“Ripresa? La rivoluzione della cura è tutta un’altra storia!”
L'AWMR Italia aderisce all'appello lanciato dall'Assemblea della Magnolia per una manifestazione nazionale delle donne a Roma il 25 settembre 2021.
LE DONNE IN
PIAZZA
“Quale
ripresa? La rivoluzione della cura è tutta un’altra storia!”
Il Covid ci
ha dato ragione. Lo abbiamo gridato
esattamente un anno fa, l’8 luglio del 2020, nel pieno della pandemia, nella
nostra prima Assemblea della Magnolia, che ha visto l’adesione dei tanti luoghi
delle donne e di tantissime altre donne, associazioni, singole, donne dei
movimenti e delle istituzioni. Diverse ma insieme, riunite per capire cosa era
successo e cosa ci era successo, ma anche per riprendere parola pubblica.
Oggi, come
ieri, è sempre più necessario.
Il Covid ci
ha dato ragione, ma la lezione del Covid rischia di essere messa tra
parentesi. Contro l’unanimismo
imperante, serve un’altra visione, pensieri lunghi e scelte coraggiose per non
ripetere le vecchie ricette, per non riproporre la follia dello stesso modello
di produzione e di consumo, che distrugge l’ambiente e determina lo
sfruttamento delle persone e degli animali, per non rilegittimare il fallimento
delle politiche liberiste, che hanno costruito disuguaglianze, povertà,
smantellato i sistemi pubblici di protezione sociale e di tutela dei diritti
del lavoro.
È stata,
quella del Covid, una crisi della cura, ma il cambiamento non c’è.
Anni e anni
di tagli, privatizzazioni, riduzione dei servizi alla persona, assunzione del
mercato come unica regola della vita, hanno prodotto una società più ingiusta.
Persino la politica dei vaccini, condizionata dalle grandi corporazioni farmaceutiche, ha dimostrato
che la salute e la vita dei più è subordinata al profitto di pochi.
Lo stato
sociale non c’è più: lo hanno trasformato da un sistema per sostenere la
fruizione dei diritti e la costruzione dell’uguaglianza, a un coacervo di
misure per attenuare le povertà e le disuguaglianze determinate dalle politiche
liberiste, dalle privatizzazioni e
dall’innovazione. Le politiche sociali praticate oggi, lungi dall’essere
strumento della lotta delle donne per la loro libertà, rischiano di ribadirne
il destino subalterno, meritevole al massimo di un bonus di sostegno
finanziario.
Nella
sanità, abbiamo scoperto che da anni opera un’organizzazione ormai gracile,
pronta a polverizzarsi, che le Residenze per anziani sono diventate luoghi di
deposito e di parcheggio dei corpi. Da quei luoghi tanti, troppi se ne sono
andati in silenzio. Colpiti, perché vecchi, dalla violenza che li considera
improduttivi e considera inutile la loro esistenza. Così come è violenza aver
costretto tante donne a sacrificarsi per tenere insieme i bisogni dei piccoli e
dei grandi.
Il Covid ha
evidenziato che la crisi climatica che
sta mandando al collasso il pianeta non ha soluzione senza le donne e senza la
parità di genere non può neanche realizzarsi
la giustizia climatica e un vivibile modo di stare al mondo.
La pandemia,
precipitata addosso a una società già resa fragile dalle politiche liberiste,
ha rovesciato sulle donne il peso di tutte le fragilità.
Oggi le
donne – e tra le donne soprattutto quelle straniere – sono più povere, più
precarie e il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione sono stati di
ben poco aiuto per evitare la perdita dei loro posti di lavoro. Tutte le scelte
di gestione dell’epidemia hanno prodotto un aumento della fatica delle donne,
dalla DAD, al cosiddetto smart working, al contingentamento e al
distanziamento, alle restrizioni per anziani, malati e disabili. Le donne,
impiegate prevalentemente nei servizi, nell’assistenza e nel commercio, hanno
dovuto in gran numero restare a lavorare in presenza, a prendere i mezzi
pubblici, per consentire a tutti gli altri di rispettare i lockdown, neppure
difese dagli accordi stipulati, dopo aspre battaglie, dai sindacati con le
imprese.
Una società
incapace di prendersi cura dei viventi, è una società non solo ingiusta, ma anche
più fragile, più esposta.
Come ha
scritto il Gruppo delle femministe del mercoledì, il Covid-19 ha scoperchiato
la vulnerabilità dei nostri corpi, trasformato i ritmi della giornata. Le
abitudini sono state sradicate dalla dilatazione del tempo che ha reso
difficili le relazioni. Non solo nella cerchia più stretta ma là dove c’era la
possibilità di incontro con gli altri, gli estranei, capace di produrre
curiosità e scoperte. Qualcuna si chiede se stiamo accettando di sopravvivere
rinunciando a vivere.
La presenza
del Covid-19 ha cancellato dalle menti le rivolte contro i regimi e le stragi
per reprimerle; le lotte delle donne per le libertà negate; le guerre; i
disastri ambientali sempre più incontrollabili. Naufraghi chiedono soccorso per
giorni nell’indifferenza dell’Europa, muoiono nel Mediterraneo mentre il
presidente del Consiglio italiano va in Libia e ringrazia la guardia costiera
per i migranti “salvati”.
La nostra
società è stata abbandonata all’incuria. La pandemia l’ha scoperta e
aggravata. Per questo noi vogliamo cambiare
il punto di vista con cui si guarda al mondo. Vogliamo una società e delle
comunità che non sfruttano, non estraggono ricchezza dagli altri e dal pianeta,
ma se ne prendono cura, lo custodiscono. Una società dei beni comuni.
Noi vogliamo
avviare la “rivoluzione della cura”, che
per noi significa passare da un mondo in cui tutto si misura per
prestazioni a un mondo in cui diventano fondamentali le relazioni; che per noi
significa un posizionamento politico e culturale, per ricostruire il legame
sociale, per una nuova idea di politica e di giustizia basata
sull’interdipendenza e sulla relazione per ridisegnare un nuovo modo di stare
al mondo. Una rivoluzione della cura che si contrappone alla cosiddetta “care
economy” oggi usata per coprire e per “modernizzare” la crisi del welfare, di
fatto per rendere inesigibili i diritti che il welfare ha storicamente assunto
dalla carta costituzionale. Una
rivoluzione della cura che mette al centro il rispetto dell’altro, i diritti e le
libertà di tutte e di tutti, a partire dal diritto alla cittadinanza e dal
riconoscimento di tutte le soggettività LGBTQ+.
Di tutto
questo non vi è traccia, non solo nel PNRR ma anche nella visione politica del
governo.
Cambiare rotta comporta scelte non indolori. Ma l’insufficienza del PNRR non ammette silenzi. Rivendichiamo un approccio radicale e femminista, per cambiare i meccanismi sociali ed economici che proteggono un sistema di potere fatto di gender pay gap, di cultura della violenza e dello stupro, di cristallizzazione dei ruoli di genere nelle famiglie, di connivenza con la cultura patriarcale. Rivendichiamo di essere femministe e quindi contro le guerre, contro l’aumento delle spese militari e per la proibizione assoluta delle armi nucleari.
E chiediamo
che il welfare
pubblico non sia residuale, che a ogni investimento di risorse europee
corrisponda un necessario aumento di spesa corrente, per garantire che gli
impegni, a partire da quello pur del tutto insufficiente per la costruzione di
nuovi asili nidi, non restino soltanto sulla carta;
che i
servizi non debbano essere sostituiti dai bonus e dal modello di acquisto di
prestazioni individuali nel mercato dei fondi assicurativi;
che siano
garantiti i livelli essenziali di assistenza per i servizi sociali;
che gli ammortizzatori
sociali garantiscano tutti i tipi e le forme di lavoro;
che,
indipendentemente dal lavoro, sia garantito un reddito che chiamiamo di dignità
e autodeterminazione, per tutti, ma soprattutto per le donne, per uscire dalle
situazioni di violenza;
che, grazie
al potenziamento del welfare e della PA (ambiti dove è prevalente l’occupazione
femminile) siano realmente aumentati i posti di lavoro per le donne;
che per ogni
progetto e per tutte le politiche sia garantita – e governata da una rigorosa
equa rappresentanza di genere – non solo una valutazione ex ante ma anche un monitoraggio
ex post rispetto alla ricaduta in
termini di occupazione femminile, di lavoro delle donne, sicuro e di qualità;
che siano
resi espliciti gli obiettivi del tasso di occupazione femminile– come aveva
fatto l’Europa per il 2020; di quanto si vuole aumentare l’occupazione delle
donne e entro quando?
che sia
sostenuto una grande piano nazionale contro la precarietà, modificando le
attuali regole del mercato del lavoro, garantendo che a lavoro stabile
corrisponda sempre una lavoratrice stabile, e non invece una lavoratrice a part
time, con partita IVA o retribuita con voucher;
che si
controlli ogni forma di abuso per l’utilizzo del part-time come “obbligatorio”
per le donne e dello smart working come
strumento di flessibilità governata solo dall’impresa;
che si
garantiscano dignità, diritti, tempi di vita per tutte e tutti;
che vengano
riconosciuti e finanziati i luoghi delle donne, perché luoghi politici
femministi, di promozione di empowerment e di libertà femminile.
Per questo,
oggi più di ieri, serve la cultura e il pensiero delle donne, la mobilitazione,
la conflittualità, la forza delle donne. Per questo dall’Assemblea di oggi,
tutte insieme, diverse ma unite, lanciamo questo appello che è rivolto alle
donne, a tutte le donne, ma che intende entrare in connessione con tutte le
esperienze e realtà che hanno costruito pratiche sociali, di resistenza e di
progettualità. Chiediamo di discuterlo e, se si vuole, di condividerlo,
sottoscriverlo. Il nostro obiettivo è costruire insieme un percorso, per
promuovere una grande manifestazione di donne, di tutte le donne, ma anche di
tutti quelli che sono consapevoli che la rivoluzione della cura è una necessità
per il mondo, per le nostre società, per le nostre vite.
Roma, 8
luglio 2021
L’ASSEMBLEA
DELLA MAGNOLIA
Per
adesioni, scrivere a: segreteria@casainternazionaledelledonne.org
Maura Cossutta, Michela Cicculli, Ada Donno, Floriana Lipparini, Giulia Rodano, Laura Onofri, Susanna Camusso, Monica Di Sisto, Nicoletta Dentico, Maria Luisa Boccia, Maria Luisa Celani, Angela Ronga, Giorgia Serughetti, Livia Turco, Lea Melandri, Libera Università delle Donne di Milano, Casa delle donne di Milano, Casa delle donne di Lecce, Casa delle donne dell’Aquila, Ass. Donatella Tellini, Ass. Donne TerreMutate, Casa delle Donne di Torino, Casa delle donne di Pisa, CGIL Politiche di genere, Titta Vadalà, Antonia Sani, Adriana Nannicini, Laura Fortini, Francesca Koch, Barbara Romagnoli, Silvia Neonato, Elena Gagliasso, Oria Gargano, Marta Bonafoni, Be free, Arianna Ugolini, Nadia Palozza, Lella Palladino, Francesca R. Recchia Luciani, Festival delle donne e dei saperi di genere – Bari, Paola Patuelli, Teresa Manente, Differenza donna, Stefania Tarantino -Studi femministi, Monica Cirinnà, Alessandra Mecozzi, Annamaria Carloni, Silvana Pisa, Maristella Urru, Barbara Romagnoli, Barbara Piccininni, Bianca Pomeranzi, Maria Rosa Cutrufelli, Laura Storti, Loretta Bondi, Roberta Agostini, Nadia Pizzuti, Marina Del Vecchio, Stefania Vulterini, Teresa Lapis, Jessica Ferrero, Pina Mandolfo, Anna Novellini, Concetta De Pasquale, Nadia Filippini, Teresa Lucente, Nadia Boaretto, SNOQ-Udine, Maria Pia Tamburlini, Manuela Maieron, Roberta Corbellini, Clara Orso, Chiara Zanetti, Chiara Gallo, Liviana Calabrò, Rita Martin, Rosalba Perini, Forum per il Diritto alla Salute Lazio, Medicina Democratica Roma, Rosalba Perini, Andreina Baruffini, WILPF Italia, Giovanna Martelli, SNOQ Torino, Coordinamento Nazionale Comitati SNOQ, Maria Teresa Sorrentino, Enrica Guglielmotti, Laura Cecilia Rizzo, Anna Vernarelli, Elisabetta Papini, Vita di donna, Susanna Stivali, Silvia Neonato, Nadia Filippini, Alisa Del Re, Rosaria De Matteis, Angela Sajeva, Anna Maria Carloni, Dalila Novelli, Patrizia Sterpetti, Costanza Fanelli, Isabella Peretti, Lisa Canitano, Donatella Artese, Enrica Manna, Beatrice Pisa, Maria Teresa Santilli, Silvana Pisa, Luisa Rizzitelli, Stefania Vulterini, Maria Grazia Ruggerini, Muovileidee Associazione Culturale, Maria Fabbricatore, Maria Antonietta Macciocu, Stefanella Campana, Ass. Fairwatch, Eleonora Data, Delia Murer, Ass. Le funambole, Luisella Zanin, Ass. POP idee in movimento, Stefania Graziani, Ass. Il Cortile-consultorio psicanalisi applicata, Anna Pizzo, Femministe della società della cura, Associazione cittadinanza e minoranze, Clara Bondesani, Coop. Sociale E.V.A., One Billion Rising Italia, Rebel Network, Assist Ass. Naz. Atlete, Benedetta Rinaldi Ferri, Maria Palazzesi, Carla Quaglino, Assolei Sportello Donna, Pasqualina Napoletano, Luisa Menniti, Associazione LeNove – studi e ricerche, Cattive Ragazze, Enrica Anselmi, Valentina Fasola, Milena Fiore, Giovanna Cuminatto, Pina Mandolfo, Centro cultura delle donne Hannah Arendt- Teramo, Gabriella Rossetti, Maritè Calloni, Anna Novellini, Rosaria De Matteis, Maria, Teresa Sorrentino, Enrica Guglielmotti, Laura Rizzo, Stefanella Campana, Eleonora Data, Luisella Zanin, Stefania Graziani, Clara Bondesani, Susanna Crostella, Rete Città delle donne Nazionale e Roma, ALEF Associazione Leadership e Empowerment Femminile, Gabriella Anselmi, Alberta De Simone, Marina Genti, Maurizia Guerini, Geni Sardo, Daniela Dacci, Awmr Italia – Donne della Regione Mediterranea, Casa delle Donne di Lecce
Giovanna
Zitiello, Rita Martin, Tiziana Valpiana, Paola Meneganti, Vinzia Fiorino,
Centro Mara Meoni-Siena, Annamaria Riviello, Paola Iacopetti, Rita Rocca, SNOQ
Udine/Tolmezzo, Elettra Deiana, Daniela Polenghi, Anna Luisa Micheli,
Associazione Toponomastica femminile, Margherita Granero, Associazione Rete
Rosa, Rosetta Papa, Emilia Galtieri, Assunta Lentini, Isa Cortesi, Francesca
Irene Thiery, Roma12incomune, Maria Paola Costantini, Simonetta Luciani,
Senonoraquando Venezia, Daniela Fusari, Marilena Bertini-Medico Già presidente
di CCM Comitato Collaborazione Medica, Anna Sburlati, Sofia Massia, Motta Maria
Luisa (candidata Sindaca)- iscritta LUD di Cernusco e Casa delle Donne di
Milano, Caterina Renzi, Caterina Fadda, Sara Pirrone, Francesca Verri,
Antonella Grieco, Norberto Ceserani , Senonoraquando MARZI, Concetta, Titty
Contini, Rete per la Parità, Rosanna Oliva de Conciliis, Paola Mastrangeli,
Edda Billi, Giovanna Carnevali, Vanda Bouché, Fernanda Forte, Sabrina Alfonsi,
Ginevra Diletta Tonini Masella, Daniela Boffa, Senonoraquando Cagliari,
Rossilli Maria Grazia, Rosa Mendez, Immacolata di Matteo, Donatella Ercolini,
Amalia Auriemma, Micaela Bertoldi, Coord. per il Forlanini Bene Comune,
Coordinamento Donne Spi Cgil Roma COL, Giuliana Brega, Luisa Simonutti,
Comitato 13 febbraio Se non ora quando? Ancona, Cinzia Ballesio, Cristina
Filippini, Rete femminista No muri No recinti, Carla Pochini, Miresi Fissore,
NUDM Roma, Guerra Daniela, Danila De Angelis, Associazione ReteRosa, Liliana
Frascati – PCI Padova, Rosa Amodei – WILPF, Rosanna Marcodoppido, Conferenza
donne democratiche, Rosa Dalmiglio, Francesca Degiuli, Barbara Domenichini –
Casa delle donne Ravenna, Luana Vacchi – Casa delle donne Ravenna, Massimo
Torelli e Giulia Rodano – Associazione Per la Sinistra, Rita Sarinelli –
Progetto Donna di Monopoli, Silvia Neonato, Casa delle donne Ravenna, Elisabetta
Bettini, Maria Cristina Martorana, Susi Ronchi, Venezia Manifesta, On. Stefania
Pezzopane, Betty Leone, Paola Castagna, Pina Salinitro – Associazione AIED,
Maria Letizia Episcopo, Giovanna Foglia, Carla Collodi – Casa Donne di Pisa,
Coordinamento Donne SPI CGIL Veneto, Organizzazione COSPE together for change,
Tania Tocci.
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