24/04/25
19/04/25
La NATO non è mai stata una buona idea finita male...
Lo raccontano Medea Benjamin e David Swanson nel loro libro NATO: cosa c'è da sapere, in cui si documenta la storia estremamente violenta della NATO, fondata per schiacciare i movimenti comunisti, socialisti e anticoloniali in Europa e in tutto il mondo.
Il trattato proclamava il suo impegno per la pace e i principi della Carta delle Nazioni Unite, ma "il vero collante che univa i paesi della NATO era l'opposizione al comunismo e al socialismo".
È stata creata non solo per contrastare l'URSS, ma anche per sconfiggere i movimenti comunisti e socialisti europei e schiacciare le lotte rivoluzionarie e anticoloniali. Al momento della sua fondazione, la Gran Bretagna, la Francia, il Belgio e il Portogallo stavano conducendo campagne feroci per cercare di mantenere le loro colonie africane.
L'URSS creò il Patto di Varsavia solo sei anni dopo, nel maggio 1955, in risposta alla NATO. L'anno precedente aveva addirittura chiesto di aderire, temendo la rinascita del militarismo tedesco, che era costato tra i 20 e i 30 milioni di vite russe nella Seconda Guerra Mondiale. Un impegno condiviso per prevenire un'altra guerra in Europa, indipendentemente dalle differenze ideologiche, avrebbe naturalmente potuto cambiare la storia, scongiurando la corsa agli armamenti nucleari, ma ciò avrebbe minato lo scopo fondamentale della NATO.
«La NATO aveva anche uno scopo economico», scrivono Benjamin e Swanson. «Nel suo documento fondativo sul “Concetto Strategico”, la NATO ha concepito l'integrazione dei suoi membri come non solo militare, ma anche politica, economica e psicologica. Ci si aspettava che i paesi della NATO diffondessero una visione del mondo anticomunista e promuovessero economie pro-capitaliste e di libero mercato».
Nessuna nazione potrebbe aderire alla NATO senza privatizzare la sua economia. Nel 1997, l'allora senatore Joe Biden disse alla Polonia che avrebbe dovuto privatizzare le sue grandi imprese statali come le banche, il settore energetico, la compagnia aerea statale, la produzione statale di rame e il monopolio statale delle telecomunicazioni.
I leader politici degli Stati Uniti prima di Donald Trump si sono lamentati del fatto che i membri della NATO non hanno i loro stessi oneri finanziari, ma l'alleanza ha rafforzato gli interessi economici degli Stati Uniti favorendo la privatizzazione, l'egemonia del dollaro e ostacolando accordi commerciali bilaterali dei paesi membri con l'Unione Sovietica e poi con la Russia. Di conseguenza, l'Europa ha acconsentito alla distruzione del gasdotto Nordstream2 da parte degli Stati Uniti.
07/04/25
Movimento delle Donne Democratiche in Israele / Fermare il genocidio!
Ancora un appello del MDWI per fermare i crimini dell'esercito israeliano e consentire l'ingresso di alimenti e aiuti medici a Gaza.
Israele ha intensificato la sua campagna di uccisioni
indiscriminate e sfollamenti forzati di civili nella Striscia di Gaza e si
rifiuta di riprendere i negoziati per salvare gli ostaggi israeliani. Questo fa
parte della guerra totale che ha dichiarato al popolo palestinese. Dalla
ripresa dei raid aerei, il 18 marzo, sono state uccise più di 500 persone, tra
cui circa 300 donne, bambini e anziani. Nell'ultimo raid aereo sulla scuola Dar
Al-Arqam, 35 persone sono state uccise e più di 100 ferite. I bombardamenti
continuano, con il numero delle vittime, bambine e bambini per la maggior parte, in
aumento.
Come al solito, gli Stati Uniti sostengono i crimini di
Israele, mentre la maggior parte dei paesi rimane in silenzio di fronte ai
massacri in corso. Dato il completo fallimento della comunità internazionale,
che non riesce a fermare l'aggressione israeliana né a condannare Israele come responsabile
del genocidio in corso a Gaza, non sorprende che si continui a violare il
diritto internazionale e a commettere ulteriori massacri contro i civili.
Intanto, l'esercito di occupazione continua a commettere
crimini in Cisgiordania, fornendo copertura ai coloni e alle loro aggressioni
contro le famiglie palestinesi. Coloni e soldati stanno espellendo i residenti
dai campi profughi, distruggendo strade e infrastrutture, bruciando case e
vandalizzandole per renderle inabitabili, il tutto per gettare i rifugiati
nella disperazione e impedirne il ritorno, per eliminare di fatto la questione
dei rifugiati e il diritto al ritorno.
Noi, attiviste del Movimento Democratico delle Donne in
Israele, partecipanti a numerose azioni di protesta, esigiamo che il governo
Netanyahu ponga fine ai suoi brutali crimini contro il popolo palestinese.
Chiediamo inoltre ai paesi del mondo di condannare il governo Netanyahu e fare
pressione su di esso affinché ponga immediatamente fine alla guerra e agli atti
di genocidio e consenta l'ingresso di acqua, cibo e aiuti medici nella Striscia
di Gaza.
Movimento Democratico delle Donne in Israele (MDWI)
Nazareth, Tel Aviv – 4 aprile 2025
31/03/25
Ricordando Edith Ballantyne
Il 25 marzo 2025 ci ha lasciato Edith Ballantyne, già segretaria generale e presidente internazionale della Women’s International League for Peace andFreedom. Il suo straordinario contributo alla pace, la giustizia e i diritti umani le è stato riconosciuto con l’assegnazione del Gandhi Peace Award nel 1995 e dell’International Peace Woman Award nel 2003.
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| Edith Ballantyne - Image credit Rowan Farrel |
di Ada Donno
Nel darne l’annuncio “con profonda tristezza”, l’attuale presidente della WILPF, Sylvie Ndongmo, scrive: «Ci mancheranno profondamente la sua acuta intuizione politica, la sua immutabile solidarietà e generosità, la sua profonda gentilezza. La sua incrollabile fiducia nell'umanità e in un mondo migliore è stata davvero fonte di ispirazione per tutte noi. Edith lascia un’impronta indelebile sia nella sua WILPF che nella comunità globale e la sua luce continuerà a guidarci mentre proseguiamo lungo il felice e formidabile cammino che lei ha tracciato: porteremo il suo testimone con orgoglio, correndo con incrollabile determinazione lungo il percorso che ha illuminato».
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| Milano 1984, convegno nazionale donne dell'ANPI. Da sin. Edith Ballantyne e Ada Donno |
L'evento si sarebbe svolto in parallelo con la Conferenza Mondiale dell'ONU per le Donne che la capitale del Kenia si apprestava ad ospitare nell'85 e che già si preannunciava attraversata da un acuto contrasto geopolitico: le rappresentanze dei paesi dell'Est e di diversi paesi del Sud denunciavano infatti "l’arrogante ostruzionismo occidentale" che, dei tre temi fondamentali del Decennio – parità, sviluppo e pace – brigava per far passare in subordine il secondo e il terzo, espungendo dai documenti preparatori alcune problematiche connesse allo sviluppo e soprattutto alla pace col pretesto che fossero “troppo conflittuali e politicizzati” e non riguardassero lo “specifico femminile”.
La Conferenza ed il Forum di Nairobi '85 sono poi passati agli annali
della storia del ‘900 come pietra miliare del percorso di liberazione delle
donne del sud del mondo. Tuttavia in quel frangente storico, mentre si vivevano i
parossismi della guerra fredda, le potenze occidentali manovravano per retrogradare alcune tematiche scomode – il disarmo e i pericoli di guerra nucleare, insieme alle questioni dei
territori palesinesi occupati e delle lotte di liberazione anticoloniali – che già correvano il rischio di restare ai margini della mappa mentale del movimento
femminista occidentale.
Edith colse l’occasione della tribuna di Milano per denunciare energicamente quanto stava accadendo sotterraneamente e chiese alle donne dell’ANPI di agire per “vincere la sfida di Nairobi”. Sappiamo come andò. Edith quella sfida la vinse riuscendo, sostenuta non solo dalla WILPF ma anche da altre ONG come la Women's International Democratic Federation – che a sua volta coordinava il sottocomitato “Donne in situazioni di emergenza” – a riportare la pace al centro. Ottenne che un “Centro della pace” fosse incluso nell’organizzazione del Forum, istallato in una grande tenda a strisce bianche e blu nel bel mezzo del campus universitario che ospitava il Forum. La Tenda della pace divenne di fatto il punto d’incontro delle attiviste venute a Nairobi '85 da tuttto il mondo per dire che il disarmo e la liberazione dei popoli dal colonialismo erano una faccenda di donne!
Negli anni successivi ho avuto la fortuna di ritrovarla ad alcuni appuntamenti internazionali, come le “scuole di pace delle donne” organizzate in diverse capitali europee dell'Est e dell'Ovest dalla WIDF. Ricordo in particolare quella di Sofia del settembre dell’88, dedicata alle “azioni delle donne per la pace e il disarmo”, dove Edith ci raccontò con commozione che un debito di riconoscenza la legava alle donne bulgare fin da quando, profuga dalla Cecoslovacchia invasa dai nazisti, era stata accolta e ospitata in Bulgaria, prima di trovare una via di fuga che l’avrebbe portata in Canada.
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| Pensier (Svizzera) 1993, Edith Ballantyne coordina un seminario internazionale della WILPF |
Edith fu ancora fra le protagoniste nel Forum mondiale che si svolse a Huairou (Pechino) nel ’95, in parallelo con la quarta
Conferenza mondiale delle Nazioni Unite per le donne, quando la WILPF realizzò un memorabile Treno della pace che partì da Helsinki carico di donne provenienti da 42 paesi e arrivò a
Pechino dopo aver toccato San Pietroburgo, Kiev, Bucarest, Sofia, Istanbul,
Odessa e Almaty.
Quando l’abbiamo rivista l’ultima volta dieci anni
dopo quella storica data, in occasione del centenario della WILPF celebrato a l’Aja,
già era circonfusa dell’aura di ammirazione riverente tributata a un mito.
Edith era nata il 10 dicembre 1922 a Jägerndorf, in
Cecoslovacchia. Gli anni della sua giovinezza erano stati segnati dalla guerra
e dallo sfollamento. Come racconta la sua biografia, aveva appena 16 anni quando i nazisti occuparono la sua
terra natale e la sua famiglia dovette fuggire: dalle drammatiche vicende della sua famiglia e della guerra e dall’esperienza di rifugiata Edith
trasse ispirazione per l’impegno politico fin dalla giovane età, maturando i
valori politici e umanitari che avrebbero guidato la sua vita.
Incontrò la WILPF a Toronto, dove infine si era
rifugiata, all'età di diciannove anni. Nel 1948 si trasferì a Ginevra e qui prese
a lavorare per l’organizzazione alternando l’impegno lavorativo con quello
della cura dei figli. Solo a partire dal 1968 divenne continuativo e profondo il suo rapporto con la sede centrale della WILPF, di
cui divenne in breve tempo segretaria generale, fino al 1992, e poi presidente fino
al 1998.
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| Goteborg (Svezia) 2004. Edith Ballantyne (a sin.) con Hanan Awwad e altre rappresentanti di WILPF Palestina |
Sylvie Ndongmo sottolinea come durante ambedue i suoi mandati Edith abbia «contribuito notevolmente a rafforzare la presenza della WILPF presso le Nazioni Unite in un momento in cui l'ONU simboleggiava la speranza e la possibilità di una pace globale che avrebbe migliorato la vita di tutti i popoli». Nel sostenere instancabilmente il disarmo, i diritti delle donne e la risoluzione pacifica dei conflitti, Edith si è adoperata al contempo a promuovere l’unità e la cooperazione delle ONG, perché riteneva importante che parlassero con una sola voce all'ONU. «Credeva fermamente – scrive Sylvie – nel potere della nostra forza collettiva, la sua visione coerente e il suo impegno per la pace hanno contribuito ad amplificare la voce della WILPF sia sulla scena globale che dentro i movimenti di base. E non smetteva di ricordarci che dobbiamo dare il buon esempio, imparando a convivere e collaborare anche in presenza di divergenze, poiché il conflitto e la violenza non risolvono nulla».
Credeva fermamente nei principi della pace, della
giustizia sociale e dell'uguaglianza, che considerava inseparabili dall’azione
pratica. Così come «credeva che la WILPF dovesse unire le persone ed esortava
continuamente le attiviste associate a tornare al senso originale della Carta,
alla sua anima, che si basa sulla cooperazione e non sullo scontro o la competizione».
In una intervista, aveva detto: «A volte i miei amici
dicono che sono stata solo un’idealista. Ma non sono un’idealista. Penso solo
che facciamo ciò di cui siamo capaci. E che la vita sia qualcosa di meglio che
combatterci l'uno con l'altro tutto il tempo o competere l'uno contro l'altro,
o cercare di valere di più degli altri». E con grande coerenza, nel suo agire, Edith è
stata guidata da spirito di giustizia, mai da ambizione di potere.
Per tutte queste ragioni e per molte altre, anche dopo
essersi dimessa dal ruolo formale di leader della WILPF, «è rimasta una luce
guida per generazioni di attiviste, alle quali lascia un’eredità fatta di coraggio, convinzione, passione e fede
incrollabile nell'umanità e in ciò che è possibile realizzare insieme. Cominciando
lei stessa a mostrare cosa è possibile fare quando ci rifiutiamo di accettare
la guerra e l'oppressione come inevitabili».
Addio, Edith. Mentre piangiamo la tua scomparsa insieme a tutta la WILPF, sentiamo che «il tuo spirito vive in tutte coloro che continuano
il lavoro che hai portato avanti con tanta passione».
20/03/25
La barbarie genocida contro il popolo palestinese non si ferma
Israele ha ripreso la sua guerra genocida contro Gaza, bombardando e uccidendo dalla sera alla mattina almeno 400 persone, tra cui neonati, donne e anziani.
Il cessate il fuoco temporaneo non
è stato altro per Israele che una pausa tattica. Il nuovo codardo assalto
contro i territori palestinesi segna di fatto la ripresa della guerra genocida,
che coincide con l’annunciato ritorno ai loro incarichi nel governo israeliano
di alcuni esponenti dell’ala della destra sionista più feroce ed oltranzista.
Quanti bambini devono ancora morire
a Gaza, prima che la macchina dello sterminio venga fermata?
Di fronte alla rottura unilaterale della tregua, intensifichiamo le azioni di solidarietà con l’eroica resistenza palestinese contro la barbarie sionista e le vergognose complicità dell’Occidente colonialista.
20 marzo 2025
AWMR Italia – Donne della Regione Mediterranea
Dopo Gaza, il Libano?
È una domanda legittima, dopo la brutale aggressione sionista del 18 marzo a Gaza.Un'aggressione che ha portato al martirio e al ferimento di centinaia di persone e che è stata preceduta da una chiara minaccia formulata dal nuovo inviato degli Stati Uniti in Medio Oriente, Steve Witkoff...
di Marie Nassif Debs
Questi diktat, accompagnati dal
divieto alla popolazione del sud di tornare nei propri villaggi situati al
confine con la Palestina occupata, riportano alla mente la dichiarazione di
Trump durante la sua campagna elettorale in un ristorante di Detroit. Quel
giorno, molti, tra cui alcuni funzionari libanesi, hanno applaudito il
"candidato" di Trump e hanno invitato i libanesi-americani a dargli
il loro voto, poiché aveva promesso che era giunto il momento per i libanesi di
vivere in pace “con i loro vicini”…
Ed ecco che sta mantenendo la
promessa fatta, che noi siamo stati gli unici a interpretare come un invito
chiaro ed esplicito a “normalizzare” i rapporti con il nemico: ed è ciò che
Steve Witkoff ci dice oggi a nome di Donald Trump.
Ci dice questo: o vi unite al coro
dei regimi normalizzatori e accettate i piani dell'amministrazione
statunitense, a partire dal ripristino del fatidico accordo del 17 maggio e poi
accettando di concedere i 13 punti che i sionisti aspirano a incassare, o le
conseguenze saranno disastrose per voi...
Purtroppo, la dichiarazione
dell'inviato statunitense è passata "inosservata" e non ha ricevuto
alcuna reazione ufficiale... Anche i media, con poche eccezioni, hanno per lo
più omesso di evidenziare o richiamare l'attenzione su questo evento.
Pertanto, invitiamo le istituzioni interessate alla nostra sorte ad assumere una posizione chiara ed esplicita... Soprattutto perché il nuovo inviato degli Stati Uniti ha collegato le sue indicazioni relative ai rapporti con l'entità occupata con il riferimento alla demarcazione dei confini libanesi con la Siria e Cipro e ci ha chiesto di "leggere bene le variabili prima di passare a un altro argomento".
Diciamo NO al ritorno agli accordi del 17 maggio! Nessuna normalizzazione col sionismo!
Beirut, 19 marzo 2025
10/03/25
WIDF 80° anniversario / Viva la solidarietà e la sorellanza internazionalista!
Il 2025 è per il movimento delle donne un anno denso di significativi anniversari. Per milioni di donne nel mondo, che lottano per difendere i diritti duramente conquistati, ora purtroppo sotto attacchi concentrici, queste celebrazioni e commemorazioni offrono l’opportunità di esplorare la nostra storia collettiva, rifletterci e trovare da essa ispirazione. Ma più di questo, aiutano a illuminare nuove generazioni di donne e giovani lavoratrici sui compiti che ci attendono nella costruzione di un futuro di pace nel quale prevalgano giustizia e uguaglianza, libere da oppressione, sfruttamento e violenza. In questo articolo la National Assembly of Women getta uno sguardo sulla storia della WIDF nel suo 80° anniversario e su alcune delle iniziative da essa promosse che raggiungeranno il traguardo della cifra tonda nei prossimi mesi.
di Liz Payne,
presidente della National Assembly of
Women, UK *
La WIDF, a cui la National Assembly of Women (NAW) è
affiliata, fu fondata in un congresso a Parigi alla fine del 1945. L’impulso alla
sua fondazione venne da vari movimenti internazionalisti di donne antifasciste,
egualitarie e pacifiste cresciuti tra gli anni 30 e la seconda guerra mondiale.
Questi comprendevano l’Unione delle Donne Francesi (UFF), in seguito di venuta Femmes
Solidaires, che ospitò il congresso di Parigi. In tutto vi
parteciparono 850 delegate da 181 organizzazioni di donne provenienti da 41
paesi. Rappresentavano milioni di donne da tutto il mondo. La rinomata
pacifista e femminista francese Gabrielle Duchene vi partecipò in rappresentanza
della Women’s International League for Peace and Freedom (WILPF). C’erano anche
dalla Gran Bretagna alcune delegate della sezione nazionale dell’International
Women’s Day Committee (IWDC), costituita nel 1942 ed essa stessa parte di un
coordinamento internazionale.
Fra i principi fondanti della WIDF c’era la lotta
contro il fascismo e per la pace, senza la quale non ci può essere l’uguaglianza,
per i diritti economici, politici e sociali delle donne ovunque e per tutto ciò
che è necessario per la salute e il benessere dei bambini, comprese l’istruzione
e l’eliminazione della povertà. Questi divennero, e restano tuttora, gli
obiettivi chiave della NAW, fondata a Londra nella Giornata Internazionale
delle Donne del 1952.
La WIDF ha collaborato strettamente con il World Peace
Council (WPC), costituito nel 1949 per opporsi alla NATO, l’alleanza militare
guerrafondaia che persegue gli interessi collettivi delle potenze più reazionarie
sulla terra. Nel maggio 1951 la WIDF compì un intervento importante nella
guerra di Corea. Inviò in Corea una Commissione Internazionale Investigativa
composta da attiviste dell’Africa, America, Asia ed Europa, compresa la
britannica Monica Felton, per indagare sulla condotta della guerra sul campo. Il
successivo report della Commissione intitolato Noi accusiamo! rivelò al mondo una serie di atrocità
americane, compreso il sospetto ricorso alla guerra batteriologica.
Durante la guerra del Vietnam, la WIDF e le sue
organizzazioni affiliate collaborarono strettamente con le organizzazioni
sorelle in Vietnam e organizzarono proteste e azioni di solidarietà ovunque.
Una di queste, in cui la NAW fu strettamente coinvolta, fu la costruzione dell’Ospedale
dell’Amicizia per madri e bambini ad Hanoi, che entrò in funzione nel 1979.
La prima presidente
della WIDF fu Eugénie Cotton,
scienziata francese e partigiana antifascista, che inseguito divenne anche vicepresidente
del WPC, mantenendo le due posizioni fino alla fine della sua vita nel 1967. Dolores Ibarruri, nota anche come la Pasionaria, eminente leader politica
repubblicana durante la guerra civile spagnola del 1936-1939, fondatrice dell’organizzazione
di donne antifasciste e per la pace Mujeres
Antifascistas, fu fra le fondatrici della WIDF e ne divenne vicepresidente
onoraria.
La WIDF collaborò fin dall’inizio con altre
organizzazioni internazionali di massa come la World Federation of Democratic
Youth (WFDY), in campagne per la tutela dei bambini, e la World Federation of Trade
Unions (WFTU) per i diritti lavorativi delle donne. Molte iniziative innovative
per le donne e i bambini negli anni sono state guidate dalla WIDF. Per citarne
alcune, la designazione del 1° giugno come Giornata Internazionale del Bambino,
segnata come tale per la prima volta nel 1950, e l’organizzazione nel 1952 della
Conferenza in difesa dei bambini e nel 1955 il congresso mondiale delle madri a
Losanna.
La WIDF affrontò l’enorme questione dell’impatto dell’”impero”
sulle donne che vivevano nei territori coloniali e fu dietro il Seminario sulla
Madre e il Bambino in Africa tenuto 60 anni fa nell’agosto 1965 in Mali. Da
quel momento la WIDF divenne una grande forza da non sottovalutare. Le sue
organizzazioni comprendevano oltre 200 milioni di donne in tutto il mondo.
Fu su proposta della WIDF alla Commissione per lo
Status delle Donne (CSW) delle Nazioni Unite che cinquant’anni fa l’ONU
dichiarò il 1975 Anno Internazionale delle Donne e proclamò i successivi dieci anni
Decennio delle Nazioni Unite per le donne al fine di promuovere nel mondo il
discorso sull’avanzamento della parità femminile. La prima Conferenza Mondiale
per le Donne a Città del Messico nel giugno 1975 è passata come “il più grande
evento di presa di coscienza nella storia”.
In tutto, quattro conferenze mondiali furono convocate
dalle NU nell’ultimo quarto del ventesimo secolo. La quarta conferenza, alla
quale la NAW prese parte, si tenne a Pechino nel 1995. La Dichiarazione di
Pechino sul raggiungimento della parità di diritti per le donne, che quest’anno
compie 30 anni, fu il risultato più famoso di quell’evento.
Come affiliata alla WIDF, la NAW continua a
partecipare alle attività del Comitato direttivo mondiale e del Coordinamento
regionale europeo. Uno dei più validi contributi che l’essere affiliata alla
WIDF reca alla NAW è la costante interazione con le sorelle delle
organizzazioni affiliate, che ci aiuta ad acquisire una comprensione delle
esperienze e delle lotte delle donne in tutto il mondo, soprattutto attraverso
le riunioni e le dichiarazioni prodotte.
La NAW è stata una delle organizzazioni partecipanti nel
luglio 2024 a un workshop online su
Donne e Guerra che ha realizzato un ampio ascolto e un insieme unico di contributi.
Attraverso la WIDF abbiamo potuto accedere a testimonianze di prima mano e
report sulle coraggiose lotte contemporanee delle donne in ogni parte del
mondo, comprese le zone di guerra del Medio Oriente e dell’Africa. L’ultima
dichiarazione del Movimento delle Donne Democratiche in Israele è pubblicato su
queste stesse pagine.
Nell’80° anniversario della WIDF abbiamo molto da
celebrare e molto da emulare guardando avanti. La NAW è orgogliosa di far parte
di questa organizzazione autenticamente internazionalista!
Solidarietà alla WIDF e alla sua sorellanza mondiale!
*L’articolo è pubblicato in SISTER rivista trimestrale della NAW, n.1/2025, Coventry (UK).
09/03/25
8 marzo a Beirut / Unire le forze contro la violenza e le molestie, per l'uguaglianza di genere e i diritti delle donne
In occasione dell'8 marzo, Giornata internazionale della donna, su
invito dell'Associazione Equality-Warda Boutros (MWB) si è tenuto a Beirut un
incontro presso il centro FENASOL, che ha coinvolto un folto gruppo di
rappresentanti di associazioni e sindacati libanesi e palestinesi.
Partendo dalla lettura della situazione libanese in generale, la discussione si è concentrata in particolare sull'aggressione sionista e sulle sue ripercussioni sulle condizioni delle donne, a partire dallo sfollamento e dai suoi effetti, soprattutto nelle aree rurali, fino alla crisi economica e alla violenza nei luoghi di lavoro.
È emersa la priorità di muoversi nei confronti del governo libanese perché firmi la Convenzione OIL 190, che chiede l'eliminazione di tutte le forme di violenza e molestie, in particolare la violenza di genere.
È stata anche ribadita l'importanza della lotta per emendare la legge sulla nazionalità emanata nel 1925, in modo da stabilire il diritto delle donne libanesi a trasmettere la propria nazionalità ai propri figli, e la legge per proteggere le donne dalla violenza domestica e dal femminicidio.
Un piano d'azione annuale per promuovere tali proposte è stato concordato fra le organizzazioni partecipanti.
Beirut, 9 marzo 2025











