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27/11/23

29 Novembre / giornata internazionale della solidarietà con il popolo palestinese

La AWMR Italia – Donne della Regione mediterranea aderisce alla Settimana di solidarietà con le donne e il popolo di Palestina, lanciata dalla Federazione Democratica InternazionaleDonne (WIDF/FDIM), a partire dal 29novembre – giornata internazionale della solidarietà con il popolo palestinese - fino al 6 dicembre. In questa settimana le organizzazioni della WIDF/FDIM nei cinque continenti organizzano dimostrazioni e iniziative per portare ovunque la voce della Resistenza Palestinese contro l’occupazione israeliana.  


Siamo con le donne palestinesi che lottano contro la pulizia etnica e il colonialismo israeliano. Non può esserci libertà per le donne palestinesi senza una Palestina libera.

Denunciamo il piano criminale del governo Netanyahu di cancellare con i bombardamenti i territori palestinesi, sterminando la popolazione di Gaza e deportandola dopo averne reso inabitabile il territorio.

La tregua non basta, chiediamo il cessate il fuoco permanente! Esigiamo:

Ø  la sospensione immediata della cooperazione militare tra Italia e Israele.

Ø  l’invio di una forza internazionale di mantenimento della pace a Gaza sotto l’egida delle Nazioni Unite, di cui i Territori Palestinesi fanno parte a pieno diritto dal 2012.

Ø  la messa in stato di accusa dei leader israeliani per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e crimini di genocidio.

Ø  l’avvio di nuovi negoziati internazionali per l’istituzione di uno Stato Palestinese entro i confini precedenti al 1967, con Gerusalemme come capitale, secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite – inclusa la n. 194 che stabilisce il diritto al ritorno dei palestinesi nelle terre da cui furono espulsi – rimaste inapplicate.

#FreePalestine #Gazaceasefire 

09/10/23

Donne in Israele/Condanniamo qualsiasi aggressione nei confronti di civili innocenti

Gaza, ottobre 2023. La popolazione cerca riparo dai bombardamenti

Il Movimento delle Donne Democratiche in Israele esprime la sua profonda preoccupazione per l’escalation di operazioni militari in Israele e la Striscia di Gazae per la tragica perdita di vite innocenti – sia palestinesi che israeliane. Il movimento critica fortemente lo stanziamento da parte del presidente Biden di ingenti fondi per gli armamenti a Israele e lo spiegamento di navi militari nella regione del Mediterraneo. È necessaria una soluzione diplomatica, che rappresenta l’unica via per evitare ulteriore spargimento di sangue.

"Il sanguinoso attacco iniziato il 7 ottobre - dichiarano le donne democratiche in Israele - è stato una reazione al persistente assedio della Striscia di Gaza da parte del governo israeliano e all'occupazione illegale dei territori palestinesi. In un attacco coordinato, Hamas ha lanciato un'offensiva massiccia, lanciando migliaia di razzi su Israele, mentre i suoi militanti si sono infiltrati nelle città e nei villaggi rurali israeliani. Le conseguenze dell'assalto hanno provocato la morte di oltre 7.700 israeliani, tra cui più di 70 soldati, e oltre 2.400 altri sono rimasti feriti. Intanto, a Gaza, almeno 560 palestinesi hanno perso la vita, con oltre 2.900 feriti a causa dei bombardamenti israeliani.

L’orribile aggressione contro i civili israeliani, tra cui donne, bambini e anziani, di cui abbiamo visto filmati su diverse piattaforme mediatiche, è profondamente angosciante. Intere famiglie sono state uccise nelle loro case o catturate. Ci preoccupa particolarmente la condizione delle donne e dei bambini tenuti prigionieri mentre scriviamo. Esortiamo la comunità internazionale a fare pressione su tutti gli agenti competenti affinché siano rilasciati immediatamente tutti i civili, israeliani e palestinesi, e in particolare i bambini e le donne, tenuti in prigionia illegale.

Condanniamo con veemenza e ci opponiamo a qualsiasi aggressione nei confronti di civili innocenti. Chiariamo però che questa nostra condanna comprende anche i civili palestinesi, posizione non condivisa dal governo israeliano. È fondamentale analizzare questi tragici incidenti nel contesto appropriato: l’occupazione in corso, il blocco di Gaza e le trasgressioni quotidiane dei coloni in Cisgiordania e Gerusalemme est.

Lanciamo l’allarme che questa escalation richiederà un prezzo da pagare a tutte le parti, principalmente civili innocenti, soprattutto donne e bambini, da entrambe le parti. Il governo israeliano, che definiamo un regime para-fascista, non solo appoggia ma conduce attacchi violenti contro i palestinesi, equivalenti a una pulizia etnica. I segnali erano evidenti, impressi nello spargimento di sangue dei palestinesi e, ora, tragicamente, anche degli israeliani.

Gli sviluppi in corso pongono il rischio significativo di un grave conflitto nella regione con conseguenze devastanti. Siamo convinte che la soluzione dei Due Stati, che comprende la creazione di uno Stato palestinese indipendente all’interno delle linee di cessate il fuoco pre-1967 in Cisgiordania, Striscia di Gaza e Gerusalemme Est, sia la soluzione giusta e duratura al continuo spargimento di sangue".

9/10/2023  

14/01/22

Palestina / La detenzione amministrativa è un crimine contro l'umanità

 


AWMR Italia ha sottoscritto l’appello della Coalizione Europea di sostegno ai Detenuti Palestinesi 

La detenzione amministrativa è un crimine contro l'umanità e una palese violazione dei diritti!

500 prigionieri palestinesi in regime di detenzione amministrativa hanno dichiarato la loro intenzione di non comparire più davanti ai tribunali israeliani a partire dal 1° gennaio 2022.

Questa decisione coraggiosa è venuta in risposta al ricorso sistematico dell'autorità di occupazione israeliana ad una legge detta di "Detenzione amministrativa", legge che risale al tempo del mandato britannico in Palestina, prima della creazione di Israele nel 1948. Applicandola i tribunali israeliani hanno dimostrato di essere parte integrante dell'arsenale repressivo israeliano e che i detenuti palestinesi non hanno alcuna possibilità di ottenere giustizia di al loro cospetto.

Questa decisione è arrivata dopo che 6 detenuti amministrativi palestinesi hanno iniziato uno sciopero della fame di diversi mesi per ottenere la fine della loro detenzione e l’obbligo per l'Autorità carceraria israeliana di fissare un limite alla detenzione.

La detenzione amministrativa è una pratica arbitraria che consente all'autorità militare occupante di arrestare qualsiasi palestinese senza informarlo sulla natura dell'accusa, con il pretesto delle “ragioni di sicurezza”.  Il periodo dell’arresto può durare 6 mesi ed è ogni volta rinnovabile, sicché per alcuni palestinesi la detenzione amministrativa nelle carceri d’occupazione israeliana è durata per anni.

Dall'inizio dell'occupazione nel 1967, le forze di occupazione israeliane hanno emesso 54.000 mandati di arresto amministrativo. Nel 2021, l'autorità militare di occupazione ha emesso 1595 mandati, per nuove detenzioni amministrative o per prorogare quelle vecchie.

Di fronte a queste pratiche arbitrarie, i detenuti palestinesi hanno come sola arma di difesa lo sciopero della fame, per quanto siano consapevoli dei grandi rischi per la loro vita.

In appoggio al rifiuto di 500 detenuti amministrativi palestinesi di comparire davanti ai Tribunali israeliani, i firmatari di questa dichiarazione:

• Dichiarano il loro totale sostegno ai prigionieri palestinesi nella loro decisione fino a quando non avranno ottenuto la libertà

• Chiedono alle istituzioni internazionali, in particolare al Consiglio per i diritti umani, di denunciare l'uso da parte dell'occupante israeliano della legge sulla detenzione amministrativa e chiedere la fine di questa pratica arbitraria

• Chiedono ai vari parlamenti dei paesi democratici di dichiarare il loro rifiuto di tale a legge arbitraria

• Chiedono anche l'immediato rilascio di tutti i detenuti palestinesi malati, bambini, donne e anziani

• Chiedono al Parlamento europeo di denunciare l'uso di questa legge contraria allo Stato di diritto e lesiva dei principi fondamentali dei diritti umani 

La Coalizione Europea a sostegno dei detenuti palestinesi

Bruxelles, 31/12/2021

05/06/21

Roma 5 giugno 2021 / No all'occupazione Palestina libera e Gerusalemme capitale

 






Manifestazione nazionale indetta dalle comunità e le associazioni palestinesi in Italia. A Roma il 5 giugno 2021, in Piazza San Giovanni, dalle ore 15 alle 20

I bombardamenti sulla striscia di Gaza sono cessati ma l’aggressione e la pulizia etnica nei confronti del popolo palestinese continuano. Nell’ennesimo massacro contro Gaza, durato 11 giorni, sono stati uccisi 256 palestinesi, fra cui 66 bambini e 42 donne, mentre i feriti sono 6 mila, tra cui 170 giornalisti. Gli sfollati sono più di 110 mila, 1.500 gli edifici abitativi e pubblici distrutti o gravemente lesionati, tra cui 66 scuole, moschee e presidi sanitari. Sono state inoltre sventrate strade, comprese quelle di accesso agli ospedali, distrutte o gravemente danneggiate infrastrutture, acquedotti e linee elettriche, la sede dei media, e centinaia di stabilimenti industriali e commerciali.

A Gerusalemme non si fermano le aggressioni dei coloni, protetti e appoggiati dai soldati israeliani, contro la moschea di Al-Aqsa e la popolazione palestinese con il chiaro obiettivo di liberare la città dalla loro presenza. In tutto il paese sono in corso azioni punitive con massicci arresti di palestinesi nei Territori occupati nel 1948, La loro colpa, aver solidarizzato con i loro fratelli di Gerusalemme, della Cisgiordania e di Gaza; mentre, su coloro che hanno partecipato allo sciopero generale di protesta contro i bombardamenti, piovono i licenziamenti. 

Ma qualcosa sta cambiando. Dopo molto tempo, i palestinesi dei Territori palestinesi occupati nel 1948 si sono sollevati di nuovo insieme, e le strade e le piazze di tutto il mondo si sono riempite di giovani manifestanti. Il consiglio per i diritti umani dell’ONU ha annunciato l’apertura di un’inchiesta su possibili crimini di guerra e lo stesso ha fatto la procuratrice della Corte Penale Internazionale. Le ONG B’Tselem (Israele) e Human Rights Watch (Stati Uniti) hanno scritto nei loro rapporti che in Israele vige un sistema di Apartheid. Le Nazioni Unite, l’Unione Europea e la comunità internazionale non possono più continuare nella loro politica complice di Israele, che gli permette di violare impunemente le risoluzioni ONU, i diritti umani e il diritto internazionale. 

È tempo che Italia, Unione Europea e gli altri Stati avviino il boicottaggio dell’economia di guerra israeliana e delle imprese e istituzioni che ne sono complici, come avvenne contro il regime di Apartheid in Sudafrica, oltre a rompere ogni trattato di associazione commerciale e militare con Israele.

La pressione internazionale dovrà mantenersi fintantoché Israele non avrà posto fine all’occupazione, colonizzazione e apartheid in Palestina, smantellato il Muro, riconosciuto a tutti gli abitanti della Palestina storica la piena uguaglianza dei diritti fondamentali, riconosciuto il diritto al ritorno dei profughi palestinesi (risoluzione ONU 194) Togliere lassedio alla striscia di Gaza. Noi sosteniamo, il diritto all’autodeterminazione, alla resistenza con ogni mezzo possibile, come lo prevedi anche il diritto internazionale.

VITA, TERRA E LIBERTA’ AL POPOLO PALESTINESE

 LE COMUNITA’ E LE ASSOCIAZIONI PALESTINESI IN ITALIA:

Comunità del Lazio, Toscana, Campania, Abruzzo, Veneto, Lombardia, Puglia, Sicilia, Sardegna, Modena, Parma. Associazioni: API Associazione dei Palestinesi in Italia, Unione Generale dei Medici e Farmacisti Palestinesi, Unione Generale degli Ingegneri e degli Architetti, Mezza Luna Rossa Palestinesi. 

(Seguono le adesioni alla manifestazione di gruppi, associazioni, partiti politici italiani)



13/05/21

SOS PALESTINA / NAKBA 15 MAGGIO 1948-2021


 Awmr Italia ha sottoscritto e invita a sottoscrivere l'Appello del Forum Sociale Mondiale alla solidarietà internazionale con la resistenza palestinese

#SavePalestine
#SaveSheikhJarrah



Le organizzazioni firmatarie, componenti del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale, dei suoi fora tematici e del processo FSM 2021-22 verso il Messico, invitano tutte le forze della società civile, di partito e di governo impegnate nella difesa dei diritti umani, della sovranità dei popoli e della democrazia a levare la voce perché si ponga fine al conflitto israelo-palestinese sulla base della giustizia e del diritto internazionale.

Esprimiamo la nostra solidarietà con il popolo palestinese ed esigiamo la fine dell’assedio e della violenza scatenata in forma crudele e diseguale dalle forze militari di Israele contro la popolazione nativa della Palestina.

Un popolo occupato che si difende non può essere qualificato come terrorista, estremista o trattato come una minaccia equivalente alle forze di uno Stato occupante.

I palestinesi si sollevano contro lo sfratto dalle loro case, l’espropriazione dei loro luoghi di culto, l’occupazione di Gerusalemme Est, la distruzione delle loro coltivazioni, l’annessione dei loro territori, la detenzione senza capi d’accusa dei loro figli e la pulizia etnica ai danni della popolazione.

La potenza tecnologica, finanziaria, militare e bellica di Israele è assolutamente sproporzionata, come appare evidente dai massacri che si susseguono contro il popolo palestinese.

Noi difendiamo la pace e per questo riteniamo necessario garantire il diritto legittimo del popolo palestinese al riconoscimento del loro Stato e della loro capitale, Gerusalemme. Difendiamo la resistenza palestinese indomabile da 74 anni poiché un popolo occupato non abbandona la lotta in difesa della sua terra.

Il 15 maggio il popolo palestinese commemorerà la Nakba, la catastrofe dell’espulsione di quasi un milione di persone scacciate con la forza dalle loro case e ridotte per sempre alla condizione di rifugiati. Israele il giorno 15 festeggerà la sua fondazione.

Lo scontro fra occupanti e occupati sfocerà in una guerra totale, come ammonisce l’ONU, se non si farà niente per arrestarlo.

Chiediamo che la comunità internazionale intervenga per porre fine al conflitto. Che si affermi il diritto internazionale e si ponga fine all’occupazione della Palestina, attraverso adeguate sanzioni; si determini la sospensione dell’assedio alla Striscia di Gaza e alla Cisgiordania e la protezione immediata dei residenti di Sheikh Jarrah e Gerusalemme Est; si lasci giudicare i crimini commessi in terra palestinese e stabilire le condanne dei responsabili alla Corte Penale Internazionale.

Alle persone, alle forze politiche e sociali che solidarizzano con la causa palestinese, chiediamo che levino la loro voce contro lo stato di apartheid denunciato dalle principali organizzazioni dei diritti umani e a favore del diritto alla pace con giustizia per tutti i popoli.

Per la Palestina libera.

Per firmare:

Es: https://bit.ly/2ReF6Sr

En: https://bit.ly/3y4DgEh

Fr: https://bit.ly/3feoyBZ


15/04/21

Ramsey Clark / Tributo alla memoria di un grande amico della pace con giustizia


 Ramsey Clark è stato fondatore dell'International Action Center e ha ispirato gli attivisti politici che hanno usato la sua struttura per difendere le lotte di liberazione dei popoli, opporsi alle guerre di aggressione statunitensi, difendere i prigionieri politici sia nel complesso carcerario-industriale degli Stati Uniti che nelle dittature sostenute dagli Stati Uniti in tutto il mondo.




di Sara Flounders, co-direttrice dell'International Action Center


Salutiamo Ramsey Clark, morto il 9 aprile 2021, schietto difensore di tutte le forme di resistenza popolare all'oppressione, leader sempre pronto a sfidare i crimini del militarismo statunitense e dell'arroganza globale. È stato sempre ottimista sul potere delle persone di determinare la storia. La sua voce coraggiosa ci mancherà.

Ramsey Clark sarà ricordato da persone e movimenti in tutto il mondo come una personalità di spicco che ha usato il suo nome, la sua reputazione e le sue capacità legali per difendere i leader dei popoli e dei movimenti che i mass media  avevano completamente demonizzato.

L’iniziale fiducia di Clark nel ruolo degli Stati Uniti si è trasformata, attraverso la dura esperienza e l'osservazione di quelli che considerava crimini di guerra statunitensi, nella determinazione a sfidare la politica degli Stati Uniti e difendere le vittime delle aggressioni statunitensi, anche a costo di pagare di persona. Le sue azioni, la leadership e gli scritti hanno mostrato il suo sviluppo politico negli ultimi 60 anni, soprattutto, le sue azioni.

Nato in una famiglia notabile del Texas nel 1927, suo padre era il giudice della Corte Suprema Tom Clark, Ramsey è stato educato a credere nel potere delle leggi statunitensi. È diventato maggiorenne quando gli Stati Uniti erano all'apice della potenza alla fine della seconda guerra mondiale e ha vissuto il lungo declino e decadenza dell'impero statunitense. È stato nominato assistente procuratore generale nel 1961 durante l'amministrazione John F.Kennedy e procuratore generale durante l'amministrazione Lyndon Johnson nel 1967.

L’onda possente del Movimento per i diritti civili e della lotta di liberazione dei neri negli anni '60 richiedeva un cambiamento radicale nel governo. In qualità di procuratore generale, Clark ha imposto la desegregazione delle scuole in tutto il Sud e ha supervisionato la stesura del Voting Rights Act del 1965 e del Civil Rights Act del 1968. Ha redatto una bozza di legislazione sugli alloggi e l'applicazione dei diritti del Trattato delle Nazioni Indigene.

A differenza di quasi tutti gli altri funzionari di livello governativo, che hanno sfruttato il proprio incarico in una carriera multimilionaria, dopo aver lasciato il governo, Ramsey Clark ha utilizzato il suo prestigio di ex procuratore generale per agire per i poveri e i senza voce.

Vietnam, Iran, Cuba, Venezuela

Nel 1972 si recò nel Vietnam del Nord durante la campagna di bombardamenti del presidente Richard Nixon. Era a Teheran, in Iran, nel 1979, nei giorni in cui milioni di iraniani sfidarono le mitragliatrici della Savak, la polizia dello scià, e rovesciarono il suo brutale regime appoggiato dagli Stati Uniti. Ha visitato Cuba numerose volte per sfidare il blocco degli Stati Uniti ed esprimere profonda ammirazione per gli importanti cambiamenti resi possibili dalla rivoluzione cubana.

Insieme alle manifestazioni di decine di migliaia di persone contro le guerre statunitensi nel 1991 e nel 2003, Ramsey Clark ha guidato importanti raduni di massa in Solidarietà con Cuba al Javits Convention Center nel 1992 e con il Venezuela bolivariano nel 2005 al Town Hall.

Clark ha sostenuto la rivoluzione sandinista del 1979 in Nicaragua e la lotta per la liberazione di El Salvador negli anni '80 contro le dittature appoggiate dagli Stati Uniti. Si è recato a Panama dopo l'invasione degli Stati Uniti nel dicembre 1989 per documentarne l'enorme tributo di vite.

Mentre molti accoglievano il crollo dell'Unione Sovietica come la fine della Guerra Fredda e l'inizio di un'era di pace e prosperità, Clark riteneva che ciò avrebbe portato a infinite guerre di espansione degli Stati Uniti e ai tentativi di ri-colonizzare molti paesi. 

Opposizione alla guerra degli Stati Uniti contro l'Iraq

Con grande rischio personale, Ramsey Clark si è recato in Iraq al culmine dei bombardamenti statunitensi del 1991. Unendo il coraggio personale alle capacità politiche e legali, ha scritto un atto d'accusa in 19 punti dell'amministrazione Bush per crimini di guerra e crimini contro l'umanità che ha avuto risonanza in tutto il mondo.

L'accusa divenne la base di una commissione d'inchiesta che tenne udienze popolari di massa in 19 paesi e 26 città degli Stati Uniti. Ramsey ha partecipato a ogni udienza di massa. Il tribunale finale si è tenuto a New York City nel febbraio 1992 davanti a migliaia di persone e delegati internazionali. Gli eventi hanno attirato una forte copertura mediatica in tutto il mondo e una censura totale nei media statunitensi.

Durante gli anni delle sanzioni più mortali contro l'Iraq che hanno causato la morte di mezzo milione di bambini iracheni in quattro anni, Ramsey ha condotto delegazioni internazionali ogni anno per contestare e denunciare l'impatto delle sanzioni.

Queste delegazioni di accertamento dei fatti e per i diritti umani includevano quasi sempre cineoperatori, giornalisti e fotografi per documentare l'impatto sulle popolazioni civili indifese. Ha incoraggiato altri a organizzare anche delegazioni di solidarietà.

Dopo l'invasione e l'occupazione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti e degli inglesi del 2003 e in condizioni ancora più pericolose, Clark si è recato in Iraq numerose volte. Ha fornito difesa legale a Saddam Hussein, il presidente iracheno catturato, che gli Stati Uniti e i loro lacchè iracheni hanno messo sotto accusa in un processo farsa.

Sebbene il risultato fosse inevitabile, Clark era determinato a denunciare che il vero crimine era la distruzione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti e non si è scusato per la sua difesa di Saddam Hussein. Tre dei suoi avvocati della difesa irachena sono stati assassinati per il loro ruolo di difensori. Saddam Hussein è stato giustiziato il 30 dicembre 2006.

Sudan, Jugoslavia

Nel 1998 gli Stati Uniti hanno bombardato un piccolo stabilimento farmaceutico che produceva gli unici farmaci anti-malaria in Sudan, sostenendo che si trattava di un impianto segreto di gas nervino VX. Ramsey ha immediatamente organizzato medici, farmacisti e operatori video per denunciare questo crimine contro la popolazione civile.

Nella più grande e pericolosa aggressione ai confini europei dal 1945, gli Stati Uniti, determinati ad espandere l'alleanza militare della NATO nei Balcani e nell'Europa orientale, hanno lanciato la guerra del 1999 per smembrare e distruggere la Jugoslavia, durante l'amministrazione Bill Clinton. Ramsey Clark è stato in Jugoslavia due volte durante i 78 giorni di implacabili bombardamenti statunitensi, esprimendo solidarietà alla popolazione sotto attacco documentando che il Pentagono ha consapevolmente preso di mira i civili.

Clark ha dato la priorità a visitare le scuole bombardate, gli ospedali, i mercati, gli impianti di purificazione dell'acqua, i silos per il grano e gli impianti farmaceutici, come ha fatto in altri paesi bombardati dagli Stati Uniti. Dopo la guerra, ha redatto un'accusa pubblica contro Clinton e altri leader dei paesi della NATO e ha ispirato un tribunale popolare di massa sui crimini di guerra statunitensi in Jugoslavia, la cui udienza finale è stata nel giugno 2000.

Clark non ha esitato a incontrare il presidente jugoslavo Slobodan Milosevic in Jugoslavia durante i bombardamenti statunitensi e successivamente all'Aia dopo che il presidente sequestrato ha affrontato un tribunale internazionale illegale che gli Stati Uniti hanno istituito per processare i leader jugoslavi. Il punto di vista di Ramsey era che i leader fossero accusati ingiustamente. Secondo la sua accusa per il tribunale del 2000, Clinton avrebbe dovuto essere sul banco degli imputati, insieme al Segretario di Stato Madeleine Albright e ai corrispondenti leader di Germania, Gran Bretagna, Francia e altre potenze della NATO.

Detenuti politici staunitensi

Mentre gran parte del lavoro di Ramsey Clark si è concentrato sulla difesa delle nazioni sotto attacco da parte degli Stati Uniti, egli ha anche difeso decine se non centinaia di prigionieri politici dell'impero, dentro e fuori gli Stati Uniti. Questi includevano l'attivista indigeno Leonard Peltier; l’Imam Jamil Al-Amin (alias H. Rap ​​Brown), detenuto in un carcere di massima sicurezza. Clark e Lynne Stewart erano disposti a difendere lo sceicco egiziano Omar Abdel Rahman. (Per il suo ruolo, la Stewart è stata accusata e incarcerata).

Ha sostenuto l'indipendenza di Porto Rico e la libertà dei suoi numerosi prigionieri politici. Si è recato in Perù per difendere la cittadina statunitense Lori Berenson, detenuta dalla dittatura peruviana; nelle Filippine ha difeso Jose Maria Sison dalle accuse di "terrorismo". Clark ha pubblicamente sostenuto la dottoressa Aafia Siddiqui, una donna pakistana torturata in Afghanistan e che sta scontando una pena di 86 anni nella prigione federale degli Stati Uniti, come pure Mumia Abu-Jamal detenuto nella prigione statale della Pennsylvania.

Si è recato in Nepal quando un’insurrezione rivoluzionaria ha portato un nuovo governo e nella Repubblica popolare democratica di Corea per protestare contro i “war games” e le minacce nucleari statunitensi.

Solidarietà con la Palestina

Quando il leader palestinese Yasser Arafat è stato preso di mira dalle forze statunitensi e israeliane, Clark lo ha incontrato in Libano, e in seguito si è recato a Gaza sotto il totale blocco israeliano e ha incontrato la leadership di Hamas. I lunghi anni di sostegno di Clark alla lotta per la liberazione palestinese gli hanno procurato le continue denunce delle forze sioniste.

Clark ha denunciato ogni aspetto della “Guerra degli Stati Uniti al terrorismo” come guerra contro l'Islam con le infinite operazioni militari, le sanzioni, gli attacchi con droni, le operazioni di cambio di regime, omicidi, detenzioni segrete e una serie di basi in tutta l'Africa fino all'Asia centrale e agli Stati del Golfo.

Nel 2011, gli imperialisti della NATO hanno approfittato di un'apertura fornita dalla Primavera araba e dall'ondata di massa che ha rovesciato le dittature in Tunisia ed Egitto, per aprire un bombardamento di 220 giorni sulla Libia e per uccidere il leader libico Muammar Gheddafi, atto che ha distrutto il paese con il più alto tenore di vita in Africa.

L'imperialismo degli Stati Uniti ha quindi concentrato i suoi sforzi per abbattere il governo della Siria. Ramsey si è recato in Siria diverse volte nel tentativo di focalizzare nuovamente l'attenzione sull'impatto della sovversione statunitense sui civili.

Viaggiando a rischio personale, Clark ha rivelato ciò che le sanzioni statunitensi, l'armamento di decine di migliaia di mercenari e il bombardamento di infrastrutture vitali stavano infliggendo a interi paesi.

Nel corso dei decenni Ramsey ha mantenuto un intenso programma di ascolto e coinvolgimento degli attivisti in progetti impegnativi, oltre a parlare, viaggiare e consultare chiunque fosse sotto attacco.






09/03/21

Palestina / Liberare Khalida Jarrar

 



Appello del Centro regionale arabo della Federazione internazionale democratica delle donne(FDIM/WIDF) per la libertà della deputata palestinese Khalida Jarrar

La violazione del diritto di una parlamentare eletta che combatte per la causa della sua patria occupata, la Palestina, è incompatibile con il diritto umano, internazionalmente riconosciuto, di difendere la propria patria e la propria terra!

Una settimana fa, il tribunale sionista "Ofer" ha condannato la parlamentare palestinese detenuta, Khalida Jarrar, a due anni di carcere e una pena pecuniaria.

Le autorità di occupazione avevano già fatto ripetutamente ricorso alla pratica di rinnovare ed estendere la detenzione amministrativa di Khalida Jarrar, accusandola di svolgere attività politica! Queste pratiche israeliane violano tutte le carte e le risoluzioni internazionali, in continuità con le pratiche di occupazione, usurpazione della terra, costruzione ed espansione di colonie, nonché detenzione e tortura, tra le altre, al fine di imporre la loro volontà e mettere a tacere le voci che rivendicano il diritto del popolo palestinese al riscatto e la liberazione della propria patria.

Le associazioni e le organizzazioni componenti del Centro regionale arabo della Federazione internazionale democratica delle donne riaffermano il loro sostegno permanente alla lotta dei palestinesi per la liberazione della loro patria e il riconoscimento del loro stato nazionale nella loro terra con Gerusalemme come capitale.

Insieme dichiariamo la nostra piena solidarietà a Khalida Jarrar, deputata del Consiglio legislativo palestinese e personalità di spicco del Fronte popolare; la nostra condanna perla reiterazione della sua detenzione arbitraria e quella di tutti gli altri eroici prigionieri palestinesi

Invitiamo a promuovere una vasta campagna di solidarietà per liberare Khalida Jarrar e gli altri palestinesi che si trovano nelle carceri e nei centri detentivi di occupazione israeliana.

Invitiamo la segreteria della Federazione democratica internazionale delle donne ad adoperarsi con tutta la sua autorevolezza perché l'ingiustizia commessa nei confronti di Khalida Jarrar sia denunciata sulla base di questo appello alla Croce Rossa Internazionale e alle altre competenti organizzazioni internazionali, perché intervengano rapidamente per la liberazione della deputata Jarrar e di tutti gli altri prigionieri dalle prigioni di occupazione israeliana.

Il Centro regionale arabo della Federazione internazionale democratica delle donne

Beirut, 9 marzo 2021

09/11/20

Palestina / Liberate Khitam Saafin!


Esigiamo dallo Stato di Israele il rispetto dei diritti umani e il rilascio di Khitam e di tutti i detenuti politici palestinesi. Esigiamo il ritiro delle forze di occupazione israeliane dai Territori Palestinesi e il pieno riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina, con  Gerusalemme
capitale.


Il 2 novembre 2020, le forze di occupazione israeliana hanno arrestato a Beitunia, città palestinese nelle vicinanze di Ramallah, Khitam Saafin, attivista palestinese, dirigente dell'Unione Generale delle donne palestinesi (GUPW) e leader dei Comitati femminili palestinesi, dopo un assalto la sua casa. Ancora un’altra leader della resistenza palestinese arrestata e trattenuta in detenzione “amministrativa” dalle autorità israeliane, vale a dire senza formulare a suo carico precisi atti di accusa, in evidente violazione del diritto internazionale. 

Khitam Saafin è l’ennesima vittima della sistematica campagna di arresti mirata a colpire le figure preminenti della lotta contro l’occupazione israeliana dei territori palestinesi e per il rilascio dei tanti prigionieri palestinesi detenuti in condizioni estremamente difficili, senza tener conto dei diritti umani e delle precauzioni sanitarie minime, soprattutto di fronte all'attuale situazione epidemiologica.

L’Awmr Italia – Donne della Regione Mediterranea accoglie l’invito rivolto dall’Unione Generale delle Donne Palestinesi alla comunità internazionale, particolarmente alle organizzazioni delle donne e per i diritti umani, a lanciare una campagna di solidarietà a sostegno del rilascio di Khitam e degli altri prigionieri politici palestinesi che sono vittime di arresti arbitrari e di detenzione amministrativa.

Accogliamo l'invito a fare del prossimo 28 novembre 2020 una giornata internazionale di azione contro le politiche di Apartheid e di annessione messe in atto da Israele nei Territori Palestinesi, per il pieno riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina con Gerusalemme capitale.

Esigiamo dallo Stato di Israele il rispetto dei diritti umani e dell'autodeterminazione del popolo palestinese.

Esigiamo dalle autorità israeliane che cessino le politiche di detenzione amministrativa, isolamento e sequestro di donne e uomini attivisti della resistenza palestinese, che costituiscono una grave violazione dei diritti umani fondamentali, delle norme e dei patti internazionali come la Convenzione di Ginevra, oltre che la negazione dei valori umani e morali più elementari.

Awmr Italia – Donne della Regione Mediterranea

(Ufficio europeo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne)

Roma, 6 novembre 2020

#StopAnnexation  #EndApartheid  #DayOfAction

08/11/20

Palestina / Solidarietà del MDM (Portogallo) a Khitam Al-Saafin

 Con le donne palestinesi e il loro popolo in lotta per la vita e l'indipendenza nazionale

Il 29 novembre, giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, leviamo un grido a una sola voce: ora più che mai, la pace in Medio Oriente e nel mondo esige la giusta soluzione della Questione palestinese.



Il Consiglio Nazionale del Movimento Democrático de Mulheres(MDM) esprime preoccupazione per le continue detenzioni arbitrarie “amministrative” di Palestinesi - uomini, donne e ragazzi – da parte delle forze di occupazione israeliane. Ci preoccupano le condizioni a cui sono soggetti nelle carceri israeliane e le intimidazioni permanenti nelle diverse aree della Cisgiordania, che hanno l’obiettivo evidente di piegare e punire gli attivisti che lottano in difesa del popolo palestinese e della sua indipendenza e legittimità internazionale riconosciuta dalle Nazioni Unite.

Esprimiamo la solidarietà dell’MDM a Khitam Al-Saafin, della segreteria dell’Unione Generale delle Donne Palestinesi, incarcerata illegalmente lo scorso 2 novembre, e a tutte le attiviste palestinesi che lottano per i loro diritti e quelli del loro popolo minacciato e con le vite distrutte per mano del regime sionista israeliano.

Esigiamo il rilascio immediato di Khitam e dei ragazzi palestinesi arrestati, la liberazione di tutti i prigionieri politici. Dichiariamo la nostra solidarietà totale con la giusta lotta delle donne e del popolo palestinesi, moltiplichiamo i nostri sforzi per una Palestina libera e indipendente, per la Pace nella regione.

Il 29 novembre, giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, leviamo come donne portoghesi e donne del mondo intero un grido a una sola voce: è tempo di realizzare la pace in Palestina, di esigere la creazione dello stato di Palestina con capitale Gerusalemme, il ritorno dei profughi, la liberazione dei prigionieri, la consacrazione del diritto alla terra. Ora più che mai, la pace in Medio Oriente e nel mondo esige la giusta soluzione della questione palestinese.

Lisbona, 7 novembre 2020

Movimento Democratico delle Donne (MDM)

Ingl.

The National Council of the Democratic Women's Movement (MDM - Portugal) expresses concern about the continued arbitrary “administrative” arrests of Palestinians, men, women and children by Israeli forces. It is concerned about the conditions to which they are subjected in Israeli prisons and the continuing intimidation in different areas of the West Bank with the clear aim of intimidating and punishing activists in defense of the Palestinian people and their independence and international legitimacy declared by the United Nations.

We express MDM's solidarity with Khitam Al-Saafin, member of the of the General Secretariat of the General Union of Palestinian Women, illegally jailed on the 2nd of November and to all Palestinian women activists fighting for the rights of women and people who are threatened and their lives destroyed by the hand of Israel's fascist and Zionist regime.

We demand the immediate release of Khitam, as well as of all the children, youth and all political prisoners in Palestine.

We reinforce our total solidarity with the just struggle of women and the Palestinian people for a free and independent Palestine and we will multiply our efforts for Peace in Palestine.

On the 29th of November, International Day of Solidarity with the Palestinian People, we call on Portuguese women and women of the world, a cry with one voice. It is time to fulfil and enforce Peace in Palestine. We demand the creation of the State of Palestine with its capital in Jerusalem, the return of refugees, the release of prisoners, the consecration of the right to land. More than ever, peace in the Middle East - and in the world - demands a solution to the Palestinian problem.

Lisbon, 7th of November 2020