30/06/24

“No alla guerra! Solidarietà dei popoli contro l’imperialismo!” / Webinar europeo della FDIM/WIDF

 Si è tenuto sabato 29 giugno 2024, dalle ore 18 (ora della Grecia) alle 21, il webinar organizzato dall’Ufficio regionale europeo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne sul tema: “Mobilitiamoci contro la guerra. Rafforziamo la nostra solidarietà con tutti i popoli che subiscono l’aggressione e l’occupazione imperialista. No alla guerra!”.

"No alla guerra!"/ Webinar europeo della FDIM/WIDF

Hanno partecipato le organizzazioni europee della FDIM/WIDF, la presidente della FDIM/WIDF Lorena Peña, le rappresentanti delle organizzazioni di Europa, America Latina e Caraibi, Paesi arabi, Africa, Asia affiliate alla FDIM/WIDF. Sono stati invitati a portare il loro saluto i rappresentanti del Consiglio Mondiale della Pace (CMP), della Federazione Sindacale Mondiale (FSM), della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD). 

Dopo il benvenuto di Christina Skaloubaka, presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE) e la relazione introduttiva di Mairini Stefanides, co-coordinatrice della regione europea FDIM/WIDF per conto della Federazione delle donne greche (OGE), hanno portato il loro saluto Lorena Peña Mendoza, Presidente della FDIM/WIDF e Iraklis Tsavdaridis, segretario esecutivo del World Peace Council (CMP/WPC).

Sono seguite quindi le relazioni di
- Ada Donno, vicepresidente della FDIM/WIDF per l’Europa, presidente dell'Associazione Donne della Regione Mediterranea (AWMR), Italia.
- Liz Payne presidente dell'Assemblea Nazionale delle Donne in Gran Bretagna (NAW).
- Eleni Evagorou segretaria organizzativa del Movimento delle donne POGO, Cipro.
- Regina Marques, Movimento Democratico delle Donne (MDM), Portogallo.
- Aslıhan Çakaloğlu dei Comitati di Solidarietà delle Donne (UWEF) Turchia.
- Marta Martin del Movimento Democratico delle Donne (MDM), Spagna.
- Nisreen Morqus, Presidente del Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele.
- Azar Sepehr dell'Organizzazione democratica delle donne iraniane in Gran Bretagna (DOIW).
Interventi di saluto:
- Intisar Elwazir vicepresidente della FDIM/WIDF per i Paesi Arabi, presidente dell’Unione Generale delle Donne Palestinesi
- Anahí Arizmendi portavoce del Frente Bicentenario de Mujeres 200, Venezuela
- Fernanda Larrainzar, Presidente della Organizacion de Mujeres Trabajadoras de Mexico (OMTM)

In chiusura, la proposta di un PIANO D’AZIONE da adottare per l’immediato futuro dalle organizzazioni europee della FDIM/WIDF è stata presentata da Christina Skaloubaka, presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE), i cui punti essenziali sono:

1) Di fronte ai piani criminali della NATO che coinvolgono i nostri paesi e i nostri popoli in una sanguinosa guerra imperialista, le organizzazioni della FDIM/WIDF sono chiamate a mobilitarsi con iniziative di lotta. In vista del vertice della NATO che si svolgerà dal 9 all’11 luglio a Washington la WIDF e le sue organizzazioni s’impegnano a promuovere iniziative per informare le donne nei nostri paesi sugli sporchi e pericolosi piani della NATO e segnalare la nostra opposizione ad essi con mobilitazioni di massa.

2) In considerazione del genocidio in corso ai danni del popolo palestinese da parte del sanguinario Stato israeliano, le organizzazioni affiliate alla FDIM/WIDF dovranno organizzare una protesta di massa in ogni paese davanti alle ambasciate di Israele e con una presenza parallela di solidarietà nelle ambasciate palestinesi in ogni paese.

3) Questa azione contro la guerra dovrà essere permanente. Non può avere una data di fine e quindi la nostra campagna avrà un carattere duraturo.

In questa direzione possiamo ad esempio cogliere l’occasione della data del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, per evidenziare il lato violento della guerra e le sue conseguenze sulla vita delle donne, dal momento che i governi e le organizzazioni imperialiste fanno di tutto per nasconderli.

 29 giugno 2024



26/06/24

LETTERA APERTA AI GIOVANI SULLA TERZA GUERRA MONDIALE

 “So che quando la maggior parte dei giovani guarda al futuro, ha molta paura e poca speranza”


di Boaventura de Sousa Santos* - Diario 16, Spagna

Mi rivolgo ai giovani come qualcuno che, a causa della sua età, non combatterà nella prossima guerra mondiale (Terza Guerra Mondiale) e forse non ne vedrà nemmeno l'inizio. Vorrei solo trasmettere le seguenti idee, che ritengo fondate: sono convinto che la Terza Guerra Mondiale si avvicina; a differenza delle precedenti, il campo di battaglia sarà l'intero pianeta e, per la prima volta, includerà il territorio statunitense; non importa quanto sofisticate saranno la tecnologia militare e l’intelligenza artificiale su cui si fonderà, essa richiederà soldati sul campo che moriranno a milioni, insieme a popolazioni civili innocenti più che in qualsiasi guerra precedente; questi soldati saranno i giovani e non i signori della guerra, siano essi politici (che non sottoporranno mai a referendum la decisione di fare la guerra) o uomini d'affari e azionisti delle aziende del complesso militare-industriale; l’unica certezza che abbiamo riguardo alla guerra è che sappiamo quando inizia, ma non quando finisce; la specificità della Terza Guerra Mondiale è che quando finirà (tutte le guerre finiscono), per la prima volta sarà a rischio non solo la sopravvivenza della specie umana, ma anche la vita non umana sul pianeta. È una previsione distopica, ma sufficientemente realistica perché le religioni incentrate sull’idea dell’apocalisse possano proliferare oggi. A differenza di esse, il mio messaggio è spinoziano, cioè si basa sulla dialettica della paura e della speranza.

So che quando la maggior parte dei giovani guarda al futuro, ha molta paura e poca speranza. Se vuoi avere più speranza, devi essere pronto a instillare paura nei potenti di questo mondo, che apparentemente hanno smesso di aver paura dei loro nemici e vivono in un’orgia di speranza. Prima di andare avanti, voglio dire ai giovani che, anche se sono nato in Europa, parlo dal Sud del mondo attraverso la lente delle epistemologie meridionali. E per questo motivo quanto ho detto sopra è vero solo a metà. Vista dal Sud del mondo, la Terza Guerra Mondiale è già iniziata (basti ricordare Iraq, Afghanistan, Libia e Siria). Quando parlo della futura Terza Guerra Mondiale, intendo solo che la portata della guerra esistente aumenterà in modo esponenziale e che raggiungerà anche i paesi del Nord globale, una condizione sine qua non affinché qualcosa diventi globale, che sia una guerra o una pandemia.

Interesse nel promuovere la guerra

In ogni guerra c'è un paese o un impero particolarmente interessato a promuovere la guerra. Nella Prima Guerra Mondiale il più aggressivo fu l’impero tedesco; nella Seconda, la Germania di Hitler. Nessuno nel Sud del mondo crede che la Russia o la Cina siano interessate a promuovere la guerra. Gli imperi in ascesa preferiscono le relazioni a somma positiva alle relazioni a somma zero (come la guerra). La loro ascesa e il loro aumento di influenza si basano sul fornire vantaggi reali ai nuovi alleati, anche se sono soggetti a condizioni di subordinazione. Ecco perché favoriscono la diplomazia e il multilateralismo.

22/06/24

Webinar europeo della FDIM/WIDF / “No alla guerra! Solidarietà dei popoli contro l’imperialismo!”

 

L’Ufficio regionale europeo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne invita al webinar che si terrà sabato 29 giugno 2024, dalle ore 18 (ora della Grecia) alle 21, sul tema: “Mobilitiamoci contro la guerra. Rafforziamo la nostra solidarietà con tutti i popoli che subiscono l’aggressione e l’occupazione imperialista. No alla guerra!”.



Interverranno: le organizzazioni europee della FDIM/WIDF, la presidente della FDIM/WIDF, rappresentanti di organizzazioni della FDIM/WIDF da America Latina e Caraibi, Paesi arabi, Africa, Asia; del Consiglio Mondiale della Pace (CMP), della Federazione Sindacale Mondiale (FSM), della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD). 

AGENDA (provvisoria):
- Benvenuto di Christina Skaloubaka, presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE).
- Introduzione di Mairini Stefanides, co-coordinatrice della regione europea FDIM/WIDF per conto della Federazione delle donne greche (OGE)
- Intervento di Lorena Peña Mendoza, Presidente della FDIM/WIDF.
- Saluto di Iraklis Tsavdaridis, Segretario Esecutivo del World Peace Council (CMP/WPC).
- Saluto di Cinzia Della Porta, del Segretariato della Federazione Mondiale dei Sindacati (FSM/WFTU) e Coordinatrice del Segretariato delle Donne della FSM.
 
Relatrici:
- Ada Donno, vicepresidente della FDIM/WIDF per l’Europa, presidente dell'Associazione Donne della Regione Mediterranea (AWMR), Italia.
- Liz Payne presidente dell'Assemblea Nazionale delle Donne in Gran Bretagna (NAW).
- Eleni Evagorou segretaria organizzativa del Movimento delle donne POGO, Cipro.
- Regina Marques, Movimento Democratico delle Donne (MDM), Portogallo.
- Aslıhan Çakaloğlu dei Comitati di Solidarietà delle Donne (UWEF) Turchia.
- Marta Martin del Movimento Democratico delle Donne (MDM), Spagna.
- Nisreen Morqus, Presidente del Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele.
- Azar Sepehr dell'Organizzazione democratica delle donne iraniane in Gran Bretagna (DOIW).
Interventi di saluto:
- Intisar Elwazir vicepresidente della FDIM/WIDF per i Paesi Arabi, presidente dell’Unione Generale delle Donne Palestinesi
- Anahí Arizmendi portavoce del Frente Bicentenario de Mujeres 200, Venezuela
- Fernanda Larrainzar, Presidente della Organizacion de Mujeres Trabajadoras de Mexico (OMTM)
- Chiusura e proposta di piano d'azione a cura di Christina Skaloubaka presidente della Federazione delle Donne di Grecia (OGE)
 
È prevista inoltre la presenza di:
Marcia Campos, ex-Presidente della WIDF
Skevi Koukouma, vicepresidente FDIM/WIDF e Segretario generale di POGO, Cipro
• Sig.ra Nguyen Phuong Nhung, Unione Donne del Vietnam (VWU)
• Sig.ra Nguyen Hoang Bich, dell’Unione Donne del Vietnam (VWU)
Elena Linarez, presidente del Movimento delle Donne “Clara Zetkin”, Venezuela
Milena Fiore, AWMR Italia
Rita Carole Rojas Farfan, dell'Union Popular de Mujeres Peruanas, Perù
Yoshiko Saeki, Federazione giapponese delle organizzazioni femminili (FUNDAREN)
Pam Flynn – responsabile del lavoro per la pace nella NAW, Gran Bretagna
Bernadette Keaveney - esecutivo della NAW, Gran Bretagna
Mor Stoller, Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele
Omiama abu Ras del Movimento Democratico delle Donne (MDWI), Israele
Angela Brandão, Movimento Democratico delle Donne (MDM), Portogallo
Gizem Batı, Comitati di solidarietà femminile (UWEF Turchia)
Serap Emir, Comitati di solidarietà femminile (UWEF Turchia)
 
I lavori si svolgeranno con traduzione simultanea in inglese, spagnolo, arabo.
Per info e richiesta di partecipazione scrivere entro il 25 giugno a: oge.greece@gmail.com

#FDIM/WIDF

07/06/24

Proteste studentesche / La Palestina è oggi la nostra coscienza, come ieri fu il Vietnam

 Nei movimenti di solidarietà con i palestinesi che lottano contro l’occupazione israeliana si aprono nuovi orizzonti di resistenza e di liberazione per le nuove generazioni in tutto il mondo.


di Ada Donno*

L’ondata di proteste che sta scuotendo i campus universitari degli Stati Uniti dilaga in ogni continente: si allestiscono tendopoli nelle aree delle principali università in Asia, America Latina, Oceania e Medio Oriente, aule di atenei vengono occupate in Europa dagli studenti che chiedono ai vertici accademici di tagliare i rapporti con l'industria bellica israeliana e denunciano le complicità dei governi con i bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza, con l’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi, con 75 anni di un processo di colonizzazione fatto di oppressione, apartheid e sfruttamento. Si levano alte le voci di giovani nella diaspora ebraica, che prendono posizione contro i piani di annessione dei territori della Cisgiordania da parte del governo sionista, che pretende illegittimamente di parlare a nome di tutti gli ebrei.

Anche in Italia la protesta degli studenti muove dalla condanna della guerra di sterminio a Gaza e della vendita di tecnologia bellica a Israele da parte di aziende come Leonardo, per estendersi alla licenza fornita a Eni per l’esplorazione relativa a gas in acque territoriali palestinesi, alle logiche militariste e alla moltiplicazione delle basi militari della NATO, al coinvolgimento delle infrastrutture civili del paese, come porti e aeroporti nell’invio di armi nei territori in guerra, ai rapporti sempre più stretti tra industria bellica e istituzioni educative.

Sono centinaia le università coinvolte e notizie di proteste pro Palestina continuano a giungere da ogni continente. A Nuova Delhi la Federazione degli studenti indiani, affiliata al partito comunista, denuncia “la posizione assunta dal governo in sostegno di Israele, deviando da una posizione storica dell'India". Nei paesi Europei, negli Stati Uniti e in Canada le manifestazioni pacifiche vengono represse con una brutalità sproporzionata da parte delle forze dell’ordine. In poche settimane, studenti e docenti, compresi studenti e docenti ebrei, hanno subito migliaia di arresti, violenze e intimidazioni per aver esercitato il loro diritto di parola. In alcuni casi, le forze dell'ordine in assetto anti-sommossa che hanno fatto irruzione nelle facoltà per evacuare gli studenti che avevano occupato le aule, sono state supportate da gruppi di contro-manifestanti di estrema destra e sionisti che fiancheggiano la repressione e veicolano una narrazione degli eventi in Medio Oriente che non fa distinzione tra oppressi e oppressori, tra antisionismo e antisemitismo.

Washington. Manifestazione studentesca contro il genocidio a Gaza 

Quanto ai media mainstream, in gran parte si esercitano nel negazionismo e nei tentativi di riscrivere la narrativa sulla protesta pacifica di questi studenti, accusandoli di “vandalismo” e di connivenza col terrorismo. In un vergognoso tentativo di deviare le responsabilità e minare la legittima protesta, si pone l’enfasi sul presunto aumento dell’antisemitismo fra i giovani che creerebbe “un'atmosfera ostile e tossica verso gli studenti ebrei", mentre si occulta il dilagante razzismo anti-palestinese e l’islamofobia seminata dagli stessi media.

Invece di prestare ascolto alle argomentazioni dei manifestanti e di sostenere il loro diritto alla libera espressione e riunione, li si rende bersagli di fronte agli attacchi della repressione, ribaltando sugli studenti, che chiedono all'università di boicottare le società che fanno affari con Israele, l’accusa di voler negare la libertà di ricerca all’istituzione universitaria.  

Nelle università dell’America Latina, d’altra parte, si canta, con un impressionante salto generazionale, una canzone che il popolare cantautore Silvio Rodriguez compose ai tempi della guerra del Vietnam, nei giorni in cui l’esercito statunitense minò il porto di Haiphong, il luogo in cui arrivavano gli aiuti umanitari al Vietnam del Nord: bombardato e minato perché non arrivassero i soccorsi alla popolazione civile, esattamente come oggi accade alla popolazione di Gaza.

Analogia che non è pura coincidenza. Il raffronto con “gli anni del Vietnam”, infatti, rimbalza qua e là nei commenti di alcuni osservatori più attenti. Talvolta con dispetto, ma più spesso con speranza. Perché riporta la generazione che la vissero all’epopea del piccolo coraggioso popolo dell’Indocina che, scavando cunicoli e tunnel nella giungla, resistette e infine sconfisse il gigante imperialista americano. Non fu solo una lotta di liberazione di un popolo dal colonialismo. Fu una speranza che si apriva per il mondo.

Città Ho Chi Minh - Museo della Resistenza (Foto MG Donno)

A Città Ho Chi Min, nel sud del Vietnam, c’è un Museo dei Residui di Guerra, oggi meta turistica consigliata a chi visita il paese, in cui sono raccolte le testimonianze di quell’epopea sanguinosa e vincente: fra le altre, c’è un angolo che documenta la solidarietà internazionale che si levò nei paesi occidentali. Nella sezione dedicata all’Europa campeggia una scritta in italiano: “Il VIETNAM È LA NOSTRA COSCIENZA”.

Le analogie non sono casuali. Gaza può diventare la coscienza dell’ultima generazione? Questa generazione spesso accusata di essere apatica, legata al denaro e irrimediabilmente corrotta dal consumismo capitalistico? Probabilmente l’immediato benefico contagio è ciò che fa paura e scatena la sproporzionata reazione repressiva e i rigurgiti velenosi che si riversano sui giovani del campus universitari.

Poca simpatia si manifesta per questa generazione di giovani, come per lungo tempo non ce ne fu verso i ragazzi e le ragazze che presero coscienza di sé protestando contro la guerra del Vietnam e aprendo la via alla svolta epocale del ’68.

04/06/24

La scalata della NATO alla guerra e i governi più stupidi d'Europa



La blogger tedesca Tanja Stopperlancia l’allarme contro l’escalation della guerra: "Con un cocktail letale di veleno fatto di ipocrita arroganza, ignoranza profonda, totale negazione della realtà e gigantesca megalomania, la NATO, ubriaca di guerra, si sta apertamente e deliberatamente dirigendo verso uno scontro diretto con la Russia sotto gli occhi di tutti..."

Così facendo non vuole solo continuare la guerra per procura, ma vuole portare i propri soldati in Ucraina allo scontro diretto con i soldati russi e attaccare la Russia con le proprie armi nucleari…”

Il confronto indiretto attraverso la guerra per procura non è più sufficiente e così si spinge verso la Terza Guerra Mondiale. Perché uno scontro diretto non può che sfociare in una guerra nucleare. Ciò significa che i fanatici presunti "difensori della moralità" – primo fra tutti il ​​governo tedesco – danno seriamente per scontato che vinceranno una guerra nucleare.

Abbiamo il governo più stupido d'Europa, perché dice di voler assumere anche qui il ruolo di leadership. In realtà, i nostri signori della guerra ci stanno portando in un abisso nucleare.

 Virtù cardinali o vizi cardinali?

Secondo la “dottrina del benefattore”, noi siamo i bravi ragazzi. Almeno questo è quello che i servizi stampa e gli stessi chef ci ripetono costantemente. Buon appetito! Indurre il cambiamento di mentalità verso una società di guerra richiede la convinzione di far parte dei bravi ragazzi. Perché questo giustifica tutto, pensano. Lo chiamano "orientare al valore". Ma fai attenzione: può rimanerti in gola molto presto!

La puerile strategia autoritaria non potrebbe essere più semplice: la “dottrina del benefattore”. E i bravi ragazzi fanno solo cose buone, ecco perché sono bravi. Ciò non solo rende superflue le domande critiche sulle loro azioni e dichiarazioni, ma significa anche che, se li critichi, sei già uno dei cattivi. Gli argomenti possono essere ragionevoli quanto si vuole, ma sono irrilevanti, il contenuto non interessa. 

Poiché il "mangia o muori" non lascia alcun margine di manovra, è tracciato un percorso la cui corsia a scartamento ridotto è stata murata in cemento su entrambi i lati. A intervalli regolari si va ai box per il rifornimento di pressione dell'indottrinamento (buonooo, buonoooo, buonooooo ...) e per renderlo più facile da tollerare e rinforzarlo, c'è poi sempre la pillola amara (Putin è stato di nuovo cattivo, quindi dobbiamo fare qualcos’altro di buono, ad esempio alimentare la guerra con armi e munizioni e sperare in "risposte" dai sistemi di allarme precoce dei missili nucleari russi) ... 

Strategia comunicativa: asserire la moralità e praticare l'amoralità

 Può essere così facile quando sei dalla parte del bene, perché non c'è bisogno di mettere in discussione nulla. Hai solo bisogno dei termini giusti per suscitare clamore superficiale, perché non importa cosa c'è dentro. Va tutto bene fuori e male dentro.

Diamo ora uno sguardo più da vicino: cosa c'entra tutto questo con l'orientamento ai valori? Il "buono" non è un valore: ciò che è buono dovrebbe essere prima definito in modo più preciso attraverso dei principi. La “dottrina del bene” dovrebbe essere ricca di contenuti se l’orientamento ai valori dovesse essere preso sul serio. Cosa ci sarebbe di più ovvio che citare le quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, coraggio e moderazione come valori più alti dell'azione morale? «Ubriachi di giustizia, incommensurabilmente coraggiosi e davvero intelligenti (crediamo) gettiamo le nostre armi nella battaglia ucraina», ha giustamente affermato Thomas Fasbender.

Secondo il filosofo Thomas Pieper, però, la saggezza viene prima; è la misura della giustizia, del coraggio e della moderazione. Azione saggia significa quindi considerazione, autocontrollo, ragione e, soprattutto, prudenza. In breve: moralità.

Ciò significa: 1. ripetere che “Abbiamo il governo più stupido d’Europa”; 2. che il nostro governo e la NATO affermano di agire in modo moralmente orientato ai valori, ma praticano esattamente il contrario. Nietzsche e de Sade probabilmente ne sarebbero felicissimi. 

Quod erat demonstrandum. 

A che serve dire poi "avevo ragione"? 

Ora siamo al punto su cui avevamo messo in guardia più di due anni fa, perché era prevedibile che accadesse se non si cambiava rotta. Non esiste altra strategia: "Noi" (!) dobbiamo vincere, qualunque cosa accada e a qualsiasi costo, perché "noi" abbiamo ragione."

Ma, come dice il colonnello (in pensione) Wolfgang Richter, “non serve a nessuno scrivere poi sulla lapide: avevo ragione”!

* L'articolo originale sta in: https://www.pressenza.com/de/2024/06/massive-eskalation-der-nato/ 



31/05/24

1 giugno 2024 / Giornata internazionale dei bambini e delle bambine

 Movimento delle Donne democratiche in Israele: per il bene dei bambini diciamo basta!

In vista della Giornata internazionale dei bambini, il 1 giugno, il Movimento delle donne democratiche in Israele (MDWI) torna a chiedere, ancora una volta, la protezione dei cittadini palestinesi, in particolare bambini e donne, e l’immediata cessazione dell’aggressione israeliana in corso contro Rafah e l’intera Striscia di Gaza. La richiesta di porre fine alla sanguinosa guerra nella Striscia di Gaza riecheggia nelle manifestazioni di massa in Israele e nel mondo.

Il 9 ottobre 2023, il MDWI ha condannato l’uccisione e il ferimento di migliaia di israeliani e ha chiesto il rilascio delle persone rapite dicendo: “Basta con l’aggressione! Basta con l'assedio!" La guerra in corso a Gaza da allora ha causato la morte di oltre 36.000 palestinesi e il ferimento di più di 80.000 altri, mentre molte vittime sono ancora sepolte sotto le rovine. Molte di queste vittime sono bambini e donne. 

Il governo israeliano deve consentire incondizionatamente la consegna di aiuti umanitari alla Striscia di Gaza. Il blocco delle forniture di acqua, cibo e medicinali e la distruzione della maggior parte delle abitazioni, degli ospedali e delle scuole nella Striscia sono crimini di guerra. Ripetiamo e affermiamo che fermare la guerra e liberare i prigionieri israeliani e palestinesi rapiti è nell'interesse del popolo palestinese e israeliano.

Ci uniamo alla richiesta rivolta al governo Netanyahu di attuare immediatamente l’ingiunzione della Corte Internazionale di Giustizia di smetterla di colpire i civili. Sosteniamo l'intenzione della Corte Penale Internazionale di perseguire il rimo ministro Netanyahu e il ministro della difesa Gallant per crimini di guerra.

Il MDWI ha partecipato alla fondazione di Peace Partnership, movimento contro la guerra arabo-ebraico. Salutiamo e sosteniamo tutti gli oppositori della guerra a Gaza, in particolare i giovani uomini e donne israeliani che rifiutano di prestare servizio nell'esercito di guerra e di occupazione.

A nome di tutti i bambini palestinesi e israeliani, diciamo:

No alla guerra! No al razzismo!

Sì a una lotta congiunta arabo-ebraica per una pace giusta e stabile tra Israele e lo Stato palestinese che verrà istituita insieme ad esso.

Armi nucleari per l'Unione Europea? No, grazie!

La rete Global Women for Paece United AgainstNATO (GWUAN) aderisce all’appello lanciato dalla sezione tedesca di IALANA (International Association of Lawyers Against Nuclear Arms) ai candidati e alle candidate per le imminenti elezioni Europee affinché s'impegnino a promuovere l’adesione degli Stati dell’UE al Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW). 


«In vista delle elezioni del Parlamento europeo, alcuni politici ed esperti hanno avviato una discussione sulle "armi nucleari per l'UE".

Qualunque sia il contesto, IALANA sottolinea che tali piani non solo sono moralmente discutibili, ma violano anche la legge applicabile.

Le armi nucleari rappresentano – come più volte sottolineato nelle risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite – una minaccia per l’intera umanità e per la coesistenza pacifica degli Stati. Il loro utilizzo è associato a sofferenze incommensurabili, è contrario alla Carta delle Nazioni Unite e costituisce un crimine contro l’umanità.

Nella sua sentenza del 1996, la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che la minaccia e l’uso delle armi nucleari violano generalmente il diritto umanitario internazionale. Secondo il parere consultivo della CIG, anche in circostanze estreme di autodifesa, gli stati possono difendersi solo con armi che soddisfano le condizioni del diritto internazionale umanitario. Le armi nucleari non le soddisfano. Nel suo Commento Generale n.36, il Comitato Internazionale per i Diritti Umani sottolinea il divieto delle armi nucleari, che deriva anche dal diritto alla vita.

Un ulteriore divieto dell’acquisizione e del possesso di armi nucleari ai sensi del diritto internazionale deriva dal Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), a cui hanno aderito tutti gli Stati membri dell’UE. Il TNP vieta inoltre alla Francia, uno Stato dotato di armi nucleari, di trasferire direttamente o indirettamente armi nucleari o il controllo su tali armi a qualsiasi destinatario. Obbliga inoltre gli Stati parti a portare avanti negoziati in buona fede sul completo disarmo nucleare.

Nel 2003 anche l’UE, in quanto confederazione di Stati, si è impegnata pienamente a rispettare il regime di non proliferazione sancito dal TNP come parte della sua politica estera e di sicurezza comune (PESC) (posizione comune 2003/805/PESC del Consiglio delle Comunità europee Unione).

Questa politica di non proliferazione delle armi di distruzione di massa corrisponde all’imperativo di pace contenuto nel Trattato dell’UE e nella Carta delle Nazioni Unite. Per la Germania l’imperativo della pace è sancito anche dalla Legge fondamentale e, in questo contesto, la Germania ha riaffermato la sua rinuncia alla “produzione, possesso e controllo delle armi nucleari, biologiche e chimiche” nel Trattato sulla risoluzione finale con Rispetto alla Germania (Trattato Due Più Quattro).

Altri due Stati membri dell’UE – Austria e Irlanda – hanno fatto un ulteriore passo avanti e hanno ratificato il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW).

Facciamo appello a tutti i candidati e i partiti che partecipano alle elezioni per il Parlamento Europeo affinché prendano le distanze dall’idea che l’UE abbia proprie armi nucleari e facciano invece una campagna per porre fine alla “condivisione nucleare” praticata da Germania, Belgio e Paesi Bassi, perché tutti gli Stati membri dell’UE aderiscano al TPNW e per un mondo libero dalle armi nucleari.

Solo attraverso gli sforzi congiunti della comunità internazionale possiamo realizzare un futuro senza la costante minaccia delle armi nucleari».

 Berlino, 30 maggio 2024

https://ialana.de/images/240530_Statement_by_IALANA_Germany_Nuclear_weapons_for_the_European_Union_-_a_violation_of_applicable_law.pdf

21/05/24

Un vertice NATO per istruire i giovani a tenersi pronti alla guerra



di David Swanson* 

Il recente “Summit della gioventù” della NATO, anche se a doppia velocità, dura più di un’ora e mezza su Youtube. Non ho potuto guardarlo tutto, perché mi ha fatto sentire vecchio, così vecchio che riesco a ricordare quando le persone erano capaci di vergognarsi di trarre profitto dalle uccisioni di massa o di promuovere guerre mondiali che avrebbero potuto finire con un'apocalisse nucleare.

Sembra che la “gioventù” partecipante al vertice abbia soddisfatto certi requisiti come l’essere all’incirca più giovani di Biden o di Trump e  l’essere presenti in così tante decine. Soprattutto ci fanno sapere quanto la NATO sia alla moda e accattivante.

Dopo un po’, sul palco del “vertice” son saliti, per un paio di byte sonori ciascuno, tre vincitori di un concorso che dovevano avere tra i 18 e i 35 anni e che hanno proposto una brillante risposta alla domanda “Qual è il tuo ruolo nel dare forma a un futuro sicuro?”. La prima concorrente, una giovane donna, ha proposto un’app in cui un confidenziale soldato della NATO di un paese X aiuta a giocare ai videogiochi, per lo più divertenti simulazioni di omicidi, ma anche lezioni di propaganda (“come individuare la disinformazione!”). Con un bonus aggiuntivo: l'app servirebbe a raccogliere dati sui suoi utenti in modo che la NATO possa inviare loro messaggi importanti. 

Il secondo tipo fabbricava droni e voleva che i militari li acquistassero. Così cool! Infine la terza concorrente diceva che stava promuovendo studi sull’Ucraina nell’Europa occidentale con una divertente prospettiva pro-guerra per aiutare a comprendere che è tutta colpa della Russia.

Dopo tutto quel rinvigorimento, sono tornati su i vecchi a raccomandare a tutti di prepararsi alla guerra e di non averne paura. Questo si chiama, beninteso, non essere un idiota, ma essere “resiliente”. Notando che il tipo del tieniti-pronto-per-la-guerra avrebbe continuato a parlare per un bel po', ho iniziato a pensare che anche il mio pranzo poteva essere abbastanza resiliente da tornarmi in gola, così ho abbandonato la navigazione.

Mi dispiace molto che più di mille persone abbiano guardato questo straordinario “vertice globale dei giovani”, ma mi sento un po’ meglio sapendo che la media di un Youtube sui cuccioli di ippopotamo ottiene decine di milioni di visualizzazioni.

*World BEYOND War, 20 maggio 2024

https://worldbeyondwar.org/wp-content/uploads/2024/05/NATO-YOUTH-SUMMIT.jpg