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28/02/26

Donne della Turchia: Siamo al fianco del popolo iraniano!

 Riceviamo da Umut Kuruç, presidente dell’Associazione delle Donne Progressiste (İKD) di Turchia e volentieri condividiamo.


L'attacco militare lanciato oggi contro l'Iran dagli Stati Uniti imperialisti e dai loro collaboratori sionisti di Israele, non è altro che una dichiarazione di una nuova guerra contro tutte le popolazioni della regione mediorientale. 

Questa aggressione rappresenta una minaccia ancora più ampia e distruttiva, dopo le occupazioni e gli attacchi genocidi perpetrati in Iraq, Palestina, Siria e Libano, ed è una palese violazione della sovranità dell'Iran: fa parte del tentativo dell'imperialismo statunitense di rimodellare la regione in collaborazione con il regime sionista israeliano e non può essere separata dalll'attacco condotto contro il Venezuela e dal blocco contro Cuba.

Sono atti di guerra progettati per privare in tutto il mondo le società dei loro diritti fondamentali – soprattutto il diritto alla vita – e mettono ancora una volta a nudo il volto disumano dell'imperialismo e dei suoi complici, primo tra tutti il ​​regime sionista d'Israele.


Lanciamo un chiaro monito alle autorità politiche in Turchia: lo spazio aereo del nostro Paese deve essere chiuso agli aerei statunitensi e israeliani e tutte le operazioni delle basi statunitensi e NATO devono essere immediatamente interrotte.


Siamo fermamente al fianco del popolo iraniano contro l'aggressione dell'imperialismo e del sionismo.

Chiediamo a tutte le forze progressiste, patriottiche e indipendentiste, ai cittadini e alle istituzioni internazionali di alzare la voce contro questa ennesima aggressione.

Viva la solidarietà internazionale!


Associazione delle Donne Progressiste (İKD), Turchia

28 febbraio 2026




21/02/23

Guerre per procura / Cosa l'Ucraina dovrebbe imparare dall'Afghanistan

 


Il più grande nemico dello sviluppo economico è la guerra. Se il mondo scivola ulteriormente in un conflitto globale, le nostre speranze economiche e la nostra stessa sopravvivenza potrebbero andare in fumo. Il Bulletin of the Atomic Scientists ha spostato le lancette del Doomsday Clock a soli 90 secondi dalla mezzanotte nucleare.

di Jeffrey D. Sachs*

https://www.other-news.info/noticias/lo-que-ucrania-necesita-aprender-de-afganistan-sobre-las-guerras-de-poder/

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2022 il paese che ha perso di più a livello economico è l'Ucraina, dove l'economia è crollata del 35%. La guerra in Ucraina potrebbe finire presto e la ripresa economica potrebbe iniziare, ma questo dipende dalla comprensione da parte dell'Ucraina della sua situazione di vittima di una guerra per procura tra Stati Uniti e Russia scoppiata nel 2014.

Dal 2014 gli Stati Uniti hanno armato e finanziato pesantemente l'Ucraina con l'obiettivo di espandere la Nato e indebolire la Russia. Le guerre per procura americane di solito durano anni e persino decenni, lasciando i paesi teatro di battaglia come l'Ucraina in macerie.

Se la guerra per procura non finirà presto, l'Ucraina si troverà di fronte a un futuro terribile. L'Ucraina deve imparare dalla terribile esperienza dell'Afghanistan per evitare di diventare un disastro a lungo termine. Potrebbe anche guardare alle guerre per procura degli Stati Uniti in #Vietnam, #Cambogia, #Laos, #Iraq, #Siria e #Libia.

A partire dal 1979, gli Stati Uniti hanno armato i mujaheddin (combattenti islamisti) per tormentare il governo sostenuto dai sovietici in #Afghanistan. Come spiegò in seguito il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, Zbigniew #Brzezinski, l'obiettivo degli Stati Uniti era quello di provocare l'intervento dell'Unione Sovietica per intrappolarla in una guerra logorante. Il fatto che l'Afghanistan sarebbe stato un “danno collaterale” non preoccupava i leader statunitensi.

L'esercito sovietico entrò in Afghanistan nel 1979, come speravano gli Stati Uniti, e combatté per tutti gli anni Ottanta. Nel frattempo, i combattenti sostenuti dagli Stati Uniti fondarono #Al-Qaeda negli anni '80 e i #Talebani all'inizio degli anni '90. Il "trucco" degli Stati Uniti nei confronti dell'Unione Sovietica si era rivelato un boomerang.

Nel 2001, gli Stati Uniti invasero l'Afghanistan per combattere Al-Qaeda e i Talebani. La guerra statunitense continuò per altri 20 anni, fino a quando gli Stati Uniti se ne andarono definitivamente nel 2021. Le sporadiche operazioni militari statunitensi in Afghanistan continuano.

L'Afghanistan è in rovina. Mentre gli Stati Uniti hanno sprecato più di 2 trilioni di dollari di spese militari, l'Afghanistan è impoverito, con un PIL del 2021 inferiore a 400 dollari a persona! Come "regalo" d'addio all'Afghanistan nel 2021, il governo statunitense ha sequestrato le minuscole disponibilità di valuta estera dell'Afghanistan, paralizzando il sistema bancario.

La guerra per procura in Ucraina è iniziata nove anni fa, quando il governo statunitense ha appoggiato il rovesciamento del presidente Viktor Yanukovych. Il peccato di #Yanukovych, dal punto di vista degli Stati Uniti, è stato il suo tentativo di mantenere la neutralità dell'Ucraina a dispetto della volontà degli Stati Uniti di espandere la Nato per includervi l'Ucraina (e la Georgia). L'obiettivo degli Stati Uniti era quello di accerchiare la Russia nella regione del Mar Nero. Per raggiungere questo obiettivo, gli Stati Uniti hanno armato e finanziato massicciamente l'Ucraina dal 2014.

I protagonisti americani di allora e di oggi sono gli stessi. La persona di riferimento del governo statunitense per l'Ucraina nel 2014 era il Vicesegretario di Stato Victoria Nuland, che oggi è Sottosegretario di Stato. Nel 2014, #Nuland lavorava a stretto contatto con Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Joe Biden, che ha svolto lo stesso ruolo per il vicepresidente Biden nel 2014.

Gli Stati Uniti hanno trascurato due dure realtà politiche in Ucraina. La prima è che l'Ucraina è profondamente divisa etnicamente e politicamente tra i nazionalisti che odiano la Russia nell'Ucraina occidentale e l'etnia russa nell'Ucraina orientale e in Crimea.

La seconda è che l'allargamento della Nato all'Ucraina attraversa una linea di demarcazione russa. La Russia combatterà fino alla fine, e con un'escalation se necessario, per impedire agli Stati Uniti di incorporare l'Ucraina nella Nato.

Gli Stati Uniti affermano ripetutamente che la Nato è un'alleanza difensiva. Eppure nel 1999 la Nato ha bombardato per 78 giorni la Serbia, alleata della Russia, per staccare il #Kosovo dalla Serbia, dopo di che gli Stati Uniti hanno stabilito una gigantesca base militare in Kosovo. Le forze della Nato hanno rovesciato l'alleato russo Muammar Gheddafi nel 2011, dando il via a un decennio di caos in Libia. 

Di certo la Russia non accetterà mai la presenza della Nato in Ucraina. Alla fine del 2021, il presidente russo Vladimir Putin ha avanzato tre richieste agli Stati Uniti: l'Ucraina deve rimanere neutrale e fuori dalla Nato; la Crimea deve rimanere parte della Russia e il Donbass deve diventare autonomo secondo gli accordi di Minsk II.

Il team Biden-Sullivan-Nuland ha rifiutato i negoziati sull'allargamento della Nato, otto anni dopo che lo stesso gruppo aveva appoggiato il rovesciamento di #Yanukovych. Dopo che le richieste negoziali di #Putin furono respinte dagli Stati Uniti, la #Russia invase l'Ucraina nel febbraio 2022.

Nel marzo del 2022, il presidente ucraino Volodymyr #Zelensky sembrò comprendere la terribile situazione dell'Ucraina, vittima di una guerra per procura tra Stati Uniti e Russia. Dichiarò pubblicamente che l'Ucraina sarebbe diventata un paese neutrale e chiese garanzie di sicurezza. Inoltre, riconobbe pubblicamente che la #Crimea e il #Donbass avrebbero dovuto avere uno statuto speciale.

Il primo ministro israeliano dell'epoca, Naftali Bennett, fu coinvolto come mediatore, insieme alla #Turchia. La Russia e l'Ucraina si avvicinarono al raggiungimento di un accordo. Tuttavia, come ha spiegato recentemente Bennett, gli Stati Uniti "bloccarono" il processo di pace.

Da allora, la guerra si è intensificata. Secondo il reporter investigativo statunitense Seymour Hersh*, a settembre alcuni agenti statunitensi hanno fatto esplodere i gasdotti Nord Stream, affermazione smentita dalla Casa Bianca. Più di recente, gli Stati Uniti e i loro alleati si sono impegnati a inviare in Ucraina carri armati, missili a più lunga gittata e forse anche jet da combattimento.

Quali siano le basi per la pace, è evidente. L'Ucraina dovrebbe restare un paese neutrale non appartenente alla #NATO. La Crimea rimarrebbe sede della flotta navale russa del Mar Nero, come lo è stata dal 1783. Verrebbe trovata una soluzione pratica per il #Donbass, come una divisione territoriale, l'autonomia o una linea di armistizio.

Ancora più importante, i combattimenti si fermerebbero, le truppe russe lascerebbero l'Ucraina e la sovranità dell'Ucraina sarebbe garantita dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e da altre nazioni. Tale accordo avrebbe potuto essere raggiunto nel dicembre 2021 o nel marzo 2022.

Soprattutto, il governo e il popolo ucraino direbbero alla Russia e agli Stati Uniti che l'Ucraina si rifiuta di essere il campo di battaglia di una guerra per procura. Quanto alle profonde divisioni interne, gli ucraini su entrambi i lati della divisione etnica si adopererebbero per la pace, invece di credere che una potenza estera possa risparmiare loro la necessità di scendere a compromessi

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*Professore alla Columbia University, è direttore del Centro per lo Sviluppo Sostenibile della Columbia University e presidente del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite. È stato consulente di tre Segretari Generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di SDG Advocate sotto il Segretario Generale António Guterres.

*Seymour Hersh è un giornalista statunitense che ha ricevuto il Premio Pulitzer come miglior giornalista. Ora, poiché le sue indagini hanno dimostrato la pesante responsabilità degli Stati Uniti nella guerra in Ucraina... è stata lanciata una campagna diffamatoria contro di lui.






10/02/23

«Tutta la solidarietà ai popoli turco e siriano, sia revocato l'ingiusto blocco imposto alla Siria»

 Il Centro regionale arabo della Federazione democratica internazionale delle donne (FDIM/WIDF) lancia un “appello in difesa dell’umanità”

Un devastante #terremoto di magnitudo 7,8 della scala Richter ha colpito la #Turchia meridionale e la #Siria settentrionale, la potente scossa è stata seguita da diverse scosse di assestamento ed è stata avvertita in #Libano, #Iraq, #Giordania e #Cipro, scuotendo la terra, minando le fondamenta degli edifici e facendoli crollare senza pietà per gli esseri umani, adulti, ragazzi e ragazze, provocando migliaia di vittime tra morti e feriti! I numeri aumentano di minuto in minuto e i risultati sono terrificanti...

Le strazianti grida di aiuto dei sopravvissuti sotto le macerie e il silenzio dei morti devono aver raggiunto ogni essere umano vivente e cosciente...

Il Centro Regionale Arabo della Federazione DemocraticaInternazionale delle Donne, nel momento in cui porge le sue più sentite condoglianze al popolo turco, al fraterno popolo siriano e alla Lega delle donne siriane, annuncia a nome delle organizzazioni femminili della regione araba affiliate e nell'ambito delle proprie possibilità, la sua disponibilità a fornire ogni forma di assistenza che possa contribuire ad alleviare le conseguenze del disastro che ha subito l'amata Siria.

Allo stesso modo, il Centro Regionale Arabo invita tutte le organizzazioni affiliate alla Federazione a lanciare un'ampia campagna di solidarietà per fornire assistenza alla #Siria, un paese che sta soffrendo una terribile tribolazione, nonché ad alzare la voce per chiedere la revoca delle ingiuste sanzioni che sono state imposte alla #Siria attraverso il cosiddetto "Caesar Act".

Così come auspichiamo che la nostra Federazione DemocraticaInternazionale delle Donne possa svolgere un possibile ruolo dalla sua posizione di osservatore presso le Nazioni Unite, per lanciare un appello urgente rivolto all'#ONU e alle sue organizzazioni collegate, affinché mobilitino i paesi e i popoli del mondo al fine di fornire supporto e assistenza il prima possibile al popolo siriano in lutto e già stremato da guerre devastanti da molti anni...

Non è ora che la coscienza umana si risvegli e che gli stati e i popoli smettano di considerare inevitabile il ricorso alle guerre e cerchino di risolvere le loro controversie e divergenze con mezzi pacifici? Non è ora di sforzarsi anche di lavorare per un'equa distribuzione delle risorse e della ricchezza, mettendo da parte egoismi e avidità per tsalvare la gente dal flagello delle guerre, dedicandosi alla ricerca scientifica e tecnica per far fronte alle calamità naturali?!

Per il Centro regionale arabo della Federazione democratica internazionaledelle donne 

la coordinatrice Aida Nasrallah

Beirut, 8 febbraio 2023

07/02/23

TERREMOTO IN TURCHIA E SIRIA / SOLIDARIETÀ CON LE POPOLAZIONI COLPITE, NESSUNA DISCRIMINAZIONE NELL’INVIO DI AIUTI!

 


L’Awmr Italia-Donne della Regione Mediterranea esprime la sua solidarietà e il suo sostegno alle popolazioni e alle donne della #Turchia e della #Siria che stanno soffrendo gli effetti del devastante terremoto che ha lasciato dietro di sé migliaia di morti, feriti, dispersi e migliaia senza riparo, cibo e cure.

Le nostre sincere condoglianze vanno alle famiglie delle migliaia di persone che hanno perso la vita, alle decine di migliaia rimaste senza riparo. Faremo tutto quanto è nelle nostre possibilità per contribuire alle iniziative di solidarietà partecipando alle raccolte di beni di prima necessità da inviare alle popolazioni colpite sia in #Turchia che in #Siria, in collaborazione con le organizzazioni sociali e di protezione civile che si stanno attivando in tal senso.

Tuttavia non possiamo non esprimere la nostra preoccupazione e indignazione per le difficoltà che si stanno opponendo con oscuri pretesti da parte di #Usa e #UnioneEuropea – all’invio di soccorsi in #Siria, connesse con le sanzioni decise unilateralmente dagli Stati Uniti e alleati europei contro quel Paese.

Gli aiuti umanitari non hanno confini! No alle sanzioni che colpiscono le popolazioni della Siria!

AWMR Italia, 7 febbraio 2023 

25/01/23

«Ayten Öztürk: non lasciamola sola!». Incontro di solidarietà a Roma

 

Il 14 gennaio 2023 si è svolto presso la Casa internazionale delle donne di Roma un incontro di solidarietà con la detenuta politica turca Ayten Öztürk, promosso dal Comitato giustizia e libertà per Ayten – di cui fa parte anche AWMR Italia-Donne della Regione Mediterranea. All’incontro ha partecipato in collegamento online da Ankara la stessa Ayten Öztürk, la giornalista turca attualmente agli arresti domiciliari in attesa di sentenza definitiva, che ha testimoniato la sua drammatica odissea. *

Prelevata illegalmente nel 2018 all’aeroporto di Beirut, dove si trovava in attesa di raggiungere l’Europa dopo 10 anni trascorsi in #Siria per sottrarsi alle persecuzioni del governo turco, riportata incappucciata in #Turchia e brutalmente torturata per sei mesi in un luogo di detenzione segreto. Quindi trattenuta in carcere per anni senza prove e infine condannata a due ergastoli con l’accusa non comprovata di avere assistito (non partecipato!) ad un linciaggio.

Nella condizione degli arresti domiciliari, Ayten è sottoposta a costante controllo, costretta a tenere le cavigliere elettroniche giorno e notte. Una storia difficile da accettare e che la dice lunga sulla situazione politica generale in quel paese che, a ben ricordare, aspira a far parte dell’Europa. L’incontro, coordinato da Liliana Ciorra che segue da tempo la vicenda di Ayten, è stato un crescendo di emozioni. Maura Cossutta, presidente della Casa internazionale delle donne di Roma, ha dato il benvenuto alle presenti sottolineando il grande coraggio della giovane donna turca e l’importanza di essere al suo fianco per ottenere per lei piena giustizia, così come è importante essere vicine alle donne afgane e iraniane che stanno vivendo giorni drammatici. «Sono tutte donne straordinariamente coraggiose – ha rilevato Maura Cossutta – e questo coraggio delle donne è oggi un dato politico che si impone in modo inedito nella scena internazionale, che rivendica libertà per tutte le donne, ma anche libertà per i loro popoli, contro ogni fondamentalismo, contro ogni violenza patriarcale, contro tutti i fascismi e contro le guerre, che sono il prodotto più feroce del patriarcato».

Per questo, ha aggiunto, la loro lotta è anche la nostra, contro il governo delle destre, per la difesa della pace, contro il nazionalismo, il militarismo, per la libertà femminile. E per questo l’incontro con Ayten Öztürk è molto importante, sia per tenere sempre accesi i riflettori sulla sua storia, sia perché Casa Internazionale delle donne possa sempre più caratterizzarsi nel suo profilo internazionale. 

12/01/23

Ayten Öztürk: non lasciamola sola!

 


Ayten Öztürk, 47 anni, giornalista e attivista socialista, è nata ad Antiochia in una famiglia arabo siriana di quindici figli. Una famiglia democratica che ha già perso tre membri per motivi politici. Dopo essere stata più volte arrestata e torturata, Ayten ha deciso di trasferirsi in Siria dove è rimasta per dieci anni.

Nel 2018, a causa della guerra in quel paese, ha cercato di raggiungere l’Europa attraverso il Libano, ma l’8 marzo è stata arrestata senza alcun preavviso all’aeroporto di Beirut e il 13 marzo consegnata ad agenti segreti turchi che con un aereo privato l’hanno riportata incappucciata in Turchia e rinchiusa in un centro di detenzione segreto, unica donna tra tanti uomini.

Per sei mesi è stata sottoposta a gravi e sistematiche torture, violenze fisiche, verbali e gravissime molestie sessuali nell’inutile tentativo di farla parlare. Lei stessa racconta: «Ho subito detto che non avrei mai parlato con loro in un centro di tortura. Ho detto che non avevo nulla da condividere con dei torturatori».

Consegnata alla polizia turca il 28 agosto di quell’anno, è stata ufficialmente arrestata perché accusata, senza alcuna prova, di essere dirigente di una organizzazione rivoluzionaria e condotta nella prigione di Ankara in condizioni molto precarie, dato il trattamento disumano a lungo subito, le scosse elettriche, lo sciopero della fame, l’alimentazione forzata.

«Ero ridotta così male che non mi hanno voluta rilasciare subito, anche se non c’erano capi d’accusa contro di me», racconta. Ricorda che, quando è arrivata, le compagne di cella hanno contato 898 cicatrici sul suo corpo.

Sebbene abbia presentato una denuncia per tortura, il pubblico ministero non ha trovato motivi sufficienti per un’azione legale. Ayten Öztürk ha perso 25 chili durante la detenzione.

Il 28 maggio del 2021 dichiarava: «Sono in prigione da 3 anni senza un solo motivo concreto. Il motivo della mia detenzione è nascondere le torture. È la realtà delle torture e della dignità umana (calpestata) che si vuole seppellire tra le mura. Giustizia! Non rimarrò in silenzio su questa ingiustizia! Anche se la conclusione sarà la morte, cercherò in tutti i modi di far sentire la mia voce… Vi chiedo di non rimanere in silenzio di fronte a questa ingiustizia e di partecipare alla mia udienza che si terrà il 10 giugno 2021 presso la Corte di Assise a Istanbul alle 13».

Quel 10 giugno, durante l’udienza purtroppo un testimone l’accusò ingiustamente di essere stata presente ad un linciaggio. Comunque Ayten fu infine rilasciata in attesa di un verdetto definitivo che dovrà o meno confermare la condanna durissima a due ergastoli.

Da allora è agli arresti domiciliari e le è stata messa una cavigliera elettronica che le crea non pochi problemi. Il 3 giugno scorso sono state vergognosamente respinte le sue richieste per le cure in ospedale di cui ha assoluto bisogno a seguito delle torture. In questi giorni per la seconda volta la polizia ha fatto irruzione nella sua casa alle 6:30 del mattino rovistando, senza alcun esito, dappertutto.

C’è il pericolo imminente che presto venga confermata la condanna all’ergastolo per cui occorre trovare i modi per impedire che questo accada. La sua richiesta rivolta a noi di non rimanere in silenzio, di far conoscere la sua voce interroga tutte e tutti.

Di fronte ai tanti, troppi casi in Turchia di negazione dei diritti umani, di tortura e detenzioni illegali in cui le donne sono bersaglio particolarmente oltraggiato e silenziato, la storia di Ayten va conosciuta come esempio emblematico di coraggio e di coerenza. La sua è una lotta a cui obbliga il rispetto di sé in quanto essere umano, la convivenza civile, la pratica democratica.

La sua denuncia non può, non deve cadere nel vuoto, ma essere sostenuta da tante e tanti, a livello internazionale e non solo in nome della solidarietà. È una questione che tocca direttamente anche noi poiché il germe della sopraffazione, dell’autoritarismo e del fascismo non conosce frontiere e, ovunque esso sia, rischia di espandersi, di contaminare e minare alle basi la forma e la sostanza della fragile democrazia così duramente conquistata in tanti paesi, compreso il nostro. 

Comitato Giustizia per Ayten Öztürk*

 *Sabato 14 gennaio 2023 ore 11:00 a Roma. SALA SIMONETTA TOSI / CASAINTERNAZIONALE DELLE DONNEIl Comitato Giustizia per Ayten Öztürk organizza un incontro pubblico per denunciare l’uso della tortura e le carceri adibite a tortura in Turchia, con la testimonianza di Ayten Öztürk (in collegamento zoom), rivoluzionaria marxista vittima della violenza del fascismo dì Erdogan e tutti gli stati complici. Seguirà un monologo teatrale dì Rosa Colella, poeta e autrice del monologo tratto dalla testimonianza dì Ayten.


05/01/22

ABDULLAH OCALAN / IL TEMPO DELLA LIBERTÀ È ARRIVATO


 

Appello della comunità Curda in Italia per una mobilitazione per la liberazione di Abdullah Öcalan, il 12 febbraio 2022 a Roma e Milano

L’Awmr Italia - Donne della Regione Mediterranea aderisce all’appello e alla mobilitazione

23 anni fa Abdullah Öcalan è stato imprigionato a seguito della cospirazione internazionale del 15 febbraio 1999. Per oltre dieci anni è stato l’unico prigioniero nell’isola fortezza di Imrali. Nonostante le condizioni indescrivibili del suo isolamento non ha mai smesso di sperare in una soluzione pacifica ai conflitti in Medio Oriente. Per diversi anni Öcalan è riuscito a negoziare con il governo turco per raggiungere questo obiettivo. La stragrande maggioranza della popolazione curda vede Abdullah Öcalan come proprio rappresentante, e ciò è stato confermato dalla raccolta di firme di oltre 3,5 milioni di curdi nel 2005. Ocalan è un esponente politico e il suo status ha anche dimensioni politiche più ampie. La società curda, così come gli analisti politici, lo considerano un leader nazionale e il rappresentante politico dei curdi.

La prigione dell’isola di İmralı, gestita dallo stato turco, continua ad essere sottoposta ad uno status straordinario. Il continuo isolamento di Ocalan, che dura già da 23 anni, si basa su pratiche considerate illegali sia dalla magistratura turca che dal sistema giuridico internazionale. Le Nazioni Unite hanno la responsabilità di garantire che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo si applichi e venga applicata anche per Ocalan. Il sistema İmralı può continuare ad esistere solo con il consenso, o almeno il totale disinteresse, di istituzioni internazionali come l’ONU.

Lo Stato turco sta attualmente sottoponendo Abdullah Öcalan a un regime di isolamento che non ha precedenti. Ogni visita dei suoi avvocati o dei suoi familiari è resa possibile solo attraverso lunghe lotte e mobilitazioni. Nel 2019, ad esempio, è stato possibile rompere l’isolamento attraverso lo sciopero della fame di migliaia di prigionieri politici nelle carceri turche e di esponenti della società civile durato diversi mesi. Per la prima volta dopo molti anni gli è stato possibile entrare in contatto con i propri familiari e i propri avvocati.

L’ultima breve telefonata tra Abdullah Öcalan e suo fratello è avvenuta nel marzo 2021, ma è stata improvvisamente interrotta. Il fatto che da allora non sia stato ricevuto un solo segno di vita fa temere per le sue condizioni di salute.

In tutto il paese le pratiche adottate sull’isola di Imrali sono state estese per ridurre al silenzio ogni voce di dissenso, ogni forma di opposizione che veda nella soluzione politica della questione curda una svolta per una trasformazione democratica di tutto il Medioriente. Attraverso Imrali lo Stato turco si sta sforzando non soltanto di isolare fisicamente Abdullah Öcalan come persona, ma di sopprimere i risultati democratici che sono emersi dalle sue idee.

Infatti il Confederalismo democratico introdotto da Abdullah Öcalan ha prodotto il risveglio della società in tutto il Kurdistan. I valori di uguaglianza di genere e di credo, per una società democratica ed ecologica, sono alla base di importanti processi di trasformazione democratica fondati sull’autogoverno come nel caso dell’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est e dell’autogoverno degli yazidi di Shengal.

Sia che si tratti della guerra di invasione del Kurdistan del sud (nord Iraq), sia che si tratti dell’invasione del Rojava o delle politiche fasciste del governo dell’AKP contro il popolo curdo in Turchia, questo modello democratico e partecipativo è sottoposto a pesanti attacchi da parte della Turchia e delle forze della modernità capitalista.

Per questa ragione oggi è più che mai necessario far sentire la nostra voce. Rompere l’isolamento e liberare Abdullah Öcalan significa dare una prospettiva di pace e di democrazia a tutti i popoli del Medioriente.

Il tempo della libertà è arrivato: invitiamo tutti i partiti, le organizzazioni sindacali, gli esponenti della società civile e del mondo della cultura a partecipare alla giornata di mobilitazione nazionale sabato 12 febbraio 2022 a Roma e Milano.

Per adesioni:  info.uikionlus@gmail.com ; info@retekurdistan.it

Comitato "Il momento è arrivato. Liberta per Öcalan", Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia, Rete Kurdistan Italia, Comunità curda in Italia

 http://uikionlus.org/il-tempo-della-liberta-e-arrivato-appello-per-una-mobilitazione-in-italia-il-12-febbraio-per-la-liberazione-di-abdullah-ocalan/ 

30/07/21

TURCHIA / L’AGENDA DELLE DONNE UNITE PER L’UGUAGLIANZA E LA LIBERTÀ AL TEMPO DELLA PANDEMIA

 


Le donne sono la forza di opposizione più vigorosa contro il governo reazionario di Erdogan da circa 20 anni. Le proteste si sono intensificate ed estese in tutto il paese in seguito alla decisione di ritirare la firma della Turchia dalla Convenzione di Istanbul. I Comitati di solidarietà delle donne per costruire un futuro senza violenza né sfruttamento


di Aslihan Cakaloglu, United Women for Equality and Freedom (UWEF)

Non ci accontentiamo del meno né del male minore!

Come in ogni parte del mondo, la pandemia ha approfondito le disuguaglianze di genere anche in Turchia. Erano disuguaglianze preesistenti alla pandemia, ma ora esse si sono fatte molto più evidenti rispetto a prima.

In Turchia, la disoccupazione in generale, che era del 27,3% tra le donne prima della pandemia, è salita al 34,8% con la pandemia. È stato rilevato un aumento significativo (circa il 30%) della violenza contro le donne. Ma il ministro della Famiglia e dei Servizi Sociali ha affermato che l'aumento della violenza contro le donne nei primi mesi della pandemia è “tollerabile”. Al contrario, “non sono tollerabili” le proteste che ci sono state in alcune città e sui social media.

Un altro problema critico della pandemia in Turchia sono state le prolungate chiusure delle scuole. È ricaduto sulle madri l'onere dello studio da casa dei figli e la responsabilità dell'assistenza all'infanzia, sicché molte donne sono state costrette a lasciare il lavoro o a ripiegare su lavori part-time. Così la povertà delle donne è aumentata insieme al carico di lavoro domestico e di cura.

Il ritiro dalla Convenzione di Istanbul

Tuttavia, argomento principale di mobilitazione delle donne turche durante la pandemia è stato il ritiro dalla Convenzione di Istanbul. Il governo dell'Akp, che da anni si vantava di essere il primo firmatario di questa convenzione internazionale, da mesi propugnava l'idea del ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul, per consolidare l’ala più reazionaria. Alla fine, il 20 marzo, il governo ha pubblicato un decreto presidenziale a mezzanotte col quale si ritirava dalla Convenzione di Istanbul. Il fine di questa manovra dell'Islam politico dominante era sbaragliare il maggiore fronte di opposizione e rinsaldare le componenti reazionarie. E in effetti, un altro partito reazionario che era parte dell'alleanza di opposizione al governo, egemonizzata dalla socialdemocrazia borghese, ha dato un sostegno decisivo al governo in questa operazione.

Il ritiro è stato accolto da proteste e migliaia di donne sono scese in piazza nonostante i divieti di manifestare con il pretesto della pandemia. Le donne si sono radunate in molti centri cittadini, dichiarando che la decisione è stata un attacco del governo dell'AKP alla vita delle donne. Durante le proteste, la UWEF ha evidenziato che, sebbene la Convenzione di Istanbul non sia sufficiente per porre fine alle disuguaglianze sociali e alla violenza contro le donne, obbliga gli Stati a proteggere le persone dalla violenza di genere e ad accelerare i processi giudiziari. Ecco perché non ci arrenderemo e la difenderemo nonostante l'azione di ritiro.

Nascono i Comitati di Solidarietà delle Donne

Le donne sono la forza di opposizione più vigorosa contro il governo reazionario dell'AKP da circa 20 anni. L'impatto decisivo del movimento delle donne nella politica turca e il crescente bisogno di solidarietà delle classi lavoratrici durante la pandemia ci hanno dato l'ispirazione per organizzare comitati di solidarietà in tutto il paese.

Facendo il primo passo nel settembre 2020, abbiamo iniziato a costituirci in Women’s Solidarity Committees (WSC) in molte località. Ora il numero di WSC + arrivato a 72 in 20 città. Questi comitati seguono alcuni processi per femminicidio, stando fianco a fianco con donne che stanno ricostruendo le loro vite dopo essere state violentate.

Abbiamo inoltre preparato e distribuito opuscoli contro la violenza sulle donne e le forme di mobbing, per la solidarietà sul posto di lavoro, il diritto ad asili nido gratuiti e di qualità, contro lo sfruttamento del lavoro femminile. Nonostante le difficoltà di aggregazione dovute alle restrizioni della pandemia, i comitati hanno trovato il modo di riunirsi e hanno organizzato vari eventi online, interviste e corsi di formazione.

Giornata internazionale della donna lavoratrice

Prima dell'8 marzo, il WSC aveva lanciato un appello perché si organizzassero mostre fotografiche per rendere visibile il lavoro e la solidarietà delle donne. Le donne si sono fotografate diventando al tempo stesso fotografe, organizzatrici e presentatrici di queste mostre. L'8 marzo molte foto sono state esposte nelle strade, nei parchi e nei caffè di varie città. Così le donne hanno propagato la loro lotta contro l'oppressione, la discriminazione e la violenza, con lo slogan «Non ci besta il meno né il male minore!» in quattro città: Ankara, Istanbul, Smirne e Antalya.

La UWEF ha contribuito in misura essenziale ad organizzare e intensificare le proteste contro il ritiro del governo dalla Convenzione di Istanbul, partecipando alle manifestazioni in tutto il paese e compiendo  un deciso passo avanti nel posizionamento dell’UWEF contro le decisioni del presidente Erdogan.

Per settimane abbiamo organizzato eventi in cui abbiamo discusso di che cosa non vogliono le donne e cosa vogliono le donne. Risultato di queste discussioni è la nostra risoluzione, in cui sottolineiamo la necessità di difendere la laicità e molte misure che dovrebbero essere messe in atto: i crimini di odio devono essere puniti, i matrimoni sotto i 18 anni devono essere vietati e l'istruzione deve diventare mista e obbligatoria. Anche se le autorità non hanno permesso la conferenza stampa sulle nostre risoluzioni, abbiamo insistito per presentarla per le strade, nei centri cittadini e per i quartieri, anche bussando alle porte.

Cresce la solidarietà tra le donne

Il WSC ha organizzato corsi in solidarietà con i bambini in età scolare per supportarne lo studio virtuale, che è stato caricato principalmente sulle spalle delle donne. Mentre i bambini partecipavano a queste lezioni, le donne parlavano dello sfruttamento del lavoro femminile, della salute delle donne, della violenza contro le donne ecc. Decine di madri single si sono unite alla nostra azione di solidarietà dopo aver partecipato a queste attività. Inoltre, alcuni WSC hanno lanciato una petizione per asili nido pubblici sicuri che sta andando avanti.

Abbiamo esteso la nostra solidarietà alle persone povere e migranti. A partire dalla cucitura di mascherine per le persone che non possono permettersi di acquistarle, forniamo alimenti conservati, pasti caldi e pannolini per i bisognosi. Abbiamo organizzato corsi gratuiti di lingua turca per donne immigrate e laboratori per i loro figli.

D'altra parte, le nostre compagne giovani universitari e hanno protestato contro gli accademici che nelle loro lezioni impongono una terminologia discriminatoria e umiliante verso le donne. Abbiamo anche organizzato laboratori di pittura, musica e letteratura per le donne che sentono il bisogno di fare qualcosa per se stesse.

Ora stiamo conducendo una campagna che mira a inserire il vaccino anti-HPV nel programma nazionale di vaccinazione.Come in tutto il mondo, anche in Turchia sta crescendo la protesta delle donne contro il sistema capitalistico e patriarcale. Tuttavia, la nostra lotta deve puntare a costruire un’alternativa che non si limiti alla proclamazione dell'anticapitalismo. Altrimenti, il capitalismo e i suoi partiti politici riassorbiranno la spinta radicale delle donne. Inoltre non possiamo permettere che l’agenda delle organizzazioni femminili sia dettata dai capitalisti e dai contrattacchi del loro governo.

Dovremmo riuscire a far valere le nostre esigenze e i nostri programmi. Intensificare la lotta contro il capitalismo ed i suoi rappresentanti politici insieme alle rivendicazioni  di uguaglianza e libertà diventano i compiti più cruciali della lotta delle donne. Alle loro infinite risorse fiscali noi possiamo opporre la forza della solidarietà e dell'organizzazione. Per quanto cerchino di ostacolarci e confinare le nostre vite nelle case, questa volta approfittandeo della pandemia, non saranno in grado di fermarci. Troveremo la nostra strada perché siamo impazienti di costruire un futuro senza violenza e sfruttamento.

Non ci accontentiamo del meno né del male minore!

05/03/21

OTTOMARZO 2021 / Donne progressiste di Turchia / Lottare per un sistema sociale egualitario, per una nuova repubblica!


İLERİCİ KADINLAR DERNEĞİ (IKD)

ASSOCIAZIONE DI DONNE PROGRESSISTE (TURCHIA)


Con la pandemia di COVID-19, che colpisce il mondo intero dal 2020, siamo poste ancora una volta di fronte alla realtà che il capitalismo non offre alcuna prospettiva futura all'umanità. La pandemia ha ulteriormente aggravato le disuguaglianze esistenti. Infatti, mentre la classe capitalista ha aumentato i propri profitti, la classe lavoratrice si trova a lottare contro la disoccupazione e la povertà.


Durante questo periodo di sfruttamento intensificato, la pandemia è diventata una scusa per attaccare i diritti acquisiti dai ceti popolari. La pandemia che ha acuito la gravità della crisi economica, contrariamente alle dichiarazioni di "economia forte" del governo, ha indotto milioni di lavoratori a scegliere tra il contagio e la fame. Le ferie non pagate e il lavoro a tempo ridotto hanno causato un'enorme crescita della disoccupazione, mentre il lavoro flessibile, informale e precario è diventato modalità comune di occupazione.

Le più colpite da questo corso sono state ancora una volta le donne, considerate dal capitalismo come manodopera a basso costo. Il tasso di occupazione femminile, già basso prima della pandemia nel nostro Paese, è ulteriormente diminuito, mentre è aumentato in modo esponenziale il lavoro informale e precario per le lavoratrici. La sospensione dell'istruzione, la formazione a distanza, l'assistenza all'infanzia, l'assistenza ai malati e agli anziani, le difficoltà nell'accesso ai servizi sanitari e la necessità di maggiore igiene e alimentazione più sana hanno aumentato il carico domestico delle donne.

Inoltre, milioni di donne considerate casalinghe e non incluse nelle statistiche della forza lavoro, dipendenti dal reddito di altri membri della famiglia per la sopravvivenza, attualmente si trovano ad affrontare la povertà. Le proclamazioni di "economia forte" così come la propaganda del "porre fine alla povertà" da parte del governo non sono altro che parole. Mentre enormi fondi vengono trasferiti alla classe capitalistica attraverso misure e pacchetti di incentivi durante la pandemia, il salario minimo stabilito per la classe lavoratrice è da fame. Di fatto la maggior parte delle donne è costretta a lavorare anche per meno del salario minimo.

Nel nostro paese, Insieme al crescente sfruttamento, le politiche reazionarie opprimono le classi lavoratrici, principalmente le donne. Le autorità continuano a predicare la pazienza e l'accettazione del destino di fronte alla povertà. Il governo, in ogni occasione, dichiara che l'uguaglianza tra donne e uomini è contro natura, mentre definisce le donne unicamente con ruoli domestici e pretende di riformare la società su riferimenti religiosi. L’introduzione di elementi reazionari in ogni fase dell'istruzione, la promozione di discussioni su progetti di coeducazione e università femminili, nonché l'attuazione della separazione della vita sociale per donne e uomini sono gli indizi della "nuova società" che s’intende costruire. In questa "Nuova Turchia" del governo, dove la laicità è de facto liquidata, le comunità religiose e le sette sono inserite ad ogni livello statale e la Direzione degli affari religiosi agisce come ministero delle ideologie e predica su ogni questione, le donne sono subordinate, soggette alla violenza e al femminicidio.

Laddove la violenza contro le donne e il femminicidio sono in aumento, usare la Convenzione di Istanbul come mezzo di scambio elettorale è la dimostrazione della natura reazionaria sia del governo che della cosiddetta opposizione, a cui siamo soggetti. Inoltre, il governo che mira a sancire la "Nuova Turchia" disponendo l'agenda della "Nuova Costituzione", intende distruggere anche le briciole della Repubblica del 1923, principalmente il principio di laicità, che di fatto rimane solo sulla carta

Questo sistema che non consente il diritto alla vita alle donne, dove i lavoratori sono venduti al capitale internazionale come manodopera a basso costo, dove lo sfruttamento, la povertà e la disoccupazione sono considerati come un destino, dove la laicità è liquidata e il contro riformismo religioso è diventata l'ideologia prevalente, dove ogni giorno donne e bambini affrontano sempre più violenze e abusi, devono cambiare. La società del futuro egualitaria, libera e illuminata sarà costruita solo attraverso la lotta della classe lavoratrice, delle donne e dei giovani.

L'eredità socialista e operaia che ha combattuto contro il capitalismo per cambiare il sistema vive nella forte e reale volontà su cui si fonda l'8 marzo. Questo fatto storico deve essere sottolineato oggi più fortemente che mai dalle donne socialiste.

La conoscenza della storia ci dice che la condizione per la liberazione delle donne è la liberazione sociale di tutti che si realizza attraverso la prospettiva socialista di un nuovo sistema sociale che cambi i rapporti di produzione e distribuzione.

La Giornata internazionale della donna lavoratrice, attualmente "celebrata" fuori contesto, vulnerabile alle manipolazioni ideologiche liberali e reazionarie della borghesia, appartiene infatti alla classe operaia e deve ritornare ad essa!

L'8 marzo, Giornata internazionale della donna lavoratrice è un momento importante per noi donne lavoratrici e per la classe operaia. Questa storia è un'eredità significativa della lotta delle donne lavoratrici da oltre un secolo e va portata avanti. Sulla base di questa eredità, è essenziale per noi promuovere la lotta contro lo sfruttamento, la reazione e la discriminazione di genere, per un sistema sociale egualitario, libero e laico, una nuova repubblica.

L'8 marzo, chiamiamo tutte le forze progressiste, rivoluzionarie, di sinistra e socialiste e le organizzazioni femminili a riunirsi per promuovere la solidarietà e la lotta per un sistema sociale egualitario e una nuova repubblica, opponendo alla nuova costituzione del governo quella della classe lavoratrice, lottando insieme contro la crisi, lo sfruttamento e la disoccupazione che sono diventati ulteriormente visibili e brutali con la pandemia, alzando la nostra voce comune contro le politiche reazionarie che comprimono i diritti delle donne.

Un sistema sociale egualitario, una vita umana è possibile.