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12/10/23

DOIW / L’incombente catastrofe umanitaria in Palestina deve essere evitata

 L’Organizzazione Democratica delle Donne Iraniane (DOIW): "Il mondo non può restare a guardare!"


Lo Stato di Israele ha dichiarato lo “stato di guerra” contro Hamas a seguito di un’incursione organizzata sabato 7 ottobre, con lancio di razzi su Israele da parte del Movimento di resistenza islamica, l’uccisione di centinaia di civili e la cattura di numerosi ostaggi. Condanniamo l'uccisione di civili e i sequestri di donne, bambini e anziani; proprio come abbiamo condannato la persecuzione e l’uccisione di palestinesi, donne, bambini e anziani da parte dell’esercito israeliano e del numero crescente di coloni armati.

Il ministro della difesa israeliano ha ordinato il “totale assedio” di Gaza, “niente elettricità, niente cibo, niente acqua, niente carburante, tutto chiuso” (CNN, 23/10/09). Lo Stato di Israele ha isolato la Striscia di Gaza e ha avviato attacchi aerei sulla striscia di Gaza densamente popolata, distruggendo edifici residenziali e uccidendo centinaia di persone innocenti. Secondo le Nazioni Unite più di 123.000 persone hanno abbandonato le proprie case e cercano rifugio nelle scuole e altrove entro i confini di Gaza.

Il blocco della Striscia di Gaza dal 2007 ha comportato per i suoi abitanti una vita di massimo disagio, dovendo tollerare umiliazioni e violenze ai checkpoint israeliani solo per potersi guadagnare da vivere oltre i confini creati da Israele.

Lo stato di Israele ha violato le leggi internazionali e ha trattato il popolo palestinese con la massima ostilità e aggressività, mentre i coloni sono diventati un braccio dello stato israeliano, che ha usurpato la terra palestinese e violato i suoi diritti umani.

L’attuale governo di Israele, come molti governi reazionari e di destra dello stesso genere, vede la guerra come uno stratagemma efficace per rimanere al potere. Sta violando il diritto internazionale punendo collettivamente un’intera popolazione in risposta alle azioni di Hamas e minacciando, con un linguaggio appena mascherato, la pulizia etnica dei palestinesi – un crimine contro l’umanità.

Il mondo non deve restare a guardare e permettere che questa catastrofe umana si svolga. I media internazionali hanno la responsabilità di riportare la verità in modo imparziale e di non diventare i propagandisti della potenza militare più forte. Il Medio Oriente non ha bisogno di un’altra guerra il cui prezzo viene pagato da civili innocenti.

I cittadini israeliani e i palestinesi presi in ostaggio devono essere liberati, il blocco di Gaza deve finire, l’occupazione della Palestina deve finire.

Il mondo deve condannare la punizione collettiva da parte di Israele nei confronti del popolo palestinese e il massacro di civili, soprattutto donne, bambini e anziani, nella prigione a cielo aperto che è la Striscia di Gaza, e impedire che una nuova catastrofe umanitaria di enormi dimensioni si dispieghi davanti ai nostri occhi.

Mai più guerra!

Democratic Organization of Iranian Women 

11 ottobre 2023


05/06/21

Roma 5 giugno 2021 / No all'occupazione Palestina libera e Gerusalemme capitale

 






Manifestazione nazionale indetta dalle comunità e le associazioni palestinesi in Italia. A Roma il 5 giugno 2021, in Piazza San Giovanni, dalle ore 15 alle 20

I bombardamenti sulla striscia di Gaza sono cessati ma l’aggressione e la pulizia etnica nei confronti del popolo palestinese continuano. Nell’ennesimo massacro contro Gaza, durato 11 giorni, sono stati uccisi 256 palestinesi, fra cui 66 bambini e 42 donne, mentre i feriti sono 6 mila, tra cui 170 giornalisti. Gli sfollati sono più di 110 mila, 1.500 gli edifici abitativi e pubblici distrutti o gravemente lesionati, tra cui 66 scuole, moschee e presidi sanitari. Sono state inoltre sventrate strade, comprese quelle di accesso agli ospedali, distrutte o gravemente danneggiate infrastrutture, acquedotti e linee elettriche, la sede dei media, e centinaia di stabilimenti industriali e commerciali.

A Gerusalemme non si fermano le aggressioni dei coloni, protetti e appoggiati dai soldati israeliani, contro la moschea di Al-Aqsa e la popolazione palestinese con il chiaro obiettivo di liberare la città dalla loro presenza. In tutto il paese sono in corso azioni punitive con massicci arresti di palestinesi nei Territori occupati nel 1948, La loro colpa, aver solidarizzato con i loro fratelli di Gerusalemme, della Cisgiordania e di Gaza; mentre, su coloro che hanno partecipato allo sciopero generale di protesta contro i bombardamenti, piovono i licenziamenti. 

Ma qualcosa sta cambiando. Dopo molto tempo, i palestinesi dei Territori palestinesi occupati nel 1948 si sono sollevati di nuovo insieme, e le strade e le piazze di tutto il mondo si sono riempite di giovani manifestanti. Il consiglio per i diritti umani dell’ONU ha annunciato l’apertura di un’inchiesta su possibili crimini di guerra e lo stesso ha fatto la procuratrice della Corte Penale Internazionale. Le ONG B’Tselem (Israele) e Human Rights Watch (Stati Uniti) hanno scritto nei loro rapporti che in Israele vige un sistema di Apartheid. Le Nazioni Unite, l’Unione Europea e la comunità internazionale non possono più continuare nella loro politica complice di Israele, che gli permette di violare impunemente le risoluzioni ONU, i diritti umani e il diritto internazionale. 

È tempo che Italia, Unione Europea e gli altri Stati avviino il boicottaggio dell’economia di guerra israeliana e delle imprese e istituzioni che ne sono complici, come avvenne contro il regime di Apartheid in Sudafrica, oltre a rompere ogni trattato di associazione commerciale e militare con Israele.

La pressione internazionale dovrà mantenersi fintantoché Israele non avrà posto fine all’occupazione, colonizzazione e apartheid in Palestina, smantellato il Muro, riconosciuto a tutti gli abitanti della Palestina storica la piena uguaglianza dei diritti fondamentali, riconosciuto il diritto al ritorno dei profughi palestinesi (risoluzione ONU 194) Togliere lassedio alla striscia di Gaza. Noi sosteniamo, il diritto all’autodeterminazione, alla resistenza con ogni mezzo possibile, come lo prevedi anche il diritto internazionale.

VITA, TERRA E LIBERTA’ AL POPOLO PALESTINESE

 LE COMUNITA’ E LE ASSOCIAZIONI PALESTINESI IN ITALIA:

Comunità del Lazio, Toscana, Campania, Abruzzo, Veneto, Lombardia, Puglia, Sicilia, Sardegna, Modena, Parma. Associazioni: API Associazione dei Palestinesi in Italia, Unione Generale dei Medici e Farmacisti Palestinesi, Unione Generale degli Ingegneri e degli Architetti, Mezza Luna Rossa Palestinesi. 

(Seguono le adesioni alla manifestazione di gruppi, associazioni, partiti politici italiani)



13/05/21

SOS PALESTINA / NAKBA 15 MAGGIO 1948-2021


 Awmr Italia ha sottoscritto e invita a sottoscrivere l'Appello del Forum Sociale Mondiale alla solidarietà internazionale con la resistenza palestinese

#SavePalestine
#SaveSheikhJarrah



Le organizzazioni firmatarie, componenti del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale, dei suoi fora tematici e del processo FSM 2021-22 verso il Messico, invitano tutte le forze della società civile, di partito e di governo impegnate nella difesa dei diritti umani, della sovranità dei popoli e della democrazia a levare la voce perché si ponga fine al conflitto israelo-palestinese sulla base della giustizia e del diritto internazionale.

Esprimiamo la nostra solidarietà con il popolo palestinese ed esigiamo la fine dell’assedio e della violenza scatenata in forma crudele e diseguale dalle forze militari di Israele contro la popolazione nativa della Palestina.

Un popolo occupato che si difende non può essere qualificato come terrorista, estremista o trattato come una minaccia equivalente alle forze di uno Stato occupante.

I palestinesi si sollevano contro lo sfratto dalle loro case, l’espropriazione dei loro luoghi di culto, l’occupazione di Gerusalemme Est, la distruzione delle loro coltivazioni, l’annessione dei loro territori, la detenzione senza capi d’accusa dei loro figli e la pulizia etnica ai danni della popolazione.

La potenza tecnologica, finanziaria, militare e bellica di Israele è assolutamente sproporzionata, come appare evidente dai massacri che si susseguono contro il popolo palestinese.

Noi difendiamo la pace e per questo riteniamo necessario garantire il diritto legittimo del popolo palestinese al riconoscimento del loro Stato e della loro capitale, Gerusalemme. Difendiamo la resistenza palestinese indomabile da 74 anni poiché un popolo occupato non abbandona la lotta in difesa della sua terra.

Il 15 maggio il popolo palestinese commemorerà la Nakba, la catastrofe dell’espulsione di quasi un milione di persone scacciate con la forza dalle loro case e ridotte per sempre alla condizione di rifugiati. Israele il giorno 15 festeggerà la sua fondazione.

Lo scontro fra occupanti e occupati sfocerà in una guerra totale, come ammonisce l’ONU, se non si farà niente per arrestarlo.

Chiediamo che la comunità internazionale intervenga per porre fine al conflitto. Che si affermi il diritto internazionale e si ponga fine all’occupazione della Palestina, attraverso adeguate sanzioni; si determini la sospensione dell’assedio alla Striscia di Gaza e alla Cisgiordania e la protezione immediata dei residenti di Sheikh Jarrah e Gerusalemme Est; si lasci giudicare i crimini commessi in terra palestinese e stabilire le condanne dei responsabili alla Corte Penale Internazionale.

Alle persone, alle forze politiche e sociali che solidarizzano con la causa palestinese, chiediamo che levino la loro voce contro lo stato di apartheid denunciato dalle principali organizzazioni dei diritti umani e a favore del diritto alla pace con giustizia per tutti i popoli.

Per la Palestina libera.

Per firmare:

Es: https://bit.ly/2ReF6Sr

En: https://bit.ly/3y4DgEh

Fr: https://bit.ly/3feoyBZ


30/07/20

PALESTINA/CONTRO L'ANNESSIONE E PER LA PACE GIUSTA


 Comunicato finale dell'iniziativa “Riconoscimento dello Stato di Palestina per la pace giusta”



Con i due incontri, realizzati il 1 luglio scorso con una rappresentanza dei 70 parlamentari che hanno firmato il documento contro l’annessione dei Territori Occupati Palestinesi, ed il 9 luglio  con la Vice-Ministra del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione, Marina Sereni,  abbiamo portato a termine l’azione della Lettera/Appello al governo italiano che ha raccolto 129 adesioni di organizzazioni e 3046 adesioni individuali.

La Vice-Ministra Sereni ha confermato l’impegno italiano per la ripresa dei colloqui tra le due parti e per il rispetto del diritto internazionale, la ferma contrarietà al piano di annessione, dichiarato dal premier israeliano, di parte dei Territori Occupati Palestinesi e la necessità di costruire una posizione europea unitaria per far fronte a questa delicata situazione internazionale. Su quest'ultimo fronte, la Vice-Ministra ha informato sulle divisioni tra gli stati membri, cosa che limita l’azione dell’Unione Europea. 

Rispetto alla nostra richiesta di riconoscere lo stato di Palestina, la risposta è stata negativa, per il nostro governo e per la stragrande maggioranza degli stati membri, questa opzione non è considerata realistica e possibile. L'opinione dei governi è condizionata dallo “stato di fatto” che Israele sta esercitando sui palestinesi con l’occupazione, e che la comunità internazionale continua a non riconoscere “di diritto” ma che accetta “di fatto”. Il riconoscimento dello stato palestinese, secondo questo ragionamento, dovrebbe avvenire attraverso un accordo tra le due parti, e non per via unilaterale (palestinese). Inoltre, seguendo questo ragionamento, traspare un messaggio implicito o detto a bassa voce, che i palestinesi dovranno fare ulteriori concessioni se vorranno ottenere un accordo con Israele.

Nel frattempo, proseguono l'occupazione, la costruzione delle colonie illegali, le sofferenze, lo sfruttamento, le discriminazioni, la violenza, le demolizioni, gli arresti, l'erosione quotidiana della possibilità di costruire una pace giusta tra i due popoli.

La questione centrale, per noi, rimane il pieno riconoscimento dello stato di Palestina, nei confini che precedono la guerra del giugno 1967 e la conseguente occupazione di Gerusalemme e della Cisgiordania. A tutt'oggi, 139 stati su 193 stati membri delle Nazioni Unite riconoscono lo stato di Palestina. In Europa solamente la Svezia ha riconosciuto lo stato di Palestina. L'Assemblea delle Nazioni Unite nel novembre del 2012 ha approvato alla Palestina lo status di stato osservatore non membro delle Nazioni Unite, riconoscendo di fatto l’entità statale. In quella sede, va ricordato, l’Italia votò a favore.

Già nel 2014, il Parlamento Europeo approvò una dichiarazione in cui si richiedeva il riconoscimento dello stato di Palestina, perché questa è l'unica possibilità per fermare la politica di occupazione e di annessione, di ristabilire pari condizioni tra le due popolazioni e quindi riavviare il dialogo e riprendere la strada della convivenza e del reciproco rispetto.

Se si vuole la pace non vi sono altre strade, la storia di questi 72 anni ce lo dimostra, o si percorre la strada del diritto, del dialogo e della nonviolenza o si rimane nel terreno dello scontro, della violenza e della prepotenza dove non vi sarà pace e sicurezza per nessuno.

Il dialogo ed il confronto con il Parlamento e con il governo rimangono aperti ed improntati ad una relazione franca e di reciproco ascolto. Una pista di lavoro comune è senza dubbio quella del dialogo tra le società civili per riannodare i fili tra gruppi, associazioni e reti palestinesi ed israeliane, per costruire dal basso, con la pratica della nonviolenza, del riconoscimento e del rispetto dell'altro, le condizioni per la convivenza pacifica tra i due popoli.     

Il nostro impegno per la pace giusta continua nel solco del diritto internazionale, del riconoscimento dello stato di Palestina al fianco dello stato d'Israele, e del dialogo, fondato sul mutuo riconoscimento e rispetto tra i due popoli.

29 luglio 2020

rete della pace - rete italiana disarmo

(AWMR Italia è fra i sottoscrittori dell'appello al governo Italiano contro l'annessione dei territori palestinesi occupati)


26/06/20

PALESTINA:NO ALL'ANNESSIONE!


Sabato 27 giugno 2020, presidi di solidarietà si terranno in numerose città italiane, in risposta all’appello delle comunità palestinesi in Italia contro l’annunciata annessione di pezzi diterritorio palestinese da parte di Israele. Italia partecipa alla mobilitazione nazionale contro il piano illegale di annessione, disposto da Israele col supporto degli Stati Uniti. Basta con l’impunità d’Israele e le complicità dell’Unione Europea. Siano adottate misure concrete, incluse sanzioni internazionali, contro questa gravissima violazione del diritto internazionale e contro il regime diapartheid imposto da Israele nei Territori Occupati della Palestina.


Il 1° luglio il governo israeliano intende procedere all’annessione di ampie parti della Cisgiordania, in violazione del diritto internazionale che vieta azioni di appropriazione di territori occupati militarmente. Israele vorrebbe completare, con questa annessione de jure, un’annessione graduale de facto compiuta abusivamente attraverso l’appropriazione di terre, trasferimenti forzati di popolazione palestinese e insediamenti di coloni israeliani nei Territori Palestinesi Occupati.

Di fatto, una operazione di “pulizia etnica” che non si è mai fermata dal 1948, con la progressiva erosione della terra palestinese, l’occupazione militare, l’assedio e i continui bombardamenti sulla Striscia di Gaza, le gravissime violazioni dei diritti umani, le umiliazioni e le offese quotidiane inflitte ai Palestinesi. Di fatto, Israele ha istituzionalizzato un sistema di apartheid e ha esteso i propri confini (mai dichiarati ufficialmente).

La strada per quest’ultimo atto di annessione è stata spianata dal famigerato “Accordo del Secolo” di Trump che mira a depoliticizzare la “questione palestinese” e a trasformarla in una questione meramente umanitaria, escludendo il diritto dei palestinesi ad avere uno Stato di Palestina indipendente con Gerusalemme Est come capitale, nonché il diritto al ritorno dei profughi alle loro case e alla loro terra, sancito dalla risoluzione 194 delle Nazioni Unite.

Contro il piano di annessione si è espresso il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres che ha definito l’atto di annessione «una violazione molto grave del diritto internazionale». Si sono espressi contro il piano anche mille legislatori di 25 paesi europei, avvertendo Israele che «l'acquisizione dei territori con la forza avrà conseguenze commisurate». Ma non basta condannare a parole. Occorre che cessino le complicità, occorrono misure e azioni concrete, incluse le sanzioni internazionali, per porre fine all’impunità di Israele e alle sue continue violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. Occorrono atti concreti di riconoscimento immediato dello Stato di Palestina, nel rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite.

Esigiamo che i governi e le istituzioni internazionali agiscano come sarebbe loro dovere per fermare questo atto gravissimo annunciato dal governo di Netanyahu in disprezzo del diritto internazionale.
Comincino subito, mettendo al bando il commercio di armi e la cooperazione nel settore militare e della sicurezza con Israele; sospendendo e proibendo qualsiasi commercio con le colonie illegali israeliane e qualsiasi coinvolgimento con il progetto coloniale illegale di Israele; assicurando alla giustizia internazionale i responsabili di crimini di guerra e crimini contro l'umanità nel contesto del regime israeliano di occupazione militare e di apartheid.


15/05/20

15 maggio 2020 / 72° anniversario della Nakba palestinese


I Palestinesi hanno diritto ad avere il loro Stato e a vivere in pace. Diciamo No all'annessione dei Territori occupati da Israele

72 anni fa come oggi, si compiva la NAKBA (catastrofe) palestinese, l’espulsione dei Palestinesi dai loro Territori per mano delle milizie sioniste. L’ Awmr Italia ha firmato la Petizione per una pace giusta in Palestina inviata al governo italiano dalla Rete della pace:





Di fronte alle ripetute dichiarazioni dell'Amministrazione USA di voler sostenere Israele con l’occupazione e l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Valle del Giordano denunciamo ancora una volta il grave errore che si sta compiendo pensando che il "Piano del secolo", proposta unilaterale del Presidente Trump, possa sostituire e spazzar via le Risoluzioni delle Nazioni Unite e il diritto internazionale.

A questo disegno, improntato ancora una volta su di una visione del mondo unipolare, miope, arrogante, fondata sul ricatto che ha già provocato guerre e sofferenze in tutta la regione medio orientale, non vi può essere indifferenza o silenzio da parte della comunità internazionale.
La pace giusta è un impegno ed una responsabilità di ogni democrazia e comunità che si riconosce nei principi e nei valori della Carta delle Nazioni Unite e nel primato del diritto e della politica per la risoluzione dei conflitti.

Rinnoviamo quindi le nostre richieste già espresse nella “lettera-appello” rivolta al Governo italiano e alla Unione Europea per l’immediato riconoscimento dello Stato di Palestina nei confini del 1967 con Gerusalemme capitale condivisa, decisione che non può più essere rinviata, dimostrando così la volontà e l’impegno per la pace giusta nel solco del diritto internazionale.

Chiediamo, inoltre, di adottare azioni concrete e coraggiose a favore della legalità internazionale, ivi compreso quanto sancito dalla IVConvenzione di Ginevra, sospendendo, in caso di violazioni, gli accordi commerciali ed economici collegati e di sospendere la cooperazione militare con lo Stato di Israele, fin quando persisterà l’occupazione e l’isolamento della Striscia di Gaza. Non si può continuare a far finta di nulla di fronte alla sofferenza del popolo palestinese e all'esproprio della sua terra.
Il popolo palestinese ha diritto ad avere il proprio Stato e a vivere in pace.

13 maggio 2020


13/02/20

PALESTINA: UN EMBARGO DISUMANO


Un atto di guerra, non una disputa commerciale 




Fermare il militarismo espansionista di Tel Aviv, scuotere l'indifferenza della comunità internazionale verso le sofferenze palestinesi causate dall'occupazione illegale israeliana in Cisgiordania e dall'assedio militare a Gaza





Per ordine del ministro della Difesa Naftali Bennett, l'esercito israeliano ha iniziato ieri a bloccare le esportazioni agricole dalla Palestina e impedirgli di transitare dai territori della Cisgiordania occupati attraverso il valico di frontiera verso la Giordania, l'unica via che i palestinesi possono usare per esportare le loro merci.

In questo modo, la nazione palestinese occupata deve far fronte a una grave difficoltà economica che peggiorerà le prospettive di un'economia di per sé devastata dagli effetti del furto, da parte di Israele, delle più fertili terre palestinesi, dei muri eretti per isolare la popolazione della Cisgiordania e della violenza militare contro la popolazione - uccisioni selettive o di massa, incarcerazione senza processo, demolizione arbitraria di case – esercitata da decenni.

Si potrebbe pensare che questo embargo sia parte di una mera disputa commerciale, nella misura in cui è una risposta alla decisione delle autorità palestinesi di sospendere gli acquisti di carne di manzo da Israele, paese che a sua volta ha importato quel prodotto e lo ha rivenduto ai Palestinesi con ampi margini di profitto. Avendo scoperto questa situazione, il governo di Mahmoud Abbas ha disposto l'acquisto della carne direttamente dai paesi produttori: a questa misura il regime di Tel Aviv ha risposto con altre misure di ritorsione, fra le quali il blocco delle esportazioni di ortaggi palestinesi.

Ma sarebbe ingenuo e superficiale parlare di guerra commerciale nel caso di relazioni bilaterali così squilibrate, ingiuste e asimmetriche, come quelle palestinesi-israeliane, in cui uno dei partecipanti ha il controllo militare che gli consente di impedire a piacimento gli scambi commerciali della controparte e persino di far deragliare la sua economia con azioni che vanno dall'embargo al bombardamento.

Pertanto, la chiusura dell'unico passaggio che i palestinesi hanno per esportare le loro merci va vista come una pura e dura aggressione contro la popolazione e un tentativo di ridurre alla fame una nazione che da settant’anni lotta per affermare il suo diritto ad esistere.

Non si deve trascurare che questo diritto ha subito un duro colpo negli ultimi giorni, quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato un “piano di pace” che consiste chiaramente nel ridurre la popolazione palestinese a un insieme di enclave o riserve territoriali, negandole il diritto a costituirsi in Stato sovrano, strappandole la riva del fiume Giordano e scambiando terre fertili con pezzi di deserto isolati.

In sintesi, la misura suddetta non può essere considerata un episodio di guerra commerciale ma un atto di guerra vera e propria, che viola il diritto internazionale, il quale vieta di far morire di fame la popolazione civile dell’avversario.
L'aggressione stessa è devastante, ma lo è anche l'indifferenza della comunità internazionale contro la sofferenza palestinese causata dall'occupazione criminale e illegale israeliana in Cisgiordania e dall'assedio militare di Gaza.
L'opinione pubblica internazionale deve chiedere la fine immediata dell’assedio e fare pressione sui propri governi affinché contribuiscano a frenare il militarismo espansionista di Tel Aviv.

*La Jornada, editoriale del 10 febbraio 2020

21/12/19

Giustizia per la Palestina


La Corte penale internazionale indagherà sui crimini di Israele


La giurista gambiana Fatou Bensouda, procuratrice della CPI

La procuratrice generale della Corte penale internazionale (CPI) de L’Aia, Fatou Bensouda, ha accolto la richiesta palestinese di aprire un'indagine sui crimini di guerra commessi da Israele nei territori palestinesi. 
L’Autorità Palestinese ripetutamente aveva presentato richiesta alla Corte di indagare sulle responsabilità di Israele riguardo alla repressione sanguinosa delle proteste palestinesi, in particolare in occasione delle Marce del Ritorno, iniziate nel 2018 in Cisgiordania, Gerusalemme est e Striscia di Gaza, durante le quali sono morti almeno 273 palestinesi e oltre 16mila sono rimasti feriti.

Ora, finalmente, la CPI ha accolto le richieste palestinesi affermando che "c’è una base ragionevole per procedere a un'indagine". 
Un primo passo positivo e incoraggiante, secondo le parole del segretario dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Saeb Erekat, in direzione di “mettere fine all'impunità delle forze di occupazione israeliane in Palestina”.

Un passo lungamente atteso, nella drammatica situazione dei Territori militarmente occupati da Israele, dove i diritti umani della popolazione palestinese sono sistematicamente conculcati e violati.  

La decisione della CPI ha suscitato l’immediata reazione israeliana, come c’era da aspettarsi.  Netanyahu ha dichiarato che Israele si opporrà a qualsiasi indagine, in sostanza usando l'argomento che “la Palestina non è uno stato sovrano”. Ma l’Ufficio della Procuratrice Bensouda ritiene di avere giurisdizione per indagare sui crimini commessi nei Territori Palestinesi Occupati, in quanto la Palestina è uno stato membro della CPI dal 2015 e aderente allo Statuto di Roma (che, al contrario, Israele non ha mai sottoscritto).

I Palestinesi hanno tutto il diritto di esigere giustizia e la condanna degli autori dei crimini che hanno lungamente subito. Possono cominciare a sperare che esista una giustizia internazionale anche per loro?