanno portato alla creazione del progetto di Costituzione del popolo.

 

La Costituzione – atto II

Ahimè, il plebiscito del 4 settembre ha respinto il bellissimo progetto di Costituzione popolare, come in effetti avevo temuto. Oltre a molte ridondanze nel testo, che avrebbero potuto essere facilmente eliminate, c’erano anche difetti del tipo “troppo, troppo in fretta”. Sebbene la maggior parte dei cileni desiderasse una riforma sociale e avrebbe probabilmente preferito vivere in una cosiddetta “socialdemocrazia”, tra loro c’è molto conservatorismo e nazionalismo. L’espressione “diversità sessuali e di genere e dissidenti”, ripetuta sei volte in tutto il testo, avrà generato diffidenza e persino disgusto, mentre il riferimento a 11 popoli indigeni come “nazioni” nell’articolo 5 avrà diffuso confusione e persino rabbia.

Ovviamente, la stampa prevalentemente di destra ha capitalizzato sulla confusione e la sfiducia e ha avvisato i suoi lettori che, se la Costituzione fosse stata approvata, il risultato sarebbe stato la disoccupazione di massa, a cui si sarebbero aggiunti un’inflazione ancora maggiore, un aumento della criminalità e dell’immigrazione clandestina. Inoltre, le case sarebbero state espropriate. Ci sarebbe stata la dissoluzione delle famiglie, aborti a bizzeffe, confusione sessuale generale e depravazione.

Secondo la mia esperienza, se dite alla gente che, se non fa quello che gli dici di fare, perderà il lavoro e le loro nipoti femmine si trasformeranno in nipoti maschi e viceversa, nella maggior parte dei casi seguirà i vostri dettami. Soprattutto se gli avete impedito di ricevere un’istruzione decente, in modo che non possa scoprire il vostro trucco. Si chiama ricatto.

Eccoci quindi tornati al punto di partenza: un Congresso a stragrande maggioranza di destra è stato incaricato di redigere una nuova Costituzione. Una cosiddetta Commissione di esperti (CE), composta da 24 membri selezionati dal Congresso, ha già preparato una prima bozza, alla quale sono stati proposti emendamenti che vengono discussi da un cosiddetto Consiglio costituzionale composto da 50 membri, 33 dei quali sono rappresentanti dell’estrema destra. Il destino della bozza finale dipenderà dal referendum del 17 dicembre 2023.

Per chi legge lo spagnolo, la bozza del CE e le successive proposte di modifica possono essere esaminate qui. Ciò che è chiaro, tuttavia, è che alcuni degli emendamenti proposti dall’estrema destra sono di cattivo auspicio. Secondo la testata on line Ciperchile, undici di essi, in particolare, portano il marchio dell’ideologia di Pinochet. Ad esempio, rispetto al progetto della CE:

– Attualmente gli emendamenti alla Costituzione devono essere approvati dal 66,6% del Congresso. Di conseguenza, è stato praticamente impossibile introdurre cambiamenti. L’estrema destra vuole che le cose rimangano così (la CE ha proposto di ridurre l’approvazione del Congresso al 60%).

– L’estrema destra vuole anche mantenere il potere della Corte costituzionale di bloccare la legislazione. (La CE riduce il potere della Corte costituzionale e lo ridefinisce come consultivo).

– L’estrema destra vuole mantenere quello che Ciperchile definisce il “modello di sussidiarietà” dell’UE, una buona cosa forse per l’UE, ma non per il Cile. In pratica funziona così: lo Stato deve impegnarsi solo in attività che non sono di interesse per gli investitori privati. Per esempio: se tutte le persone hanno il diritto di scegliere se pagare un’assicurazione sanitaria privata o pubblica, gli ospedali pubblici saranno sottofinanziati o inesistenti. Lo stesso vale per gli istituti di istruzione superiore e per i programmi di sicurezza sociale, compresi i fondi per la pensione e la disoccupazione.

Questa è stata una questione fondamentale per coloro che hanno partecipato alle proteste. L’implicazione è ovviamente che, se gli ospedali pubblici e le università pubbliche devono essere finanziati dallo Stato, sarà necessaria una riforma fiscale. Il sistema fiscale cileno “è molto regressivo, con una forte dipendenza dalle imposte indirette, che colpiscono principalmente i settori a medio e basso reddito della popolazione”. È necessaria “l’introduzione di un’imposta progressiva sui patrimoni più elevati e di una tassa sulle grandi ricchezze. Meno dello 0,1 % della popolazione, i ricchissimi, possiedono l’equivalente del PIL del Cile. Tassando la loro ricchezza con un’aliquota del 2,5% si raccoglierebbero circa 5 miliardi di dollari, pari all’1,9% del PIL”.

– L’estrema destra riconosce i trattati internazionali sui diritti umani solo nella misura in cui sono compatibili con la Costituzione cilena.

– L’estrema destra intende limitare il diritto di sciopero dei lavoratori.

– L’estrema destra vuole proibire l’aborto.

– L’estrema destra non vuole aumentare i diritti delle comunità indigene.

La parte della Costituzione che riguarda l’acqua

Forse sapete che il Cile soffre da diversi anni di grave carenza d’acqua. Nelle zone centrali e più popolate, l’acqua deve essere consegnata con camion cisterna. Ciò che non è stato detto, tuttavia, è che questo non è solo il risultato del cambiamento climatico. Uno degli slogan dei manifestanti dell'“estallido” era “Non è siccità, è furto”.

Si potrebbe pensare che l’acqua sia un diritto umano. Non è così in Cile, dove la proprietà dell’acqua è definita dal mercato e l’attuale costituzione dice espressamente che i ‘diritti dell’acqua’ sono considerati proprietà privata. La proprietà dell’acqua non richiede la proprietà della terra, per cui ci sono proprietari di acqua che non hanno terra e proprietari di terra che non hanno acqua.

Secondo un’intervista rilasciata ad esempio a Resilience.org dal Presidente Piñera (fino al 2020) “… il ministro dell’Agricoltura, Antonio Walker Prieto e la sua famiglia possiedono più di 29.000 litri al secondo, che equivalgono alla fornitura ininterrotta di acqua utilizzata da circa 17 milioni di persone”.

Un’ultima citazione, questa volta da Earth.org:

«Il sistema consente alle aziende agricole, energetiche e minerarie di acquistare e vendere le assegnazioni di acqua come se fossero azioni della società. Ma mentre questo ha favorito una fiorente economia di esportazione, trasformando il Cile in un grande esportatore di prodotti, dal rame agli avocado e al vino, milioni di persone sono state lasciate indietro. Gli agricoltori di tutto il Paese hanno visto andare in fumo anni di lavoro, poiché la siccità ha lentamente consumato il loro raccolto e compromesso in modo irreversibile colture come patate, riso, mais, fagioli, alberi da frutto e vigneti. Nel frattempo, centinaia di comunità rurali che hanno perso tutto non hanno avuto altra scelta che vendere le loro terre e trasferirsi nei centri urbani».

L’economia cilena – la maggiore del Sud America per PIL pro-capite – si basa su tre industrie che hanno bisogno di molta acqua: l’industria mineraria, l’agricoltura e la silvicoltura. Sostenuta dal sistema dei diritti privati, quest’ultima – che rappresenta solo il 3% del PIL del Paese – ha accesso a quasi il 60% delle risorse idriche cilene. Un altro 37% è destinato al settore agricolo, lasciando solo il 2% circa per il consumo umano.

Nei media cileni si è parlato molto di acqua durante la preparazione del progetto di Costituzione popolare. Per qualche motivo, trovo che la parola “acqua” non venga quasi mai menzionata in relazione al progetto di Costituzione del Congresso. Sospetto che nessuno creda che l’estrema destra rinuncerebbe mai e poi mai ai diritti di proprietà sull’acqua. Se avete visto il film Mi país imaginario di Patricio Guzmán, avrete notato che il Congresso viene talvolta definito come una “cricca di famiglie interconnesse”.

Credo di aver dimostrato che lo Stato cileno e il suo Congresso sono palesemente al servizio degli interessi di una parte infinitesimale della popolazione cilena. La politica interna del Cile appare estremamente cinica. È un’eccezione?

 

NOTA: (1) Fin dalla sua fondazione nel 1946, la Scuola delle Americhe (ribattezzata Istituto dell’Emisfero Occidentale per la Cooperazione alla Sicurezza o WHINSEC, nel 2001) ha addestrato assassini, capi delle squadre della morte e violatori dei diritti umani per il lavoro sporco in America Latina.

Traduzione dall’inglese di Daniela Bezzi. Revisione di Thomas Schmid

* Katjana Edwardsen è una linguista e traduttrice norvegese. Ha lavorato principalmente per il Servizio nazionale norvegese di investigazione criminale. Scrive spesso su diversi argomenti sociali e politici, soprattutto sul suo blog: pelshval.com. Uno dei principali campi di interesse di Katjana è l’America Latina.


24/08/23

A Bruxelles un “controvertice” globale e femminista contro la NATO

Nella foto: Bruxelles, Parlamento europeo, 6 luglio 2023. Clare Daly, Skevi Koukouma, Özlem Demirel, Ulla Klotzer durante l'incontro della rete Global Women for Peace united against NATO con le auroparlamentari di GUE/NGL


Prima che i capi di stato e di governo si riunissero a Vilnius per la riunione annuale del Patto, mentre sullo sfondo perdurano l’orrore della guerra in Ucraina e l’impegno europeo nella politica di guerra, un coordinamento di donne provenienti da tutto il mondo – la rete Global Women for Peace united against Nato – è convenuta a Bruxelles, dal 6 al 9 luglio, dove ha la sua sede centrale l’Alleanza Atlantica, per tracciare linee alternative femministe per la pace. Un programma di attività seminariali di respiro internazionale ed incontri istituzionali presso il Parlamento Europeo e lo stesso quartier generale della NATO.

Tra i fatti più eclatanti del ricco dibattito di queste giornate è stata segnalata la grave corruzione dell’Agenda ‘Donne, Pace e Sicurezza’. Un caposaldo di innovazione della politica internazionale del XXI secolo, nato dalla risoluzione n.1325 adottata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nell’ottobre del 2000, per aumentare le tutele contro le note e secolari violenze su donne e ragazze durante i conflitti, ma soprattutto per porre al centro il ruolo attivo delle donne nel mantenimento e nella promozione della pace e nella risoluzione dei conflitti.

Un primo passo per un diverso approccio al tema della sicurezza che ha dato luogo negli ultimi vent’anni a politiche attive su scala internazionale, nazionale e locale. Un lavoro che secondo le attiviste rischia oggi di essere vanificato perché tradito nel suo spirito iniziale a causa di declinazioni deformanti sull’approccio di genere nei piani nazionali messi in opera. Senza contare il crescente militarismo portato nelle scuole pubbliche e la militarizzazione della ricerca scientifica.

Bruxelles Parlamento Europeo, 6 luglio 2023: la delegazione delle Global
Women for Peace united against NATO incontra le parlamentari GUE/NGL

Durante il dibattito del 6 luglio presso il Parlamento Europeo, due europarlamentari del gruppo GUE/NGL Sinistra Europea, Clare Daly e Özlem Demirel, hanno incontrato pienamente i punti fondamentali della Dichiarazione per la pace formulata dalla rete delle donne per manifestare una precisa volontà politica. Il gruppo lavora per una nuova struttura di sicurezza per l’Europa, che si può ottenere solo attraverso lo smantellamento della NATO e attraverso lo sviluppo di diplomazia e relazioni internazionali che abbiano come chiave di volta la centralità della posizione della donna in un mondo multipolare, votato ad una maggiore giustizia sociale e ad una crescente solidarietà globale. Le linee femministe e umaniste non hanno però lo spazio che meritano per potersi sviluppare appieno in un mondo che le vorrebbe corrompere e che rischia nuovamente di precipitare a caduta libera nella formula esasperata del dominio militare.

«Quella delle donne globali unite contro la Nato è una dichiarazione mai necessaria come ora – ha sostenuto infatti Clare Daly –  che il femminismo è stato spietatamente cooptato dal complesso industriale militare […] la NATO si è basata sul potere dei social media e sul peso emotivo delle politiche identitarie  e sta sfruttando gli influencer online e la più sottile concezione dell’uguaglianza di genere per spingere la sua agenda patriarcale e militarista…abbiamo tutti sentito parlare di greenwashing da parte delle aziende; è ora di iniziare a parlare di girl-washing da parte del complesso industriale militare».

Anche Özlem Demirel ha insistito sulla questione della militarizzazione e la corsa agli armamenti. «Clare ed io abbiamo sentito molti discorsi al riguardo in questa casa – è l’obiettivo principale e anche l’argomento utilizzato per raccontare questa guerra. Il ministro degli Esteri tedesco parla di una politica estera femminista ma intende la militarizzazione. Le donne invece sono per la pace! La NATO ci sta dicendo che noi/loro lotteremmo per la democrazia, raccontandoci che vogliono combattere per i diritti delle donne. Eppure noi sappiamo dolorosamente dal nostro passato, e dal presente, che il militarismo e la guerra indeboliscono sempre e ovunque i diritti delle donne e la democrazia».

Patrizia Sterpetti, di WILPF Italia – storica organizzazione pacifista il cui operato è stato rilevante affinché si inserisse nel piano nazionale italiano il tema del disarmo – ha partecipato al controvertice quale portavoce, insieme a numerose donne italiane, consegnando alle due europarlamentari dei dossier sulla situazione in Italia e sulla questione delle servitù militari in Sardegna. Documenti che sollevano l’illegittimità della presenza di armi nucleari in Italia e che denunciano le gravi mancanze rispetto alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente nei siti dove sono state collocate le basi militari, contribuendo a portare all’attenzione europea problemi che non dovrebbero restare circoscritti al solo contesto nazionale.

Siamo all’indomani del Vertice di Vilnius e ciò che emerge in questi giorni è che si sottolinea ancora la militarizzazione delle relazioni internazionali, alle quali voi vi siete opposte fin dall’anno scorso, a partire dalla presentazione dell’ultimo strategic concept 2022 della NATO a Madrid e che già allora avete criticato. Cosa è emerso con questo vostro nuovo incontro a Bruxelles?

Durante l’incontro presso il Parlamento Europeo si è sostanziato in maniera molto accurata il fatto che è stata progressivamente modificata e manipolata l’Agenda donne, pace e sicurezza, che è stato il frutto di tanto lavoro e impegno politico da parte delle donne nel corso del tempo.  Il riconoscere da parte di tutte che l’eguaglianza e lo sviluppo sono possibili soltanto in un’atmosfera di pace, mentre la Nato non ha fatto altro che impossessarsi dell’agenda e trasformare il messaggio femminista in una militarizzazione della presenza delle donne, ponendole come protagoniste del militarismo. Purtroppo, coinvolgendo e sponsorizzando anche delle figure molto note e creando questo nuovo modello. L’idea soggiacente è di arrivare a una politica estera femminista che è soltanto una politica in cui sostanzialmente sono presenti le donne, ma senza il portato del femminismo. Senza cioè quel messaggio non competitivo, cooperativo, che aborrisce la violenza e che è contrario alla guerra.

Voi volete smascherare la narrazione ufficiale rispetto alla NATO, ovvero che sia un patto eminentemente difensivo, quando invece sappiamo che in realtà l’alleanza si espande. Oltre ad allargare l’adesione agli Stati che vogliano farvi parte, anche attraverso le proprie basi militari.

Sì. È un’entità che, sebbene cerchi di inglobare nuovi soggetti, come ha fatto con il Giappone, per appunto circondare la Cina e la Russia, è sostanzialmente un soggetto autoritario ed è estremamente parziale dal punto di vista geografico, perché chiaramente difende essenzialmente gli interessi dell’Occidente. Per le basi sono poi stati scelti storicamente dei luoghi incontaminati, bellissimi. Spesso delle isole trasformate in luoghi contaminati e di grande sofferenza. Personalmente, come italiana, ho consegnato a Clare Daly e a Özlem Demirel, una serie di dossiers relativi alla Sardegna e legati a diversi aspetti, ovvero alla criminalizzazione dei difensori dei diritti ambientali e in particolare faccio riferimento ai quaranta attivisti incriminati per l’operazione “lince”, accusati addirittura di terrorismo. La problematica relativa al fatto che non esiste un registro dei tumori in Sardegna, il fatto che la legge, il testo unico dell’ambiente, non include le attività militari nell’esame delle attività contaminanti e pericolose, e poi anche le questioni legate alle proposte che fanno i militari per fare delle bonifiche, sempre però trascurando aspetti fondamentali e con l’intento non di ritirarsi dalle attività militari, ma di ripristinarle… mi riferisco alla cosiddetta penisola Delta. C’è poi anche il problema dell’espansione della RWM, che è stata bloccata, ma per la quale c’è un contenzioso. Ci sono veramente molte vittime in Sardegna a causa delle attività militari nelle basi. Persone che sono nate con delle modificazioni genetiche, cioè che a causa delle contaminazioni provocate da queste attività, sono nate con malformazioni. Ci sono persone in uno stato di grande sofferenza. E quindi ho consegnato questi dossiers insieme a un testo che abbiamo commissionato, unitamente a venti associazioni di cui è capofila l’associazione Abbasso la guerra, a IALANA, l’International Association of Lawyers Against Nuclear, sulla illegittimità della presenza di armi nucleari in Italia. Questi due materiali sono stati consegnati alle due europarlamentari con un chiaro invito a compiere una missione di ascolto e di visita alla Sardegna.

Che aria si respirava durante i vostri tavoli e cosa è emerso di significativo dal lavoro seminariale?

La presenza era di donne veramente molto affiatate in un atteggiamento orizzontale e di grande collaborazione. È stata un’iniziativa organizzata con pochissime risorse, basata su una precisa volontà di non arrendersi e non fare assolutamente passare certi messaggi ma contrastarli e fare chiarezza. Dimostrare tutta l’opposizione in maniera costante. Tra i risultati più importanti è stata emanata una dichiarazione sintetica contro l’uso delle bombe a grappolo e l’uso dell’uranio impoverito4. Le donne si sono divise in gruppi di lavoro che continueranno le loro attività in futuro. Un gruppo, su ispirazione dell’Osservatorio italiano contro la militarizzazione delle scuole, diventerà un osservatorio mondiale, e il tema verrà trattato da un punto di vista comparativo. Un secondo riguarderà il rapporto fra militarismo e ambiente, e un terzo continuerà a lavorare sulla manipolazione della risoluzione n. 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza. Quindi sulla non militarizzazione delle donne e sull’investimento delle donne nella mediazione, nella prevenzione di conflitti e nella protezione delle vittime dei conflitti. L’ultimo gruppo verterà sul coinvolgimento del Sud globale, riconosciuto come appunto una delle grandi speranze anche rispetto alla possibile soluzione del conflitto russo-ucraino, e cioè l’idea del Brics e dei paesi del Sud Globale di aumentare il dialogo e il loro coinvolgimento. Un osservatorio molto importante, perché molti piani nazionali di attuazione della 1325 sono appunto sporcati dall’ ingerenza della NATO che invece ha fatto propria la risoluzione e ha cercato sempre più di investire in giovani donne nei ruoli apicali. E purtroppo molte ci sono cascate.

È molto interessante quello che emerge, perché c’è chiaramente la lotta al patriarcato e ai suoi mezzi più infimi nelle vostre istanze. Proprio perché i piani di guerra appartengono alla sua logica di autorità e ad una visione improntata ancora all’imperialismo e al colonialismo. Quindi, da qui la speranza riposta verso i paesi decolonizzati?

Sì, assolutamente. La consapevolezza che la Nato abbia un suo nocciolo molto legato alla dimensione occidentale, alla difesa armata e non democratica delle proprie prerogative è chiarissima. Infatti, le voci che si sono sollevate per raccontare i danni causati ovunque nel mondo, erano voci del Sud Globale. Gli incontri che si sono svolti il 7 e l’8 luglio sono proprio partiti con le analisi relative all’Europa per poi spostarsi all’Africa, al Nord America, all’America Latina, e poi a tutta l’Asia-Pacifico. C’erano voci mondiali e per questo è stato molto importante. C’è l’idea di rivedersi il prossimo anno a Washington, e soprattutto, considerando molto importante la funzione dell’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e per la Cooperazione, una delle proposte è di organizzare nel 2025 una grossa conferenza con una nuova impostazione sicuritaria che rispecchi invece i principi di Helsinki e quindi la cooperazione fra est e ovest. Così come la lotta comune ed unita verso i grandi problemi del mondo. Si è infatti anche parlato molto di dimensione culturale, cioè dell’importanza di fare cultura e arte nel pacifismo, e non è un caso che la convitata ucraina alla conferenza si occupasse di minoranze linguistiche. C’è poi stato chiaramente il riferimento anche alla guerra in corso in Ucraina che per noi può essere bloccata soltanto mettendo a tacere il militarismo.

Sono però rare le voci che parlino concretamente di trattative di pace e assistiamo invece a un’ulteriore escalation. Trovo quindi importante comprendere le caratteristiche delle donne nel diverso approccio alla risoluzione dei conflitti o anche alla loro prevenzione. Si possono delineare queste specificità?

Le donne sono vicine alle vittime, cioè non tollerano la perdita e la morte ed è per questa ragione che sono per la mediazione. Per le donne nel femminismo c’è l’egualitarismo, il ripudio della violenza. C’è invece la dimensione della non gerarchia, della non competizione, della collaborazione. La cifra delle donne è totalmente diversa ed è inaccettabile che abbiano proposto una politica estera femminista militarizzata che metta al centro la guerra. Che legittimi la guerra. Questo è stato un grosso tradimento dei valori e dell’impegno di generazioni e generazioni di donne che sono partite da altre convinzioni e che hanno specificato che la guerra è l’ultima cosa che debba avvenire. Ora siamo arrivati addirittura al punto che la pace deve essere ottenuta in maniera bellica. Ecco, questo è veramente un rimescolare le carte in tavola. E chi fortunatamente ha una forte identità, lo svela in maniera inequivocabile.

*L’articolo è stato pubblicato su Transform!Italia:  https://transform-italia.it/la-cifra-delle-donne/

17/07/23

Bruxelles: le donne globali dichiarano la pace

DONNE DEL MONDO PER LA PACE UNITE CONTRO LA NATO INCONTRANO RAPPRESENTANTI DEL PARLAMENTO EUROPEO E DELLA NATO

Nella foto: le venti donne delegate globali con le europarlamentari Clare Daly (Irlanda) e Özlem Demirel (Germania) del gruppo GUE/NGL The Left

Nel fine settimana che precedeva il vertice NATO di Vilnius (Lituania), la rete Global Women for Peace United contro la NATO, in cui convergono donne di 35 paesi, si è ritrovata a Bruxelles, sede del Parlamento Europeo e del quartier generale dell’Alleanza Atlantica, per tre intense giornate di attività dedicate ai temi della guerra e della pace, dal 6 al 9 luglio 2023.

Ann Wright * racconta il “controvertice” delle donne per la pace seguendo il filo degli appunti presi durante le attività in agenda nelle tre giornate. Nel report sono incluse le registrazioni video delle varie sessioni, anche se per qualche problema tecnico alcune registrazioni non sono di buona qualità come avremmo desiderato.

La documentazione relativa agli eventi compresi nel programma è stata pubblicata nella sezione media del sito web delle Global Women, compresa la Dichiarazione per la pace, tradotta nelle varie lingue, che si può firmare qui: http://womenagainstnato.org/declaration/

donne di tutto il mondo incontrano le parlamentari europee

Il 6 luglio 2023, venti delegate delle Global Women hanno incontrato alcuni europarlamentari per esprimere la loro preoccupazione circa il crescente bellicismo della NATO. L'incontro è stato moderato da Skevi Koukouma, da Cipro, segretaria del Movimento Progressista delle Donne POGO. La deputata irlandese Clare Daly e la turco-tedesca Özlem Demirel hanno parlato alla delegazione Global Women delle loro preoccupazioni riguardo alla NATO. La delegazione ha consegnato loro una copia della Dichiarazione costituente delle Global Women for Peace united against NATO.

L'eurodeputata Clare Daly ha affermato con forza che la guerra e il militarismo sono un anatema per il femminismo e la parità, sottolineando che l'uguaglianza, la giustizia e la pace sono i principi che sostengono la lotta delle donne per la libertà, che non c'è bisogno del militarismo o dell'uso della violenza per raggiungere obiettivi geopolitici, che lo scopo della NATO è il dominio, non la giustizia o la difesa dei diritti umani. Clare Daly ha sottolineato che le donne devono resistere alle politiche della NATO, chiederne lo smantellamento insieme al ripristino dell'uguaglianza e della pace, non permettere alla NATO di cooptarle usando strumentalmente argomenti come "politica estera femminile" e "donne, genere e uguaglianza".

Nel suo intervento, l'eurodeputata Özlem Demirel ha fatto riferimento alla necessità di una smilitarizzazione immediata e di ottenere la pace solo con mezzi pacifici. Ha anche sottolineato che i fondi dati per l'acquisto di armi e attrezzature militari sono a scapito di finanziamenti per migliorare la salute, l'istruzione e altri servizi per le persone in tutto il mondo.


Quasi tutte le venti delegate di Global Women hanno parlato a turno, ognuna sottolineando i problemi che il proprio paese deve affrontare a causa delle azioni militari della NATO e delle spese militari obbligatorie. La necessità della pace nel mondo, della smilitarizzazione, dei servizi umani come la salute e l'istruzione e del rafforzamento della protezione dei diritti umani è stata sottolineata da tutte le delegate.

Venerdì 7 luglio 2023, apertura del lavori

Il 7 luglio il meeting convocato dalle Global Women for Peace United against NATO, in presenza e in streaming, è stato formalmente aperto da Ulla Klotzer (Finlandia) e Ann Wright (Usa), presso il centro sociale Pianofabriek di Bruxelles.

A questo link si può vedere la registrazione della giornata: https://youtu.be/NX3F6qpaehA

Primo panel- Minacce e conseguenze dell’alleanza Europa-NATO/USA

Il primo panel del seminario, incentrato sulla pericolosa relazione tra Europa e USA/NATO, è stato coordinato da Emmelien Lievens, dell'organizzazione pacifista belga Vrede che fa parte della rete internazionale "No To Nato No to War", e da Ada Donno dell’Awmr Italia-Associazione di Donne della Regione Mediterranea.

Relatrici in questo panel sono state: Zeynep Goru della Marcia mondiale delle donne: Le donne e la NATO; Kristine Karch co-presidente della rete internazionale "No alla guerra – NO alla NATO"; Cristina Ronchieri dell’Osservatorio italiano contro la militarizzazione delle scuole, che monitora la crescente presenza dei militari nelle attività di insegnamento e ricerca scientifica; Sophie Bolt della Campagna per il disarmo nucleare (CND) in Europa; Ria Verjauw della  Coalizione internazionale per la messa al bando delle armi all'uranio, ICBUW (Il costo umano e ambientale delle armi all'uranio impoverito); Marilina Veca di WILPF Italia (virtuale):  “Crimini di guerra in tempo di pace. Uranio impoverito, il killer silenzioso”; Angelika Claußen della Sezione tedesca dell'IPPNW (virtuale): “No alla NATO come killer climatico. Verso la giustizia climatica e la sicurezza umana”; Vera Zalka del Forum sociale ungherese (HSF): “La NATO in Europa orientale, conseguenze e minacce”; Skevi Koukouma, segretaria del Movimento delle donne POGO (Cipro): “La NATO accelera le sue attività nel Mediterraneo”; Ingeborg Breines ex presidente dell'IPB e direttrice dell'UNESCO (virtuale); Ulla Klötzer di Donne per la pace Finlandia: “Espansione della NATO a nord, conseguenze e minacce”.

Link alla registrazione video: (Minuto :02 – 1:48:25)

Le relazioni si sono incentrate sull'Europa, con 31 Stati membri della NATO (22 dei quali Stati membri dell'UE) che partecipano attivamente all'accerchiamento della Russia. Le armi nucleari statunitensi hanno sede in tutta Europa. Le grandi esercitazioni militari stanno inquinando l'aria e la terra. L'uso da parte della NATO di armi all'uranio impoverito nella guerra dei Balcani degli anni '90 ha lasciato un'eredità tossica causando gravi problemi di salute tra civili e soldati. Alcuni stati della NATO stanno fornendo queste armi radioattive all'esercito ucraino. La spesa per la difesa in tutta Europa sta aumentando a un ritmo allarmante.

Visita al quartier generale della NATO

Il 7 luglio, una delegazione di dieci donne provenienti da Australia, Belgio, Cipro, Finlandia, Germania, Ungheria, Italia, Regno Unito e Stati Uniti si è recata al quartier generale della NATO (periferia di Bruxelles) per consegnare la Dichiarazione delle donne per la pace e per esprimere le proprie preoccupazioni sulle azioni di guerra della NATO. Ventiquattr’ore prima dell'incontro siamo state informate che la delegazione sarebbe stata ricevuta da Nicola de Santis, capo della sezione impegni della divisione diplomazia pubblica della NATO, al posto di Annette Parviainen, Divisione Affari Politici e Politica di Sicurezza, come preannunciato. Nessun video è stato consentito.


Nella foto: Nicola De Santis, capo della Sezione Impegni della Divisione diplomazia pubblica NATO, durante l’incontro con la delegazione delle Global Women for Peace united against NATO

De Santis ha dato il benvenuto al gruppo e ha introdotto l’incontro con una esposizione di 20 minuti sul ruolo "difensivo" e di pace della NATO. Ciascuna delle dieci donne della delegazione ha dato una risposta esponendo in due minuti il proprio punto di vista sulla NATO e sugli effetti della sua presenza nel proprio paese.

Come ha osservato Skevi Koukouma nel suo report sull’incontro, De Santis "in modo entusiastico e orgoglioso" ha passato in rassegna la storia della NATO con riferimenti a diversi periodi e poi ha dato la parola alle partecipanti per un breve intervento, ciascuna delle quali ha fatto riferimento a diverse questioni relative alla propria area geografica. Io, come colonnello dell'esercito americano in pensione che nel 1970 ha prestato servizio nel sottocomando della NATO delle forze alleate dell'Europa centrale, ho detto al signor de Santis e alle quattro persone del suo staff presenti, che le massicce manovre di guerra della NATO al confine della Federazione Russa e le due nuove basi militari statunitensi in Polonia e Romania non erano "difensive" ma "offensive" in ogni senso della parola. Quando ho fatto presente a de Santis che mi sono dimessa da diplomatico americano nel 2003, all’inizio della guerra in Iraq, egli ha risposto: «Lo so».

Il report di Skevi Koukouma continua: «Tutte le intervenute hanno evidenziato l'escalation crescente dell'aggressione della NATO, la destinazione, insieme all'Unione Europea, di ingenti somme di denaro ad investimenti nell'industria bellica e nella tecnologia, allo sviluppo dello scudo antimissile e alla creazione di una rete di basi militari in tutto il mondo. Ulteriori questioni sollevate sono state il tentativo della NATO di globalizzare le sue attività, sia attraverso la sua costante espansione verso est, sia attraverso la creazione di vari partenariati regionali e programmi satellitari. Coinvolgendo il maggior numero possibile di Stati nei raid e nelle missioni della NATO per esigenze operative, la NATO si crea una legittimità politica per i suoi interventi e mina il diritto internazionale e i principi su cui è stata costruita l'ONU. Dall'Ucraina alla Siria e dall'Africa al Mar Cinese Meridionale, le forze della NATO svolgono i compiti del braccio armato dell'imperialismo occidentale. L’andamento della discussione, con i commenti di De Santis ad ogni intervento, ha fatto capire che i funzionari della NATO avevano esplorato la biografia di ciascuna delle partecipanti».

L’incontro si è concluso con l’evidente disaccordo sulla missione della NATO e con l'impegno delle Global Women di continuare a informare le proprie comunità sul pericolo che la NATO rappresenta per la pace.

Lasciando il quartier generale della NATO, abbiamo aperto lo striscione "Ban Uranium Weapons", per ricordare le ben note orribili conseguenze sanitarie e ambientali delle armi contenenti uranio impoverito.

Nella foto: Bruxelles, 7 luglio 2023. Ada Donno -Italia, Vera Zalka-Ungheria, Ann Wright-USA, Ulla Klotzer-Finlandia, Lea Launokari- Finlandia davanti al quartier generale della NATO.
 

Secondo panel: un webinar sulla NATO in Africa

Link al video: https://youtu.be/iTwK6sBanNw

Il secondo dei panel si è incentrato sull'Africa. Ricordando che il decennio delle Nazioni Unite per le persone di origine africana è iniziato il 1 ° gennaio 2015 e terminerà il 31 dicembre 2024, le relatrici hanno confermato il messaggio del decennio delle Nazioni Unite che chiede "Riconoscimento, sviluppo, giustizia" oltre che di porre fine alle operazioni militari della NATO e dell'AFRICOM.

Hanno coordinato il webinar: Theresa Al-Amin (virtuale) di Southern Anti-Racism Network e WILPF USA); George Friday (virtuale) di National Peace Action Board e WILPF USA; Ernest Gibson Kpordotsi (presente a Bruxelles) di Global Peace Association of Ghana e dell'International Peace Bureau, direttore di programmi e progetti presso il Bureau of African Peace in Ghana.

Sono intervenuti: Nomazotsho Memani, ex membro della legislatura provinciale in Sud Africa 1994-1999, attivista e avvocato dell'Alta Corte in Sud Africa. Dr. Gnaka Lagoke, docente di storia e di studi panafricani presso la Lincoln University (PA), nonché membro fondatore della Convenzione per il Panafricanismo e il Progresso (CPP), www.cpp-ubuntu.org ; Edwick Madzimure, fondatrice di WILPF Zimbabwe e rappresentante regionale di WILPF Africa; Khadija Ryadi, difensora dei diritti umani in Marocco, vincitrice del Premio ONU per la causa dei diritti umani nel 2013; Coordinatrice del CMODH. 

Flash mob in Piazza Albertina, Bruxelles: “NATO? No, grazie. Investiamo nella pace”

Rivedi il video della manifestazione qui: https://vimeo.com/843423637

Nel tardo pomeriggio del 7 luglio, le Global Women, in un evento collaterale alla conferenza, si è unita agli attivisti per la pace di Bruxelles in una vivace manifestazione nel centro di Bruxelles con striscioni, musica e azioni interattive.


Le organizzazioni pacifiste e femminili belghe e internazionali hanno chiesto un'azione di protesta contro i piani della NATO volti ad aumentare ulteriormente le spese militari al prossimo vertice di Vilnius. L'aumento della spesa militare non può essere giustificato mentre le esigenze di bilancio per asili nido, trasporti pubblici, istruzione, accoglienza dei richiedenti asilo, assistenza sanitaria, misure per la mitigazione del cambiamento climatico sono così alte. Chiediamo ai responsabili politici di frenare l'aumento delle spese militari e rendere la sicurezza umana una priorità investendo nella protezione sociale e ambientale.

Programma serale – NATO globale o pace globale?

A conclusione dell'intera giornata di lavori, presso la Pianofabriek si è tenuto un evento comunitario organizzato da "No to War No to NATO" e Vrede Belgian peace organization.

Qui si può vedere la registrazione video: https://youtu.be/0rDyBIycrM8

Sono intervenuti: Ludo De Brabander (Vrede vzw – Belgio); Ann Wright (Veterans for Peace – Stati Uniti); Reiner Braun (IPB – Germania); Sophie Bolt (CND – Regno Unito)

Ha moderato: Lode Vanoost (De Wereld Morgen – Belgio)

I relatori hanno discusso i principali problemi della NATO ed esplorato come il movimento per la pace possa essere rafforzato per raggiungere un sistema di sicurezza internazionale non militarizzato basato sulla giustizia, la solidarietà e la sostenibilità nel rispetto delle persone e dell'ambiente. Come contrastare la NATO globale e rafforzare il movimento per la pace?

Solo pochi anni fa perfino dei leader potenti hanno dichiarato la NATO "obsoleta" e addirittura "cerebralmente morta". Dall'invasione russa dell'Ucraina, la credibilità e la legittimità dell'alleanza militare occidentale sembrano in crescita più che mai. La Finlandia, tradizionalmente un paese neutrale, è divenuta un nuovo membro. La Svezia seguirà presto. L'opposizione politica al massiccio armamento dell'Ucraina – che alimenta la guerra in corso – all'aumento dei bilanci militari e alla militarizzazione dell'Europa è praticamente inesistente all'interno degli stati della NATO.

Guidata dagli Stati Uniti, la NATO si sta sempre più presentando come un attore globale per la difesa della democrazia e degli interessi dei suoi alleati. La portata globale della NATO e dei suoi potenti membri alimenta nuove tensioni con potenze rivali come la Russia e la Cina. Il suo status di possessore di armi nucleari solleva la terrificante prospettiva di una guerra nucleare.

Il vertice della NATO a Vilnius si prefigge di confermare e rafforzare il potere della NATO e l'influenza del suo complesso industriale militare a livello globale. Ciò va a scapito di un'architettura di sicurezza alternativa basata sulla coesistenza e la sicurezza umana. L'unilateralismo della NATO sta minando il sistema politico multilaterale sancito dalla Carta delle Nazioni Unite.

 

8 luglio 2023, seconda giornata seminariale

Nella giornata dell’8 luglio si sono svolti i tre webinar relativi alle aree geografiche di Asia e Indo Pacifico, America Latina, Usa e Canada.

Il primo – “Asia e Pacifico contro il militarismo” – è stato coordinato da Ann Wright di Pacific Peace Network e Veterans for Peace (Usa) e Dragana Zivancevic di Raising Peace Network (Australia)

Link per rivedere il webinar: https://youtu.be/SXW-zQEktkM

Sono intervenuti: Joy Enomoto – moderatrice virtuale dalle Hawaii, che ha dato il benvenuto e introdotto il tema con una panoramica su Asia e Pacifico; Dr. Melinda Mann – una donna Darumbal e South Sea Islander – vincitrice del premio di dottorato Tracey Banivanua Mar 2020 per la sua eccezionale tesi sulle transizioni educative dei giovani indigeni; Mililani Ganivet –  diTahiti, che ha lasciato all'età di 17 anni per studiare alla Sorbona – studiosa delle vicende e le eredità dei test nucleari francesi nella Polinesia francese; Monaeka / Naek Flores – artista queer CHamoru e organizzatore di Guåhan – membro di organizzazioni comunitarie dinamiche che si concentrano sull'autodeterminazione di CHamoru, sulla giustizia ambientale e sulla protezione dei siti sacri; Prutehi Litekyan – Save Ritidian e Independent Guåhan; Judy Ann Miranda – dalle Filippine, Vice Presidente del Partido Manggagawa, leader sindacale, attivista, difensora dei diritti umani e femminista; Sung-hee Choi – partecipa alla lotta contro la base navale di Jeju e la militarizzazione di Jeju. È anche membro del consiglio coreano del Global Network against Weapons and Nuclear Power in Space. Vedi www.savejejunow.org  ; Shinako Oyakawa è una madre indigena Ryukyuan, attivista, scrittrice, co-direttrice dell'Associazione di studi completi per l'indipendenza dei Lew Chewans (ACSIL) e docente dell'Università di Okinawa, specializzata nella rivitalizzazione della lingua, nella smilitarizzazione e nella decolonizzazione delle isole Ryukyu; Hanaloa Hēlela, nativo hawaiano provieniente da una famiglia militare statunitense, è attivo nella smilitarizzazione delle Hawaii.

Il webinar ha generato numerosi commenti dal pubblico dal vivo e zoom.


La crescente presenza della NATO in America Latina

Il successivo webinar geografico è stato sulla crescente presenza della NATO in America Latina

Facilitatrice: Kristine Karch, co-presidente della rete internazionale "No alla guerra – NO alla NATO".

Sono intervenuti: Laura Capote (Colombia) giornalista, membro dell'OBSAL (Osservatorio sulla Congiuntura dell'America Latina e dei Caraibi) dell'Istituto Tricontinentale e dell'IEALC – UBA (Workgroup on Colombian Critical Thinking); Rosa Elva Zúñiga López (Messico), educatrice popolare femminista, segretaria generale del Consiglio per l'educazione popolare in America Latina e nei Caraibi – CEAAL; Julieta Daza (Colombia/Venezuela), membro di Juventud Rebelde Colombia e attivista politica e sociale residente in Venezuela.

Sono pervenuti all’evento saluti da Ucraina, Russia, Afghanistan. Hanno partecipato di persona a Bruxelles e preso la parola anche donne provenienti da Afghanistan, Russia e Ucraina che hanno raccontato le loro esperienze nei loro paesi in guerra.

Nadiia Yefymyshch è nata nell'URSS ed è di nazionalità Komi. Si è laureata presso l'Università statale di Kiev, in Ucraina, ed è rimasta all'università come docente. È stata a capo di un progetto educativo a Kiev, il Centro russo per la scienza e la cultura. Ha partecipato a un progetto di "educazione ai diritti umani" con il Consiglio d'Europa e il Centro Europeo della Gioventù di Budapest. È stata moderatrice di "Prevenzione della tratta delle donne" dal 2018 al 2021 ed è stata vicepresidente del Consiglio delle minoranze nazionali dell'Ucraina prima di lasciare l'Ucraina. Ora vive a Budapest, in Ungheria.

Nazia Noory dall'Afghanistan, attivista della società civile sulle tematiche giovanili e di genere (UNWomen), fondatrice dell'Afghan Women Alliance for Peace and development (AWAPD) e attivista della WILPF. Ora vive in Germania, ma gran parte della sua famiglia rimane in Afghanistan.

 

Terzo webinar: fermare la partecipazione di Stati Uniti e Canada alle guerre della NATO

Gli Stati Uniti e il Canada sono membri chiave dell'organizzazione bellica NATO. Attivisti provenienti da Stati Uniti e Canada hanno discusso la storia del coinvolgimento dei loro paesi nella NATO e nelle guerre in Europa e in Afghanistan, chiedendo la fine della NATO guerrafondaia.

Link al video: https://youtu.be/ddKue3bqeFE

Hanno coordinato il webinar : Ann Wright (Usa), ex colonnello dell'esercito americano ed ex diplomatica statunitense, s è dimessa nel 2003 in opposizione alla guerra degli Stati Uniti contro l'Iraq ; Alley McDonald (Canada, virtuale), Coordinatrice nazionale della Voce canadese delle donne per la pace (on-line)

Sono intervenuti: Medea Benjamin, attivista politica americana e co-fondatrice di CodePink: Women For Peace; Joseph Gerson, direttore del Programma di Sicurezza Economica e di Pace dell'American Friends Service Committee nel New England, USA; Tamara Lorincz, dottoranda in Global Governance presso la Balsillie School of International Affairs della Wilfrid Laurier University, attivista di Canadian Voice of Women for Peace e della sezione canadese della WILPF; Shivangi Misra, presidente della Lega Internazionale della Lotta dei Popoli, Canada e avvocato internazionale per i diritti umani con sede a Ottawa.

9 luglio 2023: Pianificando future attività comuni

Dopo tre giorni di eventi, domenica 9 luglio 2023 le Global Women for Peace United Against NATO si sono riunite in assemblea per pianificare azioni future.

In vista del prossimo vertice NATO previsto a Washington DC, la rete Global Women lancerà la proposta di darsi appuntamento lì nel luglio 2024. Seguiranno maggiori dettagli.

Intanto si sono costituiti comitati di lavoro per continuare la riflessione e la discussione sui seguenti temi:

– Militarizzazione delle scuole: Cristina Ronchieri/Italia, Patrizia Sterpetti/Italia, Dragana Zivancevic/Australia, Vera Zalka/Ungheria,

– Violenza (NATO) contro le donne e risoluzione ONU 1325: Alessandra Mecozzi/Italia, Paola Melchiori/Italia, Ada Donno/Italia, Khadija Ryadi/Marocco

– NATO killer climatico: Tamara Lorincz/Canada, Liisa Taskinen/Finlandia, Patrizia Sterpetti/Italia, Marinella Correggia/Italia

– Relazioni col Sud del mondo e movimenti non allineati: Paola Melchiori/Italia, Patrizia Sterpetti/Italia, Franziska Kleiner/Germania, Claire Delstanche/Belgio

 No alle bombe a grappolo e alle armi all'uranio impoverito

Con l'annuncio degli Stati Uniti e del Regno Unito che stavano inviando bombe a grappolo e armi all'uranio impoverito in Ucraina, la rete Global Women for Peace united against NATO ha adottato una dichiarazione nella quale denuncia l'invio di bombe a grappolo e di armi all'uranio impoverito e l'uso di queste armi.

Per saperne di più visita il sito: https://womenagainstnato.org/

CONCLUSIONE

La conferenza Global Women For Peace United Against NATO è stata un successo!

Organizzata in meno di quattro mesi attraverso convocazioni zoom di donne da 35 paesi, le partecipanti alla conferenza hanno consegnato il loro messaggio di NO alla NATO e alle sue politiche di guerra direttamente al quartier generale della NATO e al Parlamento europeo a Bruxelles, recandovisi di persona.

Sei webinar hanno offerto a donne e uomini di tutto il mondo l'opportunità di ascoltare le voci della comunità preoccupate per la militarizzazione del nostro mondo e le guerre che minacciano la sopravvivenza della specie umana.

Continueremo a incontrarci per rafforzare la nostra solidarietà internazionale / globale e pianificare nuove azioni dal 9 all'11 luglio 2024 a Washington, DC in occasione del 75esimo anniversario della NATO.