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27/10/22

Appello /"I diritti delle donne contro la destra, il fascismo e l’imperialismo”

 


Un appello alle donne d’Europa e una proposta d’azione sono contenuti nella dichiarazione finale dell’Assemblea femminista tenutasi il 22 ottobre ad Atene nell’ambito del VI Forum europeo delle Forze di Sinistra Verdi e Progressiste per la Pace, la Giustizia sociale e climatica (21-23 ottobre 2022).

All’assemblea, dedicata alla riflessione femminista sui diritti delle donne che sono sotto attacco in questo complicato passaggio della storia europea, nel contesto di una riflessione più generale sull’urgenza di costruire la pace insieme ad una strategia politica alternativa in Europa, hanno partecipato esponenti politiche della sinistra e di movimenti femministi europei ed extraeuropei (vedi l’articolo “I diritti delle donne contro la destra, ilfascismo e l’imperialismo”).

La proposta, formulata nel suo commento conclusivo da Cristina Simó Alcaraz del Movimiento Democratico de Mujeres (MDM, Spagna), è quella di un piano d’azione da costruire a partire da un prossimo incontro delle donne europee da tenersi nel febbraio 2023 in Italia, in vista di una grande mobilitazione per l’8 marzo. Proposta accolta dall’Assemblea e riferita nella sessione plenaria di chiusura del VI Forum Europeo da Marta Martin Morán, che ha letto la dichiarazione qui riportata.


«Il fascismo e i suoi alleati non passeranno! Vogliamo aprire questa dichiarazione conclusiva esprimendo la nostra condanna per lo stupro che una ragazza di 19 anni ha subito mercoledì scorso alla stazione di polizia di Omonia per mano di due poliziotti. Non può essere che chi dovrebbe proteggerci diventi il ​​nostro carnefice.

Da questo VI Forum delle Forze di Sinistra, Verdi e Progressiste di Atene vogliamo inviare tutta la nostra solidarietà a tutte le donne del mondo che subiscono abusi e oppressioni, vittime di guerre, blocchi o sanzioni, ma che nonostante tutto continuano a resistere. Continuiamo e continueremo.

Il patriarcato, principale alleato del capitalismo, rinsalda la destra, l'estrema destra, l'imperialismo e il fascismo, che sono facce diverse della stessa medaglia.

L'alleanza criminale tra patriarcato e capitale ci vuole senza diritti e al loro servizio per soddisfare le necessità di cura, sessuali e riproduttive e continuare a trattarci come manodopera a basso costo.

Di fronte a questa aggressione è urgente dare una risposta europea, globale e unitaria! Avendo ben chiaro che non si può essere femministe senza essere anche antifasciste, antimperialiste e anticolonialiste.

Per questo, dall'Assemblea delle donne di questo Forum decidiamo di incamminarci verso un 8 marzo 2023 che affermi la centralità del sistema di sanità pubblica e di tutti i servizi sociali, e dica NO alla guerra e agli investimenti in armamenti.

Noi ci opponiamo all'incremento della spesa militare a detrimento degli investimenti nel sistema di assistenza pubblica!

Per cominciare il nostro percorso di realizzazione degli accordi presi in questo Forum, proponiamo un incontro europeo delle donne nel febbraio 2023 in Italia, dove purtroppo da oggi si è insediato un governo fascista e profondamente patriarcale che intende privare le donne delle loro conquiste, in vista di un 8 Marzo che sia ancora una volta una grande mobilitazione femminista in Europa.

Non vogliono ascoltarci, ma ci faremo sentire.

Come femministe antifasciste e antimperialiste, diremo loro chiaramente che i nostri corpi non sono territorio di conquista e, per quanto ci provino, il fascismo e i suoi alleati, il patriarcato e il capitale, non passeranno!»

04/03/22

Società della Cura / SIAMO REALISTE. RIFIUTIAMO LA GUERRA!

 




Il Gruppo femminista della Società della Cura: in piazza tutte per creare la marea contro le guerre, con le nostre parole, i nostri striscioni e le bandiere della pace!




Paura e rabbia, dopo l'attacco della Russia all'Ucraina e le sue conseguenze, fino al rischio di una guerra nucleare. Una guerra più vicina fa paura, l'informazione dominante la alimenta, senza esitare a utilizzare falsi.

Un insostenibile sistema patriarcale coniugato con le politiche liberiste da anni insanguina il mondo e distrugge umanità e natura, con guerre e occupazioni. Le chiamano ipocritamente umanitarie o esportatrici di libertà per le donne o veicoli di valori democratici e sicurezza... AFGHANISTAN, IRAQ, SIRIA, SUDAN, LIBIA, YEMEN, PALESTINA...Nei fatti per l'accaparramento di risorse, per l'arricchimento del complesso militare industriale, con l'ambizione arrogante di creare un nuovo ordine mondiale. E ci hanno sprofondato nel caos.

Da anni assistiamo alla guerra contro i/le migranti, alla difesa violenta di confini, all'innalzamento di muri per tenere fuori chi fugge da miseria e guerre provocate dall'occidente. In un mondo che corre verso l'autodistruzione generata dal cambiamento climatico, si ritirano fuori il nucleare e il carbone come fonti di energia!

BASTA. Non lasciamo che siano i nostri governi a decidere. Contro la paura e la rabbia PRENDIAMO LA PAROLA!

03/02/22

Società della cura / Verso il Forum della convergenza dei movimenti

 Per una società capace di cura e di futuro


Awmr Italia - Donne della regione mediterranea partecipa al Forum che si terrà il 25-27 febbraio 2022 a Roma - Scup Sportculturapopolare, Via della Stazione Tuscolana 84 

https://societadellacura.blogspot.com/2022/02/il-forum-della-convergenza-dei.html  

 PROGRAMMA del FORUM

VENERDÌ 25 FEBBRAIO

ore 15:00 - Apertura del Forum della convergenza dei movimenti

 ore 15:30-17:45 - prima sessione

CRISI ECO-CLIMATICA - Dal cibo all’acqua, dall’energia alla produzione di beni e servizi, come si attua la transizione ecologica della società?

ore 17:45-20:00 - seconda sessione

LAVORO E NUOVA ECONOMIA - Come si attuano la redistribuzione della ricchezza, il diritto al reddito, la socializzazione dei diritti e della funzione del lavoro?

****

SABATO 26 FEBBRAIO 

ore 10:00-12:15 - terza sessione

DIRITTI SOCIALI UNIVERSALI - Quale sanità, quale istruzione, quali infrastrutture sociali per un welfare di tutt*? 

ore 12:15-14:15 - pausa pranzo 

ore 14:15-16:30 quarta sessione 

DEMOCRAZIA DEL COMUNE - Tra territorio e beni comuni, spazio civico e conflitto sociale, come si attua l’autogoverno democratico delle comunità?

ore 16:30-18:45 quinta sessione 

CRISI INTERNAZIONALE - Tra debito, politiche europee e commercio internazionale, politiche anti-migratorie, corsa al riarmo e guerre, come si attua una politica di pace, cooperazione e solidarietà internazionale? 

****

DOMENICA 27 FEBBRAIO

ore 9:00-13:30 - ASSEMBLEA FINALE - Costruire l’opposizione sociale, avviare una primavera di mobilitazione

Per informazioni: societadellacura@gmail.com

 

26/11/21

Aborto sicuro / Diffida alla Regione Piemonte


 27 associazioni aderenti alla Rete +di 194 voci insieme a LAIGA (Libera Associazione italiana Ginecologi per l’applicazione della Legge 194) hanno presentato una DIFFIDA alla Regione Piemonte perché non solo non applica la Legge 194/1978, ma neppure l’Aggiornamento delle Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine emanate dal Ministero della Salute, sulla base delle indicazioni del Consiglio Superiore di Sanità e dell'Agenzia Italiana del Farmaco, il 12 agosto 2020. 

Le Linee di indirizzo  prevedono il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico fino a 63 giorni pari a 9 settimane compiute di età gestazionale in day hospital o presso strutture ambulatoriali/consultori pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all'ospedale ed autorizzate dalla Regione, come in uso nella gran parte degli altri Paesi europei riconoscendo l’autodeterminazione delle donne e favorendo un importante risparmio per il Sistema sanitario pubblico.

La Regione Piemonte, non solo non si è ancora adeguata alle nuove Linee di indirizzo delle autorità sanitarie nazionali, ma ne ostacola, di fatto, l’applicazione e, in caso di interruzione di gravidanza con metodo farmacologico, continua a richiedere il ricovero sino a tre giorni.

Chiediamo che senza ulteriore ritardo:

sia consentito a tutte le donne, dopo un’adeguata informazione, di scegliere il metodo (farmacologico o chirurgico) con il quale effettuare l'interruzione della gravidanza e il luogo ove effettuarla (ospedale o consultorio);

vengano individuati i consultori, che, in stretto collegamento con le strutture ospedaliere di riferimento, possano garantire ed eseguire l'interruzione volontaria di gravidanza in forma farmacologica entro i primi 63 giorni di gravidanza;

le operatrici e gli operatori dei consultori vengano adeguatamente formate/i, per poter eseguire in modo appropriato la procedura;

sia garantito il servizio di mediazione culturale per un'informazione corretta sul percorso di interruzione volontaria di gravidanza, nonché sui metodi contraccettivi, al fine di prevenire gravidanze indesiderate.

Più di 194 voci - Rete per l’autodeterminazione

#abortosicuro

Torino, 26 novembre 2021

23/11/21

Società della Cura / Le nostre vite valgono più dei loro profitti

 Appello per una stagione di mobilitazione sociale contro le politiche del governo Draghi e i bla-bla-bla dei potenti della Terra


Awmr Italia ha aderito all'appello.

https://societadellacura.blogspot.com/2021/11/appello-per-una-stagione-di.html

Ci avevano detto che niente sarebbe stato più come prima, ma la pandemia non sembra aver insegnato nulla ai “potenti della terra”, ai governi, ai banchieri, ai grandi gruppi industriali e finanziari.

L’ambiente e i beni comuni continuano ad essere terreno di sfruttamento; le grandi imprese continuano a delocalizzare le produzioni, precarizzare il lavoro ed evadere le imposte; i diritti delle persone, a partire dalle più vulnerabili, continuano ad essere calpestati.

I negoziati internazionali tra i governi (G20, Cop 26 etc.) si chiudono senza decisioni per non cambiare nulla e intanto i paesi poveri rimangono senza vaccini né cure sanitarie; aumentano i conflitti armati scatenati per l’accaparramento delle materie prime, dell’acqua e dei suoli fertili; enormi territori diventano inabitabili a causa del surriscaldamento del pianeta, generando imponenti flussi migratori e mettendo a rischio numerose specie animali e vegetali; chi vive del proprio lavoro perde diritti e dignità anche nei paesi ricchi; le giovani generazioni vengono condannate alla precarietà.

L'Unione Europea e altri Paesi continuano ad opporsi alla sospensione dei brevetti sui vaccini in vista della riunione della WTO a fine novembre, quando tenteranno di forzare le regole per svendere agricoltura e servizi e silenziare i Paesi più poveri e quelli non allineati.

Nel frattempo, al confine fra Bielorussia e Polonia si consuma un’ennesima tragedia della migrazione e della Fortezza Europa, in Libia continuano le violenze e le torture, e le relazioni fra le potenze continuano a produrre riarmo, nuovi conflitti e nuova guerra fredda.

A livello nazionale, l'indirizzo del governo Draghi, fra legge di bilancio, manovra fiscale, legge sulla concorrenza, sblocco dei licenziamenti e degli sfratti, restrizione della libertà di manifestare e altri provvedimenti, propone una prospettiva feroce sul versante sociale, ecologico, del lavoro.

Dopo averci detto per decenni che le risorse per dare risposte ai bisogni fondamentali delle persone non c'erano e aver giustificato su questa base sacrifici, compressione dei diritti e demolizione del welfare, oggi i soldi improvvisamente li trovano, ma, in attesa di farli ripagare a noi ripristinando l'austerità, li investono interamente a favore dei ricchi e delle grandi imprese, senza nessuna attenzione alla giustizia sociale e alla transizione ecologica.

Destinano oltre 100 miliardi alle imprese senza richiedere alcuna condizione relativa alla sicurezza sul lavoro, alla tutela sociale e ambientale e senza mettere alcun argine alle delocalizzazioni, e intanto sbloccano i licenziamenti, generalizzano la precarietà ed evitano ogni possibile grande piano per creare posti di lavoro stabili e utili dal punto di vista sociale e ambientale.

Finanziano i settori dell'agro-business e i grandi produttori e intanto lasciano morire decine di migliaia di piccole aziende agricole e non incentivano le esperienze di lavoro contadino basate sull’agro-ecologia.

Destinano otto miliardi ad abbassare le tasse dei ricchi e intanto confermano e rilanciano la controriforma Fornero/Monti delle pensioni, attaccano il reddito di cittadinanza, provano a restringere le indennità per le persone disabili, lasciano decine di migliaia di persone senza un tetto dove abitare.

Parlano di transizione ecologica ma finanziano i combustibili fossili e le grandi aziende zootecniche, il consumo di suolo, le grandi e meno grandi opere inutili e devastanti e rilanciano il nucleare.

Affermano il contrasto alla pandemia e intanto non potenziano i servizi esistenti e ampliano la privatizzazione del sistema sanitario nazionale, anche approvando l'autonomia differenziata delle regioni ricche a scapito di quelle povere e del Mezzogiorno.

Privatizzano l'acqua, i beni comuni e i servizi pubblici locali e stravolgono la funzione pubblica, collettiva e sociale assegnata dalla Costituzione ai Comuni e alle città.

Parlano di pace e di comune destino e intanto le porte sono sempre più chiuse in faccia ai migranti, mentre aumentano le spese militari.

Parlano di eguaglianza, ma investono poco e niente sui diritti e l'autodeterminazione delle donne, sulle infrastrutture sociali e sulle diseguaglianze territoriali, mentre affossano senza vergogna i diritti civili, perpetuando logiche patriarcali.

E dopo aver allineato la grande maggioranza del Parlamento, pensano di risolvere il conflitto sociale con la restrizione della libertà di manifestare e di accedere allo spazio pubblico.

Non è questa la società per cui, nella pandemia, abbiamo fatto e stiamo facendo enormi sacrifici personali e collettivi. Non vogliamo tornare alla normalità, perché la normalità era il problema.

Ma niente cambierà se non ci facciamo sentire, se non ci organizziamo, se non convergiamo per alzare insieme la voce e schierarci contro questo sistema distruttivo delle persone e della natura e per una società diversa e più giusta, basata sul mutualismo e relazioni di reciproco rispetto fra donne, uomini, popoli, altri animali e con la natura.

I giovani sono in piazza per il clima e il futuro, le donne contro la violenza e per la rivoluzione della cura, i lavoratori per difendere occupazione, diritti e dignità. Uniamo le forze, difendiamoci insieme, torniamo a prendere in mano la nostra vita. Le alternative ci sono, vanno progettate e portate avanti insieme.

Diamo vita, in tutto il paese, a una stagione di mobilitazione sociale per combattere le politiche del governo Draghi e i bla-bla-bla dei potenti della Terra, per dichiarare la totale insostenibilità di questo modello economico e sociale e affermare dal basso la rivoluzione della cura per un'alternativa di società.

Contro l'incubo di una società interamente votata al profitto, insorgiamo per un altro futuro, giusto e solidale.

Percorso di convergenza per la società della cura

Rete Genova 2021

per aderire scrivere a: societadellacura@gmail.com

09/11/21

IL MONDO ALLA PROVA DELLA PANDEMIA E OLTRE...

 SEMINARIO INTERNAZIONALE
"CURA E INCURIA. PENSIERI E PRATICHE FEMMINISTE"



  REPORT - 8 novembre 2021
Sabato 23 e domenica 24 ottobre 2021, dalle 14.00 alle 17.30 si è tenuto il seminario femminista internazionale “Cura e incuria. Il mondoalla prova della pandemia e oltre… Pensieri e pratiche femministe”, organizzato da FemmSdc, gruppo femminista attivo nella "Società della Cura", con la collaborazione di Global Dialogue for Systemic Alternatives e Transform!Europe.
Il seminario si è articolato in due sessioni, dopo l'introduzione generale a due voci (Italia e Afghanistan).

Si è tenuto da remoto e in presenza in tre città: al Centro di studi e ricerca delle donne dell’Associazione Orlando di Bologna, alla Casadelle donne di Lecce e alla Casa Internazionale delle donne di Roma. È stato tradotto in diverse lingue: spagnolo, portoghese, francese ed inglese da Humana Comunicaçao & Traduçao, che ha anche gestito la piattaforma zoom.
Le presenze italiane sono state circa 400 dal vivo o in zoom, oltre 1300 le visualizzazioni sulla pagina di FB di Società della Cura che trasmetteva in diretta.  Global Dialogue (streaming in inglese e francese). Sulla pagina FB di CEAAL (Messico, in spagnolo): nei due giorni circa 900 visualizzazioni; altre pagine estere trasmettevano anche in portoghese e francese in diversi paesi del mondo.

32 Interventi, da 21 paesi: Afghanistan, Algeria, Brasile, Germania, Grecia, India, Iraq, Italia, Kurdistan, Libano, Messico, Palestina, Polonia, Russia, Rwanda, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Tunisia, Turchia, Ungheria.

Relatrici della prima sessione:
Nandita Shah - dall'India - co-direttrice   di Akshara,   Women's   Resource Centre, una delle più grandi Associazioni/Ong a  Mumbai  che si occupa di emancipazione di donne e ragazze.
 Meriem Zeghidi Adda - dalla Tunisia- militante femminista e operatrice culturale e Coordinatrice del Centro d'ascolto per le donne vittime di violenza dell’ATFD - Association Tunisienne Femmes Democrates.
 Amel Hadjadj - dall'Algeria- difensora dei diritti umani,attivista dell’Association féministe algérienne, e del movimento “Kif Kif” che promuove i diritti delle persone LGBT+ e opera per la realizzazione dell’eguaglianza dei sessi in Algeria.
 Aslihan Çakaloglu - dalla Turchia - coordinatrice di United Women for Equality and  Freedom (UWEF), organizzazione affiliata alla Women’s International Democratic Federation, multietnica, femminista per  i diritti produttivi e riproduttivi delle donne.
Mona Al Ghussein - Palestina/GB- Scrittrice, giornalista, documentarista. Vice presidente di British Muslims for Secular Democracy (BMSD). Co-autrice del libro Feminine Power.
Tiffany Jones-Smith - USA- presidente della Texas kidney Foundation. Conduce TAAN TV, the African American Network
Nadjezhda Azhgihina- Russia- Giornalista, direttora di PEN Moscow. Parte della Russian Writers Union e board member di "Article 19". Attivista per diritti di giornalisti e libertà di stampa; cultura e politiche di genere.
Simona Grassi -Italia- attivista della Campagna internazionale "No profit on pandemics"
Maura Cossutta - Italia- Presidente della Casa internazionale delle donne a Roma. Laurea in medicina e chirurgia, per anni ha esercitato la professione di medica ematologa.  Deputata nel Parlamento italiano dal 1996 al 2006
Heidi Meinzolt - Germania- Fa parte dell' esecutivo della WILPF - LegaInternazionale delle donne per la Pace e la libertà / responsabile per  la cooperazione europea.
Judith Morva - Ungheria-  economista in pensione, editrice della versione ungherese di Le Monde Diplomatique on line
Nora García - Spagna- Coordinatrice Gruppo femminista della "Asamblea internacional de los pueblos" rete transnazionale per i diritti e l'indipendenza dei popoli.
Rosy Zuniga - Messico- Segr. Gen. Consiglio di Educazione  Popolare di  America Latina e  Caribe (CEAAL) . Attivista per il Forum Sociale Mondiale che quest'anno si terrà in Messico
Ada Donno - Italia- Casa delle donne di Lecce. Fa parte dell'Ufficio Europeo delle Federazione Democratica Internazionale delle Donne e della Associazione Donne della regione Mediterranea (AWMR)
Ingrid Beck - Argentina - giornalista, scrittrice. Ha diretto la prima scuola di giornalismo con indirizzo arte, cultura e spettacolo, TEA Arte. Con altre giornaliste argentine, ha promosso il movimento Ni una menos.

 Relatrici della seconda sessione:
Fernanda Minuz – Italia - Docente. Ricercatrice e formatrice di insegnanti. Si occupa in particolare di insegnamento in contesti migratori e per adulti non scolarizzati.
Marta Lempart - Polonia -  Attivista per i diritti delle donne e la democrazia. Fondatrice del movimento Ogólnopolski Strajk Kobiet (Osk, Sciopero delle Donne Polacche). Collettivo che il 3 ottobre 2016 ha organizzato manifestazioni in oltre 150 città polacche in segno di protesta contro la proposta di legge antiabortista e che è scesa in piazza anche nel 2018, l’anno scorso e quest’anno, dando luogo ad una lunga mobilitazione nazionale seguita dai media internazionali.
Anna Maria Iatrou - Grecia - Promotrice con altre dell'iniziativa di donne contro il debito e le misure di austerità / Casa delle donne di  Salonicco
Marie Moise e Gaia Benzi - Italia   Attiviste, redattrici della rivista Jacobin Italia e traduttrici del "Manifesto della cura. Per una politica dell'interdipendenza"
Lorena Garrón Rincón - Spagna -  Consigliera del consiglio comunale di Cadice per i femminismi e LGTBI. Attivista femminista. Dirige, promuove e controlla le azioni comunali per garantire una reale parità di trattamento, opportunità e risultati tra donne e uomini, la non discriminazione e il rispetto della diversità sessuale e di genere in tutte le aree della città
Yasmine Falah - Iraq Attivista e difensora dei diritti umani. Fa parte della Iraqi Civil Society Solidarity Initiative. Con video.
Floriana Lipparini - Italia    Giornalista, Casa delle donne di Milano. Referente per Città Bene Comune e Rete No-muri-no-recinti. Autrice di "Per altre vie. Donne fra guerre e nazionalismi"
Mazè Morais - Brasile - Segretaria lavoratrici rurali nella Confederazione Lavoratori Agricoli (CONTAG). Nel 2019 ha coordinato il 6 marzo la Marchas de las Margaridas, la più grande mobilitazione realizzata dalle donne delle campagne, delle foreste e delle acque.
Hazal Koyuncuer - Kurdistan turco - attivista per UIKI, l'Ufficio di informazione Curdo in Italia. Recentemente bloccata con una delegazione italiana mentre si recavano da Istanbul a Erbil (Iraq)
Hanin Tarabay - Palestina - attrice e storyteller, formatrice. Vive ad Haifa dove organizza seminari con donne palestinesi sulle questioni diritti, giustizia, libertà. Attualmente in Italia per workshop con il Teatro dell'Oppresso.
Dorra Mahfoud - Tunisia -  Sociologa, professoressa emerita all’Università di Scienze Umane e sociali di Tunisi, militante femminista, tra le fondatrici dell’Afturd Association des Femmes Tunisiennes pour la Recherche sur le Développement.
Marie Debs – Libano - professora all'Università Libanese e componente dell'“Economic and Social Council in Lebanon” (ECOSOC). Association Egalité-Wardah Boutros pour l'action feminine. Si batte per la l'attuazione della Convenzione CEDAW in Libano.
Elizabeth Farren - USA/Roma - Nata a New York, a Roma dal 2002. Attivista. Tra le fondatrici in Italia della Women's March, nata nel 2016 negli Stati Uniti come protesta spontanea, a cui parteciparono 6 milioni di persone, dopo l"elezione del presidente Donald Trump. La Women's March è si effettua in diverse città del mondo.
Mercia Andrews - Sud Africa -  Cresciuta in una famiglia di braccianti agricoli. Ha insegnato a Città del Capo dove vive. Dirigente della Rural Women Assembly - rete di associazioni di contadine Sud Africa, attiva in diversi paesi del continente; per la protezione delle sementi coltivate, nella promozione di modelli agricoli alternativi e nella salvaguardia della biodiversità. 
Francoise Kankindi - Rwanda/Italia Nata già profuga in Burundi, dove il padre si è rifugiato per scampare ai massacri del 1959. Vive a Roma dove lavora a Poste Italiane. Presidente della Associazione onlus Bene-Rwanda (figli del Rwanda) che ha gli obiettivi di conservare e valorizzare la memoria del genocidio del 1994 e di promuovere gli strumenti per riconoscere la “cultura del genocidio” nella sua genesi.

25/10/21

CURA E INCURIA - Seminario internazionale

 Il mondo alla prova della pandemia e le sfide femministe

Un momento del seminario on line

Si è tenuto con successo il seminario Internazionale “CURA E INCURIA. Il mondo alla prova della pandemia e oltre…” organizzato dal FemmSdc Group (gruppo femminista attivo nella Società della Cura), con la collaborazione di Global Dialogue for Systemic Alternatives e Transform!Europe!

Il seminario si è tenuto nelle due giornate del 23 e 24 ottobre, dalle ore 14 alle 17,30, in doppia modalità on line e in presenza, con traduzione simultanea in italiano, inglese francese, spagnolo, portoghese. Le relatrici internazionali si sono collegate on line, le italiane hanno partecipato in presenza in tre postazioni: Roma(Casa internazionale delle donne), Lecce (Casa delle donne), Bologna (Associazione Orlando e Centro delle Donne). Il seminario è stato anche trasmesso in diretta sulle pagine facebook delle tre postazioni e della Società della cura.

Nella prima giornata dei lavori – introdotta da Alessandra Mecozzi e moderata da Nicoletta Pirotta e Nora Haydee Rodriguez di FemmSdC - hanno preso la parola: Zarlesht Berek,  Afghanistan; Nandita Shah, Co-direttrice di Akshara, Women's Resource Centre, India; Meriem Zeghidi Adda, operatrice culturale in Tunisia; Amel Hadjadj, Association feministe algerienne HRD; Aslihan Chakaloglu, United Women for Equality and Freedom (UWEF) Turchia; Mona Al Ghussein, Palestina-GB; Tiffany Jones-Smith, USA; Simona Grassi, Campagna internazionale No profit on Pandemics; Nadjezhda Azhgihina, Gender council of Federation of journalist, Russia; Maura Cossutta, Casa internazionale donne di Roma; Heidi Meinzolt, WILPF Germania; Judith Morva, editrice di Monde Diplomatique on line, Ungheria; Nora García, Asamblea internacional de los pueblos, Spagna; Rosy Zuñiga, Consiglio di Educazione Popolare di America Latina e Caribe (CEAAL), Messico; Ingrid Beck,  NUDM Argentina; Ada Donno, Casa delle donne Lecce / AWMR Italia; Monica Di Sisto, Società della cura.

Nella seconda giornata - introdotta da Samanta Picciaiola dell’AssociazioneOrlando di Bologna e moderata da Maria Garzia Ruggerini e Paula Beatriz Amadio di FemmSdC - hanno preso la parola:

Mercia Andrews, Rural  Women  Assembly, Sud Africa; Francoise Kankindi, Associazione onlus Bene-Rwanda, Rwanda/Italia; Marie Nassif-Debs, Association  Egalité-Wardah  Boutros pour l'action feminine, Libano; Dorra Mahfoud, Association des Femmes Tunisiennes pour la Recherche sur le Développement, Tunisia ; Hanin Tarabay, attrice e formatrice, Palestina/Israele; Yasmine Falah, Iraqi Civil Society Solidarity Initiative, Elizabeth Farren, Women's  March, Usa/Italia; Mazé Morais, Confederazione Lavoratori Agricoli (CONTAG), Brasile; Hazal Koyuncuer, UIKI, Kurdistan Turco; Marta Lempart, Osk-Sciopero delle Donne Polacche, Polonia; Anna Maria Iatrou, Casa  delle donne di  Salonicco, Grecia; Lorena Garron, Consiglio  comunale di Cadice per i femminismi e LGTBI, Spagna; Fernanda Minuz, ricercatrice e formatrice, Italia; Floriana Lipparini, Casa delle DonneMilano; Marie Moise e Gaia Benzi, Jacobin Italia.

Per leggere il programma del seminario in lingua inglese, spagnola e francese https://societadellacura.blogspot.com/p/gruppo-femm.html

Per rivedere la registrazione integrale del seminario: 

https://www.facebook.com/casadelledonnedilecce/

https://www.facebook.com/casaintdelledonneroma/

https://www.facebook.com/societadellacura/

https://www.facebook.com/awmr.italia22

https://www.facebook.com/centrodonne/


24/10/21

CURA E INCURIA 2. Le sfide del femminismo


Conclusi con successo i lavori del seminario Internazionale “CURA E INCURIA. Il mondo alla prova della pandemia e oltre…” organizzato dal FemmSdc Group (gruppo femminista attivo nella Società della Cura), in doppia modalità on line e in presenza, con traduzione simultanea in italiano, inglese francese, spagnolo, portoghese. 

Pubblichiamo l’introduzione alla seconda giornata, di Samanta Picciaiola (Associazione Orlando di Bologna)

Una delle prime parole che la pandemia ci ha consegnato è cura. Il paradigma della cura emerge già al termine del periodo del primo confinamento ed è carico di istanze ed echi diversi.

Cura non solo come rimedio alla malattia ma da subito cura come nuova postura dell’abitare il mondo (la cura del mondo di Elena Pulcini); cura come paradigma relazionale (prendersi cura di sé e delle altre, le nuove forme di sorellanza) e infine la cura come modello sociale da realizzare attraverso nuove pratiche di partecipazione diretta alla gestione delle risorse e dei beni comuni.

Le celebrazioni del ventennale di Genova ci hanno riportato alla cura come sintesi di un modello antitetico al capitalismo e al neoliberismo che visti attraverso il cono d’ombra del tempo hanno irresponsabilmente spinto nella direzione della rapina delle risorse e del pianeta.

 In tutte queste accezioni la parola cura è stata parola interrogata, analizzata e avocata dai femminismi contemporanei. Il manifesto della cura delle donne della Magnolia di Roma, la manifestazione del 25 settembre a Roma con le donne della Casa Internazionale e tante altre realtà femministe, l’Agenda politica di donne elaborata a Bologna, rappresentano tutti esempi nel nostro Paese di quello che è stato un muoversi trasversale delle donne che fa della cura un crocevia.

In questa seconda sessione di lavoro ci concentreremo sull’analisi di quelle che sono state le differenti articolazioni della cura nelle pratiche, nelle iniziative e nei movimenti delle donne in luoghi diversi del mondo.

Vorrei qui dare conto di alcune costanti che emergono nelle diverse esperienze di cui oggi sentiremo e che possono costituire una cartina di tornasole per orientarsi nella poliedricità delle pratiche che andremo a indagare.

Un primo cardine sta nel rapporto tra soggettività e risorse. La cura si fa concetto per descrivere una nuova coscienza del nostro “esserci” a livello globale. L’interdipendenza dei viventi - un principio con cui lo spill over ci ha drammaticamente costrette a fare i conti - si riflette nell’interdipendenza delle parti e degli attori sociali con una nuova apertura a tutte quelle soggettività che tradizionalmente sfuggivano all’analisi di contesto basate sulle leggi di mercato, del “consumo ergo sum". Il mondo attraverso la lente della cura appare così più variegato, meno canonizzato e più complesso rispetto a quanto il nostro sguardo pre Covid sapesse cogliere.  Perché lo stare nella malattia impone una serie di condizioni strettamente legate alla propria differenza che altrimenti la partizione tra spazio pubblico e spazio privato avrebbe continuato a celare e a rendere quasi invisibile. Essere ammalate di Covid 19 come donne, magari migranti, magari responsabili di un nucleo familiare o di persone non autosufficienti in un Paese che non riconosce gli stessi diritti e che non garantisce la stessa possibilità di autodeterminarsi, non può essere la stessa esperienza di malattia di un uomo cis-gender bianco in un paese occidentale.

Questa ricchezza di soggettività impone una destrutturazione di categorie consolidate: prima tra tutte l’essere in salute. L’assenza di una prospettiva forte di medicina di genere non ha permesso di indagare fino in fondo alcune questioni fondamentali quali le diverse risposte immunitarie a livello biologico al virus in relazione al genere (elemento messo in luce dalla virologa Ilaria Capua) così come le differenti ripercussioni dei vaccini nella popolazione maschile e in quelle femminile.

Strettamente legato a questo primo aspetto registriamo come attraverso le pratiche di cura assuma forza la rivendicazione della fragilità come condizione umana e delle fragilità come indici del benessere sociale di cui il soggetto pubblico dovrebbero farsi carico.

Sulle capacità di cura dei soggetti pubblici (gli Stati ma anche gli enti locali e le Istituzioni internazionali) si definisce un altro dei cardini attorno a cui organizzare il nostro ragionare oggi: la pandemia fa emergere i limiti strutturali e contestuali di alcune funzioni pubbliche attraverso cui si sostanzia il welfare e la concreta realizzazione del diritto alla salute.  Mi riferisco, ad esempio, al sistema sanitario e al sistema educativo che sono le linee di frattura lungo le quali hanno vacillato le nostre cosiddette democrazie occidentali. Le donne hanno avuto un ruolo fondamentale nel sorreggere entrambi questi apparati. Sia perché le professioni specifiche relative alla sanità e all’istruzione sono professioni da sempre femminilizzate (infermiere e docenti come due esempi per tutte ) sia perché - abbandonando la sfera del lavoro retribuito entrando in quella del lavoro riproduttivo - sono state perlopiù le donne a farsi carico delle persone non autosufficienti, a supportare l’azione delle agenzie educative principali costrette ad agire da remoto. Ciò ha fatto sì che aumentasse il loro carico di lavoro e condensando lo stesso in un medesimo spazio (di vita e professionale) è esplosa tutta l’ambiguità di un’impalcatura di ruoli di genere obsoleta e schiacciante.

Dentro questa morsa, costata tantissimo alle donne anche solo in termini di occupazione e perdita di salario, le donne hanno sperimentato forme di neo-mutualismo attraverso pratiche solidaristiche che non si sono, però, limitate alla ripartizione di forze e incombenze, ma sono diventate sperimentazioni che aspirano a farsi modelli alternativi di governo delle comunità.

Penso in particolare ai luoghi delle donne. Nello specifico in Italia cito esperienze come quelle di Lucha y Siesta, ma lo stesso per i luoghi che ci ospitano oggi: a Bologna, Il Centro di documentazione ricerca e iniziativa delle donne che non ha mai smesso di fare analisi e raccolta delle esperienze, a Roma e a Lecce le Case e ai Centri antiviolenza che hanno agito per portare assistenza e cura.

 A fronte di questo rinnovato protagonismo delle donne abbiamo riscontrato una risposta debole e tardiva da parte delle politiche istituzionali a livello internazionale: una sorta di inerzia a recepire questo necessario salto di paradigma. I movimenti delle donne su scala mondiale chiedono una riconversione produttiva che punti a economie della cura che rigettano l’approccio neocolonialista, che cassano le spese per gli armamenti e ripropongono come strumenti della democrazia le diplomazie, l’ascolto, la partecipazione e la condivisione delle responsabilità.

Quello che accade in Afghanistan ci riporta alla pratica dei movimenti delle donne, pensiamo a RAWA da sempre accanto alle forze democratiche del Paese e che ha operato in termini di cooperazione sui territori e le comunità promuovendo un rapporto diverso con le risorse e la gestione delle stesse in una comunità.

La critica al PNRR realizzata dalla nostra rete, la richiesta di una suddivisione equa delle risorse per genere, la proposta di modelli progettuali differenti su cui immaginare nuove città, nuovi spazi comuni e nuovi spazi di donne, rappresentano un patrimonio di idee e modelli che non deve essere disperso. Di qui la necessità di questo interrogarci oggi, con la speranza di mappare su scala internazionale e definire nella pluralità dei nostri approcci quell’universo della cura che chiede di essere a pieno titolo assunto all’interno delle agende politiche internazionali.

CURA E INCURIA. Il mondo alla prova della pandemia e le sfide del femminismo

Seminario internazionale Cura e incuria - prima giornata

Si è tenuta con successo il 23 ottobre la prima giornata del seminario Internazionale “CURA E INCURIA. Il mondo alla prova della pandemia e oltre…” organizzato dal FemmSdc Group (gruppo femminista attivo nella Società della Cura), con la collaborazione di Global Dialogue for Systemic Alternatives e Transform!Europe!

Il seminario si è tenuto dalle ore 14 alle 17,30 in doppia modalità on line e in presenza, con traduzione simultanea in italiano, inglese francese, spagnolo, portoghese. Le relatrici internazionali si sono collegate on line, le italiane hanno partecipato in presenza in tre postazioni: Roma (Casa internazionale delle donne), Lecce (Casa delle donne), Bologna (Associazione Orlando e Centro delle Donne). Il seminario è stato anche trasmesso in diretta sulle pagine facebook delle tre postazioni e della Società della cura.

Pubblichiamo l'introduzione ai lavori di Alessandra Mecozzi di FemmSDC

Le nostre prime parole sono contro la guerra: la guerra patriarcale in nome della libertà delle donne, la guerra distruttiva in nome della "esportazione" di democrazia, la guerra che arricchisce l'industria delle armi e i poteri militari, che porta guerre civili e attraversa le occupazioni. La guerra, esprime con la massima violenza l'incuria, verso l'umanità e la natura. E infatti a questa mia introduzione seguirà quella di Zarlesht Berek, costretta come migliaia a fuggire dal suo paese, l'Afghanistan, dopo il ritiro degli Stati uniti e il disastro provocato. Hanno lasciato a spadroneggiare, dopo 20 anni di occupazione, corruzione e violenze, il gruppo dei Talebani la cui politica di repressione contro la popolazione e le donne in particolare, era ben conosciuta.  Accusiamo l'ipocrisia di politici e media che, dopo aver sostenuto e collaborato con l'occupazione e i governi corrotti, si strappano i capelli per la sorte di donne e bambini! Avevamo ragione, femministe e pacifismo, a opporci alla guerra in Afghanistan, e poi in Iraq e vogliamo continuare a opporci a tutte le guerre e occupazioni coloniali, che sconvolgono Medio Oriente e Africa.

Il seminario è nato come desiderio di riprendere e rafforzare i nostri legami internazionali, come volontà di lottare contro la solitudine e le sofferenze che la pandemia da Covid 19 ha provocato. Si svolge a pochi giorni dal vertice G20 a Roma, dove ci sarà una grande manifestazione, e dalla COP26 sul clima, che ha già suscitato mobilitazioni, come quelle di Fridays for Future. Vogliamo quindi da qui lanciare anche denunce e messaggi, con critiche, scambio di esperienze di lotte e alternative di donne.

 La pandemia ci ha trovato impreparati e inadeguati. Ha colpito le nostre società, ha provocato e continua a provocare, perdite di vite umane e una accentuazione delle disuguaglianze sociali e di genere (a cominciare dal grande divario tra paesi ricchi e poveri prodotto dal potere delle multinazionali sui brevetti per i vaccini come dall'incuria degli Stati). La pandemia non è un’emergenza improvvisa né un evento accidentale, ma è derivata dall'incuria umana verso le persone, caratteristica delle politiche liberiste, con le privatizzazioni e i tagli alla spesa sociale, nella sanità come nell'istruzione. È un evento causato dall'incuria verso la natura, gli esseri viventi, dall'abbattimento della biodiversità.

 I suoi effetti sono più gravi sulle donne, contro cui è aumentata la violenza, e le malattie legate alla crisi ambientale, agli sfollamenti forzati, in un sistema come quello in cui viviamo basato su espulsioni, frontiere, muri. Un sistema che condanna chi salva vite in mare e chi accoglie donne e uomini migranti, un sistema di cui sono parte le rotte migratorie, la tratta degli esseri umani, prevalentemente donne e bambini, le leggi ingiuste sull'immigrazione, i meccanismi che criminalizzano la povertà.

 Il cambiamento climatico aumenta la vulnerabilità delle donne e il divario di genere, per questo è essenziale l’impegno del movimento femminista sull’ambiente affinché si salvino il pianeta e l'umanità, e vengano efficacemente contrastate le disuguaglianze. Le donne, e in particolare le donne povere e tutte quelle soggette a discriminazioni, sopportano il peso maggiore dell’impatto climatico, eppure si dimostrano essenziali per rispondere al cambio climatico, piantando alberi, riciclando rifiuti, e mille altre misure per consumi diversi.

Non è più possibile programmare la produzione senza farsi carico della riproduzione delle persone, dell’ambiente e del mondo. Questa “crisi della cura e della riproduzione sociale”, ha messo in evidenza l’iniquità di una organizzazione sociale che lascia le donne, le loro intelligenze, le loro risorse fuori dai suoi luoghi decisionali.

La pandemia ha dimostrato che la nostra sicurezza dipende dall'accesso all'assistenza sanitaria, all'approvvigionamento alimentare, all'istruzione, a redditi dignitosi, non certo dalla militarizzazione. Le armi non sono servite a darci sicurezza contro la pandemia, e non serviranno contro il riscaldamento globale e le sue conseguenze. La pandemia ha mostrato che le minacce alla sicurezza umana sono globali, non contenute da confini nazionali militarizzati; ha messo in luce l'assurdità di politiche che incentivano gli investimenti nella “sicurezza militarizzata” a scapito della sicurezza umana e della salute collettiva. Abbiamo dato il benvenuto al Trattato per la proibizione delle armi nucleari, ma esigiamo che l’Italia, che “ospita” 40 testate nucleari, adesso lo ratifichi! 

Secondo dati pubblicati dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), nel 2020 la spesa militare globale totale è salita a 1.981 miliardi di dollari, con un aumento del 2,6% in termini reali dal 2019, e questo aumento della spesa militare mondiale è avvenuto in un anno in cui il prodotto interno lordo (PIL) globale è diminuito del 4,4% (FMI), in gran parte a causa degli impatti economici della pandemia. Di conseguenza, la spesa militare in percentuale del PIL – il military burden – nel 2020 ha raggiunto una media globale del 2,4% rispetto al 2,2% nel 2019. Questo è stato il più grande aumento anno su anno della spesa militare, dalla crisi finanziaria ed economica globale del 2009 e l'Italia rimane nella “top 5” europea per spesa militare (dietro Russia, Regno Unito, Germania e Francia). Anche questo è un terreno di lotta!

Quindi NON C'È CURA SENZA CONFLITTO, se vogliamo cambiare un sistema patriarcale di potere sociale, economico, culturale basato sulla disuguaglianza, pervaso di violenza spesso impunita: dalla discriminazione all'omofobia, allo stupro e al femminicidio. La rivoluzione della cura si basa invece sul rispetto dell'altra e dell'altro, sul riconoscimento di tutte le soggettività, sui diritti e le libertà di tutte e di tutti, native/i e migranti, a partire dal diritto alla cittadinanza.  

Per il programma del seminario  https://societadellacura.blogspot.com/p/gruppo-femm.html

Per rivedere la registrazione integrale del seminario: 

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