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05/08/25

Mai più Hiroshima e Nagasaki!

 Awmr Italia – Donne della Regione Mediterranea si unisce alle numerose associazioni di varia provenienza internazionale che hanno sottoscritto la Lettera per un mondo libero dalla Guerra e dalle armi nucleari, insieme a numerose personalità, fra le quali Adolfo Pérez Esquivel (Argentina), Premio Nobel per la Pace.


Il 6 e il 9 agosto 2025, le persone e le organizzazioni firmatarie di questa lettera commemoreranno l'80° anniversario degli eventi in cui gli Stati Uniti sganciarono due bombe nucleari sulle popolazioni giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, uccidendo 150.000 persone e lasciando migliaia di feriti e con gravi conseguenze. Onoriamo e ricordiamo tutte quelle vite perse e ferite a causa delle bombe nucleari. Per loro, per noi, diciamo No all'esistenza e all'uso delle armi nucleari!

Esprimiamo la nostra preoccupazione e il nostro rifiuto della retorica bellicista che sentiamo nei media e che si riflette anche nell'aumento della spesa militare fino al 5% del PIL nei paesi dell'Unione Europea, degli Stati Uniti e del Canada, paesi membri della NATO, che si stanno preparando a un possibile conflitto militare diretto con Russia e Cina, considerate pregiudizialmente potenze nemiche e minaccia. Un possibile scontro diretto tra questi paesi aumenta il rischio dell'uso di armi nucleari e tale eventualità rappresenta un pericolo per l'intera umanità.

Chiediamo a tutti questi Paesi di porre fine ai loro piani di guerra e di optare per la diplomazia e i negoziati che consentano accordi consensuali che garantiscano la pace per tutti. A questo proposito, sosteniamo gli sforzi in questa direzione compiuti dall'Olof Palme International Center e dall'International Peace Bureau (IPB), che promuovono la proposta di costruire una sicurezza comune che garantisca la pace per tutti i Paesi del mondo. Allo stesso modo, sosteniamo ICAN, World BEYOND War, World Peace Council e tante altre organizzazioni che lavorano per il disarmo e la pace.

Infine, invitiamo tutte le nostre nazioni, e in particolare le Nazioni Unite, a unirsi e ad alzare la voce per chiedere negoziati tra potenze nucleari che garantiscano la pace e un'agenda per il disarmo.

Mai più Hiroshima e Nagasaki!


23/06/25

FERMIAMO LA GUERRA. L’ITALIA NON SIA COMPLICE

 #AWMR Italia - Donne della Regione Mediterranea condanna con forza gli attacchi USA sugli impianti nucleari iraniani condotti in appoggio e in aggiunta ai bombardamenti  israeliani.

 
Sono atti di guerra proditori e criminali che rischiano di far precipitare la regione del Medio Oriente e il mondo intero in una inarrestabile escalation del confronto armato, anche nucleare. 
Si aprono irresponsabilmente nuovi teatri di guerra, mentre a Gaza continua a consumarsi sotto gli occhi del mondo il genocidio perpetrato impunemente da Israele, con la complicità dichiarata o di fatto dell’Occidente. 
È urgente dire basta a qualsiasi complicità e sostegno alla guerra e al genocidio. È urgente riportare le relazioni internazionali nell’ambito del diritto internazionale ripetutamente e impunemente violato. 
Chiediamo al Governo italiano: 
- di negare ogni forma di supporto, diretta o indiretta, agli attacchi contro impianti nucleari in Iran; 
- di non consentire l’uso dello spazio aereo e delle basi italiane USA e NATO per le missioni di guerra; 
- di sottoscrivere il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), primo passo verso la sicurezza comune; 
- di sospendere il Memorandum d’intesa con Israele e bloccare ogni accordo e contratto commerciale relativo ad armamenti e atti di guerra; 
- di appoggiare le iniziative mirate alla sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele fino a che non cessi l’occupazione militare dei Territori palestinesi. 

FERMIAMO LA GUERRA, FERMIAMO LA FOLLE CORSA AGLI ARMAMENTI CONVENZIONALI E NUCLEARI. L’ITALIA NON SIA COMPLICE DEL GENOCIDIO A GAZA

23 giugno 2025
AWMR Italia – Donne della regione mediterranea

31/05/24

Armi nucleari per l'Unione Europea? No, grazie!

La rete Global Women for Paece United AgainstNATO (GWUAN) aderisce all’appello lanciato dalla sezione tedesca di IALANA (International Association of Lawyers Against Nuclear Arms) ai candidati e alle candidate per le imminenti elezioni Europee affinché s'impegnino a promuovere l’adesione degli Stati dell’UE al Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW). 


«In vista delle elezioni del Parlamento europeo, alcuni politici ed esperti hanno avviato una discussione sulle "armi nucleari per l'UE".

Qualunque sia il contesto, IALANA sottolinea che tali piani non solo sono moralmente discutibili, ma violano anche la legge applicabile.

Le armi nucleari rappresentano – come più volte sottolineato nelle risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite – una minaccia per l’intera umanità e per la coesistenza pacifica degli Stati. Il loro utilizzo è associato a sofferenze incommensurabili, è contrario alla Carta delle Nazioni Unite e costituisce un crimine contro l’umanità.

Nella sua sentenza del 1996, la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che la minaccia e l’uso delle armi nucleari violano generalmente il diritto umanitario internazionale. Secondo il parere consultivo della CIG, anche in circostanze estreme di autodifesa, gli stati possono difendersi solo con armi che soddisfano le condizioni del diritto internazionale umanitario. Le armi nucleari non le soddisfano. Nel suo Commento Generale n.36, il Comitato Internazionale per i Diritti Umani sottolinea il divieto delle armi nucleari, che deriva anche dal diritto alla vita.

Un ulteriore divieto dell’acquisizione e del possesso di armi nucleari ai sensi del diritto internazionale deriva dal Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), a cui hanno aderito tutti gli Stati membri dell’UE. Il TNP vieta inoltre alla Francia, uno Stato dotato di armi nucleari, di trasferire direttamente o indirettamente armi nucleari o il controllo su tali armi a qualsiasi destinatario. Obbliga inoltre gli Stati parti a portare avanti negoziati in buona fede sul completo disarmo nucleare.

Nel 2003 anche l’UE, in quanto confederazione di Stati, si è impegnata pienamente a rispettare il regime di non proliferazione sancito dal TNP come parte della sua politica estera e di sicurezza comune (PESC) (posizione comune 2003/805/PESC del Consiglio delle Comunità europee Unione).

Questa politica di non proliferazione delle armi di distruzione di massa corrisponde all’imperativo di pace contenuto nel Trattato dell’UE e nella Carta delle Nazioni Unite. Per la Germania l’imperativo della pace è sancito anche dalla Legge fondamentale e, in questo contesto, la Germania ha riaffermato la sua rinuncia alla “produzione, possesso e controllo delle armi nucleari, biologiche e chimiche” nel Trattato sulla risoluzione finale con Rispetto alla Germania (Trattato Due Più Quattro).

Altri due Stati membri dell’UE – Austria e Irlanda – hanno fatto un ulteriore passo avanti e hanno ratificato il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW).

Facciamo appello a tutti i candidati e i partiti che partecipano alle elezioni per il Parlamento Europeo affinché prendano le distanze dall’idea che l’UE abbia proprie armi nucleari e facciano invece una campagna per porre fine alla “condivisione nucleare” praticata da Germania, Belgio e Paesi Bassi, perché tutti gli Stati membri dell’UE aderiscano al TPNW e per un mondo libero dalle armi nucleari.

Solo attraverso gli sforzi congiunti della comunità internazionale possiamo realizzare un futuro senza la costante minaccia delle armi nucleari».

 Berlino, 30 maggio 2024

https://ialana.de/images/240530_Statement_by_IALANA_Germany_Nuclear_weapons_for_the_European_Union_-_a_violation_of_applicable_law.pdf

24/10/23

ICAN / Ratificare il Trattato sul divieto totale degli esperimenti nucleari (CTBT)

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) condanna le esercitazioni nucleari della NATO in Europa. La società civile chiede una rinnovata spinta affinché tutti gli stati aderiscano al trattato sulla messa al bando dei test nucleari.


Ginevra/Washington, 24 Ottobre 2023

Gli esperti di armi nucleari provenienti da tutta la società civile internazionale chiedono alla comunità internazionale di fare pressione sugli stati che devono ancora ratificare il Trattato sul divieto totale degli esperimenti nucleari (CTBT) affinché lo facciano con urgenza e di esortare la Russia a ratificarlo nuovamente.

La decisione della Russia di revocare la ratifica del trattato, adducendo a motivo la mancata ratifica da parte degli Stati Uniti, è un campanello d’allarme per gli stati che devono ancora ratificare il CTBT affinché il trattato entri in vigore.

Alla luce di ciò, i firmatari chiedono a tutti i paesi che hanno firmato e ratificato il CTBT e il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) di sollecitare gli otto stati che devono ancora ratificare il CTBT (Cina, Repubblica democratica popolare di Corea, Egitto, India, Iran, Israele, Pakistan e Stati Uniti) a farlo. Inoltre, gli esperti chiedono pressioni internazionali sulla Russia affinché annulli la sua deratificazione del trattato.

Esortano inoltre tutti gli stati del CTBT dotati di strutture per i test a negoziare misure volontarie di rafforzamento della fiducia per garantire che gli esperimenti in corso negli ex siti di test nucleari siano coerenti con il trattato.

Da quando il CTBT è stato adottato nel 1996, nessuno dei principali stati dotati di armi nucleari ha effettuato un test, ma gli esperti affermano che la recente azione della Russia, nonostante le assicurazioni di Mosca che continuerà a rispettare il trattato finché gli Stati Uniti non effettueranno un nuovo test, è un passo indietro che aumenta la probabilità che gli stati dotati di armi nucleari riprendano i test.

In una lettera inviata a tutti gli Stati parte e firmatari del CTBT e del TPNW, gli esperti affermano che, sebbene debba ancora entrare in vigore, il CTBT è “uno degli accordi di maggior successo e valore nella lunga storia della non proliferazione nucleare, del controllo degli armamenti e del disarmo…. dalla conclusione del trattato nel 1996, è stato firmato da 187 paesi e i test nucleari sono diventati tabù”.

- A proposito del CTBT. Il Trattato sulla messa al bando totale dei test, adottato nel 1996, è il primo trattato internazionale a vietare tutti i test nucleari. Ha 187 Stati che lo hanno firmato e 178 che lo hanno ratificato, ma non è ancora entrato in vigore a causa del fallimento di otto Stati, dalla cui ratifica dipende l'entrata in vigore del trattato: Cina, Repubblica popolare democratica di Corea, Egitto, India, Iran, Israele, Pakistan e Stati Uniti. La Duma russa ha revocato la ratifica del trattato il 18 ottobre 2023. Il trattato ha creato la Comprehensive Test Ban Traty Organization (CTBTO) per preparare l’entrata in vigore del trattato. Promuove il riconoscimento universale del Trattato; e sta costruendo il regime di verifica del CTBT per garantire che nessuna esplosione nucleare possa passare inosservata.

- A proposito del TPNW. Il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, adottato nel 2017, è entrato in vigore nel 2021. Vieta ai paesi di sviluppare, testare, produrre, fabbricare, trasferire, possedere, immagazzinare, utilizzare o minacciare di utilizzare armi nucleari o di consentire che armi nucleari siano di stanza sul loro territorio. Vieta inoltre di assistere, incoraggiare o indurre chiunque a impegnarsi in tali attività.

I firmatari dell’appello provengono da organizzazioni leader della società civile, tra cui la Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari (ICAN), l'Associazione per il controllo degli armamenti, la Soka Gakkai Internazionale, i Medici internazionali per la prevenzione della guerra nucleare, i Medici per la responsabilità sociale, Reaching Critical Will, la WILPF-Lega internazionale delle donne per Pace e libertà e il Progetto sulla gestione dell'atomo al Belfer Center.

Per maggiori informazioni contattare: Alistair Burnett, ICAN Head of Media email alistair@icanw.org  

18/01/23

Il connubio UE-NATO riflette una mentalità da Guerra fredda

La Rete internazionale No Guerra No NATO dichiara: “Sono stati riformulati i termini dell’alleanza euro-atlantica per militarizzare l’Europa”. Appello ai movimenti per la pace di tutto il mondo: “Protestiamo ovunque tra il 23 e il 26 febbraio 2023 contro la guerra in Ucraina e chiediamo urgentemente negoziati e immediato cessate il fuoco. Le uccisioni e la distruzione devono finire”.

https://www.no-to-nato.org/2023/01/eu-nato-marriage-reflects-cold-war-mentality/

Il 10 gennaio 2023 i leader della #NATO e dell'Unione Europea hanno firmato una nuova dichiarazione congiunta sulla cooperazione #UE-NATO.

Fa seguito a precedenti dichiarazioni del 2016 (a #Varsavia) e del 2018 (a #Bruxelles) volte a rafforzare il partenariato strategico UE-NATO.

In realtà, queste dichiarazioni rafforzano la militarizzazione dell'UE, confermano il ruolo guida degli Stati Uniti attraverso la loro posizione di leader all'interno della NATO, ostacolano architetture di sicurezza alternative nel continente europeo e minano le politiche di sicurezza autonome e/o neutrali di alcuni paesi dell'UE che non fanno parte della NATO.

Nella dichiarazione, le due istituzioni con sede a Bruxelles condannano giustamente l'invasione russa dell'Ucraina, ma non riconoscono il ruolo pernicioso della #NATO e degli Stati Uniti nel deterioramento delle relazioni post-guerra fredda con la Russia, come l'espansione verso est dell'alleanza armata, la costruzione di uno scudo missilistico in Polonia e Romania e la cancellazione da parte di Washington di diversi trattati bilaterali sul disarmo.

La dichiarazione arriva in un momento di grandi sfide per la sicurezza con l'imminente escalation della guerra in Ucraina, in cui la NATO ha assunto impegni di vasta portata di sostegno militare e forniture di armi all'esercito ucraino.

Mentre la dichiarazione del 2018 accoglieva con favore "un accordo politico per dare maggiore priorità alla sicurezza e alla difesa" nell'Unione europea, il linguaggio nella nuova dichiarazione è concepito per rafforzare il primato della NATO. Secondo la dichiarazione, la NATO è "il fondamento della difesa collettiva per i suoi alleati ed essenziale per la sicurezza euroatlantica". La NATO e quindi gli Stati Uniti avranno un ruolo più dominante nella politica di sicurezza europea, erodendo l'ambizione dell'Europa di una maggiore autonomia strategica.

Dare all'autoproclamata "alleanza nucleare" un posto più centrale nella politica di sicurezza e difesa europea coinvolge l'Europa nella strategia delle armi nucleari della NATO sotto l'ombrello nucleare degli Stati Uniti.

Il connubio tra Nato e Ue si ripercuote anche sui rapporti con la Cina. Per la prima volta viene menzionata la Cina, la cui "crescente assertività e politiche presentano sfide che dobbiamo affrontare", mentre l'EU Strategic Compass del 2022 vedeva ancora la Cina come un "partner per la cooperazione". Nella sua dichiarazione, la commissaria europea Ursula von der Leyen ha aggiunto che la Cina non sta solo sfidando, ma anche "minacciando" l'Europa.

Il Comitato di coordinamento internazionale della rete "No to War-No to Nato" condanna la logica di scontro da Guerra Fredda della dichiarazione e l'ulteriore militarizzazione di un'Unione europea sotto la guida degli Stati Uniti.

L'Unione Europea era nata come progetto “fondato su relazioni pacifiche”. Il Trattato di Lisbona (2007) ha impresso all'Unione Europea una spinta militarista una quindicina d'anni fa. Il peso crescente della NATO sta spingendo ora la politica di sicurezza di questa UE militarizzata in una direzione ancora più aggressiva, con un implicito ruolo crescente delle armi nucleari.

L'UE dovrebbe innanzitutto sviluppare una politica di sicurezza civile nelle sue politiche di vicinato e globali. Ciò significa lavorare per una diversa architettura di sicurezza per il continente europeo basata sul principio della sicurezza collettiva indivisibile in cui il disarmo torni al centro insieme all'investimento nella sicurezza umana.

Rete Internazionale No alla guerra – No alla NATO, 17 gennaio 2023

07/08/22

Hiroshima 77 / L'IPPNW alle potenze nucleari: Se vogliamo sopravvivere dobbiamo cambiare rotta

 Dichiarazione rilasciata dall'ex co-presidente dell’IPPNW*, Ira Helfand, alla Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione (NPT) presso le Nazioni Unite a New York, il 5 agosto 2022


Più di 50 anni fa le nazioni del mondo, comprendendo la grave minaccia esistenziale rappresentata dalle armi nucleari, si sono riunite in questo Trattato di non proliferazione per fermare la diffusione di queste armi e impegnarsi per la loro eliminazione quanto prima possibile.

Per più di cinque decenni, la stragrande maggioranza delle nazioni del mondo ha onorato gli impegni presi. Tuttavia nove nazioni, di cui cinque che sono firmatari di questo Trattato, hanno scelto di ignorare i propri obblighi. Invece, hanno mantenuto enormi scorte di queste armi, in grado di distruggere la civiltà moderna e uccidere la stragrande maggioranza della razza umana, e sono tutti impegnati in scenari estremamente costosi di modernizzazione e potenziamento di quegli arsenali. Hanno continuato a giocare d'azzardo con il destino della terra, tenendo in ostaggio l'intera umanità e, in molte occasioni, ci hanno portato sull'orlo di un'apocalisse nucleare.

Una recente dichiarazione congiunta con i nostri colleghi -  di World Medical Association, International Council of Nurses, World Federation of Public Health Associations e International Federation of Medical Student Associations - ha sottolineato l’indiscutibile corpo di prove secondo cui le conseguenze dell'uso delle armi nucleari sono catastrofiche, globali e senza rimedio.

Non siamo sopravvissuti grazie alla presunta saggezza dei leader di questi paesi, o la solidità delle loro dottrine militari o l'infallibilità della loro tecnologia. Al contrario, siamo sopravvissuti nonostante loro. Siamo qui solo perché, come l'ex segretario alla Difesa americano Robert McNamara ha avvertito: “Siamo stati fortunati. È stata la fortuna a prevenire la guerra nucleare”.

L'estremo pericolo con cui abbiamo convissuto a causa del comportamento sconsiderato di questi nove paesi è ulteriormente cresciuto con l'invasione russa dell'Ucraina all'inizio di quest'anno. Nel corso di in questo conflitto, la Russia ha minacciato più volte di usare le sue armi nucleari e la NATO, attraverso Francia, Regno Unito e Stati Uniti, ha risposto con le proprie minacce nucleari.

In risposta, 18 premi Nobel per la pace hanno rilasciato una dichiarazione, che allego al nostro messaggio di oggi, invitando sia la Russia che la NATO a impegnarsi a non usare armi nucleari nell'attuale conflitto. Questo appello è stato sostenuto da più di un milione di persone in tutto il mondo e presentato qui all'ONU e ai governi della Russia e della Nato.

La loro risposta: un silenzio fragoroso.

Ora questi paesi sono qui a questa Conferenza di Revisione chiedendo ancora una volta alle altre nazioni del mondo di rinnovare l’impegno a non acquisire armi nucleari, mentre essi stessi neppure promettono di non far saltare in aria il mondo con le armi che già hanno. Non dovrebbero essere autorizzati a lasciare questa Conferenza senza assumere un simile impegno.

 Dovremmo fare in modo che tengano conto di alcuni fatti.

Nel luglio del 2017, 121 nazioni si sono riunite qui all'ONU e hanno adottato il Trattato sul divieto di Armi nucleari, riaffermando il loro impegno per l'eliminazione di queste armi e vincolando se stessi a non acquisirle. Gli Stati dotati di armi nucleari sostengono questo nuovo Trattato? No.

Guidati dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, i cinque stati vincolati da questo TNP ad eliminare le loro armi nucleari, attaccano il TPNW sostenendo che è una minaccia per il TNP. Il loro attacco non è altro che un tentativo sfacciato di distogliere l'attenzione dalla vera minaccia alla non proliferazione: la loro continuata inabilità ad eliminare i propri arsenali. Queste armi rappresentano un pericolo immediato e crescente per la civiltà umana e deviano la nostra attenzione dagli altri grandi problemi che abbiamo di fronte.

Oggi ci troviamo di fronte a una seconda minaccia esistenziale: la crisi climatica che peggiora ogni giorno. Noi stiamo impoverendo le risorse del mondo e inquinando aria, acqua e terra. Siamo di fronte all'emergenza globale di pandemie e le nostre popolazioni sopportano lo scandalo quotidiano dell'ingiustizia sociale, economica e razziale che devastano la vita di miliardi.

Ma invece di occuparsi di queste vere minacce, i leader delle grandi potenze continuano a fare il gioco pericoloso del “Re della Montagna” per vedere chi arriverà "in cima" nella competizione globale per sempre più potere e ricchezza, apparentemente ignari del fatto che il "vincitore" di questo gioco finirà seduto, non su una montagna, ma sul mucchio di cenere che sarà rimasto della civiltà umana.

Questo non è il futuro che deve essere. Non siamo condannati a distruggerci in una guerra nucleare, né a distruggere l'ambiente da cui tutti dipendiamo. Né siamo condannati a vivere in un mondo in cui alla maggior parte della gente vengono negati cibo, alloggio, assistenza sanitaria e istruzione adeguati. 

Ma se vogliamo sopravvivere, e se i nostri popoli vogliono godersi la vita a cui hanno diritto, dobbiamo cambiare rotta. Le grandi potenze devono capire che la propria sicurezza, così come la sicurezza di tutta l'umanità, esige che esse collaborino per affrontare i problemi reali che dobbiamo affrontare. 

Ad iniziare dalla minaccia più urgente di tutte: la minaccia rappresentata dalle loro armi nucleari. I cinque stati possessori di armi nucleari che sono parte del TNP dovrebbero entrare ora - qui a questa riunione - in trattative per un accordo verificabile e durevole per eliminare tali armi, e invitare gli altri quattro stati in possesso di armi nucleari a unirsi a loro, in modo da entrare tutti nel Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari, nel rispetto dell'articolo 6 del presente Trattato di non proliferazione.

La nostra sopravvivenza e la sopravvivenza dei nostri figli non richiedono niente di meno. 

* International Physicians for the Prevention of Nuclear War (IPPNW) è una federazione internazionale di medici che lavorano insieme per l'abolizione delle armi nucleari, la prevenzione della violenza armata e la pace nel mondo. Fondata nel 1980 durante la Guerra Fredda che ha minacciato il nostro pianeta di catastrofe nucleare, IPPNW è stata insignita del Premio Nobel per la Pace nel 1985 per la sua campagna globale per educare i leader mondiali e il pubblico sulle conseguenze mediche e ambientali delle armi nucleari e della guerra nucleare. Ha più di 54 sezioni nazionali in tutto il mondo che operano per la pace.

 

05/08/22

HIROSHIMA 77 ANNI / MAI PIU' GUERRA

 
LE DONNE DEL MONDO VOGLIONO PACE E DIRITTI. 

LA PACE NON SI COSTRUISCE CON LE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA NÉ CON LE ALLEANZE MILITARI IMPERIALISTE.  

SCIOGLIERE LA NATO! MAI PIU’ HIROSHIMA E NAGASAKI!

Atomic bombing in Japan jpg

Appello della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDM/WIDF) alle donne del mondo: «A 77 anni da Hiroshima, reclamiamo pace, democrazia e indipendenza per i popoli»

Questo 6 agosto 2022 commemoriamo il 77° anniversario della crudele e spietata strage di esseri umani causata dal lancio su Hiroshima, Giappone, nel 1945 di una bomba atomica dalle forze armate degli Stati Uniti, vile attacco che in un paio di secondi fece più di 150mila vittime.

Mentre onoriamo la memoria di migliaia di innocenti sterminati a Hiroshima, in questa giornata rivolgiamo un appello urgente alla mobilitazione per la pace mondiale a tutte le forze democratiche del mondo e chiediamo alle potenze imperialiste di fermare i conflitti bellici che colpiscono l’umanità.

Incombe la minaccia di un terzo conflitto di dimensioni globali e non possiamo lasciar passare la commemorazione del massacro di Hiroshima   senza ricordare al mondo che sono vite umane quelle che muoiono in guerra, che le guerre peggiorano le già deteriorate condizioni di esistenza delle grandi maggioranze impoverite e la vita stessa del pianeta.

Davanti alla escalation del riarmo e la risorgente minaccia di un conflitto mondiale, ci angoscia il pensiero che le donne e le bambine siano le più colpite dalle guerre e i suoi “effetti collaterali”, gli esodi e le migrazioni forzate, la fame, la violenza in tutte le sue manifestazioni, la tratta delle persone, la schiavitù sessuale, la perdita dei diritti fondamentali.

Alla fine del 2021 il numero di persone sfollate a causa delle guerre, la violenza, la persecuzione e le violazioni dei diritti umani ammontava a 89,3 milioni, più del doppio rispetto alla cifra di dieci anni fa. Ad oggi, solo per il conflitto Russia-Ucraina ci sono quasi 10 milioni di persone rifugiate e profughe sparse per tutta l’Europa, compresa la Russia. Queste cifre da sole ci parlano dell’allarmante aumento della guerra e della violenza nel mondo.

È per questo che denunciamo le decisioni assunte dall’élite mondiale del capitalismo, capeggiata dal governo degli Stati Uniti, nell’ultimo vertice della NATO a Madrid, che inducono ad approfondire e globalizzare i conflitti ed espandere le sue basi militari negli altri continenti.

Alla NATO, che pretende di mostrarsi al mondo come paladina dei valori democratici, dei diritti umani, della libertà e rispettosa del diritto internazionale, “preoccupata” per il degrado ambientale e per le disuguaglianze di genere, diciamo che la guerra interventista che essa istiga e diffonde è molto lontana dal rispetto della sovranità dei popoli e che i successi militaristi che essa ostenta non servono né alla pace, né all’equità, tantomeno all’eliminazione della povertà, né rimediano ai gravi pericoli che corre il pianeta.

Di sicuro le guerre distruggono qualsiasi possibilità di uguaglianza e giustizia per le donne.

Noi donne non vogliamo vivere subendo violenza e maltrattamenti, non vogliamo essere violentate, né diventare bottino nei conflitti causati dal patriarcato capitalista e colonialista.

È per questo che la FDIM denuncia il terrorismo e il fascismo in tutte le loro forme; esige lo scioglimento della NATO e l’eliminazione delle sue basi militari nel mondo; chiede ai governi del mondo che non si prestino ad essere base di appoggio per nessuna guerra; esorta i popoli a mobilitarsi per una pace che non passi attraverso il potenziamento militare né tantomeno attraverso lo sterminio di centinaia di migliaia di persone, come accadde ad Hiroshima.

Chiamiamo alla mobilitazione contro la guerra e a favore della vita e della pace!.

06/06/22

IN MARCIA A MADRID PER DIRE NO ALLA NATO, SI ALLA PACE



Marciamo uniti – donne e uomini – a Madrid il 26 giugno 2022 per chiedere lo scioglimento della NATO. Perché è una seria minaccia alla pace mondiale e ha lasciato una scia di distruzione dalla Jugoslavia all'Afghanistan. Perché abbiamo bisogno di un mondo di pace.


NO ALLA NATO

La NATO deve essere sciolta, non ha legittimità e genera solo desolazione.

La NATO pretende d’imporre i suoi interessi particolari come fossero universali, viola la Carta delle Nazioni Unite e usa strumentalmente concetti come "democrazia" e "diritti umani". Sin dalla sua creazione, regimi autoritari, fascisti e coloniali hanno fatto parte dell’alleanza NATO.

La NATO minaccia la pace nel mondo. Gli interventi militari guidati dalla NATO hanno destabilizzato e smembrato la Jugoslavia, l'Afghanistan e la Libia. Ora la NATO sta incentivando una "nuova Guerra Fredda" contro Cina e Russia lungo i loro confini (fra Ucraina e Russia, il Mar Nero e il Mar Cinese). Inoltre, la NATO agisce contro i governi progressisti in tutto il Sud del mondo.

La NATO guida la corsa agli armamenti globale. Obbliga i suoi membri a spendere almeno il 2% del loro PIL per l'esercito ed è responsabile di oltre la metà della spesa militare globale e di due terzi del commercio mondiale di armi.

13/05/22

Ucraina: una crisi artificiale che miete vittime nel mondo

 Dichiarazione del Consiglio della Pace degli Stati Uniti 


 Con il conflitto in Ucraina che entra nel suo terzo mese, la probabilità di una pace negoziata con successo, una necessità immediata, sta diventando sempre più remota. Questa è una guerra per procura degli Stati Uniti progettata per usare il popolo ucraino allo scopo di fiaccare mortalmente la Russia. Beneficiari sono coloro che traggono profitto dalla guerra, mentre i più vulnerabili ne soffrono: i civili ucraini, ma più in generale chi vive del proprio lavoro a livello internazionale e soprattutto nel Sud del mondo.

Ci si aspettava che lo scioglimento dell'Unione Sovietica nel 1991 avrebbe posto fine alla prima Guerra Fredda e alla minaccia dell'annientamento nucleare mondiale. Invece, la restante superpotenza mondiale ha continuato a perseguire il suo disegno imperialista di "dominio a tutto spettro" globale per impedire l'emergere di "qualsiasi potenziale futuro concorrente globale”.

Sul piano interno Usa, invece di un "dividendo di pace" nel 1991, l’accordo bipartisan di Democratici e Repubblicani è stato una politica di incessante espansione militare. Le forze armate statunitensi ora assorbono oltre la metà del budget discrezionale federale, che è 12 volte la spesa per la difesa della Russia. La guerra in Ucraina è stata utilizzata per giustificare i più recenti osceni stanziamenti di guerra aggiuntivi del Congresso per 29 miliardi di dollari rispetto a quanto richiesto dallo stesso Pentagono, 800 milioni dei   quali andranno direttamente in Ucraina sotto forma di armi hi-tech.

Nel frattempo, la guerra in Ucraina sta fornendo una comoda copertura all'attuale amministrazione per rinnegare i programmi sociali promessi, come le protezioni anti COVID, la cancellazione completa del debito del prestito studentesco, il college comunitario gratuito o l'opzione pubblica per Medicare e i sette giorni garantiti di congedo per malattia promessi ai lavoratori. La guerra è stata utilizzata per incoraggiare la produzione di combustibili fossili, mentre il blocco del fracking sui terreni federali è stato abbandonato.

Un conflitto di fabbricazione statunitense

24/03/22

Europe for Peace / La priorità è far cessare la guerra

Nemmeno un euro, un soldato o un fucile per la guerra in Ucraina, perché questa scelta serve solo a renderla più cruenta, più lunga, con più morti e più sofferenza. E non si adottino sanzioni destinate a peggiorare la vita delle popolazioni in qualunque latitudine del pianeta.


Guerra o Pace?

Condanniamo l'aggressione armata della Russia nei territori dell'Ucraina, pur consapevoli dei molteplici interessi economici e politici che precedono e motivano il conflitto.

La nostra priorità è far cessare la guerra, salvare vite umane e frenare il disastro economico, che pagheranno come al solito i popoli e le persone più povere e fragili.

Vogliamo la pace. E la pace si raggiunge con il dialogo e il negoziato, non sostenendo il conflitto con l’invio di armi e soldati. La vita umana è il valore più alto e nessuna ragione geopolitica, nessuna ragione economica, nessuna pretesa guerra per la liberazione sono al di sopra dell'essere umano.

Salvare veramente il popolo ucraino dal disastro vuol dire far tacere tutte le armi. Per questo denunciamo l’irresponsabilità di tutte le istituzioni che fomentano la guerra con l’invio di armi all’Ucraina: Governi europei, Regno unito, Governo statunitense, NATO, Unione Europea…

Chiediamo all’Organizzazione delle Nazioni Unite di esercitare con decisione il proprio ruolo per il mantenimento della pace e della sicurezza mondiale.

Chiediamo a tutti i governi che non sostengano questa guerra nemmeno con un euro, un soldato o un fucile, perché questa scelta serve solo a renderla più cruenta, più lunga, con più morti e più sofferenza. Chiediamo che non si adottino sanzioni destinate a peggiorare la vita delle popolazioni in qualunque latitudine del pianeta.

02/03/22

FERMARE LA GUERRA IN UCRAINA. FERMARE TUTTE LE GUERRE NEL MONDO

 


Né armi, né truppe, né denaro a supporto di questa guerra. Agire la neutralità attiva e perseguire la soluzione negoziata del conflitto. Le Nazioni Unite facciano prevalere la volontà di pace dei popoli e il principio della sicurezza collettiva non militarizzata

L’AWMR Italia –Donne della RegioneMediterranea condivide la dichiarazione della Federazione DemocraticaInternazionale delle donne (FDIM/WIDF) sulla guerra in Ucraina

Siamo profondamente preoccupate e indignate per il precipitare degli eventi che hanno portato ancora una volta la guerra nel cuore dell’Europa.

Una guerra in atto è già una sconfitta: per le donne che creano la vita e se ne prendono cura, per ogni persona impegnata nella costruzione della pace, per i popoli che ne subiscono le peggiori conseguenze, per le istituzioni internazionali che non hanno saputo prevenirla né fermarla, facendo prevalere le convenzioni e i trattati sottoscritti dagli Stati che richiamano alla costruzione di relazioni pacifiche fra gli Stati, alla cooperazione, alla soluzione negoziata delle controversie.

Rischiamo di precipitare lungo una china pericolosissima che ci può portare a un disastro umanitario, culturale, ambientale inimmaginabile.

Le guerre non risolvono le controversie, ma le inaspriscono. Le guerre lasciano nelle popolazioni colpite ferite materiali e morali non rimarginabili. Le guerre arrestano il progresso dell’umanità, fanno arretrare il cammino delle donne e dei popoli verso l’affermazione dei loro diritti. Nessun futuro si costruisce sulla guerra.

Per tutto questo rifiutiamo di schierarci con alcuna delle parti che si fronteggiano in questa guerra, diciamo che essa deve essere immediatamente fermata, prima che si espanda e risucchi nel suo vortice altri paesi europei o altre regioni del mondo.

Questo non vuol dire però che resteremo in silenzio, né che ci asterremo dall’esprimere un fermo giudizio e una condanna di chi questa guerra l’ha voluta, se ne è reso complice o non ha fatto nulla per fermarla.

19/02/22

È necessario ridurre l’escalation del conflitto in Ucraina

 



L’Europa deve investire nel dialogo attraverso i meccanismi dell’OSCE e sostenere le organizzazioni femminili e le reti di costruttori di pace e difensori dei diritti umani nella regione

WILPF Italia (Women's International League for Peace and Freedom)



Noi, le sezioni e i gruppi europei della WILPF, la più antica organizzazione mondiale di donne per la pace, insieme ad altre organizzazioni della società civile di costruttori di pace femministi e difensori dei diritti umani nella regione dell’OSCE, siamo molto preoccupate per il ruolo insufficiente dell’Europa e dei paesi europei nel promuovere una soluzione pacifica e diplomatica al conflitto armato in corso in Ucraina, mentre se ne favorisce uno sviluppo sempre più militarizzato.

Come organizzazioni e reti di donne, cooperiamo in numerosi progetti con attiviste (donne) al di là delle linee di “divisione”, convinte che la fiducia e la vera sicurezza possono essere costruite solo su una visione positiva e comune a lungo termine per la pace, l’uguaglianza e la giustizia messe in pratica. Siamo collegate a livello locale, regionale e globale e ci prendiamo cura della solidarietà.

Non siamo disposte ad accettare la guerra, le continue minacce di interventi militari e la retorica incendiaria come una “normalità” perché aumenta l’instabilità in una situazione (economica e psicosociale) già molto fragile – particolarmente difficile per le donne. In coerenza con la storia della WILPF di resistenza contro la guerra e di esperienza nella costruzione della pace, alziamo la nostra voce contro la logica militarizzata distruttiva.

Il lavoro con le donne nella regione colpita dal conflitto dell’Ucraina dimostra come le donne e i civili in generale siano colpiti dalle (in-)dirette conseguenze della guerra iniziata nel 2014. Da allora sono stati registrati migliaia di morti e feriti tra i civili. Le vulnerabilità (economiche) delle donne nella vita quotidiana e la lotta per la sopravvivenza generano nuove paure e insicurezze. D’altra parte, le donne sono potenti attori del cambiamento: il nostro impegno congiunto e i contributi specifici alla pace sostenibile e al rafforzamento della fiducia devono essere sostenuti e segnalati costantemente.

Rilasciamo questa dichiarazione aperta per invitare i governi in Europa, i parlamentari dell’UE, la Commissione europea, l’OSCE (SG, CiO, GU) a prendere provvedimenti immediati per ridurre e smilitarizzare il conflitto e ad impegnarsi diplomaticamente in colloqui di pace e sicurezza a lungo termine con tutte le parti interessate coinvolte, compresi i paesi e le regioni confinanti.

La deterrenza, la crescente presenza militare e l’autoritarismo non sono in grado di risolvere i conflitti. Il rischio di nuove linee di divisione (dei tempi della guerra fredda) sta già ora indebolendo la necessaria coesione in Europa.

Sosteniamo la crescente volontà politica degli stati di fare apertamente riferimento a una politica estera femminista sulla base dell’attuazione dell’Agenda WPS (Donne, Pace e Sicurezza). Siamo ansiose di vedere i risultati politici: uno è disarmo e smilitarizzazione, un altro è ridefinizione della sicurezza – intesa come una complessa sicurezza umana/genuina – e, ultimo ma non meno importante, la partecipazione equa e significativa delle donne a tutti i livelli di negoziazione e processi decisionali nello spirito dell’attuazione dell’UNSCR 1325 a tutti i livelli.

LE NOSTRE RICHIESTE A TUTTI I GOVERNI IN EUROPA e ALLE ISTITUZIONI MULTILATERALI

Per ridurre l’escalation del conflitto e garantire la pace e la sicurezza in Ucraina:

• Attuare gli impegni nei confronti dell’Agenda delle Nazioni Unite per le donne, la pace e la sicurezza (UNSCR 1325) che richiedono un ruolo sostanziale e significativo per la partecipazione delle donne ai negoziati e la leadership femminile per la prevenzione dei conflitti. Garantire che le donne di tutte le parti del conflitto siano invitate a mediare una risoluzione diplomatica del conflitto e un accordo per una pace duratura.

• Fornire sostegno a lungo termine ai gruppi della società civile, in particolare ai gruppi di donne, che lavorano ad iniziative di fiducia creativa e di creazione di fiducia – in parte transfrontaliere, sulla cura nello spirito della sicurezza umana e dei principi di un’economia femminista. Sostenere costantemente e in modo sostanziale l’advocacy e la formazione alla mediazione e alla soluzione pacifica del conflitto.

• Investire in infrastrutture di assistenza. Come la pandemia di coronavirus ha ampiamente chiarito: sono necessari investimenti sostanziali nell’assistenza sanitaria, nelle infrastrutture sociali, nella giustizia climatica e potenziamento economico nel senso di un’economia femminista e sostenibile.

Rafforzare il lavoro attraverso l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) quale ponte sostanziale tra Oriente e Occidente, collegando le tre dimensioni (sicurezza, dimensione umana ed economia-ambiente) in uno spirito femminista di un approccio olistico alla pace e utilizzando e rafforzando meccanismi e strutture dell’OSCE quali le “donne costruttrici di pace e rete di mediatrici”.

• Abolire la registrazione militare obbligatoria delle donne in Ucraina.

• Rafforzare le Nazioni Unite per ridurre l’escalation del conflitto con la Russia sull’Ucraina, sostenendo tutte le forme di diplomazia e negoziati sulla base di una strategia di sicurezza comune e globale.

• Riprendere l’idea dei vincitori del premio Nobel per la pace: “Abbiamo una proposta semplice per l’umanità: i governi di tutti gli Stati membri dell’ONU dovrebbero negoziare una riduzione congiunta delle loro spese militari del 2% ogni anno per cinque anni”.

07/02/22

UCRAINA / L'espansione della NATO verso est è la causa della crisi sul confine Ucraino.


Awmr Italia
ha sottoscritto l'impegno contro la guerra lanciato dalla rete internazionale No Cold War

https://www.nocoldwar.org/news/natos-eastward-expansion-is-the-cause-of-the-crisis-around-ukraine

Le tensioni tra la NATO, alleanza militare nord atlantica diretta dagli Stati Uniti, l'Unione Europea e la Russia sono aumentate con un serio rischio di guerra in Ucraina. ​​

Il conflitto in Ucraina non è nuovo. È il risultato di un processo decennale di espansione della NATO in corso. All'inizio degli anni '90, l'amministrazione statunitense di George HW Bush ha assicurato ripetutamente che, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, Washington non avrebbe cercato di estendere la NATO all'Europa orientale, all'Asia centrale o al Caucaso.

«Comprendiamo che non solo per l'Unione Sovietica, ma anche per altri paesi europei è importante avere garanzie», disse l'allora segretario di Stato americano James Baker a Mikhail Gorbachev nel 1990. "Se gli Stati Uniti mantengono la loro presenza in Germania entro il quadro della NATO, nemmeno un centimetro dell'attuale giurisdizione militare della NATO si estenderà in direzione orientale”.

Invece, da allora, 14 paesi sono stati aggiunti all'elenco dei membri della NATO, la maggior parte dei quali nell'Europa orientale. Questa politica è stata chiaramente provocatoria, essendo stata riconosciuta come tale anche all'interno dei circoli "mainstream" della politica estera statunitense. Come ha osservato George Kennan, l'architetto originario della politica estera degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda: «l'espansione della NATO sarebbe l'errore più fatale nella politica americana nell'intero periodo successivo alla Guerra Fredda».

06/02/22

Ucraina / Dichiarazione del Movimento pacifista ucraino

 



"Condanniamo la preparazione dell'Ucraina e degli Stati membri della NATO alla guerra con la Russia"

"Chiediamo un'immediata soluzione pacifica del conflitto armato nell'Ucraina orientale e la neutralità del nostro Paese"










https://worldbeyondwar.org/statement-by-the-ukrainian-pacifist-movement/?fbclid=IwAR2lYwRugWmF0sUauqN44UGdgfQdPB5SjU-TVIIvrL4GOVPujpQmUlsRqfo

Le popolazioni del nostro Paese e dell'intero pianeta sono in pericolo mortale per il rischio di scontro nucleare tra le civiltà dell'Est e dell'Ovest. Dobbiamo fermare l'accumulo di truppe, l'accumulo di armi e equipaggiamento militare in Ucraina e dintorni, il folle riversamento di denaro dei contribuenti nella fornace della macchina da guerra invece di risolvere gravi problemi socioeconomici e ambientali. Dobbiamo smettere di assecondare i cinici capricci dei capi militari e degli oligarchi che traggono profitto dallo spargimento di sangue.

Il Movimento pacifista ucraino condanna la preparazione dell'Ucraina e degli Stati membri della NATO alla guerra con la Russia.

20/01/22

TPNW / ITALIA, RIPENSACI!


Il Trattato per la proibizione delle armi nucleari TPNW compie un anno: Rete Italiana Pace e Disarmo e Senzatomica e invitano a celebrare il primo anniversario dell’entrata in vigore del Trattato per rafforzare i percorsi verso il disarmo nucleare


Fra pochi giorni si celebra il primo anno dall’entrata in vigore del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), il primo strumento internazionale che dichiara illegali le armi nucleari, discusso e votato all’ONU nel luglio 2017 ed entrato in vigore il 22 gennaio 2021.

Si tratta di un giorno fondamentale per le campagne internazionali impegnate per il disarmo nucleare. Senzatomica e Rete Italiana Pace e Disarmo, (a cui AWMR Italia – Donne del Mediterraneo aderisce) promuovono la campagna “Italia, ripensaci”.

 Discusso e votato all’ONU nel luglio del 2017, il TPNW sancisce l’illegalità delle armi nucleari e ne vieta l’uso, lo sviluppo, i test, la produzione, la fabbricazione, l’acquisizione, il possesso, l’immagazzinamento, il trasferimento, la ricezione, la minaccia di usare, lo stazionamento, l’installazione o il dispiegamento. Ad oggi 59 Stati lo hanno ratificato, impegnandosi a rispettare un processo graduale e sicuro verso il disarmo nucleare totale. Sono 9 i Paesi che ne sono entrati a far parte nel corso del 2021, una crescita che dimostra la dinamica positiva di rafforzamento del Trattato. Che già oggi, pur se nessuno tra Stati nucleari e loro alleati lo ha ratificato, produce effetti positivi come la riduzione dei fondi messi a disposizione delle aziende produttrici da parte degli investitori internazionali (diminuiti di 63 miliardi di dollari in due anni secondo l’analisi condotta da ICAN nel rapporto “Don’t bank on the bomb”).

 Il nostro Paese non ha ancora firmato il Trattato TPNW, ed è per questo motivo che Rete Italiana Pace e Disarmo e Senzatomica hanno lanciato l’azione “Italia, ripensaci” affinché Governo e Parlamento decidano di compiere passi concreti verso la costruzione di un mondo libero da armi nucleari, dando degno seguito all’impegno sottoscritto con il Trattato di Non Proliferazione (NPT). Recentemente le cinque potenze nucleari ufficiali (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito) hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui affermano che “non si può vincere una guerra nucleare”. Eppure non si allontanano dalla perversa logica di continuare a giustificarne l’esistenza per scopi di sicurezza nazionale, oltre che investire pesantemente (circa 73 miliardi di dollari nel 2021) nel loro mantenimento e ammodernamento.

Come “Italia, ripensaci!” siamo convinti che sia necessario trasformare la logica della giustificazione delle armi nucleari alla radice e concepire una sicurezza basata sul rispetto della dignità della vita di tutti. Uno degli aspetti più rilevanti riguardanti il TPNW è la sua nascita e concretizzazione grazie all’impegno della società civile internazionale riunita nella International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (insignita per questi sforzi del Premio Nobel per la pace 2017). Vogliamo, quindi, celebrarlo come una grande vittoria della società civile, delle persone e degli hibakusha, che ha aperto la strada affinché ognuno possa compiere la propria parte nel processo del disarmo nucleare.

Nel TPNW si prevedono anche programmi di assistenza e compensazione per le vittime di armi e test nucleari, e per l’ambiente in cui vivono, ed è per questo che chiediamo all’Italia di avvicinarsi ai contenuti del Trattato impostando azioni di cooperazione in tal senso, valorizzando la grande tradizione umanitaria del nostro Paese. È questo uno dei due obiettivi principali della nostra mobilitazione per il 2022, insieme alla richiesta al Governo di decidere la partecipazione come “Stato osservatore” alla prima Conferenza degli Stati Parti del TPNW che si svolgerà a Vienna nel marzo 2022. Norvegia (membro della NATO) e Germania (membro della NATO e come l’Italia con presenza di testate nucleari USA sul proprio territorio) hanno già deciso in tal senso: confidiamo nel fatto che anche il Governo italiano prenda la stessa strada.

30/08/21

ARMI E DIRITTO / È LECITA LA PRESENZA DI ORDIGNI NUCLEARI STATUNITENSI IN ITALIA?

 Avviato uno studio sullo status giuridico delle armi nucleari in Italia


Il Centro di Documentazione Abbasso la Guerra OdV rende noto di avere, insieme ad altre 15 associazioni pacifiste, incaricato gli avvocati di IALANA Italia (International Association of Lawyers Against Nuclear Arms) di uno studio sulla presenza di armi nucleari in Italia.

Più precisamente lo studio commissionato è una richiesta di “Parere legale riguardante lo status giuridico delle armi nucleari in Italia e le azioni legali proponibili nel caso si riscontrino illeciti civili, penali o amministrativi”.

Dal 1° settembre gli avvocati ed i loro staff inizieranno la loro ricerca che non sarà solo dottrinale ma anche giurisprudenziale.

Lo studio, sulle varie norme nazionali ed internazionali interessate (almeno una ventina), terminerà il 31 dicembre 2021, con proroga eventuale di altri 3 mesi. L'incarico dello studio agli avvocati è avvenuto il 1 luglio scorso.

Lo studio, al di là di eventuali azioni successive, vuole mettere a disposizione di tutto il pacifismo italiano (e internazionale) un utile strumento di riflessione e di azione sull’annoso problema della presenza di ordigni nucleari statunitensi nel nostro Paese, la cui natura è incerta data l'opacità delle relazioni interstatuali sul possesso di queste armi. In questo momento il movimento per la pace non ha la stessa visione circa la legalità o meno della presenza delle armi nucleari in Italia. Noi vogliamo contribuire a fare chiarezza tracciando una mappa puntuale della normativa che questa presenza viola.

Lo studio è tanto più rilevante in quanto per il 2022 è attesa la sostituzione, nelle aerobasi di Aviano e Ghedi, delle armi termonucleari B61 con le più pericolose B61-12.

Sostengono lo studio anche il comboniano padre Alex Zanotelli e don Luigi Ciotti (Libera). Maggiori dettagli sono disponibili nel documento completo della campagna

https://www.facebook.com/pages/category/Community/AbbassoLaGuerra/posts/

Adesioni ed info: Abbasso La Guerra OdV  email: abbassolaguerra@gmail.com.



15/08/21

COP 26 Glasgow / Pace e clima, un nesso indissolubile

 

Foto: Disarmforourplanet

Dal 1° al 12 novembre 2021, Glasgow ospiterà una delle conferenze più significative al mondo sull'ambiente e il cambiamento climatico, nota come COP26. I nessi tra guerra e cambiamento climatico sono troppo gravi e urgenti per essere trascurati. Il movimento per la pace scozzese e internazionale sta facendo campagna in vista di COP26 per affrontare insieme le due minacce che incombono sull'umanità: cambiamento climatico e militarismo.

COP26 non deve passare senza che i leader mondiali affrontino i massicci danni climatici causati dalla guerra e dai preparativi per la guerra. Le organizzazioni di pace in Scozia e nel mondo sollecitano un'azione contro ogni forma di conflitto e militarismo, compreso il mettere fine alla produzione e l’uso delle armi nucleari: senza questo, non ci sarà alcuna possibilità di porre fine alla distruzione ambientale, né alcuna speranza di ridurre le emissioni di gas a effetto serra al livello di cui abbiamo bisogno per evitare i peggiori effetti della crisi climatica. 

Eventi e azioni
26 settembre - Disarm for Our Planet: Die-In - In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione delle armi nucleari, stiamo organizzando "Disarm for Our Planet" - un die-in a livello marino a Faslane (e in tutta la Scozia) che richiama l'attenzione sui legami tra armi nucleari, danni ambientali e crisi climatiche. Scopri di più e unisciti a noi.
Proteste analoghe si svolgeranno in tutto il Regno Unito e in Europa.

4 novembre - Giornata mondiale d'azione sui cambiamenti climatici e il militarismo - Le organizzazioni per la pace in Scozia e nel mondo organizzano azioni il 4 novembre, durante la conferenza COP26, per richiamare l'attenzione sui legami tra conflitto e cambiamento climatico.

7-10 novembre - Vertice dei popoli per la giustizia climatica - Organizzato dalla Coalizione COP26, il Vertice dei Popoli è uno spazio di convergenza globale per movimenti, campagne e società civile e fornirà un'alternativa al business come al solito di false soluzioni e inazione da parte di nazioni e corporazioni ricche. Le iscrizioni sono aperte fino al 30 agosto 2021.
 
Per saperne di più: http://www.disarmistiesigenti.org/2021/08/14/disarmforourplanet/
 
Petizioni da firmare
Per chiedere ai governi di impegnarsi a ridurre le emissioni militari significative alla COP26  (Osservatorio dei conflitti e dell'ambiente): https://ceobs.org/governments-must-commit-to-military-emissions-cuts-at-cop26/.
Smettila di escludere l'inquinamento militare dagli accordi climatici (World Beyond War): https://actionnetwork.org/petitions/stop-excluding-military-pollution-from-climate-agreements-2/