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| CHRISTMAS 2023 IN GAZA |
21/12/23
05/12/23
CARISSIMA MARISA
Saluto di Maura Cossutta, presidente della Casainternazionale delle donne di Roma, a Marisa Rodano (Chiesa di San Giovanni a Porta Latina – 4 dicembre 2023)
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| Marisa Cinciari Rodano - Foto ANPC Nazionale |
Carissima Marisa, ti porto l’abbraccio di tutte le
donne della Casa Internazionale delle donne, delle tue amiche, delle compagne che
ti hanno conosciuto e che ti hanno tanto amato.
Ti abbiamo festeggiato proprio nella Casa per i tuoi
100 anni, con tanti ricordi, con le tue interviste, con il corto bellissimo
realizzato da Noi Donne, dove, con il
tuo sorriso dolce e con il tuo modo di parlare calmo e sereno, ci hai raccontato
la tua vita. Una vita straordinaria. Sei stata protagonista delle lotte per i
diritti e per le libertà delle donne e sei stata protagonista della storia
della nostra Repubblica, democratica e antifascista.
Democratica proprio perché antifascista.
E tu la scelta antifascista l’hai fatta.
Istintivamente, fin da bambina, quando mal sopportavi i privilegi di una
famiglia borghese, e poi da ragazza quando ti sentivi a disagio nelle adunate
vestita con la divisa dei Giovani Balilla. Ma l’hai fatta poi consapevolmente,
al liceo, grazie all’incontro con insegnanti antifascisti. Ed è stato così per
tanti altri giovani, come mio padre, che divenne proprio al liceo un giovane
antifascista. Una scelta di vita definitiva, dall’impegno attivo nella
Resistenza come staffetta, fino alla clandestinità.
È stata una
scelta di libertà - la tua - per la libertà di tutti. Ma anche scelta di coraggio,
di rottura con la tua famiglia, che tu hai raccontato in modo semplice, senza
enfasi: «Per me - hai detto - è stato normale perché era giusto».
Questa tensione ideale non l’hai mai perduta ed è
diventata passione per la politica, sempre intesa come politica alta, strumento
per cambiare il mondo.
Ci hai raccontato le tue esperienze, quelle che hanno
lasciato il segno nella tua vita, penso al carcere e all’incontro con le
carcerate - “quasi tutte colpevoli di aver abortito”, ai Gruppi di Difesa della
Donna e poi all’UDI, che hai fondato (ed è tua l’invenzione della mimosa come
simbolo della Giornata Internazionale della donna, per il primo 8 marzo dopo la
Liberazione). E poi nelle istituzioni (sei stata la prima vicepresidente della
Camera, senatrice, europarlamentare) e sempre nel movimento delle donne, di cui
hai seguito tutti i passaggi, dalle battaglie per la parità, per
l’emancipazione e poi per la liberazione delle donne.
Quindi donna partigiana, donna della Resistenza, donna
della Repubblica, donna delle istituzioni e del movimento.
Donna del Novecento, che hai attraversato con i suoi
orrori e con le sue straordinarietà, prima fra tutte la rivoluzione delle
donne, con tutte le sue conquiste, dal diritto di voto alla democrazia
paritaria, che le femministe chiamano democrazia sessuata.
Donna del Novecento, ma anche contemporanea, che ha
sempre mantenuto lo sguardo sul mondo. Ieri, per la difesa dei diritti delle
donne africane, nella Conferenza di Nairobi e poi di Pechino, per la difesa del
popolo Sahrawi. E oggi, contro tutte le guerre, per la pace.
Cattolica “ma molto di sinistra” - ti definivi così -
hai contribuito a costruire il Partito Comunista Italiano, insieme a tante
donne con cui sei sempre rimasta in contatto. Sempre con spirito unitario,
aperto, sottolineando le diversità ma mai “contro”. Sempre vicino alle donne,
senza giudizio, senza pregiudizio (qualità preziosa quanto rara).
Cattolica, madre di 5 figli, hai fatto la battaglia
per il divorzio e per l’aborto, sempre denunciando il dominio della cultura e
dell’organizzazione sociale patriarcale. Alle ragazze ti sei sempre rivolta
dicendo loro di non chiudersi nel privato, di non pensare solo alla famiglia,
ma di tenere stretti i loro sogni.
Oggi eri preoccupata, molto preoccupata. Per la
perdita della memoria, delle ragioni stesse alla base della nostra democrazia;
per il fascismo e il nazismo dentro i confini dell’Europa; per l’arretramento
delle condizioni di vita delle donne; per i venti di guerra.
Allora, carissima Marisa, noi ci impegniamo a
rispettare questa storia, ed a seguire il tuo esempio, perché ci hai insegnato
che per tutti, ma soprattutto per noi donne, la difesa della democrazia e la
speranza del cambiamento ha bisogno di ognuno e ognuna di noi.
Grazie Marisa, sarai sempre una di noi.
02/12/23
Addio, Marisa Rodano!
Il 2 dicembre 2023 a Roma è venuta a mancare Marisa Cinciari Rodano, partigiana e attivista, donna straordinaria che ha avuto un ruolo di primo piano nella storia delle lotte per i diritti e la libertà delle donne, sia sul piano nazionale che internazionale.
Nata a Roma il 21 gennaio 1921, è stata attiva nella
resistenza antifascista fin dagli anni del liceo e dell’Università. Viene
arrestata nel maggio 1943 per attività sovversiva e detenuta per qualche tempo
nel carcere femminile delle Mantellate. Entra nei Gruppi di difesa della donna
che nel periodo della lotta di liberazione nazionale svolgono attività di
controinformazione, assistenza ai combattenti partigiani e alle famiglie dei
caduti, mobilitazione delle donne nei luoghi di lavoro, organizzazione di
manifestazioni e scioperi contro la guerra e contro la fame.
I Gruppi di difesa della donna, riconosciuti
ufficialmente nel 1944 dal CLN, pubblicano e diffondono i primi numeri del
foglio clandestino Noi donne, che in seguito diventerà il periodico dell’UDI, con l’obiettivo di incoraggiare e
organizzare le donne alla resistenza contro i nazifascisti. Si attivano anche
nelle elezioni amministrative locali e partecipano con proprie rappresentanti
alle giunte popolari formate nelle zone liberate e nelle repubbliche
partigiane.
Marisa è attiva nella lotta clandestina della capitale
nel periodo dall’8 settembre 1943 al 4 giugno 1944 in quella che lei stessa
definisce la sua “resistenza senza armi”. Nel 1944 sposa l’intellettuale
comunista Franco Rodano e dopo la liberazione si iscrive al Partito Comunista
Italiano.
Nel dicembre 1945 è la più giovane tra le delegate
italiane al congresso fondativo della Federazione Democratica internazionaledelle Donne (FDIF), a Parigi, insieme a Camilla Ravera, Ada Prospero Gobetti e
numerose altre donne che negli anni seguenti sarebbero divenute altrettante
protagoniste della storia politica italiana.
Dopo la nascita della repubblica, viene dapprima
eletta consigliera comunale a Roma e poi entra in Parlamento come deputata (dal
1948 al 1968) e senatrice (fino al 1972). È la prima donna nella storia
italiana a ricoprire la carica di vice presidente della Camera dei deputati
(dal 1963 al 1968).
Viene eletta parlamentare europea (dal 1979 al 1989) e
svolge un lavoro politico intensissimo occupandosi prevalentemente della
politica comunitaria verso le donne, dei diritti delle donne e cooperazione
allo sviluppo.
È stata rappresentante del Parlamento Europeo alla Conferenza del Decennio della donna dell’ONU a Nairobi (1985), ha fatto parte della delegazione italiana nella quarta Conferenza mondiale della donna dell’ONU a Pechino (1995) e nella Commissione per lo Status della donna dell’ONU a New York (dal 1996 al 2000). Ha raccontato il suo lungo impegno di attivista politica, culturale e sociale, sempre dalla parte delle donne e delle classi popolari, nel libro autobiografico Memorie di una che c'era.
30/11/23
1° dicembre 2023 / La Federazione Democratica Internazionale delle Donne ha 78 anni!
Il 1° dicembre di 78 anni fa nasceva a Parigi la FederazioneDemocratica Internazionale delle Donne (FDIF/WIDF/FDIM). La Federazione è rimasta fedele al giuramento fatto dalle fondatrici nel 1945 di unire donne dei cinque continenti per difendere i diritti delle donne, la giustizia sociale e la pace, per eliminare finalmente il fascismo, il razzismo, il colonialismo e aprire la strada a un futuro migliore per le generazioni a venire. Questo costituisce a tutt’oggi la sua forza.
Quel 1° dicembre 1945, erano passati appena sei mesi dalla fine della seconda
guerra mondiale, che aveva lasciato nel fisico e nell’animo di milioni di
persone ferite che non si sarebbe rimarginate. Centinaia di migliaia di donne
in Europa e nel mondo avevano preso parte attiva alla lotta contro il fascismo
e i suoi crimini e in difesa della loro dignità di esseri umani. Molte avevano
perso i loro parenti più stretti, i mariti e i figli; erano state sottoposte a
torture disumane nei campi di concentramento nazisti; avevano vissuto e
combattuto nell'illegalità.
Le univa una comune richiesta: «Mai più guerra!». Tra
di esse c'erano donne che sarebbero diventate figure di spicco: l’eminente
scienziata francese e combattente della Resistenza Eugénie Cotton fu eletta prima presidente della WIDF; la prima
segretaria generale fu Marie Claude
Vaillant Couturier, che era sopravvissuta ai campi di concentramento di
Auschwitz e Ravensbrück e che era comparsa come testimone nel processo di
Norimberga; Dolores Ibarruri, la
Pasionaria, già figura assai nota internazionalmente per il ruolo che aveva
avuto nella lotta antifranchista in Spagna. E tante altre. La delegazione
italiana al congresso, una fra le più nutrite, era guidata da Ada Gobetti e Camilla Ravera.
L'idea di creare una federazione globale di donne era
stata lanciata già l’8 marzo 1943 a Londra, mentre si celebrava la Giornata internazionale della donna con
la partecipazione di antifasciste di ogni estrazione sociale e diverse
nazionalità. L’idea prese forma negli anni che seguirono. Nel 1945 si formò un Comitato internazionale per preparare il
primo Congresso mondiale delle donne, che ebbe luogo a Parigi dal 26
novembre al 1 dicembre 1945 e culminò
nella fondazione della FDIF.
Le 850 partecipanti, provenienti da 41 paesi,
espressero la volontà di unire le forze per proteggere la vita dei propri
figli, per il rispetto dei loro diritti di madri, lavoratrici e cittadine, per la
definitiva sconfitta del fascismo e per l’affermazione della pace, l’indipendenza
nazionale e le libertà democratiche.
La FDIF è stata una delle organizzazioni
internazionali non governative che più hanno svolto un ruolo efficace e sono state
ascoltate nell’ambito del sistema delle NU, grazie allo status consultivo di
cui ha goduto fin dal 1947, pur con alterne vicende, presso il Consiglio
Economico e Sociale dell’Onu, la partecipazione alla CSW, la cooperazione con Unesco,
Unicef, Oil[1].
Alla FDIF va ascritto il merito di aver proposto
l’istituzione, nel 1975, dell’Anno
internazionale della donna che culminò nella conferenza di Città del
Messico. Da lì nacque il Decennio delle Nazioni Unite per la donna che diede
vita alla Conferenza di Nairobi
nell’85 e a quella di Pechino nel
’95, con i Forum delle Ong segnati da una partecipazione di donne senza
precedenti, da ogni parte del mondo.
La FDIF figura tra i promotori della Convenzione
sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione verso le donne (CEDAW) -
adottata nel 1979 dalle NU e oggi sottoscritta da quasi tutti i paesi del
pianeta - e ha partecipato all’elaborazione della Dichiarazione sulla
partecipazione delle donne alla promozione della pace e della cooperazione
internazionale, adottata dalle Nazioni Unite nel 1981: il primo passo
verso l’omologa e successiva Risoluzione
1325 del Consiglio di Sicurezza, dell’ottobre 2000, che auspica una
presenza egualitaria delle donne ai tavoli negoziali dei grandi conflitti
internazionali.
In settantotto anni sono cambiate parecchie cose,
rispetto al congresso fondativo di Parigi. Dopo le tensioni parossistiche della
guerra fredda, il mondo è stato attraversato dalla distensione, e poi di nuovo
da guerre calde, la cosiddetta “guerra a pezzi” che attraversa il mondo oggi. I
muri ch’erano stati costruiti in Europa sono stati abbattuti, ma poi ne sono
stati eretti di nuovi.
Ma la FDIF è rimasta fedele al giuramento fatto dalle
fondatrici nel 1945 e continua ad operare oggi per difendere i diritti delle
donne, la giustizia sociale e la pace, per eliminare finalmente il fascismo, il
razzismo e per aprire la strada a un futuro migliore per le generazioni che
verranno.
La sua universalità e l'appeal del suo programma sono
andate riflettendosi nella sua costante crescita: nel 1945 la FDIF contava 41
organizzazioni associate; nell'Anno internazionale delle donne 1975 le
organizzazioni affiliate erano 103, oggi ne conta 135, unendo donne di diversi
paesi di tutti i continenti. Questo costituisce a tutt’oggi la sua forza.
[1] Per
approfondire la storia della WIDF, vedere: GALINA
GALKINA La Federazione Democratica Internazionale delle Donne. Capitoli nella
storia (Edizioni Il Raggio Verde, 2017) Il volume è reperibile in formato
ebook: https://www.bookrepublic.it/book/9788899679286-la-federazione-democratica-internazionale-delle-donne/
29/11/23
COP28 / Un’occasione per richiamare l'attenzione sul rapporto tra militarismo, crisi climatica e questioni di genere
Oggi, 30 novembre, si apre a Dubai la 28a Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), meglio conosciuta come #COP28. Una delegazione della Women's International League for Peace and Freedom (WILPF) composta da cinque attiviste femministe per la pace, di cui tre provenienti dalla regione MENA, vi parteciperà intenzionata a battersi per affermare il ruolo cruciale della smilitarizzazione nell’affrontare il cambiamento climatico e la distruzione dell’ambiente.
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| Logo della WILPF per COP28 |
La COP di quest'anno, che si svolgerà a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti (EAU), rappresenta un’occasione cruciale per attirare l'attenzione sul rapporto tra militarismo, crisi climatica e questioni di genere, con un focus particolare sul Medio Oriente e sulla regione del Nord Africa (MENA).
In presenza della conflittualità continua e instabilità in tutta
la regione MENA, inclusa la guerra in corso a Gaza, la COP28 è vista come un’opportunità unica per le femministe dell’area di incorporare le loro
prospettive e gli sforzi verso la smilitarizzazione nell’azione per il clima, di
condividere le loro sfide e specifiche soluzioni, di dimostrare il loro ruolo
vitale nelle iniziative sul clima: tutte questioni che spesso vengono trascurate nel contesto della regione.
Per la prima volta, la COP di quest’anno includerà una giornata tematica sui temi “salute, soccorso, ripresa e pace”. Ciò offre un’occasione di accesso senza precedenti alla WILPF per inserire all’ordine del giorno le tematiche femministe della pace e della smilitarizzazione.
Una delegazione WILPF
composta da cinque attiviste femministe per la pace, di cui tre provenienti
dalla regione MENA, sarà a Dubai per partecipare alla COP28 e promuovere
obiettivi chiave di sostegno incentrati sul ruolo cruciale della
smilitarizzazione nell’affrontare il cambiamento climatico e la distruzione
dell’ambiente. Nelle prossime due settimane, la delegazione si impegnerà in
riunioni, pubblicherà aggiornamenti in tempo reale sui social media e
parteciperà ad eventi.
27/11/23
29 Novembre / giornata internazionale della solidarietà con il popolo palestinese
La AWMR Italia – Donne della Regione mediterranea aderisce alla Settimana di solidarietà con le donne e il popolo di Palestina, lanciata dalla Federazione Democratica InternazionaleDonne (WIDF/FDIM), a partire dal 29novembre – giornata internazionale della solidarietà con il popolo palestinese - fino al 6 dicembre. In questa settimana le organizzazioni della WIDF/FDIM nei cinque continenti organizzano dimostrazioni e iniziative per portare ovunque la voce della Resistenza Palestinese contro l’occupazione israeliana.
Siamo con le donne palestinesi che lottano contro la
pulizia etnica e il colonialismo israeliano. Non può esserci libertà per le
donne palestinesi senza una Palestina
libera.
Denunciamo il piano
criminale del governo Netanyahu di cancellare con i bombardamenti i
territori palestinesi, sterminando la popolazione di Gaza e deportandola dopo
averne reso inabitabile il territorio.
La tregua non basta, chiediamo il cessate il fuoco permanente! Esigiamo:
Ø la sospensione immediata della cooperazione militare tra Italia e Israele.
Ø l’invio
di una forza internazionale di
mantenimento della pace a Gaza sotto l’egida delle Nazioni Unite, di cui i
Territori Palestinesi fanno parte a pieno diritto dal 2012.
Ø la
messa in stato di accusa dei leader
israeliani per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e crimini di
genocidio.
Ø l’avvio
di nuovi negoziati internazionali per l’istituzione di uno Stato Palestinese entro i confini precedenti al 1967, con
Gerusalemme come capitale, secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite – inclusa
la n. 194 che stabilisce il diritto al
ritorno dei palestinesi nelle terre da cui furono espulsi – rimaste inapplicate.
#FreePalestine #Gazaceasefire
13/11/23
FDIM/WIDF – DICHIARAZIONE DI MADRID
Ai lavori del CD – all’insegna del motto “La
FDIM dice Basta! Noi donne esigiamo la pace e l’uguaglianza, la fine delle
guerre e delle discriminazioni!” – hanno preso parte 35 delegate
provenienti dalle aree regionali d’America e Caraibi, Asia, Africa, Regione
Araba ed Europa. Il logo disegnato con i colori della bandiera palestinese simboleggiava
la profonda partecipazione della FDIM/WIDF alla lotta di resistenza della
Palestina contro l’occupazione israeliana.
I lavori si sono conclusi con l’approvazione del Piano d’Azione da realizzare nei
prossimi due anni e della Dichiarazione
finale che qui sotto riportiamo.
Il CD internazionale dellaWIDF/FDIM si è riunito dal 7 al 9 novembre 2023 a Madrid, nel contesto di una
drammatica acutizzazione della crisi geopolitica globale, di cui in questo
momento le nostre sorelle palestinesi e l’intera popolazione della Palestina stanno
subendo gli effetti più atroci.
Neppure per un momento,
durante lo svolgimento dei lavori, abbiamo potuto distogliere il nostro sguardo
dal feroce bombardamento e attacco di terra condotto dall’esercito israeliano
contro la Striscia di Gaza e dalle atrocità tremende che esso continua a
causare: in un mese è stata superata la cifra spaventosa di diecimila morti,
dei quali oltre un terzo sono bambini. Più della metà delle case di Gaza sono
state distrutte. Dei 2,3 milioni di abitanti della piccola Striscia di Gaza, un
milione e mezzo sono sfollati. Quartieri, ospedali, scuole sono stati rasi al
suolo; attraverso le reti sociali ci giungono immagini sconvolgenti.
Ma l’assordante
propaganda occidentale e israeliana, manipolando l’informazione, cerca di impedirci
di ascoltare le voci di donne, bambini e uomini palestinesi che da decenni
subiscono la violenza brutale di un'occupazione militare permanente, ed ora la
minaccia di una guerra di sterminio totale.
Le nostre sorelle del
Centro Regionale Arabo della WIDF/FDIM hanno scritto: «Rivolgiamo un appello in nome
della solidarietà umana alle donne di tutto il mondo che credono nella libertà,
nella giustizia, nella pace e nell'umanità, affinché continuino a protestare –
in tutte le possibili forme politiche e mediatiche – contro la guerra di
sterminio che si sta conducendo contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza,
perché amplifichino la voce della Palestina in ogni forum e contribuiscano a
ripristinare il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione».
La WIDF/FDIM ascolta il grido delle
sorelle e dei fratelli palestinesi. Non li lasciamo soli a difendere la propria
vita e la propria dignità di popolo, partecipiamo alle imponenti mobilitazioni
di solidarietà con il popolo di Gaza che si stanno moltiplicando ad ogni
latitudine.
Siamo con le donne
palestinesi che lottano contro una triplice oppressione: di classe, di genere e
coloniale. Non può esserci una Palestina Libera senza la libertà delle donne,
come non potrà esserci libertà per le donne palestinesi senza una Palestina
libera dall'occupazione israeliana. Patriarcato e colonialismo sono due facce
della stessa moneta.
Esigiamo la fine
immediata dell'aggressione sionista, la fine della pulizia etnica e del
genocidio del popolo palestinese! Esigiamo non solo tregua per i palestinesi
sotto le bombe, ma anche giustizia, fine della Nakba che dura da 75 anni, uno
Stato nazionale palestinese entro i confini del 1967 con Gerusalemme come
capitale, secondo le risoluzioni inapplicate delle Nazioni Unite.
Sappiamo che l’escalation
estrema dell’aggressione alla Palestina, come la sequenza di conflitti sanguinosi
provocati nella regione medio-orientale (Libano, Iraq, Siria, Bahrein, Sudan…),
come pure la guerra in corso in Ucraina ed altre guerre ad altre latitudini, sono
effetti della volontà perversa degli Usa e i loro alleati dell’UE di imporre attraverso
il loro braccio armato della NATO un ordine mondiale basato sul loro assoluto
dominio economico e militare.
L’espansionismo della
NATO capeggiato dagli Stati Uniti, che come una piovra estende i suoi tentacoli
in ogni continente, è il principale fattore scatenante di destabilizzazione e
guerre nel mondo. Poiché, infatti, non accettano che la loro supremazia sia
messa in questione dalla crescita di altre potenze che possano contrastarla o dalla
resistenza di paesi e popoli che vogliano sottrarsi al loro impero economico, essi
spingono per spostare sempre più la competizione sul piano militare”.
Ciò innesca una folle
corsa al riarmo che esacerba le tensioni internazionali e causa i rischi di
nuove guerre, compreso quello di una catastrofica conflagrazione nucleare, che
il preoccupante indebolimento del sistema delle Nazioni Unite e l’allarmante
venir meno di strumenti internazionali di trattativa e riequilibrio non
riescono più ad arginare come avveniva in passato.
L’aumento senza precedenti
delle spese militari, che sottrae una quantità enorme risorse che potrebbero
essere investite per il benessere dell’umanità e nella salute del pianeta, ha
ripercussioni durissime immediatamente percepibili: da una parte con l’aggravamento
della crisi ambientale planetaria, che ha raggiunto livelli allarmanti, dall’altra con il peggioramento delle
condizioni di vita nelle aree del mondo già indebolite dalla preesistente crisi
sociosanitaria dovuta alla pandemia, che colpisce specialmente le classi
popolari, le donne, le generazioni più giovani.
Nelle società capitalistiche
le politiche neoliberiste imposte negli ultimi decenni hanno prodotto ovunque
una polarizzazione estrema nella distribuzione delle risorse, sia sul piano
globale che all’interno dei paesi, inducendo la concentrazione della ricchezza
nelle mani di pochi, a fronte dell’inasprimento delle diverse forme di
sfruttamento economico e della povertà relativa e assoluta.
Molti paesi, compresi gli
Stati Uniti e stati europei, sono attraversati da crisi verticali delle loro
istituzioni politiche le quali, sempre più assoggettate ai monopoli economici
finanziari privati, sono divenute deboli e remissive di fronte al revanscismo
delle forze neofasciste e reazionarie, suprematiste, neocolonialiste.
Questo è il quadro nel
quale verosimilmente ci troveremo a svolgere la nostra azione nel futuro
immediato. Le disuguaglianze, lo sfruttamento, la povertà, la violenza, la
precarietà di vita e di lavoro sono destinati ad aumentare.
I diritti delle donne –
anche quelli che sembravano acquisiti e indiscutibili – sono sotto attacco da
parte delle destre, sia nella loro versione neoliberista che quella neofascista.
Oltre alle politiche finanziarie neoliberiste che hanno precarizzato il lavoro,
indebolito l’educazione pubblica, privatizzato e quasi annichilito i sistemi
sanitari pubblici, le donne si trovano a dover contrastare un furioso attacco
diffuso contro i loro diritti all’autodeterminazione nelle scelte che
riguardano la loro vita, la sessualità e la maternità.
Tutto ciò, tuttavia, non
avviene senza suscitare contraddizioni e senza incontrare l’opposizione dei
movimenti delle masse popolari, femministe e progressiste.
Madrid 6-9 novembre 2023 / La FDIM vuole pace e uguaglianza, fine delle guerre e delle discriminazioni!
Si è riunito a Madrid dal 6 al 9 novembre il Comitato Direttivo 2023 della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM/WIDF), per la verifica e implementazione delle deliberazioni del XVII congresso, tenutosi a Caracas nell’aprile 2022. Un grazie sentito va dalle partecipanti al Movimiento Democrático de Mujeres di Spagna che ha assicurato il regolare e proficuo svolgimento dei lavori con un supporto organizzativo efficace, disponibile e accogliente.
di Ada Donno
Ci siamo ritrovate a Madrid, donne di ogni regione geografica, orgogliose di avere ereditato la nostra grande FDIM dalle nostre madri fondatrici – tra le quali ricordiamo con ammirazione e rispetto la Pasionaria Dolores Ibarruri – e impegnate a renderla tutte insieme più forte ed ascoltata nel mondo, come lo è stata nei suoi 78 anni di esistenza, e allo stesso tempo sempre più capace di affrontare le molte sfide che si presentano oggi e nel futuro ovunque essa è rappresentata attraverso le organizzazioni affiliate d’America e Caraibi, Asia, Africa, Regione Araba ed Europa.
Ai lavori del CD 2023 hanno preso parte 35
delegate provenienti dalle suddette aree regionali all’insegna
del motto: La FDIM dice Basta! Noi donne esigiamo la pace e l’uguaglianza, la fine
delle guerre e delle discriminazioni! Il logo disegnato per questo CD della FDIM era
caratterizzato dai colori della bandiera
palestinese, simbolo di eroica resistenza alla guerra genocida.
Il CD 2023 non poteva non essere segnato
profondamente – dalla sua sessione di apertura fino alla
conclusione dei suoi lavori con l’approvazione della Dichiarazione finale e del
Piano d’Azione adottato per i prossimi due anni – dal contesto della drammatica
crisi geopolitica globale, della quale la sanguinosa recrudescenza
dell’aggressione sionista ai Territori Palestinesi è un punto focale.
Aprendo i lavori del CD, la presidente Lorena Peña ha invitato l’assemblea ad
osservare un minuto di silenzio in onore delle vittime della guerra di
sterminio che il popolo palestinese sta subendo nella Striscia di Gaza.
Il benvenuto in Spagna e nella città di
Madrid è stato portato alle convenute da Cristina Simò,
a nome del Movimiento Democrático de Mujeres di Spagna, e dal segretario del
PCE Enrique Santiago per la
coalizione Isquierda Unida, che hanno confermato il sostegno solidale alle lotte dei popoli che in ogni
continente si svolgono per l’autodeterminazione e per il cambiamento sociale.
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| Da sin. Jenniffer Velasquez (Salvador), Lorena Peña (presidente FDIM), Ada Donno (vicepresidente europea) |
Il quadro delle nuove complesse sfide che sono di
fronte al movimento internazionale delle donne nell’attuale congiuntura
internazionale, segnata dall’aggressione sionista alla Palestina e da altre
guerre – incluse la guerra in Ucraina e quelle in corso ad altre latitudini - riconducibili in gran parte alla volontà perversa dell’imperialismo Usa e dei suoi alleati della NATO di imporre
un ordine mondiale basato sul loro dominio unipolare, è stato tratteggiato dalla
vicepresidente europea Ada Donno, nella
sessione specificamente dedicata al tema.
Molti elementi di approfondimento si sono aggiunti nella
discussione aperta e costruttiva che
si è sviluppata nelle diverse sessioni del Comitato Direttivo. Ulteriori
contributi di analisi e di proposta si sono aggiunti grazie ai due panel
realizzati dalla FDIM in collaborazione con il Forum delle Forze Europee di Sinistra e Progressiste, convocato nei
giorni seguenti, dal 10 al 12 novembre, nella stessa capitale spagnola: il
primo sul tema delle conseguenze della guerra sulla condizione delle donne, il
secondo sul ruolo e il contributo delle donne alla lotta per la pace con giustizia
sociale e climatica.
Ogni elemento aggiuntivo di analisi e di proposta
d’azione pervenuti dall’assemblea sono stati accolti nella Dichiarazione finale* e nelle diverse risoluzioni* approvate al termine dei lavori del CD.
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| Madrid novembre 2023. Comitato direttivo della FDIM |
Un
Piano d’Azione della FDIM per i prossimi due anni
La
proposta di piano d’azione della per i prossimi due anni, presentata da Alicia Campos, coordinatrice
dell’Ufficio regionale FDIM per America e Caribe, in applicazione del piano
d’azione generale 2022-2027 approvato dal XVII congresso, rappresenta lo sforzo
della FDIM di:
- aggiornare le proposte per affrontare le nuove forme
di sfruttamento, oppressione e discriminazione che colpiscono le donne sia nei
regimi capitalisti e patriarcali, sia nei paesi colonizzati e dominati
dall'imperialismo, assumendo le esigenze e gli approcci che derivano dalle loro
stesse realtà;
- affrontare i profondi cambiamenti sociali di cui
l'umanità ha bisogno, che riguardano le relazioni di classe e di genere, le
concezioni e i comportamenti egemonici di tipo patriarcale che affliggono tutte
le culture ad ogni latitudine, compresi quelli relativi al rapporto tra gli
esseri umani e la natura.
Dalle relazioni e dalla discussione complessiva è
emersa con chiarezza l’indicazione che la sfida più immediata per la FDIM è
fermare la guerra. La guerra aggrava le crisi economiche e sociali in atto,
esacerba le crisi migratorie, inasprisce gli effetti della povertà globale, fa
retrocedere i diritti delle donne ad ogni latitudine, impedisce la vitale spinta
al cambiamento sociale, politico e culturale.
I dati oggettivi dicono che le peggiori conseguenze
delle guerre ricadono sulle donne. E la povertà globale, innescata e inasprita
dalle politiche neoliberiste imposte dall’imperialismo, è essa stessa una forma
di guerra non convenzionale contro le donne e contro i popoli.
Analizzando le conseguenze della sequenza di guerre
provocate e condotte dall’imperialismo anglo-americano e dai suoi alleati della
Nato nella regione Araba – dall’Afghanistan, all’Iraq, alla Libia, al Sudan
fino al Libano e alla Palestina – MarieNassif Debs ha descritto come scopertamente neocolonialista il disegno di frammentare e terrorizzare l’intera regione per imporvi un dominio predatorio, con conseguenze catastrofiche innanzi tutto per le
donne.
Come è stato riconosciuto anche dalle Nazioni Unite, la violenza sessuale contro le donne è essa stessa un’arma di guerra alla cui impunità bisogna mettere fine, promuovendo le convenzioni e implementando le risoluzioni che la combattono, comprese quelle contro i matrimoni forzati, la prostituzione forzata, il traffico delle donne e degli esseri umani in generale.
La FDIM sostiene la proposta di un Tribunale
internazionale istituito dalle NU contro i violatori nei conflitti armati.
Prima
di tutto la pace
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| Da sin. Skevi Koukouma (Cipro), Ulla Klötzer (Finlandia), Silvia Pentassuglio (Italia), Lorena Peña (El Salvador) |
La pace resta dunque l’obiettivo unificante di tutte
le lotte: ci opponiamo alla folle escalation del riarmo, innescata soprattutto
dagli Stati Uniti e dalla NATO nella sua frenetica espansione ad Est, al militarismo, all’aumento senza precedenti
dei bilanci militari.
La FDIM lotta per affermare un’altra idea di
sicurezza: globale, reciproca, non militarizzata e s’impegna a implementare la
risoluzione 1325 delle NU sulla promozione del ruolo delle donne nei processi
di pace. Come ha rilevato
Skevi
Koukouma, vicepresidente europea della FDIM, la risoluzione 1325 è stata
tradita dalla Nato, che ne ha fatto un uso fallace, promuovendo la scalata di
alcune donne ai ruoli apicali dell’organizzazione per coinvolgerle nei piani di
guerra dell’imperialismo, arrivando ad attribuire il premiai ruoli apicali o Donne per la pace 2020 a una figura guerrafondaia
come Nancy Pelosi!
Ulla
Klötzer, di Women for Peace della Finlandia, che coordina la rete internazionale Global Women for Peace united against NATO
ha ricordato che questa sfacciata operazione di “girl-washing” è stata
denunciata con forza durante l’incontro con gli europarlamentari della Sinistra
europea nel
luglio 2023, ai quali è stata consegnata una Dichiarazione per la pace*. Tradotta in 25 lingue, la Dichiarazione può essere letta e sottoscritta sul sito della rete, nella prospettiva di costruire insieme un contro-vertice
internazionale delle donne a Washington DC, nel luglio 2024, nel 75° anniversario
della sottoscrizione del famigerato Patto Atlantico.
Una giusta applicazione della 1325 – come ha sottolineato Gloria Inés Ramirez,
vicepresidente della FDIM per la Regione America e Caribe – è quella che si sta
realizzando con gli accordi di pace in Colombia, nei quali la FDIM ha un ruolo
attivo con il compito di monitorare l’approccio di genere.
La seconda sfida della FDIM nei prossimi anni sarà la
giustizia ambientale. Un tema, quello della cura del territorio, che s’incontra
con quello della tutela della salute e della lotta contro la militarizzazione
dei territori, in cima all’impegno della FDIM.
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| Da sin. Gloria Inés Ramirez (Colombia), Lorena Peña (El Salvador), Nirva Camacho (Venezuela) |
Quando
diciamo No alla violenza sulle donne, intendiamo dire No allo stato di cose
presente, Sì a un altro mondo possibile.
La terza sfida fondamentale è la lotta contro le
discriminazioni e la violenza sulle donne, che è lotta in difesa dei diritti
umani delle donne, messi in questione specialmente nei paesi a regime
capitalistico, dove – come si dice nella Dichiarazione finale – «le istituzioni
politiche sono sempre più assoggettate e condizionate dai potentati economici
finanziari privati e sono divenute deboli e remissive di fronte al revanscismo
delle forze neofasciste e reazionarie, primatiste, neocolonialiste. Di
conseguenza sono destinate ad aumentare le disuguaglianze, lo sfruttamento, la
povertà, la violenza, la precarietà di vita e di lavoro. I diritti delle donne
– anche quelli che sembravano acquisiti e indiscutibili – sono sotto attacco da
parte delle destre – sia nella versione neoliberista che neofascista».
Organizzare
la FDIM: implementare l’azione degli uffici di coordinamento regionali
Condizione imprescindibile perché il piano d’azione
sia implementato è che esso sia sostenuto dal buon funzionamento degli uffici
di coordinamento regionali, che devono strutturarsi in applicazione del mandato
statutario nelle cinque aree regionali.
Dal CD è stata lanciata una sollecitazione vigorosa ai
coordinamenti regionali che ancora non l’abbiano fatto, all’applicazione delle
precise indicazioni date al riguardo dal XVII congresso della FDIM.
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| Da destra: Leticia Montes (Messico), Cristina Simò (Spagna), Osmayda Hernandez (Cuba) |
Difendere la vita là dove si
uccide è la prima cura
Un arricchimento al dibattito interno della FDIM è
venuto dall’Assemblea Femminista del
Forum delle Forze di Sinistra, Verdi e Progressiste, incentrata sul tema
dei sistemi pubblici di salute e di difesa della vita, il 10 novembre, a cui
alcune delegate della FDIM erano invitate a partecipare come relatrici.
LeticiaMontes, presidente dell’Unione Nazionale delle Donne
Messicane, ha illustrato il principio dei diritti
riproduttivi come diritti umani fondamentali e il concetto di sovranità del corpo femminile, che sono
alla base di un sistema di salute pubblica che tuteli efficacemente la
maternità volontaria e libera, sottratta ad ogni forma di violenza (stupro,
femminicidio, traffico e sfruttamento della prostituzione).
Osmayada Hernandez, della Federazione delle Donne Cubane, ha illustrato
la concezione della cura come diritto umano universale e inalienabile che a Cuba socialista presiede
all’istituzione e al funzionamento del sistema pubblico di cura. «Se la cura
attraversa la vita di tutte e tutti – ha rilevato Osmayda – è giusto che ci sia
un sistema pubblico di cura che la tuteli. Se nelle società capitaliste non
esiste un efficace sistema pubblico di cura, o viene avversato dalle forze
politiche della destra, è perché nella loro visione persiste la divisione
sessista e classista del lavoro. A Cuba il diritto universale alla cura nel
rispetto delle diversità è tutelato dal nuovo Codice delle famiglie».
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| Madrid, 9 novembre. Manifestazione di solidarietà col popolo Saharawi |
Solidarietà
con la resistenza del popolo Saharawi e della Palestina
Le delegate della FDIM hanno preso parte alla
manifestazione indetta da Isquierda Unida
nelle vie di Madrid in solidarietà col popolo Saharaoui, privato da decenni del
diritto a vivere nel suo stesso territorio, che subisce la repressione delle
forze di occupazione e chiede l’applicazione delle risoluzioni delle NU per
l’autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale.
| Madrid, 8 novembre 2023. Sit in della FDIM/WIDF a sostegno del popolo palestinese |
Una sessione del CD della FDIM è stato dedicata all'approfondimento della situazione in Medio Oriente e in Palestina. Un presidio di solidarietà con il popolo palestinese, per chiedere il cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza, è stato convocato dalla stessa FDIM in Piazza della Costituzione a Rivas Vaciamadrid nel pomeriggio dell'8 novembre. Nell’occasione, è stata lanciata la Settimana di solidarietà col popolo palestinese, dal 29 novembre al 6 dicembre, invitando tutte le organizzazioni affiliate ed alleate ad organizzare dimostrazioni e iniziative per far sentire ovunque la voce chiara e forte di protesta contro la guerra di sterminio che si sta perpetrando ai danni del popolo palestinese.












