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28/10/21

LE DONNE IN NERO: COP 26, I CONTI NON TORNANO!

 

Le Donne in Nero e Centro Pandora di Padova annunciano che il 30 ottobre scenderanno in piazza per protestare nella modalità consueta – in silenzio e in nero – che le caratterizza, per protestare contro l’esclusione delle emissioni militari dal calcolo delle emissioni di gas serra che alterano il clima.


«Fra pochi giorni dal 1° al 12 novembre, avrà luogo a Glasgow la conferenza COP26 che, con la partecipazione della maggioranza dei governi del mondo, discuterà dell’emergenza climatica e i rimedi per contrastarla. Una parte importante di questa emergenza è l’aumento dei gas serra, in particolare l’anidride carbonica (CO2), che determina l’aumento delle temperature.

 

Ogni paese dovrebbe rendere pubblico il livello delle proprie emissioni, ma fin dal 1997 (Accordi di Kyoto) da questi numeri sono escluse le emissioni militari perché il complesso militare industriale - compresi i conflitti in cui gli apparati vengono utilizzati - sono esentati dagli obblighi di rendicontazione e riduzione delle emissioni.

 

I numeri di cui si discuterà a Glasgow quindi non sono realistici, ma carenti e parziali, come quelli di una bilancia truccata. Non vogliamo essere prese in giro, perché sappiamo che “non sono certo bruscolini le emissioni climalteranti riconducibili ai sistemi d’arma, agli eserciti, alle loro basi e apparati, agli aerei, alle navi, ai carri armati, alle guerre “.

 

Ma i veri responsabili delle decisioni sembra che non vogliano aprire questo discorso. Attualmente le spese militari italiane ammontano a 70 milioni di euro al giorno (26 miliardi annui); ci scandalizza che secondo gli ultimi impegni presi in ambito NATO la spesa militare italiana dovrà salire a 36 miliardi annui.

 

Come risposta e gestione dell’attuale crisi sociale, sanitaria e climatica che ce ne facciamo di più armi, più eserciti e più inquinamento?

 

Ci conforta come, di fronte alle immani tragedie che avanzano a causa del cambiamento climatico, siano aumentate in tutto il mondo la consapevolezza e la sensibilità di associazioni, organizzazioni non governative, scienziate e scienziati, di semplici cittadine e cittadini, con la diffusione di iniziative che rivendicano interventi significativi e non di pura facciata.

 

Fra le altre segnaliamo la petizione promossa da 325 organizzazioni e che ha raccolto decine di migliaia di firme, sul problema delle emissioni climalteranti del comparto militare, che si può firmare su http://cop26.info ».

16/08/21

AFGHANISTAN / STOP THE WAR


Il disastro che si sta verificando in Afghanistan è la conseguenza di un ventennale interventismo militare fallito. La responsabilità è degli Stati Uniti, del Regno Unito e degli altri governi della NATO che si sono ficcati in una guerra che era comunque destinata a fallire. L'inizio del conflitto, non il modo in cui sarebbe finito, era il problema.

Dichiarazione sull'Afghanistan di STOP THE WAR COALITION (UK)

Vent'anni fa, al momento della sua fondazione, la Coalizione Stop the War, che rappresenta un'ampia gamma di movimenti e organizzazioni politici e sociali, mise in guardia contro la corsa alla guerra e sollecitò altri modi di rispondere agli attacchi terroristici dell'11 settembre. In particolare, abbiamo sostenuto che l'occupazione militare dell'Afghanistan non avrebbe portato a un governo stabile e sarebbe stata respinta come un'imposizione straniera da molti afgani.

Abbiamo affermato allora e crediamo ancora che la democrazia e i diritti umani raramente possono essere imposti dall'esterno e devono essere il prodotto degli sforzi dei popoli stessi per essere duraturi.

La sconfitta delle forze armate statunitensi e britanniche in Afghanistan significa che questo intervento si aggiunge a quelli in Iraq, Libia, Siria e Yemen come una calamità che è costata l’inutile perdita di decine di migliaia di vite e risorse incalcolabili. È ora che la “guerra al terrore”, usata come pretesto per questi interventi, sia dichiarata finita.

Il governo britannico dovrebbe indirizzarsi verso un programma a favore dei rifugiati e di aiuti per la ricostruzione dell'Afghanistan, un atto che servirebbe molto di più a promuovere i diritti del popolo afghano, in particolare delle donne, invece delle continue interferenze militari o economiche nei destini dell'Afghanistan.

Sollecitiamo gli esponenti di ogni parte politica a imparare la lezione che viene dalle guerre interventiste fallite e a rivolgersi alla cooperazione internazionale come mezzo per risolvere le controversie e affrontare i problemi della povertà e del sottosviluppo.

En.

STATEMENT ON AFGHANISTAN

The disaster now unfolding in Afghanistan is the consequence of a twenty-year long failed military intervention.  The responsibility rests with the US, British and other NATO governments which plunged into a war that was always doomed to fail.  The starting of the conflict, not the manner of the ending of it, was the problem.

Twenty years ago, at the moment of its foundation, the Stop the War Coalition, representing a broad range of political and social movements and organisations, warned against the rush to war and urged other ways of responding to the 9/11 terrorist attacks.  In particular, we argued that military occupation of Afghanistan could not lead to stable governance, and would be rejected as a foreign imposition by many Afghans.  

We asserted then and believe now that democracy and human rights can rarely be imposed externally, and must be the product of the efforts of the peoples themselves if it is to prove durable.

The defeat of the US and British militaries in Afghanistan means that this intervention joins those in Iraq, Libya, Syria and Yemen as a calamity that has cost tens of thousands of lives and vast resources to no purpose.  It is time that the “war on terror”, the pretext for these interventions, is declared over.

The British government should take a lead in offering a refugee programme and reparations to rebuild Afghanistan, an act which would go a great deal further in advancing the rights of the Afghan people, women in particular, than continued military or economic intervention in the fate of the Afghanistan.

We urge politicians of all parties to learn the lessons of the failed wars of intervention and turn to international cooperation as the means of resolving disputes and tackling problems of poverty and underdevelopment.

07/08/21

Mai più Hiroshima e Nagasaki 1945-2021

 


 Il 76° anniversario della tragedia di Hiroshima e Nagasaki commemorato a Roma, il 6 agosto a piazza del Pantheon. Il saluto di Patrizia Sterpetti di WILPF Italia: “Per ricordare con coerenza dobbiamo continuare a contrastare i due mali assoluti che furono alla base del disastro di Hiroshima e Nagasaki: la guerra e le armi nucleari!”.



Per ricordare con coerenza dobbiamo continuare a contrastare i due mali intrecciati, alla base del disastro di Hiroshima e Nagasaki: la guerra e le armi nucleari. Esattamente da 100 anni, nel suo terzo congresso, a Vienna nel 1921, l’organizzazione che rappresento, la Wilpf, adottò il Manifesto per il Disarmo totale, ispirato dalla tragedia della Prima Guerra Mondiale. Nel corso degli anni tutti i tipi di armamento sono stati problematizzati, in particolare prima le armi chimiche e biologiche, con un intervento che portò all’adozione del Protocollo contro le armi chimiche a Ginevra nel 1925, poi il nucleare. In occasione della Conferenza mondiale delle Donne a Beijing nel 1995 è stato sottolineato dalla Wilpf, la più antica associazione pacifista di donne, il connubio necessario tra Uguaglianza tra uomini e donne, Pace e Sviluppo. Per reagire all’impasse delle revisioni del Trattato di Non Proliferazione nel 1999, è nato il programma di monitoraggio di tutti gli armamenti denominato “Reaching Critical Will” e dopo ciò la partecipazione alla redazione del testo del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari, adottato dalle Nazioni Unite a New York nel luglio 2017, con il voto di 122 Paesi membri ed entrato in vigore il 22 gennaio 2021 – senza alcuna eco nei media italiani – e ad ora ratificato da 55 Paesi.

Le quattro strategie per la vivibilità, la sopravvivenza, la felicità sono: Il disarmo, che noi di Wilpf abbiamo fatto includere tra le Azioni del IV° Piano italiano di attuazione della Risoluzione 1325 su “Donne, Pace, Sicurezza”, monitorato dal Consiglio Interministeriale dei Diritti Umani del Ministero degli Affari Esteri; la soluzione negoziata delle controversie internazionali (nello spirito originario delle Nazioni Unite); la parità uomo–donna e bambini; il rapporto stretto con gli animali, le piante e tutto l’ecosistema, divulgato da una pedagogia specifica, per non avere più soggetti “minoritari”, “inferiori” da sacrificare per il “bene” di altri in una crudele gerarchia (perché tutto è degno di rispetto e inviolabile come espresso da donne ecopacifiste, ecologiste, antispeciste sin dal 1700, fra le quali va inclusa Maria Montessori).

Ora abbiamo di fronte la COP 26, la conferenza sugli accordi di Parigi il prossimo novembre a Glasgow, in Scozia. L’obiettivo di Wilpf e di altre organizzazioni sarà quello di includere fra i fenomeni scatenanti l’inquinamento ambientale e l’ecocidio, gli effetti delle attività militari. Verranno raccolti tutti i casi possibili e presentati alla pre-COP a Milano e alla COP a Glasgow.

Contemporaneamente si sta costituendo un coordinamento antinucleare europeo e il 5 settembre una catena umana protesterà contro il trasferimento nella base tedesca di Büchel delle bombe nucleari B61-12, triste destino che coinvolge anche l’Italia che, in violazione dell’articolo VI del Trattato di Non Proliferazione e della stessa Costituzione, ha accolto bombe nucleari statunitensi, in ossequio all’atlantismo. Ma i dati rivelano che le popolazioni sono contrarie alle armi nucleari e favorevoli alla ratifica del Trattato di Proibizione. Questo è l’obiettivo di International Campain Against Nuclear Weapons (ICAN), di cui in Italia fanno parte diverse organizzazioni come Wilpf, Rete Disarmo, Senza atomica, Medici per la prevenzione della guerra nucleare, Disarmisti esigenti, Peace Link, Pax Christi, IALANA, Pressenza, Mayors for Peace e condiviso da molte associazioni e reti, tra cui l’AWMR Italia Donne della Regione Mediterranea e il Gruppo Pace, Disarmo Giustizia Globale de La società della cura.  Questo movimento di opinione deve essere reso edotto su quali sono le banche italiane che finanziano il nucleare. Un’ulteriore iniziativa portata avanti da associazioni come “Weapon Watch” e il “Comitato Danilo Dolci di Trieste” mira alla denuclearizzazione e neutralità dei porti italiani, a partire da Trieste. È inoltre in atto la campagna “No First Use Global” per la prevenzione della guerra nucleare e l’eliminazione delle armi cosiddette “da primo colpo”.

Noi di Wilpf vogliamo trattati che portino alla pace (vedi quello per la Pace tra le due Coree) e non accordi e alleanze militari forieri di conflitti e insicurezza umana; vogliamo l’empowerment delle donne, il cui elettorato è prevalentemente pacifista, per far regredire il trinomio Maschilismo – Militarismo - Ecocidio e chiediamo l’abolizione totale delle armi nucleari partendo dalla ratifica del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari. L’Italia dovrebbe essere tra i Paesi osservatori alla prima riunione degli Stati parte, che si terrà nel gennaio 2022 a Vienna ed essere tra i Paesi che coprono le spese dei Paesi vittime del nucleare. Purtroppo c’è il rischio concreto di una concomitanza con la decima revisione del Trattato di Non Proliferazione, che si svolgerà dal 4 al 28 gennaio 2022 a New York. Insieme a molte associazioni, riteniamo scellerato l’orientamento a considerare il nucleare civile una soluzione per la riconversione energetica in Italia.

 L’impegno di tutti e tutte per il cambiamento è quanto dobbiamo alle vittime di Hiroshima, Nagasaki e delle altre guerre, esercitazioni, attività con uso di armi nucleari. 

Patrizia SterpettiWomen’s International league for Peace and freedom, Italia

15/06/21

AWMR Italia dice: Sì alla Pace, No alla NATO

 Dichiarazione di pace 


15 giugno 2021

I capi di Stato della NATO si sono riuniti per il loro vertice annuale a Bruxelles il 14 giugno. Nell'ultimo trentennio l'obiettivo di questi vertici è stato non, come sarebbe stato auspicabile, il ridimensionamento dell'Alleanza Atlantica, essendo venute meno le premesse antisovietiche su cui era nata, bensì al contrario promuoverne l'ulteriore espansione e globalizzazione. 

Quest'anno il vertice si è concentrato su come  incentivare l’espansione militare in direzione Asia-Pacifico, per “contenere” la Cina emergente. In altre parole, come.mantenere il dominio del cosiddetto Occidente - cioè Nord America e Unione Europea con l'aggiunta di satelliti negli altri continenti - sul mondo che cambia.

La "nuova" risposta espansiva della NATO, delineata nel recente documento NATO 2030: United for a New Era, si sostiene sulla vecchia bugia secondo cui l’Alleanza Atlantica è baluardo della democrazia, della libertà e lo stato di diritto, mentre Russia e Cina, definiti "avversari sistemici", devono essere fronteggiati pianificando la crescente presenza militare degli Stati Uniti e dei loro alleati europei in Asia. È una frode fondamentale già nota, che si vuole continuare a sostenere con un aumento spaventoso della spesa militare dei paesi aderenti, con investimenti in nuovi sistemi d’arma nucleari e spaziali, con l'insediamento di altre basi militari Usa e NATO in aggiunta alle 800 già disseminate sul pianeta.

NATO 2030 incentiva le tensioni geopolitiche e non ci dà sicurezza. Invece di chiedersi come rafforzare la cooperazione globale per affrontare efficacemente i cambiamenti climatici, le pandemie, le povertà e le disuguaglianze che minacciano il pianeta, la NATO ci porta verso la guerra globale.

La “professione di atlantismo”, ripetuta dal governo italiano in occasione del vertice, non ci rassicura affatto, anzi ci allarma e ci preoccupa profondamente. Oggi come mai prima, la pandemia ha messo in luce la fallacia di politiche che incentivano gli investimenti nella “sicurezza militarizzata” a scapito della sicurezza umana, della salute del pianeta, della capacità di prevenzione dei conflitti. 

Noi crediamo che la sicurezza non si costruisca sulla proliferazione infinita degli armamenti, ma al contrario sulla ricerca del negoziato per la loro riduzione e la risoluzione pacifica delle controversie internazionali. La sicurezza non si costruisce sugli atti di prepotenza, né sulle "sanzioni" unilaterali, ma potenziando le istituzioni internazionali e il diritto internazionale condiviso. 

Nel mondo che noi donne vogliamo costruire bisogna  investire in solidarietà, in giustizia, nei diritti e nella pace globali. Non c’è posto per la NATO nel mondo che vogliamo costruire.

Awmr Italia – Donne della Regione Mediterranea

*Nella foto: firme raccolte dalle donne per il disarmo, depositate a L'Aja


11/06/21

Vostre le guerre, nostre le vite: Si alla Pace, No alla NATO

 


Mentre la spesa militare globale, nel bel mezzo della pandemia, ha raggiunto la cifra record di 1.981 miliardi di dollari (il 55% dei quali speso dagli stati membri della NATO), uno spettro antimilitarista si aggira per l’Europa: sindacati, movimenti sociali e organizzazioni politiche si mobilitano contro la guerra e contro l'imminente vertice della NATO a Bruxelles.

Comunicato della Segreteria Europea dell’Assemblea Internazionale dei Popoli*

Il 14 giugno 2021 la NATO terrà un “Vertice dei leaderalleati” nella sede di Bruxelles. Secondo il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, la riunione “è un’occasione unica per rafforzare la NATO come struttura stabile del legame tra Europa e Nord America”. Il vertice seguirà dopo un incontro dei leader del “Gruppo dei Sette” (G7) nel Regno Unito dall’11 al 13 giugno.

Verso un rinnovamento delle relazioni militari USA-UE?

Come presentato ufficialmente, le discussioni del vertice si concentreranno su “le azioni aggressive della Russia, la minaccia del terrorismo, gli attacchi informatici, le tecnologie emergenti e dirompenti, l’impatto del cambiamento climatico sulla sicurezza e l’ascesa della Cina”. Si discuterà anche dell’iniziativa NATO 2030, commissionata nel 2019 sulle riforme dell’alleanza, dopo che Trump aveva messo in discussione la sua importanza.

Dopo le elezioni americane, i vertici della NATO rappresentano tradizionalmente un’opportunità per promuovere “l’unità”, accogliere il nuovo presidente americano e concordare obiettivi politici e militari comuni. In una visita a Bruxelles il mese scorso, il segretario di Stato americano Antony Blinken ha detto che la NATO ha “riscoperto il suo lato migliore”.

L’addetto stampa della Casa Bianca, Jen Psaki, ha aggiunto: “Questo viaggio evidenzierà l’impegno a ripristinare le nostre alleanze, rivitalizzare le relazioni transatlantiche e lavorare in stretta collaborazione con i nostri alleati e partner multilaterali per affrontare le sfide globali e garantire così gli interessi degli Stati Uniti”.

Per molti, lo scopo della NATO è chiaro. Si tratta di una strategia per rinnovare e rafforzare la partnership transatlantica tra USA ed Europa e per nascondere le enormi contraddizioni interne ed esterne di USA ed Europa concentrando il discorso su presunti nemici esterni.

La NATO conduce il mondo alla distruzione

Il rapporto NATO 2030 conferma i pericolosi piani di espansione dell’alleanza transatlantica che aumentano le tensioni internazionali e il rischio di guerra. Il rapporto – impiegando una neolingua orwelliana – sottolinea che l’alleanza è basata su “principi di democrazia e libertà individuale”. In questo modo oscura completamente la storia sanguinosa della NATO legata a colpi di stato, sostegno a violente dittature, destabilizzazione di interi paesi e guerre che hanno causato milioni di vittime innocenti. Come nota la rete No alla guerra – No alla NATO in Belgio, “la strategia NATO 2030 conferma la NATO come un’alleanza di guerra che serve gli interessi del complesso militare-industriale, e non dei popoli. In nessun modo garantirà la sicurezza umana”.

L’ultimo esempio di questa politica di guerra contraddittoria è l’annuncio degli Stati Uniti di ritirarsi dall’Afghanistan. L’invasione statunitense dell’Afghanistan nell’ottobre 2001 è stato un atto criminale. Una forza immensa è stata usata per demolire le infrastrutture dell’Afghanistan e per rompere i suoi legami sociali. In venti anni, più di 70.000 civili sono stati uccisi, senza alcuna garanzia di stabilità politica e sociale. Oggi, l’Afghanistan è sull’orlo di una “guerra civile”, circa 16.000 contractor privati e 1.000 truppe statunitensi rimarranno nel paese, mentre i bombardamenti aerei e gli attacchi con i droni continueranno.

Una nuova guerra fredda contro la Cina

Un altro elemento chiave del rapporto NATO 2030 è la definizione della Cina come “nemico esterno” da combattere. Secondo Fiona Edwards della campagna internazionale No Cold War, «nel rapporto NATO 2030 recentemente pubblicato, la Cina è identificata come ‘un rivale sistemico a 360°’. Il rapporto raccomanda minacciosamente che ‘la NATO deve dedicare molto più tempo, risorse politiche e azioni alle sfide di sicurezza poste dalla Cina’».

Questo corrisponde direttamente alla campagna di aggressione in corso degli Stati Uniti contro la Cina che sta confermando la sua ascesa economica. Gli Stati Uniti hanno lanciato una guerra commerciale aggressiva accompagnata da un’enorme campagna di riarmo che costituisce una minaccia militare. Edwards sottolinea: «La priorità centrale della politica estera dell’amministrazione statunitense sotto il presidente Joe Biden è quella di condurre un’offensiva sfaccettata contro la Cina, con l’obiettivo di bloccare l’ascesa e lo sviluppo pacifico della Cina».

Già oggi, gli Stati Uniti possiedono circa 400 basi militari che circondano la Cina e le loro navi da guerra vagano regolarmente nel Mar Cinese Meridionale. L’esercito degli Stati Uniti vuole rafforzare il suo potere richiedendo 27 miliardi di dollari supplementari per i prossimi cinque anni al fine di costruire una rete di missili di precisione lungo le isole che circondano Pechino.

Edwards aggiunge: «Questa aggressione guidata dagli Stati Uniti contro la Cina è una minaccia alla pace mondiale ed è contro gli interessi della stragrande maggioranza dell’umanità».


Dal ‘welfare’ al ‘warfare’?

Per molti attivisti contro la guerra, tra cui Edwards, le risorse, che ammontano a miliardi di dollari, sprecate dagli Stati Uniti e dai suoi alleati nella NATO per affrontare la Cina, dovrebbero invece essere investite per «combattere le minacce reali e urgenti che l’umanità, tra cui la pandemia e il cambiamento climatico».

In effetti, nel bel mezzo della pandemia, la spesa militare globale ha raggiunto un record di 1.981 miliardi di dollari nel 2020. Le spese militari non sono mai state così alte. Gli stati membri della NATO rappresentano il 55% del totale globale. Su richiesta degli Stati Uniti devono investire il 2% del loro PIL nella “difesa”.

«Il Belgio, l’ospite della prossima riunione della NATO, ha chiaramente voluto dettare l’esempio. Le sue spese militari sono aumentate dell’11,1% nel 2020, pari a circa 4,75 miliardi di euro. 9,2 miliardi di investimenti militari sono stati contrattati dal governo dell’ex primo ministro Charles Michel [ora presidente del Consiglio europeo]», spiega Isabelle Vanbrabant di Intal, un’organizzazione belga che lavora per la solidarietà internazionale e la pace.

L’armamento nucleare e la sfida ecologica

Mentre 122 paesi non appartenenti alla NATO si impegnano per un mondo senza armi nucleari, la NATO si aggrappa alle armi nucleari come “ultima garanzia” della sua sicurezza. La NATO sta conducendo i paesi transatlantici in una corsa agli armamenti nucleari – come se le catastrofi umane di Hiroshima e Nagasaki nel 1945 o Gerboise Bleue, il test della bomba atomica francese nel Sahara durante la guerra d’indipendenza algerina nel 1960, non fossero mai avvenuti.

Mentre i governi europei seguono il diktat imperialista della NATO e continuano a militarizzare il territorio europeo, i popoli si esprimono contro qualsiasi presenza nucleare nei loro territori. L’esempio italiano è eclatante: «I referendum popolari del 1987 e del 2011 hanno rifiutato l’utilizzo dell’energia nucleare e l’uso militare del nucleare in Italia», dice Ada Donno dell’Associazione delle Donne della Regione Mediterranea (Awmr), un’organizzazione femminista affiliata alla Women’s International Democratic Federation (WIDF), «ma ci sono ancora 40-70 testate nucleari nelle basi militari USA e NATO in Italia. Questo è decisamente incostituzionale».

Le alte spese militari e la corsa agli armamenti nucleari stanno anche aumentando enormemente le emissioni di CO2. In un momento in cui la sensibilità generale per le questioni ambientali ha raggiunto il picco grazie a movimenti sociali globali come Friday’s For Future e molti altri, la quantità di carbonio prodotta dall’industria militare europea è di circa 24,8 milioni di tonnellate di CO2 (2019), equivalente alle emissioni di circa 14 milioni di automobili. Le emissioni di CO2 di un’ora di volo di un caccia F-35 corrispondono a quelle di otto automobili in un anno intero. L’intero complesso militare-industriale è uno dei principali inquinatori globali.

Di conseguenza, la militarizzazione, i conflitti per l’accesso alle risorse naturali e il cambiamento climatico hanno impatti devastanti sulle condizioni di vita delle persone, soprattutto nel Sud del mondo. Entro il 2050, 200 milioni di rifugiati climatici saranno alla ricerca di nuovi luoghi più abitabili in cui vivere. Nel suo rapporto “NATO 2030”, la NATO ipocritamente definisce l’aumento del numero di rifugiati climatici come una “minaccia che deve essere protetta militarmente”.

Vostre le guerre, nostre le vite

Le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese e contro il governo israeliano sostenuto dalla NATO e dagli USA nelle ultime settimane hanno mostrato il forte sentimento antimilitarista tra i popoli a livello globale. Come parte di questa ondata di mobilitazione, anche settori della classe operaia hanno organizzato azioni di protesta in luoghi strategici per esprimere la loro solidarietà e il loro rifiuto del militarismo.

Il 14 maggio, in Italia, i lavoratori portuali di Livorno organizzati nel sindacato USB sono stati informati dal Collettivo Autonomo dei Portuali CALP del porto di Genova dell’arrivo di una nave cargo carica di armi che era diretta al porto israeliano di Ashdod. I portuali hanno deciso di bloccarla. Messaggi di solidarietà e sostegno sono arrivati da altri portuali di tutta Europa, da Amburgo (Germania) al Pireo (Grecia). Per il 14 giugno, nell’ambito delle mobilitazioni Sì alla pace, no alla NATO, il sindacato italiano USB ha indetto uno sciopero nazionale dei portuali in favore di condizioni di lavoro sicure, cosa che include il divieto del traffico di armi da tutti i porti.

Il 17 maggio, a Oakland (USA), nell’ambito delle azioni di solidarietà con la Palestina, l’Arab Resource & Organizing Center e decine di altre organizzazioni progressiste hanno chiesto il boicottaggio e il blocco della compagnia di navigazione ZIM, primo profittatore del sistema segregazionista di Israele. La ZIM ha deciso di non attraccare la sua nave al porto di Oakland. Queste azioni sono state ripetute il 4 giugno durante una settimana internazionale di azione (#BlockTheBoat) dei lavoratori contro l’apartheid di Israele. Il 20 maggio, i portuali sudafricani del porto di Durban hanno ampliato le azioni di solidarietà e si sono rifiutati di scaricare una nave israeliana. Collegare queste lotte è una grande sfida per il prossimo futuro.

Con l’imminente vertice della NATO, i movimenti progressisti e i partiti di sinistra della regione hanno organizzato diversi eventi. A Bruxelles, il 13 e 14 giugno è in programma un contro vertice NATO del movimento internazionale per la pace. Il 13 giugno, un presidio “STOP NATO2021” condanna “la logica di guerra fredda orchestrata dalla NATO” e rifiutare “il continuo aumento delle spese militari”. Lo stesso giorno, il webinar “Global NATO: una minaccia per la pace” offrirà informazioni per capire cos’è la NATO oggi. Il 14 giugno, due incontri online – “Dissoluzione della NATO: per la solidarietà, la sostenibilità e il disarmo” e “Voci per la pace” – concluderanno il contro-vertice.

Se le mobilitazioni antimilitariste sembravano essere in letargo, oggi stiamo assistendo a una nuova primavera dei movimenti sociali e dei lavoratori contro la guerra e per la giustizia sociale ed ecologica.

Questo comunicato è stato già pubblicato in italiano qui:

https://poterealpopolo.org/vostre-le-guerre-nostre-le-vite-il-ritorno-dellantimilitarismo/

05/05/21

DISARMO NUCLEARE / “ASPETTARE E SPERARE” NON BASTA, OCCORRE FARE I PASSI GIUSTI


Il presidente Usa Biden, annunciando la propria partecipazione a un vertice del G7 in Gran Bretagna a metà giugno, seguito dai vertici della NATO e dell'UE a Bruxelles, ha dichiarato che per l’occasione “aspetta e spera” di incontrare Putin e discutere delle crescenti tensioni tra Usa e Russia sul confine ucraino e su altri punti critici.

Cogliamo l’occasione e chiediamo a Biden e Putin di accordarsi per firmare il TPNW (trattato sulla proibizione delle armi nucleari, adottato nel 2017 dalle Nazioni Unite ed entrato in vigore a gennaio) e di concordare un calendario per lo smantellamento dei loro arsenali nucleari, comprese ispezione e verifica ai sensi dell'articolo 4 del trattato prima della ratifica. Dopotutto, dal culmine della prima Guerra Fredda, essi sono passati da 70.000 testate nucleari a circa 14.000, quindi sanno come si fa!

In particolare a Biden, poi, consigliamo di accogliere i RIPETUTI APPELLI DELLA RUSSIA E DELLA CINA, l’ultimo è dello scorso aprile, a negoziare un trattato per il divieto delle ARMI NELLO SPAZIO, per assicurare quella "stabilità strategica" che ambedue i Paesi vanno sollecitando almeno dal 1995, quando il TNP è stato prorogato a tempo indeterminato. 

Awmr Italia - Donne della Regione Mediterranea

30/01/21

Ultimi exploits della NATO


La maggiore preoccupazione che emerge nell’ultimo rapporto “NATO 2030: uniti per una nuova era” è: come mantenere il dominio occidentale in un mondo in cui la Cina sta crescendo economicamente?


Kate Hudson *


https://cnduk.org/natos-latest-exploits/

La NATO ha pubblicato un nuovo rapporto NATO 2030: uniti per una nuova era. Commissionato al vertice dei Capi di Stato della NATO tenutosi a Londra poco più di un anno fa, è progettato per rafforzare la dimensione "politica" della NATO. Con un'enfasi sull'unità e un maggiore coordinamento tra gli Stati membri, è stato senza dubbio commissionato per affrontare i problemi causati dalla presidenza Trump. Tuttavia, ora che questo è uscito dalla Casa Bianca, rivela l’attuale direzione che la NATO sta prendendo.

Gli elementi chiave di questa valutazione della NATO sono ciò che c’era da aspettarsi: in sostanza si tratta di auto-gratificazioni in quanto alleanza militare di maggior successo di ogni tempo, mentre si sottolinea la necessità di sempre maggiore coerenza politica. Si parla della necessità di adattarsi ai tempi e di affrontare le tecnologie emergenti e dirompenti. Si fa anche riferimento specifico al cambiamento climatico e alle pandemie.

L'accento sull'unità e sulla coesione politica porta il documento alla sua principale preoccupazione: come mantenere il dominio occidentale in un mondo in cui la Cina sta crescendo economicamente? La risposta della NATO è espandere il proprio orientamento al Pacifico asiatico, per far fronte all'"impatto" della Cina emergente.

Prima del lancio del rapporto, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha affermato che la Cina pone "importanti sfide alla nostra sicurezza", aggiungendo che la Cina "si sta avvicinando a noi". Il rapporto stesso afferma che la NATO dovrebbe trattare la Cina come un `` rivale sistemico a tutto campo, piuttosto che un attore puramente economico. '' Il contributo del Regno Unito sarà quello di inviare una portaerei nell'Asia del Pacifico questa primavera, mentre gli Stati Uniti aumenteranno la propria presenza militare nella regione.

Uno dei punti che abbiamo sottolineato nei nostri comunicati stampa in risposta è che questo segue un modello già visto dalla fine dell'ultima guerra fredda: la NATO opera fino ai confini dei paesi che considera rivali, in nome del «contenimento della loro espansione». Abbiamo visto come questo ha funzionato con l'espansione della NATO in Europa e questo documento fa riferimento anche a ciò: oltre due decenni di espansione della NATO, comprese le ex repubbliche sovietiche, è descritto come «la reincorporazione di nazioni ex prigioniere nell'Occidente democratico». Tuttavia, il documento dà la colpa del deterioramento delle relazioni con la NATO alla Russia e, nonostante l'orientamento contro la Cina, identifica ancora la Russia come la principale minaccia militare alla NATO.

Lavorare per prevenire la guerra fredda e la guerra con Russia e Cina rimane un punto centrale del nostro lavoro. La nuova amministrazione Biden bisogna che faccia marcia indietro rispetto alla retorica di Trump, torni ai Trattati e opti per soluzioni diplomatiche a problemi politici complessi. O pensiamo che spingere la Russia o la Cina nell'angolo attraverso l'espansionismo militare possa fermare una guerra? Il vero pericolo è che ne provochi una.

*Kate Hudson è segretaria generale di Campaign for Nuclear Disarmament (CND) e coordina le campagne contro il nucleare e la guerra sia nel Regno Unito che internazionalmente  

10/12/20

GENERAZIONE DONNE EUROPEE SXXI

 

SIAMO DONNE DEL XXI SECOLO
VOGLIAMO UN'EUROPA SOLIDALE E ANTIMPERIALISTA

  

Dichiarazione congiunta di Awmr Italia, MDM Spagna e MDM Portogallo sul piano finanziario europeo 2021-2027 NextGenerationEU, emessa nell'ambito delle Giornate internazionali  di lotta antimperialista (ottobre e novembre 2020)

Con il piano finanziario NextGenerationEU, da incorporare nel bilancio pluriennale 2021-2027, l’Unione Europea ha annunciato enfaticamente le tre transizioni – ecologica, digitale, coesione sociale – da realizzare per “riparare i danni della pandemia e preparare il futuro alla prossima generazione”.

Va detto in premessa che, per finanziare NextGenerationEU, l’Unione Europea ricorre all’emissione di titoli di debito e a prestiti sul mercato finanziario, compresi gli istituti finanziari privati. Ciò significa che i paesi europei che accederanno ai finanziamenti contrarranno un debito aggiuntivo che le generazioni future, soprattutto di lavoratrici e lavoratori, dovranno restituire. Una conseguenza da mettere nel conto in aggiunta a quelle già devastanti della pandemia di COVID 19.

In secondo luogo, al di là delle promesse verbali altisonanti, questo documento non contiene alcuna visione reale di quel cambiamento – politico, economico, sociale e culturale – di cui l’Europa avrebbe bisogno per far fronte all’emergenza che la stringe. Ciò che promette questo piano finanziario è il mero ritorno alla “normalità” precedente l’emergenza e la continuità delle politiche sociali ed economiche che negli ultimi decenni si sono imposte con crescente violenza.

Ma tale “normalità” preesistente è proprio ciò che le donne non vogliono, poiché “la normalità era il problema”! La pandemia ha messo a nudo il fallimento delle politiche neoliberiste vigenti nell’Unione Europea e le profonde ingiustizie generate dall’economia capitalistica, rendendo visibile l’incompatibilità fra accumulazione capitalistica e qualità della vita, vita e futuro degli esseri viventi su questo pianeta. E non abbiamo un altro pianeta dove vivere.

In terzo luogo, il piano finanziario della UE manca del tutto di prospettiva di genere, perché non può dirsi tale il riferimento ai diritti delle donne relegati nel capitoletto dedicato alle categorie “socialmente svantaggiate”. Non ci stiamo a questa visione riduttiva, le donne sono la metà e vogliono essere soggetto che decide. Alleate e unite possiamo superare la frammentazione che oggi ci rende più vulnerabili di fronte al sistema capitalistico e patriarcale che ci sfrutta, ci discrimina e continua a privarci di risorse e diritti.

Noi donne esigiamo risposte efficaci alla domanda di uguaglianza e giustizia che esiste ovunque nel mondo. Noi diamo valore alla cura della vita e vogliamo non solo aver voce riguardo alle priorità nella destinazione delle risorse finanziarie, ma anche decidere che cosa, come e per quali finalità produrre, non lasciando la decisione alla violenza del mercato.

Per uscire dall’emergenza sanitaria e sociale esigiamo un cambiamento radicale di paradigma sociale ed economico. Vogliamo che le risorse finanziarie e le innovazioni scientifiche e tecnologiche siano destinate ad assicurare una vita degna e un lavoro dignitoso a tutte e tutti senza eccezione, a ridurre il carico lavorativo mantenendo un reddito compatibile con le esigenze della vita; che siano finanziati adeguatamente i servizi pubblici di assistenza alla persona, della sanità e dell’istruzione; che sia garantito il reddito di base vitale a tutte le donne vittime di violenza, comprese le vittime di tratta e di prostituzione, insieme a tutte le persone disoccupate o che hanno perduto il lavoro a causa della pandemia; che sia assicurata l’integrazione sociale

alle donne migranti e siano riconosciuti i loro diritti al lavoro, alla salute, all’educazione e alla piena cittadinanza.

Quanto alle risorse per finanziare il cambiamento sociale, proponiamo che siano recuperate attraverso la tassazione progressiva della ricchezza patrimoniale – chi più ha più paghi – e l’eliminazione dei paradisi fiscali. 

Esigiamo la riduzione drastica delle spese militari, poiché la cura della vita è incompatibile con i piani di riarmo e l’aumento della spesa militare fino al 2% del PIL, come pretendono gli Stati Uniti dagli alleati della NATO. 

Denunciamo con forza la pretesa di finanziare coi fondi destinati al “recupero” anche l’industria bellica, la ricerca di nuovi sistemi d’arma più sofisticati e l’ampliamento delle basi militari per continuare a generare guerre, ingerenze e aggressioni ai danni dei popoli nel mondo.

Siamo donne in lotta, eredi delle donne che nel XX secolo lottarono per i loro diritti e per la pace, contro il nazi-fascismo, il militarismo e il colonialismo.

Siamo donne del XXI secolo e continueremo a lottare per far sentire forte la nostra parola contro le disuguaglianze, la povertà, la fame, le malattie che si diffondono nel nostro tempo, contro le guerre imperialiste per il dominio dei mercati scatenate dalle oligarchie europee e mondiali.

Noi donne europee del secolo XXI vogliamo un’Europa antimilitarista e solidale, che rispetti la libertà e la sovranità dei popoli, promuova il disarmo e la pace. Siamo la cura della vita, la decisione di fare il mondo migliore deve essere nostra.

Organizzazioni proponenti:

AWMR Italia-Donne della Regione Mediterranea (Italia), MovimientoDemocrático de Mujeres (Spagna), Movimento democrático de Mulheres (Portogallo)

08/08/20

No Nukes! Women’s Forum 2020 - online 8 agosto




NO NUKES! WOMEN'S FORUM 2020. 8 agosto 2020 dalle ore 06:30 (ora europea)

In questo 75° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, il No Nukes! Women's Forum 2020 che si tiene annualmente in Giappone sarà on-line per rispettare le norme anti-COVID19.

Siamo tutte invitate ad unirci al Forum per condividere pensieri e visioni per creare il futuro che vogliamo, eliminando le armi nucleari, fermando il cambiamento climatico, conquistando l'uguaglianza e la non discriminazione di genere, spostando le risorse dal militare alla vita e al vivere

Per partecipare al Forum collegarsi alla pagina you tube:  https://youtu.be/j5bLOgsHqYY.

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Aug.8 (Sat)  1:30 -2:30pm JST /  12:30 -1:30pm CTT /  0:30 -01:30am EDT /  6:30 -7:30am CET In this 75th year of the atomic bombings of Hiroshima and Nagasaki, as the world is facing the COVID-19 pandemic with unprecedented impacts on humanity, we have decided to hold the No Nukes! Women’s Forum 2020 online.

 We invite sisters in Japan and all around the globe to join the forum to share views and visions for creating the future we want, by eliminating nuclear weapons, stopping climate change, achieving gender equality and non-discrimination, and redirecting money from the military to life and living.

 Program: - Testimonies of the Hibakusha of Hiroshima and Nagasaki - Sharing Actions and Campaigns Solidarity messages from abroad – US, Korea, the Philippines, Italy and the Netherland Women in Japan from different sections – medical services, childcare, education, family business, Okinawa, Fukushima, trade union and more - Performance by Chorus Groups of Hiroshima and Nagasaki Sponsored by the No Nukes! Women’s Forum 2020 Organizing Committee Contact: New Japan Women’s Association

s-intl@shinfujin.gr.jp


07/08/20

WILPF Italia / «75 anni dopo Hiroshima e Nagasaki, le armi nucleari un problema aperto»

«È il momento di decidere l'abolizione delle armi nucleari, altrimenti ci ritroveremo anche noi con gli occhi sulle palme delle mani come è successo a Hiroshima 75 anni fa!».

Partecipando alla commemorazione del 75° anniversario del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, che ha avuto luogo il 6 agosto 2020, come ogni anno, a Roma in Piazza del Pantheon, la presidente di WILPF Italia, Patrizia Sterpetti, dichiarando di parlare non solo a nome della sua organizzazione, ma anche «della galassia pacifista che ha generato attiviste come Beatrice Fihn e Susy Snyder, figure preminenti della coalizione mondiale contro le armi atomiche rappresentata da ICAN, premio Nobel per la Pace 2017» ha detto:

«Ricordare Hiroshima e Nagasaki non può non portarci a considerare il problema aperto della presenza delle armi nucleari nel mondo. La via d'uscita c'è, è il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari, votato dai rappresentanti di 122 paesi nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, nel luglio 2017. Ma per entrare in vigore esso ha bisogno di raggiungere almeno 50 ratifiche. Attualmente le ratifiche sono 43, i paesi firmatari 82. Quando si arriverà a 50 ratifiche i 9 Paesi possessori di armi atomiche (U.S.A. Russia, Cina, U.K., Francia, India, Pakistan, Israele, Corea del Nord) saranno obbligat a tenerne conto. 

Il problema è, però, che esistono altri Paesi che ospitano bombe nucleari statunitensi in Europa per accordi NATO: Olanda, Belgio, Germania, Italia e, ai confini europei, la Turchia. Di 180 testate nucleari dislocate, l'Italia ne possiede il numero più alto: 70-50 ad Aviano e 20 a Ghedi. Pur avendo ratificato nel 1975 il Trattato di Non Proliferazione, l'Italia è vincolata ad accordi stipulati nel 1951 con gli USA, sui quali dal 1954 vige il segreto militare

«L'Italia, che è uno dei Paesi con più siti protetti dall'UNESCO, è anche un Paese che "ospita" 70 bombe atomiche sul proprio territorio. Oltre a ciò, si sprecano soldi per acquistare gli  F35, aerei deputati al trasporto di bombe atomiche B61, sottraendo ulteriori risorse alle spese sociali, in un Paese dove si assiste al calo della natalità perché molte famiglie non raggiungono il reddito sufficiente per generare figli, al calo delle iscrizioni universitarie, alle carenze di manutenzione nelle scuole, ai ponti che crollano, ai centri anti-violenza che non vengono finanziati, alle malattie mentali non adeguatamente curate – ancora peggio se si è stranieri – al dilagare dello spaccio di stupefacenti e della tossicodipendenza laddove c'è povertà… 

«Invece di favorire la cultura della legalità con la giustizia sociale, si comprano gli F35... È il momento di unirci e di decidere l'abolizione delle armi nucleari, altrimenti ci ritroveremo anche noi con gli occhi sulle palme delle mani come è successo agli abitanti di Hiroshima!».

06/08/20

World Peace Council / 75° anniversario del martirio di Hiroshima e Nagasaki

 

«Nel nome delle vittime di quella orrenda tragedia chiediamo l’abolizione delle armi nucleari»



SOCORRO GOMES











Il 6 e il 9 agosto l'umanità ricorda una delle più grandi tragedie della storia, ancora più nefasta perché causata dall'azione umana, quella dell'imperialismo statunitense. L'inaugurazione delle armi nucleari da parte degli Stati Uniti contro le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, quando volgeva alla fine la seconda guerra mondiale, segnò l'episodio più orrendo del 20 ° secolo, che preconizzava il terrore e la minaccia di totale annientamento che si sarebbe abbattuto sul mondo, imponendo ai civili giapponesi inenarrabili sofferenze, immediate e prolungate nel tempo.

Le vittime mortali dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, che hanno avuto conseguenze durature, ammontano a quasi 200.000. Come è noto, la potenza delle bombe A&H polverizzò tutto ciò che fu colpito e uccise immediatamente 70.000 persone a Hiroshima, mentre altre decine di migliaia morirono entro la fine di quell'anno, a causa delle ferite riportate. La seconda bomba, sganciata su Nagasaki, uccise dalle 35.000 alle 40.000 persone e ne ferì molte altre. Oltre a vittimizzare direttamente il popolo giapponese, il nuovo livello di devastazione provocato dalle bombe terrorizzò ogni nazione, inaugurando una nuova era basata sulla minaccia alla sopravvivenza stessa dell'umanità e del pianeta da parte dell'imperialismo statunitense.

Esprimendo solidarietà al popolo giapponese vittima di quel crimine atroce, il ConsiglioMondiale per la Pace mobilitò coloro che si opponevano alla guerra e lanciò il suo primo documento e campagna, l'Appello di Stoccolma, nel 1950, che raccolse centinaia di milioni di firme in tutto il mondo. Ciò rese chiaro che l'umanità ripudiava la prospettiva della ripetizione di quella tragedia e il consolidamento di un sistema internazionale basato su intimidazioni, minacce e terrore come pilastri della potenza e dell'egemonia militare degli Stati Uniti.

La resistenza e la resilienza delle forze amanti della pace, compresa quella del Comitato per la Pace Giapponese, nostro affiliato, hanno anche ispirato il rafforzamento della nostra incrollabile opposizione all'esistenza delle armi nucleari, di cui chiediamo l'abolizione anche nel nome delle vittime dei bombardamenti atomici, così come nel nome della vita e della costruzione di una comunità internazionale basata sulla cooperazione e sul rispetto reciproco.

Ancora una volta rendiamo sinceramente onore alle vittime e ai sopravvissuti dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki ed esprimiamo la nostra solidarietà con le forze pacifiche dedite alla lotta contro le armi nucleari, alle quali ci unisce l’impulso fondante del nostro stesso Consiglio Mondiale per la Pace. Possa questo terribile anniversario rafforzare la nostra determinazione e l'impegno internazionale per l'abolizione di questi strumenti di terrore e distruzione.

Per la pace.



03/07/20

UNAC /IN QUESTO 4 LUGLIO NON ABBIAMO NIENTE DA FESTEGGIARE


"Trump va a sparare i fuochi d’artificio sul Monte Rushmore, ma le popolazioni native, gli afro-discendenti vittime del razzismo, i detenuti politici, i migranti sfruttati, i rifugiati separati dai figli e senza documenti, i popoli oppressi nelle loro terre occupate militarmente dall’imperialismo americano non hanno niente da festeggiare".


La United National AntiWar Coalition (UNAC), coalizione statunitense pacifista e per i diritti umani, in vista della festa nazionale del 4 luglio, comunica che: 
«Il 4 luglio, Trump si reca sul Monte Rushmore a sparare fuochi d'artificio sulla terra indiana, anche se i capi delle tribù native gli hanno chiesto di stare lontano e i fuochi d'artificio sono stati banditi nell'area a causa della siccità. Parla al Monte Rushmore dove sono state scolpite statue di 4 presidenti bianchi disegnati da un sostenitore del Ku Klux Klan. La costruzione del Monte Rushmore fu una profanazione delle Black Hills, terra sacra del popolo Lakota Sioux. Si trova a soli 75 miglia da Wounded Knee, dove le truppe statunitensi massacrarono centinaia di donne, bambini e uomini Sioux disarmati. Possono davvero i nativi celebrare la libertà questo 4 di luglio?»

«In questo 4 luglio, i neri e i loro alleati sono nelle strade affermando che "Black Lives Matter". L'indipendenza nel 1776 non portò la libertà ai neri; rimasero ridotti in schiavitù. Decine di milioni furono uccisi in schiavitù e nella traversata atlantica. I neri vengono ancora uccisi per le strade e ci sono volute un'impennata di massa in oltre 2000 città degli Stati Uniti e nelle città di tutto il mondo perché questo paese iniziasse persino a fare alcune concessioni, abbattendo alcune statue di proprietari di schiavi e sostenitori della schiavitù. C’è voluta un'impennata di massa per avviare un dibattito sulla fine della polizia razzista e per il diritto democratico della comunità nera al controllo della polizia e delle altre istituzioni nelle loro comunità. I neri stanno morendo di COVID-19 in numero molto più alto in proporzione al resto della popolazione a causa del razzismo strutturale che priva i neri delle risorse necessarie per vivere una vita sana. I neri possono davvero celebrare la libertà questo 4 luglio?»

Strage di Wounded Knee
«In questo 4 luglio, gli Stati Uniti, che sono poco più del 4% della popolazione mondiale, hanno circa il 25% della popolazione carceraria mondiale. Questo 4 luglio ci possono essere fino a 100mila detenuti in isolamento negli Stati Uniti, alcuni da decenni, mentre le Nazioni Unite affermano che superare i 15 giorni in isolamento è una forma di tortura. Le vittime di incarcerazione di massa, neri di maggioranza, Latini e nativi americani, possono davvero celebrare la libertà questo 4 luglio? Può il detenuto politico più famoso e innocente del mondo, Mumia Abu-Jamal, celebrare il 4 luglio, quando un giudice apertamente razzista ordinò a una giuria praticamente tutta bianca di anticipare il giudizio di condanna di Mumia al 3 luglio, per tornare a casa a festeggiare il 4 luglio?»
«In questo 4 luglio, i migranti e i rifugiati che sono imprigionati, molti separati dai loro figli ai confini o dagli 11 milioni senza documenti, minacciati da espulsione celebrano la libertà in questo 4 luglio?»

«In questo 4 luglio, gli Stati Uniti hanno le loro truppe in circa 172 paesi stranieri. Gli Stati Uniti hanno 20 volte il numero di basi militari straniere rispetto a tutti gli altri paesi del mondo messi insieme. Nel 1776, fu l'imperialismo britannico a contrastare la prima rivoluzione americana, ma oggi sono gli Stati Uniti la principale potenza imperialista nel mondo e le persone in tutto il mondo stanno combattendo per la propria autodeterminazione e indipendenza dall'imperialismo USA e dai suoi regimi fantoccio».

«Questo è il 4 luglio, le persone hanno dovuto isolarsi nelle loro case, o sono costrette a lavorare nei loro lavori "essenziali" sottopagati, pur essendo esposte a un virus mortale, mentre trilioni di dollari vengono dati ai ricchi e alle corporazioni per sostenere un'economia fallimentare in modo che i ricchi possano mantenere il loro stile di vita e la loro oscena ricchezza».
«Qualcuno di noi ha qualcosa da festeggiare, questo 4 luglio? UNAC crede di no».

Trad. AWMR Italia

26/04/20

GIULIETTO CHIESA fino all’ultimo in prima linea



nella lotta per attuare l’Articolo 11 della Costituzione,
per portare l’Italia fuori dal sistema di guerra

 





Giulietto Chiesa è morto poche ore dopo aver concluso, nel 75° Anniversario della Liberazione e della fine della Seconda Guerra Mondiale, il Convegno internazionale del 25 Aprile “Liberiamoci dal virus della guerra”.
Da quando cinque anni fa abbiamo costituito il Comitato No Guerra No Nato, siamo stati insieme a lui nel continuo impegno per fornire una informazione veritiera sulle cause reali delle guerre; per un’Italia sovrana e neutrale, fuori dalla Nato e da ogni altra alleanza militare; per l’eliminazione totale delle armi nucleari e delle altre armi di distruzione di massa; per mettere fine allo spreco di enormi risorse destinate ad armi e guerre; per un nuovo sistema economico e sociale che elimini le cause che sono all’origine delle guerre.

Ricordiamo le ultime parole pronunciate da Giulietto Chiesa alla conclusione del Convegno del 25 Aprile, alla fine dell’impegno politico della sua intera vita. Parole veritiere, crude, sulla gravità del momento che viviamo. Parole che chiamano alla lotta per riconquistare le libertà costituzionali:      
«Siamo arrivati alla fine di questa maratona, che spero sia stata per tutti voi interessante. Sono state esposte molte cose nuove, con altre nuove voci internazionali.
Ci diamo un arrivederci, un arrivederci fisico quando potremo rincontrarci, anche se credo non sarà facile riconquistare le libertà costituzionali che sono state sospese, e sappiamo perché.
Già si intravedono segni che ci mostrano le situazioni difficili in cui dovremo combattere per riavere le libertà che sono state sospese.
Dobbiamo sapere che la situazione sarà molto più critica, molto più drammatica.
Incombe una crisi economica di proporzioni gigantesche che coinvolgerà e travolgerà (temo) l'Italia.
Coloro che stanno utilizzando questa situazione come uno strumento per colpire i più deboli, e i più deboli sono già stati colpiti, coloro che hanno in mano i bastoni del comando li useranno, e quindi sarà compito nostro, tutti insieme, costruire una barriera e una capacità di riscossa. Dobbiamo pensare a una politica diversa per uscire da tale situazione.
Questo convegno si è svolto online, ma ci saranno e dovremo fare in modo che ci siano altri momenti di lotta e di combattimento politico che siano fisici, in cui ci si possa ritrovare e guardare negli occhi».

26 aprile 2020