27/03/20

Dagli Usa nuova provocazione contro il Venezuela



 Trump “sceriffo mondiale” e i suoi alleati



Gli Usa lanciano pretestuose accuse penali contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela e annunciano una taglia sulla testa del presidente Maduro. La ferma condanna del Consiglio Mondiale della Pace: «Una decisione senza precedenti, provocatoria e illegittima»



Il Consiglio Mondiale della Pace (World Peace Council) condanna fermamente la decisione del Procuratore generale degli Stati Uniti, per conto dell'amministrazione statunitense, di lanciare accuse penali contro il presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela e altri funzionari di alto livello con il pretesto di un loro presunto coinvolgimento nel traffico internazionale di droga.

Il Procuratore generale degli Stati Uniti minaccia di designare la Repubblica Bolivariana del Venezuela come "stato che sponsorizza il terrorismo". Questa decisione dell'amministrazione Usa costituisce non solo un'ulteriore escalation delle provocazioni, delle misure coercitive e delle interferenze nei confronti di un paese sovrano, ma dimostra anche l'atteggiamento cinico e arrogante degli Stati Uniti, che utilizza i tempi critici della pandemia da COVID 19 in tutto il mondo, per imporre nuove sanzioni aggiuntive al Paese e alla sua gente.

Il popolo venezuelano sta già soffrendo per le sanzioni e le restrizioni imposte dagli imperialisti statunitensi e dai loro alleati della UE e del "Gruppo di Lima", che non consentono al paese di acquistare medicine e altri prodotti vitali da più di un anno. Sono le stesse forze che riconoscono come il loro "leader prescelto" un fantoccio autoproclamatosi contro ogni legittimità, logica e diritto internazionale; sono le stesse forze che non consentono, con la crisi da COVID 19 in corso, al paese di acquistare sui mercati internazionali le attrezzature tecniche e dispositivi sanitari per il Sistema Sanitario Nazionale.

La nuova deliberazione odierna degli Stati Uniti, che agiscono come "sceriffo mondiale" e annunciano milioni di dollari per la cattura del legittimo presidente Nicolas Maduro, funzionari e ministri del paese non ha precedenti ed è arbitraria e priva di valore.

Il CMP esprime la sua profonda solidarietà al popolo venezuelano, alle forze antimperialiste amanti della pace nella loro lotta in difesa del loro diritto sovrano a scegliere la propria leadership e il proprio destino senza alcuna interferenza straniera e a combattere le aggressioni imperialiste, le ingerenze e le provocazioni.

Chiediamo a tutti i membri e amici del CMP di intensificare le azioni di solidarietà con il popolo venezuelano e di programmare per il 19 aprile, che è la Giornata internazionale di solidarietà con la Repubblica bolivariana del Venezuela, azioni in segno di protesta contro le minacce imperialiste e azioni in solidarietà col popolo venezuelano in coordinamento con la nostra Organizzazione affiliata in Venezuela (Comitato per la solidarietà internazionalee la lotta per la pace-COSI) 

26 marzo 2020

Trad. Awmr Italia

Call for a Feminist COVID-19 Policy

Vademecum per una politica femminista contro la pandemia 

La Feminist Alliance for Rights ha lanciato un Appello ai governi per richiedere l'adozione di politiche femministe e rispettose dei diritti umani in risposta al Covid-19. Le firmatarie sollecitano i governi ad agire in conformità con gli standard sui diritti umani nella risposta al Covid-19 e a rispettare i principi di uguaglianza e non discriminazione.
L'Appello è stato sottoscritto da numerose associazioni e organizzazioni di donne in tutto il mondo, compresa AWMR Italia. È un vero e proprio vademecum, con dettagliate richieste riguardo all'accesso a cibo, salute, educazione, acqua e igiene, informazione affidabile, contrasto alle ineguaglianze sociali ed economiche, a tutte le forme di violenza contro le donne e di violenza domestica, agli abusi di potere.

http://feministallianceforrights.org/blog/2020/03/20/action-call-for-a-feminist-covid-19-policy/

Dichiarazione di Organizzazioni Femministe e per i diritti delle donne del Sud globale e delle comunità emarginate nel Nord globale
Noi, organizzazioni sottoscritte, impegnate sui principi femministi e i diritti umani delle donne, chiediamo ai governi di tenere presenti e agire in conformità con gli standard sui diritti umani nella loro risposta al COVID-19, di sostenere i principi di uguaglianza e non discriminazione, ponendo al centro le persone più emarginate: donne, bambini, anziani, persone con disabilità, persone con problemi di salute, popolazioni rurali, persone senza tetto, persone ricoverate in istituti, rifugiati, migranti, popolazioni indigene, apolidi e persone nelle zone di guerra. La politica femminista riconosce e dà priorità ai bisogni delle comunità più vulnerabili. Al di là della risposta a questa pandemia, ciò è necessario per lo sviluppo di comunità pacifiche, inclusive e prospere all'interno degli stati guidati dai diritti umani.
È essenziale che i governi abbiano un approccio basato sui diritti umani e intersezionale per garantire che tutti abbiano accesso alle informazioni necessarie, ai sistemi di supporto e alle risorse durante l'attuale crisi. Abbiamo individuato nove aree chiave di interesse da considerare nel contesto della crisi da COVID-19. Sono elencate di seguito con brevi descrizioni di potenziali sfide e raccomandazioni che tengono conto del vissuto delle persone in posizione di vulnerabilità - in particolare donne e ragazze che subiscono un impatto sproporzionato a causa del loro sesso, genere e orientamento sessuale - e guidano i politici verso soluzioni che non peggiorino le loro vulnerabilità o amplifichino le disuguaglianze esistenti e garantiscano i loro diritti umani.

Queste linee guida non vogliono sostituire la responsabilità di donne e ragazze e comunità emarginate nei processi decisionali, ma essere una base logica per la consultazione e la diversità nella leadership.

Principali aree di interesse per una politica femminista su COVID-19

Sicurezza dell’alimentazione. Nei paesi che dipendono dalle importazioni alimentari, si ha paura della chiusura di confini e mercati e dell'impossibilità di accedere al cibo. Questa preoccupazione è esasperata per le persone che vivono in condizioni di povertà e nelle comunità rurali, soprattutto donne, che non hanno facile accesso ai centri cittadini e ai principali negozi di alimentari e mercati. Ciò porta le persone con i mezzi ad acquistare grandi quantità di beni, il che limita la disponibilità per le persone con redditi più bassi che non sono in grado di fare lo stesso e rischiano di non poter fare sufficiente rifornimento di cibo. In risposta a questa sfida, invitiamo i governi a:
·         Aumentare - o introdurre - buoni e sussidi alimentari, sia incrementandone la quantità per coloro che già li ricevono sia estendendone l'accesso per includere coloro che diventano più vulnerabili a causa delle circostanze attuali.
      Indirizzare le imprese a razionare la fornitura di cibo non deteriorabile per controllarne la disponibilità e aumentarla per coloro che, a causa del loro livello di reddito, devono rifornirsi per un periodo di tempo più lungo
·         Inviare approvvigionamento alimentare alle comunità rurali da immagazzinare e distribuire secondo necessità per eliminare il ritardo nell'accesso alle forniture nei centri urbani ed essere al riparo da carenze dovute a ritardi nelle spedizioni
·         Inviare approvvigionamento alimentare a persone incapaci di lasciare la propria casa (ad es. persone disabili che vivono sole o in zone isolate).

Assistenza sanitaria. Tutti i paesi prevedono un enorme stress nei loro sistemi di sanità pubblica a causa della diffusione del virus e questo può portare a ridurre la protezione della salute materna e ad un aumento dei tassi di mortalità infantile. Nelle comunità rurali si verifica spesso scarsità di accesso ai servizi sanitari e alle forniture mediche. Gli anziani, le persone con disabilità e le persone con sistema immunitario compromesso o depresso sono ad alto rischio e potrebbero non avere sistemi di supporto live-in. Il cambiamento nella routine e nella diffusione del virus può creare o esasperare problemi di salute mentale. Questa crisi ha un impatto sproporzionato sulle donne che formano - secondo il documento su Parità di genere nella forza-lavoro sanitaria dell'Organizzazione mondiale della sanità del marzo 2019 - il 70% dei lavoratori nel settore sanitario e sociale. Essa colpisce anche in modo sproporzionato coloro che forniscono assistenza agli altri.
 In risposta a questa sfida, sollecitiamo i governi a:
·         Garantire la disponibilità di dati disaggregati per sesso e analisi di genere, compresi tassi di infezione e mortalità differenziati.
·         Aumentare la disponibilità e la fornitura di servizi sanitari e dispositivi, forniture mediche e farmaci
·         Garantire l'accesso tempestivo delle donne ai necessari servizi di salute sessuale e riproduttiva durante la crisi, come la contraccezione d'emergenza e l'aborto sicuro
·         Mantenere una scorta adeguata di prodotti per l'igiene mestruale presso strutture sanitarie e comunitarie
·         Formare il personale medico e gli assistenti sociali di prima linea a riconoscere i segni della violenza domestica e fornire risorse e servizi adeguati
·         Sviluppare un database di persone ad alto rischio che vivono da sole e creare un sistema e una rete per mantenere con esse regolari contatti e forniture
·         Assicurare la fornitura continua di servizi sanitari basata su ricerche e test medici non distorti - non correlati al virus - per donne e ragazze
·         Implementare sistemi per soddisfare efficacemente le esigenze di salute mentale, tra cui linee telefoniche / videochiamate accessibili (ad es. Lingua dei segni, didascalie), gruppi di supporto virtuale, servizi di emergenza e consegna di farmaci
·         Supportare i centri di riabilitazione perché rimangano aperti per le persone con disabilità e malattie croniche
·         Indirizzare tutte le istituzioni sanitarie a fornire servizi sanitari adeguati alle persone indipendentemente dallo stato dell'assicurazione sanitaria, dallo status di immigrazione e affermare i diritti dei migranti e degli apolidi - con status di migranti regolari e irregolari - e delle persone senza casa perché possano cercare assistenza medica liberi dal rischio di discriminazioni, detenzione e espulsione
·         Garantire che i fornitori di servizi sanitari e tutto il personale in prima linea ricevano una formazione adeguata e abbiano accesso alle attrezzature per proteggere la propria salute e supporto alla propria salute mentale
·         Valutare e soddisfare le esigenze specifiche dei fornitori di servizi sanitari per le donne

Formazione scolastica. La chiusura delle scuole è necessaria per la protezione di bambini, famiglie e comunità e aiuterà ad appiattire la curva in modo che il picco di infezione rimanga gestibile. Tuttavia, costituisce una pesante interruzione dell'istruzione e della routine a cui i bambini sono abituati. In molti casi, i bambini che dipendono dai programmi di mensa scolastica dovranno affrontare l'insicurezza alimentare.  Essi inoltre diventano più vulnerabili alla violenza nelle loro case e comunità, che può non essere rilevata a causa dell’assenza di contatti. Le chiusure scolastiche diventano anche un peso sproporzionato per le donne, che tradizionalmente si assumono l’onere della cura. In risposta a questa sfida, invitiamo i governi a:
·         Indirizzare le istituzioni scolastiche a predisporre moduli di assegnazione e correzione di compiti per i bambini per tenerli impegnati scolasticamente e prevenire battute d'arresto, fornendo indicazioni ai genitori sull'uso del materiale;
·         Creare una programmazione radiofonica educativa adatta ai bambini in età scolare;
·         Sovvenzionare l'assistenza all'infanzia per le famiglie che non possono offrire alternative ai propri figli;
·         Estendere l'accesso gratuito a Internet per aumentare l'uso di piattaforme e materiale didattico online e consentire ai bambini di partecipare a sessioni di classe virtuali e accessibili alle persone con disabilità, ove disponibili;
·         Fornire laptop ai bambini che ne hanno bisogno per partecipare all'istruzione online;
·         Adottare misure per garantire che continuino a ricevere alimenti assicurandosi che siano consegnati o ricevuti;
·         Fornire un extra di supporto finanziario e psicologico alle famiglie che si occupano di bambini con disabilità

Disuguaglianza sociale. Sussistono disparità tra uomini e donne, cittadini e migranti, persone con stato migratorio regolare e irregolare, persone con e senza disabilità, persone neurotipiche e neuroatipiche e altre dicotomie percepite o differenze non binarie, nonché gruppi razziali, etnici e religiosi. Le vulnerabilità esistenti sono ulteriormente complicate dalla perdita di reddito, dall'aumento dello stress e dalle disparità di responsabilità domestiche. Le donne e le ragazze avranno probabilmente maggiori oneri di cura che si aggiungeranno (e forse sostituiranno) al loro lavoro retribuito. Le comunità vulnerabili sono ulteriormente a rischio quando vengono promulgate leggi o vengono introdotte altre misure che ne limitano il movimento e l'assembramento, in particolare quando hanno meno accesso alle informazioni o capacità di elaborarle. In risposta a questa sfida, sollecitiamo i governi a:
·         Incoraggiare l'equa condivisione dei compiti domestici in termini espliciti e attraverso indennità per il tempo libero e indennità lavorative per tutti;
·         Fornire un maggiore accesso ai servizi igienico-sanitari e agli spazi per rifugi di emergenza per i senzatetto;
·         Attuare protocolli e formare le autorità al riconoscimento e il coinvolgimento delle popolazioni vulnerabili, in particolare laddove vengono applicate nuove leggi;
·         Consultare le organizzazioni della società civile sul processo di attuazione delle leggi e delle politiche;
·         Garantire un accesso equo alle informazioni, all'educazione alla salute pubblica e alle risorse in più lingue, comprese le lingue dei segni e delle popolazioni indigene, format accessibili e di facile lettura.

Acqua e servizi igienici. Non tutti hanno accesso all'acqua corrente pulita. In risposta a questa sfida, invitiamo i governi a:
·         Accertarsi che sia presente l'infrastruttura per l'acqua pulita e potabile da convogliare nelle case e distribuire alle aree sottoservite;
·         Interrompere tutte le disconnessioni e soprassedere a tutti i costi di riconnessione per fornire a tutti acqua potabile e pulita;
·         Rimediare immediatamente a situazioni di acqua sporca;
·         Installare postazioni pubbliche di lavaggio delle mani nelle comunità.

Disuguaglianza economica. Le persone stanno vivendo disoccupazione, sottoccupazione e perdita di reddito a causa della chiusura temporanea delle imprese, della riduzione d’orario e del congedo ridotto per malattia, ferie, inoccupazione e stigmatizzazione. Ciò incide negativamente sulla loro capacità di far fronte agli obblighi finanziari, genera debiti maggiori e rende loro difficile acquisire i rifornimenti necessari. A causa delle chiusure e della necessità di distanziamento sociale, mancano anche le opzioni di assistenza e la capacità di pagare le cure per i bambini, gli anziani e le persone con disabilità. Ciò produce uno spostamento del lavoro dall'economia retribuita o precaria a quella del tutto non retribuita, come fornitori/fornitrici di assistenza familiare. In risposta a questa sfida, sollecitiamo i governi a:
·         Introdurre moratorie sugli sfratti dovuti a arretrati locativi e ipotecari e differimenti di canoni di locazione e mutui ipotecari per le persone colpite, direttamente o indirettamente, dal virus e per le persone appartenenti a gruppi vulnerabili;
·         Fornire reddito di base universale per coloro che hanno perso il loro reddito;
·         Fornire supporto finanziario a persone senza tetto, rifugiate e rifugi per donne;
·         Fornire aiuto finanziario addizionale agli anziani e alle persone con disabilità;
·         Accelerare la distribuzione dei benefit;
·         Modificare le polizze del congedo per malattia, congedo parentale e di cura e tempo libero personale;
·         Indirizzare le aziende a invitare i dipendenti a lavorare in remoto alle stesse condizioni finanziarie concordate prima della pandemia;
·         Distribuire kit con prodotti necessari come sapone, disinfettanti e detergenti per le mani.
Violenza contro le donne, violenza domestica e abusi
Le percentuali e la gravità della violenza domestica nei confronti delle donne, compresa la violenza sessuale e riproduttiva, aumenteranno probabilmente con l'aumentare della tensione. Le restrizioni alla mobilità (distanziamento sociale, autoisolamento, blocco estremo o quarantena) aumenteranno anche la vulnerabilità dei sopravvissuti agli abusi e la necessità di servizi di protezione. (Vedi Disuguaglianza economica). Sfuggire sarà più difficile poiché il partner violento sarà sempre a casa. I bambini affrontano particolari rischi di protezione, compresi i maggiori rischi di abuso e / o di essere separati da chi se ne prende cura. L'accessibilità ai servizi di protezione diminuirà se viene imposto un blocco estremo poiché le risorse pubbliche vengono dirottate. Le donne e le ragazze in fuga da violenze e persecuzioni non saranno in grado di lasciare i loro paesi di origine o di entrare nei paesi di accoglienza a causa della chiusura delle frontiere e delle restrizioni di viaggio.
In risposta a questa sfida, sollecitiamo i governi a:
·         Istituire unità separate all'interno dei dipartimenti di polizia e le linee telefoniche per denunciare la violenza domestica;
·         Aumentare le risorse per le organizzazioni non governative che si occupano di violenza domestica e fornire assistenza - compresi rifugi, consulenza e assistenza legale - ai sopravvissuti e aiutare quelli che rimangono aperti ad essere disponibili;
·         Diffondere informazioni sulla violenza di genere e pubblicizzare risorse e servizi disponibili;
·         Indirizzare i servizi pubblici designati, compresi i rifugi, a restare aperti e accessibili;
·         Garantire che i servizi di protezione implementino programmi con piani di emergenza che includano protocolli per garantire la sicurezza di residenti e utenti;
·         Sviluppare un protocollo di assistenza alle donne che potrebbero non essere ammesse a causa dell'esposizione al virus, che includa la quarantena sicura e l'accesso ai test;
·         Prevedere che le sopravvissute alla violenza domestica possano partecipare a procedimenti giudiziari tramite teleconferenza;
·         Indirizzare i dipartimenti di polizia a rispondere a tutte le denunce sulla violenza domestica e fornire alle vittime di violenza risorse adeguate;
·         Garantire che donne e ragazze e altre persone in posizioni vulnerabili non vengano respinte alla frontiera, abbiano accesso al territorio e alle procedure legali in materia di asilo. Se necessario, avranno accesso ai test.

Accesso alle informazioni. Vi è disparità di accesso a informazioni affidabili, specialmente per coloro che sono strutturalmente discriminati e appartenenti a comunità emarginate. Le persone dovranno ricevere aggiornamenti regolari dalle autorità sanitarie nazionali per la durata di questa crisi. In risposta a questa sfida, sollecitiamo i governi a:
·         Lanciare campagne pubbliche per prevenire e contenere la diffusione del virus;
·         Consultare e collaborare con la società civile in tutte le iniziative per fornire informazioni al pubblico;
·         Rendere disponibili le informazioni al pubblico in un linguaggio semplice e con mezzi, modalità e format accessibili, inclusi Internet, radio e messaggi di testo;
·         Garantire che le persone con disabilità abbiano accesso alle informazioni attraverso la lingua dei segni, i sottotitoli e altri mezzi appropriati;
·         Aumentare i sussidi alle organizzazioni non governative che assicureranno che i messaggi vengano tradotti e consegnati con mezzi adeguati a coloro che parlano lingue diverse o hanno esigenze specifiche;
·         Disporre e realizzare una task force per condividere informazioni e risorse con le persone vulnerabili, con particolare attenzione alle persone senza casa, ai disabili, ai migranti, ai rifugiati e alle persone neuroatipiche.

Abuso di potere. Le persone nelle carceri, i centri amministrativi per migranti, i campi profughi e le persone con disabilità negli istituti e strutture psichiatriche sono a più alto rischio di contagio a causa delle condizioni di confinamento. Possono diventare anche più vulnerabili agli abusi o alla negligenza a causa della limitata supervisione esterna e delle restrizioni nelle visite. Non è improbabile che il personale addetto diventi troppo zelante nelle pratiche di applicazione della legge e introduzione di nuove leggi. Durante questa crisi, le persone vulnerabili, in particolare i dissidenti, corrono un rischio maggiore di avere interazioni negative e potenzialmente pericolose con le autorità. In risposta a questa sfida, sollecitiamo i governi a:
·         Adottare protocolli orientati ai diritti umani per ridurre la diffusione del virus nelle strutture di detenzione e confinamento;
·         Rafforzare il controllo esterno e facilitare il contatto sicuro con i parenti, ad es. chiamate telefoniche gratuite;
·         Incoraggiare le forze dell'ordine a concentrarsi sull'aumento della sicurezza piuttosto che sugli arresti;
·         Formare agenti delle forze dell'ordine, operatori sanitari e assistenti sociali per riconoscere le vulnerabilità e apportare le necessarie modifiche al loro approccio e impegno;
·         Supportare le organizzazioni della società civile e i difensori civici / difensori dei diritti umani nel monitoraggio periodico della situazione all'interno di tali istituzioni;
·         Consultarsi su ogni modifica alle leggi esistenti con le associazioni per i diritti civili e i difensori civici / e dei diritti umani;
·         Impegnarsi a sospendere le leggi e i poteri di emergenza una volta che la pandemia sia attenuata e ripristinare il meccanismo di controllo e bilanciamento.

Giovedì 26 marzo 2020 

25/03/20

EMERGENZA SANITARIA E DIRITTI DEI POPOLI

NÉ AGGRESSIONI NÉ SANZIONI IMPERIALISTE CONTRO I POPOLI SOVRANI, PATRIA È L'UMANITÀ


Un «Appello perché cessino le aggressioni, i blocchi economici e le sanzioni imperialiste contro il Venezuela, Cuba e gli altri popoli sovrani», anche in considerazione della grave pandemia da Covid 19, è stato lanciato da un gruppo di economisti, giuristi, e intellettuali di varie nazionalità


Fra i primi firmatari figurano l'economista venezuelana Pasqualina Curcio, le scrittrici e saggiste Sara Rosenberg (Argentina) e Angeles Diez (Spagna), l'ispanista italiana Alessandra Riccio condirettrice della rivista Latinoamerica, ed altri.
È possibile firmare l'appello qui:

«Noi che sottoscriviamo questo testo - dicono i firmatari dell'Appello - abbiamo sempre tenuto una posizione contrassegnata dall’impegno nella lotta antimperialista e dalla solidarietà con tutti i popoli che lottano per la loro sovranità e per il loro diritto di costruire i propri progetti politici.
Oggi, in una situazione di emergenza sanitaria mondiale, vogliamo esprimere la nostra più risoluta esigenza che cessi la guerra che l'imperialismo yankee conduce contro il legittimo governo bolivariano del Venezuela, presieduto da Nicolás Maduro Moros, e contro tutto il popolo di Venezuela.
Il processo di cambiamento in atto in questi anni in Venezuela è segnato dall'impronta del pensiero libertario di Simón Bolívar, che ha posto gli interessi della difesa della sovranità nazionale e della maggioranza sociale come assi principali delle sue aspirazioni politiche. Oggi, più che mai, il Venezuela ha un sistema politico che apre le speranze per un futuro più giusto ed equo.
A questo punto, alla guerra dell'imperialismo si stanno aggiungendo le difficoltà della crisi sanitaria che, iniziata in altri luoghi, sta cominciando a colpire anche il Venezuela.
Per questo motivo, e allo scopo di facilitare l'assistenza sanitaria per le persone e garantirne la salute, esigiamo l'immediata cessazione di interferenze, rapine e blocchi economici ai quali, al di fuori di ogni legalità, l'imperialismo yankee sottopone la popolazione del Venezuela.
Allo stesso modo, e poiché risponde alle stesse politiche imperialiste contro i diversi popoli, in questa situazione di emergenza sanitaria chiediamo la fine immediata del blocco economico, commerciale e finanziario contro la rivoluzione cubana. Cuba è oggi una nazione che è in grado di aiutare le popolazioni più bisognose in questa emergenza sanitaria mondiale, e questo è supportato da decenni di generosa solidarietà internazionalista in un gran numero di paesi.
Parliamo anche della cessazione di tutte le guerre, le aggressioni e i blocchi che l'imperialismo ha in corso oggi in Yemen, Siria, Libia, Mali, Iran, ecc., che sono ancora più letali in questa situazione di emergenza sanitaria.
Chiediamo anche la cessazione immediata dell'aggressione sionista contro il popolo palestinese e la fine dell'assedio a Gaza.
Chiediamo la fine immediata dell'occupazione marocchina nel territorio della Repubblica Democratica Araba Sahrawi, in modo che questa popolazione dignitosa possa essere adeguatamente curata in questa emergenza sanitaria. Una situazione impossibile sotto l'occupazione dei suoi territori da parte del Marocco.
Infine, chiediamo a tutte le organizzazioni politiche e sociali, a tutti i popoli, di promuovere una grande mobilitazione solidale per porre fine a tutte queste aggressioni dell'imperialismo affinché una situazione di grave emergenza sanitaria non aumenti le sofferenze causate dalle politiche imperialiste di aggressività, guerre dalle molte facce ed embarghi.
La patria è l'umanità».

Testo sp.
Llamamiento por el cese de las agresiones imperialistas contra Venezuela, contra los bloqueos y por la soberanía de los pueblos

«Las personas que suscribimos este texto hemos mantenido siempre una posición marcada por nuestro compromiso con la lucha antiimperialista, y por la solidaridad con todos los pueblos que luchan por su soberanía y por el derecho de los mismos a construir sus propios proyectos políticos.
Hoy, en una situación de emergencia sanitaria mundial, queremos expresar nuestra más decidida exigencia de que cese de forma inmediata la guerra multifacética que el imperialismo yanki desarrolla contra el legítimo gobierno bolivariano de Venezuela, presidido por Nicolás Maduro Moros, y contra todo el pueblo de Venezuela.
El proceso de cambios que se desarrolla en estos años en Venezuela está marcado por la impronta del pensamiento libertador de Simón Bolívar, que ha colocado los intereses de la defensa de la soberanía nacional y de la mayoría social como los ejes principales de sus aspiraciones políticas. Hoy, más que nunca, Venezuela tiene un sistema político que abre las esperanzas a un futuro más justo y equitativo.
En esta coyuntura la guerra del imperialismo contra Venezuela viene a sumar mayores dificultades para dar solución a la crisis sanitaria que, iniciada en otros lugares, está empezando a afectarle.
Por ello, y con la finalidad de facilitar la atención sanitaria al pueblo y garantizar su salud, es una necesidad urgente el cese inmediato del acoso, el robo y el bloqueo al que, al margen de cualquier legalidad, el imperialismo yanki somete al pueblo de Venezuela.
Igualmente, y porque responde a iguales políticas imperialistas contra los distintos pueblos, en esta tesitura de emergencia sanitaria exigimos el cese inmediato del bloqueo económico, comercial y financiero contra la revolución cubana. Cuba es hoy una nación que está en condiciones de ayudar a los pueblos más necesitados en esta emergencia sanitaria mundial, y ello lo avalan décadas de generosa solidaridad internacionalista en una gran cantidad de países.
También nos pronunciamos por el cese de todas las guerras, agresiones y bloqueos que desarrolla hoy el imperialismo en Yemen, Siria, Libia, Mali, Irán, etc., que son aún más letales en esta coyuntura de emergencia sanitaria.
Exigimos, también, el cese inmediato de las agresiones sionistas contra el pueblo de Palestina, y el fin del cerco a Gaza.
Exigimos el fin inmediato de la ocupación marroquí del territorio de la República Árabe Saharaui Democrática, para que ese digno pueblo pueda ser atendido debidamente en esta emergencia sanitaria. Situación que es imposible bajo la ocupación de sus territorios por Marruecos.
Finalmente llamamos a todas las organizaciones políticas y sociales, a todos los pueblos, a levantar una gran movilización solidaria para poner fin a todas estas agresiones del imperialismo, y que una coyuntura de grave emergencia sanitaria no aumente más los sufrimientos ocasionados por las políticas imperialistas de agresión, guerras multifacéticas y bloqueos.
Patria es humanidad».

23/03/20

NAZIONI UNITE / COVID 19


«Fermate tutti i conflitti armati. La furia del virus rende ancor più evidente la follia della guerra»

L'appello di António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite



«Siamo di fronte a una crisi sanitaria globale diversa da qualsiasi altra nella storia di 75 anni delle Nazioni Unite, che sta diffondendo sofferenza umana, infettando l'economia globale e sconvolgendo la vita delle persone»








https://www.un.org/en/un-coronavirus-communications-team/fury-virus-illustrates-folly-war

«Il nostro mondo deve affrontare un nemico comune: COVID-19. Al virus non interessa la razza o la nazionalità, la fazione o la fede. Attacca tutti senza tregua.
Nel frattempo, i conflitti armati infuriano in tutto il mondo.
I più vulnerabili - donne e bambini, persone con disabilità, emarginati e sfollati - pagano il prezzo più alto. Essi sono anche a più alto rischio di subire perdite devastanti da COVID19. Non dimentichiamo che nei paesi devastati dalla guerra, i sistemi sanitari sono collassati. Spesso sono gli operatori sanitari, già pochi in numero, ad essere bersaglio.

I rifugiati e altri sfollati a causa di conflitti violenti sono doppiamente vulnerabili.
La furia del virus rende evidente la follia della guerra. Bisogna mettere fine alla malattia della guerra e combattere la malattia che sta devastando il nostro mondo.
Ecco perché oggi chiedo un cessate il fuoco globale immediato in tutti gli angoli del mondo.
È tempo di bloccare i conflitti armati e concentrarsi sulla vera lotta per le nostre vite.
Alle parti in guerra dico: Ritiratevi dalle ostilità. Mettete da parte diffidenze e animosità. Silenziate le armi; fermate l'artiglieria; mettete fine agli attacchi aerei.

È cruciale ...
Aiutare a creare corridoi per aiuti salvavita. Aprire preziose finestre per la diplomazia. Portare speranza nei luoghi più vulnerabili al COVID-19. Prendiamo ispirazione dalla cooperazione e dal dialogo che sta lentamente prendendo forma tra parti avverse per consentire azioni comuni contro il COVID-19. Ma abbiamo bisogno di molto di più.
Mettiamo fine alla malattia della guerra e combattiamo il contagio che sta devastando il nostro mondo. Iniziamo fermando i combattimenti ovunque. Adesso.
Questo è ciò di cui la nostra famiglia umana ha bisogno, ora più che mai».

17/03/20

CODEPINK, Usa/ WELFARE, NON WARFARE!




Le donne per la pace negli Stati Uniti dicono: «È ora di spostare gli investimenti dagli armamenti alla salute pubblica!»






«La pandemia di coronavirus sta dilagando in tutta l'America - scrive in un comunicato CODEPINK Women for Peace -  e il nostro sistema sanitario pubblico è totalmente impreparato e sottofinanziato. Nel frattempo, il nostro governo continua a riversare più denaro nell'esercito per condurre guerre senza fine. Questa settimana fanno 17 anni da che le forze armate statunitensi stanno in Iraq. Invece di impiegare tutta la nostra energia nella lotta contro il coronavirus, gli Stati Uniti hanno appena condotto un altro round di insensati attacchi aerei in Iraq e stanno aumentando le tensioni con l'Iran, un paese devastato dal coronavirus. Se c'è mai stato un tempo per riportare a casa le nostre truppe, usare la diplomazia e lavorare insieme per combattere questa tragica pandemia, è ora! Unisciti a noi nel dire al Congresso di raddoppiare il budget per la salute pubblica e liberare miliardi per combattere il coronavirus, riportando le nostre truppe a casa dall'Iraq.»

«Fin da quando abbiamo dato vita a CODEPINK quasi 20 anni fa, abbiamo detto: "Investiamo in healthfare, non in warfare". Ora stiamo vedendo i risultati del versamento del 55% del nostro budget discrezionale al militare - 738 miliardi di dollari - mentre ne viene assegnato solo l'1,5% - 11 miliardi di dollari - ai Centri per il controllo delle malattie (CDC).

«Nel 2018 l'amministrazione Trump ha sciolto il suo team globale di sicurezza sanitaria e nel 2020 ha tagliato del 20% i fondi per il centro del CDC per le malattie infettive trasmesse da animale a uomo. Mentre il budget del CDC veniva ridotto, il budget militare USA è aumentato di 82 miliardi di dollari nel 2020. Abbiamo speso 738 miliardi per il Pentagono (anche prima dell'amministrazione Trump, l'enorme spesa militare era all'ordine del giorno), mentre il budget del CDC languisce con solo 11 miliardi - l'1,5% di ciò che viene destinato ai militari.
Abbiamo sottofinanziato il nostro sistema sanitario pubblico per decenni, portando direttamente alla cattiva gestione della crisi COVID-19.

«Per motivi di salute pubblica durante la pandemia di COVID-19, il Peace Corps sta richiamando a casa tutti i suoi volontari. Perché dunque gli Stati Uniti continuano a combattere guerre senza fine che non hanno soluzione militare? Perché continuiamo a gestire 800 basi militari statunitensi in 70 paesi in tutto il mondo ad un costo stimato di 156 miliardi l'anno?

«Il parlamento iracheno ha votato a maggioranza schiacciante perché le truppe statunitensi lascino l'Iraq; l'opinione pubblica americana vuole che le truppe statunitensi lascino l'Iraq e se mai c’è stato un tempo per gli Stati Uniti di usare tutte le loro risorse per prendersi cura della propria gente a casa, è ora! Tirando fuori le nostre truppe dall'Iraq, centinaia di milioni di dollari potrebbero essere spostati per affrontare il coronavirus negli Stati Uniti. L’emergenza di coronavirus in Iran è terribile: le infezioni sono ora oltre 14.500, ci sono oltre 850 decessi e il virus è tutt'altro che contenuto.


«Decenni di guerra e interventi degli Stati Uniti hanno devastato il Medio Oriente, creando un’esca per la pandemia di coronavirus. Ora, più che mai, è tempo che il mondo si unisca per prendersi cura gli uni degli altri. Iniziamo a farlo a casa nostra, spostando il nostro budget dalla guerra all'assistenza sanitaria».


13/03/20

PROFUGHI SULLA FRONTIERA TURCHIA-UE

«Il Parlamento Europeo intervenga per fermare le violenze, l’uso della forza e la violazione dei diritti umani alla frontiera tra UE e Turchia»


Awmr Italia - donne della Regione Mediterranea ha sottoscritto questo appello inviato da numerose associazioni italiane per i diritti umani al Parlamento Europeo. 

«Facciamo appello al Parlamento Europeo e ai gruppi politici che rappresentano i cittadini e le cittadine dell’UE affinché venga fermata la violenza e l’uso della forza contro persone inermi al confine tra UE e Turchia e venga ristabilita la legalità e il rispetto dei diritti umani, in primo luogo il diritto d’asilo.
Quanto sta succedendo, è frutto di scelte sbagliate fatte con l’obiettivo di esternalizzare le frontiere e impedire alle persone in fuga da guerre e persecuzioni di arrivare in Europa per chiedere protezione.
L’accordo siglato nel marzo 2016 con la Turchia di Erdogan oltre che sbagliato è anche controproducente.
I Governi e le istituzioni europee hanno fornito alla Turchia un’arma di ricatto che consente di usare le persone come fossero merce, cancellando la nostra storia, i principi delle costituzioni europee e la civiltà del diritto.

Il governo greco, con il sostegno dei governi europei e della Commissione, ha messo in atto una vera e propria guerra, con l’uso di armi e violenza indiscriminata, contro uomini, donne e minorenni indifesi. L’uso delle armi, di esercito e polizia, contro civili inermi è vietato dalle leggi e dalle convenzioni internazionali e non c’è alcuna circostanza che possa giustificare una tale barbarie.
Il Parlamento Europeo intervenga per riaffermare il principio di non refoulement che in queste ore viene cancellato alla frontiera greco turca, il diritto d’asilo e il diritto all’accoglienza delle persone che arrivano alle nostre frontiere a chiedere protezione.

Si intervenga per riaffermare la necessità di un piano europeo di redistribuzione dei richiedenti asilo, con quote adeguate e con priorità per i minori stranieri non accompagnati e situazioni vulnerabili.
È urgente fermare la violenza e l’uso della forza contro i profughi e per ribadire quei principi di solidarietà e umanità che sono parte fondante dell’Unione Europea e ai quali non possiamo rinunciare se non vogliamo cancellare la nostra storia e alimentare i sentimenti anti europei e anti democratici che mettono a rischio l’esistenza stessa dell’UE.


Testo En:

The European Parliament must intervene to stop violence, the use of force and human rights violations at the EU-Turkey border.

We call on the European Parliament and the political groups representing the EU citizens to stop violence and the use of force against defenseless people at the EU-Turkey border and to restore legality and respect for human rights, firstly the right of asylum.

What is happening is the result of wrong choices made with the aim of externalizing borders and preventing people fleeing from wars and persecutions from arriving in Europe to seek protection.
The agreement signed in March 2016 between the EU and Turkey is not only wrong but also counterproductive.

Governments and European institutions have provided Turkey with an instrument of blackmail that allows people to be used as goods, erasing our history, the principles of European constitutions and the civilization of law.
The Greek government, with the support of European governments and the Commission, has waged a real war, with the use of weapons and indiscriminate violence, against defenseless men, women and children.
The use of weapons, by army and police, against unarmed civilians is prohibited by international laws and conventions and there is no circumstance that can justify such barbarism.

The European Parliament must intervene to reaffirm the principle of non-refoulement which in these hours is being canceled at the Greek EU-Turkish border, the right of asylum and acceptance of the people who come to our borders to seek protection.
Actions must be taken to reaffirm the need for a European redistribution plan for asylum seekers, with adequate quotas and with priorities for unaccompanied and separated minors and people in vulnerable conditions.

There is an urgent need to stop violence and the use of force against refugees and to reiterate the principles of solidarity and humanity that are a fundamental part of the European Union and which we cannot renounce if we do not want to erase our history and feed anti-European and anti-democratic feelings, who put the very existence of the EU at risk.